“Non smettete di parlare di Cuba, non smettete di denunciare ciò che vogliono farci”: giovani denunciano gli effetti del blocco energetico sull’Isola
Cubainformación, in collaborazione con l’Associazione Ispano-Cubana “Bartolomé de las Casas” di Madrid, condivide questo video testimoniale, nel quale giovani dell’Isola raccontano in prima persona le dure conseguenze che l’inasprimento del blocco economico USA, specificamente nel settore energetico, sta causando nella popolazione dell’isola. Le misure imposte dall’amministrazione di Donald Trump, insieme a figure come Marco Rubio, hanno portato l’isola a una “situazione limite”. I danni sono molto visibili nella salute, nell’educazione, nell’alimentazione e nella vita quotidiana a Cuba.
“Voglio approfittare per denunciare la politica inumana degli Stati Uniti contro Cuba, che ci mette sull’orlo della crisi umanitaria”, esprime uno dei partecipanti al video. “Hanno deciso da Washington che non entri a Cuba una goccia di combustibile”. Questa carenza energetica, denunciano, mette “in serio pericolo il popolo di Cuba, soprattutto i bambini, le bambine, le donne incinte, gli anziani e le persone vulnerabili”.
La testimonianza collettiva dettaglia come la mancanza di combustibile paralizzi servizi di base essenziali. “Colpiscono l’assistenza primaria di salute, colpiscono ospedali, colpiscono policlinici, colpiscono il funzionamento delle scuole, delle ambulanze, tutto ciò che significhi i servizi di base vitali di una società”, segnalano. La situazione negli ospedali è critica: si stanno sospendendo ricoveri e operazioni chirurgiche, e i generatori di emergenza mancano di combustibile, lasciando pazienti, donne incinte e neonati in una situazione di vulnerabilità estrema davanti a qualsiasi guasto elettrico.
La vita quotidiana si è convertita in una “sfida molto difficile”. I giovani descrivono giornate con più di 24 ore senza elettricità nelle case, mancanza di gas e difficoltà per cucinare. La crisi energetica ha rotto le catene di approvvigionamento, provocando scarsità di alimenti come riso e pollo, e la chiusura di piccoli affari locali che non possono rifornirsi.
Il settore educativo si risente anche profondamente. Un lavoratore dell’Istituto di Scienza e Tecnologia dei Materiali dell’Università dell’Avana spiega che il trasporto pubblico e universitario è quasi inesistente, impedendo a professori e studenti di arrivare ai loro centri. Di fronte a questo, l’università ha promosso che gli studenti si integrino come professori nelle loro comunità di origine, mentre la docenza presenziale ha ceduto il passo alla virtualità. “Da quando è iniziato l’inasprimento del blocco, la prima cosa che si colpisce è l’educazione”, sentenziano.
La cultura e il turismo, settori vitali per l’economia, soffrono anche. Un’attrice racconta con dolore come non possa portare opere teatrali in comunità lontane per mancanza di trasporto. Nel turismo, la cancellazione di voli dal Canada, principale mercato emittente, significa meno divise e più difficoltà per sostenere l’economia. Imprenditori cubani denunciano, inoltre, la discriminazione digitale: “Non posso creare una pagina web, non ho come pagare un dominio né ricevere un pagamento online per la semplice ragione di essere cubano”.
Nonostante il panorama, le testimonianze sono piene di dignità e resistenza. Vicini e vicine si organizzano per alleviare la mancanza di raccolta dei rifiuti solidi, per aiutare gli anziani a portare acqua o a conservare medicinali. “La prima cosa è mantenersi informati e organizzarsi nei quartieri con la solidarietà che hanno i cubani”, affermano.
Il video si conclude con un messaggio chiaro di denuncia e un appello alla solidarietà internazionale: “Accuso gli Stati Uniti di voler crivellare con scarsità e limitazioni e uccidere il mio popolo”. I giovani chiedono al mondo di non dimenticare Cuba: “Non smettete di parlare di Cuba, non smettete di denunciare ciò che vogliono farci. Bisogna cercare di far sì che non accada, essendo un’isola così colpita per tanti anni. Viva Cuba libera e sovrana”.
