Cubainformacion: droni ed inchieste

Droni e sondaggi: invasione di Cuba?

Speciale Miami Fake

Cubainformación – Il nuovo programma della sezione Miami Fake, di Cubainformación, analizza un’escalation mediatica in cui i media anticubani — finanziati direttamente o indirettamente dagli USA — intensificano la loro narrativa di scontro: militarizzazione del discorso, sondaggi che legittimano l’intervento, ultimatum politici e campagne per destabilizzare qualsiasi relazione economica o diplomatica con l’Isola.

Ancora una volta, la strategia combina allarmismo, manipolazione e una pericolosa normalizzazione della guerra.

1. Guerra psicologica come preludio all’intervento a Cuba? 

La copertura mediatica sui movimenti militari USA intorno a Cuba si presenta come uno spettacolo che mescola intimidazione e giustificazione.

Cubita NOW diffonde “Aumenta la vigilanza navale degli Stati Uniti nelle acque vicino a Cuba”, mentre Periódico Cubano pubblica “Pressione sul regime: gli USA muovono le loro navi militari verso Cuba”, assicurando che “la presenza navale degli USA (…) rimette il castrismo sotto i riflettori diretti, in un momento particolarmente fragile per la dittatura”.

In parallelo, CiberCuba allerta con “Drone militare statunitense MQ-4C Triton opera nel Golfo d’America a nord dell’Avana”, e Asere Noticias insiste con “Gli USA inviano un secondo drone spia a Cuba in meno di una settimana”.

E arriva il complemento propagandistico: i sondaggi. Diario de Cuba riporta “‘Miami Herald’: il 79% dei cubanoamericani intervistati in Florida sostiene un intervento militare a Cuba”, mentre Cubanet ricalca con “Quasi l’80% dei cubani intervistati in Florida sostiene l’intervento militare USA nell’Isola”. Sebbene tutto corrisponda a un sondaggio su 800 persone nel nucleo più estremista di Miami, il messaggio è chiaro: Trump può già invadere l’Isola, perché “i cubani” negli USA glielo chiedono.

Militarizzazione sul terreno… e legittimazione nell’opinione pubblicata.

2. Propaganda dell’ultimatum di Trump

La narrativa dell’ultimatum si costruisce come un conto alla rovescia che cerca di giustificare azioni di più ampia portata.

Periódico Cubano titola “Gli USA impongono un ultimatum al regime castrista affinché faccia passi concreti”, sottolineando che “il termine sta scadendo e il regime castrista non ha ceduto alle pressioni” e che “Trump ha tutte le opzioni sul tavolo”.

Cubani per il Mondo rafforza il messaggio con “Donald Trump lancia un ultimatum al regime castrista per liberare i prigionieri politici”, mentre 14ymedio aggiunge pressione con “Gli USA danno due settimane a Cuba per liberare Otero Alcántara e altri importanti prigionieri politici”.

Il racconto si completa con “Fox News: Trump agirà a Cuba se i capi cubani non sono capaci o non sono disposti” (Periódico Cubano), dove si afferma che si stanno valutando scenari che includono “intervento militare”.

3. “Dissidenti” si tolgono la maschera e chiedono a Trump di impadronirsi di Cuba

Determinati attori mediatici e politici lasciano da parte ogni ambiguità e chiedono apertamente un intervento esterno.

CubitaNOW riporta “Influencer e attivisti cubani chiedono a Trump e Rubio sostegno per un cambio politico nell’Isola”, in nome di quella che chiamano “liberazione di Cuba”.

14ymedio pubblica “Serve un ‘piccolo spintone’ per abbattere la dittatura a Cuba, secondo la figlia di Fidel Castro”, dove si afferma: “Ciò che serve è un cambio. In qualsiasi modo”. Tra l’altro, è strano che su nove figli e figlie, l’unica figlia del Comandante con spazio mediatico sia questa fascista che chiede di radere al suolo il suo Paese d’origine.

E Diario de Cuba chiude con “Editoriale: Un vertice di complici del castrismo”, screditando qualsiasi spazio di dialogo o cooperazione.

