Urge Cuba

Franco Metaza – REDH-Cuba

Non possiamo tollerare un secondo genocidio dopo quello di Gaza in pieno XXI secolo e nel nostro continente, perché è lì che Trump pretende di portare Cuba…

Fonte: NODAL

L’assedio estremo a cui è sottoposto il popolo cubano in questi giorni non si può permettere. Non basta scrivere note d’opinione come questa né declamare solidarietà. Urge fare tutti gli sforzi per far giungere aiuti umanitari ed essere mobilitati a disposizione dell’eroico popolo cubano.

Urge anche demitizzare e far comprendere ciò che accade a Cuba. Di nuovo, non bastano queste righe per storicizzare come si dovrebbe, ma possiamo azzardarci a tirare fatti perché la realtà ci dà ragione.

Cuba è una dittatura?

Assolutamente no. È uno stato socialista prodotto di una rivoluzione nazionalista anti-imperialista portata avanti dall’immensa maggioranza del popolo cubano. Attualmente vige una costituzione che originalmente data del 1976 e che fu sottoposta a una discussione pubblica dove parteciparono 6 milioni di cubani e modificarono più di 60 articoli del progetto originale. Ha avuto successive riforme: le più attuali del 2019 e 2025 introducono elementi modernizzatori in controtendenza a ciò che si crede come il matrimonio egualitario, la doppia nazionalità, il fomento all’investimento straniero e il riconoscimento della proprietà privata.

A Cuba vigono meccanismi di democrazia diretta che fanno sì che ogni vicino che lo desideri partecipi attivamente nell’esecuzione del bilancio persino dell’infrastruttura della strada dove vive. Un livello di coinvolgimento negli affari pubblici che al resto rimane a anni luce di distanza. Diversi dai meccanismi delle democrazie indirette? Sì, ma non per questo invalidanti. A me per esempio sembra un’aberrazione il sistema dei grandi elettori che vige negli USA, che fece sì che nel 2016 Hillary Clinton sia stata la candidata presidenziale più votata, ma Trump finisca per essere il presidente avendo ottenuto 3 milioni di voti in meno. Quindi, non esiste il sistema politico perfetto o imperfetto in termini assoluti, ciò che esiste e bisogna recuperare come principio fondamentale è l’autodeterminazione dei popoli.

Perché ci sono tante necessità a Cuba?

Ci sono molte carenze, oggi sono estreme per l’assedio che ci convoca in questi paragrafi. Qualche anno fa non erano tali. Si spiegano strettamente per il blocco criminale a cui gli USA hanno sottoposto Cuba per tanti anni. Le carenze hanno a che fare con quantità e varietà di prodotti, e soprattutto attinenti a questioni tecnologiche. Mi è capitato di vedere gente rovistare nella spazzatura di McDonald’s e mangiare merda in pieno Times Square a New York. Un’immagine impensabile a Cuba, non solo perché non ci sono McDonald’s ma perché l’alimentazione è sempre stata assicurata per tutto il popolo cubano.

C’è un cliché che dice che “i governanti cubani non vogliono che la gente acceda a determinati beni”. Falso di tutta falsità. Tutto ciò che manca a Cuba è ciò che il blocco USA non permette che venga loro venduto. Persino, con la volontà di pagare di più, e nemmeno così.

Cosa dicono i cubani?

Cuba è uno dei popoli più formati del mondo. Non conosce l’analfabetismo. Conversando con qualsiasi dei 10 milioni di cubani si resta a bocca aperta dell’esaustiva conoscenza della storia e della geografia mondiale che hanno. Sono assolutamente consapevoli di ciò che accade nel mondo, del posto che occupa il loro paese nella scacchiera globale e del sistema politico che li regge; e lo scelgono quotidianamente. Hanno critiche? Tantissime, e le espongono a gran voce nei molteplici ambiti di partecipazione politica che abbondano. Questo lo può constatare qualsiasi turista che abbia visitato Cuba e li abbia ascoltati, il che sfata la falsa idea che non possano parlare e abbiano paura. Ma le critiche che hanno o le idee per migliorare la loro vita quotidiana non contemplano nemmeno lontanamente un’ingerenza yankee.

