Discorso pronunciato da Miguel Mario Díaz-Canel Bermúdez

Discorso pronunciato da Miguel Mario Díaz-Canel Bermúdez, Primo Segretario del Comitato Centrale del Partito Comunista di Cuba e Presidente della Repubblica, in occasione della cerimonia di chiusura dell’Incontro Internazionale di Solidarietà con Cuba, tenutasi al Palazzo dei Congressi il 2 maggio 2026, «Anno del Centenario del Comandante in Capo Fidel Castro Ruz».

Cari sorelle e fratelli solidali con Cuba e con le giuste cause del mondo;

Amiche e amici che ci visitano da diverse parti del mondo:

La solidarietà non può essere bloccata. Viva la solidarietà!

Una delle prime cose che dobbiamo riconoscere, che nasce dal sentimento e dalle emozioni proprie dei cubani e delle cubane quando abbiamo questo tipo di incontri, quando abbiamo la possibilità di condividere con coloro che ci visitano donandoci amore, affetto, amicizia e offrendo solidarietà, è la gratitudine per tutto ciò che fate per noi e il riconoscimento del coraggio e della determinazione con cui vi esprimete, perché sappiamo che per essere presenti in questi tempi a Cuba e con Cuba bisogna avere coraggio.

Molti di voi dicono di emozionarsi quando vengono a Cuba. Anche noi ci emozioniamo quando venite a Cuba e quando ci manifestate questo affetto e questa solidarietà.

Credo che possiamo condividere la solidarietà, possiamo condividere gli ideali, crediamo che un mondo migliore sia possibile, come ci ha insegnato Fidel, proprio perché riconosciamo che può esserci un altro modello, un’altra possibilità per noi che viviamo in questo mondo così disordinato e caotico, ed è quando si difende una causa, quando si difende un modello basato sulla giustizia sociale e che antepone l’uomo al mercato e al profitto.

Quando si dice che siamo una minaccia straordinaria e insolita per gli Stati Uniti – e siamo sicuri che questo non sia il sentimento del popolo americano, questo è il pretesto che usa il governo americano per aggredirci –, ci si chiede: qual è la minaccia?, cosa c’è di straordinario in quella minaccia?, cosa c’è di insolito in questa minaccia, quando Cuba è un paese di pace, quando Cuba è un paese che ha fatto da palcoscenico ai principali dialoghi di pace nella regione dell’America Latina e dei Caraibi, quando Cuba è stata il luogo in cui si sono riunite la Chiesa cattolica e la Chiesa ortodossa russa per risolvere lo scisma che le aveva divise per più di millecinquecento anni?

Cerco di rispondere a questa domanda ogni giorno, ma, come spiega Bruno, non c’è alcun pretesto, non c’è alcuna ragione che giustifichi un’aggressione militare contro Cuba. Ebbene, forse quella “minaccia straordinaria e insolita” è l’esempio di resistenza e creatività del popolo cubano.

Quando parliamo di solidarietà, credo che stiamo parlando di tre elementi che contraddistinguono il valore della solidarietà internazionale:

Uno è la tenerezza dei popoli, perché tutti insieme abbiamo imparato a condividere qualcosa che ci ha insegnato Fidel, e cioè che non diamo per solidarietà ciò che ci avanza, ma diamo ciò che abbiamo per condividerlo tra tutti.

L’altro valore è che la solidarietà costituisce una retroguardia strategica perché sostiene ciò che stiamo facendo, sostiene le lotte di coloro che cercano di affrontare aggressioni genocidarie come quella imposta dal governo degli Stati Uniti contro Cuba, e ogni donazione, ogni mobilitazione internazionale, ogni uno di quegli atti che voi compite in diverse città del mondo è una boccata d’ossigeno che ci date di fronte all’assedio economico ed è anche una luce che illumina la nazione e il popolo cubani.

Un terzo valore della solidarietà, che condividiamo tutti, è che essa è un’espressione di resistenza all’esclusione. È una denuncia attiva contro l’aggressione perpetrata dal governo degli Stati Uniti contro Cuba, è una denuncia attiva contro l’inclusione di Cuba in una lista di paesi che presumibilmente sostengono il terrorismo.

La veemenza, il coraggio, la determinazione e l’impegno con cui voi difendete, in segno di solidarietà, il popolo cubano ci dimostrano e ci rassicurano che Cuba non è sola e che Cuba non sarà mai sola finché nel nostro mondo ci saranno persone come voi.

Credo che ieri tutti noi abbiamo potuto apprezzare quella che è stata una magnifica dimostrazione di eroismo, fermezza, determinazione, convinzioni, militanza e combattività del popolo cubano.

Ieri il popolo cubano ha ottenuto due vittorie per questi tempi: la prima, aver raccolto più dell’80% delle firme della popolazione attiva cubana di età superiore ai 17 anni a favore della Rivoluzione Cubana; contro l’inasprimento dell’embargo, contro l’embargo energetico, contro il pericolo di un’aggressione militare contro Cuba. Ed è stata una firma per la patria, per la Rivoluzione e per il socialismo.

E l’altra vittoria è stata quella magnifica dimostrazione di sostegno alla Rivoluzione, quando il popolo ha sfilato in massa non solo all’Avana – voi avete vissuto la grandezza di quella sfilata all’Avana – ma in tutte le città del Paese. A quanto ammontava il numero dei partecipanti? Ieri più di 5 milioni di persone erano nelle strade a difendere Cuba.

E infatti questo non era un Primo Maggio qualsiasi. Come molti di voi hanno detto, questo è stato il Primo Maggio nell’Anno del Centenario del Comandante in Capo Fidel Castro Ruz.

E tutti possiamo condividere la convinzione che il nostro popolo, il popolo cubano e voi, gli amici solidali di quel popolo, che fate parte anche di questa patria e di questo popolo, abbiamo reso il miglior omaggio possibile al Comandante in Capo nell’Anno del suo Centenario in quel Primo Maggio.

Credo che sia stata una risposta del popolo che ha chiarito bene che a Cuba la patria si difende!

Qualcuno mi ha chiesto ieri cosa ci fosse di straordinario in questo Primo Maggio. Beh, ha a che fare con quell’impegno verso il Comandante in Capo, con la situazione che stiamo vivendo, con ciò che siamo andati a esprimere in quel Primo Maggio. Ma credo che ci sia un fatto molto singolare e che voi non avete trascurato, ed è che ieri a Cuba le nuove generazioni hanno innalzato le nostre bandiere storiche.

I nemici della Rivoluzione hanno speso milioni cercando di impedire che la gioventù cubana fosse la continuatrice dell’opera della Rivoluzione. I nemici della Rivoluzione prevedevano che non ci sarebbe stato il sostegno del popolo e che questa sarebbe stata una parata o una manifestazione con scarsa partecipazione popolare, e, come si dice a Cuba: si sono presi il dito con la porta. E i giovani sono scesi in piazza per difendere la Rivoluzione. Ma la gioventù cubana è scesa in piazza per difendere la Rivoluzione, come parte di quel popolo, con la convinzione di essere la gioventù del Centenario del Comandante in Capo.

Pertanto, ieri non abbiamo assistito a una marcia che «è la marcia nonostante la complessa situazione economica che il nostro Paese sta attraversando, come parte dell’inasprimento dell’embargo». Niente affatto! Ieri è stata una marcia di un popolo combattivo e determinato contro tutto ciò che incide sulla vita quotidiana e sull’economia del nostro Paese. È stato il discorso combattivo di un popolo dignitoso, coraggioso e determinato che ha detto forte e chiaro di avere tutto il diritto di scegliere il proprio sistema politico, di difendere il proprio sistema politico, di vivere e di svilupparsi. E per questo quel popolo, insieme a voi, ieri ha esclamato: no all’embargo! E come abbiamo sempre detto: che ci tolgano l’embargo per vedere come ce la caviamo!

