Non si sa realmente chi possa stare dietro la consulenza della politica contro Cuba, perché i piani e le azioni che oggi eseguono, sono gli stessi applicati 67 anni fa e senza raggiungere risultati.
Un esempio di ciò è l’attuale chiusura delle ambasciate cubane in Ecuador, azione seguita dal Costa Rica. Già in Argentina si è formato un minuscolo gruppo di cubani che cercano di fare pressione sul presidente Milei affinché espella i diplomatici cubani, cosa possibile che si realizzi.
Questa è una copia di quanto eseguito nel 1962 dagli USA per accerchiare Cuba e tagliarle le relazioni con l’America Latina, piano che non ammette negazione da parte degli yankee, né dei loro attuali lacchè che eseguono i loro ordini.
Sarà che Marcos Rubio è privo di consulenti competenti e questi hanno messo mano a vecchie carte?
Nel Progetto Cuba, presentato a J. F. Kennedy dal Gruppo Allargato del Consiglio di Sicurezza Nazionale e approvato il 18 gennaio 1962, si afferma: “Azioni diplomatiche. Situazione: Il Dipartimento di Stato sta concentrando i suoi sforzi sulla Riunione dei Ministri degli Esteri dell’OSA, che inizierà il 22 gennaio 1962, sperando di ottenere ampio sostegno dall’emisfero occidentale per le risoluzioni dell’OSA che condannino Cuba e la isolino dal resto dell’emisfero. Si sta considerando una risoluzione solidale, mediante la quale l’OSA offra sollievo diretto all’angosciato popolo cubano, come mezzo per ottenere la simpatia del popolo cubano, senza dover riconoscere il governo comunista. La riunione dell’OSA sarà sostenuta da dimostrazioni pubbliche in America Latina, generate dalla CIA e dalle campagne psicologiche assistite dall’USIA”. “Il compito maggiore per la nostra abile diplomazia è incoraggiare i dirigenti latinoamericani a sviluppare operazioni indipendenti simili a questo Progetto, cercando una ribellione interna del popolo cubano contro il regime comunista”.
Sarà questa la linea d’azione che seguirà Marco Rubio per fare pressione sui governi del Continente?
Il congressista Mario Díaz-Balart si è pronunciato a sostegno dell’atteggiamento del Costa Rica e ha invitato altri Paesi dell’area a seguire questo esempio. Il senatore Carlos Gimenez, ha fatto un appello al governo di Trump affinché adotti misure immediate contro l’Avana e la congressista María Elvira Salazar, chiede anch’essa al presidente di agire ora contro il governo cubano. Lo stesso ha fatto il politologo Julio Shiling, direttore del laboratorio di idee Patria de Martí, che ha espresso: “è già ora di un intervento militare USA a Cuba”.
La situazione attuale che attraversa Cuba, prodotto dell’inasprimento della guerra economica, aggravata dalla tacita proibizione dell’ingresso di petrolio nell’Isola, produce un’euforia malata in coloro che sognano di impadronirsi dell’Isola e fanno ricordare quanto esposto nel Programma Cuba, dove si dice: “Azioni militari. Situazione: Il Dipartimento della Difesa ha il compito di preparare un piano di contingenza, per l’azione militare statunitense a sostegno del popolo cubano quando questo inizierà la ribellione, facendola progredire. Questo piano di contingenza permetterà di raggiungere una decisione politica basata sulle principali intenzioni nordamericane, ed è visto come un fattore politico psicologico favorevole in una ribellione popolare, anche molto più di una possibile azione militare. Gli è stata anche assegnata la responsabilità come commissione della Difesa, dei requisiti di uomini, denaro e materiale, con l’assistenza totale del Dipartimento di Stato e della CIA”.
