Alberni Poulot / KardioPensamiento Fonte: REDH-Cuba
Questo lunedì 13 aprile il presidente Donald Trump ha ripetuto che Cuba potrebbe essere il prossimo obiettivo degli USA, durante una conferenza stampa sul conflitto con l’Iran, l’impatto sui derivati del petrolio e ciò che potrebbe accadere con Cuba.
“Vedremo cosa succede con Cuba. Cuba è un’altra storia”, ha detto e ha ribadito la sua visione che l’isola sia un paese “mal gestito”, con un “cattivo sistema”. [1]
«È stato un regime molto oppressivo, come sapete. Contiamo su molti straordinari cubano-americani – praticamente tutti loro hanno votato per me – e sono stati trattati in modo terribile. In molti casi, i loro familiari sono stati uccisi. Sono stati picchiati e aggrediti; sono successe cose veramente atroci a Cuba», ha aggiunto Trump sull’isola.
“Cuba è una nazione in decadenza, e faremo questo, e potremmo passare per Cuba dopo aver finito con questo” (con l’Iran), ha concluso Trump.
«Cuba è una nazione in collasso. Porteremo avanti questa iniziativa».
Il presidente Díaz-Canel, senza dubbio il migliore dei discepoli di Fidel e Raúl per quanto riguarda la fedeltà al loro lascito e a quello della Generazione Storica della Rivoluzione, e nella coraggiosa e combattiva continuità dell’opera rivoluzionaria, in una recente intervista a “NBC News”, su questa matrice di opinione imposta dai media al servizio degli interessi monopolitici imperiali, ha risposto: «È molto curioso, perché nelle relazioni tra Cuba e Stati Uniti, soprattutto in momenti di tensione, si ricorre molto alle costruzioni mediatiche, alle costruzioni rappresentative di stereotipi, e persino, per l’opinione pubblica mondiale, quasi impongono determinate visioni. E in questo caso c’è quella del collasso. Io chiederei: quale paese al mondo sarebbe capace, come ha fatto Cuba, come ha fatto il popolo cubano, di sopportare 67 anni di aggressione mantenuta, sostenuta, della potenza più potente del mondo, con più di 60 anni di blocco, con gli ultimi sei o sette anni con blocco inasprito, e ora con blocco energetico, e potrebbe non collassare? Noi non siamo collassati, noi manteniamo un paese organizzato, un paese con armonia…
«Cercano di imporci la matrice del collasso quando, a causa di una politica aggressiva, di una politica genocida di blocco, ci portano a vivere una situazione complessa. Noi stiamo vivendo una situazione complessa, il nostro popolo vive cose molto dure ogni giorno, che sono nell’ambito nazionale, ma possiamo portarle nell’ambito familiare. Ma il nostro paese non è collassato». [2]
È evidente la strategia yankee di tentare di spezzare la resistenza cubana attraverso la politica di massima pressione in campo economico, finanziario, commerciale ed energetico; opportunisticamente combinata con guerre psicologica, non convenzionale, cognitiva, culturale, mediatica, ideologica, diplomatica e sovversiva.
Come disse Fidel, coloro che sognano che la Rivoluzione possa mai essere sconfitta, si ingannano; coloro che sognano tali vaneggiamenti ignorano che questa Rivoluzione, che è la continuazione della storia della nostra patria, compirà 40, compirà 50, compirà 60 e compirà 100 anni, e molti anni di più, di questo non abbiamo dubbio. [3] Oggi, con la più profonda convinzione, dico che la nostra Rivoluzione andrà avanti, la nostra vera Rivoluzione, perché è una rivoluzione socialista e perché è una rivoluzione marxista-leninista.
