Profili e ambiti della sua applicazione di un “resettaggio”
L’Assemblea Nazionale (AN), il principale organo legislativo del Venezuela, ha approvato in seconda discussione la Legge di Amnistia per la Convivenza Democratica, un testo legale che, secondo la presidentessa (ad interim) Delcy Rodríguez, servirà a promuovere “la stabilità politica e l’incontro” tra le diverse forze politiche del paese.
Il testo di 16 articoli è stato redatto mediante consultazioni effettuate dalla Commissione parlamentare delegata, insieme ai contributi di diverse università, organizzazioni, partiti politici e della popolazione in generale.
Sebbene questa Legge abbia avuto un intenso dibattito nell’AN, in cui due fazioni dell’opposizione (Alleanza Democratica e il Blocco Parlamentare Libertà) hanno presentato obiezioni puntuali, il testo è stato infine approvato all’unanimità con uno spirito comune: “promuovere la pace sociale e la convivenza democratica”, come recita il suo Articolo 1.
LO SPIRITO DELLA LEGGE
Il documento evidenzia una premessa centrale: comprende “tutte le azioni od omissioni che costituiscano delitti o infrazioni, commessi e accaduti tra il 1° gennaio 1999 fino all’entrata in vigore di questa Legge, nell’ambito dei fatti amnistiati”, secondo quanto recita l’Articolo 6.
Implicitamente, la Legge si riferisce al periodo storico dell’ascesa del chavismo al potere come a un’inflessione storica. A seguito di questa, si scatenarono diverse pratiche nella vita politica, dalle forme di opposizione al chavismo, che derivarono in fatti, infrazioni e delitti, commessi da attori delle diverse forze politiche.
In altre parole, il testo legale si riferisce a un ciclo, affronta e cita concretamente almeno 13 eventi significativi, che vanno dal colpo di Stato dell’aprile 2002 contro Hugo Chávez fino alla violenza suscitata nella fase precedente alle elezioni regionali e parlamentari del 2025.
L’Articolo 8 elenca questa lunga lista di tappe fondamentali storiche deplorevoli in cui, in modo individuale o articolato dalle organizzazioni politiche, diverse persone commisero infrazioni o delitti guidati da ragioni politiche e sono state processate dalla giustizia venezuelana.
Jorge Rodríguez, presidente dell’AN, ha commentato che migliaia di persone sono state indiziate, processate o giudizializzate per qualche infrazione o delitto associato agli eventi significativi descritti nella legge.
Attualmente, una stragrande maggioranza delle persone che siano mai state processate dalla giustizia per queste questioni si trova in libertà o gode di qualche misura cautelare sostitutiva della carcerazione.
Quel che segue è stabilire un processo in cui migliaia di cittadini che siano attualmente sottoposti a misure cautelari siano soggetti a piena libertà. Si rivedranno anche i casi di persone che sono ancora detenute. Secondo gli Articoli 10 e 11, si verificheranno i presupposti di Amnistia in ogni caso, incluse le sentenze definitive per impiegare in certi casi sentenze sostitutive.
Per tale ragione, si è esortato i tribunali venezuelani a processare i casi e, in un periodo di 15 giorni continuativi, come indica la legge.
Ciò suggerisce lo sviluppo di un processo politico e istituzionale intenso e prolungato. Il processo di amnistia non sarà un processo soggetto a dilazione burocratica.
LE ECCEZIONI
La rapidità con cui si rivedranno i casi, si decreterà il non luogo a procedere o si concederà piena libertà, non suggerisce che tutti coloro che sono stati giudizializzati nell’ambito degli eventi politici siano soggetti ad amnistia.
Secondo l’Articolo 9, rimangono chiaramente esclusi i delitti di omicidio intenzionale o ferite gravissime, violazioni dei diritti umani e delitti di lesa umanità, traffico di droga e stupefacenti e delitti menzionati nella Legge contro la Corruzione.
