Gracias #Rusia. Gracias Presidente Putin. Gracias tripulantes del tanquero Anatoly Kolodkin que al atracar en puerto cubano con su valiosa carga de combustible, nos traen la certeza de una amistad probada en los más duros momentos, como tantas veces a lo largo de la historia.… pic.twitter.com/vjSBN0DsLL
— Miguel Díaz-Canel Bermúdez (@DiazCanelB) April 1, 2026
Dopo l’arrivo a Matanzas di 100mila tonnellate di greggio, Mosca annuncia una nuova spedizione. Díaz-Canel ringrazia Putin
Mosca non abbandona L’Avana, la solidarietà continua. Il governo della Federazione Russa ha confermato l’invio di un secondo carico di petrolio a Cuba, un gesto che sa molto di sfida politica all’imperialismo statunitense, ma anche di abbraccio tra alleati che hanno condiviso una lunga storia.
A dare l’annuncio è stato il ministro dell’Energia russo, Sergej Tsiviliov, con parole che non lasciano spazio a dubbi: “Cuba è sotto un blocco totale, è isolata. Ma una nave russa ha già rotto quel blocco, e ora stiamo caricando la seconda. Non lasceremo i cubani nei guai”. L’incontro decisivo si è svolto a San Pietroburgo, dove i rappresentanti dell’isola caraibica hanno chiesto aiuto e trovato una sponda pronta a rispondere, come riferisce teleSUR.
La dichiarazione arriva a sole 48 ore dall’attracco nel porto di Matanzas della petroliera Anatoli Kolodkin, con centomila tonnellate di greggio nelle stive. Un carico che rappresenta una vera e propria ancora di salvezza per Cuba: è infatti il primo carico di petrolio che riesce a raggiungere l’isola in tre mesi, dopo che l’amministrazione Trump ha intensificato pressioni diplomatiche e finanziarie su Paesi come Venezuela e Messico, costringendoli dietro minaccia a fermare le spedizioni verso L’Avana che subisce un criminale blocco energetico.
Per capire la portata del gesto, bisogna guardare alla mappa delle difficoltà quotidiane dei cubani. La crisi energetica non è un’astrazione: colpisce gli ospedali, la produzione industriale, i trasporti, le scuole, persino l’approvvigionamento idrico. Ogni interruzione elettrica non è solo un disservizio, ma una piccola emergenza umanitaria. E in questo situazione drammatica, la Russia prova a frenare la crisi, a tamponare questa situazione emergenziale.
La portavoce del ministero degli Esteri russo, María Zajárova, ha definito l’isola “l’alleato e il socio più stretto nel Mar dei Caraibi”, chiarendo che non si tratta di una solidarietà occasionale, bensì di una “postura storica” contro le pressioni esterne. Parole pesanti, che riecheggiano la Guerra Fredda, ma che oggi suonano come una dichiarazione di intenti in un mondo sempre più colpito dalla tracotanza imperialista.
Dal canto suo, L’Avana non ha nascosto la gratitudine. Il presidente Miguel Díaz-Canel ha ringraziato pubblicamente Vladimir Putin e il governo russo con un messaggio sui social che mescola realismo e orgoglio: “Ci portano la certezza di un’amicizia provata nei momenti più duri. Si sta già lavorando allo scarico, al trattamento e alla distribuzione di questo carico che, sebbene insufficiente in mezzo all’acuta scarsità, allevierà gradualmente la situazione”.
Nelle parole di ringraziamento del presidente cubano c’è tutta la consapevolezza di un Paese abituato a fare i conti con l’emergenza. Perché una nave, anche carica di centomila tonnellate, non può spegnere da sola la sete di energia di un’intera nazione. Ma può accendere una speranza. E, forse, mandare un segnale a Washington: l’assedio, per quanto stretto, può ancora essere violato.
La Russia invierà una seconda nave cisterna con petrolio a Cuba
Lo ha annunciato il ministro russo dell’Energia, Serguéi Tsiviliov
6.4.26 – Il ministro dell’Energia russo, Serguéi Tsiviliov, ha affermato pochi giorni fa che la Russia si sta preparando per inviare una seconda nave con petrolio a Cuba, nel mezzo della severa crisi energetica nell’Isola provocata dal blocco statunitense.