4. José Daniel Ferrer chiede anch’egli l’intervento militare

La richiesta a Trump di un intervento militare a Cuba è un messaggio comune dei “dissidenti” e degli “attivisti dei diritti umani”, come l’estremista José Daniel Ferrer, ex detenuto nell’Isola. Se qualcuno non ha ancora notato la contraddizione (attivismo per i diritti umani e la democrazia che chiede a un governo fascista come quello USA di bombardare un Paese), dovrebbe farsi visitare urgentemente.

CubitaNOW pubblica “Ferrer risponde al cancelliere tedesco e alza il tono nel difendere un intervento a Cuba”, mentre CiberCuba riporta “Ferrer risponde con durezza al cancelliere tedesco che rifiuta l’intervento militare a Cuba”, perché Merz ha detto che “non esiste alcuna minaccia percepibile che emani da Cuba verso altri Paesi” e l’ultratrumpista Ferrer insiste sul fatto che un intervento sarebbe necessario: “Che lo chieda alle migliaia di madri (…) se vogliono o non vogliono un intervento che le salvi dalla fame”.

5. Sostenere Trump nella sua guerra contro l’Iran

L’allineamento con la politica estera di Washington si estende oltre Cuba.

Cubani per il Mondo pubblica “Un’altra petroliera legata all’Iran è stata intercettata dagli USA nell’Indo-Pacifico”, giustificando che si tratta di azioni per “soffocare il flusso di petrolio (…) e sostenere la sua macchina repressiva”.

Lo stesso schema che si difende per Cuba viene legittimato in altri scenari.

6. Gentaglia di Zona

L’uso di figure culturali per rafforzare il discorso politico è un’altra costante.

Cubani per il Mondo diffonde “Gente de Zona continua a denunciare la realtà di Cuba in Spagna: ‘È ora che i Castro e i loro compari si ritirino'”, includendo affermazioni come “stanno incolpando gli USA, quando loro stessi (…) hanno distrutto il Paese” o che “hanno lasciato che cadesse in rovina”.

Dichiarazioni amplificate da coloro che sono passati all'”anticastrismo” perché, in caso contrario, avrebbero perso la residenza negli USA e la loro comoda vita tra L’Avana e Miami. Hanno sofferto una brutale campagna a Miami e, alla fine, hanno chinato la testa. Indegnità assoluta.

7. Influencer cubani deportati dalla dittatura dell’ICE

Periódico Cubano pubblica “Influencer cubano rompe il silenzio dall’Avana e conferma di essere stato deportato dall’ICE” e CubitaNOW aggiunge “Influencer cubano ‘Vuélvete Pillo Cañón’ riappare in rete dopo essere stato deportato dagli USA”. Questo influencer cubano ha sottolineato che “non era apparso sullebreti perché i miei account erano bloccati”. Ma ha così denunciato la dittatura USA, la mancanza di libertà di espressione nel bloccare le sue reti sociali? No! Lui, molto indegno, dopo essere stato deportato, ha parlato della “dittatura” cubana. Che gli giovi la deportazione!

8. Politicizzare anche una multa fiscale a Cuba

Qualsiasi incidente quotidiano viene convertito in simbolo politico.

Cubani per il Mondo pubblica “Anziano cubano sfida il castrismo dopo una multa abusiva: ‘Che vengano a mettermi in prigione a 81 anni'”, presentandolo come “simbolo di resistenza civica”.

ADN Cuba completa con “21 mila pesos di multa ad un anziano cubano per aver venduto fiammiferi e colla”.

Un fatto amministrativo si trasforma in racconto politico.

9. Scoraggiare ogni investimento, compito dei media anticubani

La chiusura del cerchio è economica: impedire qualsiasi sviluppo economico nell’Isola, qualsiasi possibile investimento, in questo caso di un cubano residente all’estero che, in un momento determinato, ha preso in considerazione la possibilità di investire a Cuba.

Cubanet pubblica “‘Ho accarezzato l’idea di investire un giorno a Cuba, ma data la situazione attuale, nemmeno per sogno!'”, rafforzando l’idea di totale inviabilità.

