Nell’aprile del 1961, Cuba sconfisse in meno di 72 ore la brigata mercenaria organizzata e finanziata dalla CIA, su indicazione del governo USA, che sognava di rrimporre il suo sistema neocoloniale nell’Isola.
Gli USA non accettano un governo sovrano a sole 90 miglia dalle loro coste e così risulta nel verbale della riunione del Consiglio di Sicurezza Nazionale del dicembre 1958, quando il direttore della CIA espose: “Dobbiamo evitare la vittoria di Castro”.
Prima ancora che Fidel Castro trionfasse, approvasse la legge di riforma agraria o nazionalizzasse qualsiasi proprietà yankee, gli USA già cercavano un’altra persona per governare l’Isola.
A meno di un anno dalla presa del potere della Rivoluzione, l’11 dicembre 1959, il capo della Divisione dell’emisfero occidentale della CIA, J.C. King, inviò un memorandum al suo direttore con varie proposte e nell’ultima propone: “Si deve prestare attenta considerazione all’eliminazione di Fidel Castro. Nessuno di quelli che sono vicini a Fidel, come ad esempio suo fratello Raúl e il suo compagno Che Guevara, hanno lo stesso carisma sulle masse. Molte persone bene informate considerano che la scomparsa di Fidel accelererebbe grandemente la caduta del governo attuale”.
Per questo motivo, il 17 marzo 1960 il presidente Dwight D. Eisenhower approvò per la CIA il 1° piano di Azione Segreta, il cui obiettivo era: “Provocare la sostituzione del regime di Castro con uno che risponda meglio ai veri interessi del popolo cubano e sia più accettabile per gli Stati Uniti, in modo tale da evitare qualsiasi parvenza di intervento statunitense”.
Il primo requisito era “creare un’opposizione cubana responsabile, attraente e unificata al regime di Castro, che si dichiari pubblicamente come tale, per cui deve essere necessariamente ubicata fuori da Cuba”. Inoltre, la CIA doveva organizzare un’unità di guerriglia composta da esuli cubani, con il proposito di rovesciare la Rivoluzione cubana e la responsabilità di coordinare azioni di intelligence con gruppi controrivoluzionari all’interno di Cuba, che potessero sostenere un’invasione e speravano in sollevamenti popolari contro la Rivoluzione e diserzioni massive nelle sue forze.
Parallelamente, il Sottosegretario di Stato per gli Affari Iberoamericani, Lester D. Mallory, redasse un memorandum il 6 aprile 1960, in cui afferma: “Non esiste un’opposizione politica effettiva a Cuba; pertanto, l’unico mezzo prevedibile che abbiamo oggi per alienare il sostegno interno alla Rivoluzione, è attraverso il disincanto e lo scoraggiamento basati sull’insoddisfazione e le difficoltà economiche”. “Deve utilizzarsi prontamente qualsiasi mezzo concepibile per indebolire la vita economica di Cuba. Negarle denaro e forniture per diminuire i salari reali e monetari, in modo da causare fame, disperazione e il rovesciamento del governo”.
In adempimento dell’ordine assegnato da Eisenhower, la CIA dai primi mesi del 1960, iniziò il reclutamento di cubani tra gli ex militari del dittatore Fulgencio Batista, residenti in Florida e utilizzò come centro di reclutamento e addestramento uno situato nell’isola di Useppa, a Forts Mayns, Florida.
Successivamente si trasferiscono in Guatemala, dove costruiscono una pista aerea a Retalhuleu e altre opere finanziate dalla CIA e dalla United Fruit Company”. Altri gruppi di mercenari cubani sono addestrati a Panama, sotto il comando dell’ex militare dell’esercito di Fulgencio Batista, José (Pepe) San Román, con l’obiettivo di strutturare le missioni approvate da Eisenhower per una futura invasione a Cuba.
Tra i mesi di ottobre e novembre 1960 ci sono più di 1000 mercenari in addestramento.
