Il nuovo ordine esecutivo del presidente USA: un’aggressione inedita contro Cuba

Randy Alonso Falcón, Oscar Figueredo Reinaldo, Dianet Doimeadios Guerrero, Frank Martínez Rivero

Nella trasmissione di martedì del programma televisivo Mesa Redonda, Alejandro García del Toro, vicedirettore generale della Direzione Generale per gli Stati Uniti del Ministero degli Affari Esteri (MINREX), ha offerto un’analisi dettagliata sul nuovo ordine esecutivo firmato dal presidente USA lo scorso 1° maggio e sulle crescenti minacce contro Cuba.

Il funzionario ha incentrato il suo intervento su un elemento chiave che distingue questa nuova disposizione da tutte le precedenti: l’applicazione aperta e diretta del carattere extraterritoriale delle misure coercitive USA, qualcosa che – ha sottolineato – raggiunge con questo ordinane “estremi davvero mai visti prima nella legislazione statunitense”.

Sette decenni di asfissia economica

García del Toro ha iniziato la sua esposizione ricordando il contesto storico. Ha sottolineato che dall’imposizione dell'”embargo” – come lo denominò il presidente Kennedy negli anni 60 – tutte le normative successive hanno avuto come asse centrale “asfissiare l’economia cubana” e “distruggere la produzione”. Ha evidenziato soprattutto l’extraterritorialità di queste misure, un tratto distintivo della politica di Washington contro l’isola.

Come esempio precoce di questa vocazione extraterritoriale, il vicedirettore generale ha ricordato che, già negli anni 60, Washington proibiva ai Paesi che volessero esportare prodotti finiti verso gli USA che quei prodotti contenessero zucchero cubano. “È una delle prime versioni di come si estendesse oltre il commercio bilaterale tra Cuba e Stati Uniti l’applicazione delle sanzioni”, ha precisato.

Un altro caso emblematico è quello dell’industria del nichel. Dall’inizio degli anni 60 fino ad oggi, gli USA hanno proibito a imprese di Paesi terzi che le loro esportazioni verso il territorio USA (tecnologia, macchinari, mezzi di trasporto, apparecchiature tecnologiche o di comunicazioni) contengano nichel cubano.

“Non è l’interesse del governo degli Stati Uniti impedire l’esportazione di prodotti cubani – ha chiarito García del Toro – ma, usando le esportazioni da paesi terzi verso gli Stati Uniti, si restringe la nostra capacità esportatrice”.

Legge Helms-Burton e il salto qualitativo del nuovo ordine

Il funzionario ha ricordato che negli anni 90, con la Legge Helms-Burton (1996) e il suo antecedente del 1992, gli USA riuscirono a espandere molto di più questi effetti extraterritoriali. Tuttavia, ha ribadito che l’ordinanza esecutiva del 1° maggio implica un salto qualitativo senza precedenti.

García del Toro ha spiegato che, per molti anni, la portata extraterritoriale veniva applicata “in modo un po’ più subdolo”. C’erano indicazioni alle ambasciate USA in tutto il mondo e ai loro funzionari di perseguire le esportazioni cubane e gli investimenti nell’isola, ma questo sforzo veniva fatto “con il ricatto, con l’intimidazione”, combinando pressioni affinché esportatori o investitori non si legassero all’economia cubana.

La grande differenza del nuovo ordine esecutivo, ha detto il vicedirettore generale del MINREX, è che ora l’intimidazione è di carattere diretto. E ciò che è ancora più grave: “Stabilisce, persino, che non c’è bisogno di notificare agli interessati”.

García del Toro è stato preciso nel descrivere il meccanismo. “Qualcuno, un’azienda che abbia un legame o che esporti qualche prodotto a Cuba, non deve necessariamente essere notificato affinché i suoi attivi, i suoi conti in banche statunitensi o i suoi affari negli Stati Uniti siano trattenuti o bloccati”.

Di conseguenza, ha avvertito che “dal 1° maggio stesso è già applicato” quell’effetto intimidatorio, proibitivo e annullatore della capacità di Cuba di mettere in relazione il suo sistema bancario e la sua economia con il resto del mondo.

Il diplomatico cubano ha allertato che nelle prossime settimane, nei prossimi mesi e “probabilmente da questa stessa settimana”, si potranno iniziare a sentire questi effetti sull’economia del Paese.

García del Toro è stato categorico nell’individuare quale sia, a suo giudizio, il vero scopo di questa misura. “Riflette l’obiettivo chiaro del governo degli Stati Uniti di prendere il controllo del nostro paese a medio termine, secondo i loro obiettivi”.

Il vicedirettore generale della Direzione Generale per gli USA del MINREX ha affermato che, con questo nuovo ordine esecutivo, gli USA non devono cercare di mascherare la loro politica di distruzione della produzione e di dominio della struttura economica del nostro Paese.

Secondo García del Toro, Washington ha usato per anni argomenti falsi, tra cui “la menzogna di volere i diritti umani del popolo cubano” o “la libertà del popolo cubano” affinché si stabilisca un’economia di libero mercato nell’isola. Ma, con questa decisione, “il governo degli Stati Uniti risparmia la fatica di dover dare molte spiegazioni”. 

Un tentativo di lasciare il Paese senza opzioni

Il diplomatico cubano ha descritto questa nuova misura come “un tentativo disperato” di applicare una politica che lasci Cuba e il suo governo “praticamente senza opzioni” su come far funzionare l’economia cubana.