Questo nuovo episodio di Miami Fake evidenzia un’escalation pericolosa: la normalizzazione dell’intervento militare, la costruzione di consenso attraverso sondaggi pilotati, la manipolazione dei fatti e la criminalizzazione di qualsiasi alternativa di sviluppo per Cuba.

Una guerra mediatica che non solo disinforma, ma prepara il terreno per giustificare l’ingiustificabile.


Drones y encuestas: ¿invasión de Cuba?

Especiales  Miami Fake 

 

Cubainformación – El nuevo programa de la sección Miami Fake, de Cubainformación, analiza una escalada mediática en la que los medios anticubanos —financiados directa o indirectamente desde Estados Unidos— intensifican su narrativa de confrontación: militarización del discurso, encuestas que legitiman la intervención, ultimatums políticos y campañas para desestabilizar cualquier relación económica o diplomática con la Isla. 

Una vez más, la estrategia combina alarmismo, manipulación y una peligrosa normalización de la guerra. 

1 ¿Guerra psicológica como antesala de la intervención en Cuba? 

La cobertura mediática sobre movimientos militares estadounidenses en torno a Cuba se presenta como un espectáculo que mezcla intimidación y justificación.

Cubita NOW difunde “Aumenta vigilancia naval de Estados Unidos en aguas cercanas a Cuba”, mientras Periódico Cubano publica “Presión sobre el régimen: EEUU mueve sus buques militares hacia Cuba”, asegurando que “la presencia naval de EEUU (…) vuelve a colocar al castrismo bajo foco directo, en un momento especialmente frágil para la dictadura”.

En paralelo, CiberCuba alerta con “Drone militar estadounidense MQ-4C Triton opera en el Golfo de América al norte de La Habana”, y Asere Noticias insiste en “EEUU envía un segundo dron espía a Cuba en menos de una semana”. 

Y llega el complemento propagandístico: las encuestas. Diario de Cuba recoge “’Miami Herald’: un 79% de cubanoamericanos encuestados en Florida respaldan una intervención militar en Cuba”, mientras Cubanet replica con “Casi 80% de cubanos encuestados en Florida apoya intervención militar de EE.UU. en la Isla”. Aunque todo corresponda a una encuesta a 800 personas en el núcleo más extremista de Miami, el mensaje es claro: Trump ya puede invadir la Isla, porque “los cubanos” en EE. UU. así se lo piden.

Militarización sobre el terreno… y legitimación en la opinión publicada. 

2 Propaganda del ultimátum de Trump

La narrativa del ultimátum se construye como una cuenta atrás que busca justificar acciones de mayor alcance.

Periódico Cubano titula “EEUU impone ultimátum al régimen castrista para que dé pasos concretos”, señalando que “el plazo se acaba y el régimen castrista no ha cedido a las presiones” y que “Trump tiene todas las opciones sobre la mesa”.

Cubanos por el Mundo refuerza el mensaje con “Donald Trump lanza un ultimátum al régimen castrista para liberar a presos políticos”, mientras 14ymedio añade presión con “EE UU da dos semanas a Cuba para liberar a Otero Alcántara y otros destacados presos políticos”.

El relato se completa con “Fox News: Trump actuará en Cuba si los líderes cubanos no son capaces o no están dispuestos” (Periódico Cubano), donde se afirma que se evalúan escenarios que incluyen “intervención militar”. 

3 “Disidentes” se quitan la careta y piden a Trump apoderarse de Cuba

Determinados actores mediáticos y políticos dejan atrás cualquier ambigüedad y piden abiertamente intervención externa.

CubitaNOW recoge “Influencers y activistas cubanos piden a Trump y Rubio apoyo para un cambio político en la Isla”, en nombre de lo que llaman “liberación de Cuba”.

14ymedio publica “Se necesita un ’empujoncito’ para derribar la dictadura en Cuba, según la hija de Fidel Castro”, donde se afirma: “Lo que hace falta es un cambio. Como sea”. Por cierto, es extraño que de nueve hijos e hijas, la única hija del Comandante con espacio mediático sea esta fascista que pide arrasar su país de origen.

Y Diario de Cuba remata con “Editorial: Una cumbre de cómplices con el castrismo”, descalificando cualquier espacio de diálogo o cooperación. 

