Il manifesto tecnofascista di Palantir e la minaccia alla democrazia oggi

L’ascesa dell’ultradestra in corso oggi permette a milioni di applaudire l’instaurazione di un mondo sotto il controllo di miliardari appartenenti alle “razze superiori” e con le “idee corrette”: uomini bianchi, ricchi e reazionari.

Elvin Calcaño*

L’ultradestra non è realmente la principale minaccia alla democrazia. Nemmeno le sue figure principali. La maggior parte degli esponenti delle ultradestre sono personaggi volgari, con scarse capacità intellettuali e politiche. Si tratta, in fondo, di agitatori con potere temporaneo come l’attuale presidente USA e lo squilibrato Milei.

Il reale pericolo per la democrazia sono i tecnoligarchi. Perché questi hanno un progetto chiaro e non dipendono dalle elezioni per stare al centro del potere. A loro volta, con le immense fortune che hanno accumulato, possono penetrare profondamente nelle istituzioni. Ed è esattamente ciò che sta accadendo attualmente.

I tecnoligarchi fanno parte del processo decisionale nei centri di potere globali senza essere mai stati eletti da nessuno. Con un progetto che i “nazisti” proprietari di Palantir hanno già reso esplicito: metà dell’umanità, a causa delle sue “culture deficienti” che non contribuirebbero alla civiltà, è superflua. E, per questo stesso motivo, deve essere sottomessa o, in alternativa, eliminata.

Come la gente di Gaza, dell’Iran, i migranti poveri negli USA e in Europa e, in generale, le popolazioni non bianche né ricche del Sud globale (si noti che nel genocidio a Gaza e nei bombardamenti sul territorio iraniano è stato utilizzato il software di Palantir).

D’altra parte, sostengono che la democrazia, con le sue procedure deliberative e il rafforzamento del cittadino medio attraverso il voto, sia un problema. Per questo puntano a normalizzare sia l’idea che esista un’umanità sacrificabile, sia quella che la democrazia debba essere annullata.

Ciò che le ultradestre offrono a questi tecnoligarchi è la possibilità di implementare, con il sostegno popolare, il nucleo del loro progetto: la disumanizzazione dell’altro “inferiore” e la distruzione del senso comune democratico.

L’ascesa dell’ultradestra oggi in corso permette a milioni di applaudire l’instaurazione di un mondo sotto il controllo di miliardari appartenenti alle “razze superiori” e con le “idee corrette”: uomini bianchi, ricchi e reazionari. Allo stesso tempo, consente ai capi dell’ultradestra che eseguono le misure concrete che rendono possibile questo processo di essere considerati “uomini perbene” che dicono le “cose come stanno”.

Va sottolineato, detto questo, che l’antipolitica gioca qui un ruolo chiave per quanto riguarda il modo in cui svuota di contenuto il dibattito pubblico (trasformando il confronto sul bene comune in una sorta di deposito di lamentele, sempre più aspre, contro i politici). E, da parte sua, il neoliberismo completa il lavoro trasformando la politica in una mera cinghia di trasmissione dell’economia.

Si combina così la depoliticizzazione tipicamente della classe media (che considera tutti i politici uguali e la sinistra come un male in sé) con la neoliberizzazione dell’economia e la conseguente precarizzazione del lavoro e il dominio del capitale.

Ci troviamo quindi di fronte a ciò che Jorge Alemán ha definito una “doppia cattura”. Vale a dire, il neoliberismo ha costruito un mondo in cui l’individuo è catturato sia soggettivamente sia strutturalmente.

Nel primo caso, a causa del primato dell’ideologia individualista. Questo fa apparire l’ambito economico come l’unico realmente esistente e il luogo in cui la libertà si realizza, poiché sarebbe privo di politica. Così, tutto ciò che riguarda l’azione collettiva e lo Stato/la politica è artificiale e negativo a priori. Cioè, l’opposto della libertà.

Nel secondo caso, è conseguenza dell’avanzata del capitale e delle minoranze proprietarie a discapito del lavoro e delle maggioranze che vivono di stipendio. Ciò ha configurato un mondo del lavoro profondamente coercitivo, in cui il lavoratore deve negoziare condizioni e guadagnarsi da vivere in totale svantaggio rispetto ai datori di lavoro.

Questi ultimi possono essere sia la classica grande impresa nazionale di proprietà di una famiglia oligarchica, sia le piattaforme digitali i cui proprietari sono i suddetti tecnoligarchi. Tutto ciò in un contesto sociale orientato alla precarizzazione sia esistenziale sia materiale. In cui l’ipercompetizione e lo smantellamento delle garanzie sociali lasciano l’individuo nudo di fronte al rigore del capitale tecno-finanziario.

Così, il possesso più importante per questi tecnoligarchi sono i dati e gli algoritmi. Perché attraverso questi possono controllare il dibattito pubblico, determinando di cosa parliamo e cosa ci interessa. Allo stesso tempo, modellano i comportamenti attraverso ciò che Shoshana Zuboff descrive come “economia dell’azione”, a cui conduce l’imperativo estrattivo delle grandi aziende tecnologiche.

