Memorie della violenza politica: prima guarimba e generazione del 2007

Bilancio nel quadro dell’amnistia (II parte)

Con la conclusione dello sciopero padronale e petrolifero terminò il primo ciclo di violenza dell’opposizione, che segna l’inizio dell’arco temporale proposto dal quadro storico incluso nella recente Legge di Amnistia. L’anno 2002 fu segnato da marce e contromarce, un colpo di Stato e il tentativo di paralizzare il Paese attraverso il collasso economico.

Sebbene la fine dello sciopero petrolifero non fosse stata formalmente stabilita dai suoi responsabili, fu implicitamente decretata con l’iniziativa di raccolta di firme, effettuata in anticipo rispetto ai tempi previsti, il 2 febbraio 2003 a cura dell’ONG Súmate, per richiedere un referendum revocatorio del mandato del presidente Chávez, un processo che segnò l’inizio di un altro ciclo di violenza.

Con “El Firmazo”, la Coordinadora Democrática, tramite i rappresentanti dell’opposizione nel Tavolo di Negoziazione e Accordi patrocinato dall’OSA, chiese di “flessibilizzare” lo sciopero. Questo punto d’incontro fu istituito con il sostegno dell’Organizzazione degli Stati Americani (OSA), del Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo (PNUD) e del Carter Center poche settimane prima della dichiarazione dello sciopero, a dimostrazione della volontà del governo di raggiungere la pace attraverso il dialogo.

Il tavolo di negoziazione concordò una via d’uscita pacifica, elettorale e costituzionale: il referendum per decidere la revoca o meno del presidente della Repubblica e, a tal fine, l’opposizione doveva soddisfare i requisiti e le condizioni costituzionali e legali stabiliti dal Consiglio Nazionale Elettorale. Il processo si concretizzò infine nell’agosto del 2004.

Esisteva già un percorso tracciato per risolvere la crisi politica. Tuttavia, parallelamente l’opposizione continuava a puntare sull’agenda violenta per rovesciare il governo di Chávez, che, oltre a essere arrivato al potere tramite il voto popolare, rappresentava un nuovo ordine politico che perfezionava i meccanismi democratici. Il referendum revocatorio ne fu un esempio.

Nonostante le enormi perdite causate dal primo ciclo di violenza, il governo avanzò nei processi di ridistribuzione economica e nell’aumento del controllo sulle risorse strategiche. Allo stesso tempo, l’opposizione continuava a usare artifici per far credere che Chávez non riconoscesse la proprietà privata e cercasse di cambiare il modello economico che fino ad allora era stato dominante nel Paese.

Il primo picco di violenza si registrò il 13 novembre 2001 quando furono pubblicate tre leggi nell’ambito della Legge Abilitante:

-Il Decreto con Forza di Legge sulla Terra e lo Sviluppo Agrario, che limitava il latifondo;

-Il Decreto con Forza di Legge sulla Pesca e l’Acquacoltura, che eliminava la pesca a strascico;

-ed il Decreto con Forza di Legge Organica sugli Idrocarburi, che aumentava le entrate dello Stato attraverso le tasse.

Nonostante il discredito per aver causato ingenti perdite al patrimonio nazionale, l’opposizione usò la polarizzazione, tra gli altri elementi, per continuare a promuovere il cambio di regime per vie rapide e incostituzionali.

La prima raccolta di firme, partita prima del tempo, fu impugnata perché non soddisfaceva uno dei requisiti fondamentali per attivare il referendum, dato che non era stata ancora raggiunta la metà del mandato del presidente Chávez. Il processo non fu organizzato dalle organizzazioni politiche ma dall’ONG Súmate, che fungeva da una sorta di CNE parallelo.

Nel novembre 2003, la Coordinadora Democrática annunciò di aver raccolto un numero sufficiente di firme per attivare il meccanismo, ma molte di quelle firme raccolte erano fraudolente. Le firme furono sottoposte a revisione e, anche se molte erano con grafie molto simili o che apparivano copiate, l’organismo elettorale decise di accettare la revisione. L’OSA segnalò che il governo offuscava il clima di “concordia” raggiunto durante il tavolo di negoziazione, ma avallò l’operazione.