In questi tempi di confusione ideologica, di naturalizzazione della manipolazione della verità, di idealizzazione della menzogna, di esaltazione della volgarità, della mancanza di rispetto e dell’indecenza nelle relazioni internazionali, con marcato tono surrealista stile “Far West”, gli amici del mondo e il nemico devono sapere che la nostra Rivoluzione, che tanto spaventa i reazionari, che tanto spaventa l’Impero, dalla sua resistenza creativa lancia un messaggio inequivocabile: per quanto difficili siano queste circostanze, in cui si decide la stessa esistenza dell’umanità (è latente il pericolo nucleare nel conflitto in Iran e Medio Oriente provocato dall’aggressione ingiustificata di USA e Israele); che anche se si realizzasse la minaccia di aggressione militare al paese, anche in quelle circostanze, Cuba resisterebbe e vincerebbe.
Sappiamo cosa si gioca per il destino della Patria, della Nostra America e per i popoli del Sud Globale. Siamo consapevoli dell’enorme responsabilità che, davanti ai popoli del mondo e alla Storia, assumiamo, e sapremo essere sempre all’altezza di quella responsabilità, che non abbiamo cercato noi, ma che la nostra decisione di non piegarci mai ai disegni imperiali ci colloca in quell’onorevole trincea di combattimento.
Gli imperialisti tessono un Zanjón su scala mondiale, intimidendo i governi deboli e cooptando i governi vassalli. Credono di assistere alla sconfitta definitiva e irreversibile del progetto patriottico, antimperialista, democratico, socialista, umanista, solidale e di giustizia sociale di Cuba. Accecati dalla loro ebbrezza trionfalistica, dopo l’incursione bellica pirrica e immorale nella sospettosamente
indifesa Venezuela (salvo la degna ed esemplare difesa di un glorioso e combattivo pugno di cubani e di pochi altri figli del Venezuela), il sequestro e l’incarcerazione impunita del Presidente Costituzionale Nicolás Maduro e di sua moglie, l’inginocchiamento volontario di 12 “giuda” di destra, in rappresentanza dell'”America Remissiva”, che hanno assistito a una “Prima Cena” con l'”anticristo pedofilo” negli USA, calcolano che Cuba, apparentemente sola nel suo vicinato geografico con gli USA, non potrà resistere e dovrà arrendersi. Naturalmente, non si limitano ad aspettare. Fiduciosi in questa nuova versione del fatalismo del frutto maturo, fanno e faranno tutto ciò che è nelle loro possibilità per spingerci alla capitolazione. Attendono la più piccola fessura per lanciarsi contro la nostra patria e consumare così uno dei loro più cari sogni imperiali: schiacciare la Rivoluzione Cubana, liquidare il suo esempio e sottomettere per sempre il popolo che ha osato sfidarli.
Questo è il momento di ergersi, come il Titano di Bronzo a Baraguá, per dire: No! Non rinunceremo alla Rivoluzione, al socialismo, al leninismo e all’internazionalismo. Non rinnegheremo la nostra opera, la più umana, giusta e degna che sia mai stata sollevata su terra cubana. Non ci piegheremo mai davanti alla superbia e alla prepotenza dell’imperialismo yankee, né faremo alcuna concessione per ottenere indulgenze o elemosine. Non tradiremo mai i nostri morti gloriosi, da La Demajagua a oggi. Non tradiremo in nessuna circostanza i popoli fratelli dell’America Latina né la lotta di tutto il Terzo Mondo per il suo diritto alla pace e allo sviluppo. Quello che pensano e dicono i capi dell’imperialismo e i loro ideologi del nostro paese, della nostra società e del nostro sistema, non ci importa un fico secco. Manca loro completamente la morale per giudicare il socialismo. Le meretrici non possono vantarsi né parlare come vergini vestali». [4]
Il nemico si inganna pericolosamente nella sua ebbrezza trionfalistica. Come ha dimostrato il presidente Díaz-Canel nella citata intervista, con immutabile e serena fermezza respingeremo l’ostilità e le pressioni con cui cercano di piegarci.
Ma devono sapere una volta per tutte che, sebbene siamo amanti della pace, che la promuoviamo e difendiamo nel mondo, che non siamo un popolo guerrafondaio né invasore, né minaccia per alcun paese o sistema politico; che se arriva l’ora di difendere con le armi l’indipendenza, l’integrità territoriale e il nostro progetto economico, culturale, politico e sociale, saremo capaci di restituire colpo su colpo all’aggressore imperialista. Non solo respingeremo la vile aggressione, ma diventeremo la sua ultima avventura bellica.
