Ciò che c’è dietro lo Scudo delle Americhe

Un altro passo verso il dominio emisferico

 

La conformazione della “Coalizione delle Americhe Contro il Narcotraffico” (ACCC) o “Scudo delle Americhe” fu annunciata ufficialmente il passato 7 marzo da Doral, Florida (USA) dall’amministrazione Trump. Si tratta di un anello strategico all’interno di una dottrina di dominazione emisferica esplicitamente delineata nella Strategia di Sicurezza Nazionale 2025 (ESN 2025) e nella Strategia di Difesa Nazionale 2026 (EDN 2026).

Un’analisi di Politico afferma che entrambi i documenti riorientano la spesa militare USA verso una preparazione di “guerra mondiale”, dove il controllo assoluto dell’emisfero occidentale è una condizione sine qua non. Come progressione, detta coalizione opera come meccanismo di contenimento geopolitico, assicurazione di risorse e approfondimento di un ordine transazionale che orienta la sovranità degli Stati latinoamericani agli interessi di Washington.

Contesto dell’iniziativa

Sorge in mezzo alla tensione regionale, appena due mesi dopo l’attacco militare eseguito dagli USA contro il Venezuela il passato 3 gennaio, operazione che lo stesso Trump confermò come parte di un’escalation contro il governo venezuelano basata sulla scusa del supposto Cartello dei Soli, organizzazione che poi fu considerata come un “sistema di clientelismo” e non come un gruppo reale.

Questo contesto di aggressione diretta si intreccia con un modello documentato di ingerenza elettorale in America Latina durante il ciclo 2025-2026, dove la Casa Bianca ha condizionato appoggi economici e diplomatici a favore di candidati affini, come accadde nelle legislative argentine di fine 2025 o in processi come quelli di Bolivia e Cile.

Il vertice inaugurale dello Scudo delle Americhe riunì mandatari allineati con Washington — tra essi Javier Milei (Argentina), Daniel Noboa (Ecuador), Nayib Bukele (El Salvador) e José Raúl Mulino (Panamá) — per formalizzare la coalizione. Tuttavia, il documento fondazionale, emesso mediante proclamazione presidenziale, trascende il discorso antidroga stabilendo come obiettivo esplicito “mantenere a bada le minacce esterne, incluse le influenze straniere maligne fuori dall’emisfero occidentale”, frase che replica testualmente la prima Linea di Sforzo della EDN 2026 del Pentagono.

I Paesi della regione che si integrano a questa architettura accettano, di fatto, una “sovranità funzionale” nella quale l’autodeterminazione viene ceduta in cambio di protezione, finanziamento o legittimità politica, mentre gli Stati che resistono restano esposti a misure coercitive unilaterali.

La guerra antidroga come ponte (e scusa) verso la militarizzazione

Il discorso antidroga ha funzionato storicamente come narrativa legittimante per interventi che eccedono l’ambito del crimine organizzato. La designazione di cartelli latinoamericani come “organizzazioni terroristiche straniere” — misura eseguita da Trump nei suoi primi mesi di governo — abilita giuridicamente operazioni militari extraterritoriali, congelamento di attivi e sorveglianza transnazionale senza contrappesi giudiziari. Questa fusione tra “guerra contro le droghe” e “guerra contro il terrore” converte territori sovrani in aree di azione geostrategica dove la presenza militare USA si normalizza sotto pretesti di sicurezza.

La cooperazione militare parte da una selettività strategica che premia la lealtà politica con accesso a capacità di intelligence che prima erano proibitive per la regione. In questo modo, lascia quelle nazioni non allineate in un isolamento tecnologico e sotto vulnerabilità multifattoriali davanti al crimine organizzato, il che le incentiva a cercare disperatamente di inserirsi nel sistema.

La contraddizione del discorso si evidenzia in casi come quello dell’Ecuador, il cui presidente Daniel Noboa ha ricevuto appoggio militare e di intelligence da Washington mentre la sua impresa familiare, Noboa Trading Co., è stata collegata da indagini giornalistiche internazionali al trasporto di cocaina verso l’Europa in container di banane.

