Lo scorso 12 maggio 2026 il Segretario alla Guerra degli USA è comparso davanti al Congresso e ha dichiarato che Cuba rappresenta una minaccia per la sicurezza nazionale USA.
Vale la pena fermarci e valutare molto seriamente chi lo dice, e sulla straordinaria capacità del potere USA di invertire la realtà storica con tale disinvoltura da non aver nemmeno bisogno di argomenti per sostenerla.
Perché esiste un registro storico. È documentato. È desecretato. Ed è disponibile per chiunque voglia leggerlo.
La storia dice che in oltre sei decenni di Rivoluzione, non è mai uscita dal territorio cubano una singola azione offensiva contro la sicurezza nazionale USA. Nemmeno una. Inoltre, dal 1959 ad oggi, la direzione del flusso di aggressioni è stata invariabilmente la stessa: da Washington verso L’Avana. Non il contrario.
Il modello che precede Cuba: la dottrina dell’intervento
Per capire ciò che è accaduto a Cuba bisogna prima capire il modello che lo produce. Gli USA hanno costruito dopo il 1945 una dottrina di intervento sistematico in Paesi sovrani sotto il pretesto dell’anticomunismo che ha convertito l’aggressione in politica estera di Stato.
Cuba non è stata un’eccezione a quel modello. È stato il suo caso il più paradigmatico, più sostenuto e più documentato. E lo è ancora oggi, quando il pretesto si è evoluto dall’anticomunismo al narcotraffico, un pretesto che lo stesso Dipartimento di Giustizia USA ha dovuto ritirare nel caso venezuelano del 3 gennaio perché non resisteva alla minima verifica fattuale.
Il modello è sempre lo stesso: prima si costruisce la narrativa della minaccia, poi si normalizza e giustifica l’intervento, e infine si presenta l’aggressore come vittima e la vittima come aggressore. Oggi, nel Congresso USA, questo ciclo si ripete ancora una volta contro Cuba.
L’archivio completo
**1898: il furto dell’indipendenza**
Cuba lottava da decenni per la sua indipendenza dalla Spagna quando nel 1898 gli USA intervennero militarmente. Il risultato non fu l’indipendenza cubana ma la sostituzione di un colonialismo con un altro. L’Emendamento Platt, imposto nella Costituzione cubana sotto minaccia militare, convertì Cuba in un protettorato USA, concedendo a Washington il diritto legale di intervenire militarmente «per la preservazione dell’indipendenza cubana» — cioè il diritto di intervenire ogni volta che gli interessi USA lo richiedessero, travestito da protezione.
Così iniziò la relazione tra Cuba e gli USA. Con un emendamento costituzionale imposto sulla punta di baionetta.
**1933-1959: sostenuto appoggio alla dittatura di Batista, dal suo primo colpo di Stato**
Per decenni, Washington sostenne con assistenza militare, riconoscimento diplomatico e sostegno economico la dittatura di Fulgencio Batista, uno dei regimi più corrotti e violenti dell’emisfero occidentale. L’armamento USA fu usato sistematicamente per reprimere il popolo cubano. I consiglieri militari USA addestrarono le forze di sicurezza che torturavano e assassinavano i rivoluzionari.
Quando la Rivoluzione trionfò il 1° gennaio 1959, lo fece con la volontà del popolo cubano. E lo fece sconfiggendo un regime che esisteva con il sostegno attivo di Washington.
**1959-1961: La nascita della politica di aggressione**
Appena mesi dopo il trionfo rivoluzionario, l’amministrazione Eisenhower iniziò a progettare i meccanismi di distruzione del nuovo governo rivoluzionario cubano. Il 17 marzo 1960, Eisenhower approvò formalmente un programma segreto della CIA per organizzare, addestrare e armare esuli cubani con l’obiettivo di rovesciare la Rivoluzione. Badate bene, non fu Cuba a fare il contrario con gli USA.
Il memorandum del Sottosegretario di Stato Lester Mallory, datato 6 aprile 1960 e desecretato decenni dopo, stabilisce con una chiarezza che dovrebbe vergognare qualsiasi democratico l’obiettivo reale della politica USA verso Cuba: «rendere la resistenza interna ed esterna sempre più capace di attaccare il governo di Cuba.» E più specificamente: la necessità di provocare «disincanto e insoddisfazione attraverso il disagio economico e le privazioni.»
