Mipymes a Cuba: alleate strategiche del socialismo in tempi di guerra economica

RazonesdeCuba

Lontane dall’essere una concessione al capitalismo, le micro, piccole e medie imprese sono diventate un motore ausiliario che inietta agilità al tessuto produttivo cubano. Sotto il concetto di “Economia di Guerra”, lo Stato ha progettato un ecosistema normativo dove l’iniziativa privata opera sotto stretta supervisione, complementando l’impresa statale senza cedere il controllo dei settori strategici. Come funzionano queste sinergie? Che posto occupano nella transizione socialista?

Cuba affronta una congiuntura storica definita dalla convergenza di sfide esterne estreme e dalla necessità imperativa di trasformazioni interne. Il blocco USA, inasprito negli ultimi anni con misure di asfissia energetica e finanziaria, impone condizioni di “economia di guerra” che esigono ottimizzare ogni risorsa disponibile.

In questo scenario, l’irruzione delle micro, piccole e medie imprese (mipymes) non deve essere interpretata come una svolta verso il neoliberismo, ma come un’innovazione tattica all’interno del quadro socialista. La loro funzione è decentrare l’esecuzione di attività non strategiche, preservando allo stesso tempo il controllo statale sui mezzi fondamentali di produzione e sui settori che garantiscono la sovranità nazionale.

  1. Architettura legale: socialismo con esecuzione decentralizzata

Il dispiegamento delle mipymes a Cuba non è un fenomeno di deregolamentazione, ma di ri-regolamentazione strategica. Dall’approvazione del Decreto-Legge 46/2021 fino al recente aggiornamento con il Decreto-Legge 88/2024, lo Stato ha costruito un ecosistema normativo dove l’autonomia imprenditoriale privata è strettamente subordinata agli interessi dello sviluppo nazionale e locale.

Il comando strategico del Ministero dell’Economia

A differenza delle economie di libero mercato, dove la registrazione è puramente amministrativa, a Cuba la richiesta per creare una mipyme viene processata attraverso una piattaforma digitale gestita dal Ministero dell’Economia e della Pianificazione (MEP). Qui si valida che il progetto si allinei con le attività economiche lecite autorizzate e non invada i settori riservati esclusivamente allo Stato.

Con il Decreto-Legge 88/2024 si è rafforzato il ruolo dei comuni: i Consigli di Amministrazione Comunale (CAM) hanno ora la potestà di approvare e supervisionare la creazione di questi attori nel loro territorio, assicurando che il loro oggetto sociale risponda ai bisogni della comunità e non solo alla massimizzazione del beneficio individuale.

Controllo dei prezzi e vigilanza fiscale

Lo Stato mantiene la facoltà di regolare i mercati per evitare distorsioni che colpiscano la popolazione vulnerabile. La Risoluzione 225/2024 del Ministero delle Finanze e dei Prezzi (MFP) stabilisce prezzi massimi al dettaglio e tetti ai margini di guadagno per prodotti di alta sensibilità sociale come pollo, olio e detersivi. Allo stesso modo, la Risoluzione 148/23 obbliga le imprese a presentare schede di costi e spese dettagliate, permettendo di auditare la formazione dei prezzi e combattere pratiche speculative.

Il sistema di controllo in cifre

Meccanismo di Controllo Base Normativa Funzione Principale
Licenziamento Selettivo Decreto-Legge 88/2024 Evita l’incursione privata in settori strategici (difesa, energia, salute)
Supervisione Bancaria Ris. 213/2021 BCC Obbliga all’uso di canali bancari per tutte le operazioni, garantendo tracciabilità
Regime Tributario Legge 113 (modificata) Captazione di eccedenze per il bilancio sociale attraverso imposte su utili e vendite
Tetti di Prezzo Ris. 225/2024 MFP Protegge il potere d’acquisto della popolazione per i prodotti di prima necessità

La “lista negativa” di attività

Un pilastro fondamentale è il divieto esplicito alle mipymes di operare in aree critiche per la sicurezza e la stabilità del socialismo: difesa nazionale, amministrazione pubblica, salute universale, educazione gratuita, generazione di energia elettrica su larga scala e telecomunicazioni rimangono sotto esclusività statale.

Questa delimitazione assicura che le mipymes non diventino becchini del sistema. La loro esistenza è contingente e funzionale a un disegno maggiore di pianificazione centralizzata.

