Il presidente Nicolás Maduro gode di immunità in ragione della sua carica. Questa condizione è indissolubilmente legata ai concetti di sovranità e immunità giurisdizionale, fondamenti della teoria politica e del diritto costituzionale e internazionale.
In effetti, dalla Pace di Westfalia del 1648, sono divenuti concetti universalmente accettati nelle relazioni internazionali quello di sovranità esclusiva di ogni Stato nel proprio territorio, e quello di immunità, o non ingerenza di ogni Stato negli affari interni degli altri.
Esaminiamo detti concetti. La sovranità è il diritto assoluto e perpetuo di uno Stato di darsi le proprie leggi, applicarle con i propri organi e decidere secondo le proprie leggi e attraverso i propri tribunali le controversie che tale applicazione potesse suscitare.
Tanto fondamentale è il concetto di sovranità, che la Costituzione Bolivariana della Repubblica di Venezuela lo include dentro i Principi Fondamentali che la reggono:
Articolo 1
La Repubblica Bolivariana di Venezuela è irrevocabilmente libera e indipendente e fonda il suo patrimonio morale e i suoi valori di libertà, uguaglianza, giustizia e pace internazionale nella dottrina di Simón Bolívar, il Liberatore.
Sono diritti irrinunciabili della Nazione l’indipendenza, la libertà, la sovranità, l’immunità, l’integrità territoriale e l’autodeterminazione nazionale.
In effetti, diversi dei principi enunciati in detto Articolo 1, quali la libertà, l’integrità territoriale e l’autodeterminazione nazionale, sono manifestazioni della sovranità. Lo è anche, e molto fondamentale, l’immunità: «il sovrano diritto di decidere le controversie su materie di interesse pubblico nazionale secondo le proprie leggi e con i propri tribunali». Così, l’Articolo 151 della Carta Magna dispone:
Articolo 151
Nei contratti di interesse pubblico, se non fosse improcedente secondo la natura degli stessi, si considererà incorporata, anche quando non fosse espressa, una clausola secondo la quale i dubbi e le controversie che possano sorgere su detti contratti e che non giungessero a essere risolte amichevolmente dalle parti contraenti, saranno decise dai tribunali competenti della Repubblica, conformemente alle sue leggi, senza che per alcun motivo né causa possano dar origine a reclami stranieri.
Detto articolo consacra un principio fondamentale della sovranità: se si cede a poteri esterni la facoltà di decidere sulle questioni di interesse pubblico, quei tribunali stranieri «potrebbero distruggere la struttura e l’esistenza della Repubblica».
Un tribunale arbitrale straniero emise la sentenza che fino ad oggi ci spoglia della Guayana Esequiba. Tutte le istanze a cui prima sottoponevamo le nostre controversie su materie di interesse pubblico, come il Centro Internazionale per la Risoluzione delle Controversie sugli Investimenti (ICSID) della Banca Mondiale (BM), o la Corte Internazionale dell’Organizzazione degli Stati Americani (OSA), sentenziavano sistematicamente contro di noi.
Ma, cos’è l’interesse pubblico? È l’insieme delle materie che riguardano le competenze, funzioni e disimpegno dei poteri pubblici definite dalla Costituzione e dalle leggi, e che quindi «non possono essere annullate, eluse, ignorate, transatte, negoziate, vendute o cedute da un patto con privati o con altri enti sovrani o dipendenti da essi».
Se un corpo politico non può darsi le proprie leggi, applicarle con i propri organi, o decidere con i propri tribunali e secondo le proprie leggi le controversie che tale applicazione potesse suscitare, di fatto non ha sovranità, e quindi nemmeno la condizione di Stato.
La sovranità è un principio che agisce attraverso funzionari quali i Capi di Stato o i diplomatici, motivo per il quale è riconosciuto in termini generali che «così come lo Stato sovrano non può essere sottoposto a leggi di un altro Stato né giudicato da esse», nemmeno può «essere sottoposto a leggi straniere né giudicato da tribunali stranieri il principale rappresentante di quella sovranità statale, il Capo di Stato in carica».
Questo principio incontestabile è così ampiamente rispettato, che la legislazione si occupa solo di disciplinare le sue rare eccezioni, come la rinuncia espressa. Così, l’Articolo 98 dello Statuto di Roma della Corte Penale Internazionale dispone:
Articolo 98. Cooperazione con riguardo alla rinuncia all’immunità e consenso alla consegna:
1. La Corte non darà corso a una richiesta di consegna o di assistenza in virtù della quale lo Stato richiesto debba agire in modo incompatibile con gli obblighi che gli impone il diritto internazionale con riguardo all’immunità di uno Stato o all’immunità diplomatica di una persona o di un bene di un terzo Stato, a meno che la Corte ottenga anteriormente la cooperazione di quel terzo Stato per la rinuncia all’immunità.
