Blocco su blocco: la punizione collettiva si accentua

Leidys María Labrador Herrera

Il governo USA ha messo sul tavolo un nuovo ordine esecutivo nel quadro delle sue ostilità contro Cuba. Un ordine che, per la natura del suo ambito, può essere considerato in diversi sensi inedito, al punto che analisti e conoscitori della materia lo definiscono come un nuovo blocco su quello già esistente.

Sebbene sia venuta alla luce il 1° maggio, senza dubbio con tutta l’intenzione di scrollarsi di dosso in qualche modo l’impotenza dei risultati schiaccianti della sfilata e del movimento “La mia firma per la Patria“, costituisce uno di quei documenti che per la natura delle sanzioni che propone e il modo (per nulla abituale in documenti di questo tipo) di eludere la menzione ai possibili destinatari di queste misure, non si costruisce in un giorno. Necessita di mesi di lavoro, che garantiscano l’impalcatura «legale» per sostenerlo.

Tornano sulla tesi della «minaccia inusuale e straordinaria» come insostenibile appiglio per giustificare azioni punitive, la cui extraterritorialità viola la sovranità di altri Stati, non solo quella di Cuba, contro la quale portano quasi sette decenni attentando in modo ininterrotto.

Ci accusano di relazioni con «attori malintenzionati ostili agli Stati Uniti», di «stretti legami con altri importanti Stati patrocinatori del terrorismo», di perseguitare e torturare «oppositori politici», di essere ambiente propizio per operazioni di intelligence straniera, e al colmo dell’ipocrisia, dicono che «il regime corrotto di Cuba continua a spingere la migrazione verso gli Stati Uniti», come se non fossero il loro blocco e la loro chiusura delle vie legali per emigrare le cause di quella situazione.

Durante il suo intervento all’Incontro Internazionale di Solidarietà con Cuba «Per un mondo senza blocco: solidarietà attiva nel Centenario di Fidel», svoltosi il 2 maggio con fratelli di altri paesi che ci hanno accompagnato anche nella storica giornata precedente, il membro dell’Ufficio Politico e ministro degli Esteri, Bruno Rodríguez Parrilla, ha chiarito alcuni aspetti essenziali per comprendere i possibili effetti che, a breve termine, avrà questa nuova ordinanza.

In questo caso, per esempio, c’è il fatto che «per la prima volta stabiliscono sanzioni secondarie, cioè sanzioni che si possono applicare contro qualsiasi persona, contro qualsiasi entità, compagnia, ecc.», solo per il fatto di realizzare atti legati a Cuba, «nonostante i loro interessi negli Stati Uniti, nell’economia statunitense, non abbiano nessuna relazione con il nostro paese. In ciò che significa un passo estremamente aggressivo e inedito nell’applicazione extraterritoriale del blocco contro la nostra Patria».

E sembra incredibile che, a questo punto, dopo tanti anni di blocco, si possa ancora usare quel termine, «inedito», la cui traduzione non è altro che il fatto che l’aggressione perenne e sistematica contro Cuba si pensa, si calcola, si studia.

L’ordinanza contiene anche categorie ampie, poco esplicite, che risultano sommamente preoccupanti in quanto si riservano il diritto di definire chi includono o meno al loro interno, un aspetto rafforzato dal fatto di non emettere alcuna lista, cosa che il titolare cubano degli Esteri ha esposto con totale chiarezza.

«Non si sentono obbligati a pubblicare chi sono le persone o le entità designate o che sarebbero designate in quella condizione punitiva, proprio per ampliare l’effetto di intimidazione, di intimidire tutti gli altri».

Logicamente, i settori chiave dell’economia continuano a essere un bersaglio diretto, vale a dire l’energia, l’area militare o della difesa, i metalli e l’estrazione mineraria, la sicurezza e le finanze, ma non significa che siano gli unici, perché si scagliano contro chi presti aiuto sostanziale, sostegno finanziario, materiale e tecnologico. In altre parole, chiunque può essere oggetto delle sanzioni, e il risultato è impedire che entri a Cuba dalla grande investimento fino a quell’aiuto individuale che fornisce il medicinale di cui ha urgente bisogno un bambino malato. Perché il blocco e ogni nuova ordinanza, misure o strategie che lo ampliano, che estendono la sua portata, non fanno altro che accentuare la sofferenza di un popolo, nella cui punizione collettiva si sono impegnati malati di odio e di impotenza.

E sebbene la nostra denuncia sarà sempre ferma, e la nostra resistenza un fatto, questa è una minaccia che va molto più lontano del governo cubano; questa è la minaccia aperta al mondo senza pudore, senza il minimo rispetto per l’autodeterminazione delle nazioni sovrane. Anche con quella forza lo ha dichiarato il Ministro.

«Di fronte a questi atti nessuno Stato potrà agire in modo sovrano, indipendente, potrà esercitare la sovranità dei suoi popoli, potrà considerare che l’unico ambito di applicazione nel suo territorio sono le sue leggi nazionali, potrà difendere il concetto che solo i suoi tribunali o corti nazionali avranno giurisdizione sui suoi propri affari se non prendono oggi posizione a favore della giustizia, a favore di Cuba».

Vogliono un’asfissia immediata, non importa se questo costa la vita a milioni di persone, non importa se compromette il futuro di un’intera nazione. Speriamo che la voce dell’impunità non sia quella che si senta più alta, di fronte a un crimine di tali dimensioni.


