Un’analisi integrale di due mandati di ostilità senza precedenti
La politica USA verso Cuba durante le due amministrazioni di Donald Trump costituisce probabilmente il periodo più aggressivo di confronto dal trionfo della Rivoluzione nel 1959. Tuttavia, tra il primo mandato (2017-2021) e il secondo (2025-oggi) non c’è una semplice ripetizione, ma un’evoluzione strategica che rivela la maturazione di un’alleanza di classe tra il trumpismo e l’estrema destra cubano-americana.
Quello che iniziò come un patto elettorale — i famosi «100000 voti» nel sud della Florida — si è trasformato in un controllo istituzionale diretto dell’apparato di politica estera USA. Questa analisi, basata su ricerche del Ministero degli Affari Esteri di Cuba e dati verificabili di entrambi i mandati, smonta il feticismo della politica trumpista per rivelare ciò che è realmente in gioco: potere, non ideologia.
Il primo mandato: il feticismo come maschera del potere (2017-2021)
La rottura con Obama e il ritorno allo scontro
Quando Donald Trump assunse la presidenza nel gennaio 2017, la politica verso Cuba aveva subito una svolta storica sotto Barack Obama. Il ristabilimento delle relazioni diplomatiche nel 2015 e l’allentamento di viaggi e rimesse avevano generato uno scenario inedito: per la prima volta, il 69% dei cubano-americani sosteneva il ristabilimento dei legami, e il rifiuto del blocco raggiungeva il 63%, arrivando al 72% tra i minori di 60 anni.
Trump invertì tutto questo. La sua amministrazione adottò la politica di «massima pressione» con il proposito dichiarato di favorire un «cambio di regime» nell’Isola. Il 16 giugno 2017, firmò il Memorandum Presidenziale di Sicurezza Nazionale NSPM-5, che ripristinava le restrizioni a viaggi e rimesse, proibiva transazioni con entità legate alle Forze Armate Rivoluzionarie e rivitalizzava il discorso della Guerra Fredda.
Il feticismo della politica: quando l’apparente occulta il reale
Il termine «feticcio», preso dall’economia politica marxista, spiega come sotto il capitalismo lo sfruttamento appaia travestito da «profitto». Nella politica accade qualcosa di simile: le élite dominanti nascondono le vere relazioni di potere sotto discorsi morali, patriottici o ideologici.
Donald Trump incarnò questo feticismo come pochi. Il suo stile non convenzionale, la sua guerra contro la stampa («nemico del popolo») e la sua retorica di «drenare la palude» nascondevano una realtà molto diversa: il suo governo fu il più amichevole con i grandi dirigenti aziendali e avanzò l’agenda conservatrice tradizionale senza bisogno di noiose negoziazioni. Ridusse le tasse per i più ricchi, deregolamentò l’industria degli idrocarburi e restringeva il diritto di voto alle minoranze. Il suo slogan «Make America Great Again» faceva appello a un passato in cui i bianchi ricchi esercitavano il potere senza essere messi in discussione.
In politica estera, l’antisocialismo funzionò come collante ideologico. Il Consigliere per la Sicurezza Nazionale John Bolton battezzò Cuba, Venezuela e Nicaragua come «la troika della tirannia», e si sviluppò una campagna di pressione in tutti gli ambiti: economico, diplomatico, propagandistico e sovversivo.
Il patto dei 100000 voti
Alla fine del 2018 era un segreto di Pulcinella a Washington: Trump aveva pattuito con l’estrema destra cubano-americana di ottenere 100000 voti aggiuntivi nel sud della Florida in cambio di un ruolo preponderante nella politica verso Cuba.
La cifra era strategica. Trump aveva vinto la Florida nel 2016 per appena 120000 voti. Il repubblicano Ron DeSantis superò il suo rivale democratico per soli 32000 voti nelle elezioni per governatore. Due figure repubblicane di origine cubana — Carlos Curbelo e María Elvira Salazar — avevano perso le loro elezioni al Congresso. Il patto cercava di invertire queste tendenze.
Il cambio demografico che minacciava il potere tradizionale
Perché questo patto era così urgente? Perché la comunità cubano-americana non è monolitica. La sociologa Susan Eckstein ha documentato la struttura di classe in correlazione con le ondate migratorie:
- Emigrati degli anni ’60 («esilio storico»): controllano la lobby al Congresso, i centri studi e i media.