Nel gennaio 1961 una parte dei mercenari vanno in Nicaragua, e ricevono addestramento militare nella caserma di El Coyotepe, a Masaya, a 20 chilometri da Managua e poi a Puerto Cabeza, sulla costa nord del Paese, prima di partire per Cuba.
L’invasione iniziò nelle prime ore del 17 aprile 1961 a Playa Girón e Playa Larga, situate nella Baia dei Porci, a sud di Cuba.
Dieci giorni prima che si producesse l’invasione, si effettuò una riunione al Dipartimento di Stato, per analizzare i piani di quell’azione, diretta dal presidente John F. Kennedy, accompagnato dal segretario di Stato Dean Rusk, Robert McNamara segretario della Difesa, McGeorge Bundy consigliere per la sicurezza, Allen Dulles capo della CIA e il suo vice Richard Bisell, il capo dello Stato Maggiore Congiunto generale Lyman Lemnitzer, il consigliere Richard Goodwin e il senatore William Fulbright. Lì si prese la decisione di invadere Cuba.
Come preludio, il 15 aprile 1961, otto aerei B-26 con la bandiera cubana sulla fusoliera, bombardarono gli aeroporti dell’Avana, San Antonio de los Baños e Santiago di Cuba, per distruggere l’aviazione cubana. Il tentativo fallì e significò la perdita di tre bombardieri yankee. Uno di essi atterrò a Miami, con la fusoliera danneggiata dalla presunta risposta cubana. Il suo pilota si presentò come un dissidente appartenente all’aviazione cubana e chiese asilo politico. I giornalisti scoprirono che l’aereo era nordamericano dipinto con i colori cubani e che i fori di proiettile non erano di armi antiaeree ma di pistola calibro 9 millimetri e che il pilota era un impostore.
L’azione fu denunciata da Cuba all’ONU e negata dall’ambasciatore yankee.
L’invasione era stata pianificata da Dwight Eisenhower, ma fu eseguita sotto la nuova amministrazione di J. F. Kennedy.
Il 17 aprile la denominata Brigata 2506, sbarcò a Playa Girón. A Playa Larga fu rilevata da un piccolo gruppo di miliziani che custodivano la costa, facendole fuoco e allertarono immediatamente il comando militare cubano, ciò permise di mobilitare rapidamente l’esercito, le milizie e un battaglione della polizia rivoluzionaria.
Con Fidel Castro a capo delle truppe nelle zone di combattimento, i mercenari furono circondati da più di 20000 soldati, volontari e miliziani, a cui si aggiunsero le masse operaie e contadine che uscirono a difendere la Rivoluzione e la Patria.
I mercenari rimasero senza munizioni e senza poterle ricevere dalle navi della CIA, essendo state affondate dalle forze cubane con carri armati T-34 cubani, una di esse dallo stesso Fidel Castro nelle sabbie di Playa Girón.
Il 19 aprile si dichiarò la sconfitta totale della brigata mercenaria, integrata da circa 1500 effettivi, ben armati e addestrati da ufficiali dell’esercito USA e della CIA.
La controrivoluzione preparata dalla CIA nel territorio cubano, fu fermata dai nascenti organi di sicurezza, smembrando la 5ª colonna che pianificarono di utilizzare a sostegno dell’invasione. Fu un colpo demolitore per la CIA.
Di fronte alla manifesta sconfitta degli invasori, Kennedy decise di cancellare una seconda partecipazione di aerei yankee per bombardare la zona, vista l’inesistente insurrezione popolare, come gli avevano assicurato che avrebbe sostenuto i mercenari.
Il 24 aprile, i mezzi di diffusione USA informarono che il presidente John F. Kennedy assunse tutta la responsabilità dei fatti e del fallimento dell’invasione a Cuba. Nondimeno, molte informazioni indicavano la CIA come responsabile.
Il principale obiettivo dell’invasione era facilitare i piani di intervento che aveva il governo nordamericano, ciò fu frustrato dalla decisione di Fidel Castro di rovesciarla prima delle 72 ore e impedire la presa di una testa di ponte che consentisse loro di trasportare un presunto governo provvisorio.
