Proteste a Cuba: sfogo o resa?
Cubainformación – In questo nuovo programma di “Miami Fake”, spazio di Cubainformación dedicato all’analisi delle fake news e della guerra mediatica contro Cuba, passiamo in rassegna come diversi media finanziati dal governo USA tentino di manipolare la realtà dell’Isola per giustificare la politica di blocco, asfissia economica e ingerenza di Washington. Dalle proteste provocate dal blocco petrolifero alle campagne contro la cooperazione medica cubana, passando per il culto mediatico di figure come Marco Rubio o Donald Trump, il programma smonta i racconti di una rete di media con sede principalmente a Miami che presenta come “giornalismo indipendente” una strategia coordinata di propaganda contro Cuba.
**1. Le proteste nell’Isola generate dal blocco petrolifero sono “contro il regime”**
I media anticubani finanziati dal governo USA hanno tentato di presentare le proteste e le espressioni di malcontento verificatesi in alcuni quartieri dell’Avana e Santiago di Cuba come una presunta ribellione politica “contro il regime”, nascondendo deliberatamente la causa principale di queste tensioni sociali: l’estremo inasprimento del blocco economico e, specialmente, l’attuale blocco petrolifero imposto da Washington.
Cubanet titolava “L’Avana non resiste più: esplodono proteste nella capitale cubana”, mentre Periódico Cubano pubblicava “Esplodono proteste all’Avana per i blackout: pentolate, strade chiuse e fuoco alla spazzatura”, affermando che “le proteste evidenziano che la pazienza sociale si esaurisce davanti a un regime che non riesce a garantire servizi basilari”.
Da parte sua, Asere Noticias segnalava in “Vicini di San Miguel del Padrón protestano davanti al governo per i blackout” che “il malcontento cittadino cresce mentre il regime insiste nel giustificare la crisi con fattori esterni”, mentre 14ymedio assicurava in “In piena luce del giorno, vicini di San Miguel del Padrón protestano e chiedono ‘corrente'” che chiedere “corrente e cibo” significa “segnare il fallimento di uno Stato” che “non può neppure garantire la luce”.
Tuttavia, nessuno di questi media spiega che Cuba subisce una persecuzione finanziaria ed energetica brutale, progettata precisamente per impedire l’arrivo di carburante nel Paese. Il blocco petrolifero imposto da Washington cerca di tagliare tutte le fonti di approvvigionamento, sanzionando navi, imprese e assicuratori, con l’obiettivo esplicito di provocare blackout, disperazione e malcontento sociale.
Il medio elTOQUE arrivava persino a pubblicare testi apertamente incendiari come “L’Avana e Santiago protestano di notte: bruciano spazzatura e gridano ‘abbasso Canel'”, dove si affermava che “il popolo di Cuba ha rabbia” e che “il destino cubano si accende e si sveglia con ogni pentola che suona nell’oscurità della notte”. Un linguaggio di aperta agitazione politica ed emotiva, volto a legittimare scenari di destabilizzazione.
E allora entrano in scena le solite “ONG” finanziate da Washington. Cubanet, in “Proteste a Bahía, Marianao e Diez de Octubre hanno scosso l’Avana questo martedì”, citava Cubalex, organizzazione sovvenzionata dagli USA, che denunciava una presunta “militarizzazione sociale”. Nel frattempo, Cubanos por el Mundo pubblicava “Il regime castrista trema: cubani stanchi della miseria protestano a San Miguel del Padrón”, dando voce a un’altra “ONG” sostenuta con fondi della Casa Bianca, l’Osservatorio Cubano dei Conflitti, che “ha documentato un aumento sostenuto delle proteste nel 2026”.
Lo stesso testo celebrava che “gli Stati Uniti continuano a esercitare pressione al fine di ottenere un cambio”. Cioè: riconoscono apertamente che Washington applica misure di pressione economica contro Cuba e, allo stesso tempo, responsabilizzano esclusivamente il governo cubano delle conseguenze sociali di quelle misure.
**2. Sanzioni a investitori e distruzione di tutte le fonti di valuta, ma la colpa è del “regime”**
La guerra economica contro Cuba include la persecuzione sistematica di qualsiasi fonte di ingresso del Paese e di qualsiasi impresa estera che mantenga relazioni economiche con l’Isola.
ADN Cuba celebrava che, grazie alle sanzioni approvate da Trump questo mese, la canadese “Sherritt sospende le operazioni a Cuba e ritirerà i suoi lavoratori dall’isola”, mentre Cuba Noticias 360 segnalava in “L’uscita di Sherritt da Cuba apre una nuova fase di incertezza economica nell’isola” che la situazione economica cubana “forse sia la più difficile, e l’ultima”.