«Non ci sarà nemmeno breccia o fianco vulnerabile per creare una quinta colonna nelle fila rivoluzionarie del nostro popolo. Gli elementi controrivoluzionari e antisociali che compongono la loro misera cava devono essere avvertiti che servire in quest’ora come burattini dell’imperialismo equivale a diventare i più grandi traditori della storia di Cuba, e che in quella condizione li considereranno la legge e il popolo».
«La Rivoluzione non ha alternativa, non c’è alternativa per la Rivoluzione, se non la vittoria. I problemi del nostro paese, come è sempre stato lungo la storia, solo il nostro paese li può risolvere; i problemi del nostro paese solo la Rivoluzione li può risolvere, per quanto difficili siano. L’unica che può risolvere i problemi di questo paese, a medio o lungo termine, è la Rivoluzione, e questo non ha alternativa; siamo noi e questo non ha alternativa, e siamo noi con il nostro lavoro, con la nostra lotta, con il nostro sforzo, combattendo tutto ciò che c’è da combattere».
«Sappiamo che ci sono molte cose da combattere…, molte legate alla disciplina sociale, all’adempimento del dovere, alla delinquenza, a tutto questo tipo di cose. Solo noi possiamo trovare soluzione ai problemi, trovare soluzione ai problemi…; solo noi possiamo e dobbiamo essere capaci di risolverli, mantenendo l’unità del nostro popolo, l’ordine e lo spirito di lotta. Qualsiasi altra via, come la capitolazione o la resa, oltre che indegna, implicherebbe sacrifici materiali mille volte superiori».
«…siamo qui per il nostro valore, per la nostra decisione di lottare fino alla morte, per la decisione di esigere un prezzo impagabile da qualsiasi aggressore».
«L’imperialismo cercherà di dividerci per trovare qualsiasi pretesto con cui giustificare le sue azioni interventiste nel nostro paese, e questa stretta e solida unità impedirà loro sempre il pretesto per questo. Ma in qualsiasi circostanza saremo sempre preparati per la guerra di tutto il popolo e per difendere fino all’ultimo angolo del nostro paese finché ci sarà un rivoluzionario e ci sarà un’arma con cui difenderlo… Perché…, ogni uomo, ogni rivoluzionario deve dire: Io sono l’esercito, io sono la patria, io sono la Rivoluzione […]»
«Se l’imperialismo potesse mettere in ginocchio Cuba, se potesse di nuovo impiantare il capitalismo nel nostro paese, cosa rimarrebbe di tutto ciò che abbiamo fatto […] Cosa rimarrebbe della nostra bella storia? Cosa rimarrebbe del ricordo dei nostri martiri? Cosa rimarrebbe dei nomi che portano molte delle nostre scuole e fabbriche? Cosa rimarrebbe della nostra letteratura? Cosa rimarrebbe di tutto ciò che abbiamo costruito con il nostro sudore e il nostro sangue? Cosa rimarrebbe della nostra bandiera, cosa rimarrebbe della nostra dignità?»
«Per questo noi, e solo noi, possiamo e dobbiamo risolvere i nostri problemi, affrontare e risolvere questa sfida perché, certamente, se l’imperialismo potesse mettere in ginocchio la nostra patria e instaurare di nuovo qui il capitalismo, non rimarrebbe nemmeno la polvere delle ossa dei nostri eroi, dei nostri martiri, dei nostri combattenti internazionalisti, di coloro che ci hanno preceduto in questa lotta, di coloro davanti ai quali ci inchiniamo rispettosi per rendere tributo ogni giorno delle nostre vite».
