“Cuba ha bisogno di 8 navi al mese per risolvere il deficit di carburante”
Il titolare del MINEM, Vicente de la O Levy, è comparso alla Mesa Redonda per spiegare la situazione reale del Sistema Elettro-Energetico Nazionale. Non ha nascosto nulla: ha riconosciuto i blackout, ha dettagliato l’impatto “brutale” del blocco energetico, ha informato sul recupero delle capacità di generazione e ha chiarito perché l’arrivo della nave russa non è la soluzione magica. “Servono otto navi al mese”, ha sentenziato. Ha anche annunciato obiettivi ambiziosi: passare dall’attuale 10% di energie rinnovabili al 24% nel 2030 e al 100% nel 2050.
All’inizio del suo intervento alla Mesa Redonda, il ministro dell’Energia e delle Miniere, Vicente de la O Levy, ha spiegato che, alla fine del 2024, durante una riunione dell’Ufficio Politico tenutasi a novembre, è stata valutata in profondità la complessa situazione energetica che il Paese stava attraversando e le capacità tecnologiche esistenti. Sulla base di quell’analisi, si è deciso di incorporare nel programma di governo una strategia integrale per il recupero del Sistema Elettro-Energetico Nazionale (SEN), incentrata essenzialmente su soluzioni proprie e sul massimo sfruttamento delle risorse disponibili a Cuba.
Nel corso del 2025 è iniziata l’esecuzione di quel programma. Da gennaio sono state avviate diverse linee di lavoro volte ad aumentare la generazione elettrica, recuperare le capacità installate e avanzare verso una matrice energetica più solida e diversificata.
Nonostante i blackout, il 2025 è stato un anno di ripresa
Tra le priorità definite c’era l’incorporazione della generazione termica tramite riparazioni capitali e manutenzioni nelle unità termoelettriche, così come il rafforzamento della generazione distribuita. Su quest’ultimo punto, ha ricordato che, sebbene dipenda dal carburante importato, il suo ruolo è decisivo per la stabilità del sistema e per la risposta alle contingenze. In quel momento, la generazione distribuita disponeva a malapena di circa 350 megawatt, nonostante il Paese avesse quasi 3000 megawatt installati tra motori diesel e olio combustibile. La causa principale di questa bassa disponibilità era la mancanza di pezzi di ricambio e le limitazioni finanziarie per acquistarli.
I risultati non hanno tardato a vedersi. Alla fine del 2025, la generazione distribuita superava i 1000 megawatt disponibili. Questa ripresa ha mostrato tutta la sua importanza durante l’impatto del ciclone che ha colpito l’est di Cuba alla fine dello scorso anno. Province come Granma, Guantánamo, Holguín e parte di Las Tunas sono rimaste scollegate dal SEN, ma hanno potuto sostenere i servizi vitali grazie al supporto della generazione distribuita.
De la O Levy ha spiegato che sono stati fatti progressi anche nel recupero di unità termiche strategiche: il rientro in servizio dell’unità numero 3 della termoelettrica Céspedes, così come dell’unità numero 5 della centrale di Renté, a Santiago di Cuba.
Un altro fronte essenziale è stato l’incremento della generazione basata sul gas nazionale. Sono stati perforati nuovi pozzi petroliferi, che hanno permesso di aumentare considerevolmente la produzione di gas associato utilizzato nella generazione elettrica. A suo avviso, questo è stato uno dei salti più significativi raggiunti durante il 2025. “Abbiamo finito l’anno in condizioni migliori di come lo abbiamo iniziato”, ha affermato.
Ha ugualmente evidenziato il progresso raggiunto nelle fonti rinnovabili di energia. Cuba ha iniziato il 2025 con una partecipazione vicina al 3% di queste fonti all’interno della matrice elettrica nazionale e ha concluso l’anno con circa il 10%. Questo incremento di sette punti percentuali in soli dodici mesi rappresenta un salto molto rilevante per qualsiasi sistema elettro-energetico.
Il difficile bilancio: proteggere l’economia mentre mancano 1800 MW
Il ministro ha spiegato che, insieme alle azioni tecniche, il Paese ha preso decisioni strategiche per sostenere l’economia nazionale in mezzo a uno scenario estremamente complesso. Dopo un’analisi rigorosa, si è deciso di prioritizzare i settori produttivi legati all’alimentazione della popolazione, alla generazione di valuta estera e alle esportazioni. Tra la fine di dicembre e gennaio, sono stati protetti 631 circuiti elettrici in tutto il territorio nazionale, che potevano essere interrotti solo in situazioni estreme. Questi circuiti hanno richiesto più di 800 megawatt di potenza durante quel periodo.
