Il Venezuela negozia il suo oro

mentre gli USA preparano un’accusa contro la sua presidentessa

 

La visita di un funzionario USA a Caracas per negoziare un accordo minerario ha coinciso con la notizia che Washington prepara un’accusa penale contro Delcy Rodríguez

Bruno Sgarzini

Dopo l’invasione del Venezuela, una chiamata anonima arrivò sul cellulare di Delcy Rodríguez mentre si trovava sull’Isola di Margarita: o faceva ciò che gli USA volevano, o lei e il resto della dirigenza chavista avrebbero potuto essere uccisi, e i bombardamenti sulla capitale sarebbero continuati. La storia di questa minaccia, raccontata dalla stessa presidentessa esecutiva in una chiamata con membri del suo governo, mostra il sottile filo sul quale camminano lei, e tutto il chavismo, dal sequestro di Nicolás Maduro.

Trump ha definito il modello venezuelano come la sua formula preferita di intervento a distanza: catturare o eliminare il dirigente scomodo, installare qualcuno del regime stesso disposto a collaborare, e governare da Washington senza un’occupazione formale. È lo stesso schema che intende replicare in Iran, dove pretende di partecipare alla designazione del nuovo capo supremo cercando qualcuno all’interno della stessa cupola della Repubblica Islamica che esegua le sue istruzioni. Certo, questo modello di “sovranità tutelata” porta con sé le sue contraddizioni.

Affinché funzioni, l’Amministrazione Trump mantiene una percezione di “minaccia permanente” contro il chavismo. L’agenzia Reuters ha diffuso la notizia che i procuratori USA preparano un’indagine contro Delcy Rodríguez per corruzione e riciclaggio di denaro, nonostante la smentita ufficiale del Dipartimento di Giustizia. “I procuratori federali hanno preparato possibili capi d’accusa e hanno comunicato a Rodríguez che corre il rischio di essere processata a meno che continui a soddisfare le richieste di Trump dopo il rovesciamento dell’ex dirigente venezuelano Nicolás Maduro negli USA a gennaio”, hanno detto le fonti. Le accuse riguarderebbero presunti reati commessi durante la sua amministrazione della compagnia petrolifera statale PDVSA tra il 2021 e il 2025.

I funzionari USA, secondo l’agenzia, “hanno presentato a Rodríguez una lista di almeno sette ex alti funzionari del partito, i suoi stretti collaboratori e i suoi familiari, che si cerca che lei arresti o mantenga sotto custodia del Venezuela per la loro possibile estradizione”. Tra gli ex funzionari indicati c’è Alex Saab, ex ministro degli Esteri del Venezuela e imprenditore responsabile del commercio del petrolio venezuelano ai tempi delle sanzioni; Raúl Gorrin, proprietario del canale Globovisión e di una compagnia di assicurazioni che accumulò una fortuna acquistando dollari al tasso di cambio ufficiale e rivendendoli sul mercato parallelo ai tempi del controllo dei cambi; Tarek El Aissami, ex ministro degli Interni e del Petrolio, legato ad atti di corruzione con la vendita di petrolio attraverso piattaforme di criptovalute, tra gli altri reati. Le rivelazioni sulle pressioni a Rodríguez non sono nuove; alcuni mesi fa, The Grayzone aveva già raccolto le dichiarazioni della giornalista venezuelana Valentina Lares Martínez, di Armando.info, che aveva messo in guardia su indagini in corso contro la presidentessa incaricata, concepite da Washington come leva di pressione per i mesi successivi.

Il problema con queste “estradizioni”, richieste da Washington, è che gran parte di esse servirebbero a convertire gli “ex funzionari” in testimoni protetti in casi contro la stessa Rodríguez, suo fratello Jorge Rodríguez, Nicolás Maduro, sua moglie Cilia Flores e Diosdado Cabello, tra gli altri importanti dirigenti del chavismo. Per i capi del chavismo sarebbe come fare harakiri, poiché in qualsiasi momento le loro dichiarazioni davanti alla giustizia potrebbero essere usate contro di loro dai procuratori di Trump.

In mezzo a queste nuove minacce, smentite dal sottosegretario alla Giustizia Todd Blanche, il segretario degli Interni Doug Burgum ha visitato Caracas dopo la visita, settimane fa, del titolare del dicastero dell’Energia Chris Wright e del capo del Comando Sud Francis Donovan. Burgum, insieme alla incaricata d’Affari a Caracas Laura Dogu, ha partecipato addirittura alla firma di un accordo tra i dirigenti di Shell e l’impresa venezuelana di ingegneria Vepica, come parte della riapertura degli affari nel settore energetico nazionale. L’accordo è uno dei primi firmati dopo che il Dipartimento del Tesoro ha emesso una licenza che permette alle imprese, che non siano sotto le leggi di Cuba, Iran, Cina e Russia, di investire nel settore petrolifero venezuelano. E anche dopo la sanzione della Legge sugli Idrocarburi che stabilisce una liberalizzazione dell’affare petrolifero.