Parliamo un po’ del mondo. Credo che abbiate descritto con grande precisione la problematica che abbiamo oggi. È indubbio che ci sia una crisi del capitalismo, una crisi multidimensionale del capitalismo, e che ci sia anche una crisi imperiale nel governo degli Stati Uniti.

Ci sono altri paesi che, sulla base del multilateralismo, offrono alternative ai popoli e alle nazioni del Sud del mondo. Sono sempre più numerose le voci che si levano contro gli abusi imperialistici.

I principali rappresentanti del governo degli Stati Uniti stanno attraversando una crisi di credibilità anche all’interno del popolo americano.

Quando il capitalismo e l’impero sono in crisi, è allora che riemergono le idee più ultraconservatrici, le idee di estrema destra; ecco perché in questo momento sta riemergendo il fascismo; e l’attuale governo degli Stati Uniti è un governo fascista. È per questo che nel mondo si commettono atti di genocidio, come il genocidio contro il popolo palestinese, come il genocidio che si sta commettendo contro il popolo in Libano; oppure si ricorre alle aggressioni e al linguaggio della guerra per risolvere i conflitti internazionali.

E il fatto è che siamo di fronte a una guerra ideologica, a una guerra culturale e a una guerra mediatica.

Perché questa guerra che l’impero cerca di imporre è ideologica? Perché stanno cercando di imporre le loro idee egemoniche sulla base del dominio. Vogliono dominare il mondo, vogliono dominare tutti noi, vogliono dominare i nostri popoli, vogliono dominare le nostre nazioni.

Perché è una guerra culturale? Perché per farlo devono appropriarsi e dominare le nostre menti, e per questo cercano di far sì che i nostri popoli rompano con le loro radici, con la loro identità, con la loro cultura. Per questo attaccano la cultura e la storia dei nostri popoli.

Ed è anche una guerra mediatica, perché usano tutta quella rete di social media e mezzi di comunicazione per esaltare i valori suprematisti, la xenofobia; per distruggere la reputazione di nazioni, di leader; per imporre la cultura occidentale; per denigrare i popoli, i processi rivoluzionari, e lo fanno sulla base della perversità, usando la calunnia, la menzogna, le notizie false, tessendo costruzioni mediatiche affinché la ripetizione della menzogna e la narrativa della menzogna diventino una verità che venga accettata da molti nel mondo. Guardate, è così che hanno agito negli ultimi tempi.

Cosa è stato fatto contro il Venezuela? Si è iniziato a costruire mediaticamente una narrativa di narco-Stato; hanno cercato di linciare politicamente e mediaticamente il legittimo presidente della Rivoluzione Bolivariana, Nicolás Maduro. Sono poi arrivati con un blocco navale contro il Venezuela, hanno imposto la più grande presenza militare statunitense degli ultimi vent’anni nell’area dei Caraibi.

Come parte di quella narrativa hanno giustificato crimini extragiudiziali contro imbarcazioni di cui non è mai stato possibile verificare se fossero o meno legate al narcotraffico e se coloro che si trovavano su quelle imbarcazioni fossero persone legate al narcotraffico.

E quando hanno creato tutte le condizioni con quell’artiglieria mediatica, hanno aggredito la nazione venezuelana, hanno rapito e portato via un presidente legittimo e sua moglie per processarli in modo falso negli Stati Uniti. Bisogna vedere come il Cartello dei Soli sia scomparso immediatamente dopo il rapimento di Maduro, come la menzogna che avevano costruito fosse scomparsa, ma le conseguenze c’erano già.

Così hanno intessuto la trama secondo cui l’Iran stava sviluppando un programma nucleare per ottenere la bomba atomica e che ciò rappresentava una minaccia per il mondo intero.

Da diverse settimane assistiamo alla guerra in Iran, assistiamo all’eroica resistenza del popolo iraniano. E ciò che non abbiamo ancora visto è una bomba nucleare iraniana, né una minaccia da parte dell’Iran di ricorrere alle bombe nucleari. Chi sta parlando di usare la bomba nucleare? Il governo degli Stati Uniti.

E poi c’è anche il caso di Cuba. Hanno messo in piedi un’enorme campagna dicendo che siamo una minaccia insolita e straordinaria contro gli Stati Uniti, che violiamo i diritti umani, che siamo uno Stato fallito, che siamo in un collasso economico, che sono molto preoccupati per le vicissitudini del popolo cubano, il che è totalmente ironico e falso. Se sono così preoccupati, che levino l’embargo, perché i principali problemi del popolo cubano hanno a che fare con l’imposizione di quell’embargo da così tanto tempo.

Come parte di quella campagna contro Cuba ci sono anche le pressioni che hanno esercitato contro i governi di un gruppo di paesi, nei quali hanno fatto pressione sui loro leader affinché interrompano la collaborazione medica che Cuba offre in modo solidale.

In incontri a livello regionale, il governo degli Stati Uniti ha cercato di “incantare” alcuni leader dei paesi latinoamericani, e alcuni hanno portato in dono la rottura delle relazioni con Cuba o la limitazione delle relazioni diplomatiche con Cuba. E altri, con un cinismo tremendo e una mancanza di dignità, ingraziandosi l’imperatore, gli hanno chiesto: quando risolverà la questione di Cuba?

Allora, in mezzo a quella situazione, già quando in dicembre il Venezuela ha iniziato a essere bloccato dal punto di vista energetico, Cuba ha iniziato a non ricevere più petrolio. Stiamo parlando di dicembre. Poi, a gennaio, è arrivato il decreto del 29 gennaio; quindi, siamo stati quattro mesi senza ricevere carburante fino all’arrivo di una nave di carburante dalla Russia che ci ha permesso, negli ultimi quindici giorni, di cambiare la situazione energetica del Paese; ma quel petrolio si sta esaurendo in questi giorni e non sappiamo quando arriverà altro carburante a Cuba.

E, come se non bastasse, ieri, come regalo del Primo Maggio – sembra che il Primo Maggio abbia dato fastidio!, come si dice qui – sembra che l’enorme dimostrazione di fermezza del popolo cubano li abbia infastiditi, hanno reso nota un’altra Ordinanza Esecutiva intitolata “Imposizione di sanzioni ai responsabili della repressione a Cuba e delle minacce alla sicurezza nazionale e alla politica estera degli Stati Uniti”. Hanno preso lo stesso pretesto del precedente decreto esecutivo.

Si tratta di una misura – e Bruno l’ha spiegata in modo più dettagliato di quanto farò io – che si articola su tre assi fondamentali, pensati per far crollare l’economia cubana e forzare quello che loro aspirano a ottenere come cambio di regime.

In primo luogo, impone sanzioni settoriali estese, bloccando qualsiasi proprietà statunitense di persone o entità che operano nei settori – notate quali settori hanno scelto –: energetico, della difesa, minerario e dei servizi finanziari dell’isola.

Stanno quindi attaccando le nostre fonti vitali di reddito, che sono già state attaccate e sono state sconvolte in oltre sessant’anni di embargo; poi, di embargo inasprito a partire dalla seconda metà del 2019, quando Trump ha applicato 240 misure di inasprimento dell’embargo; nel gennaio 2020, quando ci hanno inserito nella lista dei paesi che presumibilmente sostengono il terrorismo, e poi come tutte queste misure siano state mantenute per tutto questo tempo, prima dall’amministrazione Biden, poi dalla seconda stagione dell’amministrazione Trump, e ora inasprite con il blocco energetico e nuovamente con questo decreto presidenziale.