Ha ricordato che Cuba è un’isola la cui economia è stata sottoposta per settant’anni “al regime di misure coercitive più lungo, più integrato che sia stato applicato contro paese o governo alcuno”.

García del Toro si è riferito anche alle reiterate dichiarazioni del governo USA – persino in date recenti – che parlano della presunta “incompetenza del governo cubano”. Di fronte a ciò, ha risposto: “Quello che dovrebbe fare il governo degli Stati Uniti è dimostrare la nostra competenza o la nostra incompetenza, semplicemente, eliminando questo sistema di misure coercitive”.

Ha affermato che è molto difficile per qualsiasi Stato, per qualsiasi governo, se lo lasciano senza entrate dalle sue esportazioni; se fanno una campagna di persecuzione affinché le brigate mediche cubane – che agiscono in modo solidale e in virtù di accordi di cooperazione Sud-Sud – vengano eliminate, e se vengono colpiti quegli ingressi che Cuba ottiene (che sono quelli utilizzati nel sistema sanitario nazionale, gratuito per la popolazione).

Il vicedirettore generale ha descritto con crudezza il circuito di asfissia provocato dalla politica USA. “Se non ci sono banche straniere che facilitino il pagamento alle aziende per gli input che acquista, se non può riscuotere per le sue esportazioni, se non ha come riscuotere quei denari, lei non ha entrate per far operare la sua economia”.

Pertanto, ha concluso, “è molto facile per il governo degli Stati Uniti usare questa menzogna dell’incompetenza del nostro paese”.

Il contesto da gennaio 2025: un’offensiva che viene da prima

García del Toro è stato enfatico nel sottolineare che questo interesse per distruggere l’economia cubana non viene da ora. Ha ricordato che dal primo giorno del governo del presidente Donald Trump – gennaio 2025 –, già dalle prime settimane, l’amministrazione USA ha adottato misure aggressive:

➠Reinserimento di Cuba nella lista degli Stati patrocinatori del terrorismo, con effetti sul mondo bancario.

Applicazione di misure di restrizione di viaggio a Cuba.

Ripristino dell’attivazione del Titolo III della Legge Helms-Burton, che ha un grande effetto intimidatorio.

Ha ricordato che, durante la campagna presidenziale USA, i rappresentanti dell’attuale governo avevano menzionato che l’amministrazione precedente “non aveva fatto abbastanza per distruggere il nostro sistema politico”.

Il vicedirettore generale della Direzione Generale per gli USA del MINREX ha sottolineato che tutto ciò dimostra che si tratta di una politica che viene da molti decenni, ma particolarmente dagli ultimi 10 anni e, soprattutto, dal primo governo di Trump.

Il diplomatico cubano ha indicato che c’è un impegno da parte di ex alti funzionari del governo USA, “molti dei quali hanno fatto carriera politica progettando e orientando politiche contro il nostro paese”. Gli obiettivi di questi funzionari sono chiari:

Sovvertire l’ordine interno di Cuba.

Strangolare l’economia cubana.

➠Generare il maggior numero possibile di privazioni alla popolazione cubana.

García del Toro ha ricordato che, nel suo primo mandato, Trump ha implementato 243 misure contro Cuba. Ha citato una dichiarazione particolarmente grave del mandatario USA, quando disse lo scorso gennaio che non c’era più niente da fare contro Cuba se non distruggerla.

“A questo assomiglia – ha detto García del Toro –, con un ordine esecutivo a gennaio [che ha implementato il blocco petrolifero], e ora con un altro ordine esecutivo che inasprisce tutte quelle misure che erano state prese in precedenza”.

Misure inedite e secondarie per strangolare l’economia cubana

La specialista della Direzione di Temi Legali e Analisi della Direzione Generale per gli USA, Ariadna Cornelio Hitchman, ha esposto alla Mesa Redonda come la Casa Bianca ricorra ad argomenti “facilmente smontabili” per sostenere che sottopone l’isola a un embargo e non a un blocco economico.

Insistono sul fatto che, nel quadro delle relazioni bilaterali, hanno il diritto di decidere con chi commerciare o meno; pertanto, difendono il concetto di embargo e mai di blocco o guerra economica contro Cuba.

“Un argomento facilmente smontabile, perché il blocco è una politica essenzialmente extraterritoriale, violatoria del diritto internazionale. Non possiamo dimenticare che negli anni ’90, con l’inizio dell’investimento straniero a Cuba e l’apertura dell’economia al mercato internazionale, quel carattere extraterritoriale si perfezionò e rafforzò con l’approvazione di nuove leggi e iniziative. I divieti più audaci e duri sono contenuti nella Legge Helms-Burton, specificamente i suoi titoli III e IV”, ha detto la diplomatica cubana.

Ha ricordato che qualsiasi nave che entri in un porto cubano per trasferire carico commerciale non può entrare in porti USA per 180 giorni.

“Può così qualche Paese o azienda commerciare liberamente con Cuba? Le prove sono evidenti e inconfutabili: le multe milionarie a banche europee, entità e istituzioni finanziarie del mondo; l’attivazione del Titolo III della Legge Helms-Burton come parte delle 243 misure dell’amministrazione Trump per asfissiare economicamente il Paese, ostacolare le principali fonti di reddito e intralciare le nostre relazioni commerciali… tutto ciò ha una portata notoria e un profondo carattere extraterritoriale”, ha indicato.

Tuttavia, secondo la diplomatica cubana, questa nuova ordinanza esecutiva del 1° maggio 2026 dà una dimensione diversa e molto più ampia a quell’effetto extraterritoriale e illegale della politica USA.

