La CIA si è sempre opposta alla Rivoluzione cubana, ancor prima del rovesciamento del regime del dittatore Fulgencio Batista, una posizione esposta dal suo direttore Allen Dulles nel 1958 al Consiglio di Sicurezza Nazionale quando dichiarò: “Bisogna evitare la vittoria di Castro”.
Non potendo realizzare i suoi desideri, il 14 aprile 1959, Daniel M. Braddock, Ministro Consigliere dell’ambasciata all’Avana, inviò al Dipartimento di Stato un documento con la proposta di 16 misure per combattere la crescita del comunismo a Cuba.
L’11 dicembre 1959, J.C. King, capo della Divisione dell’emisfero occidentale della CIA, trasmise un rapporto al suo direttore Allen Dulles, in cui si espone: “L’obiettivo perseguito dagli Stati Uniti è il rovesciamento di Castro entro un anno e la sua sostituzione con una Giunta che sia gradita agli Stati Uniti, la quale indirà elezioni sei mesi dopo la sua ascesa al potere”.
Tale rapporto propone diversi compiti e si conclude con la seguente raccomandazione: “Si deve prestare attenta considerazione all’eliminazione di Fidel Castro. Nessuno di coloro che sono vicini a Fidel, come ad esempio suo fratello Raúl e il suo compagno Che Guevara, ha lo stesso carisma sulle masse. Molte persone ben informate ritengono che la scomparsa di Fidel accelererebbe grandemente la caduta del governo attuale”.
A soli undici mesi dalla vittoria, la CIA insisteva già per assassinare il capo rivoluzionario cubano, cosa che anni dopo, nel 1975, venne discussa nel Comitato per l’Intelligenza del Senato dalla nota Commissione Church, essendo rimasta chiaramente comprovata la partecipazione di quell’Agenzia di Intelligence nell’assassinio di dirigenti stranieri, specialmente del cubano Fidel Castro.
Gli USA per 67 anni hanno tentato in tutti i modi possibili il rovesciamento della Rivoluzione, e sotto la direzione della CIA, hanno creato centinaia di organizzazioni controrivoluzionarie, eseguito infiltrazioni di mercenari con armi ed esplosivi di ogni tipo, come riconosciuto dal colonnello Jack Hawkins, capo della sezione del personale paramilitare nel centro operativo della Task Force della CIA, nella cosiddetta “Operazione Cubana”, segnalando: “Durante il periodo compreso tra ottobre 1960 e il 15 aprile 1961, vennero perpetrati circa 110 attentati dinamitardi contro obiettivi politici ed economici, furono piazzate più di 200 bombe; vennero deragliati 6 treni, e si lasciò inattiva la raffineria di Santiago di Cuba per una settimana, come risultato di un attacco a sorpresa dal mare. Vennero provocati più di 150 incendi contro centri statali e privati, inclusi 21 alloggi di comunisti e 800 incendi in piantagioni di canna da zucchero”. “Queste operazioni ottennero un successo considerevole. Le imbarcazioni che effettuavano servizio da Miami a Cuba consegnarono più di 40 tonnellate di armi, esplosivi e equipaggiamenti militari e infiltrarono e fecero uscire un gran numero di persone”. “Alcune delle armi consegnate vennero utilizzate per rifornire parzialmente 400 insorti che operarono per un periodo considerevole nello Escambray, (zona montuosa) della provincia di Las Villas. La maggior parte dei sabotaggi perpetrati all’Avana e in altri luoghi vennero realizzati con materiali forniti in questo modo”.
Dal 1959 la CIA ha organizzato e finanziato 189 infiltrazioni a Cuba con motoscafi, tutte rilevate e catturate dalle forze cubane, anche con partecipanti statunitensi, ma mai i segretari di Stato o i vicepresidenti degli USA avevano fatto dichiarazioni come quelle che ora fanno Marco Rubio e James David (JD) Vance.
La CIA non ha variato per nulla le sue intenzioni e perciò attualmente, di fronte alla resistenza del popolo cubano alla guerra economica, commerciale e finanziaria, incrementata con le misure per impedire l’ingresso di petrolio nell’Isola per provocare una sollevazione interna, frustrata dalla mancanza di appoggio popolare, riprendono le infiltrazioni via mare con gruppi terroristici, con l’obiettivo di portare a termine atti violenti che dessero l’immagine che i cubani si ribellano contro il sistema socialista.