- Emigrati successivi al 1980 (Mariel e successivi): maggiore presenza nera e meticcia, legami transnazionali con Cuba, comportamento politico distinto.
Questi nuovi emigrati costituivano un «elemento di eterogeneità sociale e polarizzazione di classe». Nel 2008, Obama ottenne il 35% del voto cubano-americano; nel 2012, il 48% — le percentuali più alte mai conseguite da un democratico. Ricercatori come Darío Moreno e James Wyatt prospettarono la possibilità di un «riallineamento secolare» del voto cubano-americano verso i democratici.
Quello era il vero pericolo per l’estrema destra. E contro quello reagirono.
Il regime di verità: come si costruì la menzogna
Seguendo Michel Foucault, ogni società ha il suo «regime di verità»: regole che distinguono il vero dal falso e legano discorsi a effetti di potere. Trump e l’estrema destra costruirono il loro su Cuba mediante due strategie:
>Demonizzare le fonti cubane. Si finanziò un’infrastruttura mediatica preesistente con fondi del Congresso (CiberCuba, ADN Cuba, Diario de Cuba, CubaNet) per generare propaganda verso l’Isola, mentre si squalificavano sistematicamente le fonti ufficiali cubane come «propaganda statale».
>Ridurre il divario generazionale. Si impiegarono giovani di recente emigrazione come razionalizzatori della politica di ostilità. Lo slogan «Make Cuba Great Again» esemplifica questo feticismo: fa appello a un passato «glorioso» che i nuovi emigrati conoscono solo per la storia appresa a Cuba… e che arrivando a Miami viene rivisitata ferocemente.
Ciò che era realmente in gioco
Dietro il discorso dei diritti umani, dei «sintomi di salute» del personale diplomatico all’Avana, della denuncia dell’influenza militare nell’economia cubana, ciò che c’era era una lotta per il potere.
All’estrema destra cubano-americana non conveniva:
◊ Una Miami di migrazione transnazionale, perché mina la logica dell’«esilio».
◊ Una relazione cooperativa tra governi, perché diluisce la falsa percezione di minaccia.
◊ I viaggi familiari, perché la memoria affettiva è antidoto contro l’odio.
◊ Le rimesse, perché creano comunità di interessi dissociata dalla politica anticubana.
◊ Che gli statunitensi viaggino a Cuba, perché potrebbero farsi un’opinione propria.
L’interregno di Biden: 4 anni di continuità occulta (2021-2025)
Per capire il secondo mandato di Trump è imprescindibile capire cosa accadde durante l’amministrazione di Joe Biden. Nonostante le promesse elettorali di invertire le «politiche fallite» di Trump, Biden mantenne essenzialmente intatto l’apparato di sanzioni ereditato.
L’eccezione arrivò negli ultimi giorni del suo mandato. Il 14 gennaio 2025, appena 6 giorni prima di cedere il potere, Biden prese misure significative: rimosse Cuba dalla lista degli Stati Sostenitori del Terrorismo e annunciò piani per allentare certe sanzioni, in un accordo che prevedeva la liberazione di oltre 500 prigionieri nell’Isola.
Queste misure dell’ultima ora, più che una svolta strategica, sembrarono progettate per complicare l’inizio del secondo mandato di Trump. In ogni caso, il loro effetto fu effimero: furono abrogate nelle prime ore della nuova amministrazione.
Il secondo mandato: dal patto elettorale al controllo istituzionale (2025-oggi)
I dati elettorali del 2024: il consolidamento del potere
Se nel 2016 Trump aveva disperatamente bisogno dei 100000 voti del patto, nel 2024 il panorama era cambiato radicalmente.
Secondo l’Encuesta Cuba della Florida International University (FIU Cuba Poll) del 2024, il 68% degli elettori cubano-americani probabili a Miami-Dade dichiarò la sua intenzione di votare per Trump, la cifra più alta mai registrata per un repubblicano in questa serie storica iniziata nel 1991.
I sondaggi d’uscita confermarono che gli elettori cubani sostennero il Partito Repubblicano con un margine del 72% contro il 28%. Trump divenne il primo repubblicano a vincere la contea di Miami-Dade dal 1988. Il sostegno a Hialeah, città della classe operaia con robusta popolazione cubano-americana, fu uno dei più forti dello stato.