“Queste misure sono inedite, poiché non erano mai state parte della guerra economica contro Cuba, perché persone, entità finanziarie e banche che abbiano relazioni con il governo cubano o con una qualsiasi delle sue istituzioni e agenzie associate, possono vedersi congelare i loro attivi negli Stati Uniti, anche quando i loro affari in territorio statunitense non abbiano assolutamente nulla a che vedere con Cuba”, ha spiegato.

Allo stesso modo, le categorie di persone che possono subire l’effetto di questa ordinanza esecutiva sono estremamente ampie. Persino il presidente Donald Trump ha dato al segretario di Stato e a quello del Tesoro prerogative per ampliarle ulteriormente nel caso lo ritenessero necessario.

Le nuove misure, oltre a essere dirette a più entità e persone a Cuba, specialmente in settori chiave come energia, estrazione mineraria e servizi finanziari, puntano contro qualsiasi persona o entità “straniera o statunitense” che operi in settori vitali per l’ingresso di valuta nell’isola.

“Uno degli aspetti più gravi di questa ordinanza esecutiva è che gli Stati Uniti cercano che anche paesi terzi intervengano nell’applicazione di queste misure coercitive, che il resto del mondo si unisca alla guerra economica contro Cuba”, ha sottolineato la specialista della Direzione di Temi Legali e Analisi della Direzione Generale per gli USA del MINREX.

“Ogni volta che Cuba cerca nuove forme di investimento, mercati o fonti di affari, aumenta la persecuzione, con una precisione chirurgica. Nessuna economia del mondo, né la più sviluppata, nessun paese del primo mondo, avrebbe potuto resistere a questa guerra economica”, ha aggiunto.

Il nuovo ordinane esecutivo stabilisce sanzioni secondarie nell’area dell’energia, al di là dei combustibili e dei loro derivati, contemplati in simile meccanismo coercitivo e unilaterale del gennaio 2026. Questa volta cercano di bloccare che Cuba impieghi razionalmente il sole, l’aria e l’acqua, che sviluppi le tecnologie associate allo sfruttamento delle fonti rinnovabili di energia.

Ha spiegato che l’obiettivo è “aprire il diapason il più possibile e fare in modo che quella pressione sia il più efficace possibile. Evidentemente, l’obiettivo è che l’effetto intimidatorio e dissuasivo sia ancora maggiore; deteriorare la vita del popolo cubano, strangolare l’economia cubana”.

Per questo, ha affermato, si sono inoltre avvalsi di vari espedienti, come “aprire il diapason non solo dei settori e delle voci dell’economia, ma delle persone all’interno di questi settori che possono essere sottoposte a queste misure coercitive all’interno degli Stati Uniti”.

Bloccare la solidarietà

In un secondo momento del suo intervento, Ariadna Cornelio ha affrontato l’intenzione USA di attaccare e limitare le donazioni, un aspetto che, a suo giudizio, “dimostra un argomento che abbiamo sempre avuto: al governo degli Stati Uniti non interessa il benessere del popolo cubano”.

Ha qualificato come “fallacia” il discorso reiterato che le misure cercano di liberare il popolo cubano o migliorare le sue condizioni di vita. “L’ordine esecutivo stesso lo dimostra, il blocco lo dimostra, ma per quanto riguarda questa parte specifica delle donazioni, si dimostra che realmente non interessa loro il popolo cubano”, ha sostenuto.

Ha ricordato che, negli ultimi mesi, grazie alla solidarietà di molti amici di Cuba negli USA e in tutto il mondo, sono arrivati al paese input imprescindibili – tra questi, apparecchiature mediche per bambini, persone malate e pazienti oncologici – che non erano potuti entrare proprio a causa della politica del blocco.

“L’ordine esecutivo sta attaccando anche questo. Sta attaccando anche quella solidarietà, quell’aiuto che ha ricevuto il popolo cubano”, ha affermato. E ha concluso che questo “dimostra facilmente la fallacia che loro vogliono il benessere per Cuba”.

La specialista ha enfatizzato che lo scopo reale di Washington è “far sprofondare il popolo cubano e l’economia cubana in uno stato che favorisca, come dicevo prima, la caduta della Rivoluzione per uno scoppio interno”.

Ha sottolineato che, per quasi sette decenni, hanno applicato tutte le misure possibili e continuano a “perfezionare, studiare, elaborare misure chirurgiche che attaccano settori vitali e tutti i settori strategici dell’economia cubana”.

Ha aggiunto che “dovunque Cuba abbia ottenuto un risultato significativo, sono poi sorte misure per attaccare quel settore o quell’ingresso”.

Nel caso particolare delle donazioni, ha ribadito che si dimostra la brama di “attaccare tutto ciò che può aiutare, tutto ciò che può arrivare a facilitare la vita del nostro popolo, della nostra gente”.

Allo stesso modo, ha spiegato che, essendo Cuba un Paese istituzionalizzato dove le persone hanno relazioni con le istituzioni, “non puoi deviare una cosa dall’altra”, perché i servizi di base essenziali come la salute e l’istruzione sono offerti dallo Stato cubano. “Fa parte del cinismo con cui si agisce contro Cuba, del modo in cui la politica degli Stati Uniti si è articolata nel corso dei decenni”.

Far sentire colpevole la vittima: strategia irrazionale dell’odio

Alejandro García del Toro, vicedirettore generale della Direzione Generale per gli USA del MINREX, ha approfondito la strategia psicologica dietro la politica USA.

