Fidel e il segreto del sogno del possibile

Alberni Poulot / KardioPensamiento – REDH-Cuba

Primo dai suoi genitori, poi dallo studio e dall’assunzione etica consapevole del profondo umanesimo martiano, e completato dalla teoria e dalla pratica, vissuta e creatrice, del marxismo-leninismo, il Comandante in Capo, Fidel Castro Ruz, si convinse che non ci sarebbe stata vera giustizia per gli esseri umani, a Cuba e nel mondo, se non ci fosse stata piena dignità in loro.

La base di quella dignità umana è la salute e l’educazione, che sono a loro volta i principali pilastri di tutta la cultura civilizzatrice umana.

È nota la storia che riferisce che uno studente chiese all’antropologa statunitense Margaret Mead, quale fu il primo segno di civilizzazione nell’Umanità. “Lo studente e i suoi compagni si aspettavano che Mead parlasse dell’amo, della pentola di argilla o della pietra da macina. Ma no. Lei disse che il primo segno di civilizzazione in una cultura antica fu un femore che qualcuno si ruppe e poi apparve guarito”. Mead spiegò che, nel regno animale, se ti rompi una gamba, muori, poiché non puoi procurarti cibo o acqua né fuggire dal pericolo, così sei facile preda delle bestie che girano lì intorno. E nessun animale con un arto inferiore rotto sopravvive il tempo sufficiente perché l’osso si saldi da solo. Dunque un femore rotto e che si è curato evidenzia che qualcuno rimase con chi se lo ruppe, e che gli fasciò e immobilizzò la frattura. Cioè, che lo curò. [1]

Non so se Fidel conoscesse questa storia, ma sappiamo che la sua essenza la difese. Affinché l’essere umano si staccasse dalla sua condizione primitiva, selvaggia e animale, doveva emanciparsi culturalmente e questo arriva solo con l’educazione e con la cura della salute.

“Avanti, alferi invincibili di così nobile professione, dimostrando che tutto l’oro del pianeta non può piegare la coscienza di un vero guardiano della salute e della vita, pronto a marciare in qualsiasi paese dove sia necessario, e convinto che un mondo migliore è possibile!”. Così concluse il suo storico intervento alla laurea dei primi medici della Scuola Latinoamericana di Medicina (ELAM).

Formare (educazione ed etica umanista) i medici che ponderino la vocazione di curare e salvare vite, in qualsiasi angolo del mondo; a qualsiasi persona senza distinzione sociale, razziale, sessuale, economica, religiosa, ideologica o territoriale e senza scopo di lucro, solo con la profonda soddisfazione di compiere il dovere semplicemente e naturalmente, come preconizzò Martí, era il più caro dei sogni possibili di Fidel.

La storia di Cuba, è anche la storia di una solidarietà inossidabile con altre nazioni del mondo. E tra esse, spicca la collaborazione medica internazionale cubana, che conta 66 anni, dei 67 della Rivoluzione al potere.

La Rivoluzione cubana non ebbe bisogno di essere una potenza medica per offrire ciò che ha nel campo della salute o in altri terreni socioeconomici. Già nel 1960, fu inviata una brigata medica di emergenza e varie tonnellate di attrezzature e forniture in Cile, dopo un devastante terremoto che provocò migliaia di vittime. Salvador Allende, allora senatore di quel paese, che accompagnò tale brigata, espresse: “Vidi i camion passare per le strade dell’Avana e vidi la generosità anonima di coloro che consegnavano ciò che serviva, qualcosa di molto più prezioso di ciò che offrono i paesi ricchi”.

