Compagne, sorelle, amiche:
Oggi parlo come una giovane donna che porta una vita che cresce dentro di sé.
Parlo da questo grembo che cresce, da questo corpo che si trasforma, da questo cuore che ora batte per due. Vengo a denunciare che il criminale blocco imperialista contro Cuba è un’aggressione diretta alla vita, alla salute, alla maternità, all’infanzia.
Quando si è incinta, si sente che il blocco non è una parola astratta: diventa la vitamina che non si trova, il medicinale che non arriva, l’attrezzatura medica che non si può comprare. È il prezzo gonfiato da rotte tortuose. È l’angoscia di non sapere se domani ci sarà ciò che oggi manca.
E questo non è un incidente, non è un problema interno, è un’azione criminale, sostenuta, progettata per piegare un popolo con la fame, la scarsità, la disperazione.
Una politica che punisce le donne incinte, le bambine, i bambini, gli anziani, intere famiglie. Una politica che cerca di spezzare la vita quotidiana di un Paese che ha deciso di essere libero.
Per questo oggi, dalla mia paura e dalla mia speranza, voglio dirlo con tutta chiarezza: il blocco imperialista è disumano, ingiusto, criminale. E coloro che lo sostengono sanno perfettamente che stanno colpendo in modo crudele anche coloro che meno possono difendersi: i non ancora nati.
Ma voglio parlare anche dell’altro, di ciò che il blocco non è riuscito a distruggere, di ciò che noi, le donne cubane, continuiamo a sollevare ogni giorno. Perché quando manca qualcosa, arriva la vicina. Quando un farmaco non arriva, si crea un’intera rete di sostegno. Quando la vita si fa dura, arrivano la famiglia, la comunità, la solidarietà che ci sostiene. E questo, sorelle, questo nessuno può bloccarlo.
Sogno che mio figlio o mia figlia nasca in una Cuba senza punizioni esterne, senza pressioni imposte dall’esterno, senza ostacoli che non meritiamo.
E a voi, donne, madri, giovani, dico: Non lasciamo che ci rubino la speranza. Ogni volta che denunciamo il blocco, stiamo difendendo la vita.
La nostra. Quella dei nostri figli e figlie. Quella di Cuba.Il mio bambino nascerà in quest’Isola e voglio che nasca sapendo che sua madre non si è arresa, che il suo popolo non si è arreso, che le donne cubane non si arrendono mai.
Perché ogni bambino e bambina che nasce a Cuba è una vittoria contro chi vuole negarci il futuro. Una vittoria della tenerezza. Una vittoria della resistenza. Una vittoria della vita. Una vittoria della Rivoluzione.
(*) Yadira Gonzalez Tamayo, compagna cubana incinta. Qui pubblichiamo il suo discorso del 7 aprile in un atto convocato dalla Federazione delle Donne Cubane in commemorazione della nascita della rivoluzionaria fondatrice di quella Federazione, Vilma Espin, a cui hanno partecipato migliaia di persone.
Mensasje de una cubana embarazada
Yadira Gonzalez Tamayo (*)
Compañeras, hermanas, amigas:
Hoy hablo como una mujer joven que lleva una vida creciendo dentro de sí.
Hablo desde este vientre que crece, desde este cuerpo que se transforma, desde este corazón que ahora late por dos. Vengo a denunciar que el criminal bloqueo imperialista contra Cuba es una agresión directa a la vida, a la salud, a la maternidad, a la infancia.
Cuando una está embarazada siente que el bloqueo no es una palabra abstracta, se convierte en la vitamina que no aparece, el medicamento que no llega, el equipo médico que no se puede comprar. Es el precio inflado por rutas torcidas. Es la angustia de no saber si mañana habrá lo que hoy falta.
Y eso no es un accidente, eso no es un problema interno, eso es una acción criminal, sostenida, diseñada para rendir a un pueblo por hambre, por escasez, por desesperación.
Una política que castiga a mujeres embarazadas, a niñas, a niños, a ancianos, a familias enteras. Una política que intenta quebrar la vida cotidiana de un país que ha decidido ser libre.
Por eso hoy desde mi miedo y mi esperanza, quiero decirlo con toda claridad: el bloqueo imperialista es inhumano, es injusto, es criminal. Y quienes lo sostienen saben perfectamente que también están afectando de manera cruel a quienes menos pueden defenderse: a los que aún no han nacido.
Pero también quiero hablar de lo otro, de lo que el bloqueo no ha podido destruir,de lo que nosotras, las mujeres cubanas, seguimos levantando cada día. Porque cuando falta algo, aparece la vecina. Cuando no llega un medicamento se crea toda una red de apoyo, cuando la vida se pone dura, aparece la familia, la comunidad, la solidaridad que nos sostiene, y eso, hermanas, eso no lo puede bloquear nadie.
Sueño con que mi hijo o hija nazca en una Cuba sin castigos externos, sin presiones impuestas desde fuera, sin obstáculos que no merecemos.
Y a ustedes, mujeres, madres, jóvenes, les digo: No dejemos que nos roben la esperanza. Cada vez que denunciamos el bloqueo, estamos defendiendo la vida.
La nuestra. La de nuestros hijos e hijas. La de Cuba.
Mi bebé nacerá en esta Isla y quiero que nazca sabiendo que su madre no se rindió, que su pueblo no se rindió, que las mujeres cubanas jamás se rinden.
Porque cada niño y niña que nace en Cuba es una victoria contra quienes quieren negarnos el futuro. Una victoria de la ternura. Una victoria de la resistencia. Una victoria de la vida. Una victoria de la Revolución.
(*) Yadira Gonzalez Tamayo, compañera cubana embarazada. Aqui publicamos su discurso del día 7 de abril en acto convocado por la Federación de Mujeres Cubanas en conmemoración del natalicio de la revolucionaria fundadora de esa Federación, Vilma Espin, en el que asistieron miles de personas.