Il ministro ha riconosciuto che, se questi circuiti non fossero stati protetti, quell’energia avrebbe potuto essere destinata al consumo residenziale. Tuttavia, ha spiegato che si è trattato di un bilancio necessario per impedire una maggiore paralisi economica. Grazie a questa decisione, è stato possibile mantenere attività essenziali come l’irrigazione agricola, la produzione di tabacco e altri processi ad alto consumo elettrico. Ha ricordato che tra i maggiori consumatori di elettricità a Cuba c’è il sistema delle Risorse Idrauliche, specialmente per il pompaggio dell’acqua, seguito molto da vicino dall’agricoltura.
2026: consolidare quanto raggiunto e sostenere le capacità recuperate
De la O Levy ha spiegato che una delle priorità immediate del programma di governo per il 2026 è consolidare quanto raggiunto nel SEN e sostenere le capacità recuperate durante l’anno precedente. La strategia attuale non si concentra unicamente sulla crescita, ma sul mantenere operative le capacità incorporate, garantire la manutenzione delle unità generatrici e continuare a rafforzare le principali fonti energetiche del Paese.
Tra i risultati recenti ha menzionato un leggero incremento della generazione distribuita, che oggi conta 1114 megawatt disponibili. Questa crescita è stata possibile grazie all’arrivo di pezzi, ricambi e componenti che hanno permesso di rimettere in funzione motori e capacità che erano fuori servizio.
Un’altra linea essenziale del programma è continuare ad aumentare la produzione nazionale di gas, risorsa chiave per la generazione elettrica, così come continuare a progredire nello sviluppo delle energie rinnovabili. In quest’ambito ha evidenziato un punto strategico per quest’anno: l’incorporazione di sistemi di accumulo di energia. Ha spiegato che le risorse necessarie si trovano già a Cuba, sono in fase di installazione e fanno parte delle azioni previste all’interno del programma governativo. L’accumulo energetico permetterà di sfruttare meglio la generazione solare e di disporre di riserva nelle ore notturne o di massima domanda.
Il greggio cubano: la produzione si era fermata e ora inizia a crescere
Il ministro ha riconosciuto l’enorme sforzo realizzato dall’Unione Cuba-Petrolio (CUPET) per ridurre la dipendenza esterna del Paese. Ha ricordato che normalmente si associa la dipendenza dalle importazioni a diesel, benzina o olio combustibile, ma Cuba dipendeva anche dall’importazione di greggio destinato alle termoelettriche. Uno dei risultati più importanti è stato fermare il calo sostenuto che la produzione petrolifera cubana trascinava da anni. Il Paese arrivò a produrre circa 4,2 milioni di tonnellate equivalenti di carburante e successivamente scese fino a circa 2,2 milioni. “Abbiamo fermato il decremento e possiamo già dire che stiamo crescendo”, ha affermato. Ha precisato che durante l’anno scorso questo freno è stato decisivo, mentre nell’anno in corso si osserva già una crescita sia nel petrolio che nel gas.
Ha spiegato che il calo produttivo è stato strettamente legato alla mancanza di finanziamenti. Produrre petrolio richiede strumenti, attrezzature industriali, trasporti, tubature, valvole, batterie, pneumatici e altri input che hanno subito forti restrizioni. “Se non ci fosse stato greggio cubano per alimentare le termoelettriche e gas nazionale per integrare la generazione, il paese avrebbe affrontato blackout di una magnitudine molto maggiore”, ha avvertito.
Il blocco energetico: “brutale” e con esempi concreti
Il ministro ha definito “brutale” il danno del blocco energetico alla vita nazionale. Ha offerto esempi concreti. Uno di essi è stato legato all’avvio dell’unità numero 4 della termoelettrica Carlos Manuel de Céspedes, a Cienfuegos. Cuba non ha potuto accedere a un’applicazione informatica indispensabile per calibrare l’unità, metterla a punto ed eseguire l’avvio finale del gruppo generatore. Di fronte a questo rifiuto, è stato necessario sviluppare un’alternativa nazionale con la partecipazione dell’industria militare, del Ministero dell’Industria, degli specialisti del Gruppo dell’Elettronica e dei tecnici dell’Unione Elettrica.