**Aprile 1961: attacco a Playa Girón (Baia dei Porci)**
Il 17 aprile 1961, una forza di 1500 mercenari cubani addestrati, equipaggiati, finanziati e diretti operativamente dalla CIA sbarcò a Playa Girón con l’obiettivo di stabilire una testa di ponte, proclamare un governo provvisorio e richiedere l’intervento militare americano diretto.
Il piano era stato progettato per mesi dai migliori strateghi della CIA sotto la supervisione diretta del presidente Kennedy. Contava su copertura aerea, supporto navale e il presupposto che la popolazione cubana si sarebbe unita massicciamente allo sbarco.
In 72 ore, le milizie cubane — non l’esercito regolare, ma le milizie popolari — avevano schiacciato l’invasione. 1500 catturati. Il piano della CIA distrutto. Kennedy umiliato davanti al mondo.
Ciò che conta per l’analisi di oggi è questo: quella fu un’invasione militare organizzata dal territorio USA, finanziata con fondi federali, eseguita con il supporto della CIA, contro un paese sovrano che non aveva attaccato gli USA né progettava di farlo. In nessun tribunale del mondo questo si chiama difesa. Si chiama aggressione.
**1961-1965: Operazione Mangusta**
Dopo il fallimento della Baia dei Porci, l’amministrazione Kennedy non abbandonò l’obiettivo di distruggere la Rivoluzione cubana. Lo intensificò. Il 30 novembre 1961, Kennedy approvò l’Operazione Mangusta — il programma più ambizioso di sabotaggio e destabilizzazione che la CIA avesse progettato fino ad allora contro un governo straniero.
L’Operazione Mangusta incluse: attentati a impianti industriali cubani, sabotaggi a centrali elettriche e raffinerie di zucchero, avvelenamento di colture, attacchi a imbarcazioni nei porti cubani, infiltrazione di agenti per organizzare movimenti armati interni, e molteplici piani per assassinare il Comandante in Capo Fidel Castro.
Il responsabile operativo era il Generale Edward Lansdale, e il supervisore politico era il procuratore generale Robert Kennedy. Erano il nucleo centrale del governo USA.
**638 tentativi di assassinio, un record mondiale non riconosciuto**
La Commissione Church del Senato USA, creata nel 1975 per investigare le attività di intelligence, documentò i tentativi di assassinio della CIA contro dirigenti stranieri. Nel caso di Fidel Castro, la cifra di tentativi documentati supera i 638 — il maggior numero di tentativi di assassinio registrati contro un capo di Stato nella storia moderna.
I metodi includevano: veleno nel sigaro, mute da sub contaminate con funghi, esplosivi in conchiglie marine, pillole velenose fornite attraverso la mafia USA, tiratori addestrati, e dozzine di operazioni più sofisticate. Tutti fallirono.
Tutti questi piani furono progettati, finanziati ed eseguiti dalla CIA — l’agenzia di intelligence del governo USA. Questo è il governo che oggi dichiara al Congresso che Cuba è una minaccia per la sicurezza USA.
**1962: Operazione Northwoods**
Nel marzo 1962, lo Stato Maggiore Congiunto delle Forze Armate USA presentò formalmente al Segretario alla Difesa Robert McNamara il documento noto come “Operazione Northwoods“. Il suo contenuto, desecretato nel 1997, è l’evidenza più estrema della natura reale della politica USA verso Cuba.
Il documento proponeva che le stesse forze USA commettessero atti terroristici in suolo USA — inclusi attentati in città USA e l’abbattimento di aerei civili con cittadini USA a bordo — e li attribuissero pubblicamente a Cuba, per creare il pretesto di un’invasione militare massiccia.
Il presidente Kennedy respinse il piano. Il Capo dello Stato Maggiore Congiunto, Generale Lyman Lemnitzer, fu rimosso dal suo incarico. Ma il documento esiste. È desecretato. È negli Archivi USA. E dimostra che il governo USA arrivò a pianificare l’uccisione dei propri cittadini per giustificare una guerra contro Cuba.
**Ottobre 1962: la crisi dei missili**
Nell’ottobre 1962, il mondo fu più vicino a una guerra nucleare che in qualsiasi altro momento della storia. E Cuba era al centro. Non come aggressore. Come obiettivo.