Un’indagine del Consorzio Internazionale di Giornalismo Investigativo (OCCRP) documentò come, tra il 2020 e il 2021, almeno tre spedizioni con quasi 700 chili di cocaina utilizzarono container di questa impresa, senza che ciò influisse sulla cooperazione bilaterale in materia di sicurezza. Questo doppio standard rafforza la tesi che la retorica antidroga si applica selettivamente, in funzione della convenienza geopolitica e non dell’efficacia nella lotta contro il narcotraffico.

Inoltre, il governo di Noboa non è riuscito a ridurre gli indicatori di violenza criminale e continua a perdere popolarità, per cui procedette a proscrivere la principale opposizione politica, il che dimostra che lo Scudo non protegge la democrazia bensì la lealtà allo schema di Washington.

D’altra parte, nel 2025 Trump chiamò a votare per Nasry Asfura, del Partito Nazionale al quale appartiene Juan Orlando Hernández, l’ex presidente honduregno condannato per narcotraffico a 45 anni di prigione nel 2024 da un tribunale a New York. Il candidato conservatore aveva un leggero vantaggio di fronte al suo rivale Salvador Nasralla, del Partito Liberale, in mezzo a gravi denunce di frode, al punto che la Procura di quel Paese si propose di investigare se vi fosse stato un hackeraggio nelle elezioni presidenziali.

Risorse strategiche, corridoi logistici ed egemonia

Dietro l’architettura dello Scudo delle Americhe giacciono interessi concreti vincolati al controllo di risorse strategiche e corridoi logistici. La ESN 2025 identifica esplicitamente la necessità di “eliminare la presenza cinese in settori strategici”, con enfasi in porti, minerali strategici e infrastruttura digitale. Il “Triangolo del litio” (Argentina, Bolivia e Cile) concentra più del 50% delle riserve mondiali di questo minerale critico per la transizione energetica, e i tre Paesi figurano tra i partecipanti della coalizione guidata da Washington.

Il controllo di rotte marittime e terrestri costituisce un altro asse centrale. La EDN 2026 prioritizza l’assicurazione del canale di Panama, il golfo del Messico — ribattezzato come golfo d’America da Trump — e le rotte antartiche accessibili da Ushuaia, dove delegazioni USA hanno realizzato visite non annunciate che generarono speculazioni su possibili basi navali congiunte.

A partire dalla fusione intenzionale di due guerre fallite, la “Guerra contro le droghe” e la “Guerra contro il terrore”, qualsiasi movimento sociale o governo che si opponga all’estrattivismo potrebbe essere etichettato come “minaccia ibrida” e legittimerebbe il dispiegamento di forze speciali sotto l’ombrello della ESN 2025.

La logica transazionale si manifesta in accordi dove paesi come Argentina o Ecuador ricevono appoggio in intelligence o finanziamento in cambio di allineare le loro politiche estere con Washington, mentre affrontano simultaneamente dazi commerciali o restrizioni migratorie che evidenziano l’asimmetria della relazione.

Questo modello di ordine coercitivo-transazionale non cerca l’integrazione regionale bensì la frammentazione funzionale: alleati subordinati in posizioni geostrategiche chiave, Stati neutrali pressati mediante sanzioni selettive, e avversari sottoposti ad assedio militare ed economico. Come avvertì l’economista Jeffrey Sachs sulla escalation contro il Venezuela: “Non si tratta di combattere cartelli bensì di un’operazione di lunga data per recuperare il controllo emisferico”.

Il prezzo dello “scudo” è l’annullamento definitivo dell’autonomia nazionale a favore di un’egemonia che si proietta come perenne, ma che richiede una militarizzazione costante per sostenersi. La sovranità, sotto questo schema, smette di essere un principio inviolabile per convertirsi in una variabile negoziabile.

Lo Scudo delle Americhe opera come strumento di proiezione di potere in un emisfero che Washington insiste nel considerare il suo “cortile di casa”. La domanda che resta aperta per la regione è se si costruiranno alternative basate sulla cooperazione orizzontale e il rispetto irrestritto all’autodeterminazione.


