Randy Alonso Falcón, Yilena Héctor Rodríguez, Ana Álvarez Guerrero, Aniela Dumas Rojas
Questo venerdì sono stati analizzati i fatti accaduti il 24 febbraio 1996, e la complicità e l’inazione delle autorità USA di fronte alle provocazioni e alle violazioni di questa organizzazione terroristica, nel contesto di una nuova calunnia: l’accusa del Dipartimento di Giustizia USA contro il Generale d’Esercito Raúl Castro Ruz.
Al dibattito hanno partecipato Armando Daniel López, presidente dell’Istituto di Aeronautica Civile di Cuba, il primo colonnello Salustiano Ruiz del Real, capo del Dipartimento dell’Aeronautica del Ministero delle Forze Armate Rivoluzionarie, il Dr. Cs. José Luis Méndez Méndez, ricercatore del Centro di Ricerche Storiche della Sicurezza dello Stato e Premio Nazionale di Storia. Inoltre, Miguel Ángel Moreno Carpio, funzionario della Direzione di Diritto Internazionale del Ministero degli Affari Esteri.
Il dibattito è iniziato con il curriculum di José Basulto, capo dell’organizzazione terroristica Hermanos al Rescate. Il Dr. Cs. José Luis Méndez Méndez ha fatto riferimento al dossier di questo personaggio, che secondo le agenzie USA e altre agenzie è piuttosto “fitto”.
“Ricordiamo solo che ci riferiamo al figlio di un importante imprenditore dell’azienda zuccheriera di Puerto Santa Lucía e anche di altre aziende zuccheriere. Partì per gli Stati Uniti all’età di 17 anni, studiò aviazione. Tornò a Cuba e immediatamente partì all’inizio degli anni ’60 per gli Stati Uniti. La CIA lo reclutò per la sua condizione e la sua fedeltà al sistema e lo addestrò all’interno di basi statunitensi e anche in Panama.
“Lo munì di un passaporto falso, con il nome di Eustaquio Martínez, e lo inviò a Santiago di Cuba. Entrò come residente, uno studente che era negli Stati Uniti, che in realtà voleva tornare nel suo paese per organizzare un gruppo terroristico. In particolare per fornire supporto ad Alberto Julio Quintana, che era un altro membro dell’unità 2506 infiltrato e che stava organizzando le bande di ribelli in quel territorio.
“Chiese 10 tonnellate di armi. Non appena iniziò l’invasione, alcuni furono arrestati. Ad Alberto Julio Quintana chiese aiuto per farlo uscire dal paese. Lui disse di non poterlo fare. E lasciò Alberto Julio Quintana in territorio nazionale.
“Torna alla Base Navale di Guantánamo, poi negli Stati Uniti e si unisce all’attività del Gruppo di Missioni Speciali della CIA”, ha raccontato Méndez Méndez.
Lo specialista ha dettagliato come, dall’unità operativa della CIA a Miami, eseguì azioni terroristiche in nome del Direttorio Rivoluzionario Studentesco. Tra queste, l’attacco contro il Teatro Blanquita — oggi Karl Marx — e l’edificio Sierra Maestra, il 24 agosto 1962.
Dopo questi fatti, Basulto tornò negli USA, proiettando un’immagine di “stato terrorista” e continuando con nuove operazioni. Nel 1963 realizzò infiltrazioni a San Nicolás de Bari e Villa Clara, con l’obiettivo di rifornire gruppi interni con esplosivi e armi, sostenendo i ribelli in territorio nazionale.
Nel 1969 si integrò in altre organizzazioni controrivoluzionarie, tra queste la Brigata 2506 — con il numero 2516 — e l’Esercito di Liberazione Anticomunista, dal quale fu espulso per irregolarità nella gestione dei fondi. Partecipò anche nel Direttorio Rivoluzionario Studentesco, transitando attraverso diverse attività di carattere terroristico.
Fu selezionato all’interno delle unità cubane dell’Esercito USA per seguire un addestramento in controinsurrezione tra il 1963 e il 1964. Tornò come secondo tenente e fu destinato a missioni in Brasile e Honduras sotto la direzione della CIA. Successivamente, il suo curriculum lo lega alla guerra sporca degli USA in America Centrale, partecipando a operazioni in Nicaragua, Honduras, Guatemala ed El Salvador.