Il 25 febbraio scorso l’FBI e le motovedette yankee hanno permesso che un motoscafo con 10 persone, carico di una tonnellata di armamenti da combattimento, munizioni, cocktail molotov, monogrammi di organizzazioni controrivoluzionarie di stampo terroristico residenti a Miami e altri rifornimenti di guerra, partissero alla volta di Cuba con istruzioni di eseguire atti terroristici all’interno dell’Isola, i quali sarebbero stati ampiamente divulgati dalla stampa digitale, cartacea e dalle reti radiofoniche e televisive del sud della Florida, come se fossero realizzati da oppositori interni alla Rivoluzione.
Questo servirebbe da pretesto agli yankee per iniziare qualche azione diretta contro Cuba, sullo stile di quanto fatto in Venezuela, sebbene evidentemente lì abbiano contato su appoggio interno, di cui mancano nell’Isola.
L’infiltrazione è stata rilevata dalle Truppe Guardie Frontiere di Cuba e avvicinandosi al motoscafo per identificare i membri dell’equipaggio, questi risposero aprendo il fuoco contro le autorità cubane. In quello scontro furono uccisi 4 attaccanti e il resto rimase ferito. Rimase ferito anche il capitano della motovedetta cubana, fatto denunciato rapidamente da Cuba e fu mostrato in TV tutto l’armamento rilevato.
Quasi parallelamente, sabato 28 febbraio 2026 sono stati fermati dieci cittadini panamensi, che viaggiarono verso l’Isola con visto turistico, ma il vero scopo era realizzare azioni di propaganda contro l’ordine costituzionale di Cuba, reato previsto nell’articolo 124 del Codice Penale.
Le autorità cubane informarono che, nel processo investigativo iniziale, si venne a conoscenza che quei panamensi erano stati istruiti affinché, una volta all’Avana, dipingessero scritte dal contenuto sovversivo sui muri della città.
Terminata la missione dovevano abbandonare il Paese e al loro ritorno a Panama, sarebbe stato consegnato loro il pagamento che, secondo le loro dichiarazioni, oscillava tra i mille e i millecinquecento dollari per ciascuno.
Tutti riconobbero di essere gli autori delle azioni eseguite nella capitale, durante l’alba di sabato 28 febbraio.
La CIA non cambia e nonostante i suoi fallimenti nei tentativi di assassinare il Comandante Fidel Castro, invasioni mercenarie, atti di terrorismo di stato, sabotaggi all’economia, e la sua guerra biologica contro le persone, la fauna e la flora cubana, insistono nel loro sogno di rovesciare la Rivoluzione cubana e poterlo materializzare, con miliardi di dollari sprecati.
Per questo assicurò José Martí: “Trincee di idee valgono più che trincee di pietre”.
Cuba enfrenta otro plan de la CIA
Por Arthur González
La CIA siempre se opuso a la Revolución cubana, incluso antes de derrocar al régimen del dictador Fulgencio Batista, posición expuesta por su director Allen Dulles, en 1958 en el Consejo de Seguridad Nacional cuando expuso: “Hay que evitar la victoria de Castro”.
Al no poder concretar sus deseos, el 14 de abril de 1959, Daniel M. Braddock, Ministro Consejero de la embajada en La Habana, envió al Departamento de Estado un documento con la propuesta de 16 medidas para combatir el crecimiento del comunismo en Cuba.
El 11 de diciembre de 1959, J.C. King, jefe de la División del hemisferio occidental de la CIA, remitió un informe a su director Allen Dulles, donde se expone: “El objetivo que persigue Estados Unidos es el derrocamiento de Castro en el término de un año y su reemplazo por una Junta que sea del agrado de los Estados Unidos, la cual convocará a elecciones seis meses después de su llegada al poder”.
Dicho informe propone varias tareas y finaliza con la siguiente recomendación: “Se le debe dar una cuidadosa atención a la eliminación de Fidel Castro. Ninguno de los que se hallan cercanos a Fidel, como por ejemplo su hermano Raúl y su compañero Che Guevara tienen el mismo carisma sobre las masas. Muchas personas bien informadas consideran que la desaparición de Fidel aceleraría grandemente la caída del gobierno actual”.
A solo once meses del triunfo ya la CIA insistía en asesinar al líder revolucionario cubano, lo que años más tarde, en 1975, se discutía en el Comité de Inteligencia del Senado por la conocida Comisión Church, al quedar claramente comprobada la participación de esa Agencia de Inteligencia en el asesinato de líderes extranjeros, especialmente al cubano Fidel Castro.