Un altro caso menzionato è stato quello della centrale termoelettrica di Guiteras. Dopo l’acquisto di società di costruzioni da parte di compagnie USA, Cuba ha dovuto superare molteplici ostacoli per accedere all’assistenza tecnica e ai servizi specializzati. Ha raccontato persino situazioni in cui specialisti stranieri, già presenti a Cuba, hanno ricevuto l’ordine di tornare immediatamente dopo una telefonata. “Così ci sono centinaia e centinaia di esempi”, ha affermato, insistendo sul fatto che la ripresa energetica cubana si è basata essenzialmente sulla sovranità tecnologica e sul talento nazionale.
La nave russa: 100000 tonnellate di greggio, 48 ore per raffinare e una logistica ad alto stress
Il ministro ha ringraziato profondamente la Federazione Russa per la fornitura di 100000 tonnellate di greggio da raffinare. Ma ha immediatamente spiegato una difficoltà iniziale: la nave che trasportava il greggio non può entrare nella baia di Cienfuegos, dove si trova la raffineria più efficiente del paese. “È stato necessario sbarcarlo — ha precisato —, cioè, in un altro porto, trasbordarlo su un’altra nave e poi portarlo a Cienfuegos. Questo richiede tempo”.
De la O Levy ha affrontato una domanda ricorrente: perché comprare greggio invece di diesel, olio combustibile o benzina? La sua risposta è stata categorica: “Il greggio economicamente è la cosa più vantaggiosa”. Ha spiegato che raffinando il greggio si ottengono benzina, olio combustibile per la generazione elettrica e per l’economia, diesel per entrambi gli scopi, e un po’ di gas di petrolio liquefatto. Se ciascuno di questi prodotti fosse importato separatamente, sarebbero navi diverse, noli diversi, e i prezzi risulterebbero più elevati.
Sui tempi: “Dopo 48 ore hai già il prodotto finito”, ha confermato. Ma una volta raffinato, la logistica è tornata a essere un ostacolo. L’olio combustibile che esce dalla raffinazione deve andare a Mariel e a Moa, e non può essere trasportato su strada, ma via nave. “Servono otto navi al mese”, ha affermato. Ha fatto il calcolo: alla fine sono 5 milioni di tonnellate di carburante necessarie oltre la produzione nazionale.
Rotazione dei circuiti, sargassi e uscite impreviste: perché non c’è equità perfetta
Il ministro non ha eluso una domanda ricorrente: perché la mia provincia ha così tante interruzioni e altre meno? Ha definito il tema “estremamente complesso”. Ha spiegato che dalla direzione nazionale si pianifica quanto ogni provincia deve spegnere, ma è ogni provincia che, con la sua conoscenza della realtà locale, decide la pianificazione dei propri circuiti. Non ci sono due province uguali dal punto di vista elettrico: ognuna ha una domanda diversa, un numero diverso di circuiti da proteggere, un consumo diverso. Ha fatto un esempio: se una provincia ha un gran numero di circuiti che non possono essere spenti (per ospedali, impianti vitali o di sicurezza), allora i restanti circuiti spegnibili vengono colpiti di più.
Inoltre, l’imprevedibile è sempre presente. Ha fatto l’esempio dei sargassi che ostruiscono i filtri delle prese d’acqua di Energás. “Chi può pianificare i sargassi?”. Anche l’uscita imprevista di un’unità termoelettrica cambia tutta la pianificazione. “Se avessimo avuto carburante e potessimo consumare il 100% di ciò di cui abbiamo bisogno, sarebbe molto meglio. Stiamo generando il 50% della possibilità”, ha concluso.
Parchi solari: perché è diminuita la generazione e quando tornerà a salire
De la O Levy ha dedicato ampio spazio a spiegare il comportamento dei parchi solari fotovoltaici. In un momento si è raggiunto un record di 900 MW di generazione solare nell’ora di punta, e poi questa cifra è scesa fino a circa 500 MW. La risposta ha a che fare con le condizioni del sistema. Quando sono stati raggiunti i 900 MW, erano ancora in funzione le generazioni di Moa e Las Patanas. Quando sono stati ritirati Mariel, Moa e Las Patanas, la partecipazione percentuale delle rinnovabili ha continuato a crescere — fino a superare il 60% —, ma non perché ci fosse più sole, ma perché il resto del sistema si era ridotto. “Questo non è negativo per il sistema. Ciò che è ancora incompleto è che non abbiamo le batterie”, ha spiegato.