Simili a certe attività che si svolgono a Cuba attualmente, a causa della crisi energetica per i cosiddetti blackout, come sono le battiture delle pentole e fatti di alterazione dell’ordine pubblico, ricordano quanto esposto nella menzionata Operazione Cuba: “Prospettive. Situazione: Come è stato informato al Gruppo Speciale la settimana scorsa, è stata conclusa una seconda analisi realistica delle capacità della CIA, per preparare operazioni clandestine necessarie contro Cuba e si sta perfezionando. Dopo questo studio, la CIA ha concluso che il suo ruolo reale sarà quello di creare l’illusione di un movimento popolare che guadagna sostegno estero e aiutare a stabilire un clima che permetterà atti provocatori a sostegno di un cambio verso un’azione aperta, aumentando la sua capacità operazionale”.
Il fine perseguito in quella Operazione del 1962, è lo stesso che hanno oggi i piani eversivi yankee: “Il culmine della sollevazione uscirà dalla reazione adirata del popolo dinanzi a un fatto governativo, prodotto da un incidente, o da una crepa nella direzione politica del regime o di entrambi. (Scatenare questo deve costituire un obiettivo primario del progetto) Il movimento popolare approfitterà del momento del culmine per iniziare una sollevazione aperta. Si prenderanno e si manterranno occupate le aree. In caso di necessità il movimento popolare chiederebbe aiuto ai paesi liberi dell’emisfero occidentale. Se possibile, gli USA d’intesa con altre nazioni dell’emisfero occidentale, fornirebbe sostegno aperto alla rivolta del popolo cubano. Tale sostegno includerebbe una forza militare, se fosse necessario”.
In tal senso, pianificarono vari compiti tra i quali se ne distinguono alcuni che sembrano essere copiati oggi. Tra questi: “Sia il Dipartimento di Stato che la CIA, continuano a esplorare le loro capacità per montare operazioni speciali all’interno di Cuba, incentrate su elementi attivi della popolazione, specificamente operazioni attraverso la Chiesa per raggiungere le donne e i loro familiari, così come mediante i contatti sindacali per raggiungere i lavoratori. Altri elementi arruolati includono le aggregazioni di giovani e professionisti. Considerazione speciale sarà data a questo per mezzo dei contatti operazionali latinoamericani. Questo è vitale per il successo dei nostri nuclei di azione politica quando la CIA li potrà mettere al loro posto”.
Evidentemente gli yankee ripetono i loro vecchi piani, sebbene tutti fallirono, perché gli obiettivi perseguiti di rovesciare la Rivoluzione socialista sono immutabili e se tornano a sbagliarsi sognando che ora sì possono raggiungerli, riceveranno la risposta del popolo cubano, poiché sa cosa li aspetta se gli USA tornassero a impadronirsi di Cuba e imporre il suo regime neocoloniale.
Un’evidenza del perché i cubani non dimenticano l’operato degli yankee, è il rapporto “top secret”, inviato da John Milton Hay, segretario della Guerra degli USA, al Maggior Generale Nelson Appleton Miles, capo dell’esercito durante l’intervento nordamericano a Cuba, durante la guerra ispano-cubana nel 1898.
Detto documento manifesta i veri obiettivi degli USA, i quali tre secoli dopo, non sono variati rispetto a Cuba: “Dobbiamo distruggere tutto ciò che sia nel raggio d’azione dei nostri cannoni. Dobbiamo concentrare il blocco in modo che la fame e la sua eterna compagna, la peste, minino la popolazione civile e decimino l’esercito cubano. […] Dobbiamo creare difficoltà al governo indipendente, e queste e la mancanza di mezzi per adempiere alle nostre richieste e agli obblighi creati con noi, le spese di guerra e l’organizzazione del nuovo paese, dovranno essere affrontate da loro”. “Queste difficoltà devono coincidere con le inquietudini e violenze tra gli elementi suddetti e allora presteremo il nostro aiuto all’opposizione. Risultato: La nostra politica deve essere sempre sostenere il più debole contro il più forte, finché avremo ottenuto lo sterminio di entrambi, al fine di annetterci la Perla delle Antille”.
