Il governo cubano ha risposto ad ogni momento determinante del blocco economico USA con una combinazione di misure difensive interne, diplomazia internazionale e denuncia pubblica sistematica.
Il Periodo Speciale a Cuba negli anni ’90 costituì una profonda crisi economica innescata principalmente dalla dissoluzione dell’Unione Sovietica e del Consiglio di Mutua Assistenza Economica (COMECON). Di conseguenza, si ebbe una perdita improvvisa di sussidi equivalenti a circa il 35% del PIL cubano e all’80% del commercio estero, aggravata dall’inasprimento del blocco USA attraverso le leggi Torricelli (1992) e Helms-Burton (1996). Questa situazione provocò una contrazione del PIL di circa il 35-36% e generò condizioni di vita estremamente austere con conseguenze drammatiche: perdita significativa di peso nella popolazione, per la riduzione del consumo calorico giornaliero da circa 3000 a 2000 calorie a persona, blackout prolungati fino a 16 ore al giorno, collasso del trasporto pubblico, razionamento severo di cibo e beni di prima necessità, proliferazione del baratto e dell’agricoltura urbana, così come un notevole aumento dell’emigrazione irregolare.
In quel contesto, diverse voci anticomuniste – principalmente dagli USA e da analisti occidentali – pronosticarono in modo insistente il collasso imminente del regime socialista, contando le ore per una sollevazione che riuscisse a rovesciare Fidel Castro e una rapida transizione verso un sistema capitalista. È chiaro che quelle previsioni fallirono a causa delle riforme parziali implementate dal governo e alla capacità di adattamento e resistenza dei cubani e delle cubane.
Ma, cos’è il blocco? Il blocco economico, commerciale e finanziario imposto dagli USA a Cuba – denominato ufficialmente “embargo” nella legislazione USA – costituisce un insieme prolungato di sanzioni unilaterali che restringono severamente le relazioni economiche, commerciali e finanziarie tra i due Paesi, con effetti extraterritoriali su terzi.
Iniziato nel 1960 come risposta alle nazionalizzazioni di proprietà USA da parte del governo rivoluzionario cubano, fu formalizzato come embargo totale il 3 febbraio 1962 tramite il Proclama Presidenziale 3447 del presidente John F. Kennedy, sebbene il governo cubano abbia iniziato a riferirsi sistematicamente ad esso come “blocco” proprio da quell’anno per sottolinearne il carattere di assedio asfissiante e coercitivo, nel contesto della Guerra Fredda e di eventi come la Crisi dei Missili.
Le misure specifiche che lo compongono includono la proibizione totale del commercio diretto (salvo eccezioni umanitarie limitate per cibo e medicine), il congelamento dei beni cubani negli USA, la restrizione delle transazioni finanziarie e dell’uso del dollaro, limitazioni ai viaggi dei cittadini USA, e disposizioni extraterritoriali come la proibizione per le filiali estere di aziende USA di commerciare con Cuba (Legge Torricelli del 1992) e la codificazione dell’embargo con sanzioni alle aziende che investono in proprietà espropriate (Legge Helms-Burton del 1996), il tutto amministrato principalmente dall’Ufficio per il Controllo dei Beni Stranieri (OFAC) del Dipartimento del Tesoro.
Iniziò nel 1960 sotto la presidenza di Eisenhower tramite la sospensione della quota zuccheriera cubana, il congelamento dei beni e restrizioni parziali al commercio, in risposta alle nazionalizzazioni di proprietà USA da parte del governo rivoluzionario di Fidel Castro. Nel 1962, il presidente John F. Kennedy formalizzò l’embargo totale con il Proclama Presidenziale 3447 del 3 febbraio, proibendo ogni commercio (salvo eccezioni umanitarie limitate) ed estendendo le restrizioni alle transazioni finanziarie e ai viaggi, cosa che aggravò la Crisi dei Missili nell’ottobre di quell’anno con un blocco navale temporaneo.
Momenti chiave di inasprimento inclusero la Legge per la Democrazia Cubana del 1992 (Cuban Democracy Act), firmata da George H.W. Bush, che proibì il commercio di sussidiarie USA in paesi terzi con Cuba e limitò rimesse e viaggi, coincidendo con il collasso sovietico e il Periodo Speciale; e la Legge Helms-Burton del 1996, sotto Bill Clinton, che codificò l’embargo in modo permanente, introdusse sanzioni extraterritoriali per investimenti in proprietà espropriate e condizionò il suo sollevamento a riforme politiche profonde a Cuba, come elezioni multipartitiche.
