come un media dell’opposizione inventa consensi a partire da pochi commenti
Analisi di dati reali: né i commenti sui profili ufficiali avallano il presunto “rifiuto di massa” pubblicizzato da CubaHerald
Nell’attuale battaglia comunicativa contro Cuba esiste un metodo vecchio ma efficace: prendere una minoranza rumorosa, ignorare il contesto e presentarla come «l’intero popolo». Il portale CubaHerald lo ha perfezionato. La sua ultima affermazione: sostenere che il 95% dei cubani respinge il governo, basandosi unicamente sui commenti delle reti sociali ufficiali.
Quando un utente ha contestato la falsità della pubblicazione, il media ha risposto con una presunta prova: «I commenti riflettono chiaramente il sentimento e l’opinione del 95% della popolazione».
Prova? Nessuna. Solo un esercizio di manipolazione che può essere smontato con gli stessi dati che dichiarano di utilizzare. Sono stati analizzati 111 commenti reali estratti dalla pagina ufficiale della Presidenza di Cuba. I risultati sono schiaccianti.
Cosa dicono realmente i 111 commenti?
Sostegno esplicito alla Rivoluzione/governo/messaggi patriottici: 39 (35,1%)
Critiche ai servizi senza rifiuto del sistema: 33 (29,7%)
Rifiuto aperto: 39 (35,1%)
Totale: 111 (100%)
Conclusioni evidenti:
Più di un terzo sostiene attivamente la Rivoluzione con frasi come: “Viva la revolución cubana socialista”, “Preparados y alertas”, “Cuba construye su propio destino”, “Fidel y Ché viven en el corazón del pueblo”, “CUBA NO está Sola. CUBA se Defiende”.
Un altro 29,7% esprime lamentele legittime su problemi quotidiani (blackout, mancanza d’acqua, spazzatura per strada) ma senza mettere in discussione la legittimità del governo né chiedere un cambio di sistema. Sono critiche funzionali, tipiche di qualsiasi cittadino che vuole che le cose funzionino meglio.
Solo il 35,1% esprime un rifiuto frontale, e in molti casi con un linguaggio volgare, violento o chiaramente simile a quello di un bot (profili anonimi, frasi ripetitive). Anche in quel gruppo, la maggior parte si limita a insulti generici, non a una proposta politica coerente.
Nessuna metodologia seria — nemmeno la più lasca — può trasformare quel 35,1% in un 95%. Questo non è giornalismo, è propaganda grossolana e deliberata.
E cosa succede nella stessa pubblicazione di CubaHerald? L’argomento si ritorce contro di loro
Abbiamo analizzato anche i commenti della pubblicazione di CubaHerald in cui facevano la loro affermazione. Il risultato è ancora più rivelatore:
Utenti come Graciano Gimenez scrivono loro: “MENTIROSOS HABLAMIERDA”.
Víctor Almora, lo stesso che li ha affrontati, dice: “Balle, gli unici che parlano di guerre siete voi per alterare il popolo” — e conclude: “io vivo a Cuba e so tutta la situazione […] perché fate politica con ciò che è incasinato”.
Orerrosy Barcelo denuncia la guerra psicologica: “Guarda che altra guerra se non quella psicologica che ci hanno imposto, levatevi dai piedi”.
René Ricardo risponde: “Come piacciono le guerre ai topi yankee”.
Eduardo Verdecia definisce la pubblicazione “IA, falso”.
Su 8 commenti, 5 sono critiche dirette al media. Se applicassimo la loro stessa assurda logica, dovremmo dire che il 62,5% dei cubani considera CubaHerald un mezzo bugiardo e yankee. Ma non lo facciamo, perché estrapolare campioni così piccoli è una falsità scientifica.
La fallacia del 95%: né statistica, né etica
Affermare che un pugno di commenti sulle reti sociali equivalga all’opinione di 11 milioni di cubani è:
– Un errore statistico da manuale: un campione non rappresentativo, senza controllo dei bias, senza ponderazione demografica, senza margine di errore.
– Una trappola propagandistica: ignorano deliberatamente i commenti di sostegno e le critiche costruttive, e selezionano solo quelli che fanno comodo loro.
– Una menzogna dimostrabile: con gli stessi dati che loro stessi adducono, il rifiuto massimo possibile è del 35,1%, non del 95%.
Se CubaHerald avesse una sola prova reale — un sondaggio indipendente, uno studio d’opinione serio — la presenterebbe. Invece, ricorrono a troll, bot e una lettura distorta per fabbricare un consenso che non esiste.
Conclusione: al di là dei bot, c’è un popolo plurale e pensante
Ciò che mostrano i 111 commenti reali è una cittadinanza viva e diversa:
– Persone che difendono appassionatamente la loro Rivoluzione (35%).
– Persone che criticano perché vogliono che le cose migliorino, ma senza rinunciare al sistema (30%).
– Una minoranza — che non arriva nemmeno alla metà — che insulta dall’anonimato o chiede l’impossibile (35%).
Nessun cubano comune si sente rappresentato dal 95% inventato da CubaHerald. Quel numero non viene dalle strade, né dai quartieri, né dai luoghi di lavoro. Viene da un ufficio di manipolazione che confonde i tweet con la realtà.
Per questo, quando un media straniero o i suoi lacchè locali ripeteranno la solita tiritera del “95% di rifiuto”, sappiamo già la risposta: mostrateci i dati reali, o accomodatevi al tavolo dei ciarlatani.