All’inizio degli anni 90, dopo la caduta del campo socialista nell’Europa dell’Est, riapparve legato a nuove azioni, questa volta sotto una facciata umanitaria. In questo contesto, si presentò come ausiliario di un’organizzazione che, secondo le indagini, copriva fini politici e destabilizzatori.
Dopo il suo lungo curriculum di operazioni segrete, Basulto riapparve negli anni 90 sotto una nuova facciata. “Da terrorista a presunto umanista per soccorrere, che in realtà era tutto un affare”, spiegò Méndez Méndez.
Narrò anche come l’affare si articolò da Key West e prese slancio con l’arrivo di balseros e l’incremento dell’uscita illegale e disordinata da Cuba. Non solo divenne un affare di traffico di persone, ma anche una fonte di informazioni per Basulto, che selezionava ciò che era di interesse per le agenzie USA.
“Basulto estraeva ciò che era di interesse per le agenzie per le quali lavorava: la CIA e l’FBI”, aggiunse Méndez Méndez.
Così si strutturò l’operazione che avrebbe dato origine a Hermanos al Rescate, con aerei di ultima generazione — modelli O2 Skymaster, versione militare del Cessna 336 — utilizzati per provpcazione e ricognizione, spiegò.
“L’obiettivo fondamentale che avevano Hermanos al Rescate, con certi aerei che ricevettero di ultima generazione, erano l’osservazione e la provocazione, con il proposito di aggiornare il teatro delle operazioni militari, senza misurare la capacità difensiva di Cuba”, puntualizzò.
Lo studio delle coste cubane servì inoltre per sostenere infiltrazioni di gruppi controrivoluzionari e stabilire legami con il Partito Unito delle Nazioni Democratiche (PUM), organizzazione dedita al traffico di droga.
“Ed è lì che Basulto si lega anche al narcotraffico, soprattutto nella zona delle Bahamas, e in particolare in quello che sarebbe stato il Congo Town, che era un centro di smistamento di droga proveniente dal Sud, con destinazione gli Stati Uniti, come maggior consumatore”.
Lo specialista evidenziò anche il ruolo dei piloti traditori dell’Aeronautica Cubana che disertarono e si unirono all’affare del traffico di persone, così come allo studio della situazione operativa nel Paese.
“Nel ’92 inizia l’azione, nel ’93 si incrementa e nel ’94 c’è un’esplosione legata ai fatti che si realizzarono nell’estate di quell’anno e che favorì l’uscita di circa 35mila cubani. Lui partecipò a questo”, commentò lo specialista.
Così stesso, ricordò il ruolo degli accordi migratori del ’94 e ’95 nella regolazione dell’uscita ordinata e sicura delle persone e come questo evento infastidì tremendamente Basulto.
“Gli stava crollando l’affare (…) e iniziò quello che lui chiamava il ‘Maine Volante’ che consisteva nel creare una provocazione che portasse allo scontro diretto militare tra Cuba e Stati Uniti”, spiegò.
Dopo gli eventi del 24 febbraio, Basulto fece causa allo Stato cubano perché riteneva di aver subito danni e pregiudizi. I criteri furono che: non riusciva a dormire, prendeva pastiglie e aveva incontinenza urinaria, tra altri elementi.
“Fabbricano questa storia. Un giudice l’ha accettata come tale. E nel 2005 gli concedono 1700000 $, per quei danni di pregiudizio a questo signore che fu il causante, l’unico colpevole, il responsabile totale della morte di quei quattro membri di Hermanos al Rescate”, enfatizzò.
In un altro momento dello spazio televisivo, il primo colonnello Salustiano Ruiz del Real, capo del Dipartimento dell’Aeronautica del MINFAR, ricordò che non solo questo fatto segna la storia terroristica contro Cuba. Si riferì all’ampio curriculum di azioni che servirono da antecedente a questo evento.
“C’è una storia carica di aggressione, violazioni dello spazio aereo e attentati di ogni tipo utilizzando il canale aereo, fin dall’inizio stesso della Rivoluzione. Solo tra il 1959 e l’aprile del 1961 furono commesse più di 220 violazioni dello spazio aereo, con azioni di ogni tipo.
Tra queste c’erano gli ingressi illegali di aerei nel Paese per prelevare ed evacuare sicari e assassini del governo di Batista”, commentò.