La soluzione a lungo termine sono le batterie di accumulo di energia, che rispondono in millisecondi a qualsiasi fluttuazione. Le risorse sono a Cuba. Si sta già lavorando sul primo impianto da 50 MW. Con 100 MW di batterie (due impianti), “c’è una robustezza totale”. D’ora in poi, i nuovi parchi che verranno inaugurati — 15 impianti più piccoli, tra 5 e 21 MW — verranno ciascuno con la propria batteria e sottostazione.
Gas liquefatto: solo per centri vitali
A Cuba, tra il 75 e l’80% del gas che si consuma viene importato, a prezzi alti, ed è anch’esso colpito dal blocco energetico. La produzione nazionale è di circa 25 o 30 tonnellate giornaliere. Questo gas è destinato prioritariamente ai centri vitali dell’economia: ospedali che necessitano di gas per cucinare il cibo dei pazienti, centri di elaborazione di cibo concentrato per grandi folle, e produttori strategici che usano gas nei loro forni e attrezzature. “Non abbiamo accesso ai finanziamenti perché questo blocco ora è inasprito, ma sono molti anni che non possiamo accedere a finanziamenti, pezzi di ricambio, a nulla”, ha concluso.
Incendio e recupero di Felton 2: 250 MW che non si fermano
Edier Guzmán Pacheco, direttore della Generazione Termica, ha spiegato le interruzioni e il cronoprogramma di recupero della termoelettrica Felton 2, un’unità strategica per la sua capacità di consumare greggio nazionale. “Abbiamo avuto un incendio nella caldaia del Blocco Nº 2 di Felton”, ha confermato. L’incendio ha colpito una struttura specifica, causando una limitazione significativa della generazione di 250 MW. Data la magnitudine dei danni, si è deciso di intraprendere un complesso processo di ricostruzione. La fabbricazione della nuova struttura è in corso nella provincia di Las Tunas.
Il titolare del MINEM ha sottolineato l’importanza strategica di questa unità: “La ricostruzione di quella macchina non si è fermata e non ci siamo fermati nell’agire su di essa per poterla incorporare nel sistema, poiché è una macchina che consuma greggio nazionale e ci dà indipendenza e sovranità”, ha affermato.
Transizione energetica: dal 10% al 100% rinnovabile nel 2050
Il ministro ha approfondito l’evoluzione della Politica per l’Energia Rinnovabile e l’Efficienza Energetica, approvata nel 2014. A partire dal 2024 e 2025, questa politica è concepita come un processo di investimento e una trasformazione culturale completa. Ha delineato le tre fasi:
-Raggiungere il 24% di penetrazione delle energie rinnovabili nel 2030 (oggi si stima sia al 10%, con un obiettivo del 15% per quest’anno).
-Entro il 2035, raggiungere il 40%, il che permetterebbe di eliminare l’importazione di combustibili.
-Verso il 2050, la sovranità totale con il 100% di energia rinnovabile.
Per stimolare questo cambio, ha annunciato un pacchetto di misure approvate, includendo l’esenzione dalle tasse doganali per l’importazione di attrezzature per energie rinnovabili e benefici fiscali per 8 anni per coloro che realizzeranno investimenti nel settore. Inoltre, verranno migliorati i prezzi di acquisto delle eccedenze di elettricità generate da fonti rinnovabili.
Copertura per i più vulnerabili: medici, insegnanti e bambini elettrodipendenti
Il ministro ha dettagliato la priorizzazione realizzata dalla direzione del Paese per la distribuzione di sistemi fotovoltaici su piccola scala (come quelli popolarmente noti come “EcoFlow”):
*171 bambini elettrodipendenti assistiti per primi, e successivamente altri 263, inclusi neonati.
*Il 100% dei poliambulatori ha almeno due kilowatt di energia rinnovabile.
*Anche il 100% delle imprese di pompe funebri, case famiglia e case per anziani dispone di protezione.
*207 dei 240 centri di comunicazione dispongono di sistemi rinnovabili, garantendo il funzionamento delle emittenti radiofoniche municipali.
“Se ti organizzi bene, puoi persino cucinare con la pentola a pressione, spegni per un po’ la TV, spegni un po’ il ventilatore e cucini con la pentola a pressione. E ha alleviato moltissimo quelle famiglie”, ha esemplificato.