Ovviamente, per il criminale sequestro di Nicolás Maduro non ci fu previa cooperazione dello Stato per la rinuncia dell’immunità. Chi nega la condizione immune del legittimo presidente Nicolás Maduro e di sua moglie, la deputata Cilia Flores, nega altresì la sovranità della Repubblica Bolivariana di Venezuela.
Si obietterà che l’Esecutivo USA non riconosce tale condizione di supremo mandatario legittimo, ma una notizia della CNN del 12 marzo 2026 informa che il presidente USA «riconobbe formalmente l’attuale governo venezuelano». «In effetti, li abbiamo riconosciuti legalmente», affermò il mandatario.
Ed è un fatto innegabile che la condizione di vicepresidentessa di Delcy Rodríguez, che l’ha abilitata a esercitare poi come Presidentessa Incaricata, proviene esattamente dalla stessa fonte della presidenza di Maduro: le elezioni del 2024. Entrambe le cariche sono legittimate dallo stesso fatto: accettare la validità dell’una è ammettere quella di entrambe. Se il Governo USA negasse la piena validità di dette elezioni, invece di riconoscere legalmente il governo di Rodríguez, avrebbe dovuto riconoscere il candidato che l’opposizione presenta come vincitore in esse, Edmundo González Urrutia. Ma i complessi sistemi di spionaggio settentrionali devono aver smentito l’infondatezza.
Mancanti di argomenti per sostenere l’assurdo che i Capi di Stati sovrani possano essere sequestrati e giudicati dalle leggi e dai tribunali di altri Stati diversi, i rapitori del Primo Mandatario ricorrono a espedienti che angosciano per la loro miseria morale: bloccare i fondi per pagare la sua difesa, in violazione scandalosa del Sesto Emendamento della Costituzione degli Stati Uniti d’America.
Sesto Emendamento: In ogni causa penale, l’imputato godrà del diritto di essere giudicato pubblicamente ed rapidamente, da una giuria imparziale dello Stato e distretto in cui il reato si sia commesso, distretto che sarà stato determinato precedentemente dalla legge; così come di essere informato sulla natura e causa dell’accusa; di essere confrontato con i testimoni a suo carico; di ottenere la comparizione di testimoni a suo favore e di contare con l’aiuto di Consulenza Legale per la sua difesa.
Ma Maduro non è giudicato «rapidamente», ma con inspiegabili ritardi; nemmeno lo è «da giurie dello Stato e distretto in cui il (presunto) reato si sia commesso (Venezuela)», e si bloccano i fondi per pagare la sua difesa.
Non si tratta di un processo, ma di una farsa, e come tale priva di effetti.
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Luis Britto García, Venezuelano, storico e scrittore
El presidente Maduro goza de inmunidad
El presidente Nicolás Maduro goza de inmunidad en razón de su cargo. Esta condición está indisolublemente ligada a los conceptos de soberanía e inmunidad jurisdiccional, fundamentos de la teoría política y del derecho constitucional e internacional.
En efecto, desde la Paz de Westfalia en 1648, devinieron conceptos universalmente aceptados en las relaciones internacionales el de soberanía exclusiva de cada Estado en su propio territorio, y el de inmunidad, o no injerencia de cada Estado en los asuntos internos de los demás.
Examinemos dichos conceptos. La soberanía es el derecho absoluto y perpetuo de un Estado de darse sus propias leyes, aplicarlas con sus propios órganos y decidir de acuerdo con sus leyes y a través de sus propios tribunales las controversias que tal aplicación pudiere suscitar.
Tan fundamental es el concepto de soberanía, que la Constitución Bolivariana de las República de Venezuela lo incluye dentro de los Principios Fundamentales que la rigen:
Artículo 1. °
La República Bolivariana de Venezuela es irrevocablemente libre e independiente y fundamenta su patrimonio moral y sus valores de libertad, igualdad, justicia y paz internacional en la doctrina de Simón Bolívar, el Libertador.
Son derechos irrenunciables de la Nación la independencia, la libertad, la soberanía, la inmunidad, la integridad territorial y la autodeterminación nacional.
De hecho, varios de los principios enunciados en dicho Artículo 1, tales como la libertad, la integridad territorial y la autodeterminación nacional, son manifestaciones de la soberanía. También lo es, y muy fundamental, la inmunidad: «el soberano derecho de decidir las controversias sobre materias de interés público nacional de acuerdo con las propias leyes y con sus propios tribunales». Así, el Artículo 151 de la Carta Magna dispone:
Artículo 151. °
En los contratos de interés público, si no fuere improcedente de acuerdo con la naturaleza de los mismos, se considerará incorporada, aun cuando no estuviere expresa, una cláusula según la cual las dudas y controversias que puedan suscitarse sobre dichos contratos y que no llegaren a ser resueltas amigablemente por las partes contratantes, serán decididas por los tribunales competentes de la República, de conformidad con sus leyes, sin que por ningún motivo ni causa puedan dar origen a reclamaciones extranjeras.
