Intervista per il Podcast Nota internacional di Radio UNAM al dottor Nayar López-Castellanos, politologo e latinoamericanista. Professore della Facoltà di Scienze Politiche e Sociali dell’UNAM, e Coordinatore del capitolo messicano della Rete in difesa dell’Umanità.
Trascrizione
Cuba attraversa una situazione difficile dopo l’inasprimento del blocco imposto da Washington. Le misure adottate da Donald Trump hanno limitato l’accesso dell’isola a combustibili e risorse energetiche, generando carenza e colpendo la vita quotidiana della popolazione.
Il presidente cubano, Miguel Díaz-Canel Bermúdez, ha ribadito che l’isola non cederà alle pressioni esterne e ha invitato alla resistenza nazionale contro quella che considera un’aggressione politica.
Ha anche detto che Cuba è disposta al dialogo con gli USA, ma che sotto pressioni non si può dialogare.
Sì, le autorità cubane hanno implementato piani di risparmio energetico e hanno rafforzato la narrazione di unità e sovranità. Con ciò, si cerca di mantenere la stabilità interna, nonostante le difficoltà che il blocco genera in settori chiave come i trasporti e la produzione.
Il Messico ha avuto un ruolo rilevante manifestando il suo rifiuto alle sanzioni unilaterali. Il governo messicano ha difeso il principio di non intervento e ha insistito sulla necessità di mantenere la cooperazione regionale di fronte all’offensiva di Washington.
In questo contesto, Cuba ha affrontato una sfida complessa segnata da una crisi energetica e da un’enorme pressione internazionale.
Avremo quindi un’analisi sulla situazione dell’isola caraibica, il blocco energetico di Donald Trump e le sue minacce contro Cuba. Ci accompagna questa mattina il dottor Nayar López-Castellanos (NLC). Gli diamo il benvenuto. Lui è politologo e latinoamericanista. È professore della Facoltà di Scienze Politiche e Sociali dell’UNAM. Dottor Nayar López-Castellanos, grazie e buongiorno.
– Come stai? Immagino tu sia già lì in facoltà. Come va?
NLC: Già vicino lì, alla facoltà. Buongiorno.
– Buongiorno, Nayar
C’è questo tema della situazione generale di Cuba. Come comprenderla e come informarsi a sufficienza su ciò che accade all’interno dell’isola? Per chi la ama, per chi la amiamo. Come comprendere questa forma di resistenza all’appello lanciato dal presidente Díaz-Canel qualche giorno fa?
NLC: Beh, bisogna comprendere tutto questo schema di inasprimento del blocco economico, commerciale e finanziario che gli USA hanno stabilito da oltre 60 anni.
A partire da questo, diremmo, incoraggiamento che Trump ha avuto dopo il sequestro del presidente Maduro il 3 gennaio e, ricordiamolo a dicembre quando rende pubblico il suo cosiddetto corollario Trump alla Dottrina Monroe e che si vanta di chiamare Donroe. E che non è altro che il ritorno, diciamo, alle vecchie pratiche dell’interventismo USA che implicano azioni violente dirette. E che in questo scenario del conflitto che gli USA hanno sempre scatenato e sostenuto contro Cuba, il governo degli USA contro Cuba, ovviamente, l’obiettivo non ha nulla a che vedere con ciò che viene annunciato. A questo proposito bisognerebbe chiedersi in termini razionali e seri che tipo di pericolo possa rappresentare un’isola come Cuba per una potenza come gli USA, no? Soprattutto se lo pensiamo in termini persino militari.
Il pericolo che Cuba rappresenta per gli USA, che ha sempre rappresentato, è stata la possibilità che, con tutti i suoi errori e i suoi difetti, un sistema alternativo al sistema capitalista possa svilupparsi e avere successi come è stato il caso di Cuba in molti campi che conosciamo ampiamente come il campo della salute, dell’istruzione, della cultura, dello sport. E che, nonostante tutto, è riuscita a superare questi decenni di offensiva USA. Ovviamente bisogna fare il punto sulla differenza storica che rappresentò la caduta dell’Unione Sovietica e del blocco socialista dell’Europa dell’Est per Cuba, che dovette riconfigurarsi economicamente e in quel momento, beh, la sua economia crollò dell’80%, per questo anche, come diceva il presidente Díaz-Canel nel suo intervento della settimana scorsa, non è una novità ciò che stanno vivendo. Avevano già affrontato una situazione persino peggiore di quella che stanno attraversando in questo momento.
