Ricardo Alarcón de Quesada, Presidente dell’Assemblea Nazionale del Potere Popolare (1993–2013)
Ricardo Alarcón smonta la versione ufficiale USA sull’abbattimento degli aerei di Hermanos al Rescate nel 1996. Violazioni dello spazio aereo, iniziative diplomatiche e la vera cospirazione da Miami.
Più di 7 mesi dopo che i Cinque furono arrestati e accusati, il governo USA presentò una nuova imputazione. Anche questa era per «cospirazione», ma questa volta per commettere omicidio di primo grado ed era diretta specificamente contro uno dei Cinque, Gerardo Hernández Nordelo.
La nuova accusa comparve dopo una campagna pubblica a Miami promossa attivamente da «giornalisti» stipendiati dal governo USA, che includeva resoconti su riunioni in luoghi pubblici a cui partecipavano noti capi dell’esilio cubano, procuratori USA e funzionari dell’FBI, nelle quali si discuteva apertamente dell’imputazione contro Gerardo. Questa divenne una chiara richiesta dei gruppi più violenti della città e fu al centro dell’attenzione dei media locali.
Il governo accolse tale richiesta e presentò un secondo atto di accusa sostitutivo, la cui differenza essenziale era l’aggiunta di questo «crimine» alla lista delle imputazioni contro Gerardo.
Si trattò di una concessione politica ai terroristi anticubani, che cercavano vendetta per l’abbattimento da parte dell’Aeronautica cubana, il 24 febbraio 1996, di due aerei (modello O2 utilizzato dall’Aeronautica USA prima in Vietnam e poi in El Salvador, come nel caso specifico di questi due), pilotati da membri di un violento gruppo anticubano. L’episodio era avvenuto due anni prima dell’arresto dei Cinque, quando quegli aerei si trovavano nello spazio aereo cubano.
In effetti, il momento scelto era molto sospetto. Secondo le informazioni fornite dal governo durante il processo, l’FBI aveva scoperto la reale natura della missione rivoluzionaria di Gerardo a Miami e controllava le sue comunicazioni con L’Avana almeno da un paio d’anni prima dell’abbattimento. Se quell’incidente fosse stato il risultato di una «cospirazione», alla quale Gerardo avrebbe partecipato in modo determinante, perché non fu arrestato nel 1996? Perché la questione non fu nemmeno menzionata nel settembre 1998, quando fu arrestato e incriminato per la prima volta?
Gli aerei appartenevano a un gruppo guidato da José Basulto, un veterano agente CIA coinvolto in numerose azioni paramilitari dal 1959, inclusa l’invasione della Baia dei Porci e vari tentativi di assassinio contro Fidel Castro. Nei 20 mesi precedenti all’incidente, questo gruppo aveva violato lo spazio aereo cubano in 25 occasioni, tutte denunciate dal governo cubano.
Dopo numerosi tentativi diplomatici, il governo USA cercò di apparire ricettivo. Avviò un’indagine su questi voli, chiedendo a Cuba di fornire dettagli sulle precedenti provocazioni, confermandone la ricezione e ringraziando per la collaborazione. Il 24 febbraio 1996 tali procedure amministrative non erano ancora concluse, ma successivamente al signor Basulto fu revocata la licenza di pilota da parte della Federal Aviation Administration (FAA) e non poté più volare (almeno legalmente).
I provocatori avevano annunciato apertamente che avrebbero continuato a effettuare voli illegali nello spazio aereo cubano e arrivarono perfino a proclamare che l’isola — allora colpita dalla sua peggiore crisi economica (peggiore, secondo un rapporto delle Nazioni Unite, della Grande Depressione) — non era in grado di rispondere alle loro incursioni. A gennaio, il signor Basulto portò con sé una troupe della NBC da Miami che filmò e trasmise il sorvolo del centro dell’Avana mentre lanciavano propaganda e altri materiali. Cuba rese pubblica la decisione di non tollerare ulteriori provocazioni e inviò le notifiche necessarie ai soggetti competenti, inclusi il governo USA, il Dipartimento di Stato e la FAA, che a loro volta avvertirono Basulto e il suo gruppo di astenersi da tali voli.