Evoluzione del voto cubano-americano repubblicano:
| Anno | Candidato repubblicano | Sostegno cubano-americano |
| 2008 | John McCain | ~65% |
| 2012 | Mitt Romney | ~52% |
| 2016 | Donald Trump | ~54-60% |
| 2020 | Donald Trump | 73% sosteneva la politica di pressione |
| 2024 | Donald Trump | 68-72% |
Il primo giorno: la restaurazione accelerata
Trump non perse tempo. Il 20 gennaio 2025, il suo primo giorno in carica, firmò un ordine esecutivo che revocò 78 azioni dell’amministrazione precedente, inclusi i memorandum su Cuba. Cuba fu reinstallata nella lista degli Stati Sostenitori del Terrorismo appena una settimana dopo che Biden l’aveva rimossa.
Il 31 gennaio 2025, il Segretario di Stato Marco Rubio comunicò al Congresso la revoca della sospensione del Titolo III della Legge Helms-Burton, aprendo nuovamente la porta a cause contro imprese che operano su proprietà nazionalizzate.
Il 6 febbraio 2025, il Dipartimento di Stato ripubblicò la «Cuba Restricted List» (CRL), che proibisce transazioni finanziarie con entità controllate dalle FAR e GAESA.
Marco Rubio come Segretario di Stato: dal lobbismo al comando
La designazione di Marco Rubio come Segretario di Stato rappresenta un salto qualitativo nell’influenza dell’estrema destra cubano-americana. Non si tratta più di un gruppo di pressione esterno: ora occupano direttamente i posti dai quali si progetta ed esegue la politica estera.
Rubio ha promosso un’agenda particolarmente aggressiva:
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- Attacco alle missioni mediche cubane: nel febbraio 2025 ampliò le restrizioni di visto contro funzionari di Paesi centroamericani che assumono servizi medici cubani; nell’agosto 2025 estese la misura a funzionari di paesi africani, caraibici e brasiliani. Il cancelliere cubano ha denunciato che Rubio persegue un’«agenda personale e corrotta» che «promuove l’uso della forza come strumento quotidiano».
-
- Denuncia dell’«affitto» di medici: Rubio ha accusato sistematicamente il governo cubano di trattenere la maggior parte degli introiti dei professionisti medici all’estero.
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- Pressione su organismi internazionali: attraverso alleati come il rappresentante Carlos Giménez, si è fatta pressione sull’Organizzazione Panamericana della Salute per il suo ruolo nel programma Mais Médicos in Brasile.
Il NSPM-5 del 2025: la pietra angolare del secondo mandato
Il 30 giugno 2025, Trump riemise e modificò il Memorandum Presidenziale di Sicurezza Nazionale NSPM-5, intitolato «Rafforzamento della Politica degli Stati Uniti verso Cuba». Questo documento ordina:
1 – Rafforzare il divieto del turismo con audit e mantenimento di registri obbligatori per 5 anni.
2 – Opporsi alle richieste all’ONU per porre fine all’embargo.
3 – Inasprire le restrizioni alle rimesse familiari con limiti e audit rigorosi.
4 – Espandere i criteri per includere entità nella Lista Restretta.
Il 14 luglio 2025, come prima azione sotto il nuovo NSPM-5, il Dipartimento di Stato aggiunse 11 proprietà alberghiere — includendo la nuova «Torre K» di 42 piani — alla Lista Restretta.
La novità strategica: sanzioni secondarie
L’elemento più innovativo del NSPM-5 del 2025 è l’introduzione di sanzioni secondarie contro imprese straniere che fanno affari con GAESA o con individui legati al settore militare cubano. Questo strumento, precedentemente utilizzato contro Iran e Corea del Nord, estende la portata extraterritoriale del blocco, facendo pressione su imprese spagnole, canadesi e australiane affinché scelgano tra Cuba o il mercato USA.
L’impatto economico in cifre
Il blocco inasprito ha avuto effetti quantificabili:
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- Calo delle rimesse: le rimesse verso Cuba sono calate di un allarmante 43.4% nel 2024, raggiungendo appena 1113 milioni di $
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- Impatto sulla salute: il blocco ha causato danni di circa 290 milioni di $ al settore sanitario cubano tra marzo 2024 e febbraio 2025.
