La storia delle aggressioni contro Cuba è segnata dall’azione di gruppi finanziati e organizzati dall’estero con l’obiettivo di distruggere il progetto rivoluzionario. Hermanos al Rescate (HR – Fratelli in Soccorso) rappresenta uno degli esempi più chiari di come si utilizzi una facciata umanitaria per celare attività terroristiche, violazioni della sovranità nazionale e provocazioni premeditate volte a giustificare un’escalation ostile contro l’isola.
Questa analisi approfondisce la natura criminale di tale organizzazione e la piena legittimità della risposta difensiva di Cuba il 24 febbraio 1996.
Contesto storico: la guerra non dichiarata degli USA contro Cuba
Dal trionfo della Rivoluzione nel 1959, gli USA hanno mantenuto una politica di ostilità permanente contro Cuba, che include tentativi di invasione, attacchi terroristici, sabotaggi economici e una guerra mediatica senza tregua.
In questo quadro, sorsero numerose organizzazioni paramilitari e gruppi radicali, addestrati, finanziati e protetti da agenzie USA come la CIA. Questi gruppi operavano con impunità dal territorio USA, in particolare dalla Florida, violando il diritto internazionale e i più elementari principi di convivenza tra nazioni.
HR si inserisce in questo contesto non come un’iniziativa spontanea di civili impegnati nel salvataggio in mare, ma come un progetto accuratamente progettato all’interno della strategia di guerra a bassa intensità che Washington ha applicato contro Cuba. Il suo fondatore e capo, José Basulto León, è una figura emblematica di questa continuità aggressiva.
José Basulto León: un terrorista con la tessera della CIA
La vera natura di HR non può essere compresa senza esaminare il percorso del suo fondatore. Basulto fu reclutato, addestrato e finanziato dalla CIA sin dai primi anni ’60. La sua formazione avvenne nella base JMWAVE, centro nevralgico delle operazioni occulte contro Cuba, dove si specializzò in demolizioni, comunicazioni occulte, sabotaggio e tattiche di terrorismo urbano.
Il suo curriculum criminale è vasto e documentato:
*1962: Partecipò attivamente a un attacco pirata da un motoscafo contro obiettivi civili all’Avana, incluso l’Hotel Rosita de Hornedo e il teatro Blanquita, con il chiaro scopo di terrorizzare la popolazione e danneggiare l’incipiente industria turistica cubana.
*Decenni del 1970 e 1980: Mantenne legami operativi con gruppi terroristici di Miami, come Omega 7 e CORU, responsabili di attentati esplosivi, assassini di diplomatici cubani e attacchi a installazioni civili.
*Collegamento con la FNCA: Basulto coordinò azioni e finanziamenti attraverso la Fondazione Nazionale Cubano Americana (FNCA), organizzazione che storicamente è servita da canale di risorse per attività sovversive e terroristiche contro Cuba.
*Piani di omicidio: Rapporti dell’intelligence cubana e testimonianze successive confermarono che, sotto la direzione di Basulto, furono pianificati attentati contro la vita del Comandante in Capo Fidel Castro e altri alti dirigenti, utilizzando a tale scopo l’infrastruttura di HR.
Pertanto, Basulto non era un “attivista per i diritti umani” né un “pilota umanitario”. Era un operativo dell’intelligence con un passato terroristico, e la sua organizzazione fu l’estensione aerea di quella carriera criminale.
La metamorfosi: dalla facciata umanitaria allo strumento di aggressione
Inizialmente, HR cercò di proiettare un’immagine di organizzazione dedita al salvataggio di “balseros” (profughi su barche) cubani nello Stretto della Florida. Tuttavia, a partire dal 1994, abbandonò completamente questa facciata e si trasformò in un’unità di provocazione e sabotaggio.