Capitolo a parte meritano i medici cubani, che coltivano una dimensione umanista della medicina poche volte vista al mondo. La solidarietà sanitaria che Cuba ha avuto storicamente con tutti gli angoli del mondo che ne hanno avuto bisogno, obbliga a che in questo difficile momento che attraversano siamo con loro.

Quali appoggi internazionali hanno?

La prima cosa che uno potrebbe pensare è che gli appoggi si riducono a Cina, Russia, Venezuela e altri eccetera dell'”asse del male”. Ma no. Per capire la durevolezza della rivoluzione cubana è impossibile eludere l’alleanza con il Canada che è il principale investitore in mineraria, petrolio e gas; e la Spagna che è il secondo socio commerciale di Cuba con uno scambio commerciale superiore ai 1000 milioni di euro. Contano anche la mano amica di importanti paesi latinoamericani come Brasile e Messico.

Argentina e Cuba hanno avuto un eccellente momento di bilateralità tra il 2003 e il 2015 durante i governi di Néstor e Cristina Kirchner il cui punto di partenza fu quel discorso storico di Fidel Castro sulle scalinate della Facoltà di Diritto, che era arrivato a Buenos Aires per accompagnare il nuovo tempo che iniziava il 25 maggio 2003.

E per ultimo, ma non per questo minore, un appoggio internazionale fondamentale per Cuba è stato l’ONU in tutto il suo splendore. Nell’assemblea generale si è sempre votato a favore dell’eliminazione del blocco per quasi unanimità (ad eccezione di USA e Israele e qualche altro alleato circostanziale), e si è dato allo Stato cubano un rispettoso luogo nei diversi tavoli di dialogo.

È il cubano il miglior sistema politico?

Non lo so. Probabilmente no, oppure vedendo il destino fatale che sta prendendo il capitalismo forse sì. Non lo so. Ma è quello che i cubani hanno scelto coscienziosamente per vivere e ciò deve essere rispettato. Quello che so è che non possiamo tollerare un secondo genocidio dopo quello di Gaza in pieno XXI secolo e nel nostro continente, perché è lì che Trump pretende di portare Cuba.


Urge Cuba

Por Franco Metaza – PorREDH-Cuba

No podemos tolerar un segundo genocidio después del de Gaza en pleno siglo XXI y en nuestro continente, porque hacia allí es donde Trump pretende llevar a Cuba…

Fuente: NODAL

El asedio extremo al que está siendo sometido el pueblo cubano en estos días no se puede permitir. No alcanza con escribir notas de opinión como ésta ni declamar solidaridad. Urge hacer todos los esfuerzos para hacer llegar ayuda humanitaria y estar movilizados a disposición del heroico pueblo cubano.

Urge también desmitificar y hacer comprender lo que pasa en Cuba. De nuevo, no alcanzan estas líneas para historizar cómo se debe, pero podemos animarnos a tirar factos porque la realidad nos da la razón.

¿Cuba es una dictadura?

De ninguna manera. Es un estado socialista producto de una revolución nacionalista antiimperialista llevada adelante por la inmensa mayoría del pueblo cubano. Actualmente rige una constitución que originalmente data de 1976 y que fue sometida a una discusión pública donde participaron 6 millones de cubanos y modificaron más de 60 artículos del proyecto original. Tuvo sucesivas reformas: las más actuales de 2019 y 2025 introducen elementos modernizadores a contramano de lo que se cree como el matrimonio igualitario, la doble nacionalidad, el fomento a la inversión extranjera y el reconocimiento de la propiedad privada.

En Cuba rigen mecanismos de democracia directa que hacen que cada vecino que así lo desee participe activamente en la ejecución presupuestaria incluso de la infraestructura de la calle donde vive. Un nivel de involucramiento en los asuntos públicos que al resto nos queda a años luz. ¿Distintos a los mecanismos de las democracias indirectas? Sí, pero no por ello invalidantes. A mí por ejemplo me parece una aberración el sistema de colegio de electores que rige en Estados Unidos, que hizo que en 2016 Hillary Clinton haya sido la candidata presidencial más votada, pero Trump termine siendo el presidente habiendo obtenido 3 millones de votos menos. Entonces, no existe el sistema político perfecto o imperfecto en términos absolutos, lo que existe y hay que recuperar como principio fundamental es la autodeterminación de los pueblos.