“È interessante […] il tema di far sentire la vittima colpevole – ha detto –. Ma questa politica è irrazionale. È basata definitivamente su un odio storico e permanente verso la Rivoluzione, un odio verso la nazione cubana e un disprezzo assoluto verso il popolo cubano”.

Ha spiegato che la manovra va oltre: “Non solo cercano che la vittima si senta colpevole, ma è usare la vittima affinché, dopo averla fatta soffrire del maggior numero possibile di privazioni, dopo che la vittima senta di non avere più alcuna via di fuga, darle lo slancio affinché sia la vittima a generare il caos, una situazione di squilibrio sociale che allora giustifichi una potenziale azione più aggressiva, come potrebbe essere persino un’aggressione militare contro il nostro paese, sotto la giustificazione di una presunta crisi umanitaria”.

García del Toro ha dedicato ampio spazio a smontare le contraddizioni dei funzionari USA, in particolare del segretario di Stato, che recentemente ha negato l’esistenza di un blocco petrolifero.

“Non sappiamo esattamente dove siamo stati tutti i cubani in questi ultimi quattro mesi – ha chiesto –, quando in tutto questo periodo di tempo è entrata una sola nave nel nostro Paese“, ha detto e ha citato dichiarazioni di alte fonti:

➠Il 16 febbraio, dai più alti incarichi degli USA si è detto che Cuba era una nazione in grandi problemi e che “non hanno nemmeno carburante”.

➠Il 30 marzo, la portavoce della Casa Bianca ha affermato: “Non c’è alcun cambio formale nella politica delle sanzioni. Ci riserviamo il diritto di sequestrare navi se la legge lo permette”.

➠Il 15 aprile, il segretario di Stato ha dichiarato ad Al Jazeera: “Non abbiamo preso alcuna misura punitiva contro Cuba. I blackout non hanno nulla a che vedere con noi”. Nel frattempo, il segretario dell’Energia ha assicurato: “Vogliamo forzare il cambio e lasciare che il popolo sia libero”.

Per il vicedirettore generale, queste affermazioni sono contraddittorie: “Qualcosa non va con il segretario di Stato quando alti funzionari, incluso il suo capo, stanno dicendo che c’è un divieto, che c’è un assedio, che c’è uno sforzo statunitense per impedire che arrivi petrolio a Cuba”.

Ha insistito sul fatto che si tratta dello stesso tentativo di rendere la vittima colpevole: “Quelli sono quelli che non hanno petrolio, perché presumibilmente non lo pagano”.

Lo specialista si è riferito anche alla cena di milionari e politici della Florida dello scorso 1° maggio, dove il presidente statunitense, in tono burlesco, ha affermato che avrebbe messo una portaerei a 90 metri dalle coste cubane e ha sentenziato: “Si arrenderanno”.

A suo giudizio, negli ambienti politici USA da dove si traccia la politica estera verso Cuba “c’è una profonda ignoranza della storia di Cuba, della preparazione ideologica del popolo e dei nostri dirigenti, c’è un’ignoranza della capacità che hanno i cubani”. Ha avvertito che, sebbene Cuba non desideri né voglia la guerra, “capiamo che dobbiamo prepararci a essa”.

Ha aggiunto che il testo stesso dell’ordinanza esecutiva si chiude con un elenco di azioni precedenti degli USA in Venezuela e Iran, come a dire: “Ricorda che abbiamo la capacità di ripetere questo”. Pertanto, ha concluso, “la guerra per loro è parte delle opzioni e delle minacce contro Cuba”.

García del Toro ha inquadrato queste posizioni nel Corollario Trump alla dottrina Monroe, che rivendica che l’emisfero appartiene esclusivamente agli USA. Ha ricordato che due giorni fa il segretario di Stato ha nuovamente avvertito gli “attori esterni” che non possono fare alcun tipo di attività economica che considerino dannosa per gli interessi USA.

“Sono in quella concezione statunitense – ha affermato –. Se usando quel principio gli è comodo per giustificare tutto ciò che fanno contro il nostro popolo, allora definitivamente a noi tocca prepararci ed essere permanentemente all’erta”.

Nel valutare l’effetto concreto di queste misure sulla popolazione, gli specialisti hanno concordato sulla loro crudeltà.

“L’impatto che ha avuto negli ultimi 10 anni […] è stato definitivamente un disegno per distruggere, per rendere totalmente inoperante la nostra economia”, ha detto García del Toro. Ha portato come esempio “vedere le nostre città vuote, senza auto, senza mezzi di trasporto, senza persone” e ha denunciato che la politica è “disegnata per creare il maggior numero possibile di difficoltà, il maggior numero possibile di privazioni, rendere la vita delle persone il più miserabile possibile”.

Per questo, ha qualificato come “sovrano incompetente e sovrano mentitore” il responsabile degli affari diplomatici degli USA a Cuba quando assicura che la politica è diretta ad aiutare il cubano comune.

“Non può essere che lo affermi quando la gente sta passando il lavoro che passa quotidianamente per andare agli ospedali, che ci sia una coda di centomila cubani per operarsi al cuore, che la gente faccia tanta fatica per procurarsi il proprio sostentamento alimentare”, a causa, precisamente, delle misure unilaterali e illegali imposte dal suo governo contro Cuba.

Scadenze scadute e la chiave dell'”applicazione chirurgica”

Infine, il vicedirettore generale ha ricordato che l’amministrazione USA ha continuamente dato scadenze entro cui la Rivoluzione sarebbe caduta, senza che nessuna si sia realizzata. Persino quando lo stesso presidente Trump ha detto tre mesi fa che “non possiamo più fare niente, l’unica cosa che ci resta è entrare e radere al suolo”, ora sono tornati all'”applicazione chirurgica di queste sanzioni”.

