In un intelligente articolo pubblicato su Russia Today, il 7 gennaio 2026, Ociel Alí López interpreta che “il cambio di paradigma è evidente: il Pentagono ha sostituito l’occupazione territoriale di lungo respiro con interventi chirurgici ad alta tecnologia. Dopo due decenni di logoramento finanziario e perdita di legittimità in guerre interminabili, Washington scommette ora sull’estrazione diretta di dirigenti, su azioni concrete rapide ed efficaci che piegano la governance, secondo i propri dettami”.
Questa nitida esposizione indica da sé il cammino da seguire di fronte a tale tipo di attentato terroristico. Gli USA optano per il sequestro perché non possono permettersi il prolungato “logoramento finanziario e perdita di legittimità in guerre interminabili”, per cui formulano implicitamente la dottrina secondo cui sequestrare o annichilire il capo dello Stato equivale ad annichilire, confiscare o sequestrare la sovranità.
Se tale dottrina si generalizzasse, ciò significherebbe la fine dell'”ordine internazionale basato su regole”. O per dirlo in termini più semplici, dell’ordine internazionale. Le relazioni tra enti politici si ridurrebbero a una successione di colpi di mano, imboscate e scaramucce per assassinare, sequestrare o rendere fisicamente inabile i capi di Stato. La Storia raccoglie una lista di mandatari prigionieri, quasi sempre dopo la sconfitta dei loro eserciti: Francesco I di Francia, Napoleone. Ma ciò che la nuova dottrina USA propone è attribuire all’inabilitazione personale e individuale di uno statista effetti di perdita totale della sovranità di tutto un corpo politico.
È imprescindibile, pertanto, formulare una nuova Dottrina di Sicurezza Strategica, con i seguenti lineamenti:
1) Il sequestro da parte di forze militari di uno Stato ai danni di un Capo dell’Esecutivo di un altro Paese, o di qualsiasi persona rilevante per la carica pubblica che ricopre, è un atto di terrorismo. Non esiste un concetto universalmente valido di ciò che questo concetto significa, ma la Sala di Appello del Tribunale Speciale Ibrido dell’ONU per il Libano ha definito come Terrorismo: “i) la perpetrazione di un atto delittuoso (come assassinio, sequestro, presa di ostaggi, incendio doloso, ecc.), o la minaccia di commettere tale atto; ii) l’intenzione di seminare il timore tra la popolazione (che generalmente implicherebbe la creazione di un pericolo pubblico) o costringere direttamente o indirettamente un’autorità nazionale o internazionale a prendere qualche misura, o ad astenersi dal prenderla; iii) quando l’atto coinvolga un elemento transnazionale”.
Ogni Dottrina Strategica di Sicurezza deve accogliere la menzionata tipizzazione. Possono essere qualificati come terroristi atti di tale indole perpetrati in tempo di pace, ma gli atti terroristici realizzati da uno Stato contro un altro – tra essi il sequestro – sono in sé e per sé atti di guerra. Di fatto, l’attentato alle Torri Gemelle fu considerato dal governo USA come una Dichiarazione di Guerra e contrastato in tali termini. L’allora Ministro della Difesa Vladimir Padrino López qualificò come atto di guerra l’aggressione del 3 gennaio.
2) Si suppone che gli Stati in Guerra debbano porre fine alle loro ostilità mediante un Trattato di Pace. In assenza di questo, non sono accettabili né validi accordi segreti o impliciti, il cui contenuto e la cui portata dipendano dalla volontà dell’aggressore. Meno accettabile ancora è la pretesa che la semplice minaccia e la coercizione creino una nuova situazione giuridica indefinita, nella quale gli aggrediti devono fingere indipendenza mentre si vedono obbligati a indovinare le intenzioni e i propositi dell’aggressore di fronte alla possibilità di sanzioni nemmeno definite né delimitate legalmente. Ogni nuova situazione deve essere pubblica, esplicita e chiaramente delimitata, senza la quale manca interamente di effetti.
