“Cuba is next” (Cuba è la prossima)

Michel E. Torres Corona

Trump torna a minacciare Cuba mentre contraddice il proprio discorso su guerre e sanzioni, evidenziando una politica estera erratica.

 

L’imperatore di turno, che risponde al nome di Donald Trump, suole lasciarsi sfuggire, quasi per caso, frasi o sentenze che in pochi secondi diventano “virali” e fanno il giro del mondo grazie alla vertiginosa istantaneità delle reti digitali.

Venerdì, pavoneggiandosi (come al solito) su un palco, parlò delle formidabili Forze Armate che lui da solo era riuscito a ottenere per gloria degli USA — e, soprattutto, sua… naturalmente —, e così, di sfuggita, come chi non vuole la cosa, disse che Cuba era il prossimo obiettivo.

“And Cuba is next, by the way, but pretend I didn’t say that… media, please, ignore that statement”, affermò, qualcosa come: “E Cuba è la prossima, tra l’altro, ma fate come se non l’avessi detto… stampa, per favore, ignorate questa dichiarazione”. Perché si crede anche divertente, oltre tutto.

Si riferiva il nostro simpatico imperatore a una possibile azione militare contro l’Isola, dopo aver sequestrato con successo il legittimo capo di Stato del Venezuela, Nicolás Maduro; e dopo aver aggredito (con non altrettanto successo) l’Iran, uccidendo il suo capo religioso.

Ma quest’ultimo Paese resiste ancora a essere sottomesso, e sta dimostrando di essere un osso molto duro da rosicchiare. E Cuba, almeno nelle sue dichiarazioni pubbliche, sembra seguire quella linea di dignità, persino di fronte alla minaccia di invasione o bombardamento.

Lo diceva il presidente cubano, Miguel Díaz-Canel, su X: di fronte alle praticamente quotidiane minacce dell’imperialismo — e alla sua espressa volontà di imporre un “cambio di regime” anche con la forza, mentre esercita la massima pressione con un assedio petrolifero criminale — Cuba è accompagnata, anche di fronte al peggiore scenario possibile, dalla certezza che “qualsiasi aggressore esterno si scontrerà con una resistenza inespugnabile”.

Quella dichiarazione fece sì che Marco Rubio facesse marcia indietro, e dicesse che la fuga di notizia pubblicata dal New York Times, su una presunta “richiesta” dell’amministrazione trumpista riguardo all’uscita di Díaz-Canel dal governo, fosse falsa.

Tuttavia, un po’ imbarazzato poi, dopo un vertice fallito del G-7, affermò davanti alla stampa che sì, che il governo cubano doveva cambiare. “Come si fa a investire in un paese guidato da comunisti incompetenti?”

Questo andirivieni, questo botta e risposta, è stato parte consustanziale della politica estera di Trump e del suo seguito di “molto competenti” criminali e/o buffoni. Un giorno dicono una cosa, l’altro giorno dicono qualcosa in senso inverso… e così via.

Con l’Iran, per fare solo un esempio drastico e in pieno svolgimento, allo stesso modo affermano una mattina che stanno negoziando che nel pomeriggio annunciano che distruggeranno tutta l’infrastruttura elettroenergetica di quella nazione, e la notte successiva allora correggono e parlano di una scadenza per raggiungere un’intesa.

Con l’assedio a Cuba si erano mostrati più coerenti… ma ormai nemmeno quello. Dopo aver reso pubbliche una serie di “licenze” affinché la Russia esportasse petrolio, affermarono che ciò non implicava che potessero portare carburante all’Isola.

E tutto ciò mentre il mondo osservava una nave, con più di 700 mila barili del cosiddetto “oro nero”, dirigersi verso le coste cubane. Molti media dell’informazione egemonica e alcuni libelli di quelli che abitualmente si dedicano alla propaganda anticomunista prevedevano uno scenario di tensioni tra le potenze, classificando il fatto come una sfida di Putin al blocco USA.

La nave, in definitiva, arrivò nelle acque territoriali di Cuba. E quando si seppe che non ci sarebbe stata intercettazione, che il petrolio russo sarebbe stato il primo a rifornire una nazione che per quasi quattro mesi non riceveva nemmeno una goccia di carburante straniero, Trump uscì a fare “controllo dei danni”.

Loro avevano “permesso” che la nave entrasse, perché non gli interessava che Cuba ricevesse petrolio. In definitiva, dovevamo vivere, accendere l’aria condizionata… e il riscaldamento!

Sì, questo disse il pro vetusto imperatore gringo: riscaldamento ai tropici. Prima aveva già detto che a Cuba non passano gli uragani… ma cosa si può chiedere a un uomo che ha dimostrato di essere estremamente ignorante?

Tuttavia, per quanto non sappia di Geografia, insiste nel suo “ruolo” di gendarme del mondo, di padrone e signore del globo terracqueo, e sebbene abbia fatto la pantomima “umanista” di “lasciar passare” la nave russa, tornò ad affermare, categorico: “Cuba is next”.

Non importa che prima avesse detto che la società cubana sarebbe collassata per la scarsità di petrolio, ora dice che collasserà lo stesso. È solo questione di tempo. Anzi, a Cuba può portare carburante qualsiasi Paese, non solo la Russia… chi si ricorda più dei dazi e della pirateria nei Caraibi?

L’incoerenza è senza dubbio il tratto più consistente di Trump e compagnia, ma questo li rende solo più pericolosi, come cani rabbiosi senza raziocinio né etica.

A Cuba, d’altra parte, la sensazione è di speranza. I 700 mila barili di petrolio non sono la panacea per i problemi dell’Isola ma sono, logicamente, un sollievo considerevole.