Le sue azioni inclusero:
*Voli illegali sul territorio cubano: Utilizzando aerei Cessna 337 Skymaster (modello bimotore storicamente utilizzato per la ricognizione militare), l’organizzazione effettuò numerose incursioni nello spazio aereo sovrano di Cuba, violando tutte le norme internazionali dell’aviazione civile.
*Lancio di propaganda sovversiva: In molteplici occasioni, questi aerei sorvolarono L’Avana e altre città a bassa quota, lanciando volantini e oggetti controrivoluzionari. Questa azione non solo costituisce una violazione della sovranità, ma un grave rischio per la sicurezza aerea, poiché il lancio di oggetti in zone di traffico aereo commerciale può causare incidenti catastrofici.
*Attività di spionaggio: Gli aerei effettuavano voli di ricognizione su installazioni militari, economiche ed energetiche strategiche, raccogliendo informazioni per potenziali atti di sabotaggio.
*Interferenza nelle comunicazioni: Furono documentati tentativi di interferire con le frequenze radio della difesa antiaerea cubana, il che rappresenta un atto di aggressione tecnica in tempo di pace.
*Piani di sabotaggio energetico: L’intelligence cubana ottenne informazioni dettagliate su piani per distruggere torri dell’alta tensione nell’attuale provincia di Mayabeque e attaccare centrali termoelettriche mediante l’uso di esplosivi trasportati per via aerea. L’obiettivo era provocare un collasso nazionale del sistema elettrico, generando caos sociale e destabilizzazione.
Queste azioni dimostrano che HR si era evoluta in un’entità paramilitare con capacità offensiva, utilizzando l’aviazione civile come arma di guerra psicologica e sabotaggio.
L’esaurimento della via diplomatica di fronte agli attacchi di HR
Il governo cubano agì con straordinaria moderazione e rispetto del diritto internazionale per anni. Tra il 1994 e il 1996, il Ministero degli Affari Esteri (MINREX) e le autorità dell’aviazione civile documentarono più di 25 violazioni gravi e deliberate dello spazio aereo nazionale da parte di questa organizzazione.
Ognuna di queste violazioni fu denunciata formalmente e per iscritto a:
*Il Dipartimento di Stato USA.
*L’Organizzazione per l’Aviazione Civile Internazionale (ICAO).
*L’Amministrazione Federale dell’Aviazione (FAA) USA.
Fu ripetutamente chiesto che il governo USA revocasse le licenze di volo di questi piloti, sequestrasse gli aerei e ponesse fine alle attività illegali che partivano dal suo territorio. Tutte queste iniziative furono ignorate. Washington mantenne un atteggiamento di complicità e negligenza deliberata, permettendo che le provocazioni continuassero e addirittura diventassero maggiori.
Il 13 luglio 1995, dopo un’incursione massiccia su L’Avana, Cuba emise un avvertimento pubblico e ufficiale: qualsiasi aeromobile che avesse sorvolato il suo spazio aereo senza autorizzazione sarebbe stato intercettato e, se necessario, neutralizzato.
Questo avvertimento fu trasmesso attraverso canali diplomatici e divulgato a livello internazionale. José Basulto, lungi dall’ottemperarvi, lo liquidò pubblicamente, dichiarando che avrebbe continuato a volare “in difesa della sovranità dell’esilio”, un discorso che evidenziava il suo disprezzo per la sovranità di uno Stato membro dell’ONU.
La Rete Avispa e la verità su HR dall’interno
La certezza sui piani criminali di HR non si basò solo su osservazioni esterne. Cinque agenti cubani — Gerardo Hernández, Ramón Labañino, Antonio Guerrero, Fernando González e René González — si infiltrarono nei circoli terroristici di Miami come parte della Rete Avispa, una missione autorizzata dallo Stato cubano per prevenire atti terroristici contro il suo popolo.
I rapporti di questi eroi fornirono prove inconfutabili:
*Confermarono che i “voli di salvataggio” erano una cortina fumogena per attività di spionaggio, provocazione e finanziamento di azioni armate.