Una delle azioni violente di quella fase fu un bombardamento sulla città dell’Avana realizzato da un aeromobile militare, che lasciò un bilancio di 45 feriti e 2 morti. Allo stesso modo, Ruiz Real ricordò l’attacco aereo del 15 aprile 1961 contro gli aeroporti di Santiago di Cuba, Ciudad Libertad e San Antonio de los Baños, perpetrato giorni prima dell’invasione della Baia dei Porci (Playa Girón).
Il panelista segnalò che le aggressioni e provocazioni aeree continuarono per decenni successivi, in particolare dopo il crollo dell’Unione Sovietica, quando si incrementarono le incursioni degli aeroplani dell’organizzazione Hermanos al Rescate.
Secondo spiegò, tra il 1995 e il 1996 si registrò un aumento delle violazioni dello spazio aereo cubano. Solo prima del 24 febbraio 1996 avvennero 25 incidenti di questo tipo.
Tra i fatti menzionati ci furono l’incursione, il 15 maggio 1994, di 5 aeromobili USA che penetrarono lo spazio aereo cubano in acque territoriali tra Mariel e Cárdenas. Due giorni dopo, il 17 maggio, si produssero nuovamente nuove violazioni.
Ugualmente, il 4 aprile 1994 un aeroplano Cessna sorvolò acque territoriali vicine a Guanabo, mentre il 13 luglio dello stesso anno 4 aeromobili statunitensi volarono sull’Avana a bassissima altezza, in manovre qualificate di pericolose e negligenti. Di quei sorvoli esistono fotografie scattate dagli aeromobili sul centro della capitale cubana.
Ruiz Real ricordò anche che i giorni 9 e 13 gennaio 1995 aeroplani leggeri entrarono in territorio avanese e lanciarono propaganda sovversiva contro il governo cubano.
Di fronte a queste azioni reiterate, Fidel Castro avvertì pubblicamente — in dichiarazioni al giornale Trabajadores — che Cuba era autorizzata a porre fine a quelle violazioni, dopo anni di contenimento e denunce.
Gli specialisti spiegarono che il 24 febbraio 1996, nonostante esistesse una nota ufficiale che informava su una zona ristretta a causa di operazioni militari, gli aeromobili di Hermanos al Rescate penetrarono nuovamente lo spazio aereo cubano con piena conoscenza degli avvertimenti emessi.
In risposta, il Ministero delle Forze Armate Rivoluzionarie (MINFAR) ordinò il decollo di aerei da combattimento, dopo aver constatato la violazione dello spazio sovrano. Gli aeromobili intrusi furono avvertiti che entravano in una zona di operazioni militari.
“Cuba agì in difesa della sua sovranità”, segnalò Ruiz Real.
Durante lo spazio televisivo si ricordò inoltre che l’articolo 11 della Costituzione della Repubblica stabilisce che lo Stato cubano esercita sovranità e giurisdizione su tutto il territorio nazionale, incluse le isole che compongono l’arcipelago, il mare territoriale, lo spazio aereo e lo spazio radioelettrico.
Si precisò che le acque territoriali cubane si estendono fino a 12 miglia nautiche, conformemente al Diritto Internazionale, e che tutti gli Stati hanno diritto a esercitare sovranità su quegli spazi.
Allo stesso modo, Ruiz Real citò la Convenzione sull’Aviazione Civile Internazionale, della quale Cuba è Stato firmatario, che riconosce che ogni Paese possiede sovranità piena ed esclusiva sullo spazio aereo situato sopra il suo territorio.
Il panelista sottolineò che la Legge 1318, del 27 novembre 1976, continua a essere vigente e sostiene giuridicamente la difesa dello spazio aereo nazionale.
“Cuba ha rispettato e continuerà a rispettare la difesa della sua sovranità”, segnalò.
Violazioni accumulate ed una provocazione organizzata
Da parte sua, il primo colonnello Salustiano Ruiz del Real, capo del Dipartimento dell’Aeronautica del MINFAR, dettagliò il modello di violazioni commesso dall’organizzazione terroristica Hermanos al Rescate.
“Si evidenzia l’accumulo di tante violazioni, di tante imperfezioni, irregolarità nell’adempimento delle operazioni”, affermò, sottolineando che misero “in pericolo la sicurezza operazionale, in particolare nella regione dell’Avana, la zona di maggior passaggio di aerei nel nostro Paese”.