Il 17 ottobre 1962, durante l’atto di inaugurazione dell’Istituto di Scienze di Base e Precliniche “Victoria de Girón”, Fidel annunciò al popolo cubano la decisione del governo di fornire aiuto nel campo della salute, affermando: “… e per questo noi, conversando oggi con gli studenti, ponevamo loro che servono 50 medici volontari per andare in Algeria, per andare ad aiutare gli algerini. E siamo sicuri che quei volontari non mancheranno. Cinquanta soltanto! Siamo sicuri che se ne offriranno di più, come espressione dello spirito di solidarietà del nostro popolo con un popolo amico che sta peggio di noi. Certo, oggi possiamo mandare 50, tra 8 o 10 anni non si sa quanti, e ai nostri popoli fratelli potremo dare loro aiuto; perché ogni anno che passa avremo più medici, e ogni anno che passa più studenti entreranno nella Scuola di Medicina; perché la Rivoluzione ha diritto di raccogliere ciò che semina e ha diritto di raccogliere i frutti che ha seminato”. [2]

Fu così, che quel 23 maggio 1963 si considera l’inizio della Collaborazione Medica Internazionale Cubana, con l’invio della prima brigata in Algeria, composta da 55 collaboratori che prestarono i loro servizi per un anno. Nasceva in tal modo l’irreprensibile foglio di servizi medici e di collaborazione internazionale per la salute, che tanto ha prestigiato la Rivoluzione cubana, che tanto orgoglio fornisce al nostro popolo e che tante vite ha salvato in modo umano e disinteressato nel mondo.

Da allora, più di 600 mila collaboratori hanno fornito il loro aiuto in 165 nazioni nel corso di 63 anni. Non si può trascurare che i nostri collaboratori hanno salvato vite nella foresta amazzonica, nelle montagne pakistane, a temperature sotto zero, nei caldi e aspri luoghi del popolo saharawi, di Timor Est, e persino in Qatar, con temperature superiori ai 40 gradi e fino a 51 gradi all’ombra. Cuba ha avuto personale sanitario nella Guerra del Vietnam contro l’aggressore imperialista, nei 16 anni di missioni militari internazionaliste in Africa, soprattutto in Angola; i nostri collaboratori della salute sono rimasti, finché le condizioni lo hanno permesso, in zone con conflitti bellici come in Iraq, Siria, Libia, Haiti, tra gli altri.

Un momento significativo risultò la creazione del Programma Integrale di Salute, implementato dopo il passaggio degli uragani Mitch e George in America Centrale, basato sul modello di Assistenza Primaria alla salute. Un programma che trasformò la collaborazione medica caraibica e fu seguito dalla creazione di alcune esperienze indimenticabili come “Barrio Adentro“, in Venezuela, e l'”Operazione Miracolo“, che permise di restituire la vista a molte persone con bassi o nulli redditi monetari, attraverso 3,3 milioni di chirurgie oftalmologiche. Altrimenti continuerebbero nell’oscurità oculare e sociale.

Nel 2005, dopo i danni provocati dall’uragano Katrina negli USA, Cuba creò, su idea del Comandante in Capo, il Contingente Henry Reeve, con un numero superiore ai 10 mila professionisti disposti a cooperare. Questo contingente svolse anche un ruolo cruciale durante l’epidemia di ebola in Africa Occidentale (Sierra Leone, Guinea-Conakry e Liberia), nel 2014, quando arrivarono 256 collaboratori negli Stati colpiti. Cuba divenne l’unico paese che prestò aiuto in composizione di brigate permanenti, sebbene fosse presente l’OMS e altre nazioni, ma per breve tempo. Sulla base della nostra esperienza si riuscì a concentrare la malattia in quei tre paesi senza che si estendesse a più regioni.

Una volta decretata la pandemia di COVID-19 dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), il 15 marzo 2020 partirono i primi collaboratori (consulenti fondamentalmente) verso il Venezuela per condividere le poche esperienze che si avevano in quegli istanti.

Cuba tracciò la sua strategia di collaborazione medica internazionale e da quel momento partì un’altra brigata in Lombardia, Italia, dove era l’epicentro della malattia.

All’inizio del 2022 si completa la brigata 58 in 42 nazioni per combattere la pandemia, che segnò anche la storia della cooperazione medica internazionale che Cuba ha offerto al mondo.

Nel febbraio 2023, due potenti terremoti, di magnitudo 7,8 e 7,5, rispettivamente, lasciarono migliaia di morti e una enorme devastazione in Turchia e Siria. In meno di 48 ore si conformò una brigata con 32 collaboratori cubani al fine di contribuire a salvare vite e aiutare la ripresa delle vittime.

