USA e l’industria dell’odio: 3 miliardi di $ per destabilizzare Cuba

Le vittime di questa guerra psicologica sono i poveri delle favelas e dei quartieri dimenticati; loro perdono la salute quando l’assedio riesce a scacciare le brigate. Per contrasto, la solidarietà nasce dall’empatia, l’ostilità sopravvive solo grazie ai finanziamenti di Washington

Jean Flores Quintana

La criminalizzazione di Cuba sulla stampa occidentale funziona come un ingranaggio sistemico oliato per quasi settant’anni. Questa ostilità risponde a una pianificazione finanziata con rigore industriale da Washington, generando una “sedimentazione mediatica” dove strati di menzogne accumulate offuscano l’opinione pubblica a un costo verificabile.

Le cifre risultano lapidarie: incrociando i bilanci della CIA con le partite dell’Ufficio per la Responsabilità Governativa (GAO), il dato è brutale: Washington ha sprecato più di 3 miliardi di $ per finanziare questa offensiva.

Questo bilancio inietta risorse in un’architettura dell’inganno e nella demolizione economica tipica di una Guerra Ibrida. L’aggressione è mutata in quattro momenti storici, tutti orientati a proscrivere la Rivoluzione e a trasformare l’Isola in un laboratorio di monito per la regione.

Durante il periodo del terrore e della propaganda nera (1959-1984), la CIA dettava la narrativa mentre eseguiva il sabotaggio fisico. Rapporti del Comitato Church confermano che l’Operazione Mockingbird (tordo) infiltrò le redazioni per manipolare l’opinione pubblica, mentre la stazione JM/WAVE a Miami operava come un esercito parallelo.

Quella base, superata solo da Langley, possedeva una flotta navale e aerea propria con fondi illimitati per far saltare raffinerie e bruciare raccolti. La stampa facilitò la copertura: bollò il medico come “guerrigliero” e gli aiuti come “ingerenza”, validando il terrorismo di Stato agli occhi del mondo.

Nella seconda fase, si istituzionalizzò l’assedio (1985-2000) mediante la Legge Helms-Burton e l’invasione radioelettrica di Radio Martí. Il ricercatore Tracey Eaton, attraverso il Cuba Money Project, ha verificato i contratti federali e documentato come i fondi milionari per la “promozione della democrazia” abbiano comprato lealtà in redazioni chiave del continente.

L’accademico Salim Lamrani ha comprovato statisticamente la manipolazione: i grandi media hanno taciuto gli indici di sviluppo umano dell’ONU per imporre la narrativa dello “Stato Paria” e la falsa accusa di armi biologiche.

In questa fase, la stampa ha agito come il braccio comunicazionale dell’OFAC — la polizia finanziaria del Dipartimento del Tesoro —; hanno criminalizzato l’immagine dell’Isola per giustificare la persecuzione bancaria globale e provocare la morte civile della sua economia.

Il nuovo secolo ha inaugurato la Guerraciberspaziale (2001-2018). L’USAID — cavallo di Troia che usa l’assistenza umanitaria per mascherare colpi di stato morbidi — ha riversato massiccio capitale in una rete di terminali mediatici per intossicare l’ambiente digitale.

Questa agenzia opera come un tentacolo dell’intelligence che subappalta l’aggressione politica, permettendo a Washington di infrangere sovranità sotto una maschera filantropica. Lì è stata concepita la matrice della “schiavitù moderna” per far saltare la cooperazione Sud-Sud.

Washington ha scritto la partitura, ma El Mercurio, O Globo e Clarín hanno eseguito la sinfonia per odio di classe. Questi monopoli hanno imposto la calunnia che i medici fossero “agenti del G2” e gli insegnanti “indottrinatori”, istigando al linciaggio per espellere le brigate dalla zona.

Oggi domina l’industria dell’odio programmato (2019-2026). Sotto il controllo degli algoritmi, questo tempo è definito da fattorie di bot la cui sincronizzazione nell’attacco #SOSCuba è stata smascherata da Julián Macías Tovar.

La tirannia del codice impone un racconto egemonico che ripete il mantra dello “Stato Fallito”: usano ogni blackout o penuria — figli diretti della guerra economica — come prova di un “collasso sistemico” o “inettitudine”.

Quella strombazzatura sulla crisi convive con il silenzio sui successi: occultano i risultati della biotecnologia cubana — vaccini propri e farmaci d’avanguardia — per vendere una rovina irreversibile che esiga intervento, non rispetto.

L’assedio a L’Avana guarda alla mappa ma punta al continente: cerca di disciplinare i processi popolari dell’America Latina. Le oligarchie usano la “paura di Cuba” come un grillo interno per frenare qualsiasi riforma strutturale.

Criminalizzare l’Isola traccia una linea rossa estorsiva: stigmatizzano la sovranità sotto la minaccia di “cubanizzare” la gestione, rendendo l’attacco alla Rivoluzione un avviso sanguinoso per chiunque sfidi l’ordine. Prendersi cura della verità su Cuba è, in sostanza, un atto di autodifesa per qualsiasi forza politica che cerchi l’emancipazione.

Il costo umano di questa fissazione è criminale. Con i 3 miliardi di $ bruciati in propaganda, si sarebbero potuti costruire 150 ospedali di alta complessità o dare borse di studio a 200000 medici. I popoli comprendono che, con questi fondi, Cuba avrebbe moltiplicato la sua sanità internazionalista.

Le vittime di questa guerra psicologica sono i poveri delle favelas e dei quartieri dimenticati; loro perdono la salute quando l’assedio riesce a scacciare le brigate. La verità resiste per contrasto: la solidarietà nasce dall’empatia, l’ostilità sopravvive solo grazie ai finanziamenti di Washington.