Il secondo pilastro fondamentale di questa misura consiste nell’istituire una persecuzione finanziaria globale, minacciando le banche dei paesi terzi di interrompere il loro accesso al sistema finanziario statunitense qualora effettuino transazioni con entità cubane. Notate quale livello di internazionalizzazione è stato attribuito a questa misura, che inasprisce ulteriormente l’embargo contro Cuba.

E, in terzo luogo, decreta l’applicazione immediata delle sanzioni, eliminando qualsiasi periodo di preavviso e negando così la possibilità di un ricorso legale tempestivo.

Semplicemente, sorelle e fratelli, dal punto di vista delle relazioni internazionali, questo decreto esecutivo è un caso di ingerenza diretta e unilaterale da parte degli Stati Uniti; è un atto di intromissione inaccettabile negli affari interni di un’altra nazione. È un chiaro tentativo di imporre un modello politico attraverso la coercizione economica, utilizzando una legge interna per dettare le politiche di altre nazioni a scapito del multilateralismo.

Questa politica non solo mira a un “cambio di regime”, ma costituisce anche un atto di destabilizzazione regionale, costringendo la comunità internazionale a una scelta impossibile tra le sue relazioni con Cuba e l’accesso al mercato e al sistema finanziario degli Stati Uniti. Il mondo deve scegliere se partecipare al sistema finanziario ed economico degli Stati Uniti o se scegliere Cuba.

E io chiedo: fino a quando il mondo tollererà questo abuso? Fino a quando il mondo si piegherà all’uccisione di bambini innocenti e di un popolo innocente come a Gaza, come in Libano o come in Iran? Fino a quando il mondo tollererà questa politica di massima pressione degli Stati Uniti contro l’eroico popolo cubano? Perché il mondo deve essere consapevole che ciò che si fa contro Cuba, ciò che si fa contro la Palestina, ciò che si fa contro l’Iran, poi lo si fa a chiunque.

Ed è per questo che diciamo con tutto il senso di responsabilità, e qualcuno lo ha detto qui, che chi si schiera con Cuba in questo momento si schiera per sempre, perché a Cuba si sta difendendo la dignità dei popoli.

A Cuba si difendono la sovranità e l’indipendenza dei popoli. A Cuba si difende il diritto all’autodeterminazione dei popoli. E a Cuba si difende la convinzione che una causa giusta difesa da un popolo eroico non si abbandona. Pertanto, che nessuno si aspetti che a Cuba ci sarà resa!

Tutti questi elementi di contesto che stiamo condividendo con voi, indubbiamente, hanno reso più complessa la nostra situazione. E come avete vissuto, come avete condiviso con il popolo cubano, oggi viviamo molte limitazioni aggravate rispetto a quelle che già stavamo vivendo. Bisogna chiedersi come possa reggersi l’economia di un paese, come possano reggersi i servizi di un paese a cui viene negato il rifornimento di carburante.

Noi stiamo affrontando, come paese, come popolo, un’aggressione multidimensionale da parte della potenza più potente del mondo.

E qui il problema è un effetto cumulativo, perché si fanno analisi e si parla della situazione di Cuba in questo momento. No, no, la situazione di Cuba è l’accumulo di problematiche di oltre sessant’anni di blocco, di un blocco inasprito a partire dal 2019, degli effetti del COVID-19 e del blocco ora ancora più inasprito con questi due ordini esecutivi.

Si tratta di una punizione collettiva che vogliono imporci e di una soffocante oppressione che vogliono imporci, per provocare un’esplosione sociale e un cambio di regime. Ma Cuba non sta a guardare.

Non ci riusciranno, non ci riusciranno!

Noi non stiamo a guardare. Da quando la leadership del Paese ha valutato che Trump avrebbe potuto vincere le elezioni e essere affiancato dagli altri membri del suo governo, sapevamo che incombeva su Cuba una minaccia ancora più grave e abbiamo elaborato un insieme di idee, un insieme di piani, un insieme di programmi che ora, a maggior ragione, abbiamo ratificato, precisato, aggiornato e stiamo sviluppando.

Di fronte a questa aggressione multidimensionale ci siamo posti tre priorità fondamentali e vogliamo condividerle con voi affinché sappiate e abbiate tutti gli argomenti su ciò che fa Cuba.

In primo luogo, c’è l’imminenza di un’aggressione militare. E questo non è qualcosa che noi vogliamo né desideriamo. Cuba è un paese di pace. Cuba difende la pace. Ma il fatto è che il governo degli Stati Uniti parla ogni giorno di guerra, e ogni giorno parla di minaccia, e ogni giorno aumenta la retorica di minaccia verso Cuba; ma il popolo cubano non ha paura.

E sapete perché non ha paura? Perché quando uno accetta di essere disposto a dare la vita per una causa giusta, che in questo caso è essere disposti a dare la vita per la nostra Rivoluzione, essere disposti a lottare fino alle ultime conseguenze per la nostra Rivoluzione, e quando in questo Paese siamo in molti a essere disposti a farlo, non può esserci paura. Hai preso la decisione della tua vita fino alle ultime conseguenze e la paura è finita. E questo lo ha dimostrato ieri quel popolo con le firme e con la sua partecipazione.

Ma lo hanno dimostrato con un eroismo straordinario, che è un esempio per questi tempi, i 32 combattenti cubani caduti in Venezuela.

Quei combattenti cubani hanno affrontato le forze d’élite dell’esercito statunitense che li superavano tecnologicamente, li superavano numericamente. Il governo degli Stati Uniti e il suo esercito avevano previsto che l’operazione di rapimento del presidente del Venezuela sarebbe durata pochi minuti, ma la situazione si è complicata quando i nostri coraggiosi combattenti hanno affrontato quella forza d’élite degli Stati Uniti e hanno combattuto per più di 45 minuti in quelle condizioni.

Immaginate cosa succederebbe in caso di un’aggressione militare a Cuba, dove l’esempio di quei 32 si moltiplicherebbe per milioni di cubani. E ve lo diciamo con tutta responsabilità: non parliamo così perché vogliamo la guerra. Non vogliamo la guerra! Abbiamo sempre sostenuto che attraverso il dialogo si possano risolvere le divergenze bilaterali con il governo degli Stati Uniti; ma ci deve essere disponibilità, ci deve essere serietà nel trovare aree di cooperazione che ci consentano di capirci e di allontanarci dal confronto. Ma ribadisco anche qui ciò che abbiamo detto in altre occasioni: non temiamo la guerra. E qui non ci saranno né sorprese né sconfitte!

Ed è per questo che, come priorità assoluta, negli ultimi mesi abbiamo elaborato un piano volto a rafforzare la preparazione e la prontezza alla difesa nell’interesse della lotta di tutto il nostro popolo.

La nostra strategia di difesa è una strategia totalmente difensiva, non è fatta per aggredire nessuno. Deriva dall’esperienza guerrigliera del nostro paese, dall’esperienza delle nostre lotte, da come combatterono i mambises, da come combatterono i ribelli nella Sierra Maestra; dalle esperienze di combattimento che abbiamo avuto quando siamo andati in Africa per contribuire modestamente alla liberazione dei paesi africani e per eliminare l’apartheid in Sudafrica. Deriva dalle nostre convinzioni.

È stata una dottrina elaborata da Fidel, arricchita dal Generale dell’Esercito, che è nata in un momento complesso come questo, quando l’amministrazione allora al potere negli Stati Uniti aveva anche prospettato la possibilità di un’aggressione diretta contro Cuba. E in quella dottrina difensiva ogni cubana e ogni cubano ha un fucile, ogni cubana e ogni cubano ha una posizione nella difesa e ha una missione da compiere in difesa della patria, della rivoluzione e del socialismo.

