Palantir: l’America Latina nel mirino

Da quando Trump è tornato al potere, Palantir ha visto crescere i suoi ricavi del 97%. L’azienda ha pubblicato il suo manifesto tecnofascista e il suo CEO, Peter Thiel, è sbarcato in Argentina in quella che sembra una lunga permanenza. Cosa rappresenta per le nostre democrazie?

Betiana Vargas

Il 28 febbraio 2026, mentre aerei e droni USA lanciavano missili sull’Iran, un algoritmo decideva gli obiettivi. Il sistema Maven Smart System è stato lo strumento principale impiegato contro l’Iran. Fin dal primo giorno dell’“Operazione Furia Epica”, un’offensiva militare congiunta di USA e Israele, questo “strumento” ha contribuito a generare circa 1000 obiettivi prioritari nelle prime 24 ore. Uno di questi era la scuola elementare Shajareh Tayyebeh a Minab. Morirono 175 bambine tra i 7 e i 12 anni. Il Pentagono non ha risposto se sia stato Maven a identificare l’istituto come obiettivo. Nemmeno Palantir.

Un mega investimento

I numeri parlano da soli: nel primo trimestre del 2026, Palantir Technologies ha annunciato un fatturato di 1,63 miliardi di $, il 97% in più rispetto all’ultimo trimestre del 2024, il periodo precedente al ritorno di Donald Trump al potere. L’impresa prevede ora di superare i 7,5 miliardi di entrate annuali, il che rappresenterebbe una crescita superiore al 71% rispetto all’anno fiscale 2025.

Fuente: Le Grand Continent

Questa crescita avviene in un momento in cui i conflitti promossi da USA e Israele sono aumentati in molte parti del mondo e del nostro continente. L’uso di Maven da parte dell’esercito e dei servizi di intelligence si è quadruplicato in un anno, secondo il direttore tecnico dell’azienda, Shyam Sankar.

È difficile negarlo: le operazioni militari lanciate da Trump, con l’Iran come scenario principale, hanno reso Palantir un fornitore essenziale del Pentagono.

Dall’Università di Bradford segnalano che il bombardamento di Gaza equivale a “sei Hiroshima”, circa 70 mila tonnellate di esplosivi (70 kilotoni), mentre a Hiroshima ne bastarono circa 12.

La portata e l’intensità del genocidio a Gaza sembrano ora estendersi ad altri territori. Secondo il Centro per gli Studi Strategici e Internazionali (CSIS), le prime 100 ore dell’Operazione Furia Epica sarebbero costate 3,7 miliardi di 4, circa 891 milioni al giorno, e gran parte della spesa non era prevista.

Non è un caso che il piano di spesa militare per il 2027, presentato dal Segretario alla Difesa USA Pete Hegseth, sia una delle proposte di espansione militare più ambiziose dalla fine della Guerra Fredda.

Maven non è l’unico software di Palantir. Gotham è focalizzato su difesa, intelligence e sicurezza. Foundry è utilizzato per la gestione e l’analisi dei dati, mentre Gaia per l’analisi geospaziale e le operazioni sul campo di battaglia. Apollo AIP (Artificial Intelligence Platform) funge da infrastruttura per distribuire modelli di IA in ambienti governativi e aziendali. Insieme costituiscono il pacchetto che Palantir offre a Stati e imprese a livello globale: un’infrastruttura progettata per la guerra.

Il Manifesto Palantir

Il 18 aprile 2026, Palantir ha pubblicato su X un manifesto in 22 punti che sintetizza le idee del libro ‘La Repubblica Tecnologica’ di Alex Karp, CEO dell’azienda, pubblicato nel 2025. In meno di una settimana il post ha raggiunto 32 milioni di visualizzazioni.

Gli accademici lo hanno definito “tecnofascismo”. Cass Mudde lo ha qualificato come “tecnofascismo puro”, così come l’economista ed ex ministro greco Yanis Varoufakis, che ha commentato: “Se il male potesse twittare, farebbe questo” e fece un’interpretazione punto per punto.

Céline Castets-Renard, professoressa dell’Università di Ottawa, lo ha definito “una visione distopica e tecnofascista del mondo”. Il filosofo della tecnologia Mark Coeckelbergh è giunto alla stessa conclusione, aggiungendo che “quando un’azienda di questo tipo inizia a parlare in termini ideologici sulla direzione della società, sorgono interrogativi”.