Per queste cose José Martí scrisse a Manuel Mercado: “Da questa terra non mi aspetto nulla, né per Voi né per noi, se non mali”.
Estados Unidos repite sus planes contra Cuba, porque sus objetivos son los mismos
Por Arthur González
No se sabe realmente quién puede estar detrás del asesoramiento de la política contra Cuba, porque los planes y acciones que hoy ejecutan, son los mismos aplicados hace 67 años y sin alcanzar resultados.
Un ejemplo de esto es el actual cierre de las embajadas cubanas en Ecuador, acción seguida por Costa Rica. Ya en Argentina se ha formado un minúsculo grupo de cubanos que pretenden presionar al presidente Milei para que expulse a los diplomáticos cubanos, algo posible de materializarse.
Esto es una copia de lo ejecutado en 1962 por Estados Unidos para cercar a Cuba y cortarle sus relaciones con América Latina, plan que no admite negación por parte de los yanquis, ni de sus actuales lacayos que cumplen sus órdenes.
¿Será que Marcos Rubio carece de asesores competentes y estos les han echado mano a papeles viejos?
En el Proyecto Cuba, presentado a J. F. Kennedy por el Grupo Ampliado del Consejo de Seguridad Nacional y aprobado el 18 de enero de 1962, se afirma: “Acciones diplomáticas. Situación: El Departamento de Estado está concentrando sus esfuerzos en la Reunión de Ministros de Relaciones Exteriores de la OEA, la cual comenzará el 22 de enero de 1962, esperando obtener amplio respaldo del hemisferio occidental para las resoluciones de la OEA que condenen a Cuba y la aíslen del resto del hemisferio. Se está considerando una resolución solidaria, mediante la cual OEA ofrezca alivio directo al angustiado pueblo cubano, como un medio para lograr la simpatía del pueblo cubano, sin tener que reconocer al gobierno comunista. La reunión de la OEA será apoyada por demostraciones públicas en América Latina, generadas por la CIA y las campañas psicológicas asistidas por USIA”. “La mayor tarea para nuestra hábil diplomacia es alentar a los líderes latinoamericanos a desarrollar operaciones independientes similares a este Proyecto, buscando una rebelión interna del pueblo cubano contra el régimen comunista”.
¿Será esta la línea de acción que seguirá Marco Rubio para presionar a los gobiernos del Continente?
El congresista Mario Díaz-Balart se pronunció en apoyo a la actitud de Costa Rica y llamó a otros países del área a seguir ese ejemplo. El senador Carlos Gimenez, hizo un llamado al Gobierno de Trump para que adopte medidas inmediatas contra la Habana y la congresista María Elvira Salazar, también le pide al presidente que actúe ahora contra el gobierno cubano. Lo mismo hizo el politólogo Julio Shiling, director del laboratorio de ideas Patria de Martí, quien expresó: “ya es hora de una intervención militar de Estados Unidos en Cuba”.
La situación actual por la que atraviesa Cuba, producto del recrudecimiento de la guerra económica, agravada por la tácita prohibición de la entrada de petróleo a la Isla, producen una euforia enfermiza en quienes sueñan con apoderarse de la Isla y hacen recordar lo expuesto en el Programa Cuba, donde se dice: “Acciones militares. Situación: El Departamento de Defensa tiene la tarea de preparar un plan de contingencia, para la acción militar estadounidense en apoyo al pueblo cubano cuando este inicie la rebelión, haciéndola progresar. Este plan de contingencia permitirá lograr una decisión política basada en las principales intenciones norteamericanas, y es visto como un factor político psicológico favorable en una rebelión popular, incluso mucho más que una posible acción militar. También se le ha asignado la responsabilidad como comisión de Defensa, de los requerimientos de hombres, dinero y material, con la asistencia total del Departamento de Estado y la CIA”.