4 José Daniel Ferrer pide también intervención militar

La petición a Trump de una intervención militar a Cuba es mensaje común de los “disidentes” y “activistas de derechos humanos”, como el extremista José Daniel Ferrer, expreso en la Isla. Si alguien aún no se ha percatado de la contradicción (¿activismo por los derechos humanos y la democracia que pide a un gobierno fascista como el de EE. UU. el bombardeo de un país?) debería hacérselo mirar de manera urgente.

CubitaNOW publica “Ferrer replica a canciller alemán y eleva el tono al defender una intervención en Cuba”, mientras CiberCuba recoge “Ferrer responde con dureza a canciller alemán que rechaza intervención militar en Cuba”, porque Merz dijo que “no existe ninguna amenaza discernible que emane de Cuba hacia otros países” y el ultratrumpista Ferrer insiste en que una intervención sería necesaria:: “Que le pregunte a los miles de madres (…) si quieren o no quieren una intervención que los salve del hambre”. 

5 Apoyar a Trump en su guerra contra Irán

La alineación con la política exterior de Washington se extiende más allá de Cuba.

Cubanos por el Mundo publica “Otro tanquero vinculado a Irán fue interceptado por Estados Unidos en el Indopacífico”, justificando que se trata de acciones para “asfixiar el flujo de petróleo (…) y sostener su maquinaria represiva”.

El mismo esquema que se defiende para Cuba se legitima en otros escenarios. 

6 Gentuza de Zona

El uso de figuras culturales para reforzar el discurso político es otra constante.

Cubanos por el Mundo difunde “Gente de Zona continúa denunciando la realidad de Cuba en España: ‘Es hora de que los Castro y sus compinches se retiren’”, incluyendo afirmaciones como “están culpando a los Estados Unidos, cuando ellos mismos (…) han desbaratado el país” o que “han dejado que caiga en las ruinas”.

Declaraciones amplificadas de quienes cambiaron al “anticastrismo” porque, de no hacerlo, habrían perdido la residencia en EE. UU. y su cómoda vida entre La Habana y Miami. Sufrieron una brutal campaña en Miami y, finaolmente, doblaron la rodilla. Indignidad absoluta.  

7 Influencers cubanos deportados por la dictadura del ICE

Periódico Cubano publica “Influencer cubano rompe el silencio desde La Habana y confirma que fue deportado por ICE” y CubitaNOW añade “Influencer cubano ‘Vuélvete Pillo Cañón’ reaparece en redes tras ser deportado desde EE. UU.”. Este influencer cubano señaló que “no había salido en las redes porque mis cuentas estaban bloqueadas”. Pero ¿denunció así la dictadura de EE. UU., la falta de libertad de expresión al bloquear sus redes sociales? ¡No! El muy indigno, tras ser deportado, habló de la “dictadura” cubana. ¡Que le aproveche la deportación! 

8 Politizar hasta una multa fiscal en Cuba

Cualquier incidente cotidiano es convertido en símbolo político.

Cubanos por el Mundo publica “Anciano cubano desafía al castrismo tras multa abusiva: ‘Que vengan a meterme preso con 81 años’”, presentándolo como “símbolo de resistencia cívica”.

ADN Cuba complementa con “21 mil pesos de multa a anciano cubano por vender fosforeras y pegamento”.

Un hecho administrativo se transforma en relato político. 

9 Ahuyentar toda inversión, tarea de los medios anticubanos

El cierre del círculo es económico: impedir cualquier desarrollo económico en la Isla, cualquier posible inversión, en este caso de un cubano residente en el exterior que, en un momento determinado, se planteó la posibilidad de invertir en Cuba.

Cubanet publica “‘Acaricié la idea de invertir un día en Cuba, pero dada la situación actual, ¡ni pensarlo!’”, reforzando la idea de inviabilidad total. 

Este nuevo episodio de Miami Fake evidencia una escalada peligrosa: la normalización de la intervención militar, la construcción de consenso a través de encuestas dirigidas, la manipulación de hechos y la criminalización de cualquier alternativa de desarrollo para Cuba.

Una guerra mediática que no solo desinforma, sino que prepara el terreno para justificar lo injustificable.

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