Tre punti del manifesto permettono di intravedere la sua architettura ideologica. Il punto 4 sostiene che il potere di questo secolo sarà costruito sul software, senza alcun eufemismo, rendendo evidente la fallacia l’idea che la tecnologia sia neutrale.

Al contrario, la tecnologia è anche ideologia, quindi potere e dominio. Il punto 5 afferma che la questione non è se verranno create armi basate sull’IA, ma chi le produrrà, chiudendo ogni dibattito sulla militarizzazione dell’intelligenza artificiale, una delle discussioni geopolitiche ed etiche più cruciali del nostro secolo di fronte alla corsa accelerata tra USA e Cina.

Il punto 21 è quello che più rivela il carattere totalitario su cui si fonda questa dottrina. Sostiene che, mentre “alcune culture hanno prodotto progressi vitali, altre continuano a essere disfunzionali e regressive”, fornendo così una giustificazione filosofica al suprematismo civilizzatore che trasforma intere nazioni e civiltà in obiettivi legittimi.

Palantir incarna la progressiva privatizzazione di capacità strategiche che storicamente erano monopolio degli Stati nazionali. La sorveglianza, l’intelligence militare e la gestione algoritmica della guerra si stanno spostando verso grandi corporazioni tecnologiche, in grado di condizionare decisioni “sovrane”. La dipendenza tecnologica si traduce così in dipendenza politica. Gli Stati mantengono formalmente il monopolio della forza, ma dipendono sempre più da infrastrutture private per esercitarlo.

Il recente incontro tra Donald Trump e Xi Jinping conferma che l’intelligenza artificiale è diventata il principale terreno di scontro geopolitico del XXI secolo, ma il dibattito va ben oltre un possibile accordo sulla governance globale dell’IA. Allo stesso tempo, la presenza di Elon Musk (Tesla), Tim Cook (Apple) e Jensen Huang (NVIDIA) dimostra fino a che punto le grandi imprese tecnologiche siano passate dall’orbita degli Stati a un ruolo diretto nella definizione di strategie globali su catene di approvvigionamento, capacità computazionale e controllo dei dati.

La sovranità tecnologica torna così al centro dell’ordine mondiale, ma per gli USA né il mondo né la Cina sono più gli stessi. A quasi un decennio dall’ultima visita di Trump, la Cina si è affermata come una potenza molto più solida, sia sul piano economico sia su quello strategico, capace di aggirare manovre tariffarie e interruzioni delle forniture in uno scenario internazionale sempre più teso.

La competizione commerciale si è ormai estesa alla tecnologia, all’energia e alla capacità industriale, muovendo vere e proprie placche tettoniche che fino a poco tempo fa sembravano immutabili.

I tentacoli verso il Sud America: l’arrivo di Thiel in Argentina

Sebbene gli USA rappresentino la quota principale dei contratti pubblici di Palantir, anche paesi come Regno Unito, Israele, Francia e Germania fanno ricorso ai suoi servizi.

Evgeny Morozov ha definito Thiel e i suoi collaboratori “oligarchi intellettuali legislatori”, i quali, celebrando lo “Stato in rete” e le città galleggianti in alto mare (seasteading), hanno elaborato una vera e propria dottrina di fuga per l’élite digitali. Oggi non hanno nemmeno più bisogno di rifugiarsi in isole o bunker di lusso: possono appropriarsi di interi territori e dinamitare le sue democrazie.

Questa piccola frazione della classe capitalista transnazionale, capace di controllare il fattore tecnologico, opera secondo ciò che Agustín Cueva definiva “oligarchie dipendenti”, attraverso la subordinazione dell’élite locali ai centri del potere capitalista globale per imporre il proprio modello di accumulazione.

Il 23 aprile 2026 Javier Milei ha ricevuto Peter Thiel alla Casa Rosada, mentre il 12 maggio, al Palazzo dell’Economia, lo ha incontrato anche il ministro Luis “Toto” Caputo. Finora non sono emerse informazioni ufficiali sui contenuti di questi incontri.

Thiel si è inoltre incontrato con il consigliere presidenziale Santiago Caputo e ha acquistato una proprietà nel quartiere Barrio Parque per circa 12 milioni di $ in tempi record. Di pubblico, oltre alla sua presenza a una partita di calcio, è trapelato ben poco.