Un’impronta particolare della nostra collaborazione medica è stata nella sorella Repubblica Bolivariana del Venezuela. Là poco più di 150 mila professionisti della salute cubani hanno prestato il loro appoggio nella missione medica in Venezuela, la seconda cooperazione più grande dell’Isola dopo quella dell’Africa.

Il Venezuela ha via via migliorato gli indicatori di mortalità infantile, nei minori di cinque anni e in quella materna; e si colloca tra i primi sette paesi delle Americhe con maggiore aspettativa di vita, con 74 anni, quando prima della Rivoluzione bolivariana era di appena sei decenni.

In solo tre lustri ha via via eliminato le malattie trasmissibili grazie al programma di immunizzazione che conta 15 vaccini, tra cui, contro il papilloma virus, lo pneumococco, il rotavirus e la varicella.

Allo stesso modo, sta eliminando l’oncocercosi, diminuendo la lebbra e la leishmania, e da cinque anni non ci sono casi di febbre gialla, ma devono affrontare le malattie non trasmissibili, come a Cuba, derivate da cattive abitudini dietetiche, mancanza di esercizi fisici, eccesso di cibi con grassi e sale, e il consumo di alcol, che sono problemi del primo mondo, avvertì.

Il quadro della salute è migliorato progressivamente in questi 16 anni e la Missione Medica cubana ha portato l’assistenza primaria alla salute là, dove tutta la medicina che fornisce al popolo è gratuita.

Da 13 anni, quando sorse Barrio Adentro nel 2003 per idea di Fidel e Chávez, si sono offerte 700 milioni di consultazioni e realizzati più di due milioni di operazioni da chirurghi cubani. Superano i due milioni di chirurgie della vista mediante la Missione Miracolo, e hanno salvato la vita a più di un milione e 800 mila venezuelani.

Il futuro medico venezuelano lo stanno creando i cubani, e già si sono laureati là 18 mila Medici Integrali Comunitari e ci sono 30 mila in formazione. In due o tre anni ancora ammonteranno a 50 mila dottori formati con professori e programmi cubani nelle strutture di Barrio Adentro, oltre ai più di mille laureati all’ELAM che lavorano là.

Questo sarà l’apporto fondamentale di Cuba, lasciare loro una gioventù creata con un medico comunitario, con il suo sguardo verso i poveri, verso la medicina preventiva, e per questo ci dobbiamo sentire orgogliosi di tutto ciò che fa la Rivoluzione Bolivariana e la Missione Medica Cubana là.

Il Venezuela ha 7800 ambulatori medici con una popolazione di 30 milioni di abitanti, e 5 milioni di colombiani che vivono e non sono censiti.

In sintesi, i medici cubani hanno assistito più di 2 miliardi e 300 milioni di persone nel mondo, hanno realizzato 17 milioni di interventi chirurgici e hanno aiutato a nascere più di 5 milioni di bambini e bambine. Inoltre, si stima che 12 milioni di vite siano state salvate grazie alla loro modesta, umanista e disinteressata opera. Nessuno schiavo, nessuno sfruttato, nessuno mercificato, avrebbe potuto realizzare una così grande consegna d’amore verso l’essere umano e tutta l’umanità. [3]

Questi dati, le milioni e commoventi storie di vite attorno ai numeri, ma soprattutto l’infinita opera d’amore, distruggono qualsiasi calunnia e blasfemia immorale che si pretende di appendere come bandiera vergognosa sull’innalzata asta della solidarietà medica cubana.

Nonostante la feroce, ipocrita e cinica campagna di discredito della collaborazione medica cubana con il mondo, nonostante determinati governi dell’America Latina e dei Caraibi si pieghino alle pressioni fasciste e ricattatorie del Governo dittatoriale nordamericano, molti leader, ma soprattutto gli umili popoli dell’America Latina e dei Caraibi, così come dell’Asia e dell’Africa, i cui paesi beneficiano di questo servizio umanitario, hanno riconosciuto i risultati disinteressati e eccezionali che migliorano i rispettivi sistemi di salute e la vita delle persone.[4]

Nella già citata prima laurea dell’ELAM, il Capo Storico della Rivoluzione cubana sentenziò: “Cuba sta formando in questo momento più di 12 mila medici per il Terzo Mondo, con il quale realizza un contributo al benessere di quei paesi il cui valore ammonta a più di tre miliardi di dollari statunitensi. Se forma o contribuisce a formare centomila medici di altri paesi in dieci anni, il suo apporto equivale a 30 miliardi di dollari statunitensi, nonostante Cuba sia un paese piccolo del Terzo Mondo bloccato economicamente dagli Stati Uniti”.