Quindi, la seconda priorità riguarda il fatto che vogliono soffocarci, vogliono soffocarci economicamente. Bene, ne abbiamo discusso con il popolo alla fine dello scorso anno, a dicembre, e nelle prime settimane di gennaio di quest’anno tutti insieme abbiamo discusso a livello popolare un Programma di Governo per lo sviluppo economico e sociale nelle condizioni attuali. Pertanto, tutto il nostro popolo ha espresso opinioni, ha criticato, ha proposto, e al termine di tutto questo dibattito di consultazione popolare si è ottenuto un programma di sviluppo economico e sociale più solido, proprio perché è stato arricchito da quella partecipazione popolare. In esso è contemplata tutta una serie di trasformazioni che dobbiamo realizzare nel nostro Modello Economico e Sociale, e che dobbiamo anche realizzare con agilità, senza burocrazia, con la massima diligenza possibile.

Direi che, sebbene gli aspetti siano diversi, potremmo raggrupparli in tre assi fondamentali: la trasformazione economica, che riguarda il modo in cui raggiungiamo la stabilizzazione macroeconomica, come potenziamo la produzione nazionale, come raggiungiamo livelli più elevati di esportazione.

C’è un altro asse che riguarda la sovranità e la sostenibilità, e qui contempliamo due programmi fondamentali: il programma di produzione alimentare per raggiungere la sovranità alimentare del Paese, essendo consapevoli che non mangeremo ciò che importiamo, ma ciò che saremo in grado di produrre nel Paese.

E voi potrete dirmi: ma sei pazzo? Ora che hai meno carburante, che hai meno risorse, come pensi di raggiungere la sovranità alimentare? Beh, con lo sforzo e il talento dei cubani, lavorando tutti noi consapevoli che mangeremo ciò che saremo in grado di produrre, applicando l’agroecologia. E di fronte alla mancanza di prodotti e fertilizzanti, stiamo applicando l’agroecologia e stiamo sviluppando un programma di sviluppo agricolo e di produzione alimentare che sia più rispettoso dell’ambiente e sostenibile nelle nostre condizioni.

L’altro programma importante, quindi, anche per la sostenibilità energetica del Paese, è il programma energetico, che ha come pilastro una profonda trasformazione del mix energetico del Paese, che abbiamo avviato già lo scorso anno. L’anno scorso siamo riusciti a investire più di mille megawatt in parchi fotovoltaici, il che ci ha permesso di passare, in un solo anno, dal 3% di penetrazione nella produzione di energia elettrica con fonti rinnovabili al 10%; in altre parole, siamo cresciuti del 7% in quell’anno.

Stiamo lottando contro le avversità affinché anche quest’anno si registri una crescita di entità simile, nell’ambito di un programma che ci consenta di raggiungere l’autosufficienza energetica entro il 2050, utilizzando le nostre risorse. Non possono bloccarci il sole, non possono bloccarci le correnti d’aria di Cuba, non possono bloccarci le correnti marine, non possono bloccarci i nostri fiumi. Stiamo utilizzando il biogas, promuovendo l’uso del biogas e della biomassa.

I nostri amici brasiliani ci hanno fortemente incoraggiato ad approfondire il tema dei biocarburanti, e lo stiamo analizzando.

Come sapete, quando era un vero e proprio tabù e si diceva che il greggio cubano non potesse essere raffinato, i nostri scienziati hanno trovato la risposta e ora disponiamo della tecnologia sviluppata a Cuba per raffinare il greggio cubano e ottenere i derivati necessari. Ora, cosa dobbiamo fare? Aumentare la produzione di quel greggio nazionale per disporre di greggio nazionale non solo per la generazione di energia elettrica, ma anche per soddisfare il fabbisogno di carburante e derivati dell’economia.

Naturalmente, tutti questi processi richiederanno molto tempo, perché non si risolvono da un giorno all’altro in mezzo a queste condizioni di avversità di fronte a misure coercitive sempre più dure.

E il terzo asse strategico è che tutto ciò che facciamo è senza applicare politiche di shock. È con giustizia sociale, e ogni misura che dovremo applicare per superare questa situazione dovrà sempre considerare innanzitutto chi potrebbe trovarsi in una posizione di svantaggio, per evitare che le disuguaglianze aumentino e che, al contrario, si attenuino, e affinché per ogni persona, famiglia o comunità in situazioni di vulnerabilità vi sia una risposta differenziata per evitare che la loro situazione di vulnerabilità aumenti. E questa è giustizia sociale, questo è socialismo, e questo è ciò che difendiamo a Cuba.

Pertanto, io credo e sogno, e tutti noi sogniamo, perché ricordate che a Cuba, a causa di tutta questa politica di massima pressione e di blocco applicata per tanti anni, indipendentemente da quanto sia grande l’opera della Rivoluzione, non siamo riusciti a realizzare tutti i nostri sogni, abbiamo sogni in sospeso, abbiamo progetti in sospeso. Anche alcuni programmi per lo sviluppo economico del paese e il loro impatto sociale sono rimasti bloccati nel tempo. Ma continuiamo a sognare e continuiamo a fare, continuiamo a lottare e continuiamo a lavorare, e continuiamo a ottenere risultati anche nelle circostanze più difficili.

E lasciamo questi argomenti, perché crediamo che uno dei ruoli fondamentali che la solidarietà può svolgere, che voi potete svolgere, sia la mobilitazione dell’opinione pubblica in una circostanza come questa, soprattutto per il contributo che potete dare nel persuadere e diffondere la verità su Cuba in momenti di feroce assedio mediatico, di manipolazione, di menzogne e di coercizione economica, e anche di fronte al pericolo di un’aggressione militare.

Lavorando così in tempi difficili, come si vede il futuro di Cuba? Avremo un futuro con un paese illuminato utilizzando le nostre fonti di energia; avremo il paese illuminato, ma senza sprechi.

Avremo una Cuba più produttiva ed efficiente.

E continueremo ad avere una Cuba giusta, con spazi e possibilità per tutti.

Continueremo a offrire solidarietà; continueremo a sostenere le cause giuste del mondo; continueremo a sostenere la causa palestinese, la causa del popolo libanese, la Rivoluzione Bolivariana, la liberazione del presidente Maduro e di sua moglie Cilia, la causa del popolo saharawi, la causa di Porto Rico, la causa del popolo iraniano.

Sosterremo la causa di coloro che hanno guidato la flottiglia di Gaza, di coloro che hanno sostenuto Cuba con i convogli di aiuti umanitari e di solidarietà.

E lotteremo insieme a voi anche per la liberazione di Thiago e di qualsiasi altro compagno militante o combattente che sia stato ingiustamente arrestato.

Siamo convinti che la vera forza di una nazione risieda nel suo popolo, nella sua gente e nei lavoratori che costruiscono un futuro dignitoso. Oggi quella forza nel nostro Paese si moltiplica grazie a voi, dimostrando che la solidarietà internazionale è l’arma più potente contro l’egoismo globale. L’eroismo, la resistenza, la creatività, la dignità e la storia del popolo cubano, insieme a voi e alla vostra solidarietà, ci daranno la vittoria. E di questo non abbiamo alcun dubbio!

Ma quando ci dimostrate tanta solidarietà, ci imponete anche un enorme impegno, perché sappiamo che non possiamo deludervi. Siate quindi certi che il popolo cubano si impegna a continuare ad essere un luogo di speranza nei Caraibi per tutti coloro che nel mondo vogliono che questo sia un posto migliore. Non vi deluderemo perché deludervi significherebbe deludere la speranza di tutti gli umili di questo pianeta.