Documenti sequestrati ai mercenari espongono il piano dello sbarco per tre punti della Ciénaga de Zapata: Playa Larga, che denominavano “Playa Roja”, dove sarebbe sbarcata la nave Houston denominata “Aguja”; Playa Girón, denominata “Playa Azul”, dove avrebbero scaricato le navi Río Escondido, denominata “Ballena”; Caribe, denominata “Sardina”, Atlantic nominato “Tiburón” e per Caleta Verde, chiamata “Playa Verde”, dove avrebbero scaricato le navi Blagar denominato “Marsopa”; Bárbara J. nominato “Barracuda” e Lake Charles chiamato “Atún”.
Un battaglione di paracadutisti avrebbe occupato posizioni a nord di Playa Girón, di Playa Larga, intorno a San Blas e Soplillar, con la missione di chiudere l’accesso di truppe cubane alla zona di sbarco e realizzare operazioni per isolarla, al fine di occupare una zona del territorio cubano per stabilirvi un governo che sarebbe stato sostenuto economicamente, politicamente e militarmente, qualcosa concordato anteriormente con alcuni governi lacchè dell’America Latina.
L’armamento militare che il governo USA fornì alla Brigata si componeva di pistole Colt M1911A1, fucili Garand, carabine M1 e M2, mitra M3, mitra Thompson, fucili automatici Browning BAR, mitragliatrici M1919, mitragliatrici M2 e granate Mk 2. L’armamento pesante consisteva in carri armati M-42 Walker, mortai da 60, 81 e 106,7 mm, così come cannoni senza rinculo da 57 mm e 75 mm, lanciarazzi da 88,9 mm, bazooka e razzi terra-aria. Furono anche equipaggiati con esplosivi C-3 e C-4 per le demolizioni e fosforo bianco. Le loro radio erano le PR-6 e PR-10.
Quanto a mezzi di trasporto furono consegnati 8 aerei da trasporto C-46, 6 aerei da trasporto C-54, 16 bombardieri A-26. Oltre a jeep, 1 trattore e gru trattore, rimorchi e camion, 8 barche e 7 lance per lo sbarco.
Molte falsità sono state scritte, ma basta leggere una lettera di José A. Pérez San Román, capo della Brigata invasora 2506, inviata dal carcere il 10 maggio 1961, dove tra varie cose afferma: “Quella stessa propaganda, travestita da agenzia di stampa, è quella che diceva che aerei del Governo e delle FAR, avevano mitragliato le loro stesse piste, quando loro e noi sapevamo che erano stati i nostri. Quella stessa propaganda disonesta, priva di scrupoli, è quella che gridava che le nostre forze avanzavano verso l’Avana, quando la realtà era che ci ritiravamo, fuggivamo! Sì, nauseati della vita e degli uomini: Dov’è la bontà? Sì, combattevamo contro il male e, ora capivamo! Venivamo anche con il male! Dov’era la bontà? Non potevano essere quelli che promuovevano una propaganda così sporca. Ma non per questo retrocedevamo, queste sono considerazioni che ci assalgono quando la mente e il muscolo non si trovano a lavorare a tutta macchina e si lascia spazio alla coscienza, ai principi, alla morale, al bene che ancora alcuni uomini hanno. In quel momento quando parlava radio Swan, ‘Faro e Guida della Libertà Cubana’, il muscolo e il cervello nostri lavoravano a pieno ritmo perché ci ritiravamo, ci stringevamo su noi stessi, fuggivamo se la parola piace di più. Ed è che dovevamo ritirarci perché eravamo solo 1400 imbecilli a combattere, mentre molti, molti furbi aspettavano pazientemente che tirassimo fuori le castagne dal fuoco”. […] “Ma è che fino a noi, quelli dentro il ring, pensavano di ingannarci alzandoci il braccio vittorioso quando eravamo già stesi, ‘atterrati’ sulla lona del quadrilatero? Fino a dove pensavano di portare la loro propaganda?”