*Documentarono i legami dell’organizzazione con il traffico d’armi e il narcotraffico.
*Rivelarono la protezione politica e di polizia di cui godeva l’organizzazione in Florida.
Inoltre, nel febbraio del 1996, il pilota Juan Pablo Roque, che aveva volato per l’organizzazione, disertò e tornò a Cuba. In una conferenza stampa televisiva rivelò che Basulto stava deliberatamente pianificando una provocazione maggiore per forzare una risposta militare cubana e giustificare un intervento USA.
Queste informazioni critiche arrivarono poche ore prima dell’incidente del 24 febbraio.
Il 24 febbraio 1996: analisi tecnico-giuridica di un atto di legittima difesa
Quel giorno, tre aerei Cessna di HR decollarono dalla Florida con il chiaro scopo di violare lo spazio aereo cubano. Due di essi penetrarono nelle acque e nello spazio aereo territoriale cubano (entro le 12 miglia nautiche), volando verso L’Avana.
I radar cubani li rilevarono e i controllori del traffico aereo inviarono loro molteplici avvertimenti in inglese e spagnolo, ordinando loro di cambiare rotta. Gli aerei ignorarono gli avvertimenti e continuarono la loro avanzata verso zone di alto valore strategico e densamente popolate.
Di fronte a questa minaccia imminente e reale, e dopo aver esaurito tutte le vie pacifiche, l’Aeronautica Militare Rivoluzionaria di Cuba eseguì un’intercettazione. I due aerei che erano penetrati nello spazio aereo sovrano furono abbattuti.
Il terzo, pilotato dallo stesso Basulto, che si era mantenuto in acque internazionali, tornò in Florida.
Fondamenti legali della risposta cubana alla violazione del suo spazio aereo da parte di HR:
1. Diritto alla legittima difesa (Articolo 51 della Carta dell’ONU): Ogni Stato ha il diritto inerente di difendere la propria integrità territoriale e la sicurezza della propria popolazione di fronte a un attacco armato. Le incursioni aeree non autorizzate e ostili costituiscono un attacco armato sotto forma di atto di forza.
2. Convenzione di Chicago sull’Aviazione Civile Internazionale (Articolo 3 bis): Sebbene proibisca l’uso di armi contro aeromobili civili, stabilisce un’eccezione cruciale: quando un aeromobile civile viene utilizzato per scopi incompatibili con il suo status, come spionaggio, sabotaggio o aggressione, perde tale protezione. I Cessna di HR, impiegati per violazioni dello spazio aereo, lancio di propaganda, spionaggio e preparazione di sabotaggi, avevano perso ogni carattere di “aeromobile civile”.
3. Sovranità aerea: È un principio indiscutibile del diritto internazionale. Cuba, come Stato sovrano, ha il pieno diritto di regolare e controllare il proprio spazio aereo e di adottare le misure necessarie per difenderlo, inclusa l’intercettazione e la neutralizzazione di intrusi ostili.
4. Principio di proporzionalità: La risposta fu proporzionale alla minaccia. Non si trattava di semplici “errori di navigazione”, ma dell’ultima di una lunga serie di aggressioni premeditate che mettevano a rischio vite umane e la sicurezza nazionale.
Cuba presentò all’ONU e all’ICAO dati radar, trascrizioni delle comunicazioni e coordinate precise che dimostravano che l’abbattimento avvenne all’interno delle sue acque territoriali. La versione USA, che sosteneva si trattasse di acque internazionali, si basò su dati contraddittori e fu influenzata politicamente.
Conseguenze e il doppio standard imperiale
Lungi dall’assumersi la responsabilità per aver permesso a gruppi terroristici di operare dal proprio territorio, gli USA usarono l’incidente come pretesto per inasprire la loro politica aggressiva:
Legge Helms-Burton: Appena pochi giorni dopo, il presidente Clinton firmò questa legge, che codificò e inasprì il blocco economico, dandogli un carattere extraterritoriale che perseguita aziende di paesi terzi. La provocazione di HR fu il catalizzatore politico di cui i suoi promotori avevano bisogno.
