Cuba di fronte al fascismo quotidiano  

José Ernesto Novaez Guerrero – Cuba en Resumen 

Il recente Ordine Esecutivo firmato da Donald Trump il 29 gennaio scorso è un ulteriore passo all’interno di una strategia sempre più evidente di “gassificazione” della vita nell’isola. Lo hanno evidenziato numerosi analisi sul tema. L’aggravata persecuzione petrolifera colpisce tutti i settori della vita economica e sociale del Paese, aggravando condizioni materiali che erano già state duramente colpite dalla crisi post-pandemica e dalla scia persistente di misure persecutorie USA contro l’economia cubana. 

Di fronte a questo scenario di punizione collettiva, risulta curiosa e al contempo indignante la reazione di numerosi settori, dentro e fuori l’isola, che difendono le misure punitive di Trump come “l’unica opzione” per risolvere quello che loro intendono come “il problema cubano”. Per loro, i 9 milioni di abitanti del Paese devono pagare con le loro vite, se necessario, il fatto che 65 anni fa sia stata presa la decisione di dare un carattere socialista alla Rivoluzione cubana. Di fronte a qualsiasi denuncia delle azioni USA, rispondono con la reiterazione di un credo in cui si mescolano affermazioni ideologiche, la messa in discussione dell’ordine politico del Paese e l’enumerazione di errori reali o percepiti che possano essere stati commessi nel corso di questi decenni. Nella loro logica, c’è una relazione di transitività secondo la quale questi fatti giustificano qualsiasi misura di punizione contro il popolo cubano.

Ancora più sorprendente risulta in questo contesto che, dall’interno dell’isola, emergano voci che, quanto più Trump e Rubio puniscono la loro gente, tanto più li amano e li applaudono, in quella che sembrerebbe una sorta di Sindrome di Stoccolma annessionista.

Per aggravare ulteriormente la situazione, vediamo come i deputati cubano-americani del sud della Florida abbiano iniziato un’aggressiva campagna che cerca di eliminare le licenze dell’OFAC che permettono alle imprese cubane di acquistare vari prodotti negli USA. Sebbene concentrino la loro argomentazione sui prodotti di lusso che alcuni settori della società cubana importano da quel Paese, non bisogna essere troppo furbi per indovinare che il vero obiettivo di queste azioni è tagliare l’accesso a beni essenziali, come il pollo di produzione nordamericana, che è oggi una delle principali fonti di proteine nell’isola.

Nel frattempo, i grandi media cartellizzati e i media finanziati dagli USA della controrivoluzione cubana hanno dispiegato un’aggressiva agenda disinformativa, volta a seminare confusione, paura e scoraggiamento. Dal 3 gennaio, i titoli allarmistici si susseguono uno dopo l’altro, con molta enfasi negli ultimi tempi sulla situazione petrolifera dell’isola. Mentre si compiacciono nel citare “esperti” e altre fonti che speculano sulle riserve energetiche che potrebbero rimanere al Paese, nessuno emette il minimo giudizio di valore sulla situazione. Sotto la scusa dell'”obiettività” normalizzano la crisi umanitaria e il genocidio al rallentatore.

Questo è lo stesso approccio che hanno usato per decenni riguardo al genocidio palestinese. Documentano le morti palestinesi e la realtà catastrofica a Gaza e in Cisgiordania come cifre astratte, sovrareagiscono a qualsiasi risposta palestinese e i loro “esperti” invitati hanno generalmente un chiaro pregiudizio filosionista. Questo stesso approccio lo applicano oggi con Cuba. La crisi umanitaria che si dispiega e si allarga per mancanza di carburante è ampiamente documentata, le misure che il governo prende per alleviarla sono sempre presentate con il pregiudizio de “il regime dell’Avana” e si cercano costantemente testimonianze dell’angoscia della gente, senza mai indicare a dito chi sia il principale responsabile di quella situazione.

Nel suo straordinario documentario “Il fascismo quotidiano”, Michail Romm usa registrazioni autentiche del Terzo Reich per mostrare com’era la vita sotto il fascismo tedesco. Una delle sue intenzioni fondamentali è mostrare come questa ideologia fu incorporata e normalizzata dal comune popolo tedesco. Come l’orrore e l’assurdo divennero parte del giorno per giorno della gente. Il film tutto è un grande documento contro la normalizzazione dell’orrore.