Nei periodi successivi, si registrarono flessibilizzazioni notevoli durante l’amministrazione Obama tra il 2014 e il 2016, con il “disgelo cubano” che ristabilì relazioni diplomatiche, rimosse temporaneamente Cuba dalla lista degli Stati Patrocinatori del Terrorismo e alleviò le restrizioni su viaggi, rimesse e commercio limitato. Tuttavia, queste misure furono parzialmente invertite sotto Donald Trump nel suo primo mandato tramite restrizioni a viaggi e crociere, e attivazione di titoli della Helms-Burton. Nel secondo mandato Trump, la politica si inasprì drasticamente: reincorporazione di Cuba nella lista del terrorismo nel 2025, nuove sanzioni a entità militari e, nel gennaio 2026, un ordine esecutivo che dichiarava Cuba una “minaccia straordinaria” alla sicurezza nazionale, con tariffe a paesi terzi che forniscono petrolio, esacerbando la crisi energetica ed economica attuale dopo il taglio delle forniture venezuelane.
Il governo cubano ha risposto a ogni momento determinante del blocco economico USA con una combinazione di misure difensive interne, diplomazia internazionale e denuncia pubblica sistematica, inquadrando le sanzioni come un’aggressione imperialista e un tentativo di cambiamento di regime.
All’inizio, tra il 1960 e il 1962, dopo le nazionalizzazioni di proprietà USA e l’imposizione dell’embargo parziale da Eisenhower e di quello totale da Kennedy, Cuba accelerò le espropriazioni di beni USA, rafforzò le alleanze con l’Unione Sovietica per compensare la perdita di commercio (includendo accordi preferenziali su zucchero e petrolio), decretò la rivoluzione come socialista durante l’invasione della Baia dei Porci (1961) e resistette al blocco navale durante la Crisi dei Missili (1962), consolidando il suo allineamento con il blocco sovietico come risposta strategica alla pressione economica e militare.
Negli inasprimenti degli anni ’90 (1992-1996), con la Legge per la Democrazia Cubana (Torricelli) e la Legge Helms-Burton, che aggravarono l’isolamento durante il Periodo Speciale dopo il collasso sovietico, Cuba implementò riforme economiche limitate come l’apertura al turismo, l’investimento straniero selettivo, l’agricoltura urbana e la legalizzazione del dollaro nel 1993; denunciò internazionalmente queste leggi come violazioni del diritto internazionale; promosse risoluzioni annuali all’Assemblea Generale dell’ONU contro l’embargo (iniziate nel 1992); e mantenne una postura di resistenza ideologica.
Durante il “disgelo” di Obama, partecipò attivamente alle trattative segrete mediate dal Vaticano, ristabilì relazioni diplomatiche, liberò prigionieri e accettò riforme reciproche; di fronte alle inversioni di Trump (2017-2020 e dal 2025), denunciò le restrizioni a viaggi, rimesse ed entità militari, così come la reincorporazione nella lista degli Stati Patrocinatori del Terrorismo e l’ordine esecutivo del 2026 contro le forniture di petrolio, tramite proteste diplomatiche, appelli alla comunità internazionale ed enfasi sulla resilienza interna, mentre mantiene una cooperazione selettiva su temi come migrazione e sicurezza nonostante le tensioni.
Cuba, un’isola nei Caraibi, a soli 145 chilometri da Miami, ha vissuto sotto assedio dal blocco per almeno sei decenni. Il presidente di Cuba, Miguel Díaz-Canel, poche settimane fa nella sua conferenza stampa ha detto: “(…) io credo che noi abbiamo nella nostra storia nei 67 anni di Rivoluzione, con il sorgere del blocco, presente quella teoria di soffocamento economico, quel proposito di soffocamento economico. Abbiamo vissuto, io dico sempre, tutte le generazioni di cubani che siamo nati nei primi anni della Rivoluzione, fino alle più attuali, i nostri nipoti, i nostri figli, siamo nati e vissuti sotto blocco. E siamo nati sotto i segni di questo soffocamento economico.”
La solidarietà con Cuba è stata fondamentale per la resistenza al soffocamento durante la storia del blocco. L’inasprimento attuale del blocco trova Cuba con relazioni di amicizia anch’esse sotto assedio. Non smettere di parlare di Cuba e del suo popolo resiliente è un compito.