Io credo che in questo contesto, comprendere questa nuova escalation di aggressione da parte di Trump mentre il suo stesso Paese si disgrega in termini di scontri con la cosiddetta ICE, e tutti gli scandali attorno ai file Epstein, lui cerca disperatamente scenari esterni per deviare l’attenzione da ciò che sta accadendo nel suo paese. E, beh, in questo caso, Cuba è stata la successiva vittima, diciamo, il successivo scenario di confronto e atteggiamento.
– Sì, Dottor Nayar, è delicato, senza dubbio, il momento che sta attraversando Cuba, probabilmente il più… o come lo valuti tu, e tuttavia il presidente cubano insiste nel dire che parlare della teoria del collasso, disse così in questa conferenza a cui fai riferimento, disse la settimana scorsa, parlare del collasso è legato alla teoria dello stato fallito, che è stato uno degli sforzi degli USA. Ecco, avere quel bilancio il più preciso possibile è parte del compito difficile, no?, di fronte all’avversità che Cuba sta effettivamente attraversando, ma anche avere la chiarezza che è il desiderio e l’impegno USA puntare verso quello stato fallito, no?, come lo osservi?
NLC: Sì, senza dubbio non potremmo, con gli elementi che ci sono sul tavolo, diciamo, dell’analisi, non potremmo considerare come uno stato fallito lo stato cubano, il progetto socialista che Cuba ha promosso, quando anche riprendendo le sue trasformazioni, considerando anche le trasformazioni istituzionali che fecero nel primo decennio di questo secolo, quando si aprì una grande quantità di impieghi per la popolazione, che prima erano destinati unicamente allo stato, tutto ciò che si chiama microimprenditori, persino nel linguaggio stesso dell’isola, allora, con tutte queste riconfigurazioni economiche della sua struttura, lo stato cubano è uno stato che funziona bene, il problema ovviamente è che questo livello di strozzamento che ha fatto il blocco, che è andato intensificandosi col passare del tempo, da quell’epoca degli anni Novanta, quando fu imposta la Legge Torricelli e la Helms Burton, e inoltre, diciamo, stretta di vite che ha fatto scalare questo assedio contro Cuba, con quella piccola pausa che ci fu nel caso di Obama, quando si ristabilirono persino le relazioni a livello di ambasciatori, e si ampliò una buona e importante diversità, diciamo, di elementi economici, come i voli, le rimesse, ecc.
Poi arriva Trump, e in quello scenario, la decisione, diciamo, di far cadere uno stato, e provocare un collasso come quello che stanno annunciando da Washington, non corrisponde con le dinamiche che l’isola ha portato avanti, in effetti, senza dubbio alcuno, si attraversa una delle tappe più complesse, in qualche modo contrastando persino con dati e altro, in quell’epoca di quando cadde l’Unione Sovietica, che io segnalavo, che fu conosciuta come il periodo speciale in tempo di pace, per darci un’idea, le strade dell’Avana erano simili a quelle di oggi, il trasporto a Cuba non smise di funzionare, perché i camion che avevano, i pullman, erano della Repubblica Democratica Tedesca, e quando scomparve quella repubblica, scomparvero le aziende di quel trasporto e le parti di ricambio, e allora ogni volta che si guastava un camion, smetteva di funzionare al 100%, e i cubani riuscirono a superare quella tappa così complessa, che durò vari anni, non una settimana, durò tutto quel decennio, in maniera intensa, più o meno dal ’91 al ’97 circa.
Ci fu una mancanza di approvvigionamento di prodotti molto importanti, del tema del petrolio, del trasporto, e tutto ciò che proveniva da quel campo che scomparve, allora, non è che sia una competizione di avversità, che Cuba dovesse attraversare per un qualche tipo di destino, ma hanno quell’esperienza di sopravvivere in condizioni avverse, allora in questo senso, per questo il Presidente Díaz-Canel sta rifiutando l’idea di questo collasso, loro hanno risolto un terzo degli energetici attraverso il petrolio che loro stessi estraggono, che è un petrolio di cattiva qualità, che non riesce a essere raffinato per poter essere usato, per esempio, in automobili o in altri elementi di carattere economico, ma se riescono con quella lavorazione che arriva a un livello come di diesel, funzionano molte cose.