L’analisi ricordò la figura di José Basulto, pilota dell’aeromobile 2506. “L’insolente che parlava così era José Basulto”, ricordò il colonnello, descrivendo come Basulto fuggì e “lasciò abbandonati i quattro che furono infine colpiti”. Si insistette sul fatto che l’operazione contò sulla complicità ufficiale: “Si sapeva negli Stati Uniti che quegli aerei sarebbero volati verso Cuba e nonostante tutti gli avvertimenti che Cuba aveva fatto”.
Un dato rivelatore fu l’origine degli aerei: “Quegli aerei Cessna furono acquistati da Hermanos al Rescate tramite la gestione della deputata di origine cubana, Ileana Ros-Lehtinen, la tristemente celebre Lupa Feroce”, che intercedette presso l’Aeronautica degli USA perché glieli concedessero da El Salvador.
Diritto Internazionale vs. Extraterritorialità
L’analisi giuridica fu affidata a Miguel Ángel Moreno Carpio, funzionario della Direzione di Diritto Internazionale del MINREX. Questi spiegò che la sovranità sullo spazio aereo “è un concetto che è assoluto, è verticale, è totale. Qualsiasi aeromobile che penetri nello spazio che abbraccia la sovranità, quel volo non è innocente, tranne che sia autorizzato”.
Moreno Carpio sottolineò la responsabilità del governo USA, non solo per le violazioni, ma per la pianificazione. Citò documenti desecretati: “Si stava rivelando in questi giorni un documento desecretato che diceva precisamente che loro prevedevano che sarebbero stati abbattuti gli aerei per le continue violazioni dello spazio aereo cubano”, e che l’allerta arrivò fino alla Casa Bianca.
Sul tentativo di giudicare il Generale d’Esercito Raúl Castro, il funzionario sentenziò: “Chi ha l’unica attribuzione di giudicare Raúl, già da tempo lo ha fatto. Raúl è stato giudicato dal popolo di Cuba, e lo ha giudicato la storia (…) per questo il loro attacco non è solo contro l’individualità di Raúl, si sta attaccando la sovranità, si sta attaccando il ‘sì, si può'”.
Un’escalation con fini militari
Il panel concluse che questo rivivere giudiziario del caso fa parte di un piano più ampio. Si ricordò che nel 1996, il presidente Clinton aveva sul tavolo “due opzioni, o un attacco militare contro Cuba, o firmare la legge Helms-Burton”, optando per la seconda.
Oggi, allertarono, “le stesse forze dalla Florida vogliono provocare un nuovo incidente, un piano di asfissia collettiva che porti a un intervento militare”.
La Tavola Rotonda si chiuse con un categorico sostegno popolare alla difesa della sovranità, in sintonia con la concentrazione alla Tribuna Antimperialista José Martí. “La sovranità è irrinunciabile per il popolo cubano”, sentenziarono, ricordando che la miglior risposta la diede il popolo dell’Avana in nome di tutta Cuba.
Hermanos al Rescate: ¿Cómo se gestó la provocación del 24 de febrero?
Por: Randy Alonso Falcón, Yilena Héctor Rodríguez, Ana Álvarez Guerrero, Aniela Dumas Rojas
Este viernes se analizaron los hechos ocurridos el el 24 de febrero de 1996, y la complicidad e inacción de las autoridades estadounidenses ante las provocaciones y violaciones de esta organización terrorista, en el contexto de una nueva calumnia: la acusación del Departamento de Justicia de los Estados Unidos contra el General de Ejército Raúl Castro Ruz.
En el debate participaron Armando Daniel López, presidente del Instituto de Aeronáutica Civil de Cuba, el primer coronel Salustiano Ruiz del Real, jefe del Departamento de la Fuerza Aérea del Ministerio de las Fuerzas Armadas Revolucionarias, el Dr. Cs. José Luis Méndez Méndez, investigador del Centro de Investigaciones Históricas de la Seguridad del Estado y Premio Nacional de Historia. Además, Miguel Ángel Moreno Carpio, funcionario de la Dirección de Derecho Internacional del Ministerio de Relaciones Exteriores.
El debate comenzó con el historial de José Basulto, cabecilla de la organización terrorista Hermanos al Rescate. El Dr. Cs. José Luis Méndez Méndez se remitió a los expendientes de este personaje, que según agencias de Estados Unidos y otras agencias es bastante “grueso”.