Parole finali: “Questo non è più solo un lavoro dell’Unione Elettrica”
Nelle sue parole finali, il Ministro ha inviato un messaggio di ottimismo e un appello alla partecipazione collettiva: “Ci resta molto lavoro da fare. Praticamente stiamo iniziando. Questo non è più solo un lavoro dell’Unione Elettrica… è di tutti, qui ci sono i governi, qui c’è il Partito, qui ci sono le istituzioni, i privati, persone che si offrono volontarie per installare… è un bel processo che si sta realizzando in mezzo a questa crisi”, ha concluso.
Articolo basato sulla comparizione del ministro dell’Energia e delle Miniere, Vicente de la O Levy, alla Mesa Redonda del 22 aprile 2026, pubblicata da Cubadebate.
Ministro de Energía: “Ocho barcos mensuales necesita Cuba para resolver el déficit de combustible”
El titular del MINEM, Vicente de la O Levy, compareció en la Mesa Redonda para explicar la situación real del Sistema Electroenergético Nacional. No ocultó nada: reconoció los apagones, detalló el impacto “brutal” del bloqueo energético, informó sobre la recuperación de capacidades de generación y aclaró por qué la llegada del barco ruso no es la solución mágica. “Se necesitan ocho barcos mensuales”, sentenció. También anunció metas ambiciosas: del 10% de energías renovables actual al 24% en 2030 y al 100% en 2050.
Al iniciar su intervención en la Mesa Redonda, el ministro de Energía y Minas, Vicente de la O Levy, explicó que, a finales de 2024, durante una reunión del Buró Político celebrada en noviembre, se evaluó con profundidad la compleja situación energética que atravesaba el país y las capacidades tecnológicas existentes. A partir de ese análisis, se decidió incorporar al programa de gobierno una estrategia integral para la recuperación del Sistema Electroenergético Nacional (SEN) , centrada esencialmente en soluciones propias y en el aprovechamiento máximo de los recursos disponibles en Cuba.
Durante 2025 comenzó la ejecución de ese programa. Desde enero se pusieron en marcha varias líneas de trabajo dirigidas a incrementar la generación eléctrica, recuperar capacidades instaladas y avanzar hacia una matriz energética más sólida y diversificada.
A pesar de los apagones, 2025 fue un año de recuperación
Entre las prioridades definidas estuvo la incorporación de generación térmica mediante reparaciones capitales y mantenimientos en unidades termoeléctricas, así como el fortalecimiento de la generación distribuida. Sobre este último punto, recordó que, aunque depende del combustible importado, su papel es decisivo en la estabilidad del sistema y en la respuesta ante contingencias. En ese momento, la generación distribuida apenas disponía de unos 350 megawatts, pese a contar el país con cerca de 3.000 megawatts instalados entre motores diésel y fuel oil. La principal causa de esa baja disponibilidad era la falta de piezas de repuesto y las limitaciones financieras para adquirirlas.
Los resultados no tardaron en apreciarse. Al cierre de 2025 la generación distribuida superaba los 1.000 megawatts disponibles. Esa recuperación mostró toda su importancia durante el impacto del ciclón que afectó el oriente cubano a finales del año pasado. Provincias como Granma, Guantánamo, Holguín y parte de Las Tunas permanecieron desconectadas del SEN, pero pudieron sostener servicios vitales gracias al respaldo de la generación distribuida.
De la O Levy explicó que también se avanzó en la recuperación de unidades térmicas estratégicas: la reincorporación de la unidad número 3 de la termoeléctrica Céspedes, así como la unidad número 5 de la central de Renté, en Santiago de Cuba.
Otro frente esencial fue el incremento de la generación basada en gas nacional. Se perforaron nuevos pozos petroleros, lo que permitió elevar de manera considerable la producción de gas acompañante utilizado en la generación eléctrica. A su juicio, este fue uno de los saltos más significativos logrados durante 2025. “Terminamos el año en mejores condiciones que como lo comenzamos”, afirmó.
Igualmente destacó el avance alcanzado en las fuentes renovables de energía. Cuba inició 2025 con una participación cercana al 3% de estas fuentes dentro de la matriz eléctrica nacional y concluyó el año con alrededor del 10% . Ese incremento de siete puntos porcentuales en solo doce meses representa un salto muy relevante para cualquier sistema electroenergético.