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- Pressione turistica: la combinazione di divieto del turismo USA, sanzioni secondarie e liste restrette ha aggravato la crisi del settore.
Continuità e cambiamento: un’analisi comparata
Ciò che permane (o si intensifica)
| Dimensione | Primo mandato (2017-2021) | Secondo mandato (2025-) |
| Designazione come Stato Sostenitore del Terrorismo | Restaurata nel 2021 | Restaurata il primo giorno |
| NSPM-5 | Emesso nel giugno 2017 | Ri-emesso e ampliato nel giugno 2025 |
| Lista Restretta di Cuba | Creata nel 2017 | Ripubblicata e ampliata |
| Titolo III Helms-Burton | Attivato nel 2019 | Non sospeso dall’inizio |
| Divieto di turismo | Rafforzato | Rafforzato con audit di 5 anni |
| TWEA | Rinnovata annualmente | Rinnovata fino a settembre 2026 |
Ciò che è cambiato sostanzialmente
– Sanzioni secondarie: l’estensione del blocco a più imprese di paesi terzi e il blocco energetico del 2026 costituisce un’escalation qualitativa senza precedenti contro Cuba.
– Controllo istituzionale diretto: Marco Rubio come Segretario di Stato rappresenta l’incorporazione dell’estrema destra al cuore dell’apparato di politica estera.
– Attacco sistematico alle missioni mediche: da politica accessoria è diventato asse centrale, con sanzioni di visto contro funzionari di molteplici paesi.
– Base elettorale consolidata: dal «patto dei 100000 voti» si è passati a un sostegno record del 68-72% dell’elettorato cubano-americano.
– Eliminazione delle protezioni migratorie: Trump revocò lo status legale che tutelava circa 300000 cubani dalla deportazione.
Conclusione: dal feticismo della politica all’asfissia istituzionalizzata
La traiettoria della politica di Trump verso Cuba attraverso due mandati rivela un’evoluzione che è tanto strategica quanto simbolica.
Nel primo mandato, il feticismo operava come maschera: un presidente in cerca di legittimità tra l’élite repubblicane pattuiva con un’estrema destra cubano-americana che vedeva minacciato il suo potere dai cambi demografici e dal crescente sostegno al riavvicinamento con Cuba. L’antisocialismo serviva come collante ideologico, e il «regime di verità» costruito sulla demonizzazione delle fonti cubane e sulla strumentalizzazione dei giovani emigrati cercava di contenere il riallineamento elettorale.
Nel secondo mandato, il feticismo ha lasciato il posto a un’istituzionalizzazione spietata del potere. L’estrema destra cubano-americana non ha più bisogno di negoziare dall’esterno: occupa direttamente la Segreteria di Stato e controlla i meccanismi di politica estera. Le sanzioni secondarie rappresentano un’escalation qualitativa che cerca di internazionalizzare il blocco e asfissiare qualsiasi possibilità di ripresa economica cubana. I livelli record di sostegno elettorale (68-72%) suggeriscono che la strategia di polarizzazione e paura ha funzionato elettoralmente, almeno nel breve termine.
Tuttavia, la contraddizione fondamentale persiste. La comunità cubano-americana continua a cambiare demograficamente. I legami transnazionali delle nuove generazioni — viaggi, rimesse, comunicazione familiare — erodono inevitabilmente la narrativa monolitica dell’«esilio». La memoria affettiva è antidoto contro l’odio.
Il futuro di questa struttura di potere dipenderà da due fattori: la capacità del governo USA di sostenere una politica sempre più isolata a livello internazionale (29 anni consecutivi di condanna all’Assemblea Generale dell’ONU), e la volontà delle nuove generazioni di cubano-americani di costruire un nuovo «regime di verità», conforme ai propri interessi e non a quelli di un’élite che vede nell’ostilità permanente la sua unica ragion d’essere.
Nel frattempo, il feticismo della politica trumpista — prima come maschera, ora come apparato istituzionale — continuerà a presentare come «difesa della libertà» ciò che in realtà è una lotta per preservare privilegi che hanno poco a che fare con Cuba e molto con il controllo del potere in Florida.