Per riassumere la feroce e spietata incidenza della nuova ordinanza esecutiva del 1° maggio, ha citato un personaggio legato al primo governo di Trump (Mauricio Claver-Carone), architetto delle 243 misure, quando disse “trovare la fonte di ingresso, trovare come funziona il Paese e fare tutto il possibile affinché niente di tutto ciò funzioni”.


La nueva orden ejecutiva del presidente de EEUU: Una agresión inédita contra Cuba

Por: Randy Alonso Falcón, Oscar Figueredo Reinaldo, Dianet Doimeadios Guerrero, Frank Martínez Rivero

         

En la emisión de este martes del programa televisivo Mesa Redonda, Alejandro García del Toro, subdirector general de la Dirección General de Estados Unidos del Ministerio de Relaciones Exteriores (Minrex), ofreció un pormenorizado análisis sobre la nueva orden ejecutiva firmada por el presidente de Estados Unidos el pasado 1 de mayo y las crecientes amenazas contra Cuba.

El funcionario centró su intervención en un elemento clave que distingue a esta nueva disposición de todas las anteriores: la aplicación abierta y directa del carácter extraterritorial de las medidas coercitivas estadounidenses, algo que —subrayó— alcanza con esta orden “extremos realmente nunca antes vistos en la legislación estadounidense”.

Siete décadas de asfixia económica

García del Toro comenzó su exposición recordando el contexto histórico. Señaló que desde la imposición del “embargo” —tal como lo denominó el presidente Kennedy en los años sesenta—, todas las normativas posteriores han tenido como eje central “asfixiar la economía cubana” y “destruir la producción”. Destacó especialmente la extraterritorialidad de esas medidas, un rasgo distintivo de la política de Washington contra la isla. 

Como ejemplo temprano de esa vocación extraterritorial, el subdirector general mencionó que, ya en los años sesenta, Washington prohibía a países que quisieran exportar productos terminados hacia EE.UU. que esos productos contuvieran azúcar cubano. “Es una de las primeras versiones de cómo se extendía más allá del comercio bilateral entre Cuba y Estados Unidos la aplicación de las sanciones”, puntualizó.

Otro caso emblemático es el de la industria del níquel. Desde inicios de la década de los setenta y hasta la actualidad, Estados Unidos ha prohibido a empresas de terceros países que sus exportaciones hacia territorio estadounidense (tecnología, maquinaria, medios de transporte, equipos tecnológicos o de comunicaciones) contengan níquel cubano.

“No es el interés del Gobierno de Estados Unidos de impedir la exportación de productos cubanos —aclaró García del Toro—, sino que, usando las exportaciones desde terceros países hacia Estados Unidos, se restringe nuestra capacidad exportadora”.

Ley Helms-Burton y el salto cualitativo de la nueva orden

El funcionario recordó que en los años noventa, con la Ley Helms-Burton (1996) y su antecedente de 1992, Estados Unidos logró expandir mucho más esos efectos extraterritoriales. No obstante, recalcó que la orden ejecutiva del 1 de mayo implica un salto cualitativo sin precedentes. 

García del Toro explicó que, durante muchos años, el alcance extraterritorial se aplicaba “de una manera un poco más solapada”. Había indicaciones a las embajadas estadounidenses en todo el mundo y a sus oficiales para perseguir las exportaciones cubanas y las inversiones en la isla, pero ese esfuerzo se hacía “desde el chantaje, desde la intimidación”, combinando presiones para que exportadores o inversores no se vincularan con la economía cubana.

La gran diferencia de la nueva orden ejecutiva, dijo el subdirector general del Minrex, es que ahora la intimidación es de carácter directo. Y lo que resulta aún más grave: “Establece, incluso, que no hay necesidad de notificar a los afectados”.

García del Toro fue preciso al describir el mecanismo. “Alguien, una empresa que tenga un vínculo o que exporte algún producto a Cuba, no tiene necesariamente que ser notificado para que sus activos, sus cuentas en bancos estadounidenses o sus negocios en Estados Unidos sean retenidos o sean bloqueados”.

En consecuencia, advirtió que “desde el mismo primero de mayo queda ya aplicado” ese efecto intimidatorio, prohibitivo y anulador de la capacidad de Cuba para relacionar su sistema bancario y su economía con el resto del mundo.

El diplomático cubano alertó que en las próximas semanas, en los próximos meses y “probablemente desde esta misma semana”, se podrán comenzar a sentir esos efectos sobre la economía del país.

García del Toro fue contundente al señalar cuál es, a su juicio, el verdadero propósito de esta medida. “Refleja el objetivo claro del Gobierno de los Estados Unidos de tomar el control de nuestro país a mediano plazo, según sus objetivos”.

El subdirector general de la Dirección General de Estados Unidos del Minrex afirmó que, con esta nueva orden ejecutiva, Estados Unidos no tiene que intentar disfrazar su política de destruir la producción y dominar la estructura económica de nuestro país.

Según García del Toro, Washington ha usado por años argumentos falsos, entre ellos “la mentira de querer los derechos humanos del pueblo cubano” o “la libertad del pueblo cubano” para que se establezca una economía de libre mercado en la isla. Pero, con esta decisión, “el gobierno de Estados Unidos se ahorra el trabajo de tener que estar dando muchas explicaciones”.