Oggi, molte voci anche all’interno della stessa sinistra resistono ad accettare il termine “fascismo” per caratterizzare l’insieme di cambi politici e sociali che si stanno verificando nella società nordamericana per mano del movimento MAGA e del suo principale capo. In un recente testo pubblicato dal portale Jacobin, l’autore e documentarista Fred Glass polemizza sul tema della pertinenza o meno di usare questo termine per descrivere il fenomeno politico che vive la nazione nordamericana. Al riguardo osserva:

“Il fascismo è un’ideologia, un tipo di movimento di massa e una forma di potere governativo capitalista. Non segue un percorso predeterminato perché appare in luoghi diversi in momenti diversi e si adatta a quelle circostanze. Ma ha caratteristiche comuni, e comprenderle ci aiuta a determinare come combatterlo”[1].

Umberto Eco, che conobbe nella sua infanzia il fascismo in Italia, tentò in un testo del 1995, “Ur-Fascismo o il fascismo eterno”, di condensare alcune delle principali caratteristiche di questa forma politica. La prima di queste tesi è che il fascismo non è solo un regime storico circoscritto all’esperienza specifica dell’Italia o della Germania, ma una struttura mentale e culturale che può riapparire in epoche diverse con altri nomi e forme. Eco mette in guardia, precisamente, contro la semplificazione di credere che la riemersione del fascismo avverrà con camicie brune, braccia alzate e vessilli insanguinati.

Eco osserva che non tutte le caratteristiche che enumera si devono necessariamente dare all’interno di un processo protofascista. Tuttavia, dando una rapida occhiata, non risulta difficile notare alcune somiglianze con il momento politico attuale negli USA.

In un rapido riassunto, troviamo ad esempio il Culto della tradizione, l’idealizzazione del passato e dei valori nazionali e la negazione attorno a qualsiasi dialogo critico sul progetto grande nazionale imperialista del Paese. L’Intolleranza al dissenso, che va dalle minacce a figure politiche e mediatiche fino alla militarizzazione violenta di città che si oppongono ad accettare le politiche pubbliche spinte dall’amministrazione. La Paura della differenza, che alimenta il razzismo e la xenofobia. Gli stranieri sono presentati come criminali e persino importanti figure politiche come l’ex presidente Barack Obama e sua moglie sono caricaturizzati come scimmie dal presidente e dai suoi seguaci. Questo, in una società dove emigrazione e razzismo hanno sostenuto un pulso storico non poche volte violento, alimenta molti dei peggiori pregiudizi e sospetti di numerosi gruppi sociali.

Troviamo anche l’Appello alle classi medie frustrate, che sono oggi la base fondamentale da cui si nutre il movimento MAGA. I lavoratori che hanno perso il loro impiego o hanno visto precarizzare i loro impieghi, che temono per la loro stabilità finanziaria, per le loro famiglie e che trovano in queste spiegazioni semplificatrici e vuote promesse un credo a cui aggrapparsi con la promessa di un miglioramento rapido e magico. L’Ossessione per la cospirazione, la ricerca costante di cospirazioni russe, cinesi, democratiche o di qualsiasi terzo che servano come spiegazione ai conflitti sociali del Paese, alla disoccupazione, alla droga o alla frustrazione per una sconfitta politica.

In questo breve sommario non si esauriscono, naturalmente, le somiglianze. Sebbene possa risultare discutibile la pertinenza di questo o quell’esempio, la realtà è che c’è uno spirito comune tra l’enumerazione fatta dallo storico e filosofo italiano e una parte della vita politica attuale USA. Questa è anche la conclusione a cui arriva Fred Glass nel suo testo menzionato. Di fatto conclude osservando che quanto più rapidamente accetteremo la natura fascista, o protofascista, del momento attuale, tanto più presto potremo iniziare ad articolare un fronte antifascista attivo.

E una delle chiavi di qualsiasi militanza antifascista oggi è non rimanere indifferenti né permettere che i grandi media al servizio del capitale normalizzino l’orrore. Così come non abbiamo permesso, nonostante tutti i loro sforzi, che normalizzino le azioni dell’ente genocida sionista, non possiamo permettere loro di normalizzare ciò che sta accadendo a Cuba come se fosse un risultato inevitabile della provvidenza divina.

Quelli che rafforzano il criminale assedio all’isola sono gli stessi che hanno finanziato e finanziano il sionismo, in chiara evidenza di articolazione criminale. Di fronte a quelli che disprezzano la vita e pretendono di rendere il fascismo qualcosa di quotidiano, dobbiamo agire ed educarci nell’antifascismo. Il mondo che pretendono di configurare non ha futuro e sarà eretto sulle ossa dei popoli. Non è solo per Cuba che dobbiamo lottare oggi, ma per l’umanità e l’unico pianeta con le condizioni per sostenere la vita che conosciamo.