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Questo articolo integra l’analisi del Dr. C. Rodney A. González Maestrey, Consigliere della Direzione Generale degli Stati Uniti del Ministero degli Affari Esteri della Repubblica di Cuba, con dati verificabili del secondo mandato di Donald Trump e le elezioni del 2024.
Trump y Cuba: Del fetichismo del poder al control institucional (2017-2026)
Un análisis integral de dos mandatos de hostilidad sin precedentes
La política de Estados Unidos hacia Cuba durante las dos administraciones de Donald Trump constituye probablemente el período más agresivo de confrontación desde el triunfo de la Revolución en 1959. Sin embargo, entre el primer mandato (2017-2021) y el segundo (2025-presente) no hay una simple repetición, sino una evolución estratégica que revela la maduración de una alianza de clase entre el trumpismo y la extrema derecha cubanoamericana.
Lo que comenzó como un pacto electoral —los famosos «100,000 votos» en el sur de la Florida— se ha transformado en un control institucional directo del aparato de política exterior estadounidense. Este análisis, basado en investigaciones del Ministerio de Relaciones Exteriores de Cuba y datos verificables de ambos mandatos, desmonta el fetichismo de la política trumpista para revelar lo que realmente está en juego: poder, no ideología.
El primer mandato: El fetichismo como máscara del poder (2017-2021)
La ruptura con Obama y el regreso a la confrontación
Cuando Donald Trump asumió la presidencia en enero de 2017, la política hacia Cuba había experimentado un giro histórico bajo Barack Obama. El restablecimiento de relaciones diplomáticas en 2015 y la flexibilización de viajes y remesas habían generado un escenario inédito: por primera vez, el 69% de los cubanoamericanos apoyaba el restablecimiento de vínculos, y el rechazo al bloqueo alcanzaba el 63%, llegando al 72% entre los menores de 60 años.
Trump revirtió todo esto. Su administración adoptó la política de «máxima presión» con el propósito declarado de propiciar un «cambio de régimen» en la Isla. El 16 de junio de 2017, firmó el Memorando Presidencial de Seguridad Nacional NSPM-5, que restablecía las restricciones a viajes y remesas, prohibía transacciones con entidades vinculadas a las Fuerzas Armadas Revolucionarias y revivía el discurso de la Guerra Fría.
El fetichismo de la política: cuando lo aparente oculta lo real
El término «fetiche», tomado de la economía política marxista, explica cómo bajo el capitalismo la explotación aparece disfrazada como «ganancia». En la política ocurre algo similar: las élites dominantes esconden las verdaderas relaciones de poder bajo discursos morales, patrióticos o ideológicos.
Donald Trump encarnó este fetichismo como pocos. Su estilo poco convencional, su guerra contra la prensa («enemigo del pueblo») y su retórica de «drenar el pantano» ocultaban una realidad muy distinta: su gobierno fue el más amigable con los grandes ejecutivos corporativos y avanzó la agenda conservadora tradicional sin necesidad de negociaciones engorrosas. Redujo impuestos a los más ricos, desreguló la industria de hidrocarburos y restringió el derecho al voto de minorías. Su eslogan «Make America Great Again» apelaba a un pasado donde blancos ricos ejercían el poder sin cuestionamientos.
En política exterior, el antisocialismo funcionó como pegamento ideológico. El Consejero de Seguridad Nacional John Bolton bautizó a Cuba, Venezuela y Nicaragua como «la troika de la tiranía», y se desarrolló una campaña de presión en todos los ámbitos: económico, diplomático, propagandístico y subversivo.
El pacto de los 100,000 votos
A fines de 2018 era un secreto a voces en Washington: Trump había pactado con la extrema derecha cubanoamericana conseguir 100,000 votos adicionales en el sur de la Florida a cambio de un papel preponderante en la política hacia Cuba.
La cifra era estratégica. Trump había ganado Florida en 2016 por apenas 120,000 votos. El republicano Ron DeSantis superó a su rival demócrata por solo 32,000 votos en la elección a gobernador. Dos figuras republicanas de origen cubano —Carlos Curbelo y María Elvira Salazar— habían perdido sus elecciones al Congreso. El pacto buscaba revertir esas tendencias.