3) Il proposito fondamentale di qualsiasi Dottrina di Sicurezza Strategica sui Sequestri di Capi di Stato è invalidare una volta per tutte i possibili effetti della coercizione generata dal rapimento. Si deve riconoscere che la sovranità non è uno strumento del mandatario, ma che questi è uno strumento della sovranità. Il sequestro, la morte o l’inabilitazione del mandatario non può né deve in alcuna forma significare quella del corpo politico; quest’ultimo deve abilitare meccanismi di sostituzione idonea del funzionario che in alcuna forma implichino la perdita o la distruzione della sovranità. La morte di Lenin non dissolse l’Unione Sovietica, quella di Mao non disintegrò la Cina comunista, quella di Fidel non smantellò Cuba, né quella di Ali Khamenei ha piegato l’Iran. I mandatari sono strumenti della continuità del corpo politico, e non il contrario.
4) Al fine di evitare che la forza bruta illegittima pretenda convertirsi in diritto, sono applicabili gli articoli 51 e 52 della Convenzione di Vienna sul diritto dei Trattati Internazionali, in vigore dal 27 gennaio 1980, che includono come cause di nullità di detti accordi:
Articolo 51 – Coercizione sul rappresentante di uno Stato. La manifestazione del consenso di uno Stato a obbligarsi per un trattato che sia stata ottenuta mediante coercizione sul suo rappresentante tramite atti o minacce diretti contro di lui sarà priva di ogni effetto giuridico.
Articolo 52 – Coercizione su uno Stato per minaccia o uso della forza. È nullo ogni trattato la cui conclusione sia stata ottenuta mediante la minaccia o l’uso della forza in violazione dei principi di diritto internazionale incorporati nella Carta delle Nazioni Unite.
Ogni Dottrina di Sicurezza deve indefettibilmente ed esplicitamente aderire a entrambi i principi, per evitare che si pretenda di attribuire ad atti di terrorismo e guerra, come lo sono il sequestro e la coercizione, presunti effetti legali validi. Impadronirsi di una persona non è, né può essere, né può avere gli stessi effetti che appropriarsi di un corpo politico.
5) Il potere effettivo di darsi le proprie leggi, eseguirle con mezzi propri e decidere autonomamente le controversie sulla loro applicazione non è un mero dibattito giuridico. La sovranità si decide costantemente sul terreno dei fatti, mediante la resistenza attiva agli atti che la ledono. Per individui e società, non c’è diritto più indiscutibile della legittima difesa.
È in virtù di questa logica che dal 1945, circa 80 paesi prima colonizzati si sono resi indipendenti dalle loro metropoli nonostante queste non abbiano smesso di sequestrare, incarcerare, eliminare o minacciare le dirigenze liberatrici. L’assassinio o il sequestro individuale di un mandatario non implicano quello di tutti. Le decisioni ottenute mediante violenza, coercizione o minaccia contro la persona del primo non vincolano la cittadinanza.
6) Di conseguenza, ogni dottrina di Sicurezza deve prevedere, oltre all’efficace e intensificata collaborazione della totalità del popolo con le forze armate sin dall’inizio stesso del conflitto, la mobilitazione popolare integrale in caso di sconfitta, danno grave, insufficienza o inoperatività dell’esercito convenzionale.
L’adozione e l’applicazione rigorosa di questa Dottrina di Sicurezza servirà d’ora in poi di protezione per gli stessi mandatari, poiché rende il loro sequestro o la loro eliminazione inutile ai propositi dell’aggressore. Spetta alla totalità dei cittadini rivendicare con tutti i mezzi a loro disposizione il potere inalienabile e intrasferibile della sovranità.