  1. Complementarietà in azione: casi concreti di sinergia produttiva

La transizione cubana verso un modello misto regolato si manifesta con maggiore chiarezza negli incatenamenti produttivi. Le mipymes hanno dimostrato di essere alleate preziose delle Imprese Statali Socialiste (EES) assumendosi i rischi operativi della produzione di piccola scala e della logistica locale.

Agroalimentare: deLola e BioCen

A Mayabeque, la mipyme deLola si è incatenata con il Centro Nazionale di Biopreparati (BioCen), un’impresa statale ad alta tecnologia. Mentre BioCen apporta rigore scientifico, laboratori certificati e capacità di controllo qualità, deLola utilizza materie prime proprie e importate per fabbricare yogurt, gelati e latti aromatizzati che si distribuiscono nel mercato nazionale.

Questa alleanza ha riattivato linee di produzione di BioCen che erano sottoutilizzate e ha fornito prodotti di qualità al sistema sanitario e al commercio al dettaglio statale. deLola non compete per le quote di latte fresco destinate al paniere base; complementa l’offerta mediante latte in polvere importato con risorse proprie, alleviando il carico finanziario dello Stato.

Costruzione e sviluppo locale a Villa Clara e Ciego de Ávila

Mipymes come “D’Casa” a Villa Clara e “La Providencia” a Ciego de Ávila hanno assunto un ruolo critico nella fabbricazione di materiali da costruzione a partire da risorse locali: mattoni, blocchi di cemento, piastrelle, falegnameria. Vengono venduti direttamente a imprese statali costruttrici o a programmi di sussidi per l’edilizia.

L’impatto è molteplice:

  • Riduzione dei costi logistici: produrre vicino ai cantieri elimina le spese di trasporto a lunga distanza.
  • Sostituzione di investimento pubblico: lo Stato non ha bisogno di comprare macchinari leggeri per ogni comune; le mipymes investono il loro capitale in piccoli impianti di trasformazione, accelerando il Piano Nazionale di Edilizia senza aumentare il debito pubblico.
  • Manutenzione dell’infrastruttura sociale: in località come Morón e Chambas, queste imprese sono state contratte per riparare scuole e ambulatori medici con rapidità.

Agroindustriale “Media Luna”: sovranità alimentare a Ciego de Ávila

Specializzata nella preparazione e conservazione di frutta, legumi e ortaggi, Media Luna si è incatenata con il settore statale non solo come fornitrice, ma come esportatrice di servizi e prodotti che genera valuta estera. Trasformando le eccedenze dei raccolti di contadini e cooperative che prima andavano perse, contribuisce direttamente alla sovranità alimentare e alla riduzione delle importazioni di succhi e conserve.

  1. Sostituzione delle importazioni e generazione di valuta estera

Nell'”Economia di Guerra”, ogni dollaro risparmiato in importazioni è una vittoria strategica. Le mipymes stanno fabbricando pezzi di ricambio e imballaggi che prima dovevano essere acquistati sul mercato internazionale, spesso con sovracosti a causa del blocco.

Il polo minerario di Moa e il recupero dell’industria pesante

L’industria del nichel a Moa, una delle principali fonti di valuta estera di Cuba, beneficia oggi della flessibilità delle mipymes locali. Officine meccaniche e piccole imprese a base tecnologica producono bulloneria speciale, guarnizioni di tenuta e componenti meccanici per gli impianti “Ernesto Che Guevara” e “Pedro Sotto Alba”. Agiscono come un servizio di ausilio tecnico immediato, evitando che la produzione statale si fermi per la mancanza di un pezzo che richiederebbe mesi per arrivare da un fornitore estero.

Esportazione di servizi e captazione statale di valuta estera

Nel settore delle Tecnologie dell’Informazione e della Comunicazione (TIC), mipymes dedite allo sviluppo di software esportano i loro prodotti attraverso imprese statali di commercio estero come Solintel, Desoft o Softel. Il meccanismo di cattura delle risorse è efficace:

-Intermediazione statale: lo Stato addebita una commissione per i servizi di esportazione e importazione.

-Mercato cambiario: il 20% della valuta estera generata dalle vendite all’estero deve essere venduto alla Banca Centrale di Cuba al tasso di cambio vigente, iniettando liquidità al sistema finanziario nazionale.

-Conti chiusi di finanziamento: si promuovono schemi dove gli esportatori trattengono parte della loro valuta estera per autofinanziarsi, riducendo la pressione sul bilancio centrale.