I tentacoli nella regione non iniziano in Argentina. In Ecuador il governo Noboa ha firmato nel 2025 accordi con Palantir per il controllo doganale; in Brasile la società opera tramite imprese private; in Cile sono stati segnalati incontri con esponenti politici e accordi con compagnie minerarie; nei Caraibi, invece, nel contesto del dispiegamento del Comando Sud.

Gli interessi in Argentina sono molteplici e strategici: vanno dal settore scientifico, con progetti come ARSAT, al nucleare, con oltre settant’anni di sviluppo, fino ai beni comuni come minerali strategici — litio e uranio — e alle riserve di idrocarburi non convenzionali di Vaca Muerta. A questi si aggiungono l’acqua, già privatizzata dal governo Milei, gli accordi di dodici province con l’azienda israeliana Mekorot e la recente riforma della legge sui ghiacciai approvata dal Congresso.

Parallelamente all’arrivo di Thiel a Buenos Aires e alla pubblicazione del Manifesto Palantir, Milei ha firmato gli “Accordi di Isaac” insieme a Netanyahu. Questi prevedono cooperazione in materia di sicurezza e lotta “al terrorismo”, sviluppo tecnologico e dell’intelligenza artificiale, oltre a voli diretti tra Buenos Aires e Tel Aviv a partire da novembre 2026. L’Argentina si configura così come teatro di uno dei progetti più pericolosi degli ultimi tempi: quello che ha reso possibile assistere a un genocidio in diretta.

Memoria, resistenze e utopie

Quando Sankar ha dichiarato a Bloomberg che la guerra contro l’Iran sarà ricordata come il primo grande conflitto in cui l’intelligenza artificiale ha avuto un ruolo centrale, non stava parlando soltanto di un’innovazione militare.

Le sue parole, insieme al Manifesto Palantir, descrivono una nuova fase del capitalismo, in cui la tecnologia non è più un semplice strumento ma diventa un sistema, e la guerra si configura come meccanismo di espansione. Senza una discontinuità critica, la dipendenza tecnologica rischia di trasformarsi in nuove forme di subordinazione politica.

Ma l’America Latina non è soltanto un mercato di dati né una riserva di risorse strategiche. È, prima di tutto, un territorio di vita, di resistenza e di memoria storica delle lotte. Pensarsi a partire dalle “piccole patrie”, come ha denunciato il pensiero latinoamericano, conduce soltanto a una frammentazione funzionale al potere totalitario: pezzi facilmente identificabili sulla scacchiera di Maven. È necessario costruirci un’altra scacchiera.


Palantir: latinoamérica en la mira

Desde que Trump llegó al poder, Palantir ha visto crecer sus ingresos un 97%. La empresa lanzó su manifiesto tecnofascista y su CEO Peter Thiel desembarcó en Argentina en lo que parece una larga estancia. ¿Qué representa para nuestras democracias?

Betiana Vargas

El 28 de febrero de 2026, mientras aviones y drones norteamericanos lanzaron misiles sobre Irán, un algoritmo decidía los blancos. Maven Smart System ha sido el sistema fundamental empleado contra Irán. Desde el primer día de la “Operación Furia Épica”, una ofensiva militar conjunta de Estados Unidos e Israel, la “herramienta” ayudó a generar alrededor de 1000 objetivos prioritarios en las primeras 24 horas. Uno de esos blancos fue la escuela primaria Shajareh Tayyebeh en Minab. Murieron 175 niñas de entre siete y doce años. El Pentágono no respondió si fue Maven quien identificó a la institución como objetivo. Palantir tampoco.

Una megainversión

Los números hablan por sí solos: en el primer trimestre de 2026, Palantir Technologies anunció una facturación de 1.630 millones de dólares, un 97% más que en el último trimestre de 2024, el período previo al regreso de Donald Trump al poder. La empresa prevé ahora superar los 7.500 millones de ingresos anuales, lo que supondría un crecimiento superior al 71 % respecto al ejercicio fiscal 2025. 

Fuente: Le Grand Continent 

Este crecimiento se da en un momento donde los conflictos bélicos promovidos por Estados Unidos e Israel han crecido en buena parte del mundo y de nuestro continente. El uso de Maven por parte del ejército y del servicio de inteligencia se cuadruplicó en un año, según el director técnico de la empresa, Shyam Sankar.

No hay mucha vuelta que darle, las operaciones militares lanzadas por Trump, y que tienen a Irán como escenario principal, convirtieron a Palantir en proveedor esencial del Pentágono.

