Intervista all’ambasciatore di Cuba, Eugenio Martínez, in Messico

“Il blocco è violento, ma l’idea di resistere è nel nostro DNA”

Emir Olivares Alonso e Arturo Sánchez Jiménez

 

La “criminale guerra economica” degli USA contro Cuba tine l’economia dell’isola “semi-paralizzata”, afferma l’ambasciatore di quel Paese in Messico, Eugenio Martínez Enríquez.

In un’intervista a La Jornada, sottolinea che la strategia di Washington, basata su “fandonie” e motivata dal desiderio di un’antica élite cubana di tornare al potere che la rivoluzione le ha strappato, ha un’implicazione economica “violenta” nella vita quotidiana dei quasi 10 milioni di abitanti della nazione antillana.

La risposta a questa nuova aggressione, ritiene, sta nella convinzione del suo popolo: “L’idea di resistere è nel DNA cubano… Non c’è intenzione di arrendersi; troveremo un modo per continuare a vivere con dignità”.

Il colpo di grazia delle azioni contro Cuba, sottolinea, è stata la minaccia del presidente USA, Donald Trump, di imporre dazi alle nazioni che commerciano petrolio con l’isola. “Stiamo lavorando praticamente con importazione di carburante pari a zero”.

Nella sede dell’ambasciata, il neoarrivato rappresentante dell’Avana descrive le conseguenze dell’asfissia economica orchestrata da oltre sei decenni.

“La nostra economia funziona con difficoltà. Abbiamo visto calare il PIL, smesso di fornire servizi che prima offrivamo, perso la capacità di generare energia elettrica, perso entrate dalla cooperazione internazionale, perso visitatori a causa della persecuzione del governo USA, ci hanno bloccato le rimesse”.

Individua come principale attore di questa politica “ostile” il volto più visibile degli anticastristi in Florida e oggi Segretario di Stato USA, Marco Rubio.

Un’altra protagonista, afferma, è la integrante della Commissione Interamericana dei Diritti Umani (CIDH), Rosa María Payá, anticastrista statunitense nata all’Avana, che recentemente ha partecipato in Messico a un forum di estrema destra contro il governo cubano.

Fidel Castro e i tempi interessanti

 

Su Fidel Castro, sostiene: “non possiamo dimenticarlo e meno che mai ora. Quando qualcuno gli diceva: ‘arrivano tempi difficili’, rispondeva: ‘no, arrivano tempi interessanti’. L’idea che al brutto tempo, buona faccia, soluzioni creative e più impegno è nel DNA di Cuba e del nostro governo”.

Nella complessa situazione che il suo popolo sta attraversando, l’ambasciatore ringrazia per il sostegno internazionale. Nel caso del Messico, si riferisce al “fermo” appoggio della presidentessa Claudia Sheinbaum Pardo e alla solidarietà popolare.

– Qual è la situazione a Cuba con l’inasprimento del blocco?

– Stiamo attraversando una delle maggiori difficoltà economiche (della storia), e la causa principale è l’ostilità del governo USA, che è criminale. Il presidente USA ha preso possesso il 20 gennaio 2025 e quel giorno ha emesso diversi ordini esecutivi. Tre riguardavano Cuba, incluso il reinserimento dell’isola nella lista degli stati che presumibilmente sponsorizzano il terrorismo, dalla quale appena sei giorni prima Joe Biden ci aveva tolto. Come può in sei giorni Cuba essere diventata uno Stato che sponsorizza il terrorismo? Questo, che politicamente è una fandonia, ha un’implicazione economica violenta.

– In cosa consiste questa implicazione economica violenta?

– Più di 40 banche internazionali hanno smesso di avere relazioni con noi; non possiamo acquistare un prodotto che contenga il 10% di componenti USA; ci tagliano la visita di migliaia di stranieri, che è una delle principali fonti di entrata del Paese, con la minaccia di ritirare loro il visto. Ci estromettono praticamente dal sistema finanziario internazionale. E di conseguenza, la nostra economia funziona con difficoltà ed è semi-paralizzata.

“Ci sono oltre 60mila interventi chirurgici o cure mediche per bambini in arretrato, decine di migliaia di donne incinte a rischio di perdere i loro bambini, ci sono interruzioni elettriche non programmate. Se vuoi definire cos’è una guerra economica, non andare lontano, esamina tutto ciò che gli USA fanno contro Cuba”.

“Abbiamo un piano”

 

Riguardo a come affrontare la situazione che si vive a Cuba, risponde:

– Abbiamo un piano. L’abbiamo già fatto prima e siamo sopravvissuti. Abbiamo dovuto riadeguare il funzionamento del Paese con la sospensione di attività non principali e accelerare la produzione energetica rinnovabile. In un anno, Cuba è passata dal produrre il 3% della sua energia da tali fonti, al 10% con l’installazione di mille megawatt di pannelli solari.