Di fronte alle coste cubane, la Marina USA schierò 40 navi da guerra, inclusi 2 portaerei, 8 cacciatorpediniere, incrociatori e navi d’assalto anfibio. Sott’acqua operavano almeno 12 sottomarini nucleari. Nelle basi della Florida e dei Caraibi, 579 aerei da combattimento erano pronti a decollare, inclusi bombardieri B-52 con carico nucleare in volo permanente. Il piano d’invasione, OPLAN 316, prevedeva lo sbarco di 180000 soldati USA nelle prime 72 ore.
Gli stessi consiglieri di Kennedy calcolavano tra il 33% e il 50% di probabilità di guerra nucleare totale. Decine di milioni di morti in entrambi gli emisferi.
Di fronte a tutto ciò, Cuba non si arrese. Fidel Castro comunicò a Krusciov che Cuba era disposta a scomparire come nazione prima che arrendersi all’imposizione imperiale. Fu la posizione documentata della dirigenza cubana nel momento di maggior pericolo esistenziale della sua storia. Ma Cuba aveva il diritto di avere sul suo territorio i missili che fossero necessari per evitare un’altra invasione.
**1965-1980: il terrorismo da Miami**
Durante gli anni ’60 e ’70, organizzazioni di esuli cubani operarono dal territorio USA — con conoscenza, tolleranza e in molti casi supporto attivo di agenzie governative — eseguendo attentati terroristici contro Cuba e contro cubani in tutto il mondo.
Il caso più documentato è quello di Luis Posada Carriles e Orlando Bosch. Il 6 ottobre 1976, un aereo della Cubana de Aviación fu abbattuto da due bombe piazzate a bordo sul Mar dei Caraibi. Morirono 73 persone, inclusi i 24 membri della squadra giovanile di scherma di Cuba che tornava con medaglie dal Campionato Centroamericano e dei Caraibi. I responsabili operarono da Miami con la conoscenza delle agenzie USA. Posada Carriles visse in territorio USA per anni, protetto dall’estradizione richiesta dal Venezuela dove era stato condannato. Morì a Miami nel 2018, a 90 anni, in libertà.
In nessun tribunale USA fu processato per quel crimine.
**1996: legge Helms-Burton**
Il blocco economico, commerciale e finanziario imposto dagli USA a Cuba dura da più di 60 anni. L’Assemblea Generale dell’ONU lo condanna anno dopo anno a stragrande maggioranza — nel 2023, 187 paesi votarono a favore della sua revoca, 2 contro: USA e Israele.
La Legge Helms-Burton del 1996 lo codificò in legislazione permanente, aggiungendo sanzioni contro imprese e persone di paesi terzi che facessero affari con Cuba — un’extraterritorialità che viola il diritto internazionale e che nessun paese al mondo riconosce come legittima.
**1997: le bombe negli hotel dell’Avana**
Nel 1997, una campagna di attentati con esplosivi colpì hotel dell’Avana — il Copacabana, il Nacional, il Meliá Cohíba. L’obiettivo dichiarato era distruggere l’industria turistica cubana, che in quel momento era il principale sostegno economico del paese durante il Periodo Speciale.
Un turista italiano, Fabio di Celmo, morì in uno di quegli attacchi. Luis Posada Carriles ammise la sua partecipazione in un’intervista al New York Times. Non fu processato in nessun tribunale USA per quei fatti.
**2006-2010: ZunZuneo**
L’agenzia USAID sviluppò in modo segreto un servizio di reti sociali denominato ZunZuneo, commercializzato a utenti cubani senza rivelare la sua origine. Secondo indagini giornalistiche dell’Associated Press, fu progettato come strategia a lungo termine per incoraggiare i giovani cubani a ribellarsi contro il governo, favorendo ciò che i suoi stessi documenti chiamavano una «primavera politica.» L’iniziativa costruì anche una banca dati di sottoscrittori cubani classificati per «ricettività» — esattamente la stessa logica che appare nel sorteggio di 50 ricariche del sondaggio di El Toque nel 2026.
**La NED e l’infrastruttura di sovversione continua**
Per decenni, la National Endowment for Democracy — finanziata annualmente dal Congresso USA e creata esplicitamente per fare ciò che prima faceva la CIA in modo segreto — ha finanziato organizzazioni, media e progetti di destabilizzazione contro Cuba. Il suo stesso primo direttore, Allen Weinstein, lo confessò al Washington Post: «Molto di ciò che facciamo oggi, la CIA lo faceva 25 anni fa in modo segreto.»