El cambio demográfico que amenazaba el poder tradicional
¿Por qué era tan urgente este pacto? Porque la comunidad cubanoamericana no es monolítica. La socióloga Susan Eckstein ha documentado la estructura de clase en correlación con las oleadas migratorias:
- Emigrados de los años 60(«exilio histórico»): controlan el lobby en el Congreso, los tanques pensantes y los medios.
- Emigrados posteriores a 1980(Mariel y subsiguientes): mayor presencia negra y mestiza, vínculos transnacionales con Cuba, comportamiento político distinto.
Estos nuevos emigrados constituían un «elemento de heterogeneidad social y polarización clasista». En 2008, Obama obtuvo el 35% del voto cubanoamericano; en 2012, el 48% —los porcentajes más altos jamás conseguidos por un demócrata—. Investigadores como Darío Moreno y James Wyatt plantearon la posibilidad de un «realineamiento secular» del voto cubanoamericano hacia los demócratas.
Ese era el verdadero peligro para la extrema derecha. Y contra eso reaccionaron.
El régimen de verdad: cómo se construyó la mentira
Siguiendo a Michel Foucault, cada sociedad tiene su «régimen de verdad»: reglas que distinguen lo verdadero de lo falso y ligan discursos a efectos de poder. Trump y la extrema derecha construyeron el suyo sobre Cuba mediante dos estrategias:
- Demonizar las fuentes cubanas.Se financió una infraestructura mediática preexistente con fondos del Congreso (CiberCuba, ADN Cuba, Diario de Cuba, CubaNet) para generar propaganda hacia la Isla, mientras se descalificaban sistemáticamente las fuentes oficiales cubanas como «propaganda estatal».
- Reducir la brecha generacional.Se emplearon jóvenes de reciente emigración como racionalizadores de la política de hostilidad. El eslogan «Make Cuba Great Again» ejemplifica este fetichismo: apela a un pasado «glorioso» que los nuevos emigrados solo conocen por la historia aprendida en Cuba… y que al llegar a Miami se revisita ferozmente.
Lo que realmente estaba en juego
Detrás del discurso de derechos humanos, de los «síntomas de salud» del personal diplomático en La Habana, de la denuncia de la influencia militar en la economía cubana, lo que había era una pugna por el poder.
A la extrema derecha cubanoamericana no le convenía:
- Un Miami de migración transnacional, porque socava la lógica del «exilio».
- Una relación cooperativa entre gobiernos, porque diluye la falsa percepción de amenaza.
- Los viajes familiares, porque la memoria afectiva es antídoto contra el odio.
- Las remesas, porque crean comunidad de intereses desasociada de la política anticubana.
- Que los estadounidenses viajen a Cuba, porque podrían formarse opinión propia.
El interregno de Biden: Cuatro años de continuidad encubierta (2021-2025)
Para entender el segundo mandato de Trump es imprescindible comprender qué ocurrió durante la administración de Joe Biden. A pesar de las promesas de campaña de revertir las «políticas fallidas» de Trump, Biden mantuvo esencialmente intacto el aparato de sanciones heredado.
La excepción llegó en los últimos días de su mandato. El 14 de enero de 2025, apenas seis días antes de entregar el poder, Biden tomó medidas significativas: retiró a Cuba de la lista de Estados Patrocinadores del Terrorismo y anunció planes para flexibilizar ciertas sanciones, en un acuerdo que contemplaba la liberación de más de 500 presos en la Isla.
Estas medidas de última hora, más que un giro estratégico, parecieron diseñadas para complicar el inicio del segundo mandato de Trump. En cualquier caso, su efecto fue efímero: fueron derogadas en las primeras horas de la nueva administración.
El segundo mandato: Del pacto electoral al control institucional (2025-presente)
Los datos electorales de 2024: la consolidación del poder
Si en 2016 Trump necesitaba desesperadamente los 100,000 votos del pacto, en 2024 el panorama había cambiado radicalmente.
Según la Encuesta Cuba de la Universidad Internacional de la Florida (FIU Cuba Poll) de 2024, el 68% de los votantes cubanoamericanos probables en Miami-Dade declaró su intención de votar por Trump, la cifra más alta jamás registrada para un republicano en esta serie histórica iniciada en 1991.
