Gli USA vogliono porre fine alla Rivoluzione

Cuba en Resumen

Sergio Ortiz / Analista político/ Escribe en La semana política

TRUMP GENOCIDA

Il 29 gennaio scorso mister Trump ha firmato un Ordine Esecutivo disponendo nuove tariffe doganali sui prodotti di tutti i Paesi che vendono petrolio a Cuba. È stata una nuova e conclusiva prova che il blocco yankee iniziato formalmente il 3 febbraio 1962 esiste effettivamente, ha effetti extraterritoriali colpendo altri Paesi e di conseguenza è illegale poiché lede diritti e norme internazionali.

I due aspetti più importanti di questa rinnovata aggressione alla Maggiore delle Antille è che, da un lato, aggredisce mortalmente la popolazione cubana aggravando criminalmente le sue già di per sé difficilissime condizioni di vita a causa del blocco. E dall’altro lato pretende di rovesciare il governo rivoluzionario cubano, oggi presieduto da Miguel Díaz Canel, mediante una sollevazione violenta della popolazione contro di esso, incentivata o prodotta dalla disperazione dinanzi a queste straordinariamente difficili condizioni di vita. In questo non c’è nulla di nuovo. Fu la strategia USA dall’inizio della rivoluzione cubana, soprattutto dopo che nell’aprile del 1961 fallì a Bahía de Cochinos e Playa Girón l’invasione di mercenari e declassati organizzata da Washington. Da quel momento puntarono sul fatto che il blocco provocasse fame e disperazione e che in questo modo ci fosse un’esplosione sociale nell’isola.

Sebbene trattandosi di un impero che è intervenuto militarmente in 470 occasioni in altri Paesi (l’ultima della serie in Venezuela il 3 gennaio scorso), non si può escludere che cada anche su Cuba con la sua Delta Force, portaerei, navi, aerei, elicotteri, droni e missili. Sarebbe un’avventura con un finale di probabile sconfitta catastrofica per i marine perché, come ha detto recentemente Aleida Guevara in un atto a Siviglia, “gli USA hanno potenza militare per entrare a Cuba ma ciò che non potranno fare è uscirne”. In effetti, le menti più lucide dell’imperialismo, che non è quella di Donald Trump, stimano che un’operazione militare contro Cuba non sarebbe così facile come quella che hanno realizzato in Venezuela al momento del sequestro della coppia presidenziale. A Cuba avrebbero moltissime perdite perché i cubani e le cubane sono disposti a lottare per la loro sovranità e dignità fino alla fine. È “Patria o morte”.

Il clima di assedio e aggressione della superpotenza in decadenza ha rafforzato le difese politiche e ideologiche degli undici milioni di cubani. Abel Prieto, titolare della Casa de las Américas, ha dichiarato che le tensioni e le difficoltà provocate dal blocco “hanno rafforzato la postura antiimperialista e antifascista del popolo cubano”.

COLPISCONO LA SALUTE, IL TRASPORTO, LA VITA

Il molto fallace argomento di Trump per il suo Ordine Esecutivo di penalizzare con tariffe doganali i Paesi che commerciano petrolio con L’Avana è che Cuba socialista è un pericolo eccezionale per la sicurezza degli USA. In questo modo vuole giustificare l’aggravamento del blocco che dura già 64 anni. Inoltre c’è un di più: avere messo Cuba, anche in base a tremende menzogne, nella lista degli “stati patrocinatori del terrorismo”, aumenta le sanzioni e le limitazioni alla sua economia, commercio e finanze. In quest’ultimo tema ci fu una fugace attenuazione solo nell’ultimo anno di governo di Barack Obama, ma poi l’isola continuò a essere in quell’infame elenco da parte di Joe Biden e dei due turni del fascista magnate che oggi regna alla Casa Bianca.

Trump preme per tagliare la fornitura di petrolio all’Avana e questa è una questione decisiva per la sopravvivenza cubana. Purtroppo nell’ultimo mese ha avuto successo in questa miserabile operazione sebbene speriamo che la fornitura riprenda prossimamente.