El difícil balance: proteger la economía mientras faltan 1.800 MW
El ministro explicó que, junto a las acciones técnicas, el país tomó decisiones estratégicas para sostener la economía nacional en medio de un escenario extremadamente complejo. Tras un análisis riguroso se decidió priorizar sectores productivos vinculados con la alimentación de la población, la generación de divisas y las exportaciones. Entre finales de diciembre y enero fueron protegidos 631 circuitos eléctricos en todo el territorio nacional, que solo podían ser afectados en situaciones extremas. Esos circuitos demandaron más de 800 megawatts de potencia durante ese período.
El ministro reconoció que, de no haberse protegido esos circuitos, esa energía habría podido destinarse al consumo residencial. Sin embargo, explicó que se trató de un balance necesario para impedir una mayor paralización económica. Gracias a esa decisión, pudieron mantenerse actividades esenciales como el riego agrícola, la producción tabacalera y otros procesos intensivos en consumo eléctrico. Recordó que entre los mayores consumidores de electricidad en Cuba se encuentra el sistema de Recursos Hidráulicos, especialmente por el bombeo de agua, seguido muy de cerca por la agricultura.
2026: consolidar lo alcanzado y sostener las capacidades recuperadas
De la O Levy explicó que una de las prioridades inmediatas del programa de gobierno para 2026 es consolidar lo alcanzado en el SEN y sostener las capacidades recuperadas durante el año anterior. La estrategia actual no se centra únicamente en crecer, sino en mantener operativas las capacidades incorporadas, garantizar el mantenimiento de las unidades generadoras y continuar fortaleciendo las principales fuentes de energía del país.
Entre los resultados recientes mencionó un ligero incremento de la generación distribuida, que suma hoy 1.114 megawatts disponibles. Ese crecimiento fue posible gracias a la llegada de piezas, repuestos y componentes que permitieron reincorporar motores y capacidades que permanecían fuera de servicio.
Otra línea esencial del programa es continuar aumentando la producción nacional de gas, recurso clave para la generación eléctrica, así como seguir avanzando en el desarrollo de las energías renovables. En ese ámbito destacó un punto estratégico para este año: la incorporación de sistemas de acumulación de energía. Explicó que los recursos necesarios ya se encuentran en Cuba, están en fase de instalación y forman parte de las acciones previstas dentro del programa gubernamental. La acumulación energética permitirá aprovechar mejor la generación solar y disponer de respaldo en horarios nocturnos o de máxima demanda.
El crudo cubano: la producción se detuvo y ahora empieza a crecer
El ministro reconoció el enorme esfuerzo realizado por la Unión Cuba-Petróleo (Cupet) para reducir la dependencia externa del país. Recordó que normalmente se asocia la dependencia de importaciones al diésel, la gasolina o el fuel oil, pero Cuba también dependía de la importación de crudo destinado a las termoeléctricas. Uno de los logros más importantes fue detener la caída sostenida que arrastraba la producción petrolera cubana desde hacía años. El país llegó a producir alrededor de 4,2 millones de toneladas equivalentes de combustible y posteriormente descendió hasta cerca de 2,2 millones. “Se detuvo el decrecimiento y ya podemos decir que estamos creciendo”, afirmó. Precisó que durante el año pasado ese freno fue decisivo, mientras que en el presente año ya se observa crecimiento tanto en petróleo como en gas.
Explicó que la caída productiva estuvo estrechamente vinculada a la falta de financiamiento. Producir petróleo requiere herramientas, equipamiento industrial, transporte, tuberías, válvulas, baterías, neumáticos y otros insumos que también sufrieron fuertes restricciones. “Si no hubiera crudo cubano para alimentar las termoeléctricas y gas nacional para complementar la generación, el país habría enfrentado apagones de una magnitud mucho mayor”, advirtió.
El bloqueo energético: “brutal” y con ejemplos concretos
El ministro calificó como “brutal” el daño del bloqueo energético a la vida nacional. Ofreció ejemplos concretos. Uno de ellos estuvo relacionado con la puesta en marcha de la unidad número 4 de la termoeléctrica Carlos Manuel de Céspedes, en Cienfuegos. Cuba no pudo acceder a una aplicación informática imprescindible para calibrar la unidad, ponerla a punto y ejecutar el arranque final del bloque generador. Ante esa negativa, fue necesario desarrollar una alternativa nacional con la participación de la industria militar, el Ministerio de Industrias, especialistas del Grupo de la Electrónica y técnicos de la Unión Eléctrica.