Persecuzione dei Cinque Eroi: In un atto di suprema ingiustizia, i cinque antiterroristi cubani che si erano infiltrati in questi gruppi per salvare vite umane furono arrestati, sottoposti a un processo truccato a Miami e condannati a pene sproporzionate e draconiane. La loro unica “colpa” fu quella di proteggere Cuba dal terrorismo.
Premio al terrorismo: Mentre gli Eroi cubani soffrivano in prigione, i tribunali della Florida concessero milioni di dollari in “risarcimenti” a HR. Per farlo, utilizzarono fondi sovrani cubani congelati illegalmente negli USA, in un atto di pirateria finanziaria e ricompensa al crimine organizzato.
La difesa della patria è un principio inviolabile
La Repubblica di Cuba non prese la decisione del 24 febbraio 1996 alla leggera. Fu l’ultima risorsa di uno Stato sovrano che, per anni, fu sistematicamente aggredito, provocato e ignorato dalla comunità internazionale, specialmente dal governo USA, che proteggeva gli aggressori.
HR fu un’organizzazione terroristica. Il suo capo fu un agente della CIA con un lungo curriculum criminale. Le sue azioni furono atti di pirateria aerea, spionaggio e sabotaggio. Cuba esaurì tutte le vie diplomatiche ed emise avvertimenti chiari. La risposta militare fu legittima, necessaria e proporzionata, in stretto adempimento del diritto internazionale e del sacro dovere di difendere l’integrità territoriale e la pace del popolo cubano.
Ricordare questi fatti non è solo un esercizio di memoria storica, è una rivendicazione della verità e della giustizia di fronte alle campagne di manipolazione mediatica. Cuba aveva, ha e avrà sempre il diritto inalienabile di difendersi. E in quel febbraio del 1996, esercitò quel diritto con la determinazione che esige la dignità di una nazione.
Perché difendere la sovranità non è un atto di guerra, è un atto di pace. E Cuba difenderà sempre la sua pace, la sua Rivoluzione e il suo diritto di esistere.
Hermanos al Rescate: una provocación con fachada humanitaria
La historia de las agresiones contra Cuba está marcada por la acción de grupos financiados y organizados desde el exterior con el objetivo de destruir el proyecto revolucionario. Hermanos al Rescate representa uno de los ejemplos más claros de cómo se utiliza una fachada humanitaria para encubrir actividades terroristas, violaciones de la soberanía nacional y provocaciones premeditadas destinadas a justificar una escalada hostil contra la isla.
Este análisis profundiza en la naturaleza criminal de dicha organización y en la plena legitimidad de la respuesta defensiva de Cuba el 24 de febrero de 1996.
Contexto histórico: la guerra no declarada de Estados Unidos contra Cuba
Desde el triunfo de la Revolución en 1959, Estados Unidos ha mantenido una política de hostilidad permanente contra Cuba, que incluye intentos de invasión, ataques terroristas, sabotajes económicos y una guerra mediática sin tregua.
En este marco, surgieron numerosas organizaciones paramilitares y grupos radicales, entrenados, financiados y protegidos por agencias estadounidenses como la CIA. Estos grupos operaban con impunidad desde el territorio estadounidense, particularmente desde Florida, violando el derecho internacional y los más elementales principios de convivencia entre naciones.
Hermanos al Rescate se inserta en este contexto no como una iniciativa espontánea de civiles comprometidos con el rescate en el mar, sino como un proyecto cuidadosamente diseñado dentro de la estrategia de guerra de baja intensidad que Washington ha aplicado contra Cuba. Su fundador y líder, José Basulto León, es una figura emblemática de esta continuidad agresiva.