Encuestas de salida confirmaron que los votantes cubanos respaldaron al Partido Republicano por un margen de 72% frente a 28%. Trump se convirtió en el primer republicano en ganar el condado de Miami-Dade desde 1988. El apoyo en Hialeah, ciudad de clase trabajadora con robusta población cubanoamericana, fue uno de los más fuertes del estado.
Evolución del voto cubanoamericano republicano:
| Año | Candidato republicano | Apoyo cubanoamericano |
| 2008 | John McCain | ~65% |
| 2012 | Mitt Romney | ~52% |
| 2016 | Donald Trump | ~54-60% |
| 2020 | Donald Trump | 73% apoyaba política de presión |
| 2024 | Donald Trump | 68-72% |
El primer día: la restauración acelerada
Trump no perdió tiempo. El 20 de enero de 2025, su primer día en el cargo, firmó una orden ejecutiva que revocó 78 acciones de la administración anterior, incluyendo los memorandos sobre Cuba. Cuba fue reinstalada en la lista de Estados Patrocinadores del Terrorismo apenas una semana después de que Biden la retirara.
El 31 de enero de 2025, el Secretario de Estado Marco Rubio comunicó al Congreso la revocación de la suspensión del Título III de la Ley Helms-Burton, abriendo nuevamente la puerta a demandas contra empresas que operen en propiedades nacionalizadas.
El 6 de febrero de 2025, el Departamento de Estado republicó la «Cuba Restricted List» (CRL), que prohíbe transacciones financieras con entidades controladas por las FAR y GAESA.
Marco Rubio como Secretario de Estado: del lobby al mando
La designación de Marco Rubio como Secretario de Estado representa un salto cualitativo en la influencia de la extrema derecha cubanoamericana. Ya no se trata de un grupo de presión externo: ahora ocupan directamente los puestos desde los cuales se diseña y ejecuta la política exterior.
Rubio ha impulsado una agenda particularmente agresiva:
- Ataque a las misiones médicas cubanas: En febrero de 2025 amplió restricciones de visa contra funcionarios de países centroamericanos que contratan servicios médicos cubanos; en agosto de 2025 extendió la medida a funcionarios de países africanos, caribeños y brasileños. El canciller cubano ha denunciado que Rubio persigue una «agenda personal y corrupta» que «promueve el uso de la fuerza como herramienta cotidiana».
- Denuncia del «alquiler» de médicos: Rubio ha acusado sistemáticamente al gobierno cubano de retener la mayor parte de los ingresos de los profesionales médicos en el exterior.
- Presión sobre organismos internacionales: A través de aliados como el representante Carlos Giménez, se ha presionado a la Organización Panamericana de la Salud por su papel en el programa Mais Médicos en Brasil.
El NSPM-5 de 2025: la piedra angular del segundo mandato
El 30 de junio de 2025, Trump reemitió y modificó el Memorando Presidencial de Seguridad Nacional NSPM-5, titulado «Fortalecimiento de la Política de Estados Unidos hacia Cuba». Este documento ordena:
- Reforzar la prohibición del turismocon auditorías y mantenimiento de registros obligatorios durante cinco años.
- Oponerse a los llamados en la ONUpara poner fin al embargo.
- Endurecer restricciones a remesas familiarescon límites y auditorías estrictas.
- Expandir criterios para incluir entidades en la Lista Restringida.
El 14 de julio de 2025, como primera acción bajo el nuevo NSPM-5, el Departamento de Estado añadió 11 propiedades hoteleras —incluyendo la nueva «Torre K» de 42 pisos— a la Lista Restringida.
La novedad estratégica: sanciones secundarias
El elemento más innovador del NSPM-5 de 2025 es la introducción de sanciones secundarias contra empresas extranjeras que hagan negocios con GAESA o con individuos vinculados al sector militar cubano. Esta herramienta, previamente utilizada contra Irán y Corea del Norte, extiende el alcance extraterritorial del bloqueo, presionando a empresas españolas, canadienses y australianas para que elijan entre Cuba o el mercado estadounidense.
El impacto económico en cifras
El bloqueo recrudecido ha tenido efectos cuantificables:
- Caída de remesas: Las remesas a Cuba cayeron un alarmante 4%en 2024, alcanzando apenas 1,113 millones de dólares.
- Impacto en salud: El bloqueo causó perjuicios de aproximadamente 290 millones de dólaresal sector salud cubano entre marzo de 2024 y febrero de 2025.
