Il ritorno di Monroe: L’America Latina al bivio

La riattivazione di quella Dottrina può precipitare la regione verso una maggiore perdita di sovranità e una balcanizzazione geopolitica più profonda

Raúl Antonio Capote

La resurrezione della Dottrina Monroe, ora inasprite, non rappresenta un semplice revival storico, ma una dichiarazione di guerra silenziosa contro l’autodeterminazione dell’America Latina.

Proclamando l’emisfero occidentale come riserva di caccia esclusiva di Washington con la scusa della sicurezza nazionale, gli USA non solo reinstaurano un arcaico concetto di vassallaggio, ma costringono la regione a scegliere tra la sottomissione o la sfida in uno scacchiere globale già di per sé piuttosto impegnativo e complesso.

A Washington urge porre fine alla guerra in Ucraina, anche se ciò significa complicare i rapporti con i suoi ex alleati europei. Deve concludere il conflitto con i migliori risultati possibili per sé e così concentrarsi su colei che considera la sua principale «minaccia», la Repubblica Popolare Cinese.

Tuttavia, l’inasprito interventismo ha incontrato ostacoli nella regione: da una parte, la resistenza cubana a piegare la testa nonostante l’assedio economico di oltre 60 anni; dall’altra, lungi dall’isolare le potenze extracontinentali, sta generando l’effetto contrario: accelera la riconfigurazione geopolitica del «cortile di casa».

La Cina non è più un socio commerciale lontano, ma un investitore strutturale, una superpotenza in grado di sfidare gli USA su vari terreni. La riedizione di Monroe spinge vari governi latinoamericani ad approfondire i legami con Pechino, data la necessità di sopravvivenza economica, di sovranità tecnologica e il trattamento paritario offerto dalla nazione asiatica.

Parallelamente, la Russia trova in questo scenario una possibilità di consolidare la sua presenza nel continente, offrendo cooperazione militare, tecnologica ed energetica senza i condizionamenti e le esigenze della Casa Bianca. Il gigante eurasiatico si rafforza come il garante implicito di quei governi che osano resistere al nuovo corollario.

Tra le altre azioni, l’impero ha invitato diversi dirigenti latinoamericani a partecipare il 7 marzo a un vertice in Florida, in un momento in cui la sua Amministrazione punta il focus su quella che considera «una preoccupante espansione dell’influenza cinese nell’emisfero occidentale».

Intanto, aumenta l’aggressività verso Cuba da parte dell’amministrazione USA, che accusa il governo cubano di allinearsi con «numerosi paesi ostili», di ospitare «gruppi terroristici transnazionali», nonché di permettere il dispiegamento nell’Isola di «sofisticate capacità militari e di intelligence» di Russia e Cina, e altre false accuse per giustificare il crimine.

Su queste false fondamenta, è stato annunciato l’inasprimento delle sanzioni contro la nazione antillana, che ha generato la ripulsa internazionale e stimolato la solidarietà verso l’Isola.

La riattivazione di Monroe è una vera tragedia per l’America Latina, può precipitare la regione verso una maggiore perdita di sovranità e una balcanizzazione geopolitica più profonda, costringendo il continente a pagare i costi di una guerra per mantenere l’egemonia statunitense nel mondo.


El regreso de Monroe: América Latina en la encrucijada

 La reactivación de esa Doctrina puede precipitar a la región hacia una mayor pérdida de soberanía y a una balcanización geopolítica más profunda

 Autor: Raúl Antonio Capote 

La resurrección de la Doctrina Monroe, ahora endurecida, no representa una simple añoranza histórica, sino una declaración de guerra silenciosa contra la autodeterminación de América Latina. 

Al proclamar el hemisferio occidental como coto de caza exclusivo de Washington bajo la excusa de la seguridad nacional, Estados Unidos no solo reinstaura un arcaico concepto de vasallaje, sino que fuerza a la región a elegir entre la sumisión o el desafío en un tablero global ya de por sí bastante retador y complejo. 

A Washington le urge ponerle fin a la guerra en Ucrania, incluso si eso significa complicar las relaciones con sus antiguos aliados europeos. Debe terminar el conflicto con los mejores resultados posibles para ellos y así enfocarse en quien ellos consideran su principal «amenaza», la República Popular China. 

No obstante, el recrudecido intervencionismo ha tropezado con obstáculos en la región, por una parte, la resistencia cubana a doblar la rodilla pese al cerco económico de más de 60 años, y por la otra, lejos de aislar a las potencias extracontinentales, está generando el efecto contrario: acelera la reconfiguración geopolítica del «patio trasero». 

China ya no es un socio comercial lejano, sino un inversionista estructural, una superpotencia capaz de retar en varios terrenos a EE. UU. La reedición de Monroe empuja a varios gobiernos latinoamericanos a profundizar lazos con Pekín, dada la necesidad de la supervivencia económica, de la soberanía tecnológica y el trato igualitario brindado por la nación asiática. 

Paralelamente, Rusia encuentra en este escenario una posibilidad de consolidar su presencia en el continente, al ofrecer cooperación militar, tecnológica y energética sin los condicionamientos y las exigencias de la Casa Blanca. El gigante euroasiático se fortalece como el garante implícito de aquellos gobiernos que se atrevan a resistir el nuevo corolario. 

Entre otras acciones, el imperio ha invitado a varios líderes latinoamericanos a participar el 7 de marzo en una cumbre en la Florida, en un momento en que su Administración pone el foco en lo que considera «una preocupante expansión de la influencia china en el hemisferio occidental». 

Entretanto, escala la agresividad hacia Cuba por parte de la administración estadounidense, que acusa al Gobierno cubano de alinearse con «numerosos países hostiles», de acoger a «grupos terroristas transnacionales», así como de permitir el despliegue en la Isla de «sofisticadas capacidades militares y de inteligencia» de Rusia y China, y otros falsos alegatos para justificar el crimen. 

Sobre esos espurios cimientos, se anunció la imposición de aranceles a los países que vendan petróleo a la nación antillana, lo que ha generado la repulsa internacional e impulsado la solidaridad hacia la Isla. 

La reactivación de Monroe es una verdadera tragedia para América Latina, puede precipitar a la región hacia una mayor pérdida de soberanía y a una balcanización geopolítica más profunda, obligando al continente a pagar los costos de una guerra por mantener la hegemonía estadounidense en el mundo.                                                                                                      

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