Otro paso hacia el dominio hemisférico

Lo que hay detrás del Escudo de las Américas

 

La conformación de la “Coalición de las Américas Contra el Narcotráfico” (ACCC, por sus siglas en inglés) o “Escudo de las Américas” fue anunciada oficialmente el pasado 7 de marzo desde Doral, Florida (Estados Unidos) por la administración Trump. Se trata de un eslabón estratégico dentro de una doctrina de dominación hemisférica explícitamente delineada en la Estrategia de Seguridad Nacional 2025 (ESN 2025) y la Estrategia de Defensa Nacional 2026 (EDN 2026).

Un análisis de Politico afirma que ambos documentos reorientan el gasto militar estadounidense hacia una preparación de “guerra mundial”, donde el control absoluto del hemisferio occidental es una condición sine qua non. Como progresión, dicha coalición opera como mecanismo de contención geopolítica, aseguramiento de recursos y profundización de un orden transaccional que orienta la soberanía de los Estados latinoamericanos a los intereses de Washington.

Contexto de la iniciativa

Surge en medio de la tensión regional, apenas dos meses después del ataque militar ejecutado por Estados Unidos contra Venezuela el pasado 3 de enero, operación que el propio Trump confirmó como parte de una escalada contra el gobierno venezolano basada en la excusa del supuesto Cártel de los Soles, organización que luego fue considerada como un “sistema de clientelismo” y no como un grupo real.

Este contexto de agresión directa se entrelaza con un patrón documentado de injerencia electoral en América Latina durante el ciclo 2025-2026, donde la Casa Blanca ha condicionado apoyos económicos y diplomáticos a favor de candidatos afines, como ocurrió en las legislativas argentinas de finales de 2025 o en procesos como los de Bolivia y Chile.

La cumbre inaugural del Escudo de las Américas congregó a mandatarios alineados con Washington —entre ellos Javier Milei (Argentina), Daniel Noboa (Ecuador), Nayib Bukele (El Salvador) y José Raúl Mulino (Panamá)— para formalizar la coalición. Sin embargo, el documento fundacional, emitido mediante proclamación presidencial, trasciende el discurso antidrogas al establecer como objetivo explícito “mantener a raya las amenazas externas, incluidas las influencias extranjeras malignas de fuera del hemisferio occidental”, frase que replica textualmente la primera Línea de Esfuerzo de la EDN 2026 del Pentágono.

Los países de la región que se integran a esta arquitectura aceptan, de facto, una “soberanía funcional” en la que la autodeterminación se cede a cambio de protección, financiamiento o legitimidad política, mientras que los Estados que resisten quedan expuestos a medidas coercitivas unilaterales.

La guerra antidrogas como puente (y excusa) hacia la militarización

El discurso antidrogas ha funcionado históricamente como narrativa legitimadora para intervenciones que exceden el ámbito del crimen organizado. La designación de cárteles latinoamericanos como “organizaciones terroristas extranjeras” —medida ejecutada por Trump en sus primeros meses de gobierno— habilita jurídicamente operaciones militares extraterritoriales, congelamiento de activos y vigilancia transnacional sin contrapesos judiciales. Esta fusión entre “guerra contra las drogas” y “guerra contra el terror” convierte territorios soberanos en áreas de acción geoestratégica donde la presencia militar estadounidense se normaliza bajo pretextos de seguridad.

La cooperación militar parte de una selectividad estratégica que premia la lealtad política con acceso a capacidades de inteligencia que antes eran prohibitivas para la región. De esta manera, deja a aquellas naciones no alineadas en un aislamiento tecnológico y bajo vulnerabilidades multifactoriales ante el crimen organizado, lo que las incentiva a buscar desesperadamente insertarse en el sistema.

La contradicción del discurso se evidencia en casos como el de Ecuador, cuyo presidente Daniel Noboa ha recibido respaldo militar y de inteligencia de Washington mientras su empresa familiar, Noboa Trading Co., ha sido vinculada por investigaciones periodísticas internacionales al transporte de cocaína hacia Europa en contenedores de banano.