Il sondaggio di El Toque analizzato in questo spazio nelle ultime settimane è l’espressione più recente e sofisticata di quell’infrastruttura di sovversione — finanziata dallo stesso governo che oggi dichiara al Congresso che Cuba è una minaccia.
Ciò che ha detto il presidente Miguel Díaz-Canel
Il presidente Miguel Díaz-Canel ha risposto alla dichiarazione del Segretario alla Guerra nordamericano con una precisione che nessuna analisi aggiuntiva può migliorare: «In oltre sei decenni di Rivoluzione socialista, a novanta miglia dagli USA, non è mai uscita da questo territorio una singola azione offensiva contro la sicurezza nazionale di quel paese.»
Questo è verificabile. È documentalmente vero. Non esiste in nessun archivio, in nessuna indagine giornalistica, in nessun documento desecretato, evidenza alcuna di un’azione offensiva cubana contro la sicurezza USA. Ciò che invece esiste — negli archivi della Commissione Church, nei documenti desecretati della CIA, nei memorandum del Dipartimento di Stato, nelle indagini del Washington Post e del New York Times — è il registro completo di decenni di aggressioni americane contro Cuba.
Il presidente Díaz-Canel sottolinea anche qualcosa che qualsiasi analisi seria conferma pienamente: «Cuba ha contribuito con gli USA a preservare la loro sicurezza nel contrasto a crimini transnazionali di diversa natura.» Anche questo è verificabile. In molteplici istanze documentate, Cuba ha cooperato con agenzie USA nella lotta al narcotraffico, al terrorismo e ad altre minacce transnazionali — nonostante il blocco, nonostante le aggressioni, nonostante le minacce. Persino, grazie a informazioni di intelligence della Sicurezza dello Stato di Cuba, fu evitato un attentato contro uno di quei Presidenti di quel paese più bellicosi contro Cuba.
La funzione della narrativa della minaccia
Indicare Cuba come minaccia oggi non è un errore di analisi. È una funzione politica deliberata.
Funziona per giustificare il mantenimento e la possibile intensificazione del blocco economico davanti alla comunità internazionale, che lo condanna anno dopo anno a stragrande maggioranza. Funziona per creare la cornice narrativa che renda politicamente accettabile un’escalation militare — una portaerei a 100 iarde, per usare le parole dello stesso Trump. Funziona per distrarre l’attenzione dal fallimento di più di 60 anni di politica di cambio di regime che non ha prodotto il risultato promesso. E funziona per la politica domestica USA in Florida, dove il voto dell’esilio cubano ha un peso sproporzionato nelle elezioni presidenziali.
Come sottolinea Díaz-Canel: «Tutto fa parte di una costruzione narrativa sulla quale continuare ad asfissiare il popolo cubano, oltre a incrementare un conflitto che potrebbe avere conseguenze inimmaginabili per i nostri popoli e la regione.»
La storia documenta esattamente come funziona questa costruzione narrativa — come prima di ogni intervento nordamericano in qualsiasi Paese del mondo, si costruisce prima la narrativa della minaccia, poi si fabbrica il pretesto, e infine si esegue l’aggressione presentandola come difesa. Il modello si ripeté in Guatemala, in Vietnam, in Cile, a Granada, a Panama, in Iraq, in Libia, in Siria. E si tenta di ripetere oggi contro Cuba.
Il registro parla da solo
Il Segretario alla Guerra USA ha dichiarato oggi al Congresso che Cuba è una minaccia. Può dirlo. Ha il microfono, ha la sala e ha i media globali per amplificare la dichiarazione. Ciò che non ha è il registro storico dalla sua parte. La storia dice che dal 1898 al 3 gennaio 2026, il flusso di aggressioni è andato in una sola direzione. Da Washington all’Avana. Invasioni, tentativi di assassinio, sabotaggi, terrorismo organizzato da Miami, blocco economico progettato per provocare fame, false reti sociali per produrre destabilizzazione e sondaggi finanziati dal governo per costruire narrative di cambio di regime.
Cuba non minaccia nessuno. Cuba è il Paese più minacciato dell’emisfero occidentale dal vicino più potente del pianeta. E porta oltre sei decenni dimostrando, a un costo umano ed economico incommensurabile, che questa minaccia non la piega.