Mentre gli USA si impantanano in Medio Oriente, e il costo dell'”oro nero” sale e sale, Cuba continua a puntare sulle energie rinnovabili e a non fidarsi di fronte a un’ipotetica aggressione militare. Se è in definitiva la prossima, che sia la prossima sconfitta dell’imperialismo, una di più, come Girón.


Cuba is next

Por Michel E. Torres Corona

Trump vuelve a amenazar a Cuba mientras contradice su propio discurso sobre guerras y sanciones, evidenciando una política exterior errática.

El emperador de turno, que responde al nombre de Donald Trump, suele dejar escapar, así como al descuido, frases o sentencias que en segundos se convierten en “virales” y dan la vuelta al orbe gracias a la vertiginosa instantaneidad de las redes digitales.

El viernes, pavoneándose (como de costumbre) en un escenario, habló de las formidable Fuerzas Armadas que él solito había logrado para gloria de Estados Unidos —y, sobre todo, suya… por supuesto—, y así, al paso, como quien no quiere la cosa, dijo que Cuba era el próximo objetivo.

“And Cuba is next, by the way, but pretend I didn´t say that… media, please, ignore that statement”, afirmó, algo así como: “Y Cuba es la próxima, dicho sea de paso, pero hagan como que yo no dije nada… prensa, por favor, ignórenlo”. Porque se cree chistoso, además.

Se refería nuestro simpático emperador a una posible acción militar contra la Isla, luego de haber secuestrado con éxito al mandatario legítimo de Venezuela, Nicolás Maduro; y de haber agredido (no con tanto éxito) a Irán, asesinando a su líder religioso.

Pero este último país se resiste aún a ser sometido, y está demostrando ser un hueso muy duro de roer. Y Cuba, al menos en sus declaraciones públicas, parece seguir esa línea de dignidad, incluso ante la amenaza de invasión o bombardeo.

Lo decía el presidente cubano, Miguel Díaz-Canel, en X: ante las prácticamente diarias amenazas del imperialismo —y su expresa voluntad de imponer un “cambio de régimen” incluso por la fuerza, mientras ejerce máxima presión con un cerco petrolero criminal— a Cuba la acompaña, incluso ante el peor escenario posible, la certeza de que “cualquier agresor externo chocará con una resistencia inexpugnable”.

Esa declaración hizo que Marco Rubio reculara, y dijera que la filtración realizada por The New York Times, sobre una supuesta “exigencia” de la administración trumpista en torno a la salida de Díaz-Canel del gobierno, era falsa.

No obstante, un tanto acomplejado luego, después de una fallida cumbre del G-7, afirmó ante la prensa que sí, que el gobierno cubano debía cambiar. “¿Cómo van a invertir en un país dirigido por comunistas ineptos?”

Ese ir y venir, ese dime que te diré, ha sido parte consustancial de la política exterior de Trump y su séquito de “muy competentes” criminales y/o bufones. Un día dicen una cosa, al otro dicen algo en sentido inverso… y así.

Con Irán, por solo poner un ejemplo drástico y en pleno desarrollo, lo mismo afirman una mañana que están negociando que en la tarde anuncian que van a destruir toda la infraestructura electroenergética de esa nación, y a la noche siguiente entonces corrigen y hablan de un plazo para llegar a un entendimiento.

Con el cerco a Cuba se habían mostrado más consistentes… pero ya ni eso. Luego de haber hecho pública una serie de “licencias” para que Rusia exportara petróleo, afirmaron que eso no implicaba que podían llevarle combustible a la Isla.

Y todo ello mientras el mundo observaba un buque, con más de 700 mil barriles del conocido como “oro negro”, encaminándose hacia costas cubanas. Muchos medios de la prensa hegemónica y algunos libelos de los que habitualmente se dedican a la propaganda anticomunista vaticinaban un escenario de tensiones entre las potencias, catalogando el hecho como un desafío de Putin al bloqueo estadounidense.

El barco, en definitiva, llegó a aguas territoriales de Cuba. Y cuando se supo que ya no habría intercepción, que el petróleo ruso sería el primero en surtir a una nación que por casi cuatro meses no recibía ni una gota de combustible extranjero, Trump salió a hacer “control de daños”.

Ellos habían “permitido” que ingresara el buque, porque no les interesaba que Cuba recibiera petróleo. En definitiva, teníamos que vivir, prender el aire acondicionado… ¡y la calefacción!

Sí, eso dijo el provecto emperador gringo: calefacción en el trópico. Antes ya había dicho que por Cuba no pasaban huracanes… ¿pero qué se le puede pedir a un hombre que ha demostrado ser sumamente ignorante?

No obstante, por mucho que no sepa de Geografía, insiste en su “rol” de gendarme del mundo, de dueño y señor del globo terráqueo, y aunque hizo el paripé “humanista” de “dejar pasar” el buque ruso, volvió a afirmar, categórico: “Cuba is next”.

Da igual que antes dijera que la sociedad cubana colapsaría por la escasez de petróleo, ahora dice que colapsará igual. Es solo cuestión de tiempo. Incluso, a Cuba puede llevarle combustible cualquier país, no solo Rusia… ¿quién se acuerda de los aranceles y de la piratería en el Caribe?

La inconsistencia es sin dudas el rasgo más consistente de Trump y compañía, pero solo los hace más peligrosos, como perros rabiosos sin raciocinio ni ética.

En Cuba, por otra parte, la sensación es de esperanza. Los 700 mil barriles de petróleo no son la panacea para los problemas de la Isla pero son, lógicamente, un alivio considerable.

Mientras Estados Unidos se empantana en el Medio Oriente, y el costo del “oro negro” sube y sube, Cuba sigue apostando por las energías renovables y por no confiarse ante una hipotética agresión militar. Si es en definitiva la próxima, que sea la próxima derrota del imperialismo, una más, como Girón.         

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