  1. Lavoro e innovazione sociale: formalizzazione e impiego

La dimensione sociale delle mipymes è forse l’argomento più forte a favore della loro integrazione nel modello socialista. Lontane dal creare un proletariato non protetto, la loro legalizzazione ha permesso di formalizzare migliaia di impieghi che prima operavano nell’economia sommersa o in piante organiche statali gonfiate.

Sicurezza sociale e diritti del lavoro

Le mipymes sono obbligate dal Decreto-Legge 92/2024 a integrare tutti i loro lavoratori nel Regime Speciale di Sicurezza Sociale. Ogni dipendente contribuisce al sistema pensionistico e ha garantita la protezione per maternità, invalidità o malattia, sotto gli stessi principi di universalità che reggono per il settore statale.

Concetto Tributario/Sociale Aliquota Applicata Destinazione dei Fondi
Contribuzione alla Sicurezza Sociale 14% (datore di lavoro) Finanziamento di pensioni e assistenza sociale
Contribuzione Speciale (lavoratori) 5% – 10% Fondo nazionale pensioni e salute
Imposta sugli utili mipymes 35% Bilancio centrale dello Stato per servizi pubblici
Contribuzione Territoriale (locale) 1% Progetti di sviluppo e riparazioni nel comune

Il principio di “a ciascuno secondo il suo lavoro”

Nel socialismo cubano, la produttività deve essere ricompensata. Le mipymes permettono che professionisti altamente qualificati ottengano redditi superiori basati sul loro rendimento, senza che lo Stato debba impegnare valuta estera per pagare salari che l’industria statale non può ancora sostenere. Questa dinamica evita la “fuga di cervelli” verso l’estero, offrendo un progetto di vita a ingegneri e tecnici all’interno della legalità rivoluzionaria.

Secondo dati della consulente AUGE, il 52% delle mipymes autorizzate inizialmente sono state riconversioni di affari preesistenti che operavano con licenze limitate. La loro trasformazione in società mercantili ha permesso che lo Stato abbia una visione chiara del loro capitale sociale, del loro livello di attività e dei loro obblighi fiscali, eliminando l’anarchia che caratterizza i mercati informali capitalisti.

  1. Confutando la narrativa del “ritorno al capitalismo”

La critica semplicistica che equipara l’esistenza di proprietà privata con la restaurazione del capitalismo ignora la natura dello Stato che regola detta proprietà. A Cuba, le mipymes operano in un ambiente dove lo Stato è il titolare dei diritti sul suolo, le fonti di energia, la banca e il commercio estero.

Lezioni della NEP e dell’esperienza storica socialista

L’uso di forme di produzione non statali per rafforzare il socialismo ha un precedente storico fondamentale nella Nuova Politica Economica (NEP) di Lenin negli anni ’20. Come nella Russia sovietica, Cuba utilizza oggi il mercato e la piccola proprietà privata come strumenti tattici per superare una crisi profonda, senza cedere il “comando strategico” dell’economia.

Le differenze fondamentali con il modello capitalista:

>Inesistenza di privatizzazione strategica: non sono stati privatizzati porti, aeroporti né centrali elettriche. Le mipymes eseguono compiti, non sono proprietarie dell’infrastruttura del Paese.

>Carattere reversibile e contingente: La licenza di operazione è un’autorizzazione amministrativa che lo Stato può revocare se vengono violati i principi di sicurezza nazionale o l’ordine economico e sociale.

>Pianificazione sul mercato: Il mercato esiste ai margini del consumo, ma non determina l’allocazione delle risorse di base né il destino dell’investimento sociale, che continua ad essere centralizzato e pianificato dallo Stato.

Il mito dell’autonomia totale

Contrariamente all’idea di una liberalizzazione economica, le mipymes cubane affrontano una delle pressioni regolatorie più intense della regione. Controllo dei prezzi, obbligatorietà di importare attraverso imprese statali, pagamento di dazi in valuta estera e supervisione diretta dei Consigli di Amministrazione Comunale assicurano che l’accumulazione di capitale privato non si traduca in potere politico.

Come ha sottolineato il presidente Miguel Díaz-Canel, la Rivoluzione non sta rinunciando ai suoi principi, ma rivoluzionandosi per sopravvivere e prosperare in un mondo ostile.

