Verso una diplomazia geoeconomica nelle frontiere caribico-andine del Venezuela

Cooperazione su assi multipli e complementarietà

Misión Verdad

La politica estera venezuelana rimane attiva sotto la guida della presidentessa incaricata Delcy Rodríguez ed è entrata in una fase di risultati tangibili. Nelle ultime settimane, una serie di incontri di alto livello con Grenada, Barbados e Colombia evidenziano l’approfondimento dei legami diplomatici e delineano un modello di integrazione basato sulla cooperazione produttiva, sulla sicurezza energetica e su una dottrina di pace sovrana.

Questo nuovo impulso, ancorato alla storia condivisa e alle necessità pratiche, ridefinisce l’inserimento del Venezuela nel tabellone regionale, apparentemente facendo cedere progressivamente l’intreccio di sanzioni internazionali.

Progressi sul fronte caraibico

 

Lo scorso 9 aprile, la mandataria ha effettuato la sua prima visita ufficiale all’estero, la cui destinazione è stata Grenada. L’agenda ha incluso riunioni con il primo ministro Dickon Mitchell, la governatrice generale Cécile La Grenade e autorità parlamentari come Dessima Williams e Leo Cato. L’obiettivo è stato stabilire canali di comunicazione “più diretti” per rafforzare la cooperazione tecnica e politica, dato che è stato incluso un rafforzamento della diplomazia parlamentare.

Gli accordi sono stati multidimensionali e hanno abbracciato sei assi strategici: energia, agricoltura, istruzione, commercio, turismo e trasporti. È stata aggiornata una tabella di marcia bilaterale sottoscritta nel 2025, con enfasi sullo scambio studentesco e sulla creazione di rotte marittime e aeree per facilitare il commercio regionale. In ambito agricolo, il Venezuela ha condiviso esperienze di economia comunale, cercando sinergie per rafforzare la sicurezza alimentare in entrambe le nazioni.

[Mappa politica del Caraibi orientali mostra la vicinanza di Grenada e Barbados con il Venezuela (Foto: Archivio)]

La visita alle Barbados, anch’essa nei Caraibi orientali, si è inquadrata in una strategia di riattivazione dell’influenza venezuelana nella sotto regione, storicamente legata a meccanismi come Petrocaribe. La delegazione venezuelana, composta dal cancelliere Yván Gil e dai ministri degli Idrocarburi, Paula Henao, e del Commercio Estero, Johann Álvarez, ha riflettuto il carattere multisettoriale dell’agenda.

I contatti con il governo guidato da Mia Mottley si iscrivono nella stessa logica di un fronte caraibico che recupera la dottrina di unione regionale promossa storicamente dal Venezuela, ma ora sotto un approccio pragmatico e centrato su progetti concreti di sviluppo.

Questi riavvicinamenti hanno una componente materiale significativa per le nazioni insulari. La cooperazione energetica emerge come la colonna vertebrale di uno scambio dove il Venezuela, possessore di vaste riserve di idrocarburi, offre un’alternativa per la sicurezza di approvvigionamento in una regione altamente dipendente da combustibili importati.

In cambio, si aprono porte per il trasferimento di conoscenze agricole e l’investimento nel settore educativo grenadino, il che configura una relazione di beneficio reciproco che cerca di ridurre le asimmetrie. Il coordinamento non si è limitato a Grenada, dal Venezuela si interpreta questo non solo come diplomazia, ma come la costruzione di un’alleanza strategica per la crescita.

Incontro con Petro: la complementarietà come asse fondamentale

 

Il 24 aprile, Gustavo Petro è diventato il primo capo di Stato a visitare il Venezuela dopo il sequestro del presidente Nicolás Maduro da parte delle forze USA il 3 gennaio. L’incontro al Palazzo di Miraflores ha prioritizzato la sicurezza di frontiera e la cooperazione energetica. Entrambi i mandatari hanno concordato di sviluppare piani militari congiunti e meccanismi immediati di scambio di intelligence per combattere il narcotraffico, l’estrazione mineraria illegale e il contrabbando nei 2219 chilometri di frontiera condivisa.

[Mappa della frontiera colombo-venezuelana (Foto: BBC)]

“Che sappiano i gruppi del narcotraffico (…) che stiamo facendo passi fermi per combattere questi crimini”, ha affermato Rodríguez. Petro, da parte sua, ha sottolineato che la frontiera deve essere “solo per il popolo colombiano e il popolo venezuelano”, libera da “mafie dedite alle economie illegali”.