¡Que viva la paz!

¡Abajo la guerra!

¡Abajo el bloqueo!

¡Vivan los trabajadores del mundo!

¡Viva la solidaridad internacionalista!

¡Cuba no está sola!

¡Hasta la Victoria Siempre!


Discurso pronunciado por Miguel Mario Díaz-Canel Bermúdez, Primer Secretario del Comité Central del Partido Comunista de Cuba y Presidente de la República, en la clausura del Encuentro Internacional de Solidaridad con Cuba, en el Palacio de Convenciones, 2 de mayo de 2026,“Año del Centenario del Comandante en Jefe Fidel Castro Ruz”.

 

Queridas hermanas y hermanos de la solidaridad con Cuba y con las causas justas del mundo;

Amigas y amigos que nos visitan desde diferentes latitudes:

La solidaridad no se puede bloquear.  ¡Viva la solidaridad!  

Una de las primeras cosas que tenemos que reconocer, que parte del sentimiento y las emociones propias de las cubanas y los cubanos cuando tenemos este tipo de encuentros, cuando tenemos la posibilidad de compartir con los que nos visitan dándonos amor, dándonos cariño, dándonos amistad y ofreciendo solidaridad, es la gratitud por todo lo que hacen por nosotros y el reconocimiento a la valentía y a la decisión con que ustedes se expresan, porque sabemos que para estar en estos tiempos presentes en Cuba y con Cuba hay que tener valor.

Muchos de ustedes hablan de que se emocionan cuando vienen a Cuba.  Nosotros también nos emocionamos cuando ustedes vienen a Cuba y cuando ustedes nos manifiestan estos afectos y esta solidaridad.

Creo que podemos compartir solidaridad, podemos compartir ideales, creemos en que un mundo mejor es posible, como nos enseñó Fidel, precisamente porque estamos reconociendo que puede haber otro modelo, otra posibilidad para los que habitamos en este mundo tan desordenado y tan caótico, y es cuando se defiende una causa, cuando se defiende un modelo que se basa en la justicia social y que antepone al hombre contra el mercado y contra el lucro.

Cuando se habla de que somos una amenaza extraordinaria e inusual para los Estados Unidos –y estamos seguros de que ese no es el sentimiento del pueblo norteamericano, ese es el pretexto que usa el Gobierno norteamericano para agredirnos–, uno se pregunta: ¿Cuál es la amenaza?, ¿qué es lo extraordinario de esa amenaza?, ¿qué es lo que es inusual en esa amenaza, cuando Cuba es un país de paz, cuando Cuba es un país que ha servido como escenario de los principales diálogos de paz en la región de América Latina y el Caribe, cuando Cuba fue el lugar donde vinieron a reunirse la Iglesia católica y la Iglesia ortodoxa rusa para resolver el cisma que habían mantenido durante más de mil quinientos años?

Yo trato de contestarme esa pregunta todos los días, pero, como explica Bruno, no hay pretexto ninguno, no hay razón ninguna que justifique una agresión militar contra Cuba.  Bueno, pues esa “amenaza extraordinaria e inusual” tal vez sea el ejemplo de resistencia y creatividad del pueblo cubano. 

Cuando hablamos de solidaridad, creo que estamos hablando de tres elementos que distinguen el valor de la solidaridad internacional:

Uno, es la ternura de los pueblos, porque entre todos hemos aprendido a compartir algo que nos enseñó Fidel, y es que no damos por solidaridad lo que nos sobre, sino damos lo que tenemos para compartirlo entre todos.

El otro valor es que la solidaridad constituye una retaguardia estratégica porque apoya lo que vamos haciendo, apoya las luchas de los que vamos buscando enfrentar agresiones genocidas como la que impone el Gobierno de los Estados Unidos contra Cuba, y cada donación, cada movilización internacional,  cada uno de esos actos que realizan ustedes en diferentes ciudades del mundo es un pulmón de oxígeno que ustedes nos dan frente al cerco económico y es también una luz que ilumina a la nación y al pueblo cubanos.

Un tercer valor de la solidaridad, que compartimos entre todos, es que es una expresión de resistencia ante la exclusión.  Es una denuncia activa contra la agresión que realiza el Gobierno de los Estados Unidos contra Cuba, es una denuncia activa contra la inclusión de Cuba en una lista de países que supuestamente apoyan el terrorismo. 

La vehemencia, el valor, la decisión y el compromiso con el que ustedes defienden, desde la solidaridad, al pueblo cubano nos demuestra a nosotros y nos asegura que Cuba no está sola y que Cuba nunca estará sola mientras exista gente como ustedes en nuestro mundo. 

Yo creo que ayer entre todos pudimos apreciar lo que fue una magnífica demostración de heroísmo, de firmeza, de decisión, de convicciones, de militancia y de combatividad del pueblo cubano. 

Ayer el pueblo cubano protagonizó dos victorias para estos tiempos: una, haber logrado más de un 80 % de firmas de la población activa cubana mayor de 17 años a favor de la Revolución Cubana; en contra del bloqueo recrudecido, en contra del bloqueo energético, en contra del peligro de agresión militar contra Cuba. Y fue una firma por la patria, por la Revolución y por el socialismo. 

Y la otra victoria fue esa magnífica demostración de apoyo a la Revolución, cuando el pueblo desfiló masivamente no solo en La Habana, que ustedes vivieron la magnitud de ese desfile en La Habana, sino en todas las ciudades del país.  ¿Por dónde estaba la cifra de participantes?  Más de 5 millones ayer estuvieron en las calles defendiendo a Cuba. 

Y es que este no era un Primero de Mayo cualquiera.  Como muchos de ustedes han dicho, este fue el Primero de Mayo en el Año del Centenario del Comandante en Jefe Fidel Castro Ruz.

Y todos podemos compartir la convicción de que nuestro pueblo, el pueblo cubano y ustedes, los amigos solidarios de ese pueblo, que son parte también de esta patria y de este pueblo, dimos el mejor homenaje posible al Comandante en Jefe en el Año de su Centenario en ese Primero de Mayo.

Creo que fue una respuesta de pueblo que dejó bien claro que ¡en Cuba la patria se defiende! 

Alguien me preguntó ayer qué era lo extraordinario en este Primero de Mayo.  Bueno, tiene que ver con ese compromiso con el Comandante en Jefe, con la situación que estamos viviendo, con lo que fuimos a expresar en ese Primero de Mayo.  Pero creo que hay un hecho muy singular y que ustedes no lo han pasado por alto, y es que nuevas generaciones ayer en Cuba levantaron nuestras banderas históricas. 

Los enemigos de la Revolución han gastado millones tratando de evitar que la juventud cubana sea continuadora de la obra de la Revolución.  Los enemigos de la Revolución vaticinaban que no iba a haber apoyo del pueblo y que este iba a ser un desfile o una manifestación con poca participación popular, y, como se dice a lo cubano: se cogieron el dedo con la puerta.  Y los jóvenes salieron a defender a la Revolución.  Pero la juventud cubana salió a defender a la Revolución, como parte de ese pueblo, con la convicción de que son la juventud del Centenario del Comandante en Jefe. 

Por lo tanto, ayer no vivimos una marcha que “es la marcha a pesar de la situación económica compleja que presenta nuestro país, como parte del recrudecimiento del bloqueo”. ¡Para nada!  Ayer fue una marcha de pueblo combativo y pueblo decidido contra todo lo que afecta la vida cotidiana y la economía de nuestro país.  Fue el discurso combativo de un pueblo digno, valiente y decidido que alto y claro dijo que tiene todo el derecho a escoger su sistema político, a defender su sistema político, a vivir y a desarrollarse.  Y por eso ese pueblo, junto a ustedes, ayer exclamó: ¡no al bloqueo!  Y como siempre hemos dicho: ¡que nos quiten el bloqueo para ver a cómo tocamos!