Si menzionano anche coloro che “si trovino o possano essere processati o condannati per aver promosso, istigato, sollecitato, invocato, favorito, facilitato, finanziato o partecipato ad azioni armate o di forza contro il popolo, la sovranità e l’integrità territoriale della Repubblica Bolivariana del Venezuela, da parte di Stati, corporazioni o persone straniere”.
Secondo il deputato Jorge Arreaza, presidente della Commissione Speciale di Seguito per la Legge di Amnistia per la Convivenza Democratica in Venezuela, questo Articolo è stato discusso dettagliatamente e approvato da tutti i gruppi parlamentari.
Nel contesto attuale, è evidente che persone come María Corina Machado, Leopoldo López o Juan Guaidó difficilmente possano essere beneficiati da questa legge, considerando come fatto pubblico, notorio e comunicazionale la loro istigazione, promozione e invocazione di aggressioni militari al Venezuela per diversi anni.
La Legge di Amnistia acquista un carattere magnanimo nell’essere applicabile a persone comuni e attori politici che commisero certe mancanze o delitti. Ma l’amnistia non scalfisce elementi inerenti all’integrità dello Stato-nazione venezuelano. I delitti di tradimento della patria, eseguiti in modo aperto, in consonanza con un’aggressione militare straniera al Paese, non sono soggetti a nessun tipo di perdono politico in nessuna legge venezuelana, né tantomeno nella Legge di Amnistia.
Ciò suggerisce che le persone menzionate e altre che hanno anche istigato azioni militari esterne saranno soggette a essere detenute se entreranno in Venezuela, per offrire risposte alle istituzioni venezuelane per le loro azioni, come recentemente suggerito da Delcy Rodríguez a un mezzo USA.
Le eccezioni all’Amnistia non sono un dettaglio minore. Secondo quanto attizzato da un settore dell’opposizione estrema del Venezuela, il Paese sarebbe in una presunta “transizione” e il chavismo in piena “capitolazione”. Sostengono che il governo a Miraflores stia eseguendo azioni conformi a dettami diretti del governo USA. Questi fattori hanno saturato la conversazione pubblica con argomenti secondo cui è “molto presto”, con lo sponsor di Trump, che María Corina Machado tornerà in Venezuela a guidare una transizione politica o persino ad assumere personalmente la dirigenza politica del Paese. Un altro dato che non è affatto secondario è che, da quel settore, ormai nessuno menziona più Edmundo González Urrutia.
Secondo queste affermazioni, e dato che presumibilmente è redatta “secondo direttive di Trump”, la Legge di Amnistia dovrebbe essere una nuova e fiammante pista di atterraggio per Machado nel Paese. Ma è esattamente tutto il contrario. Come rimane allora la tesi della “tutela” di fronte a questa questione oggettiva?
RESETTARE IL CICLO POLITICO
La Legge di Amnistia è chiara nel menzionare, nel suo Articolo 16, che “le persone beneficiate da questa Legge che risultino incorsi in delitti commessi successivamente alla sua entrata in vigore, saranno processate conformemente alla legislazione applicabile”.
Non si tratta di un assegno in bianco perché certe persone ricadano in mancanze e delitti.
Il testo affronta il problema della recidività di certi attori nei loro metodi di “fare politica”, che in molti casi derivano in delitti contro lo Stato e la società. L’Articolo 2, sulle finalità della legge, menziona la necessità di “rettifica” e di “prevenire che i fatti oggetto dell’amnistia o simili tornino a ripetersi”.
La Legge di Amnistia non ha nemmeno alcuna disposizione derogatoria che sopprima altre leggi, come, per esempio, la Legge Costituzionale contro l’Odio, per la Convivenza Pacifica e la Tolleranza, la quale, sebbene possa essere riformata, continuerà a punire atti che possano considerarsi apertamente fascisti, la persecuzione, minaccia o danni diretti a persone in base alla loro identità politica, razza e altre ragioni. È un testo che continuerà a penalizzare l’esercizio della violenza per ragioni politiche.