Un intento de dejar al país sin opciones

El diplomático cubano describió esta nueva medida como “un intento desesperado” por aplicar una política que deje a Cuba y a su gobierno “prácticamente sin opciones” en cómo hacer funcionar la economía cubana.

Recordó que Cuba es una isla cuya economía ha estado sometida durante setenta años “al régimen de medidas coercitivas más largo, más integrado que se haya aplicado contra país o gobierno alguno”.

García del Toro se refirió también a las reiteradas declaraciones del Gobierno estadounidense —incluso en fechas recientes— que hablan de la supuesta “incompetencia del Gobierno cubano”. Frente a esto, respondió: “Lo que debiera hacer el Gobierno de Estados Unidos es demostrar nuestra competencia o nuestra incompetencia, simple y llanamente, eliminando este sistema de medidas coercitivas”.

Afirmó que es muy difícil para cualquier Estado, para cualquier gobierno, si lo dejan sin ingresos por sus exportaciones; si hacen una campaña de acoso para que las brigadas médicas cubanas —que actúan de manera solidaria y en virtud de acuerdos de cooperación Sur-Sur— sean eliminadas, y si son afectados esos ingresos que obtiene Cuba (que son los que se usan en el sistema nacional de salud, gratuito para la población).

El subdirector general detalló con crudeza el circuito de asfixia que provoca la política estadounidense. “Si no hay bancos extranjeros que faciliten pagar a las empresas por los insumos que compra, si no puede cobrar por sus exportaciones, si no tiene como cobrar esos dineros, usted no tiene ingresos para hacer operar su economía”.

Por lo tanto, concluyó, “es muy fácil para el Gobierno de Estados Unidos usar esta mentira de la incompetencia de nuestro país”. 

El contexto desde enero de 2025: una ofensiva que viene de antes

García del Toro fue enfático en señalar que este interés por destruir la economía cubana no viene de ahora. Recordó que desde el primer día del Gobierno del presidente Donald Trump —enero de 2025—, desde las primeras semanas, la Administración estadounidense adoptó medidas agresivas:

Reinserción de Cuba en la lista de Estados patrocinadores del terrorismo, con efectos en el mundo bancario.

Aplicación de medidas de restricción de viaje a Cuba.

Reinstauración de la activación del Título III de la Ley Helms-Burton, que tiene un gran efecto de intimidación.

Recordó que, durante la campaña presidencial en Estados Unidos, los representantes del actual gobierno habían mencionado que la Administración anterior “no había hecho lo suficiente por destruir nuestro sistema político”.

El subdirector general de la Dirección General de Estados Unidos del Minrex subrayó que todo esto demuestra que es una política que viene de muchas décadas, pero particularmente de los últimos 10 años y, sobre todo, del primer gobierno de Trump.

El diplomático cubano señaló que hay un compromiso por parte de ex altos funcionarios del Gobierno de Estados Unidos, “muchos de los cuales han hecho carrera política diseñando y orientando políticas contra nuestro país”. Los objetivos de estos funcionarios son claros:

Subvertir el orden interno de Cuba.

Estrangular la economía cubana.

Generar la mayor cantidad de carencias posibles a la población cubana.

García del Toro recordó que, en su primer mandato, Trump implementó 243 medidas contra Cuba. Citó una declaración particularmente grave del mandatario estadounidense, cuando dijo en enero último que ya no había nada más que hacer contra Cuba que destruirla.

“A eso se parece —dijo García del Toro—, con una orden ejecutiva en enero [que implementó el bloqueo petrolero], y ahora con otra orden ejecutiva arreciando todas esas medidas que anteriormente se habían tomado”.

Medidas inéditas y secundarias para estrangular la economía cubana

La especialista de la Dirección de Temas Legales y Análisis de la Dirección General de Estados Unidos, Ariadna Cornelio Hitchman, expuso en la Mesa Redonda cómo la Casa Blanca recurre a argumentos “fácilmente desmontables” para alegar que somete a la isla a un embargo y no a un bloqueo económico.

Insisten en que, dentro del marco de las relaciones bilaterales, tienen el derecho a decidir con quién comercian o no; por lo tanto, defienden el concepto de embargo y nunca de bloqueo o guerra económica contra Cuba.

“Un argumento que es fácilmente desmontable, porque el bloqueo es una política esencialmente extraterritorial, violatoria del derecho internacional. No podemos olvidar que en la década del 90, con el inicio de la inversión extranjera en Cuba y la apertura de la economía al mercado internacional, ese carácter extraterritorial se perfeccionó y reforzó con la aprobación de nuevas leyes e iniciativas. Las prohibiciones más audaces y duras están contenidas en la Ley Helms-Burton, específicamente sus títulos III y IV”, dijo la diplomática cubana.

Recordó que cualquier buque que entre en un puerto cubano para transferir carga comercial no puede entrar a puertos estadounidenses durante 180 días.

“¿Puede así algún país o empresa comerciar libremente con Cuba? Las pruebas son evidentes e irrefutables: las multas millonarias a bancos europeos, entidades e instituciones financieras del mundo; la activación del Título III de la Ley Helms-Burton como parte de las 243 medidas de la Administración Trump para asfixiar económicamente al país, obstaculizar las principales fuentes de ingresos y entorpecer nuestras relaciones comerciales… todo ello tiene un alcance notorio y un profundo carácter extraterritorial”, señaló.

Sin embargo, según la diplomática cubana, esta nueva orden ejecutiva del primero de mayo de 2026 le da una dimensión distinta y muchísimo más amplia a ese efecto extraterritorial e ilegal de la política estadounidense.