La genesi delle guarimbe

Tra il 27 febbraio e il 14 aprile 2004 si registrarono disordini in diverse città del Paese. Il detonatore fu la decisione del CNE riguardo al trattamento delle firme con calligrafia simile o delle righe di moduli compilate dalla stessa persona.

Qualsiasi dichiarazione che mettesse in discussione il processo aumentava il clima di violenza. L’opposizione agiva con arroganza. Ricordiamo che dall’inizio del mandato di Chávez si era arrogata il termine “società civile”; il chavismo era proibito perché non rientrava in questa caratterizzazione.

Le mobilitazioni divennero rapidamente violente. Posizionarono barricate su autostrade e vie principali di Caracas e di altre grandi città. Bruciarono pneumatici, spazzatura e veicoli. Di conseguenza, molte famiglie rimasero confinate a causa delle chiusure stradali, oltre al clima di instabilità nelle strade.

Il trionfalismo precedente alla raccolta delle firme preparò il terreno affinché le proteste e le chiusure delle vie fossero giustificate. Secondo Súmate, tra il 28 novembre e il 1° dicembre 2003 furono raccolte 3448747 firme, una cifra che superava il 20% dell’elettorato vigente alla data richiesto per l’attivazione del referendum.

Questo nuovo ciclo di violenza dell’opposizione iniziò nel contesto dell’installazione al Teatro Teresa Carreño di Caracas del XII Vertice del G-15, noto anche come Movimento dei Non Allineati. I partiti politici e la “società civile” convocarono una marcia fino alla sede del teatro con lo scopo di consegnare un documento agli alti rappresentanti internazionali riuniti al Vertice.

La mobilitazione tentò di rompere il cordone di sicurezza della Guardia Nazionale Bolivariana lanciando oggetti contundenti contro i militari. Lo scontro causò feriti da arma da fuoco che suggerivano uno scenario simile a quello dell’11 aprile 2002.

Successivamente si verificarono disordini nel settore che si protrassero per ore e si estesero ad altre aree della zona est della città. Le urbanizzazioni furono chiuse, un’auto-aggressione che si protrasse fino al 5 marzo.

“Referendum o guerra”, “Dopo Saddam, Chávez”, “Morte ai chavisti” erano slogan che evocavano la natura golpista delle manifestazioni. Oltrepassarono alcuni limiti quando lanciarono bombe incendiarie all’interno della Base Aerea Francisco de Miranda, dove opera il comando generale dell’Aeronautica Militare.

Oltre alle proteste nel Distretto Capitale, si verificarono fatti violenti negli stati Miranda, Mérida, Anzoátegui, Aragua, Bolívar, Carabobo, Falcón, Guárico, Táchira, Yaracuy e Zulia. Alla radice di questi fatti di violenza, il Difensore del Popolo contabilizzò 11 vittime fatali, una ventina di feriti e 40 persone arrestate, successivamente rilasciate.

Con questo tragico bilancio rimase registrata la prima guarimba del paese. Come con il colpo di Stato dell’11 aprile 2002 e lo sciopero padronale e petrolifero, l’opposizione non assunse nemmeno questa volta la sua responsabilità.

Si seppe che questi metodi di disobbedienza civile sotto il formato delle guarimbe furono applicati da Robert Alonso, un esiliato cubano residente in Venezuela legato all’opposizione che si basava sui postulati del teorico della “non-violenza” Gene Sharp dell’Istituzione Albert Einstein.

Si radicò nell’immaginario dell’opposizione che ci fosse una guerra e il nemico da sconfiggere era il governo chavista, che incarnava tutti i mali e la bruttezza che danneggiavano la società. Secondo Alonso, bisognava “uscire per strada davanti alle proprie abitazioni”, “bloccare completamente la circolazione delle vie” con barricate o auto, “non confrontarsi” e “ritirarsi nelle rispettive abitazioni in modo strategico di fronte a un eventuale pericolo” e “mantenersi in resistenza giorno e notte fino al raggiungimento degli obiettivi”.

L’obiettivo era provocare una reazione a catena e far sì che il caos si estendesse in tutto il paese, attirare l’attenzione dei media internazionali per proiettare che la crisi fosse irreversibile fino a quando non si fosse risolta con un colpo di Stato o un intervento straniero.