In ogni caso, sia accaduta o meno la circostanza del sequestro di alti funzionari, varrebbe la pena formulare le seguenti raccomandazioni strategiche in vista di una Dottrina adattata ai moderni scontri per il recupero della sovranità, o qualsiasi altro conflitto emergente:
1-Informazione particolareggiata sullo scenario del conflitto e sulle forze che vi intervengono, fornita da droni, radar, sensori e persino l’informazione satellitare facilitata da satelliti di comunicazione propri o di potenze alleate.
2-Applicazione dell’Intelligenza Artificiale, capace di rilevare minacce, selezionare obiettivi, articolare difese e prendere decisioni in lassi di tempo così brevi da poter decidere il conflitto.
3-Uso intensivo del drone, come arma dal costo relativamente moderato che non presenta rischio per chi la impiega, e tuttavia può abbattere missili, aerei, carri armati e navi di altissimo costo, a volte con equipaggio.
4-Enfasi sulla guerra cognitiva; mantenere un flusso di informazione costante che informi positivamente la propria parte in tempo reale sulla natura, lo sviluppo e le prospettive del conflitto, così come gli obiettivi, le risorse e i propositi dell’avversario, e trasmetta tempestivamente alla popolazione quegli aspetti del confronto che non debbano essere mantenuti segreti.
5-Strategie di rapida e automatica incorporazione della popolazione civile al conflitto, con addestramento reale, efficace e pratico nelle tattiche belliche e, se necessario, consegna effettiva di armamenti e munizioni per ampliare la difesa contro l’invasore e i suoi collaboratori.
6-Divisione delle forze in unità con potenziale autonomia di decisione e di operazione, per precautelare che l’eventuale perdita di operazione di un’unità di comando implichi la paralisi di tutte le subordinate, quelle dello stesso livello o quelle superiori.
7-Piano di difesa a scaglioni, al fine di mantenere la capacità offensiva lungo diverse fasi, anche nonostante l’eventuale perdita dell’uso degli armamenti più complessi, per applicare successivamente o simultaneamente la guerra di guerriglia, la resistenza civile e popolare, con le sue varianti di scioperi, sabotaggi, attentati, fornitura di informazione o disinformazione e rifiuto di collaborare con il nemico.
La pratica brutale dell’impero insegna che si può contare solo su ciò che si difende.
Doctrina estratégica sobre secuestros
Por: Luis Britto García
En inteligente artículo publicado en Rusia Today, el 7 de enero de 2026, Ociel Alí López interpreta que “el cambio de paradigma es evidente: el Pentágono ha sustituido la ocupación territorial de largo aliento por intervenciones quirúrgicas de alta tecnología. Tras dos décadas de desgaste financiero y pérdida de legitimidad en guerras interminables, Washington apuesta ahora por la ‘extracción’ directa de líderes, por acciones concretas rápidas y efectivas que tuercen la gobernanza, según sus propios dictámenes.”
Esta nítida exposición señala por sí misma el camino a seguir ante tal tipo de atentado terrorista. Estados Unidos opta por el secuestro porque no puede permitirse el prolongado “desgaste financiero y pérdida de legitimidad en guerras interminables”, por lo cual formula implícitamente la doctrina según la cual secuestrar o aniquilar al jefe del Estado equivale a aniquilar, confiscar o secuestrar la soberanía.
Si tal doctrina se generaliza, ello significaría el fin del “orden internacional basado en reglas”. O para decirlo en términos más sencillos, del orden internacional. Las relaciones entre entes políticos se reducirían a una sucesión de golpes de mano, emboscadas y escaramuzas para asesinar, secuestrar o inhabilitar físicamente jefes de Estado. La Historia recopila una lista de mandatarios prisioneros, casi siempre después de la derrota deus ejércitos: Francisco I de Francia, Napoleón. Pero lo que la nueva doctrina estadounidense propone es atribuirle a la inhabilitación personal e individual de un estadista efectos de pérdida total de la soberanía de todo un cuerpo político.