Una investigación del Consorcio Internacional de Periodismo de Investigación (OCCRP) documentó cómo, entre 2020 y 2021, al menos tres envíos con casi 700 kilos de cocaína utilizaron contenedores de esta empresa, sin que ello afectara la cooperación bilateral en materia de seguridad. Este doble estándar refuerza la tesis de que la retórica antidrogas se aplica selectivamente, en función de la conveniencia geopolítica y no de la efectividad en la lucha contra el narcotráfico.

Además, el gobierno de Noboa no ha logrado reducir los indicadores de violencia criminal y sigue perdiendo popularidad, por lo que procedió a proscribir a la principal oposición política, lo cual demuestra que el Escudo no protege la democracia sino la lealtad al esquema de Washington.

Por otra parte, en 2025 Trump llamó a votar por Nasry Asfura, del Partido Nacional al que pertenece Juan Orlando Hernández, el expresidente hondureño condenado por narcotráfico a 45 años de prisión en 2024 por un juzgado en Nueva York. El candidato conservador llevaba una leve ventaja frente a su rival Salvador Nasralla, del Partido Liberal, en medio de graves denuncias de fraude, a tal punto que la Fiscalía de ese país se propuso investigar si hubo un hackeo en las elecciones presidenciales.

Recursos estratégicos, corredores logísticos y hegemonía

Detrás de la arquitectura del Escudo de las Américas yacen intereses concretos vinculados con el control de recursos estratégicos y corredores logísticos. La ESN 2025 identifica explícitamente la necesidad de “eliminar la presencia china en sectores estratégicos”, con énfasis en puertos, minerales estratégicos e infraestructura digital. El “Triángulo del litio” (Argentina, Bolivia y Chile) concentra más de 50% de las reservas mundiales de este mineral crítico para la transición energética, y los tres países figuran entre los participantes de la coalición liderada por Washington.

El control de rutas marítimas y terrestres constituye otro eje central. La EDN 2026 prioriza el aseguramiento del canal de Panamá, el golfo de México — rebautizado como golfo de América por Trump— y las rutas antárticas accesibles desde Ushuaia, donde delegaciones estadounidenses han realizado visitas no anunciadas que generaron especulaciones sobre posibles bases navales conjuntas.

A partir de la fusión intencional de dos guerras fallidas, la “Guerra contra las drogas” y la “Guerra contra el terror”, cualquier movimiento social o gobierno que se oponga al extractivismo podría ser etiquetado como “amenaza híbrida” y legitimaría el despliegue de fuerzas especiales bajo el paraguas de la ESN 2025.

La lógica transaccional se manifiesta en acuerdos donde países como Argentina o Ecuador reciben apoyo en inteligencia o financiamiento a cambio de alinear sus políticas exteriores con Washington, mientras enfrentan simultáneamente aranceles comerciales o restricciones migratorias que evidencian la asimetría de la relación.

Este modelo de orden coercitivo-transaccional no busca la integración regional sino la fragmentación funcional: aliados subordinados en posiciones geoestratégicas claves, Estados neutrales presionados mediante sanciones selectivas, y adversarios sometidos a cerco militar y económico. Como advirtió el economista Jeffrey Sachs sobre la escalada contra Venezuela: “No se trata de combatir cárteles sino de una operación de larga data para recuperar el control hemisférico”.

El precio del “escudo” es la anulación definitiva de la autonomía nacional en favor de una hegemonía que se proyecta como perenne, pero que requiere de una militarización constante para sostenerse. La soberanía, bajo este esquema, deja de ser un principio inviolable para convertirse en una variable negociable.

El Escudo de las Américas opera como instrumento de proyección de poder en un hemisferio que Washington insiste en considerar su “patio trasero”. La pregunta que sigue abierta para la región es si se construirán alternativas basadas en la cooperación horizontal y el respeto irrestricto a la autodeterminación.

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