“Dov’è il segreto? Nel fatto reale che il capitale umano può più del capitale finanziario. Capitale umano implica non solo conoscenza, ma anche —e molto essenzialmente— coscienza, etica, solidarietà, sentimenti veramente umani, spirito di sacrificio, eroismo, e la capacità di fare molto con molto poco”. [5]

Disse Calderón de la Barca, che tutta la vita è sogno, e i sogni, sogni sono; ma in Fidel, i sogni ispirano e con la sua volontà chisciottesca, lottò 71 anni consecutivi per convertirli in invincibili realtà insieme al nobile, solidale, umano ed eroico popolo cubano.

Note:

[1] Fernando García. https://www.lavanguardia.com/cultura/20201014/484039920907/el-reto-primer-signo-civilizacion-humanidad.html 14/10/2020

[2] MSc. Dra. Patricia Alonso Galbán. https://www.smcsalud.cu/blog/servicios-medicos-cubanos-1/60-anos-de-solidaridad-medica-el-invaluable-legado-de-la-colaboracion-internacional-cubana-en-salud-63 Specialista di Comunicazione della CSMC, S.A.

[3] Intervista dell’ACN al Dr. Luis Estruch Rancaño. https://www.adelante.cu/index.php/es/bloqueo-a-cuba/5357-sin-embargo-bloqueo-es.html

[4] https://misiones.cubaminrex.cu/es/articulo/impacto-de-la-colaboracion-medica-cubana

[5] Discorso pronunciato da Fidel Castro Ruz, nell’atto in occasione della prima laurea della Scuola Latinoamericana di Medicina. Teatro “Carlos Marx”, 20 agosto 2005. http://www.cuba.cu/gobierno/discursos/2005/esp/f200805e.html


   Fidel y el secreto del sueño de lo posible

Por Alberni Poulot / KardioPensamiento -PorREDH-Cuba

Primero de sus padres, luego del estudio y asunción ética consciente del profundo humanismo martiano, y redondeado desde la teoría y la práctica, vivida y creadora, del marxismo-leninismo, el Comandante en Jefe, Fidel Castro Ruz, se convenció de que no habría justicia verdadera para los seres humanos, en Cuba y en el mundo, si no existía plena dignidad en ellos.

La base de esa dignidad humana es la salud y la educación, que son a su vez los principales pilares de toda la cultura civilizatoria humana.

Es conocida la historia que refiere que un estudiante preguntó a la antropóloga estadounidense Margaret Mead, cuál fue el primer signo de civilización en la Humanidad. “El alumno y sus compañeros esperaban que Mead hablara del anzuelo, la olla de barro o la piedra de moler. Pero no. Ella dijo que el primer signo de civilización en una cultura antigua fue un fémur que alguien se fracturó y luego apareció sanado”. Mead explicó que, en el reino animal, si te rompes una pierna, mueres, pues no puedes procurar comida o agua ni huir del peligro, así que eres presa fácil de las bestias que rondan por ahí. Y ningún animal con una extremidad inferior rota sobrevive el tiempo suficiente para que el hueso se suelde por sí sólo. De modo que un fémur quebrado y que se curó evidencia que alguien se quedó con quien se lo rompió, y que le vendó e inmovilizó la fractura. Es decir, que lo cuidó. [1]

No sé si Fidel conocería esta historia, pero sí sabemos que su esencia la defendió. Para que el ser humano despegara de su condición primitiva, salvaje y animal, tenía que emanciparse culturalmente y eso solo llega con educación y con cuidado a la salud.