Rompere questa egemonia richiede memoria storica. Ogni colpo a Cuba è un proiettile alla sovranità di tutta l’America Latina.

Estados Unidos y la industria del odio: 3.000 millones de dólares para desestabilizar Cuba

 Las víctimas de esta guerra psicológica son los pobres de las favelas y barrios olvidados; ellos pierden salud cuando el asedio logra desterrar a las brigadas, por contraste, la solidaridad nace de la empatía, la hostilidad solo sobrevive bajo el flujo de caja de Washington 

Jean Flores Quintana 

La criminalización de Cuba en la prensa occidental funciona como un engranaje sistémico aceitado durante casi setenta años. Esta hostilidad responde a una planificación financiada con rigor industrial desde Washington, generando una “sedimentación mediática” donde capas de mentiras acumuladas nublan la opinión pública bajo un costo auditable. 

Las cifras resultan lapidarias: al cruzar los balances de la CIA con las partidas de la Oficina de Responsabilidad Gubernamental (GAO), el dato es brutal: Washington malgastó más de 3.000 millones de dólares en costear esta ofensiva. 

Ese presupuesto inyecta recursos a una arquitectura del engaño y a la demolición económica propia de una Guerra Híbrida. La agresión mutó en cuatro momentos históricos, todos orientados a proscribir la Revolución y convertir a la Isla en un laboratorio de escarmiento para la región. 

Durante el periodo de terror y propaganda negra (1959-1984), la CIA dictó la narrativa mientras ejecutaba el sabotaje físico. Informes del Comité Church ratifican que la Operación Sinsonte (Mockingbird) infiltró redacciones para manipular la opinión pública, al tiempo que la estación JM/WAVE en Miami operaba como un ejército paralelo. 

Aquella base, superada solo por Langley, poseía flota naval y aérea propia con fondos ilimitados para reventar refinerías y quemar cosechas. La prensa facilitó la cobertura: tildó al médico de “guerrillero” y a la ayuda de “injerencia”, validando el terrorismo de Estado ante los ojos del mundo. 

En la segunda fase, se institucionalizó el asedio (1985-2000) mediante la Ley Helms-Burton y la invasión radioeléctrica de Radio Martí. El investigador Tracey Eaton, a través del Cuba Money Project, auditó los contratos federales y documentó cómo los fondos millonarios para la “promoción de la democracia” compraron lealtades en redacciones clave del continente. 

El académico Salim Lamrani comprobó estadísticamente la manipulación: los grandes medios silenciaron los índices de desarrollo humano de la ONU para imponer la narrativa del “Estado Paria” y la falsa acusación de armas biológicas. 

En esta etapa, la prensa actuó como el brazo comunicacional de la OFAC —la policía financiera del Departamento del Tesoro—; criminalizaron la imagen de la Isla para justificar la persecución bancaria global y provocar la muerte civil de su economía.

El nuevo siglo inauguró la Ciberguerra (2001-2018). La USAID —caballo de Troya que usa la asistencia humanitaria para encubrir golpes blandos— volcó capital masivo en una red de terminales mediáticas para intoxicar el entorno digital.

Esta agencia opera como un tentáculo de inteligencia que subcontrata la agresión política, permitiendo a Washington quebrar soberanías bajo un disfraz filantrópico. Allí se gestó la matriz de la “esclavitud moderna” para reventar la cooperación Sur-Sur.

Washington escribió la partitura, pero El Mercurio, O Globo y Clarín ejecutaron la sinfonía por odio de clase. Estos monopolios impusieron la calumnia de que los médicos eran “agentes del G2” y los maestros “adoctrinadores”, instigando el linchamiento para expulsar a las brigadas de la zona.

Hoy domina la industria del odio programado (2019-2026). Bajo el control de algoritmos, este tiempo se define por granjas de bots cuya sincronización en el ataque #SOSCuba fue expuesta por Julián Macías Tovar.

La tiranía del código impone un relato hegemónico que repite el mantra del “Estado Fallido”: usan cada apagón o escasez —hijos directos de la guerra económica— como prueba de un “colapso sistémico” o “ineptitud”.

Esa estridencia sobre la crisis convive con el silencio sobre los éxitos: tapan los logros de la biotecnología cubana —vacunas propias y fármacos de vanguardia— para vender una ruina irreversible que exija intervención, no respeto.

El cerco a La Habana mira al mapa pero apunta al continente: busca disciplinar los procesos populares de América Latina. Las oligarquías usan el “miedo a Cuba” como un grillete interno para frenar cualquier reforma estructural.

El costo humano de esta fijación es criminal. Con los 3.000 millones de dólares quemados en propaganda, se habrían levantado 150 hospitales de alta complejidad o becado a 200.000 médicos

Criminalizar a la Isla traza una línea roja extorsiva: estigmatizan la soberanía bajo la amenaza de “cubanizar” la gestión, volviendo el ataque a la Revolución un aviso sangriento para quien desafíe el orden. Cuidar la verdad sobre Cuba es, en esencia, un acto de autodefensa para cualquier fuerza política que busque la emancipación.

El costo humano de esta fijación es criminal. Con los 3.000 millones de dólares quemados en propaganda, se habrían levantado 150 hospitales de alta complejidad o becado a 200.000 médicos. Los pueblos comprenden que, con esos fondos, Cuba habría multiplicado su salud internacionalista.

Las víctimas de esta guerra psicológica son los pobres de las favelas y barrios olvidados; ellos pierden salud cuando el asedio logra desterrar a las brigadas. La verdad resiste por contraste: la solidaridad nace de la empatía, la hostilidad solo sobrevive bajo el flujo de caja de Washington.

 Romper esta hegemonía requiere memoria histórica. Cada golpe a Cuba es un balazo a la soberanía de toda América Latina.

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