Bloqueo sobre bloqueo: el castigo colectivo se acrecienta

Autor: Leidys María Labrador Herrera

Una nueva orden ejecutiva ha puesto, sobre la mesa de sus hostilidades contra Cuba, el Gobierno de Estados Unidos. Una que, por la naturaleza de su alcance, puede considerarse en varios sentidos inédita, al punto de que analistas y conocedores del tema la califican como un nuevo bloqueo sobre el mismo ya existente.

Aunque salió a la luz el día 1ro. de Mayo, sin duda con toda la intención de sacudirse de alguna manera la impotencia de los resultados aplastantes del desfile y del movimiento Mi firma por la Patria, constituye uno de esos documentos que por la naturaleza de las sanciones que propone y la manera (para nada habitual en documentos de esta índole), de evadir la mención a los posibles destinatarios de esas medidas, no se construye en un día. Necesita meses de trabajo, que garanticen el andamiaje «legal» para sustentarlo.

Vuelven sobre la tesis de la «amenaza inusual y extraordinaria» como insostenible asidero para justificar acciones punitivas, cuya extraterritorialidad vulnera la soberanía de otros Estados, no solo la de Cuba, contra la cual llevan cerca de siete décadas atentando de forma ininterrumpida.

Nos acusan de relaciones con «actores malintencionados hostiles a Estados Unidos», de «estrechos vínculos con otros importantes Estados patrocinadores del terrorismo», de perseguir y torturar a «opositores políticos», de ser entorno propicio para operaciones de inteligencia extranjera, y en el colmo de la hipocresía, dicen que «el régimen corrupto de Cuba sigue impulsando la migración hacia Estados Unidos», como si no fueran su bloqueo, y su cierre de vías legales para emigrar, las causas de esa situación.

Durante su intervención en el Encuentro Internacional de Solidaridad con Cuba «Por un mundo sin bloqueo: solidaridad activa en el Centenario de Fidel», desarrollado el 2 de mayo con hermanos de otros países que nos acompañaron también en la histórica jornada precedente, el miembro del Buró Político y ministro de Relaciones Exteriores, Bruno Rodríguez Parrilla, dejó muy claros algunos aspectos esenciales para comprender los posibles efectos que, a corto plazo, tendrá esta nueva orden.

En ese caso, por ejemplo, está el hecho de que «por primera vez establecen sanciones secundarias, es decir, sanciones que se pueden aplicar contra cualquier persona, contra cualquier entidad, compañía, etc.», solo por el hecho de realizar actos vinculados con Cuba, «a pesar de que sus intereses en Estados Unidos, en la economía estadounidense, no tengan ninguna relación con nuestro país. En lo que significa un paso extremadamente agresivo e inédito en la aplicación extraterritorial del bloqueo contra nuestra Patria».

Y parece mentira que, a estas alturas, después de tantos años de bloqueo, pueda utilizarse todavía ese término, «inédito», cuya traducción no es otra que el hecho de que la agresión perenne y sistemática contra Cuba se piensa, se calcula, se estudia. 

También contiene la orden categorías amplias, poco explícitas, que resultan sumamente preocupantes en tanto se reservan el derecho de definir a quienes incluyen o no dentro de ellas, un aspecto reforzado por el hecho de no emitir lista alguna, algo que el titular cubano de Relaciones Exteriores expuso con total claridad.

«No se sienten obligados a publicar quiénes son las personas o las entidades designadas o que se designarían en esa condición punitiva, precisamente para ampliar el efecto de amedrentamiento, de intimidación a todos los demás».

Lógicamente, los sectores claves de la economía siguen siendo un blanco directo, dígase la energía, el área militar o la defensa, los metales y la minería, la seguridad y las finanzas, pero no significa que sean los únicos, porque cargan contra quienes presten ayuda sustancial, apoyo financiero, material y tecnológico. En otras palabras, cualquiera puede ser objeto de las sanciones, y el resultado, evitar que entre a Cuba desde la gran inversión, hasta esa ayuda individual que provee el medicamento que necesita con urgencia un niño enfermo. Porque el bloqueo y cada nueva orden, medidas o estrategias que lo amplían, que extienden sus alcances, no hacen más que acentuar el sufrimiento de un pueblo, en cuyo castigo colectivo se han empeñado enfermos de odio y de impotencia.

Y aunque nuestra denuncia será siempre firme, y nuestra resistencia un hecho, es esta una amenaza que va mucho más lejos del Gobierno cubano; esta es la amenaza abierta al mundo sin pudor, sin el más mínimo respeto a la libre determinación de las naciones soberanas. También con esa fuerza lo ha declarado el Ministro.

«Frente a estos actos ningún Estado podrá actuar de manera soberana, independiente, podrá ejercer la soberanía de sus pueblos, podrá considerar que el único ámbito de aplicación en su territorio son sus leyes nacionales, podrá defender el concepto de que solo sus tribunales o cortes nacionales tendrán jurisdicción sobre sus propios asuntos si no toman hoy partido a favor de la justicia, a favor de Cuba».

Quieren una asfixia inmediata, no importa si eso les cuesta la vida a millones de personas, no importa si compromete el futuro de toda una nación. Esperemos que la voz de la impunidad no sea la que más alto se escuche, frente a tamaño crimen.

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