Una revisión histórica del bloqueo de EEUU a Cuba
El gobierno cubano ha respondido a cada momento determinante del bloqueo económico estadounidense con una combinación de medidas defensivas internas, diplomacia internacional y denuncia pública sistemática
Valeria Silva Guzmán
El Período Especial en Cuba en la década de los 90 constituyó una profunda crisis económica desencadenada principalmente por la disolución de la Unión Soviética y del Consejo de Ayuda Mutua Económica CAME. En consecuencia, se dio una pérdida abrupta de subsidios equivalentes a cerca del 35 % del PIB cubano y del 80 % del comercio exterior, agravada por el endurecimiento del bloqueo estadounidense mediante las leyes Torricelli de 1992) y Helms-Burton de 1996. Esta situación provocó una contracción del PIB de aproximadamente el 35-36 % y generó condiciones de vida extremadamente austeras con consecuencias dramáticas: pérdida significativa de peso en la población, por la reducción del consumo calórico diario de alrededor de 3000 a 2000 calorías por persona, apagones prolongados de hasta 16 horas diarias, colapso del transporte público, racionamiento severo de alimentos y bienes básicos, proliferación del trueque y de la agricultura urbana, así como un aumento notable de la emigración irregular.
En aquel contexto, diversas voces anticomunistas —principalmente desde Estados Unidos y analistas occidentales— pronosticaron de manera insistente el colapso inminente del régimen socialista, contando las horas para un levantamiento que logre el derrocamiento de Fidel Castro y una rápida transición hacia un sistema capitalista. Está claro que esas predicciones fallaron debido a las reformas parciales implementadas por el gobierno y a la capacidad de adaptación y resistencia de las cubanas y los cubanos.
Pero, ¿qué es el bloqueo? El bloqueo económico, comercial y financiero impuesto por Estados Unidos a Cuba —denominado oficialmente “embargo” en la legislación estadounidense— constituye un conjunto prolongado de sanciones unilaterales que restringen severamente las relaciones económicas, comerciales y financieras entre ambos países, con efectos extraterritoriales en terceros.
Iniciado en 1960 como respuesta a las nacionalizaciones de propiedades estadounidenses por el gobierno revolucionario cubano, se formalizó como embargo total el 3 de febrero de 1962 mediante la Proclamación Presidencial 3447 del presidente John F. Kennedy, aunque el gobierno cubano comenzó a referirse sistemáticamente a él como “bloqueo” desde ese mismo año para subrayar su carácter de asedio asfixiante y coercitivo, en el contexto de la Guerra Fría y eventos como la Crisis de los Misiles.
Las medidas específicas que lo conforman incluyen la prohibición total del comercio directo (salvo excepciones humanitarias limitadas en alimentos y medicinas), el congelamiento de activos cubanos en Estados Unidos, la restricción de transacciones financieras y el uso del dólar, limitaciones a los viajes de ciudadanos estadounidenses, y disposiciones extraterritoriales como la prohibición a filiales extranjeras de empresas estadounidenses de negociar con Cuba (Ley Torricelli de 1992) y la codificación del embargo con sanciones a empresas que inviertan en propiedades expropiadas (Ley Helms-Burton de 1996), todo ello administrado principalmente por la Oficina de Control de Activos Extranjeros (OFAC) del Departamento del Tesoro.
Se inició en 1960 bajo la presidencia de Eisenhower mediante la suspensión de la cuota azucarera cubana, el congelamiento de activos y restricciones parciales al comercio, en respuesta a las nacionalizaciones de propiedades estadounidenses por el gobierno revolucionario de Fidel Castro. En 1962, el presidente John F. Kennedy formalizó el embargo total con la Proclamación Presidencial 3447 del 3 de febrero, prohibiendo todo comercio (salvo excepciones humanitarias limitadas) y extendiendo las restricciones a transacciones financieras y viajes, lo que agravó la Crisis de los Misiles en octubre de ese año con un bloqueo naval temporal.
Momentos clave de endurecimiento incluyeron la Ley de Democracia Cubana de 1992 (Cuban Democracy Act), firmada por George H.W. Bush, que prohibió el comercio de subsidiarias estadounidenses en terceros países con Cuba y limitó remesas y viajes, coincidiendo con el colapso soviético y el Periodo Especial; y la Ley Helms-Burton de 1996, bajo Bill Clinton, que codificó el embargo de manera permanente, introdujo sanciones extraterritoriales por inversiones en propiedades expropiadas y condicionó su levantamiento a reformas políticas profundas en Cuba, como elecciones multipartidistas.