Otro caso mencionado fue el de la central termoeléctrica de Guiteras. Tras la compra de empresas constructoras por compañías estadounidenses, Cuba ha debido sortear múltiples obstáculos para acceder a asistencia técnica y servicios especializados. Relató incluso situaciones en las que especialistas extranjeros, ya presentes en Cuba, recibieron órdenes de regresar de inmediato tras una llamada telefónica. “Así hay cientos y cientos de ejemplos”, afirmó, al insistir en que la recuperación energética cubana se ha basado esencialmente en la soberanía tecnológica y en el talento nacional.
El barco ruso: 100.000 toneladas de crudo, 48 horas para refinar y una logística de alto estrés
El ministro agradeció profundamente a la Federación de Rusia por el suministro de 100.000 toneladas de crudo para refinar. Pero de inmediato explicó una dificultad inicial: el buque que transportaba el crudo no puede entrar en la bahía de Cienfuegos, donde se encuentra la refinería más eficiente del país. “Hubo que desbloquearlo —precisó—, es decir, en otro puerto, alijarlo hacia otro barco y llevarlo entonces hacia Cienfuegos. Eso lleva un tiempo”.
De la O Levy abordó una pregunta recurrente: ¿por qué comprar crudo en lugar de diésel, fuel o gasolina? Su respuesta fue categórica: “El crudo económicamente es lo más viable”. Explicó que al refinar el crudo se obtiene gasolina, fuel para la generación eléctrica y para la economía, diésel para ambos fines, y un poquito de gas licuado de petróleo. Si cada uno de esos productos se importara por separado, serían barcos diferentes, fletes diferentes, y los precios resultarían más elevados.
Sobre los tiempos: “A las 48 horas ya tiene el producto terminado”, confirmó. Pero una vez refinado, la logística volvió a ser un escollo. El fuel que sale de la refinación debe ir a Mariel y a Moa, y no puede transportarse por carretera, sino por barco. “Ocho barcos se necesitan mensualmente” , afirmó. Hizo el cálculo: al final son 5 millones de toneladas de combustible que se necesitan por encima de la producción nacional.
Rotación de circuitos, sargazos y salidas imprevistas: por qué no hay equidad perfecta
El ministro no eludió una pregunta recurrente: ¿por qué mi provincia tiene tanta afectación y otras menos? Calificó el tema como “extremadamente complejo”. Explicó que desde el despacho nacional se planifica cuánto tiene que apagar cada provincia, pero es cada provincia la que, con su conocimiento de la realidad local, decide la planificación de sus circuitos. No hay dos provincias iguales eléctricamente: cada una tiene una demanda diferente, una cantidad de circuitos a proteger diferente, un consumo diferente. Puso un ejemplo: si una provincia tiene una gran cantidad de circuitos que no se pueden apagar (por hospitales, instalaciones vitales o de seguridad), entonces los circuitos apagables restantes se afectan más.
Además, lo imprevisible siempre está presente. Puso el ejemplo de los sargazos que obstruyen los filtros de las tomas de agua de Energás. “¿Quién puede planificar lo de los sargazos?”. También la salida imprevista de una unidad termoeléctrica cambia toda la planificación. “Si nosotros hubiéramos tenido combustible y pudiéramos consumir el 100% de lo que necesitamos, fuera muchísimo mejor. Estamos generando el 50% de la posibilidad”, concluyó.
Parques solares: por qué bajó la generación y cuándo volverá a subir
De la O Levy dedicó un amplio espacio a explicar el comportamiento de los parques solares fotovoltaicos. En un momento se llegó a un récord de 900 MW de generación solar en hora pico, y luego esa cifra cayó hasta unos 500 MW. La respuesta tiene que ver con las condiciones del sistema. Cuando se alcanzaron los 900 MW, todavía estaban operando las generaciones de Moa y Las Patanas. Cuando se retiraron Mariel, Moa y las patanas, la participación porcentual de la renovable siguió creciendo —hasta superar el 60%—, pero no porque hubiera más sol, sino porque el resto del sistema se había reducido. “Eso no es malo para el sistema. Lo que está incompleto todavía es que no tenemos las baterías” , explicó.
La solución a largo plazo son las baterías de almacenamiento de energía, que responden en milisegundos a cualquier fluctuación. Los recursos están en Cuba. Ya se trabaja en el primer emplazamiento de 50 MW. Con 100 MW de baterías (dos emplazamientos), “hay una total robustez”. A partir de ahora, los nuevos parques que se inauguren —15 emplazamientos más pequeños, de entre 5 y 21 MW— vendrán cada uno con su propia batería y subestación.