La presunta «cospirazione» era di per sé un’assurdità monumentale, incomprensibile per qualsiasi mente razionale. L’ipotesi sosteneva che il governo cubano avesse deciso di provocare una guerra totale con gli USA, una confrontazione militare che avrebbe inevitabilmente comportato conseguenze devastanti non solo per il governo cubano, ma per l’intera nazione e il suo popolo. In qualsiasi crimine, la motivazione è un fattore chiave, un elemento decisivo. Quale sarebbe stata la motivazione di Cuba per provocare un simile evento proprio nel 1996, il momento più rischioso per la sopravvivenza del Paese, senza alleati né amici in un mondo e in un emisfero sotto il controllo totale USA?
Cuba fece esattamente il contrario. Denunciò ripetutamente ogni provocazione alla FAA e all’Organizzazione Internazionale dell’Aviazione Civile (OACI) e inviò decine di note diplomatiche al Dipartimento di Stato. Ma fece anche di più: cercò di raggiungere i più alti livelli dell’amministrazione USA, la Casa Bianca, nel tentativo di prevenire ulteriori incidenti.
Nel numero di gennaio 1998 della rivista The New Yorker, dedicato a Cuba in occasione della visita del Papa, fu pubblicato un articolo serio che offre un resoconto piuttosto obiettivo di questi sforzi (Carl Nagin, «Annals of Diplomacy: Backfire», The New Yorker, 26 gennaio 1998).
Sì, ci fu una cospirazione per provocare la tragedia del 24 febbraio 1996. Ma fu interamente opera degli stessi gruppi di Miami che da mezzo secolo portano avanti una campagna terroristica contro Cuba, gli stessi che in seguito sequestrarono Elián González, un bambino di sei anni. Fatti dai quali sono sempre usciti impuniti. (Tratto de CounterPunch y CubaDebate)
La Historia no contada de los Cinco (VI): Acusación á la carta
Acusación á la carta
Ricardo Alarcón desmonta la versión oficial de EE. UU. sobre el derribo de las avionetas de Hermanos al Rescate en 1996. Violaciones del espacio aéreo, gestiones diplomáticas y la verdadera conspiración desde Miami.
Ricardo Alarcón de Quesada, Presidente de la Asamblea Nacional del Poder Popular (1993 – 2013)
Más de siete meses después de que los Cinco fueran arrestados y acusados, el gobierno de Estados Unidos presentó un nuevo cargo. También fue de «conspiración», pero esta vez para cometer asesinato en primer grado y fue presentado específicamente contra uno de los Cinco, Gerardo Hernández Nordelo.
La nueva acusación apareció después de una campaña pública en Miami promovida activamente por «periodistas» en la nómina del gobierno norteamericano, que incluía reportes acerca de reuniones en lugares públicos donde participaban líderes bien conocidos del exilio cubano, fiscales de Estados Unidos y funcionarios del FBI, en las que se discutía abiertamente la acusación contra Gerardo. Esta se convirtió en una clara demanda de los grupos más violentos de la ciudad y fue el centro de atención de los medios locales.
El Gobierno accedió al reclamo e introdujo una Segunda Acta Acusatoria Sustitutiva cuya diferencia esencial era la adición de este «crimen» a la lista de cargos contra Gerardo.
Esto fue una concesión política a los terroristas anticubanos, que buscaban venganza por el derribo por parte de la Fuerza Aérea Cubana, el 24 de febrero de 1996, de dos aviones (modelo O2 utilizado por la Fuerza Aérea de Estados Unidos, primero durante la guerra en Vietnam y después en El Salvador, como era concretamente el caso con estos dos), pilotados por miembros de un violento grupo anticubano, un hecho que había tenido lugar dos años antes de que los Cinco fueran detenidos, cuando esas avionetas estaban dentro del espacio aéreo cubano.
De hecho, el momento escogido era muy sospechoso. De acuerdo con la información suministrada por el gobierno en el juicio, el FBI había descubierto la naturaleza real de la misión revolucionaria de Gerardo en Miami y controlaba sus comunicaciones con La Habana al menos desde un par de años antes del derribo de las avionetas. Si ese incidente fue el resultado de una «conspiración», en la cual Gerardo fue un participante clave, ¿por qué él no fue arrestado en 1996? ¿Por qué este tema no fue ni siquiera mencionado en septiembre de 1998 cuando fue detenido y acusado por primera vez?
