Dicendo le cose come stanno: socialismo, critica e nostalgia

Arleen Rodríguez Derivet

“La vita è quello che ti succede mentre sei impegnato a fare altri piani”, si dice che abbia detto John Lennon, e l’aneddoto mi calza a pennello perché nell’episodio precedente avevo promesso di raccontarvi come sta passando la situazione il Venezuela dopo il sequestro di Nicolás Maduro e dopo l’annuncio di Trump che la Patria di Bolívar potrebbe diventare il suo 51° stato.

La vita ci ha cambiato i piani: Trump è andato in Cina e prima di partire ha scritto sul suo social Truth un altro messaggio polisemico su Cuba mentre, un portavoce del Partito Comunista cinese emetteva una dichiarazione di sostegno a Cuba e a Marco Rubio gli cambiavano il nome per consentirgli di entrare in Cina, dove era stato messo al bando per le sue dichiarazioni irrispettose ai tempi del suo mandato da senatore e… niente, la potenza che aveva voluto sconfiggere l’altra a colpi di dazi, ora si è mostrata disposta a negoziare economicamente su energia, agricoltura e altre questioni.

Di cosa parlare in un contesto così complesso, aggravato inoltre dalla crisi di generazione elettrica a Cuba?

Abbiamo scelto di iniziare commentando un episodio del canale di Guena Rod (23 y Flaguer), dove il conduttore legge il post nostalgico di una emigrata cubana che sta visitando l’Isola e si lamenta di non trovare ciò che appena dieci anni fa riempiva di incanti un’Avana che non è la stessa dopo un decennio di castigo collettivo.

Il contenuto è condiviso da uno youtuber convinto che il socialismo non funzioni da nessuna parte, sebbene riconosca che non c’è paese che prosperi con un blocco così.

Perché la nostalgia di una Cuba di 10 anni fa? si chiede Reinier Duardo. Non dite che è stato per Obama, perché Obama non ha nemmeno tolto il blocco, ha solo allentato alcune misure.

L’autrice del post e Guena Rod rimpiangono un paese che, anche con quasi 60 anni di blocco (10 anni fa) e danni sensibili alla sua economia, poteva ancora ricevere navi da crociera e ampliare l’infrastruttura turistica perché non esisteva il brutale freno al turismo a Cuba che promossero successivamente le due amministrazioni Trump.

Se il socialismo non funzionasse, come dicono e ripetono tanti, come spiegano il fenomeno cinese e il fenomeno vietnamita che, con un solo Partito Comunista al potere, sono diventati punti di riferimento dello sviluppo in paesi di diverse dimensioni geografiche e di popolazione?

Magari la delegazione nordamericana a Pechino fosse stata invitata al museo del Partito Comunista Cinese, capirebbero come sono usciti dalla povertà più profonda e dalla diffusa carestia lasciata loro da guerre, invasioni e blocco, con un partito comunista alla guida di tutti i processi.

Un altro dato importante: solo quando sono state rimosse le misure di assedio economico a quei paesi, questi sono emersi alla loro ammirevole situazione di oggi. “È il blocco, stupido”, si potrebbe dire parafrasando l’espressione di un ex presidente nordamericano sul peso determinante dell’economia nella politica.

Ma entriamo nel promesso nell’episodio precedente. Sul punto di partire per la Cina, Trump ha pubblicato sul suo social una mappa del Venezuela totalmente occupato dalla bandiera americana e sopra quella che sembra essere la sua piani per quella nazione sorella: Stato 51.

Con i suoni di una discussione alla ricerca dei colpevoli di una coda infinita in una stazione di servizio a Caracas in questi giorni, apriamo il tema.

Certamente, non c’è niente di meglio che giorno dopo giorno, commenta Bárbara Betancourt. A coloro che credono che il Venezuela stia meglio rispetto a 4 mesi e mezzo fa, bisogna raccomandare di rivedere i numerosi messaggi diretti sui social, dove sono molti i venezuelani che si mostrano lamentosi perché non solo non si sono risolti i problemi derivati dal blocco di anni al loro paese, ma molti di questi problemi si sono moltiplicati.

Nel Venezuela benedetto dalle maggiori riserve di petrolio del mondo, oggi non solo sono infinite le code per acquistare benzina, ci sono regioni dove i blackout durano diversi giorni senza ore di tregua. Persino loro stanno subendo l’impatto della crisi degli idrocarburi provocata dall’insensata guerra contro l’Iran. Per non parlare dell’ingerenza nordamericana nel destino della loro produzione.

In un altro segno di mancanza di rispetto e prepotenza imperiale, Marco Rubio si è fatto fare una foto mentre volava verso la Cina sull’Air Force One, indossando una tuta sportiva Nike, identica a quella che indossava il presidente Nicolás Maduro quando fu rapito per ordine di quell’amministrazione.