Desde la Universidad de Bradford señalan que el bombardeo de Gaza equivale a “seis Hiroshimas”, esto es, unas 70 mil toneladas de explosivos que representan alrededor de 70 kilotones, mientras que en Hiroshima bastaron 12 kilotones aproximadamente.

El alcance e intensidad del Genocidio en Gaza ahora pretende extenderse a otros territorios. Según el Centro de Estudios Estratégicos e Internacionales (CSIS), se estima que las primeras 100 horas de la Operación Furia Épica costaron 3.700 millones de dólares, unos 891 millones de dólares al día, y la mayor parte del gasto no estaba presupuestado.

No es casual que el plan presupuestal de gasto militar para 2027 presentado por el Secretario de Guerra de Estados Unidos, Pete Hegseth sea una de las propuestas de expansión militar más ambiciosas desde el final de la Guerra Fría.

Maven no es el único software de Palantir. Gotham está enfocado en la defensa, inteligencia y seguridad. Foundry, se emplea para la gestión y análisis de los datos, mientras Gaia para el análisis geoespacial y operaciones en el campo de batalla. Apollo AIP – Artifical Intelligence Platform es otro sistema y se utiliza como infraestructura para desplegar modelos de IA en entornos gubernamentales y corporativos. Juntos conforman la batería que Palantir ofrece a Estados y empresas a nivel mundial, una infraestructura creada para el campo de guerra.

El Manifiesto Palantir

El 18 de abril de 2026, Palantir publicó en X un manifiesto de 22 puntos que sintetiza los planteos del libro “La República Tecnológica” de Alex Karp, el CEO de la empresa, publicado en 2025. En menos de una semana la publicación alcanzó los 32 millones de visualizaciones.

Los académicos lo llamaron “tecnofascismo”. Cass Mudde, uno de los estudiosos de la extrema derecha, lo calificó de “tecnofascismo puro” al igual que el economista y ex ministro de Grecia, Yanis Varufakis que escribió “¡Si el mal pudiera tuitear, esto es lo que haría!” e hizo una interpretación punto por punto.

Celine Castets-Renard, catedrática de la Universidad de Ottawa, lo definió como “una visión distópica y tecnofasacista del mundo”. El filósofo de la tecnología belga, Mark Coeckelbergh llegó al mismo diagnóstico y agregó que “cuando una empresa de este tipo empieza a hablar en términos ideológicos generales sobre la dirección que debería tomar la sociedad, surgen interrogantes”.

Tres grandes puntos del manifiesto permiten vislumbrar la arquitectura ideológica del proyecto. El punto 4 plantea que el poder de este siglo se construirá sobre el software, desprendiéndose de todo eufemismo y dejando en evidencia la falacia de que la tecnología es neutra.

Muy por el contrario, la tecnología también es ideología y, por lo tanto, poder y dominación. El punto 5 afirma que la pregunta no es si se fabricaran armas de IA, sino quién las fabricará, clausurando todo debate sobre la militarización de la IA, una de las discusiones geopolíticas y éticas más críticas de nuestro siglo frente a la carrera acelerada entre Estados Unidos y China.

El punto 21 es el más revelador del totalitarismo que sostiene esta doctrina. Plantea que mientras “algunas culturas han producido avances vitales; otras siguen siendo disfuncionales y regresivas”, proporcionando así la justificación filosófica del supremacismo civilizatorio que convierte a naciones y civilizaciones enteras en objetivos legítimos.

Palantir expresa la privatización progresiva de capacidades estratégicas que históricamente fueron monopolio de los Estados Nación. La vigilancia, la inteligencia militar y la gestión algorítmica de la guerra comienza a desplazarse hacia corporaciones tecnológicas capaces de condicionar decisiones “soberanas”. La dependencia tecnológica decanta así en una dependencia política. Los Estados conservan formalmente el monopolio de la fuerza, pero cada vez dependen más de infraestructuras privadas para ejercerlo.

La reciente reunión entre Donald Trump y Xi Jinping confirma que la IA se ha convertido en el principal campo de disputa geopolítica del siglo XXI, pero la discusión va más allá de un acuerdo de gobernanza global de la IA. Asimismo, la presencia de Elon Musk (Tesla), Tim Cook (Apple) y Jensen Huang (NVIDIA) muestra hasta qué punto las grandes empresas tecnológicas han pasado de orbitar alrededor de los Estados a participar directamente en la definición de estrategias globales sobre cadenas de suministro, capacidad computacional y control de datos.

