Di fronte alla sconfitta subita nella sua guerra contro l’Iran – quella che doveva essere una passeggiata della durata non superiore a tre settimane – unita al crollo della sua popolarità all’interno degli USA a causa dell’aumento del costo della vita e del conflitto bellico, il presidente Donald Trump ha firmato il 1° maggio 2026 un altro ordine esecutivo che inasprisce le misure di guerra economica, commerciale e finanziaria contro il governo cubano, mirando ad asfissiare il popolo.
Tale ordinanza impone ulteriori sanzioni alle imprese e alle banche straniere che fanno affari con Cuba, per sostenere poi che nell’Isola ci sia uno “Stato fallito”, omettendo che dal 1960 gli USA mantengono una crudele e spietata guerra economica per far morire di fame e malattie i cubani.
L’ordinanza esecutiva afferma:
“Gli Stati Uniti bloccheranno, tra gli altri, coloro che operano o hanno operato nei settori dell’energia, dell’estrazione mineraria, della difesa o della sicurezza di Cuba, o che hanno fornito sostegno materiale, finanziario o tecnologico al governo di Cuba, o ad altri individui precedentemente sanzionati da Washington”.
Ciò dimostra, ancora una volta, la disperazione e lo sconcerto degli yankee nel non trovare la formula per rovesciare il processo rivoluzionario cubano, nonostante l’imposizione di 8 leggi di guerra economica, commerciale e finanziaria, applicate a partire dal 19 ottobre 1960, a cui si aggiungono 244 sanzioni, l’inclusione di Cuba nella lista dei Paesi che Patrocinano il Terrorismo, e vari decreti presidenziali, tutti volti all’assedio economico di Cuba.
Evidentemente, il recente decreto è stato una risposta alle marce del popolo cubano il 1° maggio, dove si è dimostrato il sostegno maggioritario del popolo alla Rivoluzione, unito ai 6 milioni e mezzo di firme per la difesa della sovranità, un fatto che evidenzia il fallimento delle pressioni yankee e della loro guerra mediatica per deformare la realtà, a un costo di miliardi di dollari sprechi di denaro.
Lo stesso 2 maggio 2026, sapendo che la sua popolarità è in picchiata, secondo i risultati di un sondaggio del Pew Research Center, dove l’indice di approvazione è solo del 34%, Donald Trump ha lanciato un appello agli elettori della terza età durante un comizio a The Villages, in Florida, in cui ha dichiarato: “Dovete uscire a votare alle elezioni di metà mandato del prossimo novembre”. “Fate sì che la differenza sia così grande da risultare innegabile”. “Non date nulla per scontato”.
Questo prova la sua disperazione nel non voler perdere neppure un seggio al Congresso, perché sa cosa questo rappresenta per il suo futuro alla Casa Bianca.
Riguardo a Cuba, ha detto: “Prenderò il controllo di Cuba e, terminato il lavoro in Iran, potrei far sì che la portaerei USS Abraham Lincoln, la più grande del mondo, si fermi a circa 100 metri dalle coste cubane, finché loro non ci dicano: ‘grazie mille, ci arrendiamo'”.
Quanto poco conosce questo signore i cubani. Se la posiziona a quella distanza, sarà il bersaglio ideale per gli artiglieri e subiranno un’altra sconfitta, proprio come durante l’invasione della Baia dei Porci nel 1961.
Con Cuba gli è andato tutto male, lasciandosi guidare da Marco Rubio, un personaggio molto compromesso con la mafia terroristica anticubana di Miami e aspirante a diventare presidente.
Dall’inizio del 2026, Trump ha incrementato le sue azioni contro la Rivoluzione ed è arrivato persino a proclamare l’Isola come una “minaccia per la sicurezza nazionale statunitense”, una cosa da ridere se non avesse una grave implicazione per la sicurezza del popolo cubano, poiché ha dichiarato in molteplici occasioni che dopo Venezuela e Iran, avrebbe attaccato l’Isola.
Nella campagna mediatica fabbricata e finanziata dal Dipartimento di Stato, si accusa Cuba di “facilitare la presenza di servizi di intelligence russi e cinesi”, situazione priva di qualsiasi prova e persino smentita dal Pentagono.
Il 29 gennaio 2026, Trump aveva firmato un ordinane esecutivo per imporre un blocco petrolifero a Cuba e aveva annunciato dazi elevati per i paesi che le vendono petrolio, ritenendo che l’Isola rappresenti “una minaccia straordinaria e inusuale”.