«Cuba non minaccia, né sfida, ma neppure teme.»
Questo non è retorica, non è spacconeria da due soldi. È storia. E la storia, a differenza delle dichiarazioni al Congresso, non si può editare.
Cuba no es amenaza, siempre ha sido la agredida
Manuel Viramontez
El pasado 12 de mayo de 2026 el Secretario de Guerra de los Estados Unidos compareció ante el Congreso y declaró que Cuba representa una amenaza para la seguridad nacional americana.
Vale la pena detenernos y valorar muy seriamente quien la dice, y sobre la extraordinaria capacidad del poder americano para invertir la realidad histórica con tanta soltura que ni siquiera necesita argumentos para sostenerla.
Porque hay un registro histórico. Está documentado. Está desclasificado. Y está disponible para quien quiera leerlo.
La historia dice que en más de seis décadas de Revolución, jamás ha salido del territorio cubano una sola acción ofensiva contra la seguridad nacional de los Estados Unidos. Ni una. También desde 1959 hasta hoy, la dirección del flujo de agresiones ha sido invariablemente la misma: de Washington hacia La Habana. No al revés.
El patrón que precede a Cuba, la doctrina de la intervención
Para entender lo que le ha ocurrido a Cuba hay que entender primero el patrón que lo produce. Estados Unidos construyó después de 1945 una doctrina de intervención sistemática en países soberanos bajo el pretexto del anticomunismo que convirtió la agresión en política exterior de Estado.
Cuba no fue una excepción a ese patrón. Fue su caso más paradigmático, más sostenido y más documentado. Y lo sigue siendo hoy, cuando el pretexto ha evolucionado del anticomunismo al narcotráfico, un pretexto que el propio Departamento de Justicia americano tuvo que retirar en el caso venezolano del 3 de enero porque no resistía la mínima verificación factual.
El patrón es siempre el mismo: primero se construye la narrativa de la amenaza, luego se normaliza y justifica la intervención, y finalmente se presenta al agresor como víctima y a la víctima como agresor. Hoy, en el Congreso americano, ese ciclo se repite una vez más contra Cuba.
El expediente completo
1898: El robo de la independencia
Cuba llevaba décadas luchando por su independencia de España cuando en 1898 Estados Unidos intervino militarmente. El resultado no fue la independencia cubana sino la sustitución de un colonialismo por otro. La Enmienda Platt, impuesta en la Constitución cubana bajo amenaza militar, convirtió a Cuba en un protectorado americano, otorgando a Washington el derecho legal de intervenir militarmente «para la preservación de la independencia cubana» — es decir, el derecho de intervenir cada vez que los intereses americanos lo requirieran, disfrazado de protección.
Así comenzó la relación entre Cuba y Estados Unidos. Con una enmienda constitucional impuesta a punta de bayoneta.
1933-1959: Apoyo sostenido a la dictadura de Batista, desde su primer golpe de Estado
Durante décadas, Washington sostuvo con asistencia militar, reconocimiento diplomático y apoyo económico a la dictadura de Fulgencio Batista, uno de los regímenes más corruptos y violentos del hemisferio occidental. El armamento americano fue usado sistemáticamente para reprimir al pueblo cubano. Los asesores militares americanos entrenaron a las fuerzas de seguridad que torturaban y asesinaban a revolucionarios.
Cuando la Revolución triunfó el 1 de enero de 1959, lo hizo con la voluntad del pueblo cubano. Y lo hizo derrotando a un régimen que existía con el sostén activo de Washington.
1959-1961: El nacimiento de la política de agresión
Apenas meses después del triunfo revolucionario, la administración Eisenhower comenzó a diseñar los mecanismos de destrucción del nuevo gobierno revolucionario cubano. El 17 de marzo de 1960, Eisenhower aprobó formalmente un programa encubierto de la CIA para organizar, entrenar y armar a exiliados cubanos con el objetivo de derrocar a la Revolución. Fijense bien, no fue Cuba quien hizo lo contrario con Estados Unidos.