[1] ¿Y si fuera fascismo? – Jacobin Revista


Cuba ante el fascismo cotidiano

José Ernesto Novaez Guerrero – Cuba en Resumen 

La reciente Orden Ejecutiva firmada por Donald Trump el pasado 29 de enero es un paso más dentro de una estrategia cada vez más evidente de “gazificación” de la vida en la isla. Así lo han hecho notar numerosos análisis en torno al tema. La agravada persecución petrolera golpea todos los sectores de la vida económica y social del país, agravando condiciones materiales que ya venían fuertemente golpeadas por la crisis postpandémica y la estela sostenida de medidas persecutorias estadounidenses contra la economía cubana. 

Ante este escenario de castigo colectivo, resulta curioso y a la vez indignante la reacción de numerosos sectores, dentro y fuera de la isla, que defienden las medidas trumpistas de castigo como “la única opción” para resolver lo que ellos entienden como “el problema cubano”. Para ellos, los 9 millones de habitantes del país deben pagar con sus vidas, si fuera necesario, el hecho de que hace 65 años se tomara la decisión de darle un carácter socialista a la Revolución cubana. Ante cualquier denuncia a las acciones estadounidenses, responden con la reiteración de un credo donde se mezclan afirmaciones ideológicas, el cuestionamiento del orden político del país y la enumeración de errores reales o percibidos que se puedan haber cometido en el transcurso de estas décadas. En su lógica, hay una relación de transitividad según la cual esos hechos justifican cualquier medida de castigo contra el pueblo cubano. 

Aún más sorprendente resulta en este contexto que, desde dentro de la isla, emerjan voces que, mientras más Trump y Rubio castigan a su gente, más los aman y aplauden, en lo que pareciera ser alguna especie de Síndrome de Estocolmo anexionista. 

Para agravar aún más la situación, vemos como los congresistas cubanoamericanos del sur de La Florida han comenzado una agresiva campaña que busca eliminar las licencias de la OFAC que permiten a empresas cubanas comprar diversos productos en Estados Unidos. Aunque centran su argumento en los productos de lujo que ciertos sectores de la sociedad cubana importan desde ese país, no hay que ser demasiado listo para adivinar que el verdadero objetivo de estas acciones es cortar el acceso a bienes esenciales, como el pollo de producción norteamericana, que es hoy una de las principales fuentes de proteína en la isla. 

Mientras tanto, los grandes medios cartelizados y los mediesuchos financiados por Estados Unidos de la contrarrevolución cubana han desplegado una agresiva agenda desinformativa, tendiente a sembrar confusión, miedo y desánimo. Desde el 3 de enero, los titulares alarmistas se suceden uno tras otro, con mucho énfasis en los últimos tiempos en la situación petrolera de la isla. Mientras se placen en citar “expertos” y otras fuentes que especulan sobre las reservas energéticas que le puedan quedar al país, ninguno emite el menor juicio de valor sobre la situación. Bajo la excusa de la “objetividad” normalizan la crisis humanitaria y el genocidio en cámara lenta. 

Este es el mismo enfoque que han usado durante décadas en torno al genocidio palestino. Documentan las muertes palestinas y la catastrófica realidad en Gaza y Cisjordania como cifras abstractas, sobrerreaccionan ante cualquier respuesta palestina y sus “expertos” invitados tienen por lo general un claro sesgo prosionista. Eso mismo aplican hoy con Cuba. La crisis humanitaria que se despliega y ensancha por falta de combustible es documentada extensamente, las medidas que toma el gobierno para paliarla siempre son presentadas con el sesgo de “el régimen de La Habana” y se buscan testimonios constantes de la angustia de la gente, sin nunca señalar con el dedo a quién es el principal causante de esa situación. 

En su extraordinario documental “El fascismo cotidiano”, Mijail Rohmm usa grabaciones auténticas del Tercer Reich para mostrar como era la vida bajo el fascismo alemán. Una de sus intenciones fundamentales es mostrar como esta ideología fue incorporada y normalizada por el común del pueblo alemán. Como el horror y el absurdo se volvieron parte del día a día de la gente. La película toda es un gran documento contra la normalización del horror. 