¿Por qué hay tantas necesidades en Cuba?

Hay muchas carencias, hoy son extremas por el asedio que nos convoca en estos párrafos. Hace unos años no eran tales. Se explican estrictamente por el bloqueo criminal al que Estados Unidos ha sometido a Cuba tantos años. Las carencias tienen que ver con cantidades y variedades de productos, y sobre todo atinentes a cuestiones tecnológicas. Me ha tocado ver gente revolviendo la basura de Mac Donalds y comiendo mierda en pleno Times Square en Nueva York. Una imagen impensada en Cuba, no solo porque no hay Mac Donalds sino porque la alimentación estuvo siempre asegurada para todo el pueblo cubano.

Hay un cliché que dice que “los gobernantes cubanos no quieren que la gente acceda a determinados bienes”. Falso de toda falsedad. Todo lo que falta en Cuba es lo que el bloqueo estadounidense no permite que se les venda. Incluso, con la voluntad de pagar de más, y tampoco.

¿Qué dicen los cubanos?

Cuba es uno de los pueblos más formados del mundo. No conoce de analfabetismo. Al conversar con cualquiera de los 10 millones de cubanos uno se queda boquiabierto del exhaustivo conocimiento de la historia y la geografía mundial que tienen. Son absolutamente conscientes de lo que ocurre en el mundo, del lugar que ocupa su país en el tablero global y del sistema político que los rige; y lo eligen a diario. ¿Si tienen críticas? Muchísimas, y las exponen a viva voz en los múltiples ámbitos de participación política que abundan. Esto lo puede comprobar cualquier turista que haya visitado Cuba y los haya oído, lo que destierra la falsa idea de que no pueden hablar y tienen miedo. Pero las críticas que tienen o las ideas para mejorar su vida cotidiana no contemplan ni por asomo una injerencia yankee.

Capítulo a parte merecen los médicos cubanos, que cultivan una dimensión humanista de la medicina pocas veces vista en el mundo. La solidaridad sanitaria que Cuba ha tenido históricamente con todos los rincones del mundo que lo necesitaron, obliga a que en este difícil momento que atraviesan estemos con ellos.

¿Qué apoyos internacionales tienen?

Lo primero que uno podría pensar es que los apoyos se reducen a China, Rusia, Venezuela y otros etcéteras del “eje del mal”. Pero no. Para entender la perdurabilidad de la revolución cubana es imposible soslayar la alianza con Canadá que es el principal inversor en minería, petróleo y gas; y España que es el segundo socio comercial de Cuba con un intercambio comercial superior a los 1000 millones de euros. También cuentan la mano amiga de importantes países latinoamericanos como Brasil y México.

Argentina y Cuba tuvieron un excelente momento de bilateral entre 2003 y 2015 durante los gobiernos de Néstor y Cristina Kirchner cuyo punto de partida fue ese histórico discurso de Fidel Castro en las escalinatas de la Facultad de Derecho, que había llegado a Buenos Aires para acompañar el nuevo tiempo que iniciaba el 25 de mayo de 2003.

Y por último, pero no por ello menor, un apoyo internacional fundamental para Cuba ha sido la ONU en todo su esplendor. En la asamblea general siempre se votó a favor del levantamiento del bloqueo por casi unanimidad (a excepción de Estados Unidos e Israel y algún que otro aliado circunstancial), y se le dio al Estado cubano un respetuoso lugar en las distintas mesas de diálogo.

¿Es el cubano el mejor sistema político?

No lo sé. Probablemente no, ó viendo el destino fatal que va tomando el capitalismo quizás sí. No lo sé. Pero es el que eligieron los cubanos concienzudamente para vivir y eso debe ser respetado. Lo que si sé es que no podemos tolerar un segundo genocidio después del de Gaza en pleno siglo XXI y en nuestro continente, porque hacia allí es donde Trump pretende llevar a Cuba.

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