Ma questi media non spiegano mai il contesto: la permanente politica di sanzioni e minacce di Washington contro qualsiasi investitore estero che operi a Cuba. Imprese canadesi, europee o latinoamericane subiscono pressioni costanti, sanzioni finanziarie e ostacoli per operare. Infatti, Trump ha dato un mese di tempo perché, se non vogliono vedere congelati i loro attivi negli USA, tutte le imprese straniere devono uscire dall’economia di Cuba.
Martí Noticias pubblicava “Il bottino e i volti di GAESA, cuore cleptocratico del regime cubano”, riproducendo le dichiarazioni di Marco Rubio, il quale ha assicurato che gli USA sanzionano GAESA perché “si appropria di tutto ciò che genera denaro a Cuba”.
Il testo ripeteva la narrativa ufficiale USA secondo cui le sanzioni cercano di impedire che il governo cubano disponga di risorse finanziarie. Ma proprio qui sta la chiave: Washington cerca di distruggere tutte le fonti di valuta di Cuba, dal turismo alle rimesse, passando per gli accordi medici internazionali, che sono il cuore del bilancio pubblico dell’Isola e il sostegno della salute pubblica, dell’educazione, della cultura o della costruzione di abitazioni.
Infatti, Asere Noticias pubblicava (e celebrava che) “Più di 40 medici cubani rimangono in Giamaica dopo la fine dell’accordo con l’Avana”. La campagna di Washington contro la cooperazione medica cubana cerca di porre fine a una delle principali entrate del sistema pubblico di salute di Cuba. Dopodiché, quegli stessi media incolpano il “regime” del deterioramento sanitario ed economico che provocano precisamente quelle sanzioni.
**3. Arriva il salvatore: colui che ha distrutto l’economia di Cuba**
Gli stessi dirigenti USA responsabili di inasprire al massimo il blocco appaiono ora presentati da questi media come presunti “salvatori” del popolo cubano.
ADN Cuba pubblicava “Trump: ‘Cuba sta chiedendo aiuto e parleremo'”, ricordando inoltre che il mandatario ha definito l’Isola come “un paese fallito”. Periódico Cubano diffondeva “Rubio assicura che Cuba è intrappolata: ‘Con gli attuali governanti non si può prosperare'”, citando la frase di Rubio: “Cuba non dovrebbe essere povera” e “la gente non dovrebbe passare fame”. Quando lui è il colpevole numero uno!
Risulta un esercizio di cinismo straordinario: coloro che progettano e applicano una politica di asfissia economica che provoca blackout, scarsità e deterioramento sociale appaiono poi lamentandosi delle conseguenze di quella stessa politica.
**4. Non c’è blocco: torna il pollo congelato!**
Uno degli argomenti favoriti di questi media consiste nel negare l’impatto del blocco mostrando che gli USA vendono determinati prodotti agricoli a Cuba, sotto una piccola e condizionata licenza umanitaria dell’anno 2000.
Diario de Cuba pubblicava “Nonostante il conflitto bilaterale, le vendite degli USA a Cuba sono milionarie e includono tavole da surf”, evidenziando che le esportazioni USA sono ammontate a quasi 490 milioni di $.
Ciò che nascondono è che quelle vendite sono sottoposte a condizioni assolutamente eccezionali: Cuba deve pagare in contanti, in anticipo e senza accesso a crediti internazionali, a causa precisamente delle sanzioni finanziarie USA.
Inoltre, il volume commerciale con Cuba è infimo rispetto ad altri Paesi della regione. Mentre la Repubblica Dominicana commercia circa 7 miliardi di $ con gli USA in condizioni normali, Cuba è sottoposta a un regime di asfissia finanziaria e persecuzione bancaria senza equivalente nel mondo.
Ma la propaganda anticubana ricorre ancora al vecchio argomento del “pollo congelato” per negare l’esistenza e gli effetti devastanti del blocco.
**5. La carta obbligatoria: alla ricerca di militari traditori**
Un pezzo abituale nella strategia di propaganda anticubana consiste nel chiamare apertamente alla frattura delle Forze Armate cubane.
Periódico Cubano pubblicava “L’ex generale Rafael del Pino lancia un duro messaggio ai militari cubani: ‘Il nemico è dentro'”, mentre Martí Noticias diffondeva “L’ex generale cubano chiama i militari a non versare sangue per difendere GAESA e la famiglia Castro”.
In quest’ultimo testo si affermava che “gli Stati Uniti potrebbero collaborare con una nuova generazione di militari disposta a proteggere il popolo” e si incoraggiava esplicitamente a “spostare dal potere l’élite governante”.