Hoy, muchas voces incluso dentro de la propia izquierda se resisten a aceptar el término “fascismo” para caracterizar al conjunto de cambios políticos y sociales que se están verificando en la sociedad norteamericana de la mano del movimiento MAGA y su principal líder. En un reciente texto publicado por el portal Jacobin, el autor y documentalista Fred Glass polemiza sobre el tema de la pertinencia o no de usar este término para describir el fenómeno político que vive la nación norteamericana. Al respecto apunta: 

“El fascismo es una ideología, un tipo de movimiento de masas y una forma de poder gubernamental capitalista. No sigue un camino predeterminado porque aparece en diferentes lugares en diferentes momentos y se adapta a esas circunstancias. Pero tiene características comunes, y comprenderlas nos ayuda a determinar cómo combatirlo” [1].

Umberto Eco, quien conoció en su niñez el fascismo en Italia, intentó en un texto de 1995, “Ur fascismo o el fascismo eterno”, condensar algunas de las principales características de esta forma política. La primera de estas tesis es que el fascismo no es solo un régimen histórico circunscrito a la experiencia específica de Italia o Alemania, sino una estructura mental y cultural que puede reaparecer en diferentes épocas con otros nombres y formas. Eco alerta, precisamente, contra la simplificación de creer que la reemergencia del fascismo va a ser con camisas pardas, manos alzadas y pabellones de sangre.

Eco apunta que no todas las características que enumera se tienen que dar necesariamente al interior de un proceso protofascista. Sin embargo, dando un rápido vistazo, no resulta difícil notar algunas similitudes con el momento político actual en Estados Unidos. 

En un apretado resumen, encontramos por ejemplo el Culto a la tradición, la idealización del pasado y los valores nacionales y la negación en torno a cualquier diálogo crítico sobre el proyecto gran nacional imperialista del país. La Intolerancia a la disidencia, que van desde amenazas a figuras políticas y mediáticas hasta la militarización violenta de ciudades que se oponen a aceptar las políticas públicas impulsadas por la administración. El Miedo a la diferencia, que alimenta el racismo y la xenofobia. Los extranjeros son presentados como criminales e incluso importantes figuras políticas como el expresidente Barack Obama y su esposa son caricaturizados como simios por el presidente y sus seguidores. Esto, es una sociedad donde emigración y racismo han sostenido un pulso histórico no pocas veces violento, alimenta muchos de los peores prejuicios y recelos de numerosos grupos sociales. 

También encontramos la Apelación a las clases medias frustradas, que son hoy la base fundamental de la que se nutre el movimiento MAGA. Los trabajadores que han perdido sus empleos o han visto precarizados sus ingresos, que temen por su estabilidad financiera, por sus familias y que encuentran en estas explicaciones simplificadoras y promesas vacías un credo al cual aferrarse con la promesa de una mejoría rápida y mágica. La Obsesión con la conspiración, la búsqueda constante de conspiraciones rusas, chinas, demócratas o de cualquier tercero que sirvan como explicación a los conflictos sociales del país, al desempleo, las drogas o la frustración ante una derrota política. 

En este breve sumario no se agotan, por supuesto, las similitudes. Aunque pueda resultar discutible la pertinencia de tal o más cual ejemplo, lo cierto es que hay un espíritu común entre la enumeración hecha por el historiador y filósofo italiano y una parte de la vida política actual de los Estados Unidos. Esa es también la conclusión a la cual arriba Fred Glass en su texto antes mencionado. De hecho concluye apuntando que mientras más rápido aceptemos la naturaleza fascista, o protofascista, del momento actual, más pronto podremos comenzar a articular un frente antifascista activo. 

Y una de las claves de cualquier militancia antifascista hoy es no permanecer indiferentes ni permitir que los grandes medios al servicio del capital normalicen el horror. Así como no hemos permitido, a pesar de todos sus esfuerzos, que normalicen las acciones del ente genocida sionista, no podemos permitirles que normalicen lo que está ocurriendo en Cuba como si fuera un resultado inevitable de la providencia divina. 

Los que refuerzan el criminal cerco a la isla son los mismos que han financiado y financian el sionismo, en clara evidencia de articulación criminal. Frente a esos que desprecian la vida y pretenden hacer del fascismo algo cotidiano, tenemos que actuar y educarnos en el antifascismo. El mundo que pretenden configurar no tiene futuro y será erigido sobre la osamenta de los pueblos. No es solo por Cuba por quien debemos luchar hoy, sino por la humanidad y el único planeta con condiciones para sostener la vida que conocemos. 

[1]     ¿Y si fuera fascismo? – Jacobin Revista

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