Il rapporto della Commissione per la Verità, la Giustizia, la Pace e la Tranquillità Pubblica in Venezuela (Covejuspaz) caratterizza la violenza dell’opposizione del 2004 nel modo seguente:

1. Cecchini nascosti: nel pomeriggio del 27 febbraio la polizia di intelligence intervenne in un edificio a Plaza Venezuela perché da lì furono segnalati spari contro la Guardia Nazionale e contro i manifestanti dell’opposizione.

2. Scontri tra chavisti e oppositori: le televisioni nazionali mostrarono scontri tra civili anti e pro-governativi a Caracas (comune Libertador), Valencia e Miranda (comune Baruta).

3. Posizionamento di matrici d’opinione: i media privati si incaricarono di distorcere la situazione di violenza politica, presentando le azioni dei corpi di sicurezza come una violazione massiccia dei diritti umani dovuta a un presunto ordine repressivo del Governo.

4. Introduzione del metodo de La Guarimba: in diverse urbanizzazioni della zona est di Caracas e in altre città del Venezuela furono erette barricate per creare focolai di alterazione nella via pubblica al fine di attirare gli agenti di sicurezza.

I danni

Attacchi alle sedi dei partiti. Durante la protesta del 27 febbraio 2004 diedero fuoco alle case dei partiti Movimiento V República (MVR) e Patria Para Todos (PPT) e causarono danni ai veicoli che si trovavano parcheggiati all’esterno.

Barricate. Nei punti delle “guarimbe” i manifestanti bruciarono spazzatura e pneumatici, generando danni ambientali e problemi di salute. Nelle barricate si verificarono violenti scontri con gli organismi di sicurezza.

Blocchi e concentrazioni. I blocchi incisero sull’assenteismo scolastico e ostacolarono lo sviluppo del commercio. Il 2 marzo 2004 fu riferito che El Cafetal e tutte le urbanizzazioni di quel settore furono prese dai residenti, così come Las Mercedes, El Marqués, La Boyera, El Hatillo, Macaracuay, Avenida Sucre, Los Dos Caminos, Sebucán, Santa Eduvigis, Los Palos Grandes, Chacao e Altamira. “Sull’Avenida Principal de Las Palmas, abbatterono un palo della luce per ostacolare il traffico, mentre le barricate si susseguirono lungo tutta l’Avenida Andrés Bello. In tutti questi punti i manifestanti avevano taniche di benzina che usavano come combustibile per incendiare le barricate”, riportarono i media.

Atti vandalici. In diverse occasioni si concretizzarono azioni vandaliche contro la proprietà pubblica e privata e attacchi contro i cittadini.

Uso di armi durante le proteste del 2004

Durante le guarimbe fu osservato l’uso di palle di piombo, biglie, bottiglie, bombe molotov, pietre e armi di fabbricazione casalinga. Alle persone arrestate furono sequestrate sostanze esplosive e sostanze incendiarie. Inoltre, portavano illegalmente armi e stavano facendo un uso improprio di questi dispositivi.

Con lo svolgimento del referendum terminò un altro ciclo di violenza nel paese. I risultati sono più che noti: vinse l’opzione del No con 4.991.483 voti, il 58,25% contro i 3.576.517 (41,74%) del Sì che sosteneva l’uscita di Chávez dalla presidenza.

La prima guarimba non ebbe l’impatto sperato, poiché si limitò a zone della classe media e alta delle grandi città, ma le azioni per rovesciare il governo non cessarono. Due mesi dopo fu scoperto un piano per assassinare il presidente Chávez.

Il 9 maggio annunciarono l’arresto di un contingente di riservisti dell’esercito colombiano, nonché di paramilitari delle Autodefensas Unidas de Colombia (AUC), vestiti con uniformi dell’esercito venezuelano nella tenuta Daktari, alla periferia di Caracas, proprietà di Robert Alonso. Si trovavano nella capitale per eseguire diverse azioni armate, incluso il magnicidio.

2007: nuova generazione di politici e altre forme di violenza

Avevamo riferito che nel 2004 apparvero i primi segnali che i postulati del teorico Gene Sharp stavano venendo importati nel Paese e un esempio di ciò furono le guarimbe, che fin dalla loro comparsa non possono essere viste come un’azione spontanea ma come un piano orchestrato passo dopo passo per rovesciare il Governo. Tuttavia, fu tre anni dopo che ci furono segnali chiari del tentativo di imporre una rivoluzione di colore.