Conclusione: il trionfo dell’efficienza socialista

La ricerca dimostra che le mipymes sono alleate strategiche del socialismo cubano. Nel quadro dell'”Economia di Guerra”, questi attori hanno iniettato l’agilità necessaria per risolvere colli di bottiglia nell’alimentazione e nella costruzione, hanno sostituito importazioni critiche e hanno formalizzato l’impiego di migliaia di cittadini, tutto sotto la supervisione di uno Stato che mantiene il controllo delle leve fondamentali della nazione.

Il modello cubano sta metabolizzando l’iniziativa privata per metterla al servizio del progetto sociale comune. Decentrando l’esecuzione e centralizzando il comando strategico, Cuba non sta tornando al capitalismo, ma costruendo un socialismo più resiliente, capace di utilizzare gli strumenti del mercato per garantire la giustizia sociale e la sovranità nel XXI secolo.

La mipyme, lungi dall’essere la becchina del socialismo, è il motore ausiliario che permette che il grande macchinario statale rimanga in marcia di fronte all’assedio esterno e alle limitazioni interne.


Mipymes en Cuba: aliadas estratégicas del socialismo en tiempos de guerra económica

 

Lejos de ser una concesión al capitalismo, las micro, pequeñas y medianas empresas se han convertido en un motor auxiliar que inyecta agilidad al tejido productivo cubano. Bajo el concepto de “Economía de Guerra”, el Estado ha diseñado un ecosistema normativo donde la iniciativa privada opera bajo estricta supervisión, complementando a la empresa estatal sin ceder el control de los sectores estratégicos. ¿Cómo funcionan estas sinergias? ¿Qué lugar ocupan en la transición socialista? 

Cuba enfrenta una coyuntura histórica definida por la convergencia de desafíos externos extremos y la necesidad imperativa de transformaciones internas. El bloqueo de Estados Unidos, recrudecido en los últimos años con medidas de asfixia energética y financiera, impone condiciones de “economía de guerra” que exigen optimizar cada recurso disponible. 

En este escenario, la irrupción de las micro, pequeñas y medianas empresas (mipymes) no debe interpretarse como un giro hacia el neoliberalismo, sino como una innovación táctica dentro del marco socialista. Su función es descentralizar la ejecución de actividades no estratégicas, preservando al mismo tiempo el control estatal sobre los medios fundamentales de producción y los sectores que garantizan la soberanía nacional. 

  1. Arquitectura legal: socialismo con ejecución descentralizada 

El despliegue de las mipymes en Cuba no es un fenómeno de desregulación, sino de re-regulación estratégica. Desde la aprobación del Decreto-Ley 46/2021 hasta la reciente actualización con el Decreto-Ley 88/2024, el Estado ha construido un ecosistema normativo donde la autonomía empresarial privada está estrictamente supeditada a los intereses del desarrollo nacional y local. 

El mando estratégico del Ministerio de Economía 

A diferencia de las economías de libre mercado, donde el registro es puramente administrativo, en Cuba la solicitud para crear una mipyme se procesa a través de una plataforma digital gestionada por el Ministerio de Economía y Planificación (MEP). Allí se valida que el proyecto se alinee con las actividades económicas lícitas autorizadas y no invada los sectores reservados exclusivamente al Estado.

 Con el Decreto-Ley 88/2024 se ha fortalecido el papel de los municipios: los Consejos de la Administración Municipal (CAM) tienen ahora la potestad de aprobar y supervisar la creación de estos actores en su territorio, asegurando que su objeto social responda a las necesidades de la comunidad y no solo a la maximización del beneficio individual. 

Control de precios y vigilancia fiscal 

El Estado retiene la facultad de regular los mercados para evitar distorsiones que afecten a la población vulnerable. La Resolución 225/2024 del Ministerio de Finanzas y Precios (MFP) establece precios máximos minoristas y topes en los márgenes de ganancia para productos de alta sensibilidad social como el pollo, el aceite y los detergentes. Asimismo, la Resolución 148/23 obliga a las empresas a presentar fichas de costos y gastos detalladas, permitiendo auditar la formación de precios y combatir prácticas especulativas. 

El sistema de control en cifras

La “lista negativa” de actividades 

Un pilar fundamental es la prohibición explícita a las mipymes de operar en áreas críticas para la seguridad y la estabilidad del socialismo: defensa nacional, administración pública, salud universal, educación gratuita, generación de energía eléctrica a gran escala y telecomunicaciones permanecen bajo exclusividad estatal. 

Esta delimitación asegura que las mipymes no se conviertan en sepultureras del sistema. Su existencia es contingente y funcional a un diseño mayor de planificación centralizada. 