Dopo più di un decennio di rotture e una frontiera che arrivò a essere un corridoio di economie illecite, l’incontro ha ruotato attorno al progetto di trasformare la porosa linea divisoria in un polo di sviluppo. È stato ripreso il filo restauratore che entrambi i governi promuovono dall’agosto 2022, ma ha aggiunto uno strato di concretezza produttiva.

In materia commerciale, lo scambio bilaterale ha raggiunto 1170 milioni di $ nel 2025, cifra che, sebbene distante dal record di 7210 milioni registrato nel 2008, riflette una ripresa sostenuta.

Lo scorso gennaio, il commercio binazionale ha registrato 59,3 milioni di $, con un calo interannuale del 26%, il che evidenzia le sfide pendenti. La proiezione del commercio per quest’anno si mantiene al di sopra di 1400 milioni di $, un salto esponenziale rispetto al collasso del 2019, quando lo scambio scese a meno di 300 milioni.

Più di 1180 imprese colombiane hanno partecipato al commercio binazionale nel 2025, una crescita dell’84% rispetto al 2020. Inoltre, la Ruota degli Affari organizzata a metà aprile da Procolombia (agenzia governativa incaricata di promuovere le esportazioni, il turismo internazionale e l’investimento estero) ha favorito linee strategiche che facilitino lo sviluppo produttivo in settori come trasporti, energie rinnovabili e servizi pubblici. Vi hanno partecipato più di 4000 imprenditori, investitori e rappresentanti del turismo.

L’agenda energetica dell’incontro presidenziale ha incluso progressi verso l’interconnessione elettrica e del gas. “L’interconnessione elettrica è già a un passo e anche l’interconnessione del gas”, ha indicato Rodríguez, evidenziando il potenziale di fornire gas venezuelano alla Colombia per ridurre i costi industriali e diversificare le fonti di approvvigionamento.

L’agenda concordata con Petro si fonda su criteri di interdipendenza irrefutabile. La complementarietà è l’asse fondamentale poiché la Colombia può essere un fornitore naturale di alimenti e manufatti, mentre il Venezuela possiede le risorse energetiche e del gas che potrebbero essere considerate come il supporto strutturale dell’ampliamento della relazione.

In questo senso, la riforma parziale della Legge Organica degli Idrocarburi venezuelana, progettata per flessibilizzare l’associazione con capitale privato, è un segnale concreto verso progetti congiunti che riducano i costi industriali colombiani. Inoltre, entrambi i governi hanno articolato operazioni militari coordinate tra la Forza Armata Nazionale Bolivariana e le forze colombiane contro il narcotraffico, riconoscendo che un ambiente sicuro è la base indispensabile per attrarre investimenti e proteggere le infrastrutture energetiche.

Diplomazia come motore di crescita

 

Il filo conduttore sia sul fronte caraibico che su quello di frontiera è la diplomazia di pace, una strategia che la presidentessa incaricata ha situato al centro della politica di Stato. Nel suo discorso del 19 aprile, Delcy Rodríguez ha sottolineato che la costruzione di un ambiente di “pace e senza sanzioni” è la condizione fondamentale per il benessere sociale. Questa visione riconosce che l’isolamento e il confronto, oltre a indebolire la sovranità operativa dello Stato, approfondiscono le complessità sociali e aprono spazi per attori armati irregolari.

La creazione di una Zona di Pace, Unione e Sviluppo nella frontiera colombo-venezuelana, siglata da Maduro e Petro tramite un memorandum nel 2025, incarna questa filosofia di combattere l’economia illegale attraverso la formalizzazione del commercio e l’integrazione sociale basata su legami familiari e culturali binazionali che nessuna rottura politica ha potuto disfare.

La strategia diplomatica venezuelana ha coinciso con segnali di flessibilizzazione nel regime di sanzioni che permetterebbero la riattivazione di flussi di servizi finanziari e la negoziazione di accordi commerciali.

Il pragmatismo in sicurezza ed economia sta dando frutti nel tabellone geopolitico. La normalizzazione delle relazioni con la Colombia — ospitante di 2,5 milioni di migranti venezuelani — e l’attiva cooperazione con le nazioni caraibiche erodono l’efficacia del regime di sanzioni USA dimostrando che esistono canali regionali viabili di sviluppo e dialogo.

La nuova fase della relazione con la Colombia, sommata agli accordi con Grenada e Barbados, rafforza l’influenza regionale di Caracas e genera dividendi economici per le sue popolazioni.