El memorándum del Subsecretario de Estado Lester Mallory, fechado el 6 de abril de 1960 y desclasificado décadas después, establece con una claridad que debería avergonzar a cualquier demócrata el objetivo real de la política americana hacia Cuba: «hacer que la resistencia interna y exterior resulte cada vez más capaz de atacar al gobierno de Cuba.» Y más específicamente: la necesidad de provocar «desencanto e insatisfacción a través del desasosiego económico y las privaciones.»
Abril de 1961: Ataque a Playa Girón
El 17 de abril de 1961, una fuerza de 1,500 mercenarios cubanos entrenados, equipados, financiados y dirigidos operacionalmente por la CIA desembarcó en Playa Girón con el objetivo de establecer una cabeza de playa, proclamar un gobierno provisional y solicitar la intervención militar americana directa.
El plan había sido diseñado durante meses por los mejores estrategas de la CIA bajo la supervisión directa del presidente Kennedy. Contaba con cobertura aérea, apoyo naval y el supuesto de que la población cubana se sumaría masivamente al desembarco.
En 72 horas, las milicias cubanas — no el ejército regular, sino las milicias populares — habían aplastado la invasión. 1,500 capturados. El plan de la CIA destruido. Kennedy humillado ante el mundo.
Lo que importa para el análisis de hoy es esto: esa fue una invasión militar organizada desde territorio de los Estados Unidos, financiada con fondos federales, ejecutada con apoyo de la CIA, contra un país soberano que no había atacado a Estados Unidos ni planeaba hacerlo. En ningún tribunal del mundo eso se llama defensa. Se llama agresión.
1961-1965: Operación Mangosta
Tras el fracaso de Playa Girón, la administración Kennedy no abandonó el objetivo de destruir la Revolución cubana. Lo intensificó. El 30 de noviembre de 1961, Kennedy aprobó la Operación Mangosta — el programa más ambicioso de sabotaje y desestabilización que la CIA había diseñado hasta entonces contra un gobierno extranjero.
La Operación Mangosta incluyó: atentados a instalaciones industriales cubanas, sabotajes a plantas eléctricas y refinerías de azúcar, envenenamiento de cultivos, ataques a embarcaciones en puertos cubanos, infiltración de agentes para organizar movimientos armados internos, y múltiples planes para asesinar al Comandante en Jefe Fidel Castro.
El responsable operacional era el General Edward Lansdale, y el supervisor político era el fiscal general Robert Kennedy. Eran el núcleo central del gobierno americano.
638 intentos de asesinato, un récord mundial no reconocido
El Comité Church del Senado americano, creado en 1975 para investigar las actividades de inteligencia, documentó los intentos de asesinato de la CIA contra líderes extranjeros. En el caso de Fidel Castro, la cifra de intentos documentados supera los 638 — el mayor número de intentos de asesinato registrados contra un jefe de Estado en la historia moderna.
Los métodos incluían: veneno en el cigarro, trajes de buceo contaminados con hongos, explosivos en caracolas marinas, píldoras venenosas suministradas a través de la mafia americana, tiradores entrenados, y docenas de operaciones más sofisticadas. Todos fallaron.
Todos estos planes fueron diseñados, financiados y ejecutados por la CIA — la agencia de inteligencia del gobierno de los Estados Unidos. Ese es el gobierno que hoy declara ante el Congreso que Cuba es una amenaza para la seguridad americana.
1962 : La Operación Northwoods
En marzo de 1962, el Estado Mayor Conjunto de las Fuerzas Armadas de los Estados Unidos presentó formalmente al Secretario de Defensa Robert McNamara el documento conocido como «Operación Northwoods.» Su contenido, desclasificado en 1997, es la evidencia más extrema de la naturaleza real de la política americana hacia Cuba.
El documento proponía que las propias fuerzas americanas cometieran actos terroristas en suelo americano — incluyendo atentados en ciudades estadounidenses y el derribo de aviones civiles con ciudadanos americanos a bordo — y los atribuyeran públicamente a Cuba, para crear el pretexto de una invasión militar masiva.
El presidente Kennedy rechazó el plan. El Jefe del Estado Mayor Conjunto, General Lyman Lemnitzer, fue relevado de su cargo. Pero el documento existe. Está desclasificado. Está en los Archivos americanos. Y demuestra que el gobierno americano llegó a planear matar a sus propios ciudadanos para justificar una guerra contra Cuba.
Octubre de 1962: La crisis de los misiles
En octubre de 1962, el mundo estuvo más cerca de una guerra nuclear que en ningún otro momento de la historia. Y Cuba estaba en el centro. No como agresora. Como objetivo.