“Recordemos solamente que nos referimos al hijo de un prominente empresario de la empresa de azúcar de Puerto Santa Lucía y también de otras empresas azucareras, salió para Estados Unidos a la edad de 17 años estudió aviación. Regresó a Cuba e inmediatamente salió a principios del año 60 para Estados Unidos. La CIA lo captó por su condición y su fidelidad al sistema y lo entrenó dentro de bases de Estados Unidos y también en Panamá.
“Lo habilitó con un pasaporte falso, con el nombre de Eustaquio Martínez y lo envió a Santiago de Cuba. Entró como un residente, un estudiante que estaba en Estados Unidos, que en realidad quería regresar a su país para organizar un grupo terrorista. Particularmente para dar el aseguramiento a Alberto Julio Quintana que era otro miembro de la unidad 2506 infiltrado y que estaba organizando las bandas de alzados en ese territorio.
“Pidió 10 toneladas de armas. Inmediatamente que empezó la invasión fueron detenidos algunos. A Alberto Julio Quintana le pidió ayuda para que lo sacara del país. Él dijo que no podía hacerlo. Y dejó a Alberto Julio Quintana en territorio nacional.
“Regresa a la Base Naval de Guantánamo, luego a Estados Unidos y se incorpora a la actividad del Grupo de Misiones Especiales de la CIA”, contó Méndez Méndez.
El especialista detalló cómo, desde la unidad operativa de la CIA en Miami, ejecutó acciones terroristas en nombre del Directorio Revolucionario Estudiantil. Entre ellas, el ataque contra el Teatro Blanquita —hoy Karl Marx— y el edificio Sierra Maestra, el 24 de agosto de 1962.
Tras estos hechos, Basulto regresó a Estados Unidos, proyectando una imagen de “estado terrorista” y continuando con nuevas operaciones. En 1963 realizó infiltraciones por San Nicolás de Bari y Villa Clara, con el objetivo de abastecer a grupos internos con explosivos y armas, apoyando a los alzados en el territorio nacional.
En 1969 se integró a otras organizaciones contrarrevolucionarias, entre ellas la Brigada 2506 —con el número 2516— y el Ejército de Liberación Anticomunista, del cual fue expulsado por irregularidades en el manejo de fondos. También participó en el Directorio Revolucionario Estudiantil, transitando por diversas actividades de carácter terrorista.
Fue seleccionado dentro de las unidades cubanas del Ejército de Estados Unidos para cursar entrenamiento en contrainsurgencia entre 1963 y 1964. Regresó como segundo teniente y fue destinado a misiones en Brasil y Honduras bajo dirección de la CIA. Posteriormente, su historial lo vincula con la guerra sucia de Estados Unidos en Centroamérica, participando en operaciones en Nicaragua, Honduras, Guatemala y El Salvador.
A inicios de los años noventa, tras la caída del campo socialista en Europa del Este, reaparece vinculado a nuevas acciones, esta vez bajo una fachada humanitaria. En ese contexto, se proyecta como auxiliar de una organización que, según las investigaciones, encubría fines políticos y desestabilizadores.
Tras su largo historial de operaciones encubiertas, Basulto reapareció en los años noventa bajo una nueva fachada. “De terrorista a supuesto humanista para auxiliar, que en realidad era todo un negocio”, explicó Méndez Méndez.
También narró cómo el negocio se articuló desde Cayo Hueso y cogió auge con la llegada de balseros y el incremento de la salida ilegal y desordenada de Cuba. No solo se convirtió en un negocio de tráfico de personas, sino también en una fuente de información para Basulto, quien seleccionaba lo de interés para las agencias estadounidenses.
“Basulto sacaba lo que era de interés de las agencias para las cuales trabajaba: la CIA y el FBI”, acotó Méndez Méndez.
Así se estructuró la operación que daría origen a Hermanos al Rescate, con aviones de última generación —modelos O2 Skymaster, versión militar del Cessna 336— utilizados para hostigamiento y reconocimiento, explicó.
“El objetivo fundamental que tenían los Hermanos al Rescate, con ciertos aviones que recibieron de última generación, eran la observación y provocación, con el propósito de actualizar el teatro de operaciones militares, sin medir la capacidad defensiva de Cuba”, puntualizó.