Questa azione coinvolge il Dipartimento del Tesoro in coordinamento con il Dipartimento di Stato, che possono proibire l’apertura di conti bancari, imporre restrizioni o congelare proprietà e interessi.
Il suo sogno anacronistico è vedere il popolo per le strade a chiedere la caduta del governo, ma la risposta a queste misure sono state le marce popolari in tutta l’Isola a sostegno della Rivoluzione e, sebbene i suoi laboratori di sovversione affermino che la gente sia stata “obbligata e minacciata”, le immagini in televisione comprovano l’entusiasmo e la gioia dei partecipanti nel difendere la propria sovranità e indipendenza.
Trump non sa più cosa inventare per guadagnare voti nelle prossime elezioni di novembre, ma se sbaglia e lancia un attacco contro Cuba, non le vincerà, anche se compra i voti, perché i morti di entrambe le parti saranno così tanti e il sostegno mondiale che riceverebbe Cuba così forte, che sarebbe costretto a dimettersi o sarebbe destituito per incompetenza, e con lui uscirebbe dal gioco politico lo stesso Marco Rubio.
Trump insiste affinché ci siano cambi di fondo nell’Isola, intendasi il sistema socialista, e nei suoi deliri assicura che “il regime comunista sta per cadere”, ma Cuba non è il frutto maturo come sognavano nel XIX secolo.
Sotto queste pressioni e minacce, Cuba non può sedersi a negoziare nulla con gli USA, perché nella Costituzione della Repubblica approvata dal popolo, si legge nel Capitolo II, all’articolo 16, quanto segue: “La Repubblica di Cuba basa le relazioni internazionali sull’esercizio della sua sovranità e sui principi anti-imperialisti e internazionalisti, in funzione degli interessi del popolo e, di conseguenza: riafferma che le relazioni economiche, diplomatiche e politiche con qualsiasi altro Stato non potranno mai essere negoziate sotto aggressione, minaccia o coercizione”.
Pertanto, dagli yankee non ci si può aspettare nulla di positivo: non sono rispettosi né professionali nelle loro conversazioni, sono irriverenti, prepotenti e sognano solo di tornare a essere i padroni dell’economia di Cuba e a dirigere la sua politica estera, come imposero nel noto Emendamento Platt e nel Trattato di reciprocità commerciale del 1902.
Da tali realtà metteva in guardia José Martí: “Gli alberi devono essere messi in fila, affinché non passi il gigante delle sette leghe! È l’ora del rendiconto e della marcia unita, e dobbiamo camminare in ranghi serrati, come l’argento nelle radici delle Ande”.
Donald Trump desconcertado y sin saber qué hacer
Por Arthur González
Ante la derrota sufrida en su guerra contra Irán, la que supuestamente sería un paseo que no duraría más de tres semanas, unido a su caída de popularidad dentro de Estados Unidos por el alza del coste de vida y el conflicto bélico, el presidente Donald Trump firmó el 1ro de mayo de 2026, otra orden ejecutiva que endurece las medidas de guerra económica, comercial y financiera contra el gobierno cubano, dirigidas a asfixiar al pueblo.
Dicha orden impone más sanciones a las empresas y bancos extranjeros que realicen negocios con Cuba, para decir después que en la Isla hay un “estado fallido”, omitiendo que desde 1960 Estados Unidos mantiene una cruel y despiadada guerra económica para matar de hambre y enfermedades a los cubanos.
La orden ejecutiva afirma:
“Estados Unidos bloqueará, entre otras personas, a quienes operen o hayan operado en los sectores de energía, minería, defensa o seguridad de Cuba o brindado apoyo material, financiero o tecnológico al gobierno de Cuba, o a otros individuos sancionados anteriormente por Washington”.
Esto demuestra, una vez más, el desespero y desconcierto que tienen los yanquis al no encontrar la fórmula para derrocar el proceso revolucionario cubano, a pesar de la imposición de 8 leyes de guerra económica, comercial y financiera, aplicadas desde el 19 de octubre de 1960, a lo que se suman 244 sanciones, la inclusión de Cuba en la lista de Países que Patrocinan el Terrorismo, y varios decretos presidenciales, todos encaminados al cerco económico cubano.
Evidentemente, el reciente decreto fue una respuesta a las marchas del pueblo de Cuba el 1ro de mayo, donde se demostró el apoyo mayoritario del pueblo a la Revolución, unido a los 6 millones y medio de firmas por la defensa de la soberanía, hecho que evidencia el fracaso de las presiones yanquis y su guerra mediática para deformar la realidad, a un costo de miles de millones de dólares malgastados.