Un gruppo di non più di 10-20 miliardari del Nord globale (per la maggior parte statunitensi) controlla quasi tutto ciò che struttura il dibattito pubblico nel mondo. Tra questi si trovano i proprietari di Palantir – Peter Thiel e Alex Karp –, l’afrikaner Elon Musk e i recentemente convertiti al reazionarismo come Mark Zuckerberg e Jeff Bezos.

Stiamo parlando di personaggi (soprattutto Thiel, Karp e Musk) che assumono apertamente il suprematismo bianco. I quali hanno trovato nella presidenza Trump (un governo in cui le idee nazi-fasciste che postulano la superiorità del mondo giudeo-cristiano trovano ampia accoglienza) un alleato ideale.

Sia per arricchirsi ulteriormente attraverso contratti opachi con l’apparato militare e di sicurezza USA, sia per accedere a dati di massa delle persone per alimentare i loro software e programmi di intelligenza artificiale.

Da qui il manifesto di Palantir proprio in questo momento in cui la popolarità di Trump è in picchiata e le esperienze di ultradestra nel mondo cadono in disgrazia: stanno lanciando un avvertimento che, se i fascisti non continueranno a governare a Washington e nei paesi vassalli, la razza bianca e il progresso dell’umanità potrebbero affrontare il rischio di collasso.

Questo significa che, per la prima volta nella storia umana, individui così pericolosi hanno un potere tanto enorme. Non ci sono mai state prima élite o oligarchie con un potere simile, che controllano quasi completamente il dibattito pubblico da tali deviazioni morali e intellettuali.

Con un progetto fascista che ormai non hanno più alcun pudore a rendere pubblico. La svolta a destra dell’élite ingegneristica della Silicon Valley, che controlla le grandi piattaforme su cui oggi la maggior parte dell’umanità si informa e interagisce con il mondo, è dunque la principale minaccia alla democrazia oggi.

Non Trump, Milei, Kast, Abascal e Ayuso. Questi sono, lo ribadisco, personaggi di quinta categoria. Strumenti completamente sostituibili, la cui pericolosità risiede nel fatto che, poiché esiste ancora un quadro di democrazia formale che richiede la legittimazione elettorale dei progetti politici, possono condurre le maggioranze verso un quadro ideologico favorevole al tecnofascismo.

*Politologo dominicano latinoamericanista. Master in Teoria Politica presso l’Università Complutense di Madrid. Formazione in Scienze Politiche a Porto Rico e in Messico. Ricercatore, docente universitario e consulente elettorale con esperienza di studio e lavoro in cinque paesi dell’America Latina. https://www.youtube.com/@ElvinCalcañoTV


El manifiesto tecnofascista de Palantir y la amenaza a la democracia hoy

Elvin Calcaño 

El auge ultraderechista hoy en curso permite que millones aplaudan la entronización de un mundo bajo control de billonarios pertenecientes a las “razas superiores” y con las “ideas correctas”: hombres blancos, ricos y reaccionarios

La ultraderecha no es realmente la principal amenaza a la democracia. Tampoco sus principales figuras. La mayoría de referentes ultraderechistas son personajes vulgares de escasas condiciones intelectuales y políticas. Se trata en el fondo de agitadores con poder temporal como el actual presidente estadounidense y el desquiciado Milei.

El peligro real para la democracia son los tecnoligarcas. Porque estos tienen un proyecto claro y no dependen de elecciones para estar en el centro. A su vez, con las desmesuradas fortunas que han acumulado pueden penetrar profundamente las instituciones. Que es exactamente lo que está ocurriendo actualmente.

Los tecnoligarcas son parte del proceso de toma de decisiones en los centros de poder globales sin nunca haber sido elegidos por nadie. Con un proyecto que los nazis dueños de Palantir hicieron ya explícito: la mitad de la humanidad, debido a sus “culturas deficientes” que no aportarían nada a la civilización, sobra. Y, por lo mismo, debe someterse o en su defecto eliminarse.

Como la gente de Gaza, Irán, los migrantes pobres en Estados Unidos y Europa y en general las poblaciones no blancas ni ricas del sur global (nótese que en el genocidio gazatí y en los bombardeos en suelo iraní se usó el software de Palantir).

Por otro lado, postulan que la democracia, con sus procedimientos deliberativos y empoderamiento del ciudadano medio a través del voto, es un problema. Por ello apuestan por normalizar tanto la idea de que hay humanidad prescindible como que la democracia se debe anular.

Lo que las ultraderechas ofrecen a estos tecnoligarcas es la posibilidad de implementar con apoyo popular el núcleo de su proyecto: deshumanización del otro “inferior” y destrucción del sentido común democrático.