El estudio de las costas cubanas sirvió además para apoyar infiltraciones de grupos contrarrevolucionarios y establecer vínculos con el Partido Unido de las Naciones Democráticas (PUM), organización dedicada al tráfico de drogas.
“Y ahí es donde Basulto se vincula el narcotráfico también, sobre todo en la zona de Bahamas, y particularmente en lo que sería el Congo Town, que era un centro de colocación de drogas procedentes del Sur, con destino a Estados Unidos, como mayor consumidor”.
El especialista también destacó el papel de los pilotos traidores de la Fuerza Aérea Cubana que desertaron y se sumaron al negocio de tráfico de personas, así como al estudio de la situación operativa en el país.
“En el año 92 comienza la acción, en el 93 se incrementa y en el año 94 hay una explosión vinculada a los hechos que se realizaron que se efectuaron en el verano de ese año y que propició la salida de alrededor de 35 mil cubanos. Él participó en esto”, comentó el especialista.
Así mismo, recordó el papel de los acuerdos migratorios del año 94 y 95 en la regulación de la salida ordenada y segura de las personas y cómo este suceso molestó tremendamente a Basulto.
“Se le estaba cayendo el negocio (…) y empezó lo que él llamaba el “Maine Volante” que consistía en crear una provocación que llevara a la confrontación directa militar entre Cuba y Estados Unidos”, explicó.
Tras los sucesos del 24 de febrero, Basulto demandó al Estado cubano porque consideraba que había tenido daños y perjuicios. Los criterios fueron que: no podía dormir, tomaba pastillas y tenía incontinencia urinaria, entre otros elementos.
“Fabrican esto. Un juez lo aceptó como tal. Y en el 2005 le otorgan 1 700 000 dólares, por esos daños de perjuicio a este señor que fue el causante, el único culpable, el responsable total de la muerte de esos cuatro miembros de Hermanos al Rescate”, enfatizó.
En otro momento del espacio televisivo, el primer coronel Salustiano Ruiz el Real, jefe del Departamento de la Fuerza Aérea del Minfar, recordó que no solo este hecho marca la historia terrorista contra Cuba. Se refirió al amplio historial de acciones que sirvieron de antecedente a este suceso.
“Hay una historia cargada de agresión, violaciones al espacio aéreo y atentados de todo tipo utilizando el canal aéreo, desde el mismo inicio de la Revolución. Solo entre 1959 y abril del del año 1961 se cometieron más de 220 violaciones del espacio aéreo, con acciones de todo tipo.
Entre ellas estaban las entradas ilegales de aviones al país para recoger y evacuar a sicarios y matones del gobierno de Batista”, comentó.
Una de las acciones violentas de esa etapa fue un bombardeo sobre la ciudad de La Habana realizado por una aeronave militar, que dejó un saldo de 45 heridos y dos fallecidos. Asimismo, Ruiz Real recordó el ataque aéreo del 15 de abril de 1961 contra los aeropuertos de Santiago de Cuba, Ciudad Libertad y San Antonio de los Baños, perpetrado días antes de la invasión por Playa Girón.
El panelista señaló que las agresiones y provocaciones aéreas continuaron durante décadas posteriores, particularmente tras el derrumbe de la Unión Soviética, cuando se incrementaron las incursiones de las avionetas de la organización Hermanos al Rescate.
Según explicó, entre 1995 y 1996 se registró un aumento de las violaciones del espacio aéreo cubano. Solo antes del 24 de febrero de 1996 ocurrieron 25 incidentes de este tipo.
Entre los hechos mencionados estuvieron la incursión, el 15 de mayo de 1994, de cinco aeronaves estadounidenses que penetraron el espacio aéreo cubano en aguas territoriales entre Mariel y Cárdenas. Dos días después, el 17 de mayo, volvieron a producirse nuevas violaciones.
Igualmente, el 4 de abril de 1994 una avioneta Cessna sobrevoló aguas territoriales cercanas a Guanabo, mientras que el 13 de julio de ese mismo año cuatro aeronaves estadounidenses volaron sobre La Habana a muy baja altura, en maniobras calificadas de peligrosas y negligentes. De esos sobrevuelos existen fotografías tomadas desde las aeronaves sobre el centro de la capital cubana.
Ruiz Real recordó también que los días 9 y 13 de enero de 1995 avionetas ligeras ingresaron en territorio habanero y lanzaron propaganda subversiva contra el Gobierno cubano.
Ante esas acciones