Cuba necessita di 110000 barili giornalieri di petrolio e conta solamente su 40000 barili di produzione propria. Dal Venezuela le fornivano 27000 barili giornalieri, ma questo si è interrotto dopo l’aggressione yankee del 3 gennaio, quando Trump ha iniziato ad avere un’influenza decisiva sul commercio del greggio prodotto da PDVSA. Il Messico ne mandava 19000 barili al giorno e la Russia 6000 barili. Dalla minaccia trumpista delle tariffe doganali la nazione azteca non ha più mandato navi con petrolio. Sì ha noleggiato due navi, il Papaloapan e l’Isla Holbox, con 800 tonnellate di latte liquido e in polvere, prodotti carnei, biscotti, fagioli, riso, tonno, sardine e olio vegetale, così come articoli per l’igiene personale. Naturalmente il presidente Díaz Canel ha ringraziato moltissimo questo eccellente gesto della presidentessa Claudia Sheinbaum, ma la verità è che il ricatto di Trump e “Narco” Rubio è riuscito finora a sospendere le spedizioni di petrolio messicano.

URGENTE BISOGNA AIUTARE CUBA

Il vassallo Milei è uno dei più grandi leccapiedi yankee

Il petrolio è la fornitura essenziale che oggi manca alla patria di Martí e Fidel. Per questo ci sono blackout elettrici, con tutto ciò che questo significa nelle colpite case, ospedali, scuole, luoghi di lavoro, trasporti, fabbricazione di medicinali, ecc. Un ospedale oncologico, per esempio, non può dare la giusta cura ai suoi pazienti, i suoi medici e infermieri non possono andare e tornare dal lavoro, i malati non possono sottoporsi alle terapie nelle loro abitazioni né spostarsi, ecc. Qui è dove il blocco si rivela più come criminale e un genocidio, proprio come Cuba lo denuncia da decenni negli organismi internazionali.

Uno può capire le pressioni che subiscono Venezuela e Messico da Trump, e le difficoltà del governo di Putin per il fronte di guerra aperto in Ucraina con la NATO. Può comprendere anche che la Cina cerchi di guadagnare tempo e non entrare in una rapida confrontazione aperta con gli USA, oltre ad attendere al suo fronte quasi sempre caldo con Taiwan. Ma questo non significa che si giustifichino le attuali quasi “lavate di mani” di questi governi rispetto a Cuba in materia petrolifera. Non si può lasciare sola l’isola che dal 1963 ha inviato 600 mila medici in missioni solidali nel mondo, assistendo 2,3 miliardi di persone, realizzato 17 milioni di interventi chirurgici e aiutato a nascere 5 milioni di bambini.

I governi che voltano le spalle all’isola socialista non supererebbero il test di solidarietà elementare. Non avrebbero neppure coscienza che loro possono essere le prossime vittime del fascismo e dell’imperialismo, che – rafforzati dopo aver aggredito un Paese – continueranno con il prossimo. E il prossimo potrebbero essere loro, quelli che ora credono di salvarsi se fanno bella figura con la Casa Bianca. Fa riflettere il caso dell’esiliato cubano anticastrista, Oski, che viveva negli USA e aveva tatuato il volto di Trump sul petto, ma è stato catturato dalla Gestapo, l’ICE, e sarà deportato.

I governi del Sud Globale, i BRICS, la CELAC e altre entità hanno l’obbligo politico di sostenere Cuba, ma non solo con dichiarazioni delle loro cancellerie e all’ONU, ma con azioni pratiche di solidarietà. Quelli che hanno petrolio, come Venezuela, Messico, Russia e Cina, devono mandarlo con urgenza. Quelli che non hanno greggio ma sì alimenti, medicinali, ecc., che li inviino velocemente. Ogni dichiarazione di appoggio è un aiuto, ma la cosa migliore è concretizzare questo in fatti, nella pratica.

E questo criterio è valido anche per i movimenti di solidarietà in tutto il mondo, cominciando dalla nostra America Latina e i Caraibi. Riunioni plurali e ampie, e dichiarazioni di appoggio e amicizia sono molto benvenute e necessarie. La cosa più importante è fare marce nelle strade a sostegno verso le ambasciate e i consolati di Cuba nei nostri Paesi. E marce in ripudio alle ambasciate e ai consolati USA, come si sono fatte a Buenos Aires bruciando bandiere yankee. Bisogna mettere alla gogna le camere imprenditoriali filoyankee, come l’AmCham (Camera di Commercio “Americana”) a Buenos Aires, che raggruppa 700 grandi imprese super sfruttatrici dei loro lavoratori e del popolo argentino.

I movimenti di solidarietà dobbiamo ampliare questa solidarietà con Cuba, il Venezuela e la Patria Grande, ma anche impulsare le campagne per raccogliere fondi destinati a comprare pannelli solari, medicinali, ecc., che sono già iniziate. Si parla anche di una Flottiglia “Nuestra América” che salperà a marzo per portare aiuto, simile alla Flottiglia Sumud a Gaza l’anno scorso.