“Estas medidas son inéditas, pues nunca habían sido parte de la guerra económica contra Cuba, porque a las personas, entidades financieras y bancos que tengan relaciones con el Gobierno cubano o con alguna de sus instituciones y agencias asociadas, les pueden congelar sus activos en EE.UU, aun cuando sus negocios en territorio estadounidense no tengan absolutamente nada que ver con Cuba”, explicó.

Asimismo, las categorías de personas que pueden sufrir el efecto de esta orden ejecutiva son extremadamente abarcadoras. Incluso, el presidente Donald Trump le dio al secretario de Estado y al del Tesoro prerrogativas para ampliarlas aún más en caso de que lo consideren necesario.

Las nuevas medidas, además de ir dirigidas a más entidades y personas en Cuba, especialmente en sectores claves como energía, minería y servicios financieros, apuntan contra cualquier persona o entidad “extranjera o estadounidense” que opere en sectores vitales para el ingreso de divisas a la isla.

“Uno de los aspectos más graves de esta orden ejecutiva es que EE.UU. intenta que terceros países también intervengan en la aplicación de estas medidas coercitivas, que el resto del mundo se una a la guerra económica contra Cuba”, resaltó la especialista de la Dirección de Temas Legales y Análisis de la Dirección General de Estados Unidos en el Minrex.

“Cada vez que Cuba busca nuevas formas de inversión, mercados o fuentes de negocios se incrementa la persecución, con una precisión quirúrgica. Ninguna economía del mundo, ni la más desarrollada, ningún país del primer mundo, hubiera podido resistir esta guerra económica”, apuntó.

La nueva orden ejecutiva establece sanciones secundarias en el área de la energía, más allá de los combustibles y sus derivados, contemplados en similar mecanismo coercitivo y unilateral de enero de 2026. Esta vez intentan bloquear que Cuba emplee racionalmente el sol, el aire y el agua, que desarrolle las tecnologías asociadas al aprovechamiento de las fuentes renovables de energía.

Explicó que el objetivo es “abrir el diapasón lo más posible y lograr que esa presión sea lo más efectiva posible. Evidentemente, el objetivo es que el efecto intimidatorio y disuasivo sea aún mayor; deteriorar la vida del pueblo cubano, estrangular la economía cubana”.

Para ello, aseveró, se han valido además de varios artilugios, como “abrir el diapasón no solo de los sectores y renglones de la economía, sino de las personas dentro de esos sectores que pueden ser sometidas a estas medidas coercitivas dentro de Estados Unidos”.

Bloquear la solidaridad

En un segundo momento de su intervención, Ariadna Cornelio abordó la intención de EE.UU de atacar y limitar las donaciones, un aspecto que, a su juicio, “demuestra un argumento que hemos tenido siempre: al Gobierno de Estados Unidos no le interesa el bienestar del pueblo cubano”.

Calificó como “falacia” el discurso reiterado de que las medidas buscan liberar al pueblo cubano o mejorar sus condiciones de vida. “La orden ejecutiva en sí lo demuestra, el bloqueo lo demuestra, pero en lo referente a esta parte específica de las donaciones se demuestra que realmente no les interesa el pueblo cubano”, sostuvo.

Recordó que, en los últimos meses, gracias a la solidaridad de muchos amigos de Cuba en Estados Unidos y alrededor del mundo, han llegado al país insumos imprescindibles —entre ellos, equipos médicos para niños, personas enfermas y pacientes oncológicos— que no habían podido entrar precisamente por la política de bloqueo.

“La orden ejecutiva también está atacando eso. También está atacando esa solidaridad, esa ayuda que ha recibido el pueblo cubano”, afirmó. Y concluyó que esto “demuestra fácilmente la falacia de que ellos quieren el bienestar para Cuba”.

La especialista enfatizó que el propósito real de Washington es “sumir al pueblo cubano y a la economía cubana en un estado que propicie, como decía anteriormente, la caída de la Revolución por un estallido interno”.

Subrayó que, durante casi siete décadas, han aplicado todas las medidas posibles y continúan “perfeccionando, estudiando, elaborando medidas quirúrgicas que atacan sectores vitales y todos los sectores estratégicos de la economía cubana”.

Añadió que “dondequiera que Cuba ha logrado un resultado significativo, después han surgido medidas para atacar ese sector o ese ingreso”.

En el caso particular de las donaciones, reiteró que se demuestra el afán de “atacar todo lo que pueda ayudar, todo lo que pueda llegar que facilite la vida de nuestro pueblo, de nuestra gente”.

Asimismo, explicó que, al ser Cuba un país institucionalizado donde las personas tienen relaciones con las instituciones, “no puedes desviar una cosa de la otra”, porque los servicios básicos esenciales como la salud y la educación los ofrece el Estado cubano. “Es parte del cinismo con el que se actúa contra Cuba, de la manera en que la política de Estados Unidos se ha articulado a lo largo de décadas”.

Hacer sentir culpable a la víctima: Estrategia irracional del odio

Alejandro García del Toro, subdirector general de la Dirección General de Estados Unidos del Minrex, profundizó en la estrategia psicológica detrás de la política estadounidense.

“Es interesante […] el tema de hacer sentir a la víctima culpable —dijo—. Pero esta política es irracional. Está basada definitivamente en un odio histórico y permanente hacia la Revolución, un odio hacia la nación cubana y un desprecio absoluto hacia el pueblo cubano”.