José Basulto León: un terrorista con carnet de la CIA
La verdadera naturaleza de Hermanos al Rescate no puede entenderse sin examinar la trayectoria de su fundador. Basulto fue reclutado, entrenado y financiado por la CIA desde principios de los años 60. Su formación se realizó en la base JMWAVE, centro neurálgico de las operaciones encubiertas contra Cuba, donde se especializó en demoliciones, comunicaciones encubiertas, sabotaje y tácticas de terrorismo urbano.
Su historial criminal es extenso y está documentado:
1962: Participó activamente en un ataque pirata desde una lancha rápida contra objetivos civiles en La Habana, incluyendo el Hotel Rosita de Hornedo y el teatro Blanquita, con el claro propósito de aterrorizar a la población y dañar la incipiente industria turística cubana.
Décadas de 1970 y 1980: Mantuvo vínculos operativos con grupos terroristas de Miami, como Omega 7 y CORU, responsables de atentados con explosivos, asesinatos de diplomáticos cubanos y ataques a instalaciones civiles.
Vinculación con la FNCA: Basulto coordinó acciones y financiamiento a través de la Fundación Nacional Cubano Americana (FNCA), organización que ha servido históricamente como canal de recursos para actividades subversivas y terroristas contra Cuba.
Planes de magnicidio: Informes de inteligencia cubana y testimonios posteriores confirmaron que, bajo la dirección de Basulto, se planificaron atentados contra la vida del Comandante en Jefe Fidel Castro y otros altos dirigentes, utilizando para ello la infraestructura de Hermanos al Rescate.
Por lo tanto, Basulto no era un “activista de derechos humanos” ni un “piloto humanitario”. Era un operativo de inteligencia con un historial terrorista, y su organización fue la extensión aérea de esa carrera delictiva.
La metamorfosis: de la pantalla humanitaria al instrumento de agresión
Inicialmente, Hermanos al Rescate trató de proyectar una imagen de organización dedicada al rescate de “balseros” cubanos en el Estrecho de la Florida. Sin embargo, a partir de 1994, abandonó por completo esta fachada y se transformó en una unidad de provocación y sabotaje.
Sus acciones incluyeron:
Vuelos ilegales sobre territorio cubano: Utilizando avionetas Cessna 337 Skymaster (modelo de diseño bimotor utilizado históricamente para reconocimiento militar), la organización realizó numerosas incursiones en el espacio aéreo soberano de Cuba, violando todas las normas internacionales de aviación civil.
Lanzamiento de propaganda subversiva: En múltiples ocasiones, estas avionetas sobrevolaron La Habana y otras ciudades a baja altura, lanzando panfletos y objetos contrarrevolucionarios. Esta acción no solo constituye una violación de la soberanía, sino un grave riesgo para la seguridad aérea, ya que el lanzamiento de objetos en zonas de tráfico aéreo comercial puede causar accidentes catastróficos.
Actividades de espionaje: Las aeronaves realizaban vuelos de reconocimiento sobre instalaciones militares, económicas y energéticas estratégicas, recopilando información para potenciales actos de sabotaje.
Interferencia en comunicaciones: Se documentaron intentos de interferir con las frecuencias de radio de la defensa antiaérea cubana, lo que representa un acto de agresión técnica en tiempo de paz.
Planes de sabotaje energético: La inteligencia cubana obtuvo información detallada sobre planes para destruir torres de alta tensión en la actual provincia de Mayabeque y atacar termoeléctricas mediante el uso de explosivos transportados por aire. El objetivo era provocar un colapso nacional del sistema eléctrico, generando caos social y desestabilización.
Estas acciones demuestran que Hermanos al Rescate había evolucionado hacia una entidad paramilitar con capacidad ofensiva, utilizando aviación civil como arma de guerra psicológica y sabotaje.