Ma non è stata l’unica cosa di cui hanno parlato; Burgum è presidente del Consiglio Nazionale per il Dominio dell’Energia, focalizzato su temi come l’accesso a minerali critici. Durante la sua visita al Palazzo di Miraflores, dove si è riunito con funzionari come il ministro dell’Estrazione Mineraria Héctor Silva e Diosdado Cabello, uomo forte del chavismo, era accompagnato da due dozzine di corporazioni minerarie interessate alle risorse del Venezuela. “Sono desiderosi di investire nel paese”, ha sottolineato Burgum. A quanto pare, uno dei frutti dell’incontro è l’impegno alla vendita di tra 650 e 1000 chili d’oro da parte dell’impresa statale venezuelana Minerven al commerciante di materie prime Trafigura, lo stesso incaricato di esportare il greggio venezuelano, secondo il media USA Axios. “Trafigura trasporterà l’oro alle raffinerie USA in virtù di un accordo separato con il governo USA”.

Questo impegno sarà accompagnato dalla sanzione di una nuova Legge Mineraria, che al pari di quella sugli Idrocarburi, rimuove lo Stato dal suo ruolo preponderante a favore dei privati, e dall’emissione di nuovi permessi USA per sfruttare minerali come oro, bauxite, argento, tra gli altri. Dopo l’incontro, il Dipartimento di Stato ha inoltre annunciato il ripristino delle relazioni tra i due Paesi. “Questo passo faciliterà i nostri sforzi congiunti per promuovere la stabilità, sostenere la ripresa economica e favorire la riconciliazione politica in Venezuela”, ha assicurato il dipartimento diretto da Marco Rubio. In pratica, ciò permette a Caracas di accedere in futuro al denaro congelato negli USA e progredire su temi importanti, come la rimozione delle sanzioni alla Banca Centrale del Venezuela che le impediscono di operare nei mercati finanziari, secondo l’economista Francisco Rodríguez.

Dopo la visita di Burgum, Trump ha definito Delcy Rodríguez “presidentessa eletta” e l’ha congratulata per il suo lavoro in Venezuela; “il petrolio sta iniziando a scorrere. La professionalità e la dedizione dei due Paesi è una cosa fantastica da vedere”. Mentre Rodríguez ha ringraziato per le sue parole e “la gentile disposizione del suo governo a lavorare congiuntamente per un’agenda che rafforzi la cooperazione binazionale a beneficio dei popoli degli USA e del Venezuela”. In questo contesto, il Venezuela si è astenuto dal condannare gli attacchi all’Iran, un alleato storico del chavismo, dopo che Washington gli ha chiesto di allontanarsi da Teheran. La firma degli accordi minerari, inoltre, è coincisa con un nuovo anniversario della morte di Hugo Chávez.


Venezuela negocia su oro mientras EEUU prepara una acusación contra su presidena

La visita de un funcionario estadounidense en Caracas para negociar un acuerdo minero coincidió con la versión de que Washington prepara una acusación penal contra Delcy Rodríguez

Bruno Sgarzini

Después de la invasión a Venezuela, una llamada anónima llegó al celular de Delcy Rodríguez mientras estaba en la Isla de Margarita; o hacía lo que Estados Unidos quisiese o ella y el resto del liderazgo chavista, podrían ser asesinados, y los bombardeos a la capital continuarían. La historia de esta amenaza, contada por la propia presidenta ejecutiva en una llamada con miembros de su gobierno, muestra por la delgada cornisa que camina ella, y todo el chavismo, desde el secuestro de Nicolás Maduro.

Trump ha calificado el modelo venezolano como su fórmula predilecta de intervención a distancia: capturar o eliminar al líder incómodo, instalar a alguien del propio régimen dispuesto a cooperar, y gobernar desde Washington sin ocupación formal. Es el mismo esquema que pretende replicar en Irán, donde exige participar en la designación del nuevo líder supremo buscando a alguien de la propia cúpula de la República Islámica que ejecute sus instrucciones.

Claro que este modelo de “soberanía tutelada” carga con sus propias contradicciones.

Para que funcione, la Administración Trump mantiene una percepción de “amenaza permanente” contra el chavismo. La agencia Reuters filtró que los fiscales estadounidenses preparan una investigación contra Delcy Rodríguez por corrupción y lavado de dinero, a pesar de la negación oficial del Departamento de Justicia. “Los fiscales federales han preparado posibles cargos, y le han comunicado a Rodríguez que corre el riesgo de ser procesada a menos que continúe cumpliendo con las demandas de Trump tras el derrocamiento del exlíder venezolano Nicolás Maduro en Estados Unidos en enero, dijeron las fuentes”. Los cargos serían por supuestos delitos cometidos durante su administración de la estatal de petróleo PDVSA entre 2021 y 2025.

