Congressisti nel mirino per aver chiesto la fine del blocco a Cuba
Speciali Miami Fake
Cubainformación – Il nuovo programma della sezione Miami Fake, di Cubainformación, torna a puntare i riflettori sulla macchina mediatica anticubana, articolata dagli USA e amplificata da una rete di media con sede a Miami — e ramificazioni in Europa — la cui funzione è chiara: sostenere la narrazione che giustifichi il blocco economico, l’asfissia e l’ingerenza contro Cuba.
In questa edizione, l’analisi mostra come si costruiscono campagne di scredito contro coloro che denunciano il blocco, si legittimano discorsi di aggressione militare, si criminalizza la cooperazione internazionale cubana e si manipolano fatti quotidiani per fabbricare un’immagine di caos permanente nell’Isola.
1 Sparate ai congressisti USAche denunciano il blocco contro Cuba!
Il viaggio a Cuba di due congressisti USA che mettono in discussione la politica del loro stesso governo ha generato una reazione furibonda nei media anticubani.
Diario de Cuba pubblica “Politici statunitensi criticano i congressisti che sono andati a Cuba e denunciano l’ipocrisia dell’indulto del regime”, riportando dichiarazioni di figure come María Elvira Salazar, che ha definito “vergognoso” il viaggio di legislatori democratici “solo per farsi eco della propaganda della dittatura”. La stessa congressista insiste che “gli USA non sono responsabili del collasso di Cuba. Lo sono decenni di fallimentari e corrotte politiche comuniste”.
Sulla stessa linea, Carlos Giménez afferma: “L’ipocrisia democratica non dovrebbe sorprenderci. Quando accetteranno che il comunismo non funziona?!”
E Rick Scott ricorre al fanatismo religioso riferendosi a un minore arrestato per l’incendio di un edificio a Morón (non per “protestare”): “È solo un bambino! È detenuto nel carcere di Canaleta a Ciego de Ávila perché ha difeso i suoi diritti donati da Dio e ha sfidato il regime malvagio!”
Il tutto accompagnato dal sostegno a figure come Maykel Osorbo, presentato come simbolo politico, quando è qualcuno che ha chiesto pubblicamente a Trump l’invasione militare di Cuba.
Il messaggio è inequivocabile: screditare coloro che, dall’interno degli USA, mettono in discussione il blocco.
2 Definiscono “narrativa bellica” il diritto alla difesa di Cuba coloro che sostengono la sua invasione militare
Il diritto alla difesa di Cuba da una possibile aggressione militare USA viene reinterpretato come “retorica bellica”.
Diario de Cuba titola “Rubio minimizza la narrativa bellica di Díaz-Canel: ‘non penso molto a ciò che ha da dire'”, in riferimento agli avvertimenti su un’eventuale risposta armata dell’Isola. Il media accusa il presidente cubano di parlare di “guerra di tutto il popolo” e di “distruzione incalcolabile”, quando l’unica cosa che ha fatto è stata appellarsi alla pace e, naturalmente, rivendicare il suo diritto alla legittima difesa.
Paradossalmente, coloro che disprezzano quella “narrativa bellica” sono gli stessi settori che, come vedremo, legittimano apertamente l’intervento militare.
3 Apologia del terrorismo di stato e dell’attacco militare contro Cuba
Alcuni contenuti vanno oltre la critica politica ed entrano nel terreno dell’incitazione diretta all’aggressione.
Diario de Cuba diffonde “‘Lo scacco matto cubano è una sola mossa, e si fa in 15 minuti'”, dove il terrorista Emilio Morales ipotizza che un’operazione militare USA potrebbe risolversi in “un solo giorno”. Il suo autore afferma inoltre: “Non credo che Raúl Castro commetta lo stupido errore di restare e immolarsi per la patria, come un ayatollah”.
Questo tipo di discorsi normalizza l’idea di un attacco militare contro un Paese sovrano, presentandolo come una soluzione rapida e legittima.