Es imprescindible, por tanto, formular una nueva Doctrina de Seguridad Estratégica, con los lineamientos siguientes:
1) El secuestro por fuerzas militares de un Estado contra un Jefe del Ejecutivo de otro país, o de cualquier persona relevante por el cargo público que ocupa, es un acto de terrorismo. No hay un concepto universalmente válido de lo que este concepto significa, pero la Sala de Apelaciones del Tribunal Especial Híbrido de la ONU para el Líbano definió como Terrorismo: “i) la perpetración de un acto delictivo (como asesinato, secuestro, toma de rehenes, incendio provocado, etc.), o la amenaza de cometer tal acto; ii) la intención de sembrar el miedo entre la población (lo que generalmente implicaría la creación de un peligro público) o coaccionar directa o indirectamente a una autoridad nacional o internacional para que tome alguna medida, o para que se abstenga de tomarla; iii) cuando el acto involucre un elemento transnacional”.
Toda Doctrina Estratégica de Seguridad debe acoger la mencionada tipificación. Pueden ser calificados como terroristas actos de tal índole perpetrados en tiempos de paz, pero los actos terroristas realizados por un Estado contra otro –entre ellos el secuestro- son en sí y por sí actos de guerra. De hecho, el atentado de las Torres Gemelas fue considerado por el gobierno de Estados Unidos como una Declaratoria de Guerra y contestado en tales términos. El entonces Ministro de la Defensa Vladimir Padrino López calificó como acto de guerra la agresión del 3 de enero.
2) Se supone que Estados en Guerra deben poner fin a sus hostilidades mediante un Tratado de Paz. En ausencia de éste, no son aceptables ni válidos acuerdos secretos o implícitos, cuyo contenido y alcances dependan de la voluntad del agresor. Menos aceptable todavía es la pretensión de que la simple amenaza y la coacción creeen una nueva situación jurídica indefinida, en la cual los agredidos deben fingir independencia mientras se ven obligados a adivinar las intenciones y propósitos del agresor ante la posibilidad de sanciones tampco definidas ni delimitadas legalmente. Toda nueva situación ha de ser pública, explícita y claramente delimitada, sin lo cual carece enteramente de efectos.
3) Propósito medular de cualquier Doctrina de Seguridad Estratégica sobre Secuestros de Jefes de Estado es invalidar de una vez los posibles efectos de la coacción generada por el rapto. Se ha de reconocer que la soberanía no es un instrumento del mandatario, sino que éste es un instrumento de la soberanía. El secuestro, muerte o inhabilitación del mandatario no puede ni debe en ninguna forma significar la del cuerpo político; este último debe habilitar mecanismos de sustitución idónea del funcionario que en ninguna forma impliquen la pérdida o destrucción de la soberanía. La defunción de Lenin no disolvió la Unión Soviética, la de Mao no desintegró China comunista, la de Fidel no desmanteló Cuba, ni la de Alí Jamenei rindió a Irán. Los mandatarios son instrumentos de la perduración del cuerpo político, y no al revés.
4) A fin de evitar que la fuerza bruta ilegítima pretenda convertirse en derecho, son aplicables los artículos 51 y 52 de la Convención de Viena sobre el derecho de los Tratados Internacionales, en vigencia desde el 27 de enero de 1980: que incluyen como causas de nulidad de dichos acuerdos:
- Coacción’sobre el representante de un Estado. La manifestación del consentimiento de un Estado en obligarse por un tratado que haya sido obtenida por coacción sobre su representante mediante actos o amenazas dirigidos contra él carecerá de todo efecto juridico.
- Coaccion sobre un Estado por la amenaza o el uso de la fuerza. Es nulo todo tratado cuya celebración se haya obtenido por la amenaza o el uso de la fuerza en violación de los principios de derecho internacional incorporados en la Carta de las Naciones Unidas.