Dicho artículo consagra un principio fundamental de la soberanía: si se cede a poderes externos la facultad de decidir sobre las cuestiones de interés público, esos tribunales foráneos «podrían destruir la estructura y la existencia de la República».
Una junta arbitral extranjera expidió el fallo que hasta hoy nos despoja de la Guayana Esequiba. Todas las instancias a las que antes sometíamos nuestras controversias sobre materias de interés público, como el Centro Internacional de Arreglo de Diferencias sobre las Inversiones (Ciadi) del Banco Mundial (BM), o la Corte Internacional de la Organización de Estados Americanos (OEA), sentenciaban sistemáticamente en contra nuestra.
Pero, ¿qué es el interés público? Es el conjunto de materias que afectan las competencias, funciones y desempeño de los poderes públicos definidas por la Constitución y las leyes, y que por tanto «no pueden ser anuladas, soslayadas, ignoradas, transadas, negociadas, vendidas o cedidas por un pacto con particulares o con otros entes soberanos o dependientes de ellos».
Si un cuerpo político no puede darse sus propias leyes, aplicarlas con sus propios órganos, o decidir con sus tribunales y de acuerdo con sus propias leyes las controversias que tal aplicación pudiera suscitar, de hecho no tiene soberanía, y por tanto tampoco la condición de Estado.
La soberanía es un principio que actúa a través de funcionarios tales como los Jefes de Estado o los diplomáticos, motivo por el cual es reconocido en términos generales que «así como el Estado soberano no puede ser sometido a leyes de otro Estado ni juzgado por ellas», tampoco puede «ser sometido a leyes foráneas ni juzgado por tribunales extranjeros el principal representante de esa soberanía estatal, el Jefe de Estado en funciones».
Este principio incontestable es tan ampliamente respetado, que la legislación solo se ocupa de pautar sus raras excepciones, como la renuncia expresa. Así, el Artículo 98 del Estatuto de Roma de la Corte Penal Internacional dispone:
Artículo 98. Cooperación con respecto a la renuncia a la inmunidad y consentimiento a la entrega:
- La Corte no dará curso a una solicitud de entrega o de asistencia en virtud de la cual el Estado requerido deba actuar en forma incompatible con las obligaciones que le imponga el derecho internacional con respecto a la inmunidad de un Estado o la inmunidad diplomática de una persona o un bien de un tercer Estado, salvo que la Corte obtenga anteriormente la cooperación de ese tercer Estado para la renuncia a la inmunidad.
Obviamente, para el criminal secuestro de Nicolás Maduro no hubo previa cooperación del Estado para la renuncia de la inmunidad. Quien niegue la condición inmune del legítimo presidente Nicolás Maduro y de su señora esposa, diputada Cilia Flores, niega asimismo la soberanía de la República Bolivariana de Venezuela.
Se alegará que el Ejecutivo estadounidense no reconoce tal condición de supremo mandatario legítimo, pero noticia de CNN de 12 de marzo de 2026 informa que el presidente de los Estados Unidos «reconoció formalmente al actual gobierno venezolano». «De hecho, los hemos reconocido legalmente», afirmó el mandatario.
Y es un hecho innegable que la condición de vicepresidenta de Delcy Rodríguez, que la habilitó para ejercer luego de Presidenta Encargada, viene exactamente de la misma fuente que la presidencia de Maduro: las elecciones de 2024. Ambos cargos son legitimados por el mismo hecho: aceptar la validez de uno es admitir la de ambos. Si el Gobierno estadounidense negara la plena validez de dichos comicios, en lugar de reconocer legalmente el gobierno de Rodríguez, debería haber reconocido al candidato que la oposición presenta como ganador en ellos, Edmundo González Urrutia. Pero los complejos sistemas de espionaje norteños deben haber desmentido el infundio.
Faltos de argumentos para sostener el absurdo de que los Jefes de Estados soberanos pueden ser secuestrados y juzgados por las leyes y tribunales de otros Estados distintos, los raptores del Primer Mandatario recurren a artimañas que angustian por su miseria moral: bloquear los fondos para pagar su defensa, en violación escandalosa de la Sexta Enmienda de la Constitución de los Estados Unidos de América.
Enmienda Sexta: En toda causa criminal, el acusado gozará del derecho de ser juzgado pública y expeditamente, por un jurado imparcial del Estado y distrito en que el delito se haya cometido, distrito que habrá sido determinado previamente por la ley; así como de ser informado sobre la naturaleza y causa de la acusación; que se le caree con los testigos en su contra; que se obligue a comparecer a los testigos en su favor y de contar con la ayuda de Asesoría Legal para su defensa.
Pero Maduro no es juzgado «expeditamente», sino con inexplicables retrasos; tampoco lo es «por jurados del Estado y distrito en que el (supuesto) delito se haya cometido (Venezuela), y se bloquean los fondos para pagar su defensa».
No se trata de un juicio, sino de una farsa, y como tal carece de efectos.
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Luis Britto García Venezolano, historiador y escritor