Questa questione mette la palla dalla parte di certi settori dell’opposizione. Li sottopone a sfruttare le condizioni politiche e le opportunità che offre la Legge di Amnistia, il che servirebbe loro per incanalare le loro pratiche politiche entro i parametri delle leggi venezuelane. Ma alcuni oppositori potrebbero confondere la magnanimità della Legge con debolezza delle autorità venezuelane o licenza di impunità, il che suggerisce che potrebbero essere propensi a nuove infrazioni e delitti.
La Legge di Amnistia è in essenza una cornice di regole per normare ed eseguire la clemenza, il perdono politico e promuovere le buone pratiche politiche in società. È fondamentalmente un contratto che impone nuovi impegni e nuove responsabilità.
La sua portata potrebbe avere l’attributo di favorire un cambio nell’ecosistema politico oppositore all’interno del Venezuela. Per esempio, l’Articolo 14 riferisce che “nel caso in cui il beneficiario sia stato richiesto per la sua cattura o localizzazione all’estero, si dovrà notificare immediatamente alle istanze competenti affinché lascino senza effetto tali richieste”.
Ciò suggerisce che persone richieste dalla giustizia venezuelana, anche trovandosi fuori dal Paese, devono sottomettersi alla legge ed esercitare il loro diritto a essere beneficiati dall’amnistia. Ciò include alcuni politici dell’opposizione che potrebbero non aver partecipato agli atti che non sono soggetti ad amnistia nella legge. La questione è se loro decidono di cogliere questa opportunità, e nel caso in cui la colgano, di reintegrarsi nella vita nel paese.
D’altra parte, i settori dell’opposizione dentro il Venezuela e che hanno presenza nel parlamento e negli organi di elezione popolare, hanno acquisito un impegno. Il via libera che hanno dato all’amnistia come processo politico, suggerisce una chiusura di ciclo e l’apertura di uno nuovo.
Senza tralasciare ridotte ma considerevoli eccezioni, come quella rappresentata da un’ala estrema delle opposizioni venezuelane, la maggioranza dei fattori politici del Paese coincidono nel fatto che il gioco politico deve normalizzarsi e per questo deve regolarsi a favore del pluralismo, della convivenza e dell’esercizio della politica aderente al diritto venezuelano. In questo senso, il perdono e il diritto a ricevere il perdono diventano un atto politico. Ma devono esserlo anche la rettifica e la non recidività.
Nell’ambito dell’esecuzione dell’amnistia, la conversazione pubblica e i media oggi mettono il fuoco su certi attori politici. Ma in termini reali, la stragrande maggioranza dei beneficiari di questo processo saranno cittadini comuni, persone che in certe occasioni finirono per pagare le conseguenze dell’istigazione, dell’invocazione alla violenza e dei messaggi d’odio dei loro leader.
D’altro canto, l’intreccio di opposizioni al chavismo è così diversificato che gran parte di loro sono fuori dal paese, mettono in questione questo processo di amnistia, non vi si sottoporranno e molti di loro non sono soggetti alla sua applicazione. Ciò suggerisce che gli attori promotori delle infrazioni e dei delitti sicuramente continueranno a essere propensi a proseguire quel ciclo.
Qui la palla ricade sulla stessa società venezuelana, in concreto, sui seguaci di certe tendenze dell’opposizione. I cittadini comuni sono chiamati a capire le dimensioni del processo di amnistia, assumere le nuove responsabilità di quel patto per la convivenza democratica e incanalare le loro pratiche entro la legge. Devono capire che non devono commettere infrazioni o violare le leggi per appelli di persone che fino al presente continuano a godere di impunità.
Diverse indagini suggeriscono che segmenti maggioritari della società venezuelana in generale sono arrivati a un punto di fastidio per le forme di “contrapposizione politica” e diatriba che ha esasperato ed esaurito il Paese, probabilmente spingendo la popolazione verso una spoliticizzazione a oltranza.