Vamos a hablar un poco del mundo.  Creo que ustedes han caracterizado con todo rigor la problemática que hoy tenemos.  Es indudable que hay una crisis del capitalismo, hay una crisis multidimensional del capitalismo, y hay una crisis imperial también en el Gobierno de los Estados Unidos.

Hay otros países que ofrecen, desde las posiciones del multilateralismo, otras posibilidades para los pueblos y para las naciones del Sur Global.  Cada vez son más las voces que se alzan en contra de los abusos imperiales. 

Los representantes fundamentales del Gobierno de los Estados Unidos tienen una crisis de credibilidad también dentro del pueblo norteamericano. 

Cuando el capitalismo y cuando el imperio están en crisis es entonces cuando resurgen las ideas más ultraconservadoras, las ideas de extrema derecha, por eso está resurgiendo el fascismo en estos momentos; y el Gobierno actual de los Estados Unidos es un gobierno fascista.  Es por eso que se cometen actos genocidas en el mundo, como es el genocidio que se comete contra el pueblo palestino, como es el genocidio que se está cometiendo contra el pueblo en el Líbano; o se va a las agresiones y se va al lenguaje de la guerra para resolver los conflictos internacionales. 

Y es que estamos en presencia de una guerra ideológica, de una guerra cultural y de una guerra mediática. 

¿Por qué esa guerra que trata de imponer el imperio es ideológica?  Porque están tratando de imponer sus ideas hegemónicas sobre la base de la dominación.  Quieren dominar el mundo, nos quieren dominar a todos, quieren dominar a nuestros pueblos, quieren dominar a nuestras naciones. 

¿Por qué es una guerra cultural?  Porque para hacerlo se tienen que apropiar y tienen que dominar nuestras mentes, y por eso tratan de buscar que nuestros pueblos rompan con sus raíces, con su identidad, con su cultura.  Por eso atacan la cultura y la historia de nuestros pueblos.

Y es una guerra también mediática, porque usan todo ese entramado de redes digitales y de medios de comunicación para resaltar los valores supremacistas, la xenofobia; para asesinar reputaciones de naciones, de líderes; para imponer la cultura occidental; para denigrar a los pueblos, a los procesos revolucionarios, y lo hacen sobre la base de la perversidad, usando la calumnia, la mentira, las falsas noticias, tejiendo construcciones mediáticas para que la repetición de la mentira y la narrativa de la mentira se conviertan en una verdad que sea asumida por muchos en el mundo.  Fíjense, así han actuado en los últimos momentos.

¿Qué se hizo contra Venezuela?  Se comenzó a construir mediáticamente una narrativa de narco-Estado; trataron de linchar políticamente y mediáticamente al legítimo presidente de la Revolución Bolivariana, Nicolás Maduro.  Vinieron entonces con un bloqueo naval a Venezuela, impusieron la presencia militar norteamericana más grande en los últimos veinte años en el área del Caribe.

Como parte de esa narrativa han justificado crímenes extrajudiciales contra embarcaciones que nunca ha podido ser comprobado si estaban o no vinculadas al narcotráfico y si los que estaban en esas embarcaciones eran personas vinculadas al narcotráfico. 

Y cuando tuvieron creadas todas las condiciones con esa artillería mediática, agredieron a la nación venezolana, secuestraron y extrajeron a un Presidente legítimo y a su esposa para hacerles un falso juicio en los Estados Unidos.  Hay que ver cómo el Cartel de los Soles desapareció inmediatamente después del secuestro de Maduro, cómo la mentira que habían construido había desaparecido, pero ya las consecuencias estaban. 

Así fueron tejiendo la matriz de que Irán desarrollaba un programa de energía nuclear para tener la bomba nuclear y que era una amenaza para el mundo entero.

Llevamos varias semanas viendo la guerra en Irán, viendo la heroica resistencia del pueblo iraní.  Y lo que no hemos podido ver aún es una bomba nuclear iraní, ni una amenaza de Irán con el uso de las bombas nucleares. ¿Quién está hablando de usar la bomba nuclear?   El Gobierno de los Estados Unidos.

Y ahí está entonces el caso de Cuba también.  Han armado una enorme campaña diciendo que nosotros somos una amenaza inusual y extraordinaria contra Estados Unidos, que violamos los derechos humanos, que somos un Estado fallido, que estamos en un colapso económico, que ellos están muy preocupados por las vicisitudes del pueblo cubano, lo cual es totalmente una ironía y una falacia.  Si están tan preocupados, que levanten el bloqueo, porque los principales problemas del pueblo cubano tienen que ver con la imposición de ese bloqueo durante tanto tiempo.

Como parte de esa campaña contra Cuba están también las presiones que han ejercido contra los gobiernos de un grupo de países en los cuales han presionado a sus líderes para que rompan la colaboración médica que Cuba ofrece de manera solidaria.

En reuniones a nivel de área, el Gobierno de los Estados Unidos ha tratado de “encantar” a algunos líderes de países latinoamericanos, y algunos han llevado como regalo romper las relaciones con Cuba o limitar las relaciones diplomáticas con Cuba.  Y otros, con un cinismo tremendo y una falta de dignidad, congraciándose con el emperador, le han dicho: ¿cuándo va a resolver el tema de Cuba?

Entonces, en medio de esa situación, ya cuando Venezuela en diciembre empezó a ser bloqueada desde el punto de vista energético, Cuba empezó a dejar de recibir petróleo.  Estamos hablando de diciembre. Después, en enero, vino la Orden Ejecutiva del 29 de enero; por lo tanto, estuvimos cuatro meses sin recibir combustible hasta que llegó un barco de combustible de Rusia que nos sirvió para, en los últimos quince días, cambiar la situación electroenergética que había en el país; pero ese petróleo se agota ya en estos días y no sabemos cuándo más va a entrar combustible a Cuba.

Y, como si eso fuera poco, se aparecen ayer como regalo del Primero de Mayo, ¡parece que molestó el Primero de Mayo!, como se dice aquí, parece que les picó la enorme demostración de firmeza del pueblo cubano, dieron a conocer otra Orden Ejecutiva titulada “Imposición de sanciones a los responsables de la represión en Cuba y de las amenazas a la seguridad nacional y la política exterior de Estados Unidos”.  Tomaron el mismo pretexto de la anterior Orden Ejecutiva. 

Esta es una medida –y Bruno lo explicó con más detalles de lo que yo lo voy a explicar– que se estructura sobre tres ejes fundamentales diseñados para hacer colapsar la economía cubana y forzar lo que ellos aspiran como cambio de régimen.

En primer lugar, impone sanciones sectoriales ampliadas bloqueando cualquier propiedad estadounidense de personas o entidades que operen en los sectores –fíjense qué sectores escogieron–: energético, de defensa, minero y de servicios financieros de la isla. 

Por lo tanto, están atacando nuestras fuentes vitales de ingresos, que han sido atacadas ya y han sido conmocionadas en más de sesenta años de bloqueo;  después, de bloqueo recrudecido a partir del segundo semestre del 2019, cuando Trump aplicó 240 medidas de recrudecimiento del bloqueo; en enero del 2020, cuando nos incluyeron en la lista de países que supuestamente apoyan el terrorismo,   y después cómo todas esas medidas han sido mantenidas en todo este tiempo, primero por la administración Biden, después por la segunda temporada de la administración Trump, y ahora recrudecida con el bloqueo energético y nuevamente con esta Orden Ejecutiva.