Similar a ciertas actividades que se efectúan en Cuba actualmente, debido a la crisis energética por los llamados apagones, como son los toques de cazuelas y hechos de alteración del orden público, recuerdan lo expuesto en la mencionada Operación Cuba: “Perspectivas. Situación: Tal como se le informó al Grupo Especial la semana pasada, ha concluido un segundo análisis realista de las capacidades de la CIA, para preparar operaciones clandestinas necesarias contra Cuba y marcha hacia su perfeccionamiento. Después de este estudio, la CIA ha concluido que su papel real será el de crear la ilusión de un movimiento popular que gana apoyo exterior y ayudar a establecer un clima que permitirá actos provocativos en apoyo a un cambio hacia una acción abierta, al aumentar su capacidad operacional”.
El fin perseguido en aquella Operación de 1962, es el mismo que tienen hoy los planes subversivos yanquis: “El clímax del levantamiento saldrá de la reacción airada del pueblo ante un hecho gubernamental, producido por un incidente, o de un resquebrajamiento en la dirección política del régimen o de ambos incluso. (Desencadenar esto debe constituir un objetivo primordial del proyecto) El movimiento popular aprovechará el momento del clímax para iniciar un levantamiento abierto. Se tomarán y se mantendrán ocupadas las áreas. En caso de ser necesario el movimiento popular pediría ayuda a los países libres del hemisferio occidental. De ser posible, Estados Unidos en concierto con otras naciones del hemisferio occidental, brindaría apoyo abierto a la sublevación del pueblo cubano. Tal apoyo incluiría una fuerza militar, si fuera necesario”.
En ese sentido, planificaron varias tareas entre las cuales se destacan algunas que parecen ser copiadas hoy. Entre estas: “Tanto el Departamento de Estado como la CIA, continúan explorando sus capacidades para montar operaciones especiales dentro de Cuba, centradas sobre elementos activos de la población, específicamente operaciones a través de la Iglesia para llegar a las mujeres y sus familiares, así como mediante los contactos laborales para alcanzar a los trabajadores. Otros elementos alistados incluyen a las agrupaciones de jóvenes y profesionales. Consideración especial se le dará a esto por medio de los contactos operacionales latinoamericanos. Esto es vital para el éxito de nuestros núcleos de acción política cuando la CIA los pueda poner en su lugar”.
Evidentemente los yanquis repiten sus viejos planes, aunque todos fracasaron, porque los objetivos perseguidos de derrocar a la Revolución socialista son inamovibles y si vuelven a equivocarse soñando que ahora si pueden lograrlos, recibirán la respuesta del pueblo cubano, pues sabe lo que les espera si Estados Unidos volviera a apoderarse de Cuba e imponer su régimen neocolonial.
Una evidencia del por qué los cubanos no olvidan la actuación de los yanquis, es el informe “top secret”, enviado por John Milton Hay, secretario de la Guerra de Estados Unidos, al Mayor General Nelson Appleton Miles, jefe del ejército durante la intervención norteamericana a Cuba, durante la guerra hispano-cubana en 1898. Dicho documento manifiesta los verdaderos objetivos de Estados Unidos, los cuales tres siglos después, no han variado respecto a Cuba: “Debemos destruir todo lo que esté dentro del radio de acción de nuestros cañones. Debemos concentrar el bloqueo de modo que el hambre y su eterna compañera, la peste, minen a la población civil y diezmen al ejército cubano. […] Debemos crear dificultades al gobierno independiente, y estas y la falta de medios para cumplir con nuestras demandas y las obligaciones creadas con nosotros, los gastos de guerra y la organización del nuevo país, tendrán que ser confrontados por ellos”. “Estas dificultades deben coincidir con las inquietudes y violencias entre los elementos referidos y entonces prestaremos nuestra ayuda a la oposición. Resultado: Nuestra política debe ser siempre apoyar al más débil contra el más fuerte, hasta que hayamos obtenido el exterminio de ambos, a fin de anexarnos a la Perla de las Antillas”.
Por estas cosas José Martí escribió a Manuel Mercado: “De esta tierra no espero nada, ni para Vds. ni para nosotros, más que males”.