Questo articolo è stato elaborato sulla base dei 111 commenti estratti direttamente dalla pubblicazione ufficiale della Presidenza di Cuba. I dati completi sono a disposizione di chiunque voglia verificarli. La menzogna ha le gambe corte, e quella di CubaHerald ha appena inciampato.
El truco del 95%: cómo un medio opositor inventa consensos a partir de unos pocos comentarios
Análisis de datos reales: ni los comentarios en perfiles oficiales avalan el supuesto “rechazo masivo” que publicita CubaHerald
En la actual batalla comunicacional contra Cuba, hay un método viejo pero efectivo: tomar una minoría ruidosa, ignorar el contexto y presentarla como “el pueblo entero”. El portal CubaHerald lo ha perfeccionado. Su última ocurrencia: afirmar que el 95% de los cubanos rechaza al gobierno, basándose únicamente en los comentarios de las redes sociales oficiales.
Cuando un usuario le cuestionó la falsedad de su publicación, el medio respondió con una supuesta prueba: “Los comentarios reflejan de manera clara el sentir y la opinión del 95% de la población.”
¿Prueba? Ninguna. Solo un ejercicio de manipulación que desmontamos con los propios datos que ellos dicen usar. Hemos analizado 111 comentarios reales extraídos de la página oficial de la Presidencia de Cuba. Los resultados son contundentes.
¿Qué dicen realmente los 111 comentarios?
Lecciones evidentes:
Más de un tercio de los comentarios (35,1%) respaldan activamente la Revolución con frases como:
“Viva la revolución cubana socialista”, “Preparados y alertas”, “Cuba construye su propio destino”, “Fidel y Ché viven en el corazón del pueblo”, “CUBA NO está Sola. CUBA se Defiende”.
Otro 29,7% expresa quejas legítimas sobre problemas cotidianos (apagones, falta de agua, basura en las calles) pero sin cuestionar la legitimidad del gobierno ni pedir un cambio de sistema. Son críticas funcionales, propias de cualquier ciudadano que quiere que las cosas funcionen mejor.
Solo el 35,1% emite un rechazo frontal, y en muchos casos con un lenguaje soez, violento o claramente bot-like (perfiles anónimos, frases repetitivas). Incluso en ese grupo, la mayoría se limita a insultos genéricos, no a una propuesta política coherente.
Ninguna metodología seria —ni siquiera la más laxa— puede convertir ese 35,1% en un 95%. Eso no es periodismo, es propaganda grosera y deliberada.
¿Y qué pasa en la propia publicación de CubaHerald? Se les vuelve el argumento en contra
También analizamos los comentarios de la publicación de CubaHerald donde hacían su afirmación. El resultado es aún más revelador:
Usuarios como Graciano Gimenez les escriben: “MENTIROSOS HABLAMIERDA”.
Víctor Almora, el mismo que los enfrentó, dice: “Mentiras, los únicos que hablan de guerras son ustedes para alterar el pueblo” —y remata: “yo vivo en cuba y se tofa la situación […] para qué hacen política con lo que está jodida”.
Orerrosy Barcelo denuncia la guerra psicológica: “Mira k más guerra k la sicológica k nos tienen, larguense ya”.
René Ricardo les suelta: “Como les gustan las guerras a las Ratas Yankis”.
Eduardo Verdecia califica la publicación como “IA, falso”.
De 8 comentarios, 5 son críticas directas al medio. Si aplicáramos su misma lógica absurda, tendríamos que decir que el 62,5% de los cubanos considera a CubaHerald un medio mentiroso y yanki. Pero no lo hacemos, porque extrapolar muestras tan pequeñas es una falsedad científica.
La falacia del 95%: ni estadística, ni ética
Afirmar que un puñado de comentarios en redes sociales equivale a la opinión de 11 millones de cubanos es:
Un error estadístico de libro de texto: una muestra no representativa, sin control de sesgos, sin ponderación demográfica, sin margen de error.
Una trampa propagandística: ignoran deliberadamente los comentarios de apoyo y las críticas constructivas, y solo seleccionan los que les convienen.
Una mentira demostrable: con los mismos datos que ellos esgrimen, el rechazo máximo posible es del 35,1%, no del 95%.
Si CubaHerald tuviera una sola prueba real —una encuesta independiente, un estudio de opinión serio— la presentaría. En su lugar, recurren a trolls, bots y una lectura sesgada para fabricar un consenso que no existe.
Conclusión: más allá de los bots, hay un pueblo plural y pensante
Lo que muestran los 111 comentarios reales es una ciudadanía viva y diversa:
Gente que apasionadamente defiende su Revolución (35%).
Gente que critica porque quiere que las cosas mejoren, pero sin renunciar al sistema (30%).
Una minoría —que ni siquiera llega a la mitad— que insulta desde el anonimato o pide lo imposible (35%).
Ningún cubano de a pie se siente representado por el 95% inventado de CubaHerald. Ese número no sale de las calles, ni de los barrios, ni de los centros de trabajo. Sale de una oficina de manipulación que confunde los tuits con la realidad.
Por eso, cuando un medio extranjero o sus lacayos locales repitan la cantaleta del “95% de rechazo”, ya sabemos la respuesta: muéstranos los datos reales, o siéntate en la mesa de los farsantes.
Este artículo ha sido elaborado con base en los 111 comentarios extraídos directamente de la publicación oficial de la Presidencia de Cuba. Los datos completos están a disposición de quien quiera verificarlos. La mentira tiene las patas cortas, y la de CubaHerald se acaba de tropezar