Las avionetas pertenecían a un grupo liderado por José Basulto, un veterano agente de la CIA involucrado en muchas acciones paramilitares desde 1959, incluida la invasión de Bahía de Cochinos y una serie de intentos de asesinato a Fidel Castro. En los 20 meses que precedieron al incidente, este grupo había penetrado el espacio aéreo cubano en 25 ocasiones, cada una de ellas denunciada por el gobierno cubano.
Después de muchas gestiones diplomáticas, el gobierno de Estados Unidos quiso parecer receptivo. Inició una investigación acerca de esos vuelos, solicitando la ayuda de Cuba en la entrega de detalles de provocaciones previas, acusando recibo de los mismos y agradeciéndole por ello. El 24 de febrero de 1996 tales procedimientos administrativos no habían sido completados, pero más tarde al Sr. Basulto le fue retirada su licencia de piloto por parte de la Administración Federal de Aviación (FAA) y no puede volar más (al menos legalmente).
Los provocadores habían anunciado descaradamente que iban a continuar realizando vuelos ilegales dentro del espacio aéreo cubano e incluso proclamaron que la Isla —que estaba en ese momento sufriendo su peor crisis (peor, en términos económicos, que la Gran Depresión, de acuerdo a un informe de Naciones Unidas)— no era capaz de responder a sus incursiones ilegales. En enero, el Sr. Basulto llevó con él un equipo de televisión de la NBC desde Miami que filmó y transmitió cómo ellos sobrevolaban el centro de la ciudad de La Habana lanzando propaganda y otros materiales. Cuba hizo pública su decisión de no tolerar más tales provocaciones, envió las notificaciones apropiadas a quienes correspondía, incluyendo el gobierno de Estados Unidos, el Departamento de Estado y la FAA, que a su vez advirtió a Basulto y su grupo que debían abstenerse de tales vuelos.
La supuesta «conspiración» fue en sí misma una estupidez monumental, incomprensible para cualquier mente racional. La hipótesis era que el Gobierno cubano había decidido provocar una guerra total con Estados Unidos, una confrontación militar que obviamente hubiera resultado en un terrible golpe no solo para el Gobierno cubano, sino para toda la nación y su pueblo. En cualquier crimen la motivación es siempre un factor clave, una señal decisiva. ¿Cuál podría haber sido la motivación de Cuba para provocar un evento de ese tipo precisamente en ese momento, 1996, el de más riesgo para la supervivencia de nuestro país, sin aliados ni amigos en un mundo y un hemisferio bajo el control total de Estados Unidos?
Cuba hizo exactamente lo contrario. Denunció una y otra vez cada provocación a la FAA y a la Organización Internacional de Aviación Civil (OACI, la institución vinculada a Naciones Unidas que se encarga de estos asuntos) y envió decenas de notas diplomáticas al Departamento de Estado. Pero Cuba fue más allá. Hizo su mayor esfuerzo para llegar al más alto nivel de la administración norteamericana, la Casa Blanca, tratando de prevenir más incidentes.
El número de enero de 1998 de la revista The New Yorker dedicado a Cuba con motivo de la visita del Papa incluyó un artículo serio en el que se puede encontrar un recuento bastante objetivo de esos esfuerzos de Cuba. (Carl Nagin, «Annals of Diplomacy: Backfire», The New Yorker, January 26, 1998, http://www.newyorker.com/archive/1998)
Sí, hubo una conspiración para provocar la tragedia del 24 de febrero de 1996. Pero fue un trabajo total y exclusivo de los mismos grupos de Miami que han desencadenado una campaña terrorista de medio siglo contra Cuba, la misma cuadrilla que más tarde secuestraría a Elián González, un niño de seis años. Hechos de los cuales ellos siempre han salido impunes. (Tomado de CounterPunch y CubaDebate)
La Historia no contada de los Cinco (VI): Acusación á la carta