«Questo è ciò che significa la nostra lotta, questo è ciò che significa salvare la patria, la Rivoluzione e il socialismo! Per ripetere come Maceo a Baraguá, o dopo Baraguá —furono momenti diversi—: “Chiunque tenti di appropriarsi di Cuba raccoglierà la polvere del suo suolo inzuppato di sangue se non perirà nella lotta!” […]» [5]
Davanti ai sogni notturni dell’Impero di distruggere la Rivoluzione cubana, cancellare il suo degno esempio davanti alla storia e al mondo, non resta che quella convinzione di Fidel, proclamata in un atto storico e patriottico nella Città Eroica di Santiago di Cuba, alla chiusura del IV Congresso del Partito Comunista: «…davanti a questa moltitudine di valorosi, davanti a questa moltitudine di patrioti, davanti a questa moltitudine di uomini e donne straordinari, cambio nel pomeriggio di oggi, per una volta, le consegne, che non cambieranno, perché continueranno ad essere le stesse; ma oggi, specialmente oggi non dico Socialismo o Morte! perché ci sarà socialismo a qualsiasi prezzo; e non dico Patria o Morte! perché saremo capaci di strappare la vita a coloro che volessero strapparci la patria […]» [6]
¡Hasta la Victoria, Siempre: VENCEREMOS!
Note:
[1] https://www.telemundo51.com/noticias/cuba/podriamos-pasar-por-cuba-trump-lo-dice-otra-vez/2770765/
[2] Intervista concessa da Miguel Mario Díaz-Canel Bermúdez, Primo Segretario del Comitato Centrale del Partito Comunista di Cuba e Presidente della Repubblica, a Kristen Welker, giornalista del Programma Meet the Press di NBC News, nel Memorial José Martí, il 9 aprile 2026, «Anno del Centenario del Comandante in Capo Fidel Castro Ruz». Giornale “Granma”. lunedì 13 aprile 2026.
[3] Discorso pronunciato da Fidel Castro Ruz, in commemorazione del XXX anniversario del Trionfo della Rivoluzione. 1º gennaio 1989. http://www.cuba.cu/gobierno/discursos/1989/esp/f010189e.html
[4] IL FUTURO DELLA NOSTRA PATRIA SARÀ UN ETERNO BARAGUÁ! Appello al IV Congresso del Partito Comunista di Cuba. Santiago di Cuba, 15 marzo 1990. https://www.pcc.cu/sites/default/files/documentos/2023-07/el-partido.pdf
[5] Ibidem
[6] Ibidem
Los sueños trasnochados del imperio y la misma convicción de Fidel
Por Alberni Poulot / KardioPensamiento – PorREDH-Cuba
Este lunes 13 de abril el presidente Donald Trump repitió que Cuba podría ser el próximo objetivo de Estados Unidos, durante una conferencia de prensa sobre el conflicto con Irán, el impacto en los derivados del petróleo y lo que podría ocurrir con Cuba.
“Vamos a ver qué pasa con Cuba. Cuba es otra historia”, dijo y recalcó su visión de que la isla es un país “mal gestionado”, con un “mal sistema”. [1]
«Ha sido un régimen muy opresivo, como saben. Contamos con muchos y extraordinarios cubano-estadounidenses -prácticamente todos ellos votaron por mí-, y han sido tratados de manera terrible. En muchos casos, sus familiares han sido asesinados. Han sido golpeados y asaltados; han ocurrido cosas verdaderamente atroces en Cuba», añadió Trump sobre la isla.
“Cuba es una nación en decadencia, y vamos a hacer esto, y podríamos pasar por Cuba después de terminar con esto» (de Irán), concluyó Trump.
«Cuba es una nación en colapso. Vamos a llevar a cabo esta iniciativa».