Los funcionarios estadounidenses, según la agencia, “le han presentado a Rodríguez una lista de al menos siete ex altos funcionarios del partido, sus allegados y sus familiares, que se busca que ella arreste o mantenga bajo custodia de Venezuela para su posible extradición”. Entre los exfuncionarios señalados está Alex Saab, exministro de la Cancillería de Venezuela y empresario responsable del comercio del petróleo venezolano en tiempos de sancione; Raúl Gorrin, dueño del canal Globovisión y una empresa de seguros que amasó una fortuna al comprar dólares a tipos de cambio oficial y venderlos en el mercado paralelo en tiempos de control de cambio; Tarek El Aissami, exministro de Interior y Petróleo relacionado con actos de corrupción con la venta de petróleo a través de plataformas de criptomonedas, entre otros delitos. Las revelaciones sobre las presiones a Rodríguez no son nuevas; hace algunos meses, The Grayzone ya había recogido las declaraciones de la periodista venezolana Valentina Lares Martínez, de Armando.info, quien alertó sobre investigaciones en curso contra la presidenta encargada, concebidas desde Washington como palanca de presión para los meses siguientes.

El problema con estas “extradiciones”, pedidas por Washington, es que gran parte de ellas, servirían para convertir a los “exfuncionarios” en testigos protegidos en casos contra la propia Rodríguez, su hermano, Jorge Rodríguez, Nicolás Maduro, su esposa, Cilia Flores, y Diosdado Cabello, entre otros importantes dirigentes del chavismo. Para los líderes del chavismo sería como hacerse un harakiri, ya que en cualquier momento sus declaraciones ante la justicia podrían ser usadas en su contra por los fiscales de Trump. 

En medio de estas nuevas amenazas, negadas por el subsecretario de Justicia, Todd Blanche, el secretario del Interior, Doug Burgum, visitó Caracas después de la visita, semanas atrás, del titular de la cartera de Energía, Chris Wright, y el jefe del Comando Sur, Francis Donovan. Burgum, junto con la encargada de Negocios en Caracas, Laura Dogu, participaron, incluso, en la firma de un acuerdo entre los ejecutivos de Shell y la empresa venezolana de ingeniería Vepica, como parte de la reapertura de negocios en el sector energético nacional. El acuerdo es uno de los primeros firmados después de que el Departamento del Tesoro emitiese una licencia que permite a las empresas, que no estén bajo leyes de Cuba, Irán, China y Rusia, invertir en el sector petrolero venezolano. Y también luego de la sanción de la Ley de Hidrocarburos que establece una liberación del negocio petrolero. 

Pero no fue de lo único que hablaron; Burgum es presidente Consejo Nacional de Dominio de la Energía enfocado en temas como el acceso a minerales críticos. Durante su visita al Palacio de Miraflores, donde se reunió con funcionarios como el ministro de Minería, Héctor Silva, y Diosdado Cabello, hombre fuerte del chavismo, fue acompañado por dos docenas de corporaciones mineras interesadas en los recursos de Venezuela. “Están deseosos de invertir en el país”, remarcó Burgum. Al parecer, uno de los frutos de la reunión es el compromiso de venta de venta de entre 650 y mil kilos de oro por parte de la empresa estatal venezolana Minerven al comerciante de materias primas, Trafigura, el mismo a cargo de exportar el crudo venezolano, según el medio estadounidense Axios. “Trafigura transportará el oro a las refinerías estadounidenses en virtud de un acuerdo separado con el gobierno estadounidense”.

Este compromiso vendrá acompañado de la sanción de una nueva Ley de Minas, que al igual que la de Hidrocarburos saca al Estado de su papel preponderante en favor de los privados, y de la emisión de nuevos permisos estadounidenses para explotar minerales como el oro, la bauxita, la plata, entre otros. Después de la reunión, el Departamento de Estado, además, anunció el restablecimiento de las relaciones entre ambos países. “Este paso facilitará nuestros esfuerzos conjuntos para promover la estabilidad, apoyar la recuperación económica y avanzar en la reconciliación política en Venezuela”, aseguró el departamento dirigido por Marco Rubio. En la práctica, esto le permite a Caracas acceder en el futuro al dinero congelado en Estados Unidos y avanzar en temas importantes, como el levantamiento de sanciones al Banco Central de Venezuela que le impiden operar en los mercados financieros, según el economista Francisco Rodríguez. 

Después de la visita de Burgum, Trump calificó a Delcy Rodríguez como “presidenta electa” y la felicitó por su tarea en Venezuela; “el petróleo está empezando a fluir. El profesionalismo y la dedicación de los dos países es algo genial de ver”. Mientras que Rodríguez agradeció sus palabras y “la amable disposición de su gobierno para trabajar conjuntamente en una agenda que fortalezca la cooperación binacional en beneficio de los pueblos de Estados Unidos y Venezuela”. En este contexto, Venezuela se abstuvo de condenar los ataques a Irán, un aliado histórico del chavismo, luego de que Washington le pidiese alejarse de Teherán. La firma de los acuerdos mineros, además, coincidió con un nuevo aniversario de la muerte de Hugo Chávez.

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