4 Diffamazione e persecuzione delle imprese che investono a Cuba
Anche gli investimenti esteri a Cuba non sfuggono alla campagna di scredito.
14ymedio pubblica “La spagnola Vima, con affari a Cuba, raddoppia i suoi ricavi nonostante la crisi nell’Isola”, seminando sospetti sulla sua origine sottolineando che “più opaca rimane l’origine e la crescita della sua attività miliardaria” e chiedendosi “come abbia potuto essere fondata un’azienda (…) e raggiungere quelle cifre”.
Senza prove, si suggerisce l’irregolarità in qualsiasi attività economica legata a Cuba.
5 Quanto danno fastidio eventi come il Convoglio “Nuestra América” o il Colloquio “Patria”
Le iniziative di solidarietà e dibattito internazionale generano una particolare irritazione.
Diario de Cuba reagisce con “Per la propaganda non c’è crisi né blocco petrolifero: L’Avana riunisce nuovamente i suoi portavoce stranieri”, tentando di screditare incontri come il Convoglio “Nuestra América” o il Colloquio “Patria”.
Il modello si ripete: negare legittimità a qualsiasi spazio che metta in discussione la narrazione dominante.
6 Gli USA controllano la Commissione Interamericana dei Diritti Umani per attaccare la cooperazione medica cubana
La cooperazione medica cubana, riconosciuta in decine di paesi, è oggetto di un’offensiva sistematica da parte della Casa Bianca e dei suoi media alleati e finanziati.
Diario de Cuba pubblica “‘Sei schiavo di una missione’: la CIDH pubblica denunce sulle brigate mediche cubane”, basandosi su “71 testimonianze”. In parallelo, ADN Cuba diffonde “CIDH indica possibile lavoro forzoso nelle missioni mediche del regime cubano”.
A ciò si aggiunge “Il Senato spagnolo condanna l’esportazione di medici cubani in condizioni di lavoro forzoso” (Diario de Cuba), evidenziando una risoluzione spinta dal Partito Popolare e sottolineando che si sono opposte forze come il PSOE o Bildu.
Si tenta così di trasformare una politica di cooperazione sanitaria in un caso di violazione dei diritti umani.
7 Anziano che chiede l’elemosina e non farebbe notizia in nessun altro Paese
La vita quotidiana a Cuba viene presentata in modo selettivo e decontestualizzato.
ADN Cuba diffonde “VIDEO: Un anziano chiede l’elemosina per le strade dell’Avana”, sottolineando che “l’immagine è diventata sempre più comune” e che riflette “la profonda crisi”.
Una scena che, in qualsiasi altra parte del mondo, non farebbe notizia, diventa qui un simbolo della “crisi sociale”. Del blocco, però, non si fa menzione, nemmeno una sillaba.
8 Proteste: inventate la repressione
Le proteste sociali sono utilizzate per costruire una narrativa di repressione sistematica, sebbene gli stessi testi la smentiscano.
Martí Noticias pubblica “Proteste a Guantánamo per blackout prolungati scatenano forte dispiegamento di polizia”, ma riconosce che “non ci sono informazioni confermate su persone arrestate”. ADN Cuba aggiunge “Notte di blackout: protesta a Guantánamo e pentolate all’Avana”, menzionando la presenza di autorità che sono andate a parlare con le persone che, semplicemente, mostrano così la loro disperazione per la mancanza di luce o acqua.
In un altro caso — “Danno fuoco alla sede della Centrale dei Lavoratori di Cuba in una località di Matanzas” — si mente semplicemente: è direttamente una fake news, una menzogna inventata.
9 Cuba: un Paese con totale libertà religiosa presentato come il contrario
Anche la libertà religiosa a Cuba è oggetto di manipolazione, come nel servizio di Diario de Cuba intitolato “Cristiani a Cuba: il costo di alzare la voce contro l’ingiustizia”.
Questo nuovo programma di Miami Fake rivela, ancora una volta, il funzionamento della macchina mediatica contro Cuba: attaccare coloro che denunciano il blocco, giustificare l’aggressione, screditare la solidarietà internazionale e costruire un’immagine distorta della realtà cubana.