Mettiamoci all’opera! La sofferente Cuba ci guarda dal Malecón.


 Trump genocida 

Tomado de Cuba en Resumen 

El 29 de enero pasado míster Trump firmó una Orden Ejecutiva disponiendo nuevos aranceles a los productos de todos los países que le vendan petróleo a Cuba. Fue una nueva y concluyente prueba de que el bloqueo yanqui iniciado formalmente el 3 de febrero de 1962 efectivamente existe, tiene efectos extraterritoriales afectando a otros países y en consecuencia es ilegal pues afecta derechos y normas internacionales. 

Los dos aspectos más importantes de esta renovada agresión a la Mayor de las Antillas es que, por un lado, agrede mortalmente a la población cubana al agravar criminalmente sus de por sí por muy difíciles condiciones de vida a causa del bloqueo. Y por otro lado pretende derrocar al gobierno revolucionario cubano, hoy presidido por Miguel Díaz Canel, mediante un levantamiento violento de la población en su contra, incentivado o producido por la desesperación ante esas extraordinariamente difíciles condiciones de vida. En esto no hay nada nuevo. Fue la estrategia estadounidense desde el inicio de la revolución cubana, sobre todo luego que en abril de 1961 fracasara en Bahía Cochinos y Playa Girón la invasión de mercenarios y desclasados organizada por Washington. Desde ese momento apostaron a que el bloqueo provocara hambre y desesperación y que de ese modo hubiera una explosión social en la isla. 

Si bien tratándose de un imperio que ha intervenido militarmente en 470 ocasiones en otros países (la última de la serie en Venezuela el 3 de enero pasado), no se puede descartar que también caiga sobre Cuba con su Delta Force, portaaviones, buques, aviones, helicópteros, drones y misiles. Sería una aventura con un final de probable derrota catastrófica para los marines porque, como dijo recientemente Aleida Guevara en un acto en Sevilla, “EEUU tiene poderío militar para entrar en Cuba pero lo que no va a poder es salir”. En efecto, las mentes más lúcidas del imperialismo, que no es la de Donald Trump, estiman que una operación militar contra Cuba no sería tan fácil como la que realizaron en Venezuela al momento del secuestro de la pareja presidencial. En Cuba van a tener muchísimas bajas porque los cubanos y cubanas están dispuestos a luchar por su soberanía y dignidad hasta el final. Es “Patria o muerte”. 

El clima de asedio y agresión de la superpotencia en decadencia ha fortalecido las defensas políticas e ideológicas de los once millones de cubanos. Abel Prieto, titular de la Casa de las Américas, declaró que las tensiones y dificultades provocadas por el bloqueo “han fortalecido la postura antiimperialista y antifascista del pueblo cubano”. 

AFECTAN LA SALUD, EL TRANSPORTE, LA VIDA 

El muy falaz argumento de Trump para su Orden Ejecutiva de penar con aranceles a los países que comercien petróleo con La Habana es que Cuba socialista es un peligro excepcional para la seguridad de EEUU. De ese modo quiere justificar el agravamiento del bloqueo que ya dura 64 años. Además hay un plus: haber metido a Cuba, también en base a tremendas mentiras, en la lista de “estados patrocinadores del terrorismo”, aumenta las sanciones y limitaciones a su economía, comercio y finanzas. En este último tema hubo una fugaz aflojada sólo en el último año de gobierno de Barack Obama, pero luego la isla siguió metida en ese listado infame por parte de Joe Biden y los dos turnos del fascista magnate que hoy reina en la Casa Blanca. 

Trump presiona para cortar el suministro de petróleo a La Habana y eso es un asunto decisivo para la supervivencia cubana. Lamentablemente en el último mes ha tenido éxito en esa miserable operación aunque esperamos que la provisión se reanude próximamente. 

Cuba necesita 110.000 barriles diarios de petróleo y solamente cuenta con 40.000 barriles de producción propia. Desde Venezuela le proveían 27.000 barriles diarios, pero eso se cortó tras la agresión yanqui del 3 de enero, cuando Trump empezó a tener una influencia decisiva en el comercio del crudo producido por PDVSA. México le mandaba 19.000 barriles por día y Rusia 6.000 barriles. Desde la amenaza trumpista de los aranceles la nación azteca no volvió a mandar barcos con petróleo. Sí fletó dos barcos, el Papaloapan y el Isla Holbox, con 800 toneladas de leche líquida y en polvo, productos cárnicos, galletas, frijoles, arroz, atún, sardinas y aceite vegetal, así como artículos de higiene personal. Por supuesto el presidente Díaz Canel agradeció muchísimo ese excelente gesto de la mandataria Claudia Sheinbaum, pero la verdad es que el chantaje de Trump y “Narco” Rubio logró hasta hoy suspender los envíos de petróleo mexicano. 