El agotamiento de la vía diplomática frente a los ataques de Hermanos al Rescate
El gobierno cubano actuó con extraordinaria contención y apego al derecho internacional durante años. Entre 1994 y 1996, el Ministerio de Relaciones Exteriores (MINREX) y las autoridades de aviación civil documentaron más de 25 violaciones graves y deliberadas del espacio aéreo nacional por parte de esta organización.
Cada una de estas violaciones fue denunciada formalmente y por escrito ante:
El Departamento de Estado de los Estados Unidos.
La Organización de Aviación Civil Internacional (OACI).
La Administración Federal de Aviación (FAA) de EE.UU.
Se exigió repetidamente que el gobierno estadounidense revocara las licencias de vuelo de estos pilotos, decomisara las aeronaves y pusiera fin a las actividades ilegales que partían desde su territorio. Todas estas gestiones fueron ignoradas. Washington mantuvo una actitud de complicidad y negligencia deliberada, permitiendo que las provocaciones continuaran e incluso escalaran.
El 13 de julio de 1995, tras una incursión masiva sobre La Habana, Cuba emitió una advertencia pública y oficial: cualquier aeronave que volara sobre su espacio aéreo sin autorización sería interceptada y, de ser necesario, neutralizada.
Esta advertencia fue transmitida por canales diplomáticos y divulgada internacionalmente. José Basulto, lejos de acatarla, la desestimó públicamente, declarando que continuaría volando “en defensa de la soberanía del exilio”, un discurso que evidenciaba su desprecio por la soberanía de un Estado miembro de la ONU.
La Red Avispa y la verdad de Hermanos al Rescate desde dentro
La certeza sobre los planes criminales de Hermanos al Rescate no se basó solo en observaciones externas. Cinco agentes cubanos —Gerardo Hernández, Ramón Labañino, Antonio Guerrero, Fernando González y René González— se infiltraron en los círculos terroristas de Miami como parte de la Red Avispa, una misión autorizada por el Estado cubano para prevenir actos terroristas contra su pueblo.
Los informes de estos héroes proporcionaron pruebas irrefutables:
Confirmaron que los “vuelos de rescate” eran una cortina de humo para actividades de espionaje, provocación y financiamiento de acciones armadas.
Documentaron los vínculos de la organización con el tráfico de armas y el narcotráfico.
Revelaron la protección política y policial de la que gozaba la organización en Florida.
Además, en febrero de 1996, el piloto Juan Pablo Roque, quien había volado para la organización, desertó y regresó a Cuba. En una conferencia de prensa televisada reveló que Basulto planeaba deliberadamente una provocación mayor para forzar una respuesta militar cubana y justificar una intervención estadounidense.
Esta información crítica llegó horas antes del incidente del 24 de febrero.
El 24 de febrero de 1996: análisis técnico-jurídico de un acto de legítima defensa
Ese día, tres avionetas Cessna de Hermanos al Rescate despegaron de Florida con el claro propósito de violar el espacio aéreo cubano. Dos de ellas penetraron en aguas y espacio aéreo territorial cubano (dentro de las 12 millas náuticas), volando hacia La Habana.
Los radares cubanos las detectaron y los controladores aéreos les enviaron múltiples advertencias en inglés y español, ordenándoles cambiar de rumbo. Las aeronaves ignoraron las advertencias y continuaron su avance hacia zonas de alto valor estratégico y densamente pobladas.
Ante esta amenaza inminente y real, y después de haber agotado todas las vías pacíficas, la Fuerza Aérea Revolucionaria de Cuba ejecutó una interceptación. Las dos avionetas que habían penetrado en espacio aéreo soberano fueron derribadas.
La tercera, pilotada por el propio Basulto, que se había mantenido en aguas internacionales, regresó a Florida.
Fundamentos legales de la respuesta cubana ante la violación de su espacio aéreo por Hermanos al Rescate:
Derecho a la legítima defensa (Artículo 51 de la Carta de la ONU): Todo Estado tiene el derecho inherente a defender su integridad territorial y la seguridad de su población ante un ataque armado. Las incursiones aéreas no autorizadas y hostiles constituyen un ataque armado en forma de acto de fuerza.