“No dejen de hablar de Cuba, no dejen de denunciar lo que nos quieren hacer”: jóvenes denuncian los efectos del bloqueo energético a la Isla
Cubainformación, en colaboración con la Asociación Hispano-Cubana “Bartolomé de las Casas” de Madrid, comparte este video testimonial, en el que jóvenes de la Isla relatan en primera persona las duras consecuencias que el recrudecimiento del bloqueo económico de Estados Unidos, específicamente en el sector energético, está causando en la población de la isla. Las medidas impuestas por la administración de Donald Trump, junto a figuras como Marco Rubio, han llevado a la isla a una “situación límite”. Los daños son muy visibles en la salud, la educación, la alimentación y la vida cotidiana en Cuba.
“Quiero aprovechar para denunciar la política inhumana de los Estados Unidos contra Cuba, que nos ponen al borde de la crisis humanitaria”, expresa uno de los participantes en el video. “Han decidido desde Washington que no entre a Cuba una gota de combustible”. Esta carencia energética, denuncian, pone “en serio peligro al pueblo de Cuba, sobre todo a los niños, niñas, mujeres embarazadas, ancianos y personas vulnerables”.
El testimonio colectivo detalla cómo la falta de combustible paraliza servicios básicos esenciales.
“Afectan la atención primaria de salud, afectan hospitales, afectan policlínicos, afectan el funcionamiento de las escuelas, de las ambulancias, todo lo que signifique los servicios básicos vitales de una sociedad”, señalan. La situación en los hospitales es crítica: se están suspendiendo ingresos y operaciones quirúrgicas, y los generadores de emergencia carecen de combustible, dejando a pacientes, embarazadas y recién nacidos en una situación de vulnerabilidad extrema ante cualquier fallo eléctrico.
La vida cotidiana se ha convertido en un “reto muy difícil”. Los jóvenes describen jornadas con más de 24 horas sin electricidad en los hogares, falta de gas y dificultades para cocinar. La crisis energética ha roto las cadenas de suministro, provocando escasez de alimentos como arroz y pollo, y el cierre de pequeños negocios locales que no pueden reabastecerse.
El sector educativo también se resiente profundamente. Un trabajador del Instituto de Ciencia y Tecnología de Materiales de la Universidad de La Habana explica que el transporte público y universitario es casi inexistente, impidiendo a profesores y estudiantes llegar a sus centros. Ante esto, la universidad ha impulsado que los estudiantes se integren como profesores en sus comunidades de origen, mientras la docencia presencial ha dado paso a la virtualidad. “Desde que comenzó el recrudecimiento del bloqueo, lo primero que se afecta es la educación”, sentencian.
La cultura y el turismo, sectores vitales para la economía, también sufren. Una actriz relata con dolor cómo no puede llevar obras de teatro a comunidades alejadas por falta de transporte. En el turismo, la cancelación de vuelos desde Canadá, principal mercado emisor, significa menos divisas y más dificultades para sostener la economía. Emprendedores cubanos denuncian, además, la discriminación digital: “No puedo crear una página web, no tengo cómo pagar un dominio ni recibir un pago online por la sencilla razón de ser cubano”.
A pesar del panorama, los testimonios están llenos de dignidad y resistencia. Vecinos y vecinas se organizan para paliar la falta de recogida de desechos sólidos, para ayudar a los ancianos a cargar agua o a conservar medicamentos. “Lo primero es mantenerse informado y organizarse en los barrios con la solidaridad que tienen los cubanos”, afirman.
El video concluye con un mensaje claro de denuncia y un llamamiento a la solidaridad internacional: “Acuso a Estados Unidos de querer acribillar con escasez y limitaciones y matar a mi pueblo”. Los jóvenes piden al mundo que no olvide a Cuba: “No dejen de hablar de Cuba, no dejen de denunciar lo que nos quieren hacer. Hay que tratar de que no pase, siendo una isla tan golpeada por tantos años. Viva Cuba libre y soberana”.