Explicó que la maniobra va más allá: “No solamente intentan que la víctima se sienta culpable, sino que es usar a la víctima para que, después de hacerla sufrir la mayor cantidad de carencias posibles, después de que la víctima sienta que ya no tiene ninguna vía de escape, darle el impulso para que sea la víctima la que genere el caos, una situación de desequilibrio social que entonces justifique una potencial acción más agresiva, como podría ser incluso una agresión militar contra nuestro país, bajo la justificación de una supuesta crisis humanitaria”.

García del Toro dedicó un amplio espacio a desmontar las contradicciones de los funcionarios estadounidenses, en particular del secretario de Estado, quien recientemente negó la existencia de un bloqueo petrolero.

“No sabemos exactamente dónde hemos estado todos los cubanos en estos últimos cuatro meses —cuestionó—, cuando en todo este periodo de tiempo ha entrado un solo barco a nuestro país”, dijo y citó declaraciones de altas fuentes:

El 16 de febrero, desde los más altos cargos de EE.UU. se dijo que Cuba era una nación en grandes problemas y que “ni siquiera tienen combustible”.

El 30 de marzo, la vocera de la Casa Blanca afirmó: “No hay ningún cambio formal en la política de sanciones. Nos reservamos el derecho de incautar buques si la ley lo permite”.

El 15 de abril, el secretario de Estado declaró a Al Jazeera: “No hemos tomado ninguna medida punitiva contra Cuba. Los apagones no tienen nada que ver con nosotros”. Mientras tanto, el secretario de Energía aseguró: “Queremos forzar el cambio y dejar que el pueblo sea libre”.

Para el subdirector general, estas afirmaciones son contradictorias: “Algo no está bien con el secretario de Estado cuando altos funcionarios, incluyendo su jefe, están diciendo que hay una prohibición, que hay un cerco, que hay un esfuerzo estadounidense por impedir que llegue petróleo a Cuba”.

Insistió en que se trata del mismo intento de hacer a la víctima culpable: “Aquellos son los que no tienen petróleo, porque supuestamente no lo pagan”.

El especialista también se refirió a la cena de multimillonarios y políticos de la Florida del pasado primero de mayo, donde el presidente estadounidense, en tono burlesco, afirmó que pondría un portaviones a 90 metros de las costas cubanas y sentenció: “Se rendirán”.

A su juicio, en los círculos políticos estadounidenses desde donde se traza la política exterior hacia Cuba “hay un desconocimiento profundo de la historia de Cuba, de la preparación ideológica del pueblo y de nuestros dirigentes, hay un desconocimiento de la capacidad que tienen los cubanos”. Advirtió que, si bien Cuba ni desea ni quiere la guerra, “entendemos que tenemos que prepararnos para ello”.

Añadió que el propio texto de la orden ejecutiva cierra con una lista de acciones previas de EE.UU. en Venezuela e Irán, como diciendo: “Recuerda que tenemos la capacidad para repetir esto”. Por tanto, concluyó, “la guerra para ellos es parte de las opciones y de las amenazas contra Cuba”. 

García del Toro enmarcó estas posturas en el Corolario Trump a la doctrina Monroe, que reivindica que el hemisferio pertenece exclusivamente a Estados Unidos. Recordó que hace dos días el secretario de Estado volvió a advertir a los “actores externos” que no pueden hacer ningún tipo de actividad económica que consideren perjudicial para los intereses estadounidenses.

“Están en esa concepción estadounidense —afirmó—. Si usando ese principio les acomoda para justificar todo lo que hacen contra nuestro pueblo, entonces definitivamente a nosotros nos toca prepararnos y estar alertas permanentemente”.

Al valorar el efecto concreto de estas medidas en la población, los especialistas coincidieron en su crueldad.

“El impacto que ha tenido en los últimos 10 años […] definitivamente ha sido un diseño para destruir, para hacer inoperante totalmente nuestra economía”, dijo García del Toro. Puso como ejemplo “ver nuestras ciudades vacías, sin carros, sin medios de transporte, sin personas” y denunció que la política está “diseñada para crear la mayor cantidad de dificultades posibles, la mayor cantidad de carencias posibles, hacer la vida a las personas lo más miserable posible”.

Por ello, calificó de “soberano incompetente y soberano mentiroso” al encargado de asuntos diplomáticos de Estados Unidos en Cuba cuando asegura que la política está dirigida a ayudar al cubano de a pie.

“No puede ser que lo afirme cuando la gente esté pasando el trabajo que pasa diariamente para ir a los hospitales, que haya una cola de cien mil cubanos para operarse del corazón, que la gente pase tanto trabajo para conseguir su sustento alimenticio”, debido, precisamente, a las medidas unilaterales e ilegales impuestas por su Gobierno contra Cuba.

Plazos vencidos y la llave de la “aplicación quirúrgica”

Finalmente, el subdirector general recordó que la Administración estadounidense ha dado continuamente plazos para que la Revolución se caiga, sin que ninguno se haya cumplido. Incluso, cuando el propio presidente Trump dijo hace tres meses que “ya no podemos hacer más nada, lo único que nos queda es entrar y arrasar”, ahora han regresado a la “aplicación quirúrgica de estas sanciones”.

Para resumir la feroz y despiadada incidencia de la nueva orden ejecutiva del primero de mayo, citó a un personaje vinculado al primer gobierno de Trump (Mauricio Claver-Carone), arquitecto de las 243 medidas, cuando dijo “encontrar la fuente de ingreso, encontrar cómo funciona el país y hacer todo para que nada de eso funcione”.

Share Button

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.