Cioè, media finanziati dal governo USA promuovono apertamente uno scenario di rottura militare e cambio di regime a Cuba, mentre presentano queste operazioni di propaganda come semplici esercizi di “giornalismo indipendente”.
Protestas en Cuba: ¿desahogo o rendición?
Especiales Miami Fake
Cubainformación – En este nuevo programa de “Miami Fake”, espacio de Cubainformación dedicado al análisis de las fake news y la guerra mediática contra Cuba, repasamos cómo diversos medios financiados por el Gobierno de Estados Unidos intentan manipular la realidad de la Isla para justificar la política de bloqueo, asfixia económica e injerencia de Washington. Desde las protestas provocadas por el bloqueo petrolero hasta las campañas contra la cooperación médica cubana, pasando por el culto mediático a figuras como Marco Rubio o Donald Trump, el programa desmonta los relatos de una red de medios con sede principalmente en Miami que presenta como “periodismo independiente” una estrategia coordinada de propaganda contra Cuba.
- Protestas en la Isla generadas por el bloqueo petrolero son “contra el régimen”
Los medios anticubanos financiados por el Gobierno de Estados Unidos han intentado presentar las protestas y expresiones de malestar ocurridas en algunos barrios de La Habana y Santiago de Cuba como una supuesta rebelión política “contra el régimen”, ocultando deliberadamente la causa principal de estas tensiones sociales: el recrudecimiento extremo del bloqueo económico y, especialmente, el actual bloqueo petrolero impuesto por Washington.
Cubanet titulaba “La Habana no aguanta más: estallan protestas en la capital cubana”, mientras Periódico Cubano publicaba “Estallan protestas en La Habana por los apagones: cacerolazos, calles cerradas y fuego en la basura”, afirmando que “las protestas evidencian que la paciencia social se agota ante un régimen que no logra garantizar servicios básicos”.
Por su parte, Asere Noticias señalaba en “Vecinos de San Miguel del Padrón protestan frente al gobierno por apagones” que “el malestar ciudadano crece mientras el régimen insiste en justificar la crisis con factores externos”, mientras 14ymedio aseguraba en “A plena luz del día, vecinos de San Miguel del Padrón protestan y exigen ‘corriente’” que reclamar “corriente y comida” supone “señalar el fracaso de un Estado” que “ni siquiera puede garantizar la luz”.
Sin embargo, ninguno de estos medios explica que Cuba sufre una persecución financiera y energética brutal, diseñada precisamente para impedir la llegada de combustible al país. El bloqueo petrolero impuesto por Washington persigue cortar todas las fuentes de suministro, sancionando barcos, empresas y aseguradoras, con el objetivo explícito de provocar apagones, desesperación y descontento social.
El medio elTOQUE llegaba incluso a publicar textos abiertamente incendiarios como “La Habana y Santiago protestan de noche: queman basura y gritan ‘abajo Canel’”, donde se afirmaba que “el pueblo de Cuba tiene rabia” y que “el destino cubano se enciende y se despierta con cada cacerola que suena en la oscuridad de la noche”. Un lenguaje de abierta agitación política y emocional, encaminado a legitimar escenarios de desestabilización.
Y entonces entran en escena las habituales “ONG” financiadas desde Washington. Cubanet, en “Protestas en Bahía, Marianao y Diez de Octubre sacudieron a La Habana este martes”, citaba a Cubalex, organización subvencionada desde EEUU, que denunciaba una supuesta “militarización social”. Mientras, Cubanos por el Mundo publicaba “El régimen castrista tiembla: cubanos cansados de la miseria protestan en San Miguel del Padrón”, dando voz a otra “ONG” sostenida con fondos de la Casa Blanca, el Observatorio Cubano de Conflictos, que “documentó un aumento sostenido de protestas en 2026”.
El mismo texto celebraba que “Estados Unidos continúa ejerciendo presión con el fin de lograr un cambio”. Es decir: reconocen abiertamente que Washington aplica medidas de presión económica contra Cuba y, al mismo tiempo, responsabilizan exclusivamente al Gobierno cubano de las consecuencias sociales de esas medidas.
- Sanciones a inversores y destrucción de todas las fuentes de divisa, pero la culpa es del “régimen”
La guerra económica contra Cuba incluye la persecución sistemática de cualquier fuente de ingresos del país y de cualquier empresa extranjera que mantenga relaciones económicas con la Isla.
ADN Cuba celebraba que, gracias a las sanciones aporbadas por Trump este mes, la canadiense “Sherritt suspende operaciones en Cuba y sacará a sus trabajadores de la isla”, mientras Cuba Noticias 360 señalaba en “Salida de Sherritt de Cuba abre una nueva etapa de incertidumbre económica en la isla” que la situación económica cubana “tal vez sea la más difícil, y la última”.