El segundo eje fundamental de esta medida es que establece una persecución financiera global amenazando a bancos de terceros países con cortar su acceso al sistema financiero estadounidense si realizan transacciones con entidades cubanas.  Fíjense qué nivel de internacionalización le han dado a esta medida que recrudece aún más el bloqueo contra Cuba. 

Y, en tercer lugar, decreta la aplicación inmediata de las sanciones, eliminando cualquier periodo de modificación previa y negando así la posibilidad de un recurso legal oportuno.

Sencillamente, hermanas y hermanos, desde la óptica de las relaciones internacionales, esta Orden Ejecutiva es un caso de injerencia directa y unilateral por parte de Estados Unidos; es un acto de intromisión inaceptable en los asuntos internos de otra nación.  Es un claro intento de imponer un modelo político por coerción económica, utilizando una ley doméstica para dictar las políticas de otras naciones en detrimento del multilateralismo.

Esta política no solo busca un “cambio de régimen”, sino también constituye un acto de desestabilización regional forzando a la comunidad internacional a una elección imposible entre su relación con Cuba y el acceso al mercado y al sistema financiero de Estados Unidos.  El mundo, o escoge poder participar en el sistema financiero y económico de Estados Unidos o escoge a Cuba. 

Y yo pregunto: ¿Hasta cuándo el mundo va a estar tolerando este abuso?  ¿Hasta cuándo el mundo se va a plegar a que maten niños inocentes y a un pueblo inocente como en Gaza, como en el Líbano o como en Irán?  ¿Hasta cuándo el mundo va a tolerar esta política de máxima presión de los Estados Unidos contra el heroico pueblo cubano?  Porque el mundo tiene que estar consciente de que lo que se hace contra Cuba, lo que se hace contra Palestina, lo que se hace contra Irán, después se lo hacen a cualquiera.

Y por eso nosotros decimos con todo sentido de responsabilidad, y alguien lo dijo aquí, que quien se levanta con Cuba en este momento se levanta para todos los tiempos, porque en Cuba se está defendiendo la dignidad de los pueblos.

En Cuba se está defendiendo la soberanía y la independencia de los pueblos.  En Cuba se está defendiendo el derecho a la autodeterminación de los pueblos.  Y en Cuba se está defendiendo la convicción de que una causa justa defendida por un pueblo heroico no se abandona.  Por lo tanto, ¡que nadie espere que en Cuba habrá rendición! 

Todos estos elementos de contexto que estamos compartiendo con ustedes, indudablemente, han complejizado nuestra situación.  Y como ustedes han vivido, han compartido con el pueblo cubano, hoy vivimos muchas limitaciones acrecentadas a las que ya veníamos viviendo.  Hay que preguntarse cómo puede mantenerse la economía de un país, cómo se pueden mantener los servicios de un país al que le es negado recibir combustible.

Nosotros estamos enfrentando como país, como pueblo, una agresión multidimensional de la potencia más poderosa del mundo. 

Y aquí el problema es un efecto acumulado, porque hay análisis que se hacen y se habla de la situación de Cuba en el momento actual.  No, no, la situación de Cuba es la acumulación de problemáticas de más de sesenta años de bloqueo, de bloqueo recrudecido a partir del 2019, de los efectos de la COVID-19 y del bloqueo ahora más recrudecido aún con estas dos órdenes ejecutivas.

Se trata de un castigo colectivo que nos quieren imponer y de una asfixia total que nos quieren imponer, para lograr que exista un estallido social y que haya un cambio de régimen.  Pero Cuba no está cruzada de brazos.

¡No podrán, no podrán!

Nosotros no estamos de brazos cruzados.  Desde que se hizo un análisis en la dirección del país de que Trump podía ganar las elecciones y estar acompañado de los otros que componen su Gobierno, sabíamos que se cernía un peligro de mayor amenaza sobre Cuba y estuvimos trabajando todo un grupo de ideas, todo un grupo de planes, todo un grupo de programas que ahora, con más razón, hemos ratificado, hemos puntualizado, hemos actualizado y estamos desarrollando.

Ante esta agresión multidimensional nosotros nos hemos planteado tres prioridades fundamentales y queremos compartirlas con ustedes para que sepan y tengan todos los argumentos de lo que hace Cuba.

Primero, hay la inminencia de una agresión militar.  Y eso no es algo que nosotros queremos ni deseamos.  Cuba es un país de paz.  Cuba defiende la paz.  Pero es que el Gobierno de los Estados Unidos todos los días habla de guerra, y todos los días habla de amenaza, y todos los días sube la retórica de amenaza hacia Cuba; pero el pueblo cubano no tiene miedo.

¿Y saben por qué no tiene miedo?  Porque cuando uno asume que está dispuesto a entregar la vida por una causa justa, que en este caso es estar dispuesto a dar la vida por nuestra Revolución, estar dispuesto a luchar hasta las últimas consecuencias por nuestra Revolución, y cuando somos muchos en este país los que estamos dispuestos a hacer eso, no puede haber miedo.  Tú tomaste la decisión de tu vida hasta las últimas consecuencias y ya se acabó el miedo.  Y eso lo demostró ese pueblo ayer con las firmas y con su participación.

Pero eso lo demostraron con un heroísmo tremendo, que es un ejemplo para estos tiempos, los 32 combatientes cubanos que cayeron en Venezuela. 

Esos combatientes cubanos enfrentaron a fuerzas élites del ejército norteamericano que los superaban tecnológicamente, los superaban numéricamente.  Se había concebido por parte del Gobierno de Estados Unidos, por parte de su ejército, que la operación de secuestro del Presidente de Venezuela se hacía en minutos, y se les complicó cuando nuestros bravos combatientes enfrentaron a esa fuerza élite de los Estados Unidos y estuvieron combatiendo durante más de 45 minutos en esas condiciones.

Imagínense qué pasaría en una agresión militar a Cuba donde estaría multiplicado el ejemplo de esos 32 por millones de cubanos.  Y se lo decimos con toda responsabilidad, no estamos hablando así porque queramos la guerra. ¡No queremos la guerra!, incluso siempre hemos planteado que desde el diálogo se pueden resolver las diferencias bilaterales con el Gobierno de los Estados Unidos; pero tiene que haber disposición, tiene que haber seriedad para encontrar áreas de cooperación que nos permitan entendernos y alejarnos de la confrontación.  Pero también ratifico aquí lo que hemos dicho en otras ocasiones: no le tememos a la guerra.  ¡Y aquí no habrá ni sorpresa ni derrota!

Y es por eso que como primera prioridad hemos estado en los últimos meses desarrollando un plan de elevación de la preparación y la disposición para la defensa en interés de la guerra de todo nuestro pueblo.

Nuestra estrategia de defensa es una estrategia totalmente defensiva, no es para agredir a nadie.  Parte de la experiencia guerrillera de nuestro país, de la experiencia de nuestras luchas, cómo lucharon los mambises, cómo lucharon los rebeldes en la Sierra Maestra; de las experiencias combativas que tuvimos cuando fuimos al África a contribuir modestamente con la liberación de países africanos y a eliminar el apartheid en Sudáfrica.  Parte de nuestras convicciones.

Fue una doctrina elaborada por Fidel, enriquecida por el General de Ejército, que surgió en otro momento tan complejo como este cuando la administración que estaba en ese momento al frente de Estados Unidos había planteado también la posibilidad de una agresión directa contra Cuba.  Y en esa doctrina defensiva cada cubana y cada cubano tiene un fusil, cada cubana y cada cubano tiene una posición en la defensa y tiene una misión que cumplir en defensa de la patria, la revolución y el socialismo.