– Qual è l’impatto del recente blocco dei combustibili?

– Sebbene il Paese abbia idrocarburi nel suo letto marittimo e nel suo territorio, è insufficiente. Possiamo coprire il 30% della domanda nazionale di greggio, ma l’altro 70 va cercato altrove. Siamo in una situazione molto difficile e il popolo cubano lo sta sentendo.

“Cuba importava combustibile principalmente dal Venezuela. Quel flusso è stato sospeso a causa della minaccia USA. Ricevevamo anche dal Messico tramite un accordo commerciale. Spesso dicono che era un ‘regalo’ e mi sembra offensivo, perché si tratta di un accordo commerciale e Cuba rispettava i pagamenti. Oggi l’accordo non è sospeso, ma sì le forniture”.

– Che motivazione vede dietro la politica di Washington?

– C’è un desiderio di un settore residente in Florida di tornare al potere che hanno avuto e che la rivoluzione ha tolto loro. Questo gruppo spinge per il rovesciamento del governo legittimo cubano e il cambio del sistema. E secondo, l’esempio che rappresenta Cuba come alternativa ai sistemi di dominio capitalista è una motivazione per distruggerlo. Il fatto che dopo questa guerra economica prolungata Cuba resista ancora, esercita un’influenza affinché i popoli continuino a resistere e non si arrendano.

– Che ruolo ha giocato Marco Rubio in questa situazione?

– Il suo ruolo è fondamentale. C’è una leggenda secondo cui la sua famiglia se ne andò da Cuba fuggendo dalla repressione, e probabilmente fu dalla repressione di Batista, perché lui non è nato a Cuba; i suoi genitori se ne andarono non per la rivoluzione, ma per altri motivi. Ha un’ossessione per Cuba e risponde agli interessi dei gruppi che vogliono tornare a ciò che esisteva oltre 60 anni fa. È uno degli autori del cosiddetto “blocco perfetto”, in cui pensano a come diminuire le entrate dell’isola. La sua influenza è molto grande ed è uno dei maggiori responsabili del fatto che il popolo cubano stia soffrendo. Lungi dall’accumulare consenso nell’isola, accumula rifiuto. Ebbe l’idea che a Cuba non potesse arrivare carburante. E quel costo politico lo dovrà pagare!

– Come osserva l’attivismo della commissaria Payá?

– Non ho dubbi che lei sia parte di quel gruppo. Come mai una cittadina nata a Cuba viene proposta dagli USA per la CIDH? Con quali meriti? Solo uno, il suo legame con i piani per rovesciare il legittimo governo cubano.

– Ci sono possibilità di dialogo con gli USA?

– Abbiamo relazioni diplomatiche formalizzate nel 2015 e non si sono rotte. Ci sono canali diplomatici di comunicazione piuttosto deteriorati. Il governo di Cuba ha manifestato pubblicamente e chiaramente la sua disposizione a un dialogo serio e responsabile, sulla base del rispetto. Siamo sicuri che si possa trovare soluzione a questioni bilaterali importanti e conversare sui temi in cui abbiamo differenze. E questo il governo USA lo sa.

– Qual è la possibilità che il Messico sia mediatore?

– È pubblica l’offerta del governo del Messico, e l’ha fatta in privato ai nostri funzionari. Apprezziamo questa disponibilità.

Ringraziamento al Messico

 

Sul sostegno del Messico al popolo cubano, dice che “la Presidentessa è stata enfatica e ferma nel difendere il diritto del Messico alle sue relazioni con Cuba, ad aiutarla e a non rinunciare a una normale relazione economico-commerciale che includa la fornitura di combustibili. Questa manifestazione è stata accompagnata da aiuti concreti del governo del Messico e da manifestazioni della società civile messicana. Il popolo cubano ha un’enorme gratitudine”.

– Cosa pensa del fatto che Trump abbia rilanciato la dottrina Monroe?

– Non ho dubbi che ci sia un’applicazione aggiornata e pericolosa di quella dottrina. L’attuale governo USA ha detto che è in vigore e cerca di rafforzare l’idea che l’emisfero occidentale sia di suo dominio. È l’imperialismo allo scoperto. Confido nella reazione dei nostri popoli e governi; devono avere la coscienza di resistere.

– È una nuova guerra fredda?

– Non so se questo sia il termine corretto, ma c’è una nuova fase nelle relazioni internazionali caratterizzata dal disconoscimento di principi del diritto internazionale. Si può assistere a un genocidio, come a Gaza, con poca opposizione, ai pretesti per un bombardamento e al rapimento di un presidente. Se non c’è resistenza per mantenere norme minime di convivenza, potremmo trovarci in una situazione di grande pericolo e instabilità internazionale.