L’applicazione dei manuali di guerra fu più evidente quando, nel contesto delle mobilitazioni per la fine della concessione a RCTV e contro la Riforma Costituzionale nel 2007, apparve una generazione di giovani universitari che assunse la guida politica.

Il cambio fu evidente: le marce e le manifestazioni non erano più guidate da sindacalisti e rappresentanti padronali, ma da studenti di università pubbliche e private, che simbolicamente godevano di una certa immunità perché rappresentavano “il futuro della nazione”.

Tra i mesi di maggio e giugno 2007 si realizzarono 439 manifestazioni contro o a favore della decisione del governo nazionale di non rinnovare la concessione d’uso dello spettro radioelettrico a Radio Caracas Televisión (RCTV), secondo la Covejuspaz.

In questo contesto, settori studenteschi a favore e contro la decisione del Governo realizzarono una marcia fino al Palazzo Federale Legislativo con l’obiettivo di usufruire di un diritto di parola concesso dall’Assemblea Nazionale alla delegazione di entrambi i settori.

Durante la sessione parlamentare, gli studenti che manifestavano contro la decisione di non rinnovare la concessione si ritirarono dall’Assemblea Nazionale dopo aver usufruito del primo diritto di parola, mentre il resto continuò ad esercitarlo. La concentrazione terminò con scontri tra i due blocchi.

“Non siamo l’opposizione; siamo una proposta. I giovani non sono oggi per le strade a lottare per interessi commerciali o tendenze politiche. Siamo per le strade a fare politica senza politici tradizionali, lottando per la nostra nazione, proteggendo gli interessi della nostra società”, fu parte del discorso di Douglas Barrios, capo studentesco dell’opposizione all’AN. Alla fine si seppe che il copione fu scritto e disegnato dall’agenzia Ars Publicidad, rivelando che il movimento non era organico né spontaneo nelle sue azioni.

Le marce passavano da una fase pacifica a una fase violenta durante il loro svolgimento. Durante queste convocazioni si registrò la partecipazione di gruppi violenti le cui azioni causarono danni a strutture di organismi pubblici e privati.

Il 7 novembre 2007, nel contesto del referendum sulla riforma costituzionale, dopo una marcia convocata da diverse organizzazioni universitarie fino alla sede del Tribunale Supremo di Giustizia (TSJ), un gruppo di studenti si trasferì alla Scuola di Servizio Sociale dell’Università Centrale del Venezuela e circondò più di 100 giovani che furono attaccati per un periodo di oltre tre ore con pietre, oggetti contundenti e armi da fuoco.

Il rapporto della Commissione per la Verità, la Giustizia, la Pace e la Tranquillità Pubblica in Venezuela Armi da fuoco segnala : il 27 maggio, durante una manifestazione fuori dalla sede della Commissione Nazionale per le Telecomunicazioni (Conatel), la protesta divenne violenta e durante l’alterco undici agenti di polizia rimasero feriti da colpi di arma da fuoco provenienti dai manifestanti.

Inoltre, segnala che fu registrato l’uso di oggetti contundenti contro veicoli e persone sulla via pubblica, causando angoscia nella popolazione e gravi danni a locali commerciali, beni pubblici e privati.

Cercarono di proiettare di rappresentare un rinnovamento della politica venezuelana. Il fatto che l’opposizione abbia coniato il termine “generazione del 2007” per riferirsi a questi politici emergenti fu un modo per evocare la generazione del 28, un gruppo di giovani studenti che, nel 1928, si resero protagonisti delle prime proteste contro la dittatura di Juan Vicente Gómez. I suoi membri passarono successivamente alla storia come importanti capi politici, intellettuali e culturali, svolgendo un ruolo fondamentale nella modernizzazione del Venezuela in ambito letterario, culturale e politico. Risulta difficile paragonare Rómulo Betancourt, Jóvito Villalba, Andrés Eloy Blanco, Raúl Leoni, Miguel Otero, Rodolfo Quintero, tra gli altri, con Freddy Guevara, David Smolansky, Gaby Arellano, Miguel Pizarro e Juan Guaidó.