“¡Adelante, abanderados invencibles de tan noble profesión, demostrando que todo el oro del planeta no puede doblegar la conciencia de un verdadero guardián de la salud y de la vida, listo para marchar a cualquier país donde se le necesite, y convencido de que un mundo mejor es posible!”. Así concluyó su histórica intervención en la graduación de los primeros médicos de la Escuela Latinoamericana de Medicina (ELAM).

Formar (educación y ética humanista) a los galenos que ponderen la vocación de cuidar y salvar vidas, en cualquier rincón del mundo; a cualquier persona sin distinción social, racial, sexual, económica, religiosa, ideológica o territorial y sin ánimo de lucro, solo con la profunda satisfacción de cumplir el deber sencilla y naturalmente, como preconizó Martí, era el más caro de los sueños posibles de Fidel.

La historia de Cuba, es también la historia de una solidaridad inquebrantable con otras naciones del mundo. Y entre ellas, destaca la colaboración médica internacional cubana, que cuenta 66 años, de los 67 de la Revolución en el poder.

La Revolución cubana no necesitó ser potencia médica para ofrecer lo que tiene en el campo de la salud o en otros terrenos socioeconómicos. Tan temprano como el año 1960, se envió una brigada médica de emergencia y varias toneladas de equipos e insumos a Chile, tras un devastador terremoto que cobró miles de vidas. Salvador Allende, entonces senador de ese país, quien acompañó a dicha brigada, expresó: «Vi los camiones pasando por las calles de La Habana y vi la generosidad anónima de aquellos que entregaban lo que se necesitaba, algo mucho más valioso que lo que ofrecen los países ricos”.

El 17 de octubre de 1962, durante el acto de inauguración del Instituto de Ciencias Básicas y Preclínicas «Victoria de Girón», Fidel anunció al pueblo cubano la decisión del gobierno de brindar ayuda en el campo de la salud, afirmando: «… y por eso nosotros, conversando hoy con los estudiantes, les planteábamos que hacen falta 50 médicos voluntarios para ir a Argelia, para ir a ayudar a los argelinos. Y estamos seguros de que esos voluntarios no faltarán. ¡Cincuenta nada más! Estamos seguros de que se van a ofrecer más, como expresión del espíritu de solidaridad de nuestro pueblo con un pueblo amigo que está peor que nosotros. Claro, hoy podemos mandar 50, dentro de 8 o 10 años no se sabe cuántos, y a nuestros pueblos hermanos podremos darles ayuda; porque cada año que pase tendremos más médicos, y cada año que pase más estudiantes ingresarán en la Escuela de Medicina; porque la Revolución tiene derecho a recoger lo que siembra y tiene derecho a recoger los frutos que ha sembrado». [2]

Fue así, que aquel 23 de mayo de 1963 se considera el inicio de la Colaboración Médica Internacional Cubana, con el envío de la primera brigada a Argelia, compuesta por 55 colaboradores que prestaron sus servicios durante un año. Nacía de ese modo la intachable hoja de servicios médicos y de colaboración internacional de salud, que tanto ha prestigiado a la Revolución cubana, que tanto orgullo le proporciona a nuestro pueblo y que tantas vidas ha salvado de manera humana y desinteresada en el mundo.

Desde entonces, más de 600 mil colaboradores han brindado su ayuda en 165 naciones a lo largo de 63 años. No se puede soslayar que nuestros colaboradores han salvado vidas en la selva amazónica, en las montañas pakistaníes, a temperaturas de menos cero grados, en los calurosos y agrestes parajes del pueblo saharaui, de Timor Leste, y hasta en Qatar, con temperaturas de más de 40 grados y hasta 51 grados en la sombra.  Cuba ha tenido personal de salud en la Guerra de Vietnam contra el agresor imperialista, en los 16 años de misiones militares internacionalistas en África, sobre todo en Angola; nuestros colaboradores de la salud han permanecido, hasta que las condiciones lo han permitido, en zonas con conflictos bélicos como en Iraq, Siria, Libia, Haití, entre otros.