In questo modo, l’amnistia non è un “bianchetto e via nuova”; è piuttosto un resettaggio della politica interna. Il chavismo mantiene la sua egemonia politica istituzionale creando a favore della società in generale nuovi incentivi politici, ma stabilendo nuove responsabilità.
Aristas y ámbitos de su aplicación de un “reseteo”
Ley de Amnistía y nuevo ciclo de la política venezolana
La Asamblea Nacional (AN), principal órgano legislativo de Venezuela, aprobó en segunda discusión la Ley de Amnistía para la Convivencia Democrática, un texto legal que, según la presidenta (E) Delcy Rodríguez, servirá para promover “la estabilidad política y el encuentro” entre las distintas fuerzas política del país.
El texto de 16 artículos fue redactado mediante consultas efectuadas por la Comisión parlamentaria delegada, en conjunto con aportes de diversas universidades, organizaciones, partidos políticos y población en general.
Si bien esta Ley tuvo un intenso debate en la AN, en el que dos facciones de la oposición (Alianza Democrática y el Bloque Parlamentario Libertad) presentaron objeciones puntuales, el texto terminó aprobándose de manera unánime desde un espíritu común: “promover la paz social y la convivencia democrática”, tal como reza su Artículo 1.
EL ESPÍRITU DE LA LEY
El documento destaca una premisa central: abarca o “comprende todas las acciones u omisiones que constituyan delitos o faltas, cometidos y acaecidos entre el 1 de enero de 1999 hasta la entrada en vigencia de esta Ley, en el marco de los hechos amnistiados”, según reza su Artículo 6.
Implícitamente, la Ley refiere el periodo histórico del ascenso del chavismo al poder como una inflexión histórica. A consecuencia de esta, se desataron diversas prácticas en la vida política, desde las formas de oposición al chavismo, que derivaron en hechos, faltas y delitos, cometidos por actores de las distintas fuerzas políticas.
Dicho de otra forma, el texto legal refiere un ciclo, aborda y cita concretamente al menos 13 eventos significantes, que van desde el golpe de Estado de abril de 2002 contra Hugo Chávez hasta la violencia suscitada en la previa a las elecciones regionales y parlamentarias de 2025.
El Artículo 8 señala esta larga lista de hitos lamentables en los que, de manera individual o articulada desde las organizaciones políticas, diversas personas cometieron faltas o delitos guiados por razones políticas y han sido procesados por la justicia venezolana.
Jorge Rodríguez, presidente de la AN, comentó que miles de personas han sido sindicadas, procesadas o judicializadas por alguna falta o delito asociado a los eventos significantes descritos en la ley.
En el presente, una abrumadora mayoría de las personas que alguna vez hayan sido procesadas por la justicia en estas cuestiones se encuentra gozando de libertad o alguna medida cautelar sustitutiva al encarcelamiento.
Lo que sigue es establecer un proceso en el que miles de ciudadanos que estén bajo medidas cautelares en el presente sean sujetos de libertad plena. También se revisarán los casos de personas que siguen detenidos. Según los Artículos 10 y 11, se verificarán los supuestos de Amnistía en cada caso, incluyendo las sentencias firmes para emplear en ciertos casos sentencias de reemplazo.
Por tal razón, se ha instado a los tribunales venezolanos a procesar los casos y, en un periodo de 15 días continuos, según refiere la ley.
Esto sugiere el desarrollo de un proceso político e institucional intenso y maratónico. El proceso de amnistía no será un proceso sujeto a la dilación burocrática.
LAS EXCEPCIONES
La rapidez con la que se revisarán los casos, se dará sobreseimiento o se otorgará libertad plena; no sugiere que todos quienes han sido judicializados en el marco de los eventos políticos están sujetos a amnistía.
Según el Artículo 9 quedan claramente excluidos los delitos de homicidio intencional o heridas gravísimas, violaciones a derechos humanos y delitos de lesa humanidad, tráfico de drogas y estupefacientes y delitos reseñados en la Ley contra la Corrupción.