Entonces, la segunda prioridad tiene que ver con que nos quieren asfixiar, nos quieren asfixiar económicamente.  Bueno, discutimos con el pueblo a finales del pasado año, en diciembre, y en las primeras semanas de enero de este año  entre todos discutimos a nivel popular un Programa de Gobierno para el desarrollo económico y social en las condiciones actuales.  Por lo tanto, todo nuestro pueblo opinó, criticó, propuso, y al final de todo este debate de consulta popular se ha logrado un programa de desarrollo económico y social más robusto, precisamente porque fue enriquecido por esa participación popular.  En él se contempla todo un grupo de transformaciones que hay que hacer en nuestro Modelo Económico y Social, y que tenemos también que hacerlo con agilidad, sin burocracia, con la mayor diligencia posible.

Yo diría que, aunque son varios los aspectos, podríamos agruparlos en tres ejes fundamentales: Transformación económica, que tiene que ver con cómo logramos la estabilización macroeconómica, cómo potenciamos la producción nacional, cómo logramos mayores niveles de exportación. 

Tiene otro eje que es de soberanía y sostenibilidad, y ahí contemplamos dos programas fundamentales: el programa de producción de alimentos para alcanzar la soberanía alimentaria del país, estando conscientes de que vamos a comer no lo que importemos, vamos a comer lo que seamos capaces de producir en el país.

Y ustedes me podrán decir: pero ¿estás loco?, ahora que tienes menos combustible, que tienes menos cosas, ¿cómo vas a lograr soberanía alimentaria?  Bueno, con el esfuerzo y con el talento de los cubanos, trabajando todos nosotros conscientes de que vamos a comer lo que seamos capaces de producir, aplicando la agroecología.  Y ante la falta de productos y fertilizantes, estamos aplicando agroecología y estamos desarrollando un programa de desarrollo agropecuario, de producción de alimentos, que es más amigable con el medio ambiente, que es sostenible en nuestras condiciones. 

Y el otro programa importante es entonces, también para la sostenibilidad energética del país, el programa energético, que tiene como un pilar una profunda transformación de la matriz energética del país, que la iniciamos ya el pasado año.  Nosotros el pasado año pudimos hacer una inversión de más de mil megawatts en parques fotovoltaicos, lo cual nos hizo saltar, en un solo año, de un 3 % de penetración en la generación eléctrica con fuentes renovables de energía a un 10 %; o sea, crecimos un 7 % en ese año.

Estamos luchando en medio de la adversidad para este año también crecer en una magnitud similar, en un programa donde en el año 2050 podamos ser autosuficientes en energía, usando nuestros recursos.  No nos pueden bloquear nuestro sol, no nos pueden bloquear las corrientes de aire de Cuba, no nos pueden bloquear las corrientes marinas, no nos pueden bloquear nuestros ríos.  Estamos usando el biogás, promoviendo el uso del biogás, el uso de la biomasa.

Los amigos brasileños nos han insistido mucho en incursionar en el tema de los biocombustibles, y también lo estamos analizando.

Como ustedes conocen, cuando había todo un tabú y se decía que el crudo cubano no se podía refinar, nuestros científicos han encontrado la respuesta y ya tenemos la tecnología desarrollada en Cuba para poder refinar crudo cubano y tener los derivados necesarios.  Ahora, ¿qué tenemos que hacer? Incrementar la producción de ese crudo nacional para tener crudo nacional no solo para la generación eléctrica, sino también para ir supliendo las necesidades de combustible y de derivados que lleva la economía.

Por supuesto, todos estos procesos llevarán un tiempo largo, porque eso no se resuelve de un día para otro en medio de estas condiciones de adversidad ante medidas coercitivas cada vez más duras. 

Y el tercer eje estratégico es que todo lo que hagamos es sin aplicar políticas de choque.  Es con justicia social, y cada una de las medidas que tengamos que aplicar para superar esta situación siempre tiene que observar primero a quién puede dejar en alguna desventaja, para evitar que crezcan desigualdades y que, al contrario, se atenúen las desigualdades y que para cada persona, familia o comunidad en situaciones de vulnerabilidad haya una respuesta diferenciada para evitar que se incremente su situación de vulnerabilidad.  Y eso es justicia social, y eso es socialismo, y eso es lo que defendemos en Cuba.

Por lo tanto, yo creo y sueño, y todos soñamos, porque recuerden que en Cuba, por toda esta política de máxima presión y de bloqueo aplicado durante tantos años, independientemente de lo grande que es la obra de la Revolución, no hemos podido construir todos nuestros sueños,  tenemos sueños pendientes, tenemos proyectos pendientes.  Se nos han paralizado en el tiempo también algunos programas para el desarrollo económico del país y su impacto social.  Pero seguimos soñando y seguimos haciendo, seguimos combatiendo y seguimos trabajando, y seguimos teniendo realizaciones aun en las circunstancias más difíciles.

Y dejamos estos argumentos, porque nosotros creemos que uno de los papeles fundamentales que puede desempeñar la solidaridad, que pueden desempeñar ustedes, es la movilización de la opinión pública en una circunstancia como esta, sobre todo, por la contribución que pueden hacer ustedes de persuadir y extender la verdad sobre Cuba en momentos de un feroz asedio mediático, de manipulación, de mentiras y de coerción económica, y también ante el peligro de una agresión militar. 

Trabajando así en tiempos difíciles, ¿cómo uno ve el futuro de Cuba?  Tendremos un futuro con un país iluminado usando nuestras propias fuentes de energía; pero tendremos el país iluminado, pero sin derroche.

Tendremos una Cuba más productiva con eficiencia.

Y seguiremos teniendo una Cuba justa, con espacios y posibilidades para todos.

Seguiremos brindando solidaridad; seguiremos apoyando las causas justas del mundo; seguiremos apoyando la causa palestina, la causa del pueblo libanés, la Revolución Bolivariana, la liberación del presidente Maduro y su esposa Cilia, la causa del pueblo saharaui, la causa de Puerto Rico, la causa del pueblo iraní.

Estaremos apoyando la causa de los que han protagonizado la flotilla de Gaza, de los que han apoyado a Cuba con los convoyes de ayuda humanitaria y solidaria.

Y estaremos luchando con ustedes también por la liberación de Thiago y de cualquier otro compañero militante, combatiente que sea injustamente apresado.

Nosotros tenemos la convicción de que la verdadera fuerza de una nación reside en su pueblo, en su gente y en los trabajadores que construyen un futuro digno.  Hoy esa fuerza en nuestro país se multiplica gracias a ustedes, demostrando que la solidaridad internacional es el arma más poderosa contra el egoísmo global.  El heroísmo, la resistencia, la creatividad, la dignidad y la historia del pueblo cubano, junto a ustedes y junto a la solidaridad de ustedes, nos van a dar la victoria.  ¡Y de eso no tenemos ninguna duda!

Pero cuando ustedes nos dan tanta solidaridad, también nos imponen un enorme compromiso, porque sabemos que no los podemos defraudar.  Por lo tanto, tengan también la convicción de que el pueblo cubano se compromete a seguir siendo un sitio de esperanza en el Caribe para todos los que en el mundo quieren que este sea mejor.  No les fallaremos porque fallarles a ustedes sería fallar a la esperanza de todos los humildes de este planeta.

¡Que viva la paz!  

¡Abajo la guerra!  

¡Abajo el bloqueo! 

¡Vivan los trabajadores del mundo!

¡Viva la solidaridad internacionalista! 

¡Cuba no está sola!  

¡Hasta la Victoria Siempre!

Share Button

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.