URGENTE HAY QUE AYUDAR A CUBA 

El vasallo Milei es uno de los mayores lamebotas yanquis 

El petróleo es el suministro esencial que le falta hoy a la patria de Martí y Fidel. Por eso hay apagones eléctricos, con todo lo que eso significa en los afectados hogares, hospitales, escuelas, lugares de trabajo, transporte, fabricación de medicamentos, etc. Un hospital oncológico, por ejemplo, no puede darle el buen tratamiento a sus pacientes, sus médicos y enfermeros no pueden ir y volver al trabajo, los enfermos no pueden cumplir con las medicaciones en sus domicilios ni trasladarse, etc. Acá es donde el bloqueo se revela más como criminal y un genocidio, tal como Cuba lo viene denunciando hace décadas en los organismos internacionales. 

Uno puede entender las presiones que sufren Venezuela y México por Trump, y las dificultades del gobierno de Putin por el frente de guerra abierto en Ucrania con la OTAN. Puede comprender también que China trate de ganar tiempo y no entrar en una rápida confrontación abierta con EEUU, además de atender a su frente casi siempre candente con Taiwán. Pero eso no significa que se justifiquen las actuales casi “lavadas de manos” de esos gobiernos respecto a Cuba en materia petrolera. No se puede dejar sola a la isla que desde 1963 envió 600 mil médicos en misiones solidarias al mundo, atendiendo a 2.300 millones de personas, realizado 17 millones de intervenciones quirúrgicas y ayudado a nacer a 5 millones de niños. 

Los gobiernos que den la espalda a la isla socialista no aprobarían el test de solidaridad elemental. Tampoco tendrían conciencia de que ellos pueden ser las próximas víctimas del fascismo y el imperialismo, que -fortalecidos tras agredir a un país – van a seguir con el próximo. Y el próximo pueden ser ellos, los que ahora creen salvarse si hacen buena letra con la Casa Blanca. A reflexionar con el caso del exiliado cubano anticastrista, Oski, que vivía en EEUU y tenía tatuada la cara de Trump en su pecho, pero fue cazado por la Gestapo, el ICE, y será deportado. 

Los gobiernos del Sur Global, el BRICS, la CELAC y otras entidades tienen la obligación política de apoyar a Cuba, pero no sólo con declaraciones de sus cancillerías y en la ONU, sino con acciones prácticas de solidaridad. Los que tienen petróleo, como Venezuela, México, Rusia y China, tienen que mandarlo con urgencia. Los que no tienen crudo pero sí alimentos, medicamentos, etc, que los envíen rápido. Toda declaración de apoyo es una ayuda, pero lo mejor es plasmar eso en hechos, en la práctica. 

Y ese criterio también es válido para los movimientos de solidaridad en todo el mundo, comenzando por nuestra América Latina y el Caribe. Reuniones plurales y amplias, y declaraciones de apoyo y amistad son muy bienvenidas y necesarias. Lo más importante es hacer marchas en las calles en apoyo hacia las embajadas y consulados de Cuba en nuestros países. Y marchas en repudio a las embajadas y consulados de EEUU, como se han hecho en Buenos Aires quemando banderas yanquis. Hay que escrachar a las cámaras empresarias proyanquis, como la AmCham (Cámara de Comercio “Americana”) en Buenos Aires, que agrupa a 700 grandes empresas súper explotadoras de sus trabajadores y el pueblo argentino. 

Los movimientos de solidaridad tenemos que ampliar esa solidaridad con Cuba, Venezuela y la Patria Grande, pero también impulsar las campañas para juntar fondos destinados a comprar paneles solares, medicamentos, etc, que ya han comenzado. También se habla de una Flotilla “Nuestra América” que zarpará en marzo para llevar ayuda, similar a la Flotilla Sumud a Gaza el año pasado. 

¡Pongamos manos a la obra! La sufriente Cuba nos mira desde el Malecón.    

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One thought on “Gli USA vogliono porre fine alla Rivoluzione”

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