Quest’altro ciclo di violenza fu un periodo di incubazione per coloro che guidarono altri tentativi di cambio di regime in seguito, fu anche un trampolino di lancio affinché alcuni assumessero ruoli dirigenziali in partiti di opposizione e governi municipali, ma non con la stessa rilevanza della gioventù che si oppose a Gómez.


 

Balance en el marco de la amnistía: segunda parte

Memorias de la violencia política: primera guarimba y generación de 2007

Con la finalización del paro patronal y petrolero acabó el primer ciclo de violencia opositora, donde comienza el arco temporal que propone el marco histórico incluido en la reciente Ley de Amnistía. El año 2002 estuvo marcado por marchas y contramarchas, un golpe de Estado y el intento de paralizar el país por medio del colapso económico.

Si bien el final del paro petrolero no fue formalmente establecido por sus responsables, veladamente quedó decretado con la iniciativa de recolección de firmas, fuera de lapso por anticipación, realizada el 2 de febrero de 2003 a cargo de la ONG Súmate, para solicitar un referéndum revocatorio del mandato del presidente Chávez, proceso que marcó el inicio de otro ciclo de violencia.

Con “El Firmazo”, la Coordinadora Democrática, por medio de los representantes de la oposición en la Mesa de Negociación y Acuerdos auspiciada por la OEA, llamó a “flexibilizar” el paro. Este punto de encuentro se instaló con apoyo de la Organización de Estados Americanos (OEA), el Programa de Naciones Unidas para el desarrollo (PNUD) y el Centro Carter semanas antes de declararse el paro, una muestra de la disposición del gobierno de lograr la paz por medio del diálogo.

La mesa de negociación acordó una salida pacífica, electoral y constitucional: el referéndum para decidir la revocatoria o no del presidente de la República y para ello la oposición debía cumplir con los requisitos y condiciones constitucionales y legales establecidos por el Consejo Nacional Electoral. El proceso finalmente se concretó en agosto de año 2004.

Ya había un camino trazado para resolver la crisis política. Sin embargo, paralelamente la oposición seguía apostando a la agenda violenta para derrocar el gobierno de Chávez, que además de haber llegado por el voto popular significó un nuevo orden político que perfeccionó los mecánicos democráticos. El referéndum revocatorio fue una muestra de ello.

A pesar de las enormes perdidas provocadas por el primer ciclo de violencia, el gobierno avanzó en procesos de redistribución económica y en el aumento del control sobre los recursos estratégicos. Asimismo, la oposición seguía usando artilugios para proyectar que Chávez desconocía la propiedad privada y trataba de cambiar el modelo económico que hasta ese momento había sido dominante en el país.

El primer pico de violencia se registró el 13 de 2001 cuando se publicaron tres leyes en el marco de la Ley habilitante:

El Decreto con Fuerza de Ley de Tierras y Desarrollo Agrario , que limitaba al latifundio;

el Decreto con Fuerza de Ley de Pesca y Acuicultura, que eliminaba la pesca de arrastre;

y el Decreto con Fuerza de Ley Orgánica de Hidrocarburos, que aumentaba los ingresos del Estado por impuestos.

Pese al desprestigio por haber causado grandes pérdidas al patrimonio nacional, la oposición uso la polarización entre otro elementos para seguir promoviendo el cambio de régimen por la vía rápida e inconstitucional.

La primera recolección de firmas que arrancó antes de tiempo fue impugnada porque no se cumplía con uno de los requisitos base para activar el referéndum, ya que todavía no se llegaba a la mitad del mandato del presidente Chávez. El proceso no fue organizado por las organizaciones políticas sino por la ONG Súmate, que fungía como una suerte de CNE paralelo.

En noviembre de 2003, la Coordinadora Democrática anunció había recabado la suficiente cantidad de firmas para activar el mecanismo, pero muchas de esas firmas recabadas eran fraudulentas. Las firmas fueron sometidas a revisión y, aun cuando muchas rúbricas eran planas, el organismo electoral decidió aceptar la revisión. La OEA señaló que el gobierno enturbiaba el clima de “concordia” logrado durante la mesa de negociaciones, pero avaló la esperticia.