Gas licuado: solo para centros vitales
En Cuba, entre el 75 y el 80% del gas que se consume se importa, a precios altos, y también está afectado por el bloqueo energético. La producción nacional ronda las 25 o 30 toneladas diarias. Ese gas se destina prioritariamente a los centros vitales de la economía: hospitales que necesitan gas para cocinar los alimentos de los pacientes, centros de elaboración de comida concentrada para grandes multitudes, y productores estratégicos que utilizan gas en sus hornos y equipamientos. “No tenemos acceso a financiamiento porque este bloqueo ahora está recrudecido, pero son muchos años para atrás sin poder acceder a financiamiento, a piezas de repuesto, a nada” , concluyó.
Incendio y recuperación de Felton 2: 250 MW que no se detienen
Edier Guzmán Pacheco, director de Generación Térmica, explicó las afectaciones y el cronograma de recuperación de la termoeléctrica Felton 2, una unidad estratégica por su capacidad de consumir crudo nacional. “Nosotros tuvimos un incendio en la caldera del Bloque Nº 2 de Felton” , confirmó. El siniestro afectó una estructura específica, lo que provocó una limitación significativa en la generación de 250 MW. Ante la magnitud de los daños, se decidió acometer un complejo proceso de reconstrucción. La fabricación de la nueva estructura se realiza en la provincia de Las Tunas.
El titular del MINEM subrayó la importancia estratégica de esta unidad: “No se ha detenido la reconstrucción de esa máquina y no se ha parado de hacer acciones sobre ella para poderla incorporar al sistema, toda vez que es una máquina que consume crudo nacional y nos da independencia y soberanía”, afirmó.
Transición energética: del 10% al 100% renovable en 2050
El ministro profundizó en la evolución de la Política de Energía Renovable y Eficiencia Energética, aprobada en 2014. A partir de 2024 y 2025, se concibe esa política como un proceso inversionista y una transformación de cultura completa. Delineó las tres etapas:
-Alcanzar el 24% de penetración de energías renovables en 2030 (hoy se estima en un 10%, con una meta del 15% para este año).
-Para 2035, llegar al 40%, lo que permitiría eliminar la importación de combustibles.
-Hacia 2050, la soberanía total con un 100% de energía renovable.
Para estimular este cambio, anunció un paquete de medidas aprobadas, incluyendo la exoneración de impuestos de aduana para la importación de equipos de energías renovables y beneficios fiscales por 8 años para quienes realicen inversiones en el sector. Además, se mejorarán los precios de compra de los excedentes de electricidad generados por fuentes renovables.
Cobertura a los más vulnerables: médicos, maestros y niños electrodependientes
El ministro detalló la priorización realizada por la dirección del país para la distribución de sistemas fotovoltaicos de pequeña escala (como los conocidos popularmente como “EcoFlow”):
*171 niños electrodependientes atendidos primero, y posteriormente 263 más, incluyendo recién nacidos.
*100% de los policlínicos tienen al menos dos kilowatts de energía renovable.
*100% de las funerarias, hogares maternos y hogares de ancianos también cuentan con protección.
*207 de 240 centros de comunicación cuentan con sistemas renovables, garantizando la operación de emisoras de radio municipales.
“Si te organiza bien, puedes hasta cocinar con la olla de arrocer, apagas un rato el televisor, apagas un poco el ventilador y cocinas con la olla de arrocer. Y ha aliviado muchísimo a esos hogares” , ejemplificó.
Palabras finales: “Este ya no es un trabajo solo de la Unión Eléctrica”
En sus palabras finales, el Ministro envió un mensaje de optimismo y llamado a la participación colectiva: “Nos queda mucho trabajo por hacer. Prácticamente estamos comenzando. Este ya no es un trabajo solo de la Unión Eléctrica… es de todos, aquí están los gobiernos, aquí está el Partido, aquí están las instituciones, los privados, gente que se monta voluntario a instalar… es un proceso bonito que se está llevando a cabo en el medio de esta crisis” , concluyó.
Artículo basado en la comparecencia del ministro de Energía y Minas, Vicente de la O Levy, en la Mesa Redonda del 22 de abril de 2026, publicada por Cubadebate.