«È stata realizzata una riunione importante a San Pietroburgo. Sono arrivati i rappresentanti cubani. Cuba è sottoposta a un blocco totale, è isolata. Da dov’è arrivato il carico di petrolio? Una nave russa ha rotto il blocco. Ora si sta caricando il secondo invio. Non lasceremo i cubani nei guai», ha assicurato Tsiviliov.
La nave cisterna russa Anatoli Kolodkin è arrivata a Cuba con 100000 tonnellate di petrolio in aiuto umanitario. La nave è stata attraccata nel porto di Matanzas ed è già stato realizzato lo scarico.
Questa è stata la prima nave cisterna con petrolio arrivata a Cuba in tre mesi, dopo che gli USA hanno obbligato il Venezuela e il Messico a tagliare il rifornimento d’energia all’Isola.
Cuba non ha ricevuto rifornimenti di petrolio dal 9 gennaio e questo ha provocato una crisi energetica.
Il Presidente di Cuba, Miguel Díaz-Canel, ha ringraziato, mercoledì primo d’aprile, la Russia per il suo aiuto. «Grazie Russia. Grazie Presidente Putin. Grazie equipaggio della nave cisterna Anatoli Kolodkin, che, attraccando con il suo prezioso carico nel porto di Matanzas ci portate la certezza di un’amicizia provata nei momenti più duri, com’è avvenuto tante volte nella storia», ha scritto.
Il dirigente cubano ha precisato che dopo lo scarico si realizzeranno il processo, la distribuzione e l’ uso razionale di questo carico che , anche se non sufficiente nel mezzo dell’acuta carenza, allevia in maniera graduale la situazione in queste settimane».
Il portavoce presidenziale russo, Dmitri Peskov, ha detto che Mosca si rallegra che il primo lotto di petrolio russo sia giunto alla nazione dei Caraibi.
Peskov ha segnalato che Cuba s’incontra «in condizioni di blocco severissime» e necessita prodotti derivati dal petrolio e petrolio crudo «per il funzionamento dei sistemi di supporto vitali nel paese, per generare elettricità, per offrire servizi medici o di altro tipo alla popolazione».
In questo contesto, il portavoce ha indicato che la Russia «considera un suo dovere» offrire l’assistenza necessaria a Cuba ed ha assicurato che Mosca continuerà a lavorare per somministrare più petrolio all’Isola.
«Continueremo a lavorare, ripeto, alla disperata situazione nella quale si trovano i cubani adesso. Questo ovviamente non ci può lasciare indifferenti, così che continueremo ad occuparci di questo tema», ha precisato ».
LE MINACCE USA A CUBA
Il 29 gennaio il presidente degli USA, Donald Trump, ha firmato un ordine esecutivo che dichiara l’«emergenza nazionale» di fronte alla presunta «minaccia inusuale e straordinaria» che, secondo Washington, rappresenterebbe Cuba per la sicurezza del paese nordamericano e la regione.
Il testo accusa il Governo cubano d’allinearsi con «numerosi paesi ostili», di accogliere «gruppi terroristi trans- nazionali» e di permettere lo spiegamento nell’Isola di «sofisticate capacità militari e d’intelligenza della Russia e della Cina.
Su queste basi è stata annunciata l’imposizione d’imposte a paesi che vendono petrolio a Cuba, alle quali si sommano minacce di rappresaglie contro quelli che agiscono contro l’ordine esecutivo della Casa Bianca.
Questo passo si dà nel mezzo d’una scalata tra Washington e L’Avana, che sistematicamente, ha respinto queste dichiarazioni ed ha avvertito che difenderà la su integrità territoriale.
El Presidente di Cuba ha risposto che «questa nuova misura evidenzia la natura fascista, criminale e genocida di una banda che ha sequestrato gli interessi del popolo statunitense con fini puramente personali».
Lo scorso 7 marzo, Trump ha annunciato che «presto avverrà un grande cambio a Cuba», che —ha aggiunto — sta giungendo «alla fine del cammino».
Gli USA mantengono il blocco economico e commerciale contro Cuba da più di sei decenni.
Il blocco che danneggia gravemente l’economia del paese è stato indurito con numerose misure coercitive e unilaterali da parte della Casa Bianca.