El génesis de las guarimbas

Entre el 27 de febrero y el 14 de abril de 2004 se registraron disturbios en varias ciudades del país. El detonante fue la decisión del CNE en torno al tratamiento de las firmas de caligrafía similar o renglones de planillas llenadas por la misma persona.

Cualquier pronunciamiento que cuestionara el proceso elevaba el clima de violencia. La oposición actuaba con la soberbia. Recordemos que desde el comienzo del mandato de Chávez se arrogó el terminó “sociedad civil” el chavismo estaba prohibido porque no entraba dentro de esta caracterización.

Las movilizaciones rápidamente se volvieron violentas. Colocaron barricadas en autopistas y vías principales de Caracas y otras ciudades grandes. Quemaron cauchos, basura y vehículos. Como consecuencia muchas familias quedaron confinadas por los cierres de vía, así como el clima de inestabilidad en las calles.

El triunfalismo previo a la recolección de firmas preparó el terreno para que las protestas y cierre de vías estuviera justificado. Según, Súmate, entre el 28 de noviembre y el 1 de diciembre de 2003 fueron recolectadas 3.448.747 firmas, una cifra que superaba el 20% del registro electoral vigente para la fecha requerido para la activación del referéndum.

Este nuevo ciclo de violencia opositora inició en el marco de la instalación en el Teatro Teresa Carreño de Caracas de la XII Cumbre del G-15, también conocido como los Movimiento de los No Alineados. Los partidos políticos y la “sociedad civil” convocaron una marcha hasta la sede del teatro con el propósito de entregar un documento a los altos representantes internacionales reunidos en la Cumbre.

La movilización intentó romper el cordón de seguridad de la Guardia Nacional Bolivariana lanzando objetos contundentes contra los efectivos militares. El choque provocó heridos de balas que sugerían un escenario similar al del 11 de abril de 2002.

Posteriormente se produjeron disturbios en el sector que se prolongaron durante horas y se amplicaron en otras áreas del este de la ciudad. Las urbanizaciones fueron cerradas, una autoagresión que se extendió hasta el 5 de marzo.

“Referéndum o guerra”, “Después de Saddam, Chávez”, “Muerte a los chavistas” eran consignas que evocaban la naturaleza golpista de las manifestaciones. Traspasaron algunos límites cuando lanzaron bombas incendiarias al interior de la base Aérea Francisco de Miranda, donde opera la comandancia general de la Fuerza Aérea.

Además de las protestas en el Distrito Capital, se registraron hechos violentos violentas en los estados Miranda, Mérida, Anzoátegui, Aragua, Bolívar, Carabobo, Falcón, Guárico, Táchira, Yaracuy y Zulia. La raíz de estos hechos de violencia, la Defensoría del Pueblo contabilizó 11 víctimas fatales, dos decenas de heridos y 40 personas detenidas, posteriormente liberadas.

Con este saldo lamentable quedó registrada la primera guarimba del país. Así como con el el golpe del 11 abril de 2002 y el paro patronal y petrolero, la oposición tampoco asumió su responsabilidad.

Se supo que estos métodos de desobediencia civil bajo el formato de guarimbas fueron aplicados por Robert Alonso, un exiliado cubano vinculado residenciado en Venezuela vinculado a la oposición que se basó en los postulados del teórico de la “no-violencia” Gene Sharp de la Institución Albert Einstein.

Caló en el imaginario opositor que había una guerra y el enemigo a vencer era el gobierno chavista, que encarnaba todos los males y fealdad que dañaban la sociedad. De acuerdo con Alonso, había que “salir a la calle frente a sus viviendas”, “trancar las completamente la circulación de las vías” con barricadas o carros, “no confrontar” y “retirarse a sus respectivas viviendas de manera estratégica ante un eventual peligro” y “mantenerse en resistencia día y noche hasta que se logren los objetivos”.

El objetivo era provocar una reacción en cadena y que el caos se extendiera por todo el país, atraer la atencion de medios internacionales para proyectar que la crisis era irreversible hasta que se resolviera con un golpe militar o intervención extranjera.