Un momento significativo resultó la creación del Programa Integral de Salud, implementado tras el paso de los huracanes Mitch y George por Centroamérica, basado en el modelo de Atención Primaria de salud. Un programa que transformó la colaboración médica caribeña y fue seguido por la creación de algunas experiencias inolvidables como “Barrio Adentro”, en Venezuela, y la “Operación Milagro”, que permitió devolverles la visión a muchas personas de bajos o nulos ingresos monetarios, a través de 3.3 millones de cirugías oftalmológicas. De otra manera seguirían en la oscuridad ocular y social.

En 2005, luego de los daños provocados por el huracán Katrina en Estados Unidos, Cuba creó, por idea del Comandante en Jefe, el Contingente Henry Reeve, con una cifra superior a los 10 mil profesionales dispuestos a cooperar. Este contingente también desempeñó un papel crucial durante la epidemia del ébola en África Occidental (Sierra Leona, Guinea-Conakri y Liberia), en 2014, cuando llegaron 256 colaboradores en los Estados afectados. Cuba se convirtió en el  único país que prestó ayuda en composición de brigadas permanentes, aunque estuvo presente la OMS y otras naciones, pero por breve tiempo. Sobre la base de nuestra experiencia se logró concentrar la enfermedad en esos tres países sin que se extendiera a más regiones.

Una vez decretada la pandemia de la COVID-19 por la Organiza­ción Mundial de la Salud (OMS), el 15 de marzo de 2020 salieron los primeros colaboradores (asesores fundamentalmente) hacia Venezuela para compartir las pocas experiencias que se tenían en esos instantes.

Cuba trazó su estrategia de colaboración médica internacional y desde ese momento partió otra brigada a Lombardía, Italia, donde estaba el epicentro de la enfermedad.

A inicios del 2022 se completa la brigada 58 en 42 naciones para combatir la pandemia, que también marcó la historia de la cooperación médica internacional que Cuba ha ofrecido al mundo.

En febrero de 2023, dos potentes terremotos, de magnitud 7,8 y 7,5, respectivamente, dejaron miles de muertos y una enorme devastación en Turquía y Siria. En menos de 48 horas se conformó una brigada con 32 colaboradores cubanos con el fin de contribuir a salvar vidas y ayudar a la recupe­ración de las víctimas.

Una huella particular de nuestra colaboración médica o ha sido en la hermana República Bolivariana de Venezuela. Allí un poco más de 150 mil profesionales de la salud cubanos han prestado su apoyo en la misión médica en Venezuela, la segunda cooperación más grande de la Isla después de la de África.

Venezuela ha ido mejorando los indicadores de mortalidad infantil, en los menores de cinco años y en la materna; y se ubica entre los primeros siete países de las Américas con mayor esperanza de vida, con 74 años, cuando antes de la Revolución bolivariana era de apenas seis décadas.

En sólo tres lustros ha ido eliminando las enfermedades transmisibles gracias al programa de inmunización que cuenta con 15 vacunas, entre ellas, contra el papiloma virus, el neumococo, el rotavirus y la varicela.

Asimismo, está eliminando la oncosarcosis, disminuyendo la lepra y la lesmania, y desde hace cinco años no hay casos de fiebre amarilla, pero tienen que enfrentar las enfermedades no transmisibles, como en Cuba, derivadas por malos hábitos dietéticos, falta de ejercicios físicos, exceso de comidas con grasas y sal, y el consumo de alcohol, que son problemas del primer mundo, advirtió.

El cuadro de salud fue mejorando progresivamente en estos 16 años y la Misión Médica cubana ha llevado la atención primaria de salud allí, donde toda la medicina que brinda al pueblo es gratuita.

Desde hace 13 años, cuando surgió Barrio Adentro en 2003 por idea de Fidel y Chávez, se han ofrecido 700 millones de consultas y realizado más de dos millones de operaciones por cirujanos cubanos. Sobrepasan los dos millones de cirugías de la vista mediante la Misión Milagro, y han salvado la vida a más de un millón 800 mil venezolanos.

El futuro médico venezolano lo están creando los cubanos, y ya se han graduado allí 18 mil Médicos Integrales Comunitarios y hay 30 mil en formación. En dos o tres años más sumarán 50 mil doctores formados con profesores y programas cubanos en las instalaciones de Barrio Adentro, además de los más de mil graduados en la ELAM que trabajan allá.