También se señala a quienes “se encuentren o puedan ser procesadas o condenadas por promover, instigar, solicitar, invocar, favorecer, facilitar, financiar o participar en acciones armadas o de fuerza contra el pueblo, la soberanía y la integridad territorial de la República Bolivariana de Venezuela, por parte de Estados, corporaciones o personas extranjeras”.
Según el diputado Jorge Arreaza, presidente de la Comisión Especial de Seguimiento para la Ley de Amnistía para la Convivencia Democrática en Venezuela, este Artículo fue discutido a detalle y aprobado por todas las bancadas parlamentarias.
En el contexto actual, es evidente que personas como María Corina Machado, Leopoldo López o Juan Guaidó difícilmente puedan ser beneficiados por esta ley, considerando como hecho público, notorio y comunicacional su instigación, promoción e invocación de agresiones militares a Venezuela durante varios años.
La Ley de Amnistía adquiere un carácter magnánimo al ser aplicable a personas comunes y actores políticos que cometieron ciertas faltas o delitos. Pero la amnistía no socava elementos inherentes a la integridad del Estado-nación venezolano. Los delitos de traición a la patria, ejecutados de manera abierta, en consonancia con una agresión militar extranjera al país, no están sujetos a ningún tipo de perdón político en ninguna ley venezolana, ni tampoco en la Ley de Amnistía.
Esto sugiere que las personas mencionadas y otras que también han instigado acciones militares externas estarán sujetas a ser detenidas si ingresan a Venezuela, para ofrecer respuestas ante las instituciones venezolanas por sus acciones, tal como hace poco lo sugirió Delcy Rodríguez ante un medio estadounidense.
Las excepciones a la Amnistía no son un detalle menor. Según atiza un sector de la oposición extremista de Venezuela, el país está en una supuesta “transición” y que el chavismo está en plena “capitulación”. Alegan que el gobierno en Miraflores está ejecutando acciones acordes a dictámenes directos del gobierno estadounidense. Estos factores han saturado la conversación pública con argumentos de que es “muy pronto”, con el sponsor de Trump, que María Corina Machado regresará a Venezuela a liderar una transición política o incluso asumir personalmente el liderazgo político del país. Otro dato que tampoco es menor es que, desde ese sector, ya nadie menciona a Edmundo González Urrutia.
Según esas afirmaciones, y dado que supuestamente es redactada “según directrices de Trump”, la Ley de Amnistía debería ser una nueva y flamante pista de aterrizaje de Machado al país. Pero es exactamente todo lo contrario. ¿Cómo queda entonces la tesis del “tutelaje” ante esta cuestión objetiva?
RESETEAR EL CICLO POLÍTICO
La Ley de Amnistía es clara al reseñar, en su Artículo 16, que “las personas beneficiadas por esta Ley que resulten incursas en delitos cometidos con posterioridad a su entrada en vigencia, serán procesadas de conformidad con la legislación aplicable”.
No se trata de un cheque en blanco para que ciertas personas reincidan en faltas y delitos.
El texto aborda el problema de la reincidencia de ciertos actores en sus métodos de “hacer política”, que en muchos casos derivan en delitos contra el Estado y la sociedad. El Artículo 2, sobre las finalidades de la ley, reseña la necesidad de “rectificación” y “prevenir que los hechos objeto de la amnistía o similares vuelvan a repetirse”.
La Ley de Amnistía tampoco tiene alguna disposición derogatoria que suprima otras leyes, como, por ejemplo, la Ley Constitucional contra el Odio, por la Convivencia Pacífica y la Tolerancia, la cual, aunque podría ser reformada, seguirá castigando actos que puedan considerarse abiertamente fascistas, la persecución, amenaza o daños directos a personas en base a su identidad política, raza y otras razones. Es un texto que seguirá penando el ejercicio de la violencia por razones políticas.