El informe de la la Comisión para la Verdad, la Justicia, la Paz y la Tranquilidad Pública en Venezuela (Covejuspaz) caracteriza la violencia opositora del año 2004 de la siguiente manera:

Tiradores encubiertos: la tarde del 27 de febrero la policía de inteligencia intervino un edificio en Plaza Venezuela porque desde allí se reportaron disparos en contra de la Guardia Nacional y de los manifestantes de la oposición.

Choques entre chavistas y opositores: las televisoras nacionales mostraron enfrentamientos entre civiles anti y pro gubernamentales en Caracas (municipio Libertador), Valencia y Miranda (municipio Baruta).

Posicionamiento de matrices de opinión: los medios de comunicación privados se encargaron de distorsionar la situación de violencia política, presentando las actuaciones de los cuerpos de seguridad como una violación masiva a los derechos humanos producto de una supuesta orden represiva del Gobierno.

Introducción del método de La Guarimba: en varias urbanizaciones del Este de Caracas y otras ciudades de Venezuela se levantaron barricadas y para crear focos de alteración en la vía pública a fin de atraer a efectivos de seguridad.

Los daños

Ataques a sedes de partidos. Durante la protesta del 27 de febrero de 2004 incendiaron las casas de los partidos Movimiento V República (MVR) y Patria Para Todos (PPT) y causaron daños a los vehículos que se encontraban estacionados en su exterior.

Barricadas. En los puntos de las “guarimbas” los manifestantes quemaron basura y cauchos, lo que generó daños ambientales y problemas de salud. En las barricadas se suscitaron violentos enfrentamientos con los organismos de seguridad.

Trancas y concentraciones. Las trancas incidieron en el ausentismo escolar y obstaculizaron el desarrollo del comercio. El 2 de marzo de 2004 se reportó que El Cafetal y todas la urbanizaciones de ese sector fueron tomadas por los vecinos, al igual que Las Mercedes, El Marqués, La Boyera, El Hatillo, Macaracuay, avenida Sucre, Los Dos Caminos, Sebucán, Santa Eduvigis, Los Palos Grandes, Chacao y Altamira. “En la avenida principal de Las Palmas, derribaron un poste de luz para obstaculizar el tránsito, mientras las barricadas se sucedieron en toda la avenida Andrés Bello. En todos estos puntos los manifestantes tenían bidones de gasolina que utilizaban como combustible para incendiar las barricadas”, reportaron medios.

Actos vandálicos. En diversas ocasiones se materializaron acciones vandálicas contra la propiedad pública y privada y ataques contra la ciudadanía. 

Uso de armas durante las protestas del año 2004

Durante las guarimbas se observó el uso de bolas de plomo, metras, botellas, bombas molotov, piedras y armas de elaboración casera. A las personas detenidas le incautaron sustancias explosivas y sustancias incendiarias. Asimismo, tenían porte ilícito de armas y estaban dando un uso indebido a estos dispositivos.

Con la realización del referéndum terminó otro ciclo de violencia en el país. Los resultados son más que conocidos: ganó la opción del No con 4.991.483 votos, 58,25% frente a 3.576.517 (41,74%) que Sí abogaba por la salida de la Chávez de la presidencia.

La primera guarimba no tuvo el impacto esperado, ya que se circunscribió a zonas de clase media y alta de ciudades grandes, pero las acciones para derrocar el gobierno no cesaron. Dos meses después se descubrió un plan para asesinar al presidente Chávez.

El 9 de mayo anunciaron la detención de un contingente de reservistas del ejército colombianos, así como paramilitares de de las Autodefensas Unidas de Colombia (AUC), vestidos con uniformes del ejército venezolano en la finca Daktari, en las afueras de Caracas, propiedad de Robert Alonso. Se encontraban en la capital para ejecutar varias acciones armadas, incluido el magnicidio.

2007: nueva generación de políticos y otras formas de violencia

Habíamos referido que en el año 2004 aparecieron las primeras señales de que se estaban importando los postulados del teórico Gene Sharp al país y una muestra de ello fueron las guarimbas, que desde su aparición no pueden verse como una acción espontánea sino como un plan orquestado paso a paso para derrocar el Gobierno. Sin embargo, fue tres años después que hubo señales claras de que se se intentaba imponer una revolución de color.