Si tratta di passi modesti in scala, ma rappresentano avanzamenti concreti verso una reintegrazione regionale che dà priorità interessi condivisi su confronti ideologici. La sfida pendente risiede nel sostenere questi processi al di là dei cicli politici e garantire che i benefici arrivino alle popolazioni di frontiera storicamente colpite dall’instabilità.


Cooperación en ejes múltiples y complementariedad

 Hacia una diplomacia geoeconómica en las fronteras caribe-andinas de Venezuela

 

La política exterior venezolana se mantiene activa bajo el liderazgo de la presidenta encargada Delcy Rodríguez y ha entrado en una fase de resultados tangibles. En semanas recientes, una serie de encuentros de alto nivel con Granada, Barbados y Colombia evidencian la profundización de lazos diplomáticos y esbozan un modelo de integración basado en la cooperación productiva, la seguridad energética y una doctrina de paz soberana. 

Este nuevo impulso, anclado en la historia compartida y las necesidades prácticas, redefine la inserción de Venezuela en el tablero regional, en apariencia haciendo ceder progresivamente el entramado de sanciones internacionales. 

Avances en el frente caribeño 

El pasado 9 de abril, la mandataria realizó su primera visita oficial al exterior cuyo destino fue Granada. La agenda incluyó reuniones con el primer ministro Dickon Mitchell, la gobernadora general Cécile La Grenade y autoridades parlamentarias como Dessima Williams y Leo Cato. El objetivo fue establecer canales de comunicación “más directos” para robustecer la cooperación técnica y política, dado que se incluyó un fortalecimiento de la diplomacia parlamentaria. 

Los acuerdos fueron multidimensionales y abarcaron seis ejes estratégicos: energía, agricultura, educación, comercio, turismo y transporte. Se actualizó una hoja de ruta bilateral suscrita en 2025, con énfasis en el intercambio estudiantil y la creación de rutas marítimas y aéreas para facilitar el comercio regional. En el ámbito agrícola, Venezuela compartió experiencias de economía comunal, buscando sinergias para fortalecer la seguridad alimentaria en ambas naciones.  

Mapa político del Caribe oriental muestra la cercanía de Granada y Barbados con Venezuela (Foto: Archivo) 

La visita a Barbados, también en el Caribe oriental, se enmarcó en una estrategia de reactivación de la influencia venezolana en la subregión, históricamente vinculada a mecanismos como Petrocaribe. La delegación venezolana, integrada por el canciller Yván Gil y los ministros de Hidrocarburos, Paula Henao, y de Comercio Exterior, Johann Álvarez, reflejó el carácter multisectorial de la agenda. 

Los contactos con el gobierno encabezado por Mia Mottley se inscriben en la misma lógica de un frente caribeño que recupera la doctrina de unión regional promovida históricamente por Venezuela, pero ahora bajo un enfoque pragmático y centrado en proyectos concretos de desarrollo. 

Estos acercamientos tienen un componente material significativo para las naciones insulares. La cooperación energética emerge como la columna vertebral de un intercambio donde Venezuela, poseedora de vastas reservas de hidrocarburos, ofrece una alternativa para la seguridad de suministro en una región altamente dependiente de combustibles importados. 

A cambio, se abren puertas para la transferencia de conocimientos agrícolas y la inversión en el sector educativo granadino, lo que configura una relación de beneficio mutuo que busca reducir asimetrías. La coordinación no se limitó a Granada, desde Venezuela se interpreta esto no solo como diplomacia, sino como la construcción de una alianza estratégica para el crecimiento. 

Reunión con Petro: La complementaridad como eje fundamental 

El 24 de abril, Gustavo Petro se convirtió en el primer jefe de Estado en visitar Venezuela tras el secuestro del presidente Nicolás Maduro por fuerzas estadounidenses el 3 de enero. La reunión en el Palacio de Miraflores priorizó la seguridad fronteriza y la cooperación energética. Ambos mandatarios acordaron desarrollar planes militares conjuntos y mecanismos inmediatos de intercambio de inteligencia para combatir el narcotráfico, la minería ilegal y el contrabando en los 2 219 kilómetros de frontera compartida. 

Mapa-de-la-frontera-colombo-venezolana.png 

“Que sepan los grupos del narcotráfico (…) que estamos dando pasos firmes para el combate a estos delitos”, afirmó Rodríguez. Petro, por su parte, subrayó que la frontera debe estar “solo para el pueblo colombiano y el pueblo venezolano”, libre de “mafias dedicadas a economías ilegales”. 