Ovviamente che dipendono per un funzionamento normale della loro economia, da quell’energetico esterno, allora in quello scenario anche, non è che potessero concludere che ormai non succederà più niente, allora dovranno sopravvivere quando non esisteva il petrolio in qualche punto della storia, ma bisognerà vedere anche qual è la risposta degli alleati, e lì, tra i pochi che rimangono in quello scenario con la decisione di non mettere in dubbio la loro sovranità e agire in forma sovrana e indipendente, c’è il caso della Russia, c’è il caso della Cina, che anche una settimana prima dell’annuncio di Trump aveva già effettuato un invio di una importante fornitura di 80 milioni di $ e migliaia di tonnellate di riso, ecc.
C’è il caso dell’appoggio del Messico, e la Russia annunciò che avrebbero inviato petrolio, allora in questo momento chiaro, si stanno adattando a questa complessa situazione, ma ci sono già impegni annunciati di questo tipo di appoggi, ovviamente questo deve avere un momento di rottura, cioè, deve esserci un’apertura nella negoziazione, di un dialogo nelle condizioni di rispetto reciproco che Díaz-Canel ha segnalato, ma non può questo continuare in maniera indefinita, diciamo.
– Che strumenti hanno il continente, i paesi affini alla solidarietà con Cuba o con Venezuela, per fermare un’offensiva così? Se uno pensa alle ambizioni di governare con una presidenza estranea all’isola, ha contro una popolazione che si compatta, e molta gente ha speculato che sarebbe impossibile avere il controllo della popolazione cubana in un’invasione, che non è così del Venezuela, perché è molto eterogenea la società venezuelana, persino nella sua organizzazione amministrativa, ma come comprendere quella parte? Come stabilire le solidarietà e le pressioni con la forza, diciamo, per difendere un paese?
NLC: Beh, è un’interessante domanda, riflessione, perché, potremmo dire in maniera molto semplice, dipende dalla decisione che possano o non possano prendere i governi e le stesse società che anche si mobilitano e fanno persino campagne di donazioni per Cuba, ma ovviamente si scontrano con questo impressionante apparato di intervento che è stato incanalato attraverso la politica estera degli USA, in cui tutte le pressioni sono sul tavolo, cominciando ovviamente da questa minaccia di far pagare al 100% di dazi a quel Paese che venda petrolio a Cuba, c’è il caso del Venezuela che è congelato, diciamo, e che la minaccia è presente.
Ma è un momento che persino lo segnalò il presidente Díaz-Canel, di rottura di fronte a uno scenario di un fascismo scatenato che sembra non avere controllo né limiti, e in cui i governi che persino l’ampia maggioranza quasi unanime di governi che si sono opposti al blocco economico contro Cuba, nelle votazioni che si svolgono ogni anno all’ONU, sarebbe un momento chiave, diciamo, non solamente per il caso di Cuba, ma per coloro che fossero nella lista o nel mirino di Trump, è un momento chiave di mettere un freno.
Perché è incredibile che uno possa, sembrerebbe come di finzione, di un romanzo di finzione di un presidente che è stato votato dalla maggioranza della sua popolazione, con trenta e passa delitti a carico, con maggiori e chiare evidenze che escono giorno dopo giorno con questo caso di Epstein, cioè, è un gangster l’individuo, è un pedofilo, è un complice di assassinii, cioè, come può essere possibile che il mondo non possa mettere un freno a un personaggio di questa natura che rappresenta ovviamente un insieme di interessi economici, politici di grande dimensione, ma che non ha nessuna autorità morale di star parlando di democrazia, di diritti umani, di libertà, di niente, e che tiene immerso il suo stesso paese in un disastro di un’offensiva interna impressionante che non si vedeva dai tempi del maccartismo, no?, o della guerra del Vietnam, con le proteste contro la guerra del Vietnam, il conflitto per i diritti civili, cioè.
Gli USA stessi stanno vivendo una tappa molto complessa, allora, in quello scenario, l’America Latina, i Caraibi, dovrebbero mettere un freno una volta per tutte e agire in forma congiunta, collettiva, lasciando da parte le differenze normali che esistono tra i governi dei Paesi, ma rendersi conto che se non agiscono ora, non so se è già troppo tardi, ma se non agiscono ora sarà già molto, molto troppo tardi in avanti, perché quando, finché nessuno mette un freno a questa dinamica di intervento, fra un po’ vorrà il canale, il lago di Nicaragua, e vorrà recuperare il canale di Panama, e lo farà, no?, se non si mette un freno.