Anni dopo si ritrattava di averla scritta, per timore delle rappresaglie a Miami.
Il trattamento esemplare ed etico ricevuto a Cuba, fu riconosciuto da San Román, in lettera del 3 maggio 1961, dove dice a sua moglie: “Sono prigioniero dal giorno 25 di notte, data in cui fui sorpreso e catturato nei monti della Ciénaga, in compagnia di un altro compagno. Da allora ho ricevuto sulla mia stessa persona, l’esempio più immenso nella storia della guerra su cortesia, cavalleria e attenzioni nel trattamento dei prigionieri. “È così grande questo esempio e lo ottiene il vincitore in maniera così equa e ammirevole attraverso tutta la sua catena di comando, dal massimo capo fino all’ultimo soldato o miliziano, senza la minima eccezione […] qualunque sia la sua educazione, la sua unità, i suoi mezzi di vita, che sembra incredibile persino a noi che lo stiamo vivendo” […] “È così sublime questo comportamento di vincitore umile che, anche se venissimo fucilati, moriremo ringraziando la considerazione e il rispetto con cui ci hanno trattato”.
L’invasione mercenaria fu un disastro per l’amministrazione yankee e deve essere studiato e analizzato dall’attuale governo di Donald Trump, affinché calcoli ciò che potrebbe succedere al suo esercito se tenta un’altra avventura simile, essendo mal consigliato dal suo segretario di Stato di origine cubana e dai suoi accoliti, i congressisti di simile ascendenza, che sembra si siano dimenticati della schiacciante sconfitta della brigata mercenaria, quella che a Miami si riunisce come se non ricordassero che si arresero davanti a miliziani e soldati di appena 16 e 18 anni, senza esperienza combattiva né possesso dell’armamento degli invasori, ma con il coraggio che dà difendere la patria.
La battaglia di Playa Girón segnò la prima grande sconfitta dell’imperialismo in America, per la quale dovettero risarcire Cuba.
Ragione quella di José Martí nell’affermare: “Non vinceremo se non abbiamo dalla nostra parte la giustizia”.
Yanquis remember Bahía de Cochinos
Por Arthur González
En abril de 1961, Cuba derrotó en menos de 72 horas a la brigada mercenaria organizada y financiada por la CIA, por indicaciones del Gobierno de Estados Unidos, que soñaba por volver a imponer su sistema neocolonial en la Isla.
Estados Unidos no acepta un gobierno soberano a solo 90 millas de sus costas y así consta en el acta de la reunión del Consejo de Seguridad Nacional en diciembre de 1958, cuando el director de la CIA expuso: “Debemos evitar la victoria de Castro”.
Sin haber triunfado Fidel Castro, ni aprobado la ley de reforma agraria o nacionalizado ninguna propiedad yanqui, ya Estados Unidos trataba de buscar otra persona para gobernar la Isla.
A menos de un año de estar la Revolución en el poder, el 11 de diciembre de 1959, el jefe de la División del hemisferio occidental de la CIA, J.C. King, envió un memorando para su director con varias propuestas y en la última plantea: “Se le debe dar una cuidadosa atención a la eliminación de Fidel Castro. Ninguno de los que se hallan cercanos a Fidel, como por ejemplo su hermano Raúl y su compañero Che Guevara, tienen el mismo carisma sobre las masas. Muchas personas bien informadas consideran que la desaparición de Fidel aceleraría grandemente la caída del gobierno actual”.
Por ese motivo, el 17 de marzo de 1960 el presidente Dwight D. Eisenhower le aprobó a la CIA el 1er plan de Acción Encubierta, cuyo objetivo era: “Provocar la sustitución del régimen de Castro por uno que responda mejor a los verdaderos intereses del pueblo cubano y sea más aceptable para Estados Unidos, de manera tal que se evite cualquier asomo de intervención estadounidense”.