Un ecosistema informativo che non cerca di comprendere né informare, ma di legittimare una politica di pressione che continua ad avere conseguenze dirette sulla vita quotidiana del popolo cubano.
Congresistas en la diana por pedir el fin del bloqueo a Cuba
Especiales Miami Fake
Cubainformació – El nuevo programa de la sección Miami Fake, de Cubainformación, vuelve a poner el foco en la maquinaria mediática anticubana, articulada desde Estados Unidos y amplificada por una red de medios con sede en Miami —y ramificaciones en Europa— cuya función es clara: sostener el relato que justifique el bloqueo económico, la asfixia y la injerencia contra Cuba.
En esta edición, el análisis muestra cómo se construyen campañas de descrédito contra quienes denuncian el bloqueo, se legitiman discursos de agresión militar, se criminaliza la cooperación internacional cubana y se manipulan hechos cotidianos para fabricar una imagen de caos permanente en la Isla.
1 ¡Disparen a los congresistas de EE.UU. que denuncian el bloqueo contra Cuba!
El viaje a Cuba de dos congresistas estadounidenses que cuestionan la política de su propio Gobierno ha generado una reacción furibunda en los medios anticubanos.
Diario de Cuba publica “Políticos estadounidenses critican a los congresistas que viajaron a Cuba y denuncian la hipocresía del indulto del régimen”, recogiendo declaraciones de figuras como María Elvira Salazar, quien calificó de “vergonzoso” el viaje de legisladores demócratas “solo para hacerse eco de la propaganda de la dictadura”. La propia congresista insiste en que “EEUU no es responsable del colapso de Cuba. Décadas de políticas comunistas fallidas y corruptas sí lo son”.
En la misma línea, Carlos Giménez afirma: “La hipocresía demócrata no debería sorprendernos. ¡¿Cuándo van a aceptar que el comunismo no funciona?!”.
Y Rick Scott recurre al fanatismo religioso al referirse a un menor detenido por la quema de un edificio en Morón (no por “protestar”): “¡Él es solo un niño! ¡Está detenido en la prisión de Canaleta en Ciego de Ávila porque defendió sus derechos otorgados por Dios y se enfrentó al régimen malvado!”.
Todo ello acompañado del apoyo a figuras como Maykel Osorbo, presentado como símbolo político, cuando es alguien que pidio a Trump, públicamente, la invasión militar a Cuba.
El mensaje es inequívoco: desacreditar a quienes, desde dentro de EEUU, cuestionan el bloqueo.
2 Llaman “narrativa bélica” al derecho a la defensa de Cuba quienes apoyan su invasión militar
El derecaho a la defensa de Cuba frente a una posible agresión militar de EE. UU. es reinterpretada como “retórica bélica”.
Diario de Cuba titula “Rubio minimiza la narrativa bélica de Díaz-Canel: ‘no pienso mucho en lo que tiene que decir’”, en referencia a las advertencias sobre una eventual respuesta armada de la Isla. El medio acusa al presidente cubano de hablar de “guerra de todo el pueblo” y de “destrucción incalculable”, cuando lo único que hizo fue llamar a la paz y, por supuesto, enarbolar su derecho a la legítima defensa.
Paradójicamente, quienes desprecian esa “narrativa bélica” son los mismos sectores que, como veremos, legitiman abiertamente la intervención militar.
3 Apología del terrorismo de estado y el ataque militar contra Cuba
Algunos contenidos van más allá de la crítica política y entran en el terreno de la incitación directa a la agresión.
Diario de Cuba difunde “’El jaque mate cubano es una sola jugada, y se hace en 15 minutos’”, donde el terrorista Emilia Morales se plantea que una operación militar estadounidense podría resolverse en “un solo día”. Su autor afirma además: “No creo que Raúl Castro vaya a cometer el estúpido error de quedarse e inmolarse por la patria, como un ayatolá”.
Este tipo de discursos normaliza la idea de un ataque militar contra un país soberano, presentándolo como solución rápida y legítima.