Frente a las costas cubanas, la Armada americana desplegó 40 buques de guerra, incluyendo dos portaaviones, ocho destructores, cruceros y buques de asalto anfibio. Bajo el agua operaban al menos 12 submarinos nucleares. En bases de Florida y el Caribe, 579 aviones de combate estaban listos para despegar, incluyendo bombarderos B-52 con carga nuclear en vuelo permanente. El plan de invasión, OPLAN 316, contemplaba el desembarco de 180,000 soldados americanos en las primeras 72 horas.
Los propios asesores de Kennedy calculaban entre 33% y 50% de probabilidad de guerra nuclear total. Decenas de millones de muertos en ambos hemisferios.
Frente a todo eso, Cuba no se rindió. Fidel Castro comunicó a Jruschov que Cuba estaba dispuesta a desaparecer como nación antes que rendirse a la imposición imperial. Fue la posición documentada del liderazgo cubano en el momento de mayor peligro existencial de su historia. Pero Cuba tenía derecho a tener sobre su territorio los misiles que fuesen necesarios para evitar otra invasión.
1965-1980: El terrorismo desde Miami
Durante las décadas de 1960 y 1970, organizaciones de exiliados cubanos operaron desde territorio americano — con conocimiento, tolerancia y en muchos casos apoyo activo de agencias del gobierno — ejecutando atentados terroristas contra Cuba y contra cubanos en todo el mundo.
El caso más documentado es el de Luis Posada Carriles y Orlando Bosch. El 6 de octubre de 1976, un avión de Cubana de Aviación fue derribado sobre el Mar Caribe. Murieron 73 personas, incluyendo los 24 miembros del equipo juvenil de esgrima de Cuba que regresaba con medallas del Campeonato Centroamericano y del Caribe. Los responsables operaron desde Miami con conocimiento de las agencias americanas. Posada Carriles vivió en territorio americano durante años, protegido de la extradición solicitada por Venezuela donde había sido condenado. Murió en Miami en 2018, a los 90 años, en libertad.
En ningún tribunal americano fue procesado por ese crimen.
1996 : La Ley Helms-Burton
El bloqueo económico, comercial y financiero impuesto por Estados Unidos a Cuba lleva más de 60 años. La Asamblea General de la ONU lo condena año tras año por abrumadora mayoría — en 2023, 187 países votaron a favor de levantarlo, 2 en contra: Estados Unidos e Israel.
La Ley Helms-Burton de 1996 lo codificó en legislación permanente, añadiendo sanciones contra empresas y personas de terceros países que hicieran negocios con Cuba — una extraterritorialidad que viola el derecho internacional y que ningún país del mundo reconoce como legítima.
1997: Los bombas en los hoteles de La Habana
En 1997, una campaña de atentados con explosivos golpeó hoteles de La Habana — el Copacabana, el Nacional, el Meliá Cohíba. El objetivo declarado era destruir la industria turística cubana, que en ese momento era el principal sostén económico del país durante el Período Especial.
Un turista italiano, Fabio di Celmo, murió en uno de esos ataques. Luis Posada Carriles admitió su participación en una entrevista al New York Times. No fue procesado en ningún tribunal americano por esos hechos.
2006-2010: ZunZuneo
La agencia USAID desarrolló de forma encubierta un servicio de redes sociales denominado ZunZuneo, comercializado a usuarios cubanos sin revelar su origen. Según investigaciones periodísticas de Associated Press, fue diseñado como estrategia a largo plazo para alentar a los jóvenes cubanos a rebelarse contra el gobierno, fomentando lo que sus propios documentos llamaban una «primavera política.» La iniciativa también construyó una base de datos sobre suscriptores cubanos clasificados por «receptividad» — exactamente la misma lógica que aparece en el sorteo de 50 recargas de la encuesta de El Toque en 2026.
La NED y la infraestructura de subversión continua
Durante décadas, la National Endowment for Democracy — financiada anualmente por el Congreso americano y creada explícitamente para hacer lo que antes hacía la CIA de forma encubierta — ha financiado organizaciones, medios y proyectos de desestabilización contra Cuba. Su propio primer director, Allen Weinstein, lo confesó al Washington Post: «Mucho de lo que hacemos hoy lo hacía la CIA hace 25 años de forma encubierta.»