Allora è una questione di decisione, ma di agire anche insieme, e lì, beh, mi sembra, dico, importante l’aiuto umanitario che ha inviato il governo messicano, ma mi sorprende anche, in un certo senso, che debbano star negoziando con gli USA per chiedere l’autorizzazione per vendere il petrolio a… il paese che voglia, perché magari fra un po’ gli USA decidono che anche chi commercia con la Cina gli metteranno 100% alla Francia, o chi commercia con il Suriname, con qualsiasi paese del mondo, no?
Sono momenti di definizioni chiave, e ovviamente che si devono misurare bene, si devono prendere precauzioni, no?, ma sì è, per il caso particolare del Messico, una congiuntura molto importante e molto trascendentale, perché da qui dipende anche molto il futuro di se ci manteniamo sotto quell’orbita, o si inizia a diversificare le relazioni economiche del paese, per non essere proprio in un bivio di questa natura, perché se immaginassimo che avessimo questa relazione economica energetica, diciamo, molto, molto diversificata all’estero, e non dipendessimo all’80% dall’economia e dalla relazione economica con gli USA, forse la pressione non sarebbe della magnitudo di quella in cui ci troviamo, no?
Allora, così come è il caso particolare del Messico, gli altri paesi della regione e del mondo intero dovrebbero star considerando seriamente di non iniziare a mettere un freno senza rafforzare questa tendenza che è la multipolarità, la cooperazione, la solidarietà tra i paesi, fra un po’ sarà, in effetti, molto, molto troppo tardi, no?
– Beh, molte grazie, professor Nayar López Castellanos, per questa conversazione e speriamo, sicuramente avremo opportunità, se così lo permetti, di conversare più avanti, parlare anche dopo sarebbe interessante parlare di come l’università anche è stata, la comunità universitaria è stata solidale in vari momenti con la società, con il popolo cubano, no? Facendo giornate di solidarietà, insomma, raccogliendo viveri, c’è molta di questa storia anche qui nella nostra università, dottor Nayar López, e beh, va sottolineata, va conosciuta, e beh, ti ringraziamo di questa partecipazione, Nayar, grazie.
NLC: Con moltissimo piacere, che tu abbia una buona giornata.
Nayar López Castellanos, “Cuba tiene experiencia de sobrevivir en condiciones adversas”
Por REDH-Cuba
Entrevista para el Podcast Nota internacional deRadio UNAM del doctor Nayar López-Castellanos, politólogo y latinoamericanista. Profesor de la Facultad de Ciencias Políticas y Sociales de la UNAM, y Coordinador del capítulo mexicano de la Red en defensa de la Humanidad.
Transcripción
Cuba atraviesa una situación difícil tras el endurecimiento del bloqueo impuesto por Washington. Las medidas impulsadas por Donald Trump han limitado el acceso de la isla a combustibles y recursos energéticos, generando escasez y afectando la vida cotidiana de la población.
El presidente cubano, Miguel Díaz-Canel Bermúdez, ha reiterado que la isla no cederá a presiones externas y ha llamado a la resistencia nacional frente a lo que considera una agresión política.
También dijo que Cuba está dispuesta a un diálogo con los Estados Unidos, pero que bajo presiones no se puede dialogar.
Sí, las autoridades cubanas han implementado planes de ahorro energético y han reforzado la narrativa de unidad y soberanía. Con ello, se busca mantener la estabilidad interna, pese a las dificultades que el bloqueo genera en sectores clave como transporte y producción.
México ha tenido un papel relevante al manifestar su rechazo a las sanciones unilaterales. El gobierno mexicano ha defendido el principio de no intervención y ha insistido en la necesidad de mantener la cooperación regional frente a la embestida de Washington.
En este contexto, Cuba ha enfrentado un reto complejo marcado por una crisis energética y una enorme presión internacional.
Pues vamos a tener un análisis sobre la situación de la isla caribeña, el bloqueo energético de Donald Trump y sus amagos contra Cuba. Nos acompaña esta mañana el doctor Nayar López-Castellanos (NLC). Le damos la bienvenida. Él es politólogo y latinoamericanista. Es profesor de la Facultad de Ciencias Políticas y Sociales de la UNAM. Doctor Nayar López-Castellanos, gracias y muy buenos días.
– ¿Cómo te encuentras? Me imagino que ya por allá en la facultad. ¿Cómo estás?