La aplicación de manuales de guerra fue más evidente cuando en el contexto de las movilizaciones por el fin de la concesión a RCTV y contra la Reforma Constitucional en el año 2007 apareció una generación de jóvenes universitarios que asumió el liderazgo político.

El cambio fue evidente: ya las marchas y concestraciones no eran lideradas por sindicalistas y representantes patronales sino por estudiantes de universidades públicas y privadas, que simbólicamente gozaban de cierta inmunidad porque significaban “el futuro de la nación”.

Entre los meses de mayo y junio de 2007 se realizaron 439 manifestaciones en contra o a favor de la decisión del gobierno nacional de no renovar la concesión de uso del espectro radioeléctrico a Radio Caracas Televisión (RCTV), según la Covejuspaz.

En este contexto sectores estudiantiles a favor y en contra de la decisión del Gobierno realizaron una marcha hasta el Palacio Federal Legislativo con miras a hacer uso de un derecho de palabra otorgado por la Asamblea Nacional a la delegación de ambos sectores.

Durante la sesión parlamentaria, los estudiantes que manifestaban en contra de la decisión de no renovar la concesión se retiraron de la Asamblea Nacional tras hacer uso del primer derecho de palabra, mientras que el resto siguió ejerciéndolo. La concentración terminó con enfrentamientos entre los dos bloques.

“No somos la oposición; somos una propuesta. La juventud no está hoy en las calles luchando por intereses comerciales o tendencias políticas. Estamos en las calles haciendo política sin políticos tradicionales, luchando por nuestra nación, protegiendo los intereses de nuestra sociedad”, fue parte del discurso de Douglas Barrios, dirigente estudiantil opositor en la AN. Finalmente se supo que el guión fue escrito y diseñado por la agencia Ars Publicidad, lo que reveló que el movimiento no era orgánico ni espontáneo en sus acciones.

Las marchas pasaban de una fase pacífica a una fase violenta durante su desarrollo. Durante estas convocatorias registró la participación de grupos violentos cuyas acciones causaron daños a estructuras de organismos públicos y privados.

El 7 de noviembre de 2007, en el contexto del referendo de reforma constitucional, luego de una marcha convocada por varias organizaciones universitarias hasta la sede del Tribunal Supremo de Justicia (TSJ), un grupo de estudiantes se trasladó hasta la Escuela de Trabajo Social de la Universidad Central de Venezuela y cercaron a más de 100 jovenes que fueron atacados por un período de más de tres horas con piedras, objetos contundentes y armas de fuego.

El informe de la Comisión para la Verdad, la Justicia, la Paz y la Tranquilidad Pública en Venezuela Armas de fuego: el 27 de mayo, durante una manifestación en las afueras de la sede de Comisión Nacional de Telecomunicaciones (Conatel) se tornó violenta y durante el altercado once efectivos policiales resultaron heridos por disparos de armas de fuego provenientes de los manifestantes.

Asimismo, señala que fue registrado el uso de objetos contundentes contra vehículos y personas en la vía pública, lo que sausó zozobra en la población y severos daños a locales comerciales, bienes públicos y privados.

Intentaron proyectar que representaban una renovación de la política venezolanas. Que la oposición acuñara el término “generación de 2007” para referirse a esos políticos emergentes fue una manera de evocar la generación del 28, un grupo de jóvenes estudiantes que, en 1928, protagonizaron las primeras protestas contra la dictadura de Juan Vicente Gómez. Sus integrantes posteriormente pasaron a la historia como destacados líderes políticos, intelectuales y culturales, desempeñando un papel fundamental en la modernización de Venezuela en los ámbitos literario, cultural y político. Resulta difícil comparar a Rómulo Betancourt, Jóvito Villalba, Andrés Eloy Blanco, Raúl Leoni, Miguel Otero, Rodolfo Quintero, entre otros, con Freddy Guevara, David Smolansky, Gaby Arellano, Miguel Pizarro y Juan Guaidó.

Este otro ciclo de violencia fue un periodo de encubación para los que lideraron otros intentos de cambio de régimen más adelante, también fue un trampolín para que algunos asumieran cargos de dirección en partidos de oposición y gobiernos municipales, pero no con la misma trascendencia de la juventud que se enfrentó a Gómez.

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