La encuesta de El Toque analizada en este espacio durante las últimas semanas es la expresión más reciente y sofisticada de esa infraestructura de subversión — financiada por el mismo gobierno que hoy declara ante el Congreso que Cuba es una amenaza.
Lo que dijo el presidente Miguel Díaz-Canel
El Presidente Miguel Díaz-Canel respondió a la declaración del Secretario de Guerra norteamericano con una precisión que ningún análisis adicional puede mejorar: «En más de seis décadas de Revolución socialista, a noventa millas de EE. UU., jamás ha salido de este territorio una sola acción ofensiva contra la seguridad nacional de ese país.»
Eso es verificable. Es documentalmente cierto. No existe en ningún archivo, en ninguna investigación periodística, en ningún documento desclasificado, evidencia alguna de una acción ofensiva cubana contra la seguridad americana. Lo que sí existe — en los archivos del Comité Church, en los documentos desclasificados de la CIA, en los memorándums del Departamento de Estado, en las investigaciones del Washington Post y el New York Times — es el registro completo de décadas de agresiones americanas contra Cuba.
El Presidente Díaz-Canel también señala algo que cualquier análisis serio confirma plenamente: «Cuba ha contribuido con EE. UU. a preservar su seguridad en el enfrentamiento a delitos transnacionales de diversa índole.» Eso también es verificable. En múltiples instancias documentadas, Cuba ha cooperado con agencias americanas en el combate al narcotráfico, al terrorismo y a otras amenazas transnacionales — a pesar del bloqueo, a pesar de las agresiones, a pesar de las amenazas. Incluso, gracias a información de inteligencia de la Seguridad del Estado de Cuba, se evitó un atentado contra uno de los Presidentes de ese país más beligerantes contra Cuba.
La función de la narrativa de la amenaza
Señalar a Cuba como amenaza hoy no es un error de análisis. Es una función política deliberada.
Funciona para justificar el mantenimiento y la posible intensificación del bloqueo económico ante la comunidad internacional, que lo condena año tras año por abrumadora mayoría. Funciona para crear el marco narrativo que haga políticamente aceptable una escalada militar — un portaaviones a 100 yardas, en palabras del propio Trump. Funciona para distraer la atención del fracaso de más de 60 años de política de cambio de régimen que no ha producido el resultado prometido. Y funciona para la política doméstica americana en Florida, donde el voto del exilio cubano tiene un peso desproporcionado en las elecciones presidenciales.
Como señala Díaz-Canel: «Todo forma parte de una construcción narrativa sobre la cual seguir asfixiando al pueblo cubano, además de escalar a un conflicto que pudiera tener consecuencias inimaginables para nuestros pueblos y región.»
La historia documenta exactamente cómo funciona esa construcción narrativa — cómo antes de cada intervención norteamericana en cualquier país del mundo, se construye primero la narrativa de la amenaza, luego se fabrica el pretexto, y finalmente se ejecuta la agresión presentándola como defensa. El patrón se repitió en Guatemala, en Vietnam, en Chile, en Granada, en Panamá, en Irak, en Libia, en Siria. Y se intenta repetir hoy contra Cuba.
El registro habla por si solo
El Secretario de Guerra americano declaró hoy ante el Congreso que Cuba es una amenaza. Puede decirlo. Tiene el micrófono, tiene la sala y tiene a los medios de comunicación globales para amplificar la declaración. Lo que no tiene es el registro histórico de su lado. La historia dice que desde 1898 hasta el 3 de enero de 2026, el flujo de agresiones ha ido en una sola dirección. De Washington a La Habana. Invasiones, intentos de asesinato, sabotajes, terrorismo organizado desde Miami, bloqueo económico diseñado para provocar hambre, redes sociales falsas para producir desestabilización y encuestas financiadas por el gobierno para construir narrativas de cambio de régimen.
Cuba no amenaza a nadie. Cuba es el país más amenazado del hemisferio occidental por el vecino más poderoso del planeta. Y lleva más de seis décadas demostrando, a un costo humano y económico inconmensurable, que esa amenaza no la doblega.
«Cuba no amenaza, ni desafía, pero tampoco teme.»
Eso no es retórica, no es guaperia barata. Es historia. Y la historia, a diferencia de las declaraciones ante el Congreso, no se puede editar.