NLC: Ya cerca de allí, de la facultad. Muy buenos días.
-Buenos días, Nayar
Hay este tema de la situación en general de Cuba. ¿Cómo entenderla y cómo informarse lo suficiente de lo que pasa al interior de la isla? Para quienes la quieren, para quienes la queremos. ¿Cómo entender esta forma de resistencia del llamado que hizo el presidente Díaz-Canel hace unos días?
NLC: Bueno, pues, hay que entender todo este esquema de agudización del bloqueo económico, comercial y financiero que Estados Unidos estableció durante ya más de 60 años.
A partir de este, diríamos, envalentamiento, que ha tenido Trump después del secuestro del presidente Maduro el 3 de enero y que, recordemos ahí en diciembre cuando hace público su llamado corolario Trump a la Doctrina Monroe y que se ufana de ponerle Donroe. Y que no es otra cosa sino el retorno, digamos, a las viejas prácticas del intervencionismo estadounidense que implican acciones violentas directas. Y que en este escenario del conflicto que siempre ha desatado y sostenido Estados Unidos contra Cuba, el gobierno de Estados Unidos contra Cuba, pues, se busca, obviamente, el objetivo no tiene nada que ver con lo que se anuncia. A lo cual habría que preguntarse en términos racionales y serios qué tipo de peligro puede representar una isla como Cuba para una potencia como Estados Unidos, ¿no?, sobre todo si lo pensamos en términos militares incluso.
El peligro que representa Cuba para Estados Unidos, que siempre ha representado, ha sido la posibilidad de que con todos sus errores y sus defectos un sistema alternativo al sistema capitalista pueda desarrollarse y tener éxitos como lo ha sido el caso de Cuba en muchos campos que conocemos ampliamente como el campo de la salud, de la educación, de la cultura, del deporte. Y que con todo y todo, pues, ha logrado sortear estas décadas de ofensiva estadounidense. Obviamente, pues, hay que hacer ahí el punto de diferencia histórica que representó la caída de la Unión Soviética y del bloque socialista de la Europa del Este para Cuba que tuvo que reconfigurarse económicamente y en aquel momento, bueno, pues, su economía cayó en un 80%, por eso incluso esta, como lo decía el presidente Díaz-Canel en su intervención de la semana pasada, pues, ahora sí que no es una novedad lo que están viviendo. Ya habían enfrentado una situación incluso peor que la que están en estos momentos atravesando.
Yo creo que en este contexto, pues, entender esta nueva escalada de agresión por parte de Trump mientras se le desmorona su propio país en términos de los enfrentamientos con esa llamada ICE, y todos los escándalos alrededor de los archivos Epstein, pues él trata desesperadamente de buscar escenarios externos para desviar la atención de lo que está pasando en su país. Y, bueno, en este caso, pues, Cuba fue la siguiente víctima, digamos, el siguiente escenario de confrontación y de actitud.
-Sí, Doctor Nayar, es delicado, sin duda, el momento que está atravesando Cuba, probablemente el más o como lo valoras tú, y sin embargo el presidente cubano insiste en que hablar de la teoría del colapso, dijo así en esta conferencia a la que haces referencia, dijo la semana pasada, hablar del colapso está relacionada con la teoría del estado fallido, que ha sido uno de los empeños de Estados Unidos. Vaya, tener ese balance lo más preciso posible, pues, es parte de la tarea difícil, pues, ¿no?, frente a la adversidad que sí está atravesando Cuba, pero también tener la claridad de que es el deseo y el empeño de Estados Unidos, pues, apuntar hacia ese estado fallido, ¿no?, ¿cómo lo observas?
NLC: Sí, sin duda no podríamos, con los elementos que existen en la mesa, digamos, del análisis, no podríamos considerar como un estado fallido al estado cubano, al proyecto socialista que Cuba ha impulsado, cuando incluso retomando sus transformaciones, considerando también las transformaciones institucionales que hicieron en la primera década de este siglo, cuando se abrió una gran cantidad de empleos para la población, que antes estaban destinados únicamente al estado, todo lo que se llaman microempresarios, incluso en el propio lenguaje de la isla, entonces, con todas estas reconfiguraciones económicas de su estructura, pues, el estado cubano es un estado que funciona bien, el problema obviamente es que este nivel de estrangulamiento que ha hecho el bloqueo, que ha ido escalonándose con el paso del tiempo, desde aquella época de los noventa, cuando se impuso la Ley Torricheli y la Helms Burton, y además, digamos, apretada de tuerca, que ha ido escalando este asedio contra Cuba, con esa pequeña pausa que hubo en el caso de Obama, cuando se restablecieron incluso las relaciones a nivel de embajadores, y se ampliaron una buena y importante diversidad, digamos, de elementos económicos, como los vuelos, las remesas, etc.