El propio 2 de mayo de 2026, sabiendo de que su popularidad está en picada, según resultado de encuesta del Pew Research Center, donde el índice de aprobación es solo del 34 %, Donald Trump hizo un llamado a los votantes de la tercera edad, durante un mitin en The Villages, en Florida, en el cual expresó: “Tienen que salir a votar en las elecciones de medio mandato del próximo noviembre”. “Hagan que la diferencia sea tan grande que resulte innegable”. “No den nada por sentado”.
Esto prueba su desesperación por no perder uno solo asiento en el Congreso, pues sabe lo que le representa para su futuro en la Casa Blanca.
Referente a Cuba, dijo: “Tomaré el control sobre Cuba y al terminar el trabajo en Irán podría hacer que el portaaviones USS Abraham Lincoln, el más grande del mundo, se detenga a unos 100 metros de las costas cubanas, hasta que ellos nos digan: muchas gracias, nos rendimos”.
Qué poco conoce este señor a los cubanos. Si lo ubica a esa distancia será el blanco ideal para los artilleros y sufrirán otra derrota al igual que durante la invasión por Bahía de Cochinos en 1961.
Con Cuba todo le ha salido mal al dejarse guiar por Marco Rubio, personaje muy comprometido con la mafia terrorista anticubana de Miami y aspirante a ser presidente.
Desde que inició el año 2026, Trump incrementó sus acciones contra la Revolución e incluso llegó a proclamar a la Isla como una “amenaza para la seguridad nacional estadounidense”, algo para reírse si no tuviera una grave implicación para la seguridad del pueblo cubano, pues ha declarado en múltiples ocasiones que después de Venezuela e Irán, atacaría a la Isla.
En la campaña mediática fabricada y financiada por el Departamento de Estado, se acusa a Cuba de “facilitar la presencia de servicios de inteligencia de Rusia y China”, situación sin una sola prueba e incluso desmentida por el Pentágono.
El pasado 29 de enero de 2026, Trump había firmado una orden ejecutiva para imponer un cerco petrolero a Cuba y anunció aranceles elevados para los países que le vendan petróleo, al considerar que la Isla representa “una amenaza extraordinaria e inusual”.
Esta acción implica al Departamento del Tesoro en coordinación con el Departamento de Estado, quienes pueden prohibir la apertura de cuentas bancarias, imponer restricciones o congelar propiedades e intereses.
Su sueño trasnochado es ver al pueblo en las calles exigiendo la caída del gobierno, pero la respuesta a estas medidas fueron las marchas populares en toda la Isla en apoyo a la Revolución y aunque sus laboratorios de subversión afirman que la gente fue “obligada y amenazada”, las imágenes en la televisión comprueban el entusiasmo y alegría de los participantes por defender su soberanía e independencia.
Trump ya no sabe que más inventar para ganar votos en las próximas elecciones en noviembre, pero si se equivoca y lanza un ataque contra Cuba, no las ganará, aunque compre los votos, pues los muertos de ambas partes serán tantos y el apoyo mundial que recibiría Cuba tan fuerte, que se vería obligado a renunciar o sería destituido por incompetente y con él saldría del juego político el propio Marco Rubio.
Trump insiste en que haya cambios de fondo en la Isla, entiéndase el sistema socialista y en sus desvaríos asegura que “el régimen comunista está próximo a caer”, pero Cuba no es la fruta madura como la soñaron en el siglo XIX.
Bajo esas presiones y amenazas Cuba no puede sentarse a negociar nada con Estados Unidos, porque en la Constitución de la República aprobada por el pueblo, se recoge en el Capítulo II, en su artículo 16, lo siguiente: La República de Cuba basa las relaciones internacionales en el ejercicio de su soberanía y los principios anti imperialistas e internacionalistas, en función de los intereses del pueblo y, en consecuencias: Reafirma que las relaciones económicas, diplomáticas y políticas con cualquier otro Estado, no podrán ser jamás negociadas bajo agresión, amenaza o coerción.
Por tanto, de los yanquis no puede esperarse nada positivo, no son respetuosos ni profesionales en sus conversaciones, son irreverentes, prepotentes y solo sueñan con volver a ser los dueños de la economía de Cuba y dirigir su política exterior, como lo impusieron en la conocida Enmienda Platt y en el Tratado de reciprocidad comercial de 1902.
Por esas realidades alertó José Martí: ¡Los árboles se han de poner en fila, para que no pase el gigante de las siete leguas! Es la hora del recuento y la marcha unida, y hemos de andar en cuadro apretado, como la plata en las raíces de los Andes.