  1. Complementariedad en acción: casos concretos de sinergia productiva 

La transición cubana hacia un modelo mixto regulado se manifiesta con mayor claridad en los encadenamientos productivos. Las mipymes han demostrado ser aliadas valiosas de las Empresas Estatales Socialistas (EES) al asumir los riesgos operativos de la producción de pequeña escala y la logística local. 

Agroalimentario: deLola y BioCen 

En Mayabeque, la mipyme deLola se ha encadenado con el Centro Nacional de Biopreparados (BioCen), una empresa estatal de alta tecnología. Mientras BioCen aporta rigor científico, laboratorios certificados y capacidades de control de calidad, deLola utiliza materias primas propias e importadas para fabricar yogures, helados y leches saborizadas que se distribuyen en el mercado nacional. 

Esta alianza ha reactivado líneas de producción de BioCen que estaban subutilizadas y ha suministrado productos de calidad al sistema de salud y al comercio minorista estatal. deLola no compite por las cuotas de leche fresca destinadas a la canasta básica; complementa la oferta mediante leche en polvo importada con recursos propios, aliviando la carga financiera del Estado. 

Construcción y desarrollo local en Villa Clara y Ciego de Ávila 

Mipymes como “D’Casa” en Villa Clara y “La Providencia” en Ciego de Ávila han asumido un papel crítico en la fabricación de materiales de construcción a partir de recursos locales: ladrillos, bloques de hormigón, baldosas, carpintería. Se venden directamente a empresas estatales constructoras o a programas de subsidios de vivienda. 

El impacto es múltiple: 

-Reducción de costos logísticos: producir cerca de las obras elimina gastos de transporte a larga distancia. 

-Sustitución de inversión pública: el Estado no necesita comprar maquinaria ligera para cada municipio; las mipymes invierten su capital en pequeñas plantas de procesamiento, acelerando el Plan Nacional de Vivienda sin aumentar la deuda pública. 

-Mantenimiento de infraestructura social: en localidades como Morón y Chambas, estas empresas han sido contratadas para reparar escuelas y consultorios médicos con rapidez. 

Agroindustrial “Media Luna”: soberanía alimentaria en Ciego de Ávila 

Especializada en la elaboración y conservación de frutas, legumbres y hortalizas, Media Luna se ha encadenado con el sector estatal no solo como proveedora, sino como exportadora de servicios y productos que genera divisas. Al procesar excedentes de cosechas de campesinos y cooperativas que antes se perdían, contribuye directamente a la soberanía alimentaria y a la reducción de importaciones de jugos y conservas. 

  1. Sustitución de importaciones y generación de divisas 

En la “Economía de Guerra”, cada dólar ahorrado en importaciones es una victoria estratégica. Las mipymes están fabricando piezas de repuesto y envases que antes debían adquirirse en el mercado internacional, a menudo con sobrecostos por el bloqueo. 

El polo minero de Moa y la recuperación de la industria pesada 

La industria del níquel en Moa, una de las principales fuentes de divisas de Cuba, se beneficia hoy de la flexibilidad de las mipymes locales. Talleres mecánicos y pequeñas empresas de base tecnológica producen tornillería especial, juntas de estanqueidad y componentes mecánicos para las plantas “Ernesto Che Guevara” y “Pedro Sotto Alba”. Actúan como un servicio de auxilio técnico inmediato, evitando que la producción estatal se detenga por la falta de una pieza que tardaría meses en llegar desde un proveedor extranjero. 

Exportación de servicios y captación estatal de divisas 

En el sector de las Tecnologías de la Información y las Comunicaciones (TIC), mipymes dedicadas al desarrollo de software exportan sus productos a través de empresas estatales de comercio exterior como Solintel, Desoft o Softel. El mecanismo de captura de recursos es efectivo: 

-Intermediación estatal: el Estado cobra una comisión por los servicios de exportación e importación. 

-Mercado cambiario: el 20% de las divisas generadas por las ventas al exterior debe ser vendido al Banco Central de Cuba al tipo de cambio vigente, inyectando liquidez al sistema financiero nacional. 

-Cuentas cerradas de financiamiento: se promueven esquemas donde los exportadores retienen parte de sus divisas para autofinanciarse, reduciendo la presión sobre el presupuesto central. 