El primer requisito era “crear una oposición cubana responsable, atractiva y unificada al régimen de Castro, que se declare públicamente como tal, por lo que debe estar necesariamente ubicada fuera de Cuba”. Además, la CIA debía organizar una unidad de guerrilla compuesta por exiliados cubanos, con el propósito de derrocar a la Revolución cubana y la responsabilidad de coordinar acciones de inteligencia con grupos contrarrevolucionarios dentro de Cuba, que pudieran apoyar una invasión y esperaban levantamientos populares contra la Revolución y deserciones masivas en sus fuerzas.
Paralelamente, el Subsecretario de Estado para Asuntos Iberoamericanos, Lester D. Mallory, redactó un memorando el 6 de abril de 1960, donde afirma: “No existe una oposición política efectiva en Cuba; por tanto, el único medio previsible que tenemos hoy para enajenar el apoyo interno a la Revolución, es a través del desencanto y el desaliento basado en la insatisfacción y las dificultades económicas”. “Debe utilizarse prontamente cualquier medio concebible para debilitar la vida económica de Cuba. Negarle dinero y suministros para disminuir los salarios reales y monetarios, a fin de causar hambre, desesperación y el derrocamiento del gobierno”.
En cumplimiento de la orden asignada por Eisenhower, la CIA desde los primeros meses de 1960, inició el reclutamiento de cubanos entre los ex militares del dictador Fulgencio Batista, radicados en la Florida y utilizó como centro de reclutamiento y entrenamiento, uno ubicado en la isla de Useppa, en Forts Mayns, Florida.
Posteriormente se trasladan a Guatemala, donde construyen una pista aérea en Retalhuleu y otras obras financiadas por la CIA y por la United Fruit Company”. Otros grupos de mercenarios cubanos son entrenados en Panamá, bajo el mando del ex militar del ejército de Fulgencio Batista, José (Pepe) San Román, con el objetivo de estructurar las misiones aprobadas por Eisenhower para una futura invasión a Cuba.
Entre los meses de octubre y noviembre de 1960 hay más de mil mercenarios entrenándo.
En enero de 1961 una parte de los mercenarios van para Nicaragua, y reciben entrenamiento militar en el cuartel de El Coyotepe, en Masaya, a 20 kilómetros de Managua y después a Puerto Cabeza, en la costa norte del país, antes de partir hacia Cuba.
La invasión se inició en las primeras horas del 17 de abril de 1961 por Playa Girón y Playa Larga, ubicadas en la Bahía de Cochinos, al sur de Cuba.
Díez días antes de producirse la invasión, se efectuó una reunión en el Departamento de Estado, para analizar los planes de esa acción, dirigida por el presidente John F. Kennedy, acompañado del secretario de Estado Dean Rusk, Robert McNamara secretario de Defensa, McGeorge Bundy asesor de seguridad, Allen Dulles jefe de la CIA y su segundo Richard Bisell, el jefe del Estado Mayor Conjunto general Lyman Lemnitzer, el consejero Richard Goodwin y el senador William Fulbright. Ahí se tomó la decisión de invadir a Cuba.
Como preludio, el 15 de abril de 1961, ocho aviones B-26 con la bandera cubana en el fuselaje, bombardearon los aeropuertos de La Habana, San Antonio de los Baños y Santiago de Cuba, para destruir la aviación cubana. El intento fracasó y significó la pérdida de tres bombarderos yanquis. Uno de ellos aterrizó en Miami, con el fuselaje dañado por la supuesta respuesta cubana. Su piloto se presentó como un desafecto perteneciente a la aviación cubana y solicitó asilo político. Los periodistas descubrieron que el avión era norteamericano pintado con los colores cubanos y que los agujeros de bala no eran de armas antiaéreas sino de pistola calibre 9 milímetros y que el piloto era un impostor.
La acción fue denunciada por Cuba en la ONU y negada por el embajador yanqui.
La invasión había sido planificada por Dwigth Eisenhower, pero fue ejecutada bajo la nueva administración de J. F. Kennedy.