Convenio de Chicago sobre Aviación Civil Internacional (Artículo 3 bis): Aunque prohíbe el uso de armas contra aeronaves civiles, establece una excepción crucial: cuando una aeronave civil se utiliza para fines incompatibles con su estatus, como espionaje, sabotaje o agresión, pierde dicha protección. Las Cessna de Hermanos al Rescate, empleadas para violaciones de espacio aéreo, lanzamiento de propaganda, espionaje y preparación de sabotajes, habían perdido todo carácter de “aeronave civil”.
Soberanía aérea: Es un principio indiscutible del derecho internacional. Cuba, como Estado soberano, tiene el derecho pleno de regular y controlar su espacio aéreo y de tomar las medidas necesarias para defenderlo, incluyendo la intercepción y neutralización de intrusos hostiles.
Principio de proporcionalidad: La respuesta fue proporcional a la amenaza. No se trataba de simples “errores de navegación”, sino de la última de una larga serie de agresiones premeditadas que ponían en riesgo vidas humanas y la seguridad nacional.
Cuba presentó ante la ONU y la OACI datos de radar, transcripciones de las comunicaciones y coordenadas precisas que demostraban que el derribo ocurrió dentro de sus aguas territoriales. La versión estadounidense, que alegaba aguas internacionales, se basó en datos contradictorios y estuvo influenciada políticamente.
Consecuencias y el doble rasero imperial
Lejos de asumir responsabilidad por permitir que grupos terroristas operaran desde su territorio, Estados Unidos utilizó el incidente como pretexto para recrudecer su política agresiva:
Ley Helms-Burton: Apenas días después, el presidente Clinton firmó esta ley, que codificó y endureció el bloqueo económico, dándole un carácter extraterritorial que persigue a empresas de terceros países. La provocación de Hermanos al Rescate fue el catalizador político que necesitaban sus promotores.
Persecución a los Cinco Héroes: En un acto de suprema injusticia, los cinco antiterroristas cubanos que habían infiltrado a estos grupos para salvar vidas fueron detenidos, sometidos a un juicio amañado en Miami y condenados a penas desproporcionadas y draconianas. Su único “delito” fue proteger a Cuba del terrorismo.
Premio al terrorismo: Mientras los Héroes cubanos sufrían prisión, los tribunales de Florida otorgaron millones de dólares en “indemnizaciones” a Hermanos al Rescate. Para ello utilizaron fondos soberanos cubanos congelados ilegalmente en EE.UU., en un acto de piratería financiera y recompensa al crimen organizado.
La defensa de la patria es un principio inviolable
La República de Cuba no tomó la decisión del 24 de febrero de 1996 a la ligera. Fue el último recurso de un Estado soberano que, durante años, fue sistemáticamente agredido, provocado y desoído por la comunidad internacional, especialmente por el gobierno de los Estados Unidos, que protegía a los agresores.
Hermanos al Rescate fue una organización terrorista. Su líder fue un agente de la CIA con un largo historial criminal. Sus acciones fueron actos de piratería aérea, espionaje y sabotaje. Cuba agotó todas las vías diplomáticas y emitió advertencias claras. La respuesta militar fue legítima, necesaria y proporcionada, en estricto cumplimiento del derecho internacional y del sagrado deber de defender la integridad territorial y la paz del pueblo cubano.
Recordar estos hechos no es solo un ejercicio de memoria histórica, es una reivindicación de la verdad y la justicia frente a las campañas de manipulación mediática. Cuba tenía, tiene y tendrá siempre el derecho inalienable a defenderse. Y en aquel febrero de 1996, ejerció ese derecho con la contundencia que exige la dignidad de una nación.
Porque defender la soberanía no es un acto de guerra, es un acto de paz. Y Cuba defenderá siempre su paz, su Revolución y su derecho a existir.