En periodos posteriores, se registraron flexibilizaciones notables durante la administración Obama entre 2014 y 2016, con el “deshielo cubano” que restableció relaciones diplomáticas, removió temporalmente a Cuba de la lista de Estados Patrocinadores del Terrorismo y alivió restricciones en viajes, remesas y comercio limitado. Sin embargo, estas medidas fueron revertidas parcialmente bajo Donald Trump en su primer mandato mediante restricciones a viajes y cruceros, y activación de títulos de Helms-Burton. En el segundo mandato Trump, la política se endureció drásticamente: reincorporación de Cuba a la lista de terrorismo en 2025, nuevas sanciones a entidades militares y, en enero de 2026, una orden ejecutiva declarando a Cuba una “amenaza extraordinaria” a la seguridad nacional, con tarifas a terceros países que suministren petróleo, exacerbando la crisis energética y económica actual tras el corte de envíos venezolanos.
El gobierno cubano ha respondido a cada momento determinante del bloqueo económico estadounidense con una combinación de medidas defensivas internas, diplomacia internacional y denuncia pública sistemática, enmarcando las sanciones como una agresión imperialista y un intento de cambio de régimen.
En los orígenes, entre 1960 y 1962, tras las nacionalizaciones de propiedades estadounidenses y la imposición del embargo parcial por Eisenhower y el total por Kennedy, Cuba aceleró las expropiaciones de activos estadounidenses, fortaleció alianzas con la Unión Soviética para compensar la pérdida de comercio (incluyendo acuerdos preferenciales de azúcar y petróleo), decretó la revolución como socialista durante la invasión de Bahía de Cochinos (1961) y resistió el bloqueo naval durante la Crisis de los Misiles (1962), consolidando su alineamiento con el bloque soviético como respuesta estratégica a la presión económica y militar.
En los endurecimientos de los años 90 (1992-1996), con la Ley de Democracia Cubana (Torricelli) y la Ley Helms-Burton, que agravaron el aislamiento durante el Periodo Especial tras el colapso soviético, Cuba implementó reformas económicas limitadas como la apertura al turismo, la inversión extranjera selectiva, la agricultura urbana y la legalización del dólar en 1993; denunció internacionalmente estas leyes como violaciones del derecho internacional; promovió resoluciones anuales en la Asamblea General de la ONU contra el embargo (iniciadas en 1992); y mantuvo una postura de resistencia ideológica.
Durante el “deshielo” de Obama, participó activamente en las conversaciones secretas mediadas por el Vaticano, restableció relaciones diplomáticas, liberó prisioneros y aceptó reformas recíprocas; ante las reversiones de Trump (2017-2020 y desde 2025), denunció las restricciones a viajes, remesas y entidades militares, así como la reincorporación a la lista de Estados Patrocinadores del Terrorismo y la orden ejecutiva de 2026 contra suministros de petróleo, mediante protestas diplomáticas, llamados a la comunidad internacional y énfasis en la resiliencia interna, mientras mantiene cooperación selectiva en temas como migración y seguridad pese a las tensiones.
Cuba, una isla en el Caribe, a solo 145 kilómetros de Miami, ha vivido asediada por el bloqueo hace al menos seis décadas. El presidente de Cuba, Miguel Díaz Canel, hace pocas semanas en su comparecencia ante la prensa dijo: “(…) yo creo que nosotros tenemos en nuestra historia en los 67 años de Revolución, con el surgimiento del bloqueo, presente esa teoría de asfixia económica, ese propósito de asfixia económica. Hemos vivido, yo siempre digo, todas las generaciones de cubanos que nacimos en los primeros años de la Revolución, hasta las más actuales, nuestros nietos, nuestros hijos, nacimos y vivimos bloqueados. Y nacimos bajo los signos de esa asfixia económica.” La solidaridad con Cuba ha sido fundamental para la resistencia ante la asfixia durante la historia del bloqueo. El recrudecimiento del bloqueo actual encuentra a Cuba con relaciones de amistad también asediadas. No dejar de hablar de Cuba y de su pueblo resiliente es una tarea.