El 17 de abril la denominada Brigada 2506, desembarcó en Playa Girón. En Playa Larga fue detectada por un pequeño grupo de milicianos que custodiaban la costa, abriéndole fuego y alertaron de inmediato al mando militar cubano, lo que permitió movilizar rápidamente al ejército, las milicias y a un batallón de la policía revolucionaria.
Con Fidel Castro al frente de las tropas en las zonas de combate, los mercenarios fueron rodeados por más de veinte mil soldados, voluntarios y milicianos, a los que se sumaron las masas obreras y campesinas que salieron a defender la Revolución y la Patria.
Los mercenarios se quedaron sin municiones y sin poder recibirlas de los buques de la CIA, al ser hundidos por las fuerzas cubanas con tanques T-34 cubanos, uno de ellos por el propio Fidel Castro en las arenas de Playa Girón.
El 19 de abril se declaró la derrota total de la brigada mercenaria, integrada por unos 1,500 efectivos, bien armados y entrenados por oficiales del ejército de Estados Unidos y de la CIA.
La contrarrevolución preparada por la CIA en el territorio cubano, fue detenida por los nacientes órganos de seguridad, desmembrando la 5ta columna que planificaron utilizar en apoyo a la invasión. Fue un golpe demoledor para la CIA.
Ante la derrota manifiesta de los invasores, Kennedy decidió cancelar una segunda participación de aviones yanquis para bombardear la zona, ante la inexistente insurrección popular, como le habían asegurado que apoyaría a los mercenarios.
El 24 de abril, los medios de difusión estadounidenses informaron que el presidente John F. Kennedy asumió toda la responsabilidad de los hechos y el fracaso de la invasión a Cuba. No obstante, muchas informaciones señalaban a la CIA como responsable.
El principal objetivo de la invasión era facilitar los planes de intervención que tenía el gobierno norteamericano, lo que se frustró por la decisión de Fidel Castro de derrocarla antes de las 72 horas e impedir la toma de una cabeza de playa que les posibilitara transportar un supuesto gobierno provisional.
Documentos ocupados a los mercenarios exponen el plan del desembarco por tres puntos de la Ciénaga de Zapata: Playa Larga, que la denominaban “Playa Roja”, donde desembarcaría el buque Houston denominado “Aguja“; Playa Girón, denominada “Playa Azul”, donde descargarían los buques Río Escondido, denominado “Ballena“; Caribe, denominado “Sardina“, Atlantic nombrado “Tiburón“y por Caleta Verde, llamada “Playa Verde”, donde descargarían los buques Blagar denominado “Marsopa“; Bárbara J. nombrado “Barracuda“y Lake Charles llamado “Atún“.
Un batallón de paracaidistas ocuparía posiciones al norte de Playa Girón, de Playa Larga, alrededor de San Blas y Soplillar, con la misión de cerrar el acceso de tropas cubanas a la zona de desembarco y realizar operaciones para aislarla, a fin de ocupar una zona del territorio cubano para establecer allí un gobierno que sería apoyado económica, política y militarmente, algo acordó anteriormente con algunos gobiernos lacayos de América Latina.
El armamento militar que el gobierno estadounidense suministró a la Brigada se componía de pistolas Colt M1911A1, fusiles Garand, carabinas M1 y M2, subfusiles M3, subfusiles Thompson, fusiles automáticos Browning BAR, ametralladoras M1919, ametralladoras M2 y granadas Mk 2. El armamento pesado consistía en tanques M-42 Walker, morteros de 60, 81 y 106,7 mm, así como cañones sin retroceso de 57 mm y 75 mm, lanzacohetes de 88,9 mm, bazucas y cohetes tierra-aire. También fueron equipados con explosivos C-3 y C-4 para las demoliciones y fósforo blanco. Sus equipos de radio eran los PR-6 y PR-10.