Esta cuestión coloca la pelota del lado de ciertos sectores opositores. Les somete a aprovechar las condiciones políticas y oportunidades que ofrece la Ley de Amnistía, lo cual les serviría para encausar sus prácticas políticas dentro de los parámetros de las leyes venezolanas. Pero algunos opositores podrían confundir la magnanimidad de la Ley, con debilidad de las autoridades venezolanas o licencia de impunidad, lo cual sugiere que podrían ser proclives a nuevas faltas y delitos.
La Ley de Amnistía es en esencia un marco de reglas para normar y ejecutar la clemencia, el perdón político y promover las buenas prácticas políticas en sociedad. Es básicamente un contrato que impone nuevos compromisos y nuevas responsabilidades.
Su alcance podría tener el atributo de propiciar un cambio en el ecosistema político opositor dentro de Venezuela. Por ejemplo, el Artículo 14 refiere que “en caso de que el beneficiario haya sido requerido para su aprehensión o ubicación en el extranjero, se deberá notificar de inmediato a las instancias competentes para que dejen sin efecto dichas solicitudes”.
Esto sugiere que, personas solicitadas por la justicia venezolana, aún estando fuera del país, deben someterse a la ley y ejercer su derecho a ser beneficiados por la amnistía. Ello incluye a algunos políticos opositores que podrían no haber participado en los actos que no son sujetos de amnistía en la ley. El asunto es si ellos deciden tomar esa oportunidad, y en el caso de que la tomen, se reintegren a la vida en el país.
Por otra parte, los sectores opositores dentro de Venezuela y que tienen presencia en el parlamento y órganos de elección popular, han adquirido un compromiso. El aval que han dado a la amnistía como proceso político, sugiere un cierre de ciclo y la apertura de uno nuevo.
Sin obviar reducidas pero considerables excepciones, como la que representa un ala extremista de las oposiciones venezolanas, la mayoría de los factores políticos del país coinciden en que el juego político debe normalizarse y para ello debe regularse en favor del pluralismo, la convivencia y el ejercicio de la política apegada al derecho venezolano. En este sentido, el perdón y el derecho a recibir el perdón pasan a ser un acto político. Pero también deben serlo la rectificación y la no reincidencia.
En el ámbito de la ejecución de la amnistía, la conversación pública y medios ponen hoy el foco en ciertos actores políticos. Pero en términos reales, la absoluta mayoría de los beneficiarios de este proceso serán ciudadanos comunes, personas que en ciertas instancias terminaron pagando las cuentas de la instigación, invocación a la violencia y mensajes de odio de sus líderes.
Por otro lado, el entramado de oposiciones al chavismo es tan diverso que gran parte de ellos están fuera del país, cuestionan este proceso de amnistía, no se someterán a ella y muchos de ellos no son sujetos a su aplicación. Esto sugiere que los actores promotores de las faltas y delitos seguramente seguirán siendo propensos a continuar ese ciclo.
Acá la pelota recae sobre la propia sociedad venezolana, en concreto, los seguidores de ciertas tendencias opositoras. Los ciudadanos comunes están llamados a entender las dimensiones del proceso de amnistía, asumir las nuevas responsabilidades de ese pacto por la convivencia democrática y encausar sus prácticas dentro de la ley. Deben entender que no deben cometer faltas o violar las leyes por llamados de personas que hasta el presente siguen gozando de impunidad.
Diversas encuestas sugieren que segmentos mayoritarios de la sociedad venezolana en general han llegado a un punto de hastío por las formas de “confrontación política” y diatriba que ha exasperado y agotado al país, probablemente empujando a la población hacia la despolitización a ultranza.
De esa manera, la amnistía no es un “borrón y cuenta nueva”; es más bien un reseteo de la política interna. El chavismo mantiene su hegemonía política institucional creando a favor de la sociedad en general nuevos incentivos políticos, pero estableciendo nuevas responsabilidades.