Ese va a ser el aporte fundamental de Cuba, dejarle una juventud creada con un médico comunitario, con su mirada hacia los pobres, hacia la medicina preventiva, y por eso nos tenemos que sentir orgullosos de todo lo que hace la Revolución Bolivariana y la Misión Médica Cubana allí.

Venezuela tiene siete mil 800 consultorios médicos con una población de 30 millones de habitantes, y cinco millones de colombianos que viven y no están censados.

En resumen, los médicos cubanos han atendido a más de 2 300 millones de personas en el mundo, han realizado 17 millones de intervenciones quirúrgicas y han ayudado a nacer a más de 5 millones de niños y niñas. Además, se estima que 12 millones de vidas han sido salvadas gracias a su modesta, humanista y desinteresada labor. Ningún esclavo, ningún explotado, ningún mercantilizado, hubiera podido realizar tamaña entrega de amor hacia ser humano y toda la humanidad. [3]

Estos datos, las millones y conmovedoras historias de vidas alrededor de los números, pero sobre todo la infinita obra de amor, destrozan cualquier calumnia y blasfemia inmoral que se pretende colgar como bandera bochornosa en la inhiesta asta de la solidaridad médica cubana.

A pesar de la feroz, hipócrita y cínica campaña de desprestigio de la colaboración médica cubana con el mundo, a pesar de que determinados gobiernos de América Latina y el Caribe se pliegan a las presiones fascistas y chantajistas del Gobierno dictatorial norteamericano, muchos líderes, pero sobre todo los humildes pueblos de América Latina y el Caribe, así como de Asia y África, cuyos países se benefician de este servicio humanitario, han reconocido los resultados desinteresados y sobresalientes que mejoran sus respectivos sistemas de salud y la vida de las personas.[4]

En la ya citada primera graduación de la ELAM, el Líder Histórico de la Revolución cubana sentenció: “Cuba está formando en este momento más de 12 mil médicos para el Tercer Mundo, con lo cual realiza una contribución al bienestar de esos países cuyo valor asciende a más de tres mil millones de dólares estadounidenses. Si forma o contribuye a formar cien mil médicos de otros países en diez años, su aporte equivale a 30 mil millones de dólares estadounidenses, a pesar de ser Cuba un país pequeño del Tercer Mundo bloqueado económicamente por Estados Unidos”.

 “¿Dónde está el secreto? En el hecho real de que el capital humano puede más que el capital financiero. Capital humano implica no sólo conocimientos, sino también ―y muy esencialmente― conciencia, ética, solidaridad, sentimientos verdaderamente humanos, espíritu de sacrificio, heroísmo, y la capacidad de hacer mucho con muy poco”.[5]

Dijo Calderón de la Barca, que toda la vida es sueño, y los sueños, sueños son; pero en Fidel, los sueños inspiran y con su voluntad quijotesca, luchó 71 años consecutivos para convertirlos en invencibles realidades junto al noble, solidario, humano y heroico pueblo cubano. 

Notas:

[1] Fernando García. https://www.lavanguardia.com/cultura/20201014/484039920907/el-reto-primer-signo-civilizacion-humanidad.html 14/10/2020

[2] MSc. Dra. Patricia Alonso Galbán. https://www.smcsalud.cu/blog/servicios-medicos-cubanos-1/60-anos-de-solidaridad-medica-el-invaluable-legado-de-la-colaboracion-internacional-cubana-en-salud-63 Especialista de Comunicación de la CSMC, S.A.

[3] Entrevista de la ACN al Dr. Luis Estruch Rancaño. https://www.adelante.cu/index.php/es/bloqueo-a-cuba/5357-sin-embargo-bloqueo-es.html

[4] https://misiones.cubaminrex.cu/es/articulo/impacto-de-la-colaboracion-medica-cubana

[5] Discurso pronunciado por Fidel Castro Ruz, en el acto con motivo de la primera graduación de la Escuela Latinoamericana de Medicina.  Teatro “Carlos Marx”, 20 de agosto de 2005.  http://www.cuba.cu/gobierno/discursos/2005/esp/f200805e.html

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