Después viene Trump, y en ese escenario, la decisión, digamos, de hacer caer un estado, y provocar un colapso como el que están anunciando desde Washington, pues, no corresponde con las dinámicas que la isla ha llevado, en efecto, sin duda alguna, se atraviesan por una de las etapas más complejas, de alguna manera contrastando incluso con datos y demás, en aquella época de cuando cae la Unión Soviética, que yo señalaba, que se le conoció como el periodo especial en tiempos de paz, pues, para darnos una idea, las calles de La Habana eran similares a las de hoy en día, no dejó de funcionar el transporte en Cuba, porque los camiones que tenían, las guaguas, eran de la República Democrática Alemana, y cuando desapareció esa república, pues, desaparecieron las empresas de ese transporte y las refacciones, y entonces cada vez que se descomponía un camión, dejaba al 100% de funcionar, y los cubanos lograron sortear esa etapa tan compleja, que duró varios años, no una semana, duró toda esa década, de manera intensa, más o menos del 91 al 97 aproximadamente.
Fue un desabastecimiento de productos muy importantes, del tema del petróleo, del transporte, y todo aquello que provenía de ese campo que desapareció, entonces, no es que sea una competencia de adversidades, que Cuba tuviera que atravesar por un tipo de destino, sino que tienen esa experiencia de sobrevivir en condiciones adversas, entonces en ese sentido, por eso el Presidente Díaz-Canel está rechazando la idea de este colapso, ellos tienen solucionado un tercio de los energéticos a través del petróleo que ellos mismos extraen, que es un petróleo de mala calidad, que no logra refinarse para poder usarse, por ejemplo, en automóviles o en otros elementos de carácter económico, pero si logran con ese procesamiento que llega a un nivel como de diésel, pues que funcionan muchas cosas.
Obviamente que dependen para un funcionamiento normal de su economía, de ese energético externo, entonces en ese escenario también, no es que pudieran finalizar que ya no va a pasar nada más, entonces tendrán que sobrevivir cuando no existía el petróleo en algún punto de la historia, sino que habrá que ver también cuál es la respuesta de los aliados, y ahí, de los pocos que quedan en ese escenario con la decisión de no poner en duda su soberanía y actuar de forma soberana e independiente, pues está el caso de Rusia, está el caso de China, que también previo a una semana previa al anuncio de Trump ya había realizado un envío de un importante suministro de 80 millones de dólares y miles de toneladas de arroz, etc.
Está el caso del apoyo de México, y Rusia anunció que iban a enviar petróleo, entonces en este momento claro, están adaptándose a esta compleja situación, pero hay ya compromisos anunciados de este tipo de apoyos, obviamente que esto debe tener un momento de quiebre, es decir, tiene que haber una apertura en la negociación, de un diálogo bajo las condiciones de respeto mutuo que Díaz-Canel ha señalado, pero no puede esto continuar de manera indefinida, digamos.
-¿Qué herramientas tienen el continente, los países afines a la solidaridad con Cuba o con Venezuela, para detener una embestida así? Si uno piensa las ambiciones de gobernar con una presidencia ajena a la isla, tiene en contra a una población que cierra filas, y que mucha gente ha especulado que sería imposible tener el control de la población cubana en una invasión, que no es así de Venezuela, porque es muy heterogénea la sociedad venezolana, incluso en su organización administrativa, pero ¿cómo entender esa parte? ¿Cómo establecer las solidaridades y las presiones por la fuerza, digamos, para defender un país?
NLC: Bueno, es una interesante pregunta, reflexión, porque, podríamos decir de manera muy sencilla, depende de la decisión que puedan o no tomar los gobiernos y las propias sociedades que también se movilizan e incluso hacen campañas de donaciones para Cuba, pero obviamente se enfrentan a este impresionante aparato de intervención que se ha canalizado a través de la política exterior de Estados Unidos, en el que todas las presiones están en la mesa, empezando obviamente por esta amenaza de cobrar al cien por ciento de aranceles a aquel país que le venda petróleo a Cuba, está el caso de Venezuela que está congelado, digamos, y que la amenaza está presente.