Tras más de una década de rupturas y una frontera que llegó a ser un corredor de economías ilícitas, la reunión giró en torno al proyecto de transformar la porosa línea divisoria en un polo de desarrollo. Se retomó el hilo restaurador que ambos gobiernos impulsan desde agosto de 2022, pero añadió una capa de concreción productiva. 

En materia comercial, el intercambio bilateral alcanzó los 1 170 millones de dólares en 2025, cifra que, aunque distante del récord de 7 210 millones registrado en 2008, refleja una recuperación sostenida. 

En enero pasado, el comercio binacional registró 59,3 millones de dólares, con una caída interanual del 26%, lo que evidencia los desafíos pendientes. La proyección del comercio para este año se mantiene por encima de los 1 400 millones de dólares, un salto exponencial frente al colapso de 2019, cuando el intercambio cayó a menos de 300 millones. 

Más de 1 180 empresas colombianas participaron en el comercio binacional en 2025, un crecimiento del 84% frente a 2020. Además, la Rueda de Negocios organizada a mediados de abril por Procolombia (agencia gubernamental a cargo de promover las exportaciones, el turismo internacional y la inversión extranjera) fomentó líneas estratégicas que faciliten el desarrollo productivo en sectores como transporte, energías renovables y servicios públicos. Allí participaron más de 4 mil empresarios, inversionistas y representantes del turismo. 

La agenda energética del encuentro presidencial incluyó avances hacia la interconexión eléctrica y gasífera. “La interconexión eléctrica está ya a un paso y también la interconexión gasífera”, señaló Rodríguez, al destacar el potencial de suministrar gas venezolano a Colombia para reducir costos industriales y diversificar fuentes de abastecimiento. 

La agenda acordada con Petro se sustenta en criterios de interdependencia irrefutable. La complementariedad es el eje fundamental debido a que Colombia puede ser un proveedor natural de alimentos y manufacturas, mientras Venezuela posee los recursos energéticos y gasíferos que pudieran ser considerados como el soporte estructural de la ampliación de la relación. 

En este sentido, la reforma parcial de la Ley Orgánica de Hidrocarburos venezolana, diseñada para flexibilizar la asociación con capital privado, es una señal concreta hacia proyectos conjuntos que reduzcan los costos industriales colombianos. Además, ambos gobiernos han articulado operaciones militares coordinadas entre la Fuerza Armada Nacional Bolivariana y las fuerzas colombianas contra el narcotráfico, reconociendo que un entorno seguro es la base indispensable para atraer inversión y proteger la infraestructura energética. 

Diplomacia como motor de crecimiento 

El hilo conductor tanto en el frente caribeño como en el fronterizo es la diplomacia de paz, una estrategia que la presidenta encargada ha situado en el centro de la política de Estado. En su discurso del 19 de abril, Delcy Rodríguez subrayó que la construcción de un entorno de “paz y sin sanciones” es la condición fundamental para el bienestar social. Esta visión reconoce que el aislamiento y la confrontación, además de debilitar la soberanía operativa del Estado, profundizan las complejidades sociales y abren espacios para actores armados irregulares. 

La creación de una Zona de Paz, Unión y Desarrollo en la frontera colombo-venezolana, sellada por Maduro y Petro mediante un memorando en 2025, encarna esta filosofía de combatir la economía ilegal a través de la formalización del comercio y la integración social basada en lazos familiares y culturales binacionales que ninguna ruptura política pudo deshacer. 

La estrategia diplomática venezolana ha coincidido con señales de flexibilización en el régimen de sanciones que permitirían la reactivación de flujos de servicios financieros y la negociación de acuerdos comerciales. 

El pragmatismo en seguridad y economía está rindiendo frutos en el tablero geopolítico. La normalización de relaciones con Colombia —anfitrión de 2,5 millones de migrantes venezolanos— y la activa cooperación con las naciones caribeñas erosionan la efectividad del régimen de sanciones estadounidense al demostrar que existen canales regionales viables de desarrollo y diálogo. 

La nueva fase de la relación con Colombia, sumada a los acuerdos con Granada y Barbados, fortalece la influencia regional de Caracas y genera dividendos económicos para sus poblaciones. 

Se trata de pasos modestos en escala, pero representan avances concretos hacia una reintegración regional que prioriza intereses compartidos sobre confrontaciones ideológicas. El desafío pendiente radica en sostener estos procesos más allá de ciclos políticos y garantizar que los beneficios lleguen a las poblaciones fronterizas históricamente afectadas por la inestabilidad.

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