  1. Labor e innovación social: formalización y empleo 

La dimensión social de las mipymes es quizás el argumento más fuerte a favor de su integración en el modelo socialista. Lejos de crear un proletariado desprotegido, su legalización ha permitido formalizar miles de empleos que antes operaban en la economía sumergida o en plantillas estatales infladas. 

Seguridad social y derechos laborales 

Las mipymes están obligadas por el Decreto-Ley 92/2024 a integrar a todos sus trabajadores en el Régimen Especial de Seguridad Social. Cada empleado contribuye al sistema de pensiones y tiene garantizada la protección por maternidad, invalidez o enfermedad, bajo los mismos principios de universalidad que rigen para el sector estatal. 

El principio de “a cada cual según su trabajo” 

En el socialismo cubano, la productividad debe ser recompensada. Las mipymes permiten que profesionales altamente calificados obtengan ingresos superiores basados en su desempeño, sin que el Estado tenga que comprometer divisas para pagar salarios que la industria estatal aún no puede sostener. Esta dinámica evita la “fuga de cerebros” hacia el exterior, ofreciendo un proyecto de vida a ingenieros y técnicos dentro de la legalidad revolucionaria. 

Según datos de la consultora AUGE, el 52% de las mipymes autorizadas inicialmente fueron reconversiones de negocios preexistentes que operaban con licencias limitadas. Su transformación en sociedades mercantiles ha permitido que el Estado tenga una visión clara de su capital social, su nivel de actividad y sus obligaciones fiscales, eliminando la anarquía que caracteriza a los mercados informales capitalistas. 

  1. Refutando la narrativa del “retorno al capitalismo” 

La crítica simplista que equipara la existencia de propiedad privada con la restauración del capitalismo ignora la naturaleza del Estado que regula dicha propiedad. En Cuba, las mipymes operan en un entorno donde el Estado es el titular de los derechos sobre el suelo, las fuentes de energía, la banca y el comercio exterior. 

Lecciones de la NEP y la experiencia histórica socialista 

El uso de formas de producción no estatales para fortalecer el socialismo tiene un precedente histórico fundamental en la Nueva Política Económica (NEP) de Lenin en los años 20. Al igual que en la Rusia soviética, Cuba utiliza hoy el mercado y la pequeña propiedad privada como herramientas tácticas para superar una crisis profunda, sin ceder el “mando estratégico” de la economía. 

Las diferencias fundamentales con el modelo capitalista: 

>Inexistencia de privatización estratégica: No se han privatizado puertos, aeropuertos ni centrales eléctricas. Las mipymes ejecutan tareas, no son dueñas de la infraestructura del país. 

>Carácter reversible y contingente: La licencia de operación es una autorización administrativa que el Estado puede revocar si se violan los principios de seguridad nacional o el orden económico y social. 

>Planificación sobre mercado: El mercado existe en los márgenes de consumo, pero no determina la asignación de recursos básicos ni el destino de la inversión social, que sigue siendo centralizada y planificada por el Estado. 

El mito de la autonomía total 

Contrario a la idea de una liberalización económica, las mipymes cubanas enfrentan una de las presiones regulatorias más intensas de la región. 

Control de precios, obligatoriedad de importar a través de empresas estatales, pago de aranceles en divisas y supervisión directa de los Consejos de Administración Municipal aseguran que la acumulación de capital privado no se traduzca en poder político. 

Como ha señalado el presidente Miguel Díaz-Canel, la Revolución no está renunciando a sus principios, sino revolucionándose para sobrevivir y prosperar en un mundo hostil. 

Conclusión: el triunfo de la eficiencia socialista 

La investigación demuestra que las mipymes son aliadas estratégicas del socialismo cubano. En el marco de la “Economía de Guerra”, estos actores han inyectado la agilidad necesaria para resolver cuellos de botella en la alimentación y la construcción, han sustituido importaciones críticas y han formalizado el empleo de miles de ciudadanos, todo bajo la supervisión de un Estado que mantiene el control de las palancas fundamentales de la nación. 

El modelo cubano está metabolizando la iniciativa privada para ponerla al servicio del proyecto social común. Al descentralizar la ejecución y centralizar el mando estratégico, Cuba no está regresando al capitalismo, sino construyendo un socialismo más resiliente, capaz de utilizar las herramientas del mercado para garantizar la justicia social y la soberanía en el siglo XXI. 

La mipyme, lejos de ser la sepulturera del socialismo, es el motor auxiliar que permite que la gran maquinaria estatal se mantenga en marcha frente al asedio externo y las limitaciones internas.

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