“El bloqueo violenta, pero la idea de resistir está en nuestro ADN”: embajador de Cuba, Eugenio Martínez

Emir Olivares Alonso y Arturo Sánchez Jiménez

La “criminal guerra económica” de Estados Unidos contra Cuba tiene a la economía de la isla “semiparalizada”, afirma el embajador de ese país en México, Eugenio Martínez Enríquez. 

En entrevista con La Jornada, enfatiza que la estrategia de Washington, basada en “patrañas” y motivada por el deseo de una añeja élite cubana por regresar al poder que la revolución le arrebató, tiene una implicación económica “violenta” en el día a día de los casi 10 millones de habitantes de la nación antillana. 

La respuesta a esta nueva agresión, considera, está en la convicción de su pueblo: “La idea de resistir está en el ADN cubano… No hay intención de rendirse; hallaremos una forma de seguir viviendo con dignidad”. 

La puntilla de las acciones contra Cuba, remarca, ha sido la amenaza del presidente estadunidense, Donald Trump, de imponer aranceles a naciones que comercien petróleo con la isla. “Estamos trabajando prácticamente con cero importación de combustible”. 

En la sede de la embajada, el recién llegado representante de La Habana describe consecuencias de la asfixia económica orquestada desde hace más de seis décadas. 

“Nuestra economía funciona con dificultad. Hemos decaído el PIB, dejado de prestar servicios que antes dábamos, perdido la capacidad de generar energía eléctrica, perdido ingresos por cooperación internacional, perdido visitantes por la persecución del gobierno de Estados Unidos, nos han bloqueado remesas.” 

Ubica como principal actor de esa política “hostil” a la cara más visible de los anticastristas en Florida y hoy secretario de Estado de Estados Unidos, Marco Rubio. 

Otra protagonista, afirma, es la integrante de la Comisión Interamericana de Derechos Humanos (CIDH), Rosa María Payá, anticastrista estadunidense nacida en La Habana, quien recientemente participó en México en un foro de ultraderecha contra el gobierno cubano. 

Fidel Castro y los tiempos interesantes 

Sobre Fidel Castro, sostiene: “no podemos olvidarlo y menos ahora. Cuando alguien le decía: ‘vienen tiempos difíciles’, respondía: ‘no, vienen tiempos interesantes’. La idea de que al mal tiempo, buena cara, soluciones creativas y más esfuerzo está en el ADN de Cuba y en nuestro gobierno”. 

En la compleja situación que atraviesa su pueblo, el embajador agradece el apoyo internacional. En el caso de México, se refiere al “firme” respaldo de la presidenta Claudia Sheinbaum Pardo y la solidaridad popular. 

–¿Cuál es la situación en Cuba con el recrudecimiento del bloqueo? 

–Estamos en una de las mayores dificultades económicas (de la historia), y la principal causa es la hostilidad del gobierno de Estados Unidos, que es criminal. El presidente de Estados Unidos tomó posesión el 20 de enero de 2025 y ese día emitió varias órdenes ejecutivas. Tres tenían que ver con Cuba, incluida la reincorporación de la isla a la lista de estados que supuestamente patrocinan el terrorismo, de la que apenas seis días antes Joe Biden nos había sacado. ¿Cómo en seis días Cuba se convirtió en un Estado que patrocina el terrorismo? Eso, que políticamente es una patraña, tiene una implicación económica violenta. 

–¿En qué consiste esa implicación económica violenta? 

–Más de 40 bancos internacionales dejaron de tener relaciones con nosotros; no podemos adquirir un producto que contenga 10 por ciento de componentes de Estados Unidos; nos cortan la visita de miles de extranjeros, que es una de las principales fuentes de ingresos del país, bajo amenaza de retirarles la visa. Nos sacan prácticamente del sistema financiero internacional. Y por lo tanto, nuestra economía funciona con dificultad y está semiparalizada. 

“Hay más de 60 mil cirugías o atenciones médicas a niños atrasadas, decenas de miles de mujeres embarazadas con riesgo de perder a sus bebés, hay cortes eléctricos no planificados. Si usted quiere definir qué es una guerra económica, no vaya muy lejos, revise todo lo que Estados Unidos hace contra Cuba”. 

“Tenemos un plan” 

Respecto a cómo enfrentar la situación que se vive en Cuba, responde: 

–Tenemos un plan. Antes lo hemos hecho y hemos sobrevivido. Hemos tenido que reajustar el funcionamiento del país con la suspensión de actividades no principales y acelerar la producción energética renovable. En un año, Cuba pasó de producir 3 por ciento de su energía a partir de esas fuentes, al 10 por ciento con la instalación de mil megavatios de paneles solares. 