4 Difamación y persecución de las empresas inversoras en Cuba
La inversión extranjera en Cuba tampoco escapa a la campaña de descrédito.
14ymedio publica “La española Vima, con negocio en Cuba, duplica sus ingresos pese a la crisis en la Isla”, sembrando sospechas sobre su origen al señalar que “más opaco sigue siendo el origen y crecimiento de su negocio millonario” y preguntándose “cómo pudo fundarse una empresa (…) y alcanzar esas cifras”.
Sin pruebas, se sugiere irregularidad en cualquier actividad económica vinculada a Cuba.
5 Cómo les duelen eventos como el Convoy “Nuestra América” o el Coloquio “Patria”
Las iniciativas de solidaridad y debate internacional generan especial irritación.
Diario de Cuba reacciona con “Para la propaganda no hay crisis ni bloqueo petrolero: La Habana vuelve a reunir a sus voceros foráneos”, intentando desacreditar encuentros como el Convoy “Nuestra América” o el Coloquio “Patria”.
El patrón se repite: negar legitimidad a cualquier espacio que cuestione el relato dominante.
6 EE. UU. controla la Comisión Interamericana de Derechos Humanos para atacar la cooperación médica cubana
La cooperación médica cubana, reconocida en decenas de países, es objeto de una ofensiva sistemática por parte de la Casa Blanca y sus medios aliados y subvencionados.
Diario de Cuba publica “’Eres esclavo de una misión’: la CIDH publica denuncias sobre las brigadas médicas cubanas”, basándose en “71 testimonios”. En paralelo, ADN Cuba difunde “CIDH señala posible trabajo forzoso en misiones médicas del régimen cubano”.
A esto se suma “El Senado de España condena la exportación de médicos cubanos bajo condiciones de trabajo forzoso” (Diario de Cuba), destacando una resolución impulsada por el Partido Popular y subrayando que se opusieron fuerzas como el PSOE o Bildu.
Se intenta así convertir una política de cooperación sanitaria en un caso de violación de derechos humanos.
7 Anciano que pide limosna y no sería noticia en ningún otro país
La vida cotidiana en Cuba es presentada de forma selectiva y descontextualizada.
ADN Cuba difunde “VIDEO: Un anciano pide limosnas en calles de La Habana”, señalando que “la imagen se ha vuelto cada vez más común” y que refleja “la profunda crisis”.
Una escena que, en cualquier otra parte del mundo, no sería noticia, se convierte aquí en símbolo de la “crisis social”. Eso sí, del bloqueo no menciona ni una sílaba.
8 Protestas: inventen la represión
Las protestas sociales son utilizadas para construir una narrativa de represión sistemática, aunque los propios textos la desmientan.
Martí Noticias publica “Protestas en Guantánamo por apagones prolongados desatan fuerte despliegue policial”, pero reconoce que “no hay información confirmada sobre personas detenidas”. ADN Cuba añade “Noche de apagón: protesta en Guantánamo y cacerolazos en La Habana”, mencionando la presencia de autoridades que fueron a hablar con las personas que, simplemente, muestran así su desesperación por la falta de luz o de agua.
En otro caso —“Queman sede de la Central de Trabajadores de Cuba en un poblado de Matanzas”— sencillamente se miente: es directamente una fake news, una mentira inventada.
9 Cuba: un país con total libertad religiosa presentado como lo contrario
La libertad religiosa en Cuba también es objeto de manipulación, como en el reportaje de Diario de Cuba titulado “Cristianos en Cuba: el costo de alzar la voz contra la injusticia”.
Este nuevo programa de Miami Fake revela, una vez más, el funcionamiento de la maquinaria mediática contra Cuba: atacar a quienes denuncian el bloqueo, justificar la agresión, desacreditar la solidaridad internacional y construir una imagen distorsionada de la realidad cubana.
Un ecosistema informativo que no busca comprender ni informar, sino legitimar una política de presión que sigue teniendo consecuencias directas sobre la vida cotidiana del pueblo cubano.