- Presión turística: La combinación de prohibición de turismo estadounidense, sanciones secundarias y listas restringidas ha agravado la crisis del sector.
Continuidad y cambio: Un análisis comparado
Lo que permanece (o se intensifica)
| Dimensión | Primer mandato (2017-2021) | Segundo mandato (2025-) |
| Designación como Estado Patrocinador del Terrorismo | Restaurada en 2021 | Restaurada el primer día |
| NSPM-5 | Emitido en junio 2017 | Reemitido y ampliado en junio 2025 |
| Lista Restringida de Cuba | Creada en 2017 | Republicada y ampliada |
| Título III Helms-Burton | Activado en 2019 | No suspendido desde el inicio |
| Prohibición de turismo | Reforzada | Reforzada con auditoría de 5 años |
| TWEA | Renovada anualmente | Renovada hasta septiembre 2026 |
Lo que cambió sustancialmente
- Sanciones secundarias: La extensión del bloqueo a más empresas de terceros países y el bloqueo energético de 2026 constituye una escalada cualitativa sin precedentes contra Cuba.
- Control institucional directo: Marco Rubio como Secretario de Estado representa la incorporación de la extrema derecha al corazón del aparato de política exterior.
- Ataque sistemático a misiones médicas: De política accesoria se ha convertido en eje central, con sanciones de visa contra funcionarios de múltiples países.
- Base electoral consolidada: Del «pacto de los 100,000 votos» se ha pasado a un apoyo récord del 68-72% del electorado cubanoamericano.
- Eliminación de protecciones migratorias: Trump revocó el estatus legal que amparaba a aproximadamente 300,000 cubanos frente a la deportación.
Conclusión: Del fetichismo de la política a la asfixia institucionalizada
La trayectoria de la política de Trump hacia Cuba a lo largo de dos mandatos revela una evolución que es tanto estratégica como simbólica.
En el primer mandato, el fetichismo operaba como máscara: un presidente en busca de legitimidad entre las élites republicanas pactaba con una extrema derecha cubanoamericana que veía amenazado su poder por los cambios demográficos y el creciente apoyo al acercamiento con Cuba. El antisocialismo servía como pegamento ideológico, y el «régimen de verdad» construido sobre la demonización de fuentes cubanas y la instrumentalización de jóvenes emigrados buscaba contener el realineamiento electoral.
En el segundo mandato, el fetichismo ha dado paso a una institucionalización descarnada del poder. La extrema derecha cubanoamericana ya no necesita negociar desde afuera: ocupa directamente la Secretaría de Estado y controla los mecanismos de política exterior. Las sanciones secundarias representan una escalada cualitativa que busca internacionalizar el bloqueo y asfixiar cualquier posibilidad de recuperación económica cubana. Los niveles récord de apoyo electoral (68-72%) sugieren que la estrategia de polarización y miedo ha funcionado electoralmente, al menos en el corto plazo.
Sin embargo, la contradicción fundamental persiste. La comunidad cubanoamericana sigue cambiando demográficamente. Los vínculos transnacionales de las nuevas generaciones —viajes, remesas, comunicación familiar— erosionan inevitablemente la narrativa monolítica del «exilio». La memoria afectiva es antídoto contra el odio.
El futuro de esta estructura de poder dependerá de dos factores: la capacidad del gobierno estadounidense para sostener una política cada vez más aislada internacionalmente (29 años consecutivos de condena en la Asamblea General de la ONU), y la voluntad de las nuevas generaciones de cubanoamericanos de construir un nuevo «régimen de verdad», acorde con sus propios intereses y no con los de una élite que ve en la hostilidad permanente su única razón de ser.
Mientras tanto, el fetichismo de la política trumpista —primero como máscara, ahora como aparato institucional— seguirá presentando como «defensa de la libertad» lo que en realidad es una pugna por preservar privilegios que poco tienen que ver con Cuba y mucho con el control del poder en la Florida.
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Este artículo integra el análisis del Dr. C. Rodney A. González Maestrey, Consejero de la Dirección General de EE. UU. del Ministerio de Relaciones Exteriores de la República de Cuba, con datos verificables del segundo mandato de Donald Trump y las elecciones de 2024.