Estados Unidos durante 67 años ha intentado por todas las vías posibles el derrocamiento de la Revolución, y bajo la dirección de la CIA, creó cientos de organizaciones contrarrevolucionarias, ejecutó infiltraciones de mercenarios con armas y explosivos de todo tipo, algo reconocido por el coronel Jack Hawkins, jefe de la sección de personal paramilitar en el centro de operaciones de la Fuerza de Tarea de la CIA, en la denominada “Operación Cubana”, al señalar: “Durante el período comprendido entre octubre de 1960 y el 15 de abril de 1961, se perpetraron alrededor de 110 atentados dinamiteros contra objetivos políticos y económicos, se colocaron más de 200 bombas; se descarrilaron 6 trenes, y se dejó inactiva la refinería de Santiago de Cuba durante una semana, como resultado de un ataque sorpresivo desde el mar. Se provocaron más de 150 incendios contra centros estatales y privados, incluyendo 21 viviendas de comunistas y 800 incendios en plantaciones de caña”. “Estas operaciones lograron un éxito considerable. Las embarcaciones que prestaban servicio de Miami a Cuba, entregaron más de 40 toneladas de armas, explosivos y equipos militares e infiltraron y sacaron a un gran número de personal”. “Algunas de las armas entregadas se utilizaron para pertrechar parcialmente a 400 alzados que operaron durante un tiempo considerable en el Escambray, (zona montañosa) de la provincia de Las Villas. La mayoría de los sabotajes perpetrados en La Habana y otros lugares se realizaron con materiales suministrados de esta manera”.
Desde el año 1959 la CIA ha organizado y financiado 189 infiltraciones a Cuba con lanchas rápidas, todas detectadas y capturadas por las fuerzas cubanas, incluso con participantes estadounidenses, pero nunca los secretarios de Estado o los vicepresidentes de Estados Unidos habían hecho declaraciones como las que ahora hacen Marco Rubio y James David (JD) Vance.
La CIA no ha variado en nada sus intenciones y por eso actualmente ante la resistencia del pueblo cubano a la guerra económica, comercial y financiera, incrementada con las medidas de impedir la entrada de petróleo a la Isla para provocar un levantamiento interno, frustrado por la falta de apoyo popular, retoman las infiltraciones por mar con grupos terroristas, con el objetivo de llevar a cabo actos violentos que dieran la imagen de que los cubanos se rebelan contra el sistema socialista.
El pasado 25 de febrero el FBI y los guardacostas yanquis permitieron que una lancha con 10 personas, cargada con una tonelada de armamento de combate, municiones, cócteles molotov, monogramas de organizaciones contrarrevolucionarias de corte terrorista radicadas en Miami y otros avituallamientos de guerra, salieran rumbo a Cuba con instrucciones de ejecutar actos terroristas dentro de la Isla, los cuales serían divulgados ampliamente por la prensa digital, escrita y las cadenas de radio y televisión del sur de Florida, como si fueran realizados por opositores internos a la Revolución.
Esto serviría de pretexto a los yanquis para iniciar alguna acción directa contra Cuba, al estilo de lo que hicieron en Venezuela, aunque evidentemente allá contaron con apoyo interno, de lo que carecen en la Isla.
La infiltración fue detectada por las Tropas Guarda Fronteras de Cuba y al acercarse a la lancha rápida para identificar a los tripulantes, ellos respondieron abriendo fuego a las autoridades cubanas. En ese enfrentamiento fueron abatidos 4 atacantes y el resto fueron heridos. También resultó herido el capitán de la lancha cubana, hecho denunciado rápidamente por Cuba y se mostró en la TV todo el armamento detectado.
Casi de forma paralela, el sábado 28 de febrero de 2026 fueron detenidos diez ciudadanos panameños, que viajaron a la Isla con visado turístico, pero el verdadero propósito era realizar hechos de propaganda contra el orden constitucional de Cuba, delito tipificado en el artículo 124 del Código Penal.
Las autoridades cubanas informaron que, en el proceso investigativo inicial, se conoció que esos panameños estaban orientados para una vez en La Habana, pintaran letreros con contenido de carácter subversivo en paredes y muros de la ciudad.
Terminada la misión debían abandonar el país y a su regreso a Panamá, le sería entregado el pago que, de acuerdo a sus declaraciones, oscilaba entre mil y mil quinientos dólares para cada uno.
Todos reconocieron ser los autores de los hechos ejecutados en la capital, durante la madrugada del sábado 28 de febrero.
La CIA no cambia y a pesar de sus fracasos en sus intentos de asesinar al líder Fidel Castro, invasiones mercenarias, hechos de terrorismo de estado, sabotajes a la economía, y su guerra biológica contra las personas, la fauna y la flora cubana, insisten en su sueño de derrocar a la Revolución cubana poder materializarlo y con miles de millones de dólares malgastados.
Por eso aseguró José Martí: “Trincheras de ideas valen más que trincheras de piedras”.