Pero es un momento que incluso lo señaló el presidente Díaz-Canel, de quiebre frente a un escenario de un fascismo desatado que parece no tener control ni límites, y en el que los gobiernos que incluso la amplia mayoría casi unánime de gobiernos que se han opuesto al bloqueo económico contra Cuba, en las votaciones que se dan cada año en la ONU, pues sería un momento clave, digamos, no solamente por el caso de Cuba, sino por quienes estuvieran en la lista o en la mira de Trump, es un momento clave de poner un alto.
Porque es increíble que uno pueda, pareciera como de ficción, de una novela de ficción de un presidente que fue votado por la mayoría de su población, con treinta y tantos delitos en contra, con mayores y claras evidencias que salen día a día con este caso de Epstein, o sea, es un gánster el individuo, es un pedófilo, es un cómplice de asesinatos, es decir, cómo puede ser posible que el mundo no le pueda poner un alto a un personaje de esta naturaleza que representa obviamente un conjunto de intereses económicos, políticos de gran dimensión, pero que no tiene ninguna autoridad moral de estar hablando de democracia, de derechos humanos, de libertad, de nada, y que tiene sumido a su propio país en un desastre de una ofensiva interna impresionante que no se había visto desde los tiempos del macarthismo, ¿no?, o de la guerra de Vietnam, con las prótesis caídas contra la guerra de Vietnam, el conflicto por los derechos civiles, es decir.
Estados Unidos mismo está viviendo una etapa muy compleja, entonces, en ese escenario, pues América Latina, el Caribe, debería poner un alto de una vez por todas y actuar de forma conjunta, colectiva, dejando a un lado las diferencias normales que existen entre los gobiernos de los países, pero darse cuenta que si no actúan ahorita, no sé si ya es demasiado tarde, pero si no actúan ahorita va a ser ya muy, muy demasiado tarde en adelante, porque cuando, mientras nadie le ponga un alto a esta dinámica de intervención, pues al rato va a querer pues el canal, el lago de Nicaragua, y va a querer recuperar el canal de Panamá, y lo va a hacer, ¿no?, si no se pone un alto.
Entonces es una cuestión de decisión, pero de actuar también en conjunto, y ahí, pues, me parece, digo, importante la ayuda humanitaria que ha enviado el gobierno mexicano, pero también me sorprende, en cierto sentido, que tengan que estar negociando con Estados Unidos para pedir la autorización para vender el petróleo a… el país que quiera, porque qué tal si al rato Estados Unidos decide que también quien comerse con China le van a poner 100% a Francia, o quien comerse con Surinam, con cualquier país del mundo, ¿no?
Son momentos de definiciones claves, y obviamente que se tienen que medir bien, se tienen que tomar precauciones, ¿no?, pero sí es, para el caso particular de México, pues, una coyuntura muy importante y muy trascendental, porque de aquí también depende mucho en el futuro de si nos mantenemos bajo esa órbita, o se empieza a diversificar las relaciones económicas del país, para no estar justo en una encrucijada de esta naturaleza, porque si nos imagináramos que tuviéramos esta relación económica energética, digamos, muy, muy diversificada en el exterior, y no dependiéramos 80% de la economía y de la relación económica con Estados Unidos, pues, tal vez la presión no sería de la magnitud de la que nos encontramos, ¿no?
Entonces, así como es el caso particular de México, pues los demás países de la región y del mundo entero deberían estar considerando seriamente de no empezar a colocar un alto sin reforzar esa tendencia que es la multipolaridad, la cooperación, la solidaridad entre los países, pues al rato va a ser, en efecto, muy, muy demasiado tarde, ¿no?
– Pues, muchas gracias, profesor Nayar López Castellanos, por esta conversación y ojalá, pues seguro tendremos oportunidad, si así lo permites, de conversar más adelante, hablar también después estaría interesante hablar de cómo la universidad también ha sido, la comunidad universitaria ha sido solidaria en varios momentos con la sociedad, con el pueblo cubano, ¿no? Haciendo jornadas solidarias, en fin, recabando víveres, hay mucho de esa historia también acá en nuestra universidad, doctor Nayar López, y bueno, pues hay que destacarla, hay que conocerla, y bueno, pues te agradecemos esta participación, Nayar, gracias.
NLC: Con muchísimo gusto, que tengas un buen día.