–¿Cuál es el impacto del reciente bloqueo de combustibles? 

–Aunque el país tiene hidrocarburos en su lecho marítimo y en su territorio, es insuficiente. Podemos cubrir 30 por ciento de la demanda nacional de crudo, pero el otro 70 hay que buscarlo. Estamos en una situación muy difícil y el pueblo cubano lo está sintiendo. 

“Cuba importaba combustible de Venezuela, mayoritariamente. Ese flujo se suspendió por la amenaza de Estados Unidos. También recibíamos de México por un acuerdo comercial. Muchas veces hablan de que era un ‘regalo’ y me parece ofensivo, porque se trata de un acuerdo comercial y Cuba cumplía con los pagos. Hoy no está suspendido el acuerdo, pero sí los suministros”. 

–¿Qué motivación ve detrás de la política de Washington? 

–Hay un deseo de un sector radicado en Florida de regresar al poder que tuvieron y que la revolución les quitó. Ese grupo impulsa el derrocamiento del gobierno legítimo cubano y el cambio del sistema. Y segundo, el ejemplo que representa Cuba como alternativa a los sistemas de dominación capitalista es una motivación para destruirlo. El que tras esta guerra económica prolongada Cuba aún se sostenga, ejerce influencia para que los pueblos sigan resistiendo y no se rindan. 

–¿Qué rol ha jugado Marco Rubio en esta situación? 

–Su papel es fundamental. Hay una leyenda de que su familia se fue de Cuba huyendo de la represión, y seguramente fue de la represión de Batista, porque no nació en Cuba; sus padres se fueron no por la revolución, sino por otros motivos. Tiene una obsesión con Cuba y responde a los intereses de los grupos que quieren regresar a lo que había hace más de 60 años. Es uno de los autores del llamado “bloqueo perfecto”, en que piensan cómo disminuir los ingresos de la isla. Su influencia es muy grande y es uno de los mayores responsables de que el pueblo cubano esté sufriendo. Lejos de acumular apoyo en la isla, acumula rechazo. Él tuvo la idea de que a Cuba no podía llegar combustible. ¡Y ese costo político lo tendrá que pagar! 

–¿Cómo observa el activismo de la comisionada Payá? 

–No me cabe duda de que ella es parte de ese grupo. ¿Cómo una ciudadana nacida en Cuba es propuesta por Estados Unidos para la CIDH? ¿Con qué méritos? Sólo uno, su vinculación con los planes para derrocar al legítimo gobierno cubano. 

–¿Hay posibilidades de diálogo con Estados Unidos? 

–Tenemos relaciones diplomáticas formalizadas en 2015 y no se han roto. Hay canales diplomáticos de comunicación bastante deteriorados. El gobierno de Cuba ha manifestado pública y claramente su disposición a un diálogo serio y responsable, sobre la base del respeto. Estamos seguros de que se puede hallar solución a asuntos bilaterales importantes y conversar sobre los temas en los que tengamos diferencias. Y eso el gobierno de Estados Unidos lo sabe. 

–¿Cuál es la posibilidad de que México sea mediador? 

–Es público el ofrecimiento del gobierno de México, y lo ha hecho en privado a nuestros funcionarios. Agradecemos esa disposición. 

Agradecimiento a México 

Sobre el apoyo de México al pueblo cubano, dice que “la Presidenta ha sido enfática y firme en defender el derecho de México a sus relaciones con Cuba, a ayudarle y a no renunciar a una relación económica-comercial normal que incluya el suministro de combustibles. Esa manifestación ha sido acompañada de ayuda concreta del gobierno de México y de manifestaciones de la sociedad civil mexicana. El pueblo cubano tiene un enorme agradecimiento”. 

–¿Qué piensa de que Trump ha relanzado la doctrina Monroe? 

–No tengo dudas de que hay una aplicación actualizada y peligrosa de esa doctrina. El actual gobierno de Estados Unidos ha dicho que está vigente y trata de fortalecer la idea de que el hemisferio occidental es de su dominio. Es el imperialismo al desnudo. Confío en la reacción de nuestros pueblos y gobiernos; deben tener la conciencia de resistir. 

–¿Es una nueva guerra fría? 

–No sé si ese es el término correcto, pero hay una nueva etapa en las relaciones internacionales caracterizada por el desconocimiento de principios del derecho internacional. Se puede presenciar un genocidio, como en Gaza, con poca oposición, los pretextos para un bombardeo y el secuestro de un presidente. Si no hay resistencia para mantener normas mínimas de convivencia, podríamos estar en una situación de mucho peligro e inestabilidad internacional.

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