El auge ultraderechista hoy en curso permite que millones aplaudan la entronización de un mundo bajo control de billonarios pertenecientes a las “razas superiores” y con las “ideas correctas”: hombres blancos, ricos y reaccionarios. A su vez, posibilita que los líderes de ultraderecha que ejecutan las medidas concretas que viabilizan este proceso se consideren “hombres de bien” que dicen las “cosas como son”.

 

Cabe destacar, dicho esto, que la antipolítica juega aquí un papel clave en lo que atañe a la manera en que vacía de contenido la discusión pública (haciendo del debate sobre lo común una suerte de repositorio de quejas, cada vez más ásperas, contra los políticos). Y, por su parte, el neoliberalismo completa el trabajo convirtiendo la política en mera cadena de transmisión de la economía.

Se conjuga así la despolitización típicamente clasemediera (que asume a todos los políticos como iguales y a la izquierda como un mal en sí) con la neolibelarización de la economía y su concomitante precarización del trabajo y dominio del capital.

Con lo cual, estamos frente a lo que Jorge Alemán definió como una “doble captura”. Es decir, el neoliberalismo ha construido un mundo en el que el individuo está capturado tanto subjetiva como estructuralmente. En el primer caso, producto de la primacía de la ideología individualista.

Lo que hace ver el ámbito económico como lo único realmente existente y el lugar donde se hace efectiva la libertad dado que carecería de política. Así, todo lo que remite a acción colectiva y estado/política es artificial y malo porque sí. Esto es, lo contrario a libertad.

Y en el segundo caso, es consecuencia del avance que ha tenido el capital y las minorías propietarias en desmedro del trabajo y de las mayorías que viven de un sueldo. Lo cual ha configurado un mundo del trabajo profundamente coactivo en los hechos donde el trabajador tiene que pactar condiciones laborales y ganarse la vida en total desventaja frente a sus empleadores.

Quienes pueden ser, estos últimos, desde la clásica gran empresa nacional propiedad de una familia oligárquica hasta las plataformas digitales cuyos dueños son los susodichos tecnoligarcas. Todo ello bajo un marco social tendente a la precarización tanto existencial como material. En el que la híper competencia y el desmonte de las garantías sociales dejan al individuo desnudo frente al rigor del capital tecno-financiero.

Así pues, la posesión más importante para estos tecnoligarcas son los datos y algoritmos. Porque mediante estos pueden controlar la discusión pública determinando de qué hablamos y qué nos interesa. Al mismo tiempo, moldean comportamientos a través de lo que Shoshana Zuboff describe como la “economía de acción” a la que conduce el imperativo extractivo de las grandes tecnológicas.

Un grupo de no más de 10 a 20 billonarios del norte global (en su mayoría estadounidenses) controlan casi todo lo que estructura la discusión pública en el mundo. Entre los que se encuentran los dueños de Palantir –Peter Thiel y Alex Karp–, el afrikáner Elon Musk y recién conversos al reaccionarismo como Mark Zuckerberg y Jeff Bezos.

Estamos hablando de personajes (especialmente Thiel, Karp y Musk) que asumen abiertamente el supremacismo blanco. Quienes han encontrado en la presidencia de Trump (gobierno donde las ideas nazi-fascistas que postulan la superioridad de lo judeo-cristiano tienen amplia recepción) un aliado inmejorable.

Tanto para hacerse más ricos mediante opacos contratos con el aparato militar y de seguridad estadounidense, como para acceder a datos masivos de la gente para alimentar sus softwares y programas de inteligencia artificial.

De ahí el manifiesto de Palantir justo en este momento en que la popularidad de Trump cae en picada y las experiencias de ultraderecha en el mundo se hunden en el descrédito: están lanzando una advertencia de que si los fascistas no siguen dirigiendo en Washington y países vasallos la raza blanca y el progreso de la humanidad se enfrentarían a la posibilidad de su colapso.

Esto quiere decir que, por primera vez en la historia humana, individuos tan peligrosos tienen un poder tan descomunal. Nunca antes hubo élites u oligarcas con semejante poder. Controlando casi por completo la discusión pública desde tales desvíos morales e intelectuales.

Con un proyecto fascista que ya no tienen ningún empacho en hacerlo público. La derechización de la élite ingenieril de Silicon Valley, que es la que controla las grandes plataformas donde hoy la mayoría de la humanidad se informa e interactúa con el mundo, es pues la principal amenaza a la democracia hoy.

No los Trump, Milei, Kast, Abascal y Ayuso. Estos son, reitero, personajes de quinta categoría. Instrumentos completamente reemplazables. Cuya peligrosidad radica en que como todavía existe el marco de democracia formal que exige validar electoralmente los proyectos políticos, pueden conducir las mayorías al marco ideológico favorable al tecnofascismo.

Politólogo dominicano latinoamericanista. Máster en Teoría Política por la Universidad Complutense de Madrid. Formación en Ciencias Políticas en Puerto Rico y México. Investigador, docente universitario y consultor electoral con experiencia de estudios y trabajo en cinco países de América Latina. https://www.youtube.com/@ElvinCalcañoTV

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