La soberanía tecnológica vuelve al corazón del orden mundial, pero para Estados Unidos ni el mundo ni China son los mismos. Casi una década después de la última visita de Trump, China se ha convertido en una potencia mucho más fortalecida económica y estratégicamente, con capacidades para sortear cualquier tipo de maniobras arancelarias y de corte de suministros en un escenario internacional cada vez más caliente.

La competencia comercial se ha extendido hacia tecnología, energía y capacidad industrial, moviendo así placas tectónicas que tiempo atrás parecían inamovibles.

Los tentáculos hacia Sudamérica: el desembarco de Thiel en Argentina

Aunque Estados Unidos representa la mayor parte de los contratos públicos con Palantir, otros países como el Reino Unido, Israel, Francia y Alemania, también recurren a los servicios de la empresa.

Evgeny Morozov ha catalogado a Thiel y compañía como “Oligarcas intelectuales legisladores” quienes, al celebrar el “Estado en red” y las ciudades flotantes en alta mar (seasteding), han concebido una doctrina de escape para los aristócratas digitales. Hoy ya ni les hace falta recluirse en sus islas y bunkers de lujo si pueden apropiarse de territorios enteros y dinamitar sus democracias.

Esta pequeña fracción de la clase capitalista transnacional capaz de controlar el factor tecnológico opera bajo lo que Agustín Cueva supo llamar “Oligarquías Dependientes” a través de la sumisión de las élites locales a los centros de poder capitalista mundial para la instalación de su modelo de acumulación.

El 23 de abril de 2026, Javier Milei recibió a Peter Thiel en la Casa Rosada mientras que el 12 de mayo en el Palacio de Hacienda, hizo lo mismo el ministro de Economía, Luis “Toto” Caputto. Hasta el momento, no hay información oficial sobre los contenidos de las reuniones.

Thiel también se reunió con el asesor presidencial Santiago Caputto y adquirió una propiedad en Barrio Parque por aproximadamente 12 millones de dólares en tiempo récord. Lo único que ha trascendido públicamente desde su desembarco, además de su asistencia a un partido de fútbol.

Los tentáculos en la región no empiezan en Argentina. En Ecuador, el gobierno de Noboa firmó en 2025 acuerdos con Palantir para el control aduanero. En Brasil opera a través de empresas privadas. En Chile se reportan reuniones con figuras políticas y pactos con mineras, y en la zona del Caribe, con el contexto de despliegue del Comando Sur.

Los intereses en Argentina son múltiples y estratégicos y van desde el sector científico, con proyectos como ARSAT; el sector nuclear argentino, con más de 70 años de historia y desarrollo; bienes comunes como minerales estratégicos como el litio, el uranio y la reserva de hidrocarburos no convencionales de Vaca Muerta; también el agua, ya privatizada por Milei, más los acuerdos de 12 provincias con la empresa israelí Mekorot y una reforma de la Ley de Glaciares aprobada en el Congreso el pasado mes de abril.

Paralelamente a la llegada de Thiel a Buenos Aires y la publicación del Manifiesto Palantir, Milei firmó los “Acuerdos de Isaac” junto a Netanyahu. Los mismos plantean cooperación en seguridad y lucha “contra el terrorismo”; tecnología e inteligencia artificial y vuelos directos entre Buenos Aires y Tel Aviv para noviembre de 2026. Argentina está operando como teatro del proyecto más peligroso de los últimos tiempos: el que nos transmitió un Genocidio en vivo.

De memoria, resistencias y utopías

Cuando Sankar declaró en Bloomberg que la guerra contra Irán sería recordada como el primer gran conflicto en el que la inteligencia artificial jugó un papel central, estaba anunciando algo más que una innovación bélica.

Tanto sus declaraciones como el Manifiesto Palantir describen la nueva fase del capitalismo donde la tecnología pasa de mero instrumento a sistema y donde la guerra funciona como mecanismo de expansión. Sin disrupción crítica, la dependencia tecnológica termina configurando nuevas formas de subordinación política.

Pero América Latina no es solo mercado de datos ni una reserva de minerales críticos. Es ante todo, territorio de vida, de resistencias, de memoria histórica de luchas. Pensarnos desde las Patrias Chicas, como bien supo denunciar el pensamiento latinoamericano, no nos lleva más que a una fragmentación funcional al poder totalitario. Piezas claramente identificables para el tablero de Maven. Necesitamos constituirnos en otro tablero.

Share Button

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.