Pero estos medios jamás explican el contexto: la permanente política de sanciones y amenazas de Washington contra cualquier inversor extranjero que opere en Cuba. Empresas canadienses, europeas o latinoamericanas sufren presiones constantes, sanciones financieras y obstáculos para operar. De hecho, Trump ha dado un mes para que, si no quieren ver congelados sus activos en EE. UU., todas las empresas extranjeras deben salir de la economía de Cuba.
Martí Noticias publicaba “El botín y los rostros de GAESA, corazón cleptocrático del régimen cubano”, reproduciendo las declaraciones de Marco Rubio, quien aseguró que EEUU sanciona a GAESA porque “se apropia de todo lo que genera dinero en Cuba”.
El texto repetía la narrativa oficial estadounidense según la cual las sanciones buscan impedir que el Gobierno cubano disponga de recursos financieros. Pero precisamente ahí está la clave: Washington persigue destruir todas las fuentes de divisas de Cuba, desde el turismo hasta las remesas, pasando por los convenios médicos internacionales, que son el corazón del presupuesto público de la Isla y el sostén de la salud pública, la educación, la cultura o la construcción de viviendas.
De hecho, Asere Noticias publicaba (y celebraba que) “Más de 40 médicos cubanos se quedan en Jamaica tras fin del acuerdo con La Habana”. La campaña de Washington contra la cooperación médica cubana busca acabar con uno de los principales ingresos del sistema público de salud de Cuba. Después, esos mismos medios culpan al “régimen” del deterioro sanitario y económico que provocan precisamente esas sanciones.
- Llega el salvador: el mismo que ha destruido la economía de Cuba
Los mismos dirigentes estadounidenses responsables de endurecer al máximo el bloqueo aparecen ahora presentados por estos medios como supuestos “salvadores” del pueblo cubano.
ADN Cuba publicaba “Trump: ‘Cuba está pidiendo ayuda y vamos a hablar’”, recordando además que el mandatario calificó a la Isla como “un país fallido”. Periódico Cubano difundía “Rubio asegura que Cuba está atrapada: ‘Con los actuales gobernantes no se puede prosperar’”, citando la frase de Rubio: “Cuba no debería ser pobre” y “la gente no debería estar pasando hambre”. ¿Cuando él es el culpable número uno!
Resulta un ejercicio de cinismo extraordinario: quienes diseñan y aplican una política de asfixia económica que provoca apagones, escasez y deterioro social aparecen luego lamentándose de las consecuencias de esa misma política.
- No hay bloqueo: ¡vuelve el pollo congelado!
Uno de los argumentos favoritos de estos medios consiste en negar el impacto del bloqueo mostrando que EEUU vende determinados productos agrícolas a Cuba, bajo una pequeña y condicionada licencia humanitaria del año 2000.
Diario de Cuba publicaba “Pese al conflicto bilateral, las ventas de EEUU a Cuba son millonarias e incluyen tablas de surf”, destacando que las exportaciones estadounidenses ascendieron a casi 490 millones de dólares.
Lo que ocultan es que esas ventas están sometidas a condiciones absolutamente excepcionales: Cuba debe pagar al contado, por adelantado y sin acceso a créditos internacionales, debido precisamente a las sanciones financieras estadounidenses.
Además, el volumen comercial con Cuba es ínfimo comparado con otros países de la región. Mientras República Dominicana comercia cerca de 7.000 millones de dólares con EEUU en condiciones normales, Cuba está sometida a un régimen de asfixia financiera y persecución bancaria sin equivalente en el mundo.
Pero la propaganda anticubana vuelve a recurrir al viejo argumento del “pollo congelado” para negar la existencia y los efectos devastadores del bloqueo.
- La carta obligatoria: en busca de militares traidores
Una pieza habitual en la estrategia de propaganda anticubana consiste en llamar abiertamente a la fractura de las Fuerzas Armadas cubanas.
Periódico Cubano publicaba “Exgeneral Rafael del Pino lanza duro mensaje a los militares cubanos: ‘El enemigo está dentro’”, mientras Martí Noticias difundía “Exgeneral cubano llama a los militares a no derramar sangre para defender a GAESA y la familia Castro”.
En este último texto se afirmaba que “Estados Unidos podría colaborar con una nueva generación de militares dispuesta a proteger al pueblo” y se animaba explícitamente a “desplazar del poder a la élite gobernante”.
Es decir, medios financiados por el Gobierno de EEUU promueven abiertamente un escenario de ruptura militar y cambio de régimen en Cuba, mientras presentan estas operaciones de propaganda como simples ejercicios de “periodismo independiente”.