El presidente Díaz-Canel, sin lugar a dudas, el mejor de los discípulos de Fidel y Raúl en cuanto a fidelidad al legado de estos y de la Generación Histórica de la Revolución, y en la valiente y combativa continuidad de la obra revolucionaria, en reciente entrevista a “NBC News”, sobre esta matriz de opinión impuesta por los medios al servicio de los intereses monopólicos imperiales, respondió: “Es muy curioso, porque en las relaciones entre Cuba y Estados Unidos, sobre todo en momentos de tensión, se acude mucho a las construcciones mediáticas, a las construcciones representativas de estereotipos, e incluso, para la opinión pública mundial, casi le imponen unas determinadas visiones. Y en este caso está la del colapso. Yo preguntaría, ¿qué país en el mundo sería capaz, como lo ha hecho Cuba, como lo ha hecho el pueblo cubano, de soportar 67 años de agresión mantenida, sostenida, de la potencia más poderosa del mundo, con más de 60 años de bloqueo, con los últimos seis o siete años con bloqueo recrudecido, y ahora con bloqueo energético, y pudiera no colapsar? Nosotros no hemos colapsado, nosotros mantenemos un país organizado, un país con armonía…
“Nos tratan de imponer la matriz del colapso cuando por una política agresiva, por una política genocida de bloqueo, nos llevan a vivir una situación compleja. Nosotros estamos viviendo una situación compleja, nuestro pueblo vive cosas muy duras todos los días, que están en el ámbito de lo nacional, pero lo podemos llevar al ámbito de lo familiar. Pero no está colapsado nuestro país”. [2]
Es evidente la estrategia yanqui de intento de quiebre de la resistencia cubana a través de la política de máxima presión en lo económico, en lo financiero, en lo comercial y en lo energético; oportunistamente combinada con guerras psicológica, no convencional, cognitiva, cultural, mediática, ideológica, diplomática y subversiva.
Como dijera Fidel, aquellos que sueñan con que la Revolución podrá ser alguna vez batida, se engañan; aquellos que sueñan tales desvaríos ignoran que esta Revolución, que es la continuación de la historia de nuestra patria cumplirá los 40, cumplirá los 50, cumplirá los 60 y cumplirá los 100 años, y muchos más años, de eso no tenemos duda. [3] Hoy, con la más profunda convicción, digo que nuestra Revolución seguirá adelante, nuestra Revolución verdadera, porque es una revolución socialista y porque es una revolución marxista-leninista.
En estos tiempos de confusión ideológica, de naturalización de la manipulación de la verdad, de idealización de la mentira, de exaltación de la vulgaridad, el irrespeto y la indecencia en las relaciones internacionales, con marcado tinte surrealista al estilo del “Viejo Oeste”, los amigos del mundo y el enemigo, deben saber que nuestra Revolución, que tanto asusta a los reaccionarios, que tanto asusta al Imperio, desde su resistencia creativa, lanza un mensaje inequívoco, de que por muy difíciles que sean estas circunstancias, en las que se decide la propia existencia de la humanidad (está latente el peligro nuclear en el conflicto en Irán y el Medio Oriente provocado por la agresión injustificada de Estados Unidos e Israel); que si incluso si se llevara a cabo la amenaza de agresión militar al país, aun en esas circunstancias, Cuba resistiría y vencería.
Sabemos lo que se juega para el destino de la Patria, de Nuestra América y para los pueblos del Sur Global. Estamos conscientes de la enorme responsabilidad que ante los pueblos del mundo y la Historia, asumimos, y sabremos estar siempre a la altura de esa responsabilidad, que no la buscamos, sino que nuestra decisión de no doblegarnos jamás ante los designios imperiales nos ubica en esa honrosa trinchera de combate.
Los imperialistas urden un Zanjón a escala mundial, amedrentando a gobiernos débiles y cooptando a gobiernos vasallos. Creen asistir a la derrota definitiva e irreversible del proyecto patriótico, antimperialista, democrático, socialista, humanista, solidario y de justicia social de Cuba. Cegados por su embriaguez triunfalista, tras la pírrica e inmoral incursión bélica en la sospechosamente indefendida Venezuela (salvo la digna y ejemplar defensa de un glorioso y combativo puñado de cubanos y otros pocos hijos de Venezuela), el secuestro y encarcelamiento impune del Presidente Constitucional Nicolás Maduro y su esposa, el arrodillamiento voluntario de 12 “judas” de derecha, en representación de la “América Sumisa”, quienes asistieron a una “Primera Cena” con el “anticristo pederasta” en Estados Unidos, calculan que Cuba, aparentemente solitaria en su vecindad geográfica con Estados Unidos, no podrá resistir y tendrá que rendirse. Desde luego, no se limitan a esperar. Confiados en esta nueva versión del fatalismo de la fruta madura, hacen y harán todo lo que esté a su alcance por empujarnos a la capitulación. Acechan la más mínima fisura para lanzarse contra nuestra patria y consumar así uno de sus más caros sueños imperiales: aplastar la Revolución Cubana, liquidar su ejemplo y someter para siempre al pueblo que se atrevió a desafiarlos.