Lo diciamo per coloro che credono che le cose migliorino con l’ingerenza degli Stati Uniti in un altro paese. Non esiste un solo caso da mostrare in cui ciò sia accaduto.

Continuiamo dicendo le cose come stanno.


Chapeando: Socialismo, crítica y añoranza

Por: Arleen Rodríguez Derivet

 

“La vida es eso que pasa mientras estás haciendo otra cosa”, dicen que dijo John Lennon y me sirve el sayo porque en el episodio anterior prometí contarles cómo la está pasando Venezuela después del secuestro de Nicolás Maduro y del anuncio de Trump de que la Patria de Bolívar podría comvertirse en su estado 51.

La vida nos cambió los planes: Trump se fue a China y antes de salir escribió en su red Truth Social otro mensaje polisémico sobre Cuba mientras, un vocero del Partido Comunista chino emitía una declaración de respaldo a Cuba y a Marco Rubio le cambiaban el nombre para que pudiera entrar a China, donde fue vetado por sus irrespetuosos pronunciamientos en sus años de senador y… nada, que la potencia que quiso derrotar a la otra a golpe de aranceles, ahora se mostró dispuesta a negociar económicamente en energía, agricultura y otros asuntos.

¿De qué hablar en tan complejo contexto, agravado además por la crisis de generación eléctrica en Cuba?

Elegimos empezar comentando un episodio del canal de Guena Rod (23 y Flaguer), donde su conductor lee el post nostálgico de una emigrada cubana que está de visita en la Isla y se lamenta por no encontrar lo que hace apenas diez años llenaba de encantos a una Habana que no es la misma tras una década de castigo colectivo.

Comparte el contenido un youtuber convencido de que el socialismo no funciona en ninguna parte, aunque reconoce que no hay país que prospere con un bloqueo así.

¿Por qué la añoranza de una Cuba de hace 10 años? se pregunta Reinier Duardo. No digan que por Obama, porque Obama ni siquiera quitó el bloqueo, apenas flexibilizó algunas medidas.

La autora del post y Guena Rod añoran un país que, incluso con casi 60 años de bloqueo (hace 10) y daños sensibles a su economía, todavía podía recibir cruceros y ampliar la infraestructura turística porque no existís el brutal freno al turismo en Cuba que promovieron después las dos administraciones Trump.

Si el socialismo no funcionara, como dicen y repiten tantos, ¿cómo explican el fenómeno chino y el fenómeno vietnamita que con un solo Partido Comunista en el poder, han llegado a ser referentes del desarrollo en países de diferentes dimensiones geográficas y de población?

Ojalá y la delegación norteamericana en Pekín haya sido invitada al museo del Partido Comunista Chino, entenderían cómo salieron de la pobreza más profunda y la extendida hambruna que les dejaron guerras, invasiones y bloqueo con un partido comunista al frente de todos los procesos.

Otro dato importante: sólo cuando se levantaron las medidas de cerco económico a esos países, estos emergieron a su admirable situación de hoy. “Es el bloqueo, estúpido” podría decirse parafraseando la expresión de un expresidente norteamericano sobre el determinante peso de la economía en la política.

Pero entremos en lo prometido en el episodio anterior. A punto de salir para China, Trump publicó en su red un mapa de Venezuela totalmente ocupado por la bandera americana y encima lo que parece ser su plan para esa hermana nación: Estado 51.

Con los sonidos de una discusión en busca de los culpables de una cola infinita en una gasolinera en Caracas en estos días, abrimos el tema.

Ciertamente, no hay nada mejor que un día tras otro, comenta Bárbara Betancourt. A quienes creen que Venezuela está mejor que hace 4 meses y medio, hay que recomendarles repasar los numerosos mensajes directos en redes, donde son muchos los venezolanos que se muestran quejosos porque no sólo no se han resuelto los problemas derivados del bloqueo de años a su país, sino que muchos de esos problemas se han multiplicado.

En la Venezuela bendecida por las mayores reservas de petróleo del mundo, hoy no sólo son infinitas las colas para adquirir gasolina, hay regiones donde los apagones duran varios días sin horas de tregua. Incluso a ellos los está impactando la crisis de los hidrocarburos provocada por la insensata guerra contra Irán. Para no hablar de la injerencia norteamericana en los destinos de su producción.

En otra señal de irrespeto y prepotencia imperial, Marco Rubio se hizo tomar una foto mientras volaba rumbo a China en el Air Force One, vistiendo un mono deportivo de Nike, idéntico al que llevaba el presidente Nicolás Maduro cuando fue secuestrado por mandato de esa administración.

Lo decimos para quienes creen que mejoran las cosas con la injerencia de Estados Unidos en otro país. No hay un solo caso para mostrar en que eso haya ocurrido.

Seguimos Chapeando.

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