En cuanto a medios de transporte se les entregó 8 aviones de transporte C-46, 6 aviones de transporte C-54, 16 bombarderos A-26. Además de jeeps, 1 tractor y grúa tractor, remolques y camiones, 8 barcos y 7 lanchas para desembarco.
Muchas falacias se han escrito, pero basta con leer una carta de José A. Pérez San Román, jefe de la Brigada invasora 2506, enviada desde la prisión el 10 de mayo de 1961, donde entre varias cosas afirma: “Esa misma propaganda, disfrazada de agencia noticiosa, es la que decía que aviones del Gobierno y de las FAR, ametrallaron sus propias pistas, cuando ellos y nosotros sabíamos que habían sido los nuestros. Esa misma propaganda deshonesta, carente de escrúpulos, es la que gritaba que nuestras fuerzas avanzaban sobre La Habana, cuando la realidad era que nos retirábamos ¡huíamos! Sí, asqueados de la vida y de los hombres: ¿Dónde está lo bueno? sí ¡peleábamos contra lo malo y, ahora comprendíamos! ¡Veníamos también con lo malo! ¿Dónde estaba lo bueno? No podían ser los que auspiciaban propaganda tan cochina. Pero no por eso retrocedíamos, esas son consideraciones que nos asaltan cuando la mente y el músculo no se encuentran trabajando a toda máquina y se da paso a la conciencia, a los principios, a la moral, a lo bueno que todavía algunos hombres tienen. En ese momento cuando hablaba radio Swan, «Faro y Guía de la Libertad Cubana», el músculo y cerebro nuestros trabajaban a todo tren pues nos retirábamos, nos encogíamos sobre nosotros mismos, huíamos si es que la palabra gusta más. Y es que teníamos que retirarnos porque éramos sólo 1.400 imbéciles peleando, mientras muchos, muchos vivos esperaban pacientemente que les sacáramos las castañas del fuego”. […] ¿Pero es que hasta a nosotros, los de adentro del ring, pensaban engañarnos levantándonos el brazo victorioso cuando ya estábamos tumbados, «noqueados» sobre la lona del cuadrilátero? ¿Hasta dónde pensaban llevar su propaganda?
Años después se retractaba de haberla escrito, ante el temor de las represalias en Miami.
El trato ejemplar y ético recibido en Cuba, fue reconocido por San Román, en carta del 3 de mayo de 1961, donde le dice a su esposa: “Estoy prisionero desde el día 25 por la noche, fecha en que fui sorprendido y capturado en los montes de la Ciénaga, en compañía de otro compañero. Desde entonces he recibido en mi propia persona, el ejemplo más inmenso en la historia de la guerra sobre cortesía, caballerosidad y atenciones en el trato de prisioneros.
“Es tan grande este ejemplo y lo consigue el vencedor de una manera tan pareja y admirable a través de toda su cadena de mando, desde el máximo jefe hasta el último soldado o miliciano, sin la más mínima excepción […] cualquiera que sea su educación, su unidad, sus medios de vida, que parece increíble aun para nosotros que lo estamos viviendo”[…] Es tan sublime este comportamiento de vencedor humilde que, aunque seamos fusilados, moriremos agradeciendo la consideración y el respeto con que nos han tratado”.
La invasión mercenaria fue un desastre para la administración yanqui y debe ser estudiado y analizado por el actual gobierno de Donald Trump, para que calcule lo que pudiera sucederle a su ejército si intenta otra aventura similar, al estar mal aconsejado por su secretario de Estado de origen cubano y sus acólitos, los congresistas de similar ascendencia, que tal parece se olvidaron de la aplastante derrota de la brigada mercenaria, esa que en Miami se reúne como si no recordaran que se rindieron ante milicianos y soldados de apenas 16 y 18 años, sin experiencia combativa ni poseer el armamento de los invasores, pero con el coraje que da defender la patria.
La batalla en Playa Girón marcó la primera gran derrota del imperialismo en América, por la que tuvieron que indemnizar a Cuba.
Razón la de José Martí al afirmar: “No venceremos si no tenemos de nuestro lado la justicia”.