Este es el momento de erguirse, como el Titán de Bronce en Baraguá, para decir: ¡No! No renunciaremos a la Revolución, al socialismo, al leninismo y al internacionalismo. No renegaremos de nuestra obra, la más humana, justa y digna que se haya levantado jamás en tierra cubana. No nos plegaremos nunca ante la soberbia y la prepotencia del imperialismo yanqui, ni haremos concesión alguna para obtener indulgencias o limosnas. No traicionaremos jamás a nuestros muertos gloriosos, desde La Demajagua hasta hoy. No traicionaremos bajo ninguna circunstancia a los pueblos hermanos de América Latina ni a la lucha de todo el Tercer Mundo por su derecho a la paz y al desarrollo. Lo que piensen y digan los cabecillas del imperialismo y sus ideólogos sobre nuestro país, nuestra sociedad y nuestro sistema, nos importa un bledo. Carecen por completo de moral para juzgar al socialismo. Las meretrices no pueden presumir ni hablar como vírgenes vestales”. [4]
Se engaña peligrosamente el enemigo en su embriaguez triunfalista. Como lo demostró el presidente Díaz-Canel en la referida entrevista, con inmutable y serena firmeza rechazaremos la hostilidad y las presiones con la que buscan doblegarnos.
Pero deben saber de una vez, y por todas, que aunque somos amantes de la paz, que la promovemos y defendemos en el mundo, que no somos un pueblo guerrerista ni invasor, ni amenaza para ningún país o sistema político; que si llega la hora de defender con las armas la independencia, la integridad territorial y nuestro proyecto económico, cultural, político y social, seremos capaces de devolver golpe por golpe al agresor imperialista. No solo rechazaremos la vil agresión, sino nos convertiremos en su última aventura bélica
“Tampoco habrá brecha ni flanco vulnerable para crear una quinta columna en las filas revolucionarias de nuestro pueblo. Los elementos contrarrevolucionarios y antisociales que integran su raquítica cantera, deben estar advertidos de que servir en esta hora como peleles del imperialismo equivale a convertirse en los mayores traidores de la historia de Cuba, y que en esa condición los considerarán la ley y el pueblo”.
“La Revolución no tiene alternativa, no hay alternativa para la Revolución, más que la victoria. Los problemas de nuestro país, como lo fue siempre a lo largo de la historia, solo los puede resolver nuestro país; los problemas de nuestro país solo los puede resolver la Revolución por difíciles que sean. La única que puede resolver los problemas de este país, a mediano o a largo plazo, es la Revolución, y eso no tiene alternativa; somos nosotros y eso no tiene alternativa, y somos nosotros con nuestro trabajo, con nuestra lucha, con nuestro esfuerzo, combatiendo todo lo que haya que combatir”.
“Sabemos que hay muchas cosas que combatir…, muchas relacionadas con la disciplina social, el cumplimiento del deber, la delincuencia, todo ese tipo de cosa. Solo nosotros podemos hallarles solución a los problemas, encontrarles solución a los problemas… ; solo nosotros podemos y tenemos
que ser capaces de resolverlos, manteniendo la unidad de nuestro pueblo, el orden y el espíritu de lucha. Cualquier otro camino, como la claudicación o la rendición, además de indigno, implicaría sacrificios materiales mil veces superiores”.
“…estamos aquí por nuestro valor, por nuestra decisión de luchar hasta la muerte, por la decisión de cobrar un precio impagable a cualquier agresor.