Toda Doctrina de Seguridad debe indefectible y explícitammente adherir a ambos principios, para evitar que se pretenda atribuir a actos de terrorismo y guerra, como lo son el secuestro y la coacción, supuestos efectos legales válidos. Apoderarse de una persona no es, ni puede ser, ni puede tener los mismos efectos que apropiarse de un cuerpo político.
5) El poder efectivo de darse las propias leyes, ejecutarlas con medios propios y decidir autónomamente las controversias sobre su aplicación no es un mero debate jurídico. La soberanía se decide constantemente en el terreno de los hechos, mediante la resistencia activa a los actos que la lesionen. Para individuos y sociedades, no hay derecho más incuestionable que la legítima defensa.
Es en virtud de esta lógica que desde 1945, unos ochenta países antes colonizados se han independizado de sus metrópolis a pesar de que éstas no han dejado de secuestrar, encarcelar, eliminar o amenazar a las dirigencias libertadoras. El asesinato o el secuestro individual de un mandatario no implican el de todos. Las decisiones obtenidas mediante violencia, coacción o amenaza contra la persona del primero no vinculan a la ciudadanía.
6) Por consiguiente, toda doctrina de Seguridad debe prever, aparte de la eficaz e intensificada colaboración de la totalidad del pueblo con las fuerzas armadas desde el inicio mismo del conflicto, la movilización popular integral en caso de derrota, daño grave, insuficiencia o inoperatividad del ejército convencional.
La adopción y aplicación estricta de esta Doctrina de Seguridad servirá en adelante de protección para los mismos mandatarios, ya que convierte su secuestro o eliminación en inútil para los propósitos del agresor. Toca a la totalidad de los ciudadanos reivindicar por todos los medios a su alcance el poder inalienable e intransferible de la soberanía.
En todo caso, haya o no ocurrido la circunstancia del secuestro de altos funcionarios, cabría formular las siguientes recomendaciones estratégicas con vistas a una Doctrina adaptada a las modernas confrontaciones para la recuperación de la soberanía, o cualquier otro conflicto emergente:
- Información pormenorizada sobre el escenario del conflicto y las fuerzas que intervienen en él, aportada por drones, radares, sensores e incluso la información satelital facilitada por satélites de comunicaciones propios o de potencias aliadas.
- Aplicación de la Inteligencia Artificial, capaz de detectar amenazas, seleccionar objetivos, articular defensas y tomar decisiones en lapsos tan breves que puedan decidir el conflicto.
- Uso intensivo del dron, como arma de costo relativamente moderado que no presenta riesgo para quien la emplea, y sin embargo puede abatir misiles, aviones, tanques y naves de altísimo costo, a veces tripulados.
- Énfasis en la guerra cognitiva; mantener un flujo de información constante que informe positivamente al bando propio en tiempo real sobre la naturaleza, desarrollo y perspectivas del conflicto, así como los objetivos, recursos y propósitos del adversario, y transmita oportunamente a la población aquellos aspectos de la confrontación que no deban ser mantenidos en secreto.
- Estrategías de rápida y automática incorporación de la población civil al conflicto, con entrenamiento real, eficaz y práctico en las tácticas bélicas y, de ser necesario, entrega efectiva de armamentos y municiones para ampliar la defensa contra el invasor y sus colaboradores.
- División de las fuerzas en unidades con potencial autonomía de decisión y de operación, para precaver que la eventual pérdida de operación de una unidad de comando implique la parálisis de todas las subordinadas, las del mismo nivel o las superiores.
- Plan de defensa escalonada, a fin de mantener la capacidad ofensiva a lo largo de diversas etapas, incluso a pesar de la eventual pérdida del uso de los armamentos más complejos, para aplicar sucesiva o simultáneamente la guerra de guerrillas, la resistencia civil y popular, con sus variantes de huelgas, sabotajes, atentados, suministro de información o desinformación y negativa a colaborar con el enemigo.
La práctica brutal del imperio enseña que sólo se puede contar con aquello que se defiende.