El imperialismo tratará de dividirnos para buscar cualquier pretexto con qué justificar sus acciones intervencionistas en nuestro país, y esa estrecha y sólida unidad les impedirá a ellos siempre el pretexto para eso. Pero en cualquier circunstancia estaremos siempre preparados para la guerra de todo el pueblo y para defender hasta el último rincón de nuestro país mientras haya un revolucionario y haya un arma con qué defenderla… Porque…, cada hombre, cada revolucionario debe decir: Yo soy el ejército, yo soy la patria, yo soy la Revolución […]”
“Si el imperialismo pudiera poner de rodillas a Cuba, si pudiera de nuevo implantar el capitalismo en nuestro país, ¿qué quedaría de todo lo que hemos hecho […] ¿Qué quedaría de nuestra hermosa historia? ¿Qué quedaría del recuerdo de nuestros mártires? ¿Qué quedaría de los nombres que llevan muchas de nuestras escuelas y fábricas? ¿Qué quedaría de nuestra literatura? ¿Qué quedaría de todo lo que hemos construido con nuestro sudor y nuestra sangre? ¿Qué quedaría de nuestra bandera, qué quedaría de nuestra dignidad?”
“Por eso nosotros, y solo nosotros, podemos y debemos resolver nuestros problemas, enfrentar y resolver este desafío porque, ciertamente, si el imperialismo pudiera poner de rodilla nuestra patria e instaurar de nuevo aquí el capitalismo, no quedaría ni el polvo de los huesos de nuestros héroes, de nuestros mártires, de nuestros combatientes internacionalistas, de aquellos que nos precedieron en esta lucha, de aquellos ante los cuales nos inclinamos respetuosos para rendir tributo cada día de nuestras vidas.
¡Esto es lo que significa nuestra lucha, esto es lo que significa salvar la patria, la Revolución y el socialismo! Para repetir como Maceo en Baraguá, o después de Baraguá —fueron momentos diferentes—: “¡Quién intente apropiarse de Cuba recogerá el polvo de su suelo anegado en sangre si no perece en la lucha!” […] [5]
Ante los trasnochados sueños del Imperio de destruir la Revolución cubana, borrar su digno ejemplo ante la historia y el mundo, solo cabe aquella convicción de Fidel, proclamada en histórico y patriótico acto en la Ciudad Heroica de Santiago de Cuba, al clausurar el IV Congreso del Partido Comunista:
“…ante esta multitud de valientes, ante esta multitud de patriotas, ante esta multitud de hombres y mujeres extraordinarios, cambio en la tarde de hoy, por una vez, las consignas, que no cambiarán, porque seguirán siendo las mismas; pero hoy, especialmente hoy no digo ¡Socialismo o Muerte!, porque habrá socialismo a cualquier precio; y no digo ¡Patria o Muerte!, porque seremos capaces de arrancarles la vida a aquellos que quisieran arrebatarnos la patria […]” [6]
¡Hasta la Victoria, Siempre: VENCEREMOS!
Notas:
[1]https://www.telemundo51.com/noticias/cuba/podriamos-pasar-por-cuba-trump-lo-dice-otra-vez/2770765/
[2] Entrevista concedida por Miguel Mario Díaz-Canel Bermúdez, Primer Secretario del Comité Central del Partido Comunista de Cuba y Presidente de la República, a Kristen Welker, periodista del Programa Meet the Press de NBC News, en el Memorial José Martí, el 9 de abril de 2026, «Año del Centenario del Comandante en Jefe Fidel Castro Ruz» Periódico “Granma”. lunes 13 de abril de 2026.
[3] Discurso pronunciado por Fidel Castro Ruz, en conmemoracion del XXX aniversario del Triunfo de la Revolucion. 1º de enero de 1989. http://www.cuba.cu/gobierno/discursos/1989/esp/f010189e.html
[4] EL FUTURO DE NUESTRA PATRIA SERÁ UN ETERNO BARAGUÁ!
Llamamiento al IV Congreso del Partido Comunista de Cuba.
Santiago de Cuba, 15 de marzo de 1990. https://www.pcc.cu/sites/default/files/documentos/2023-07/el-partido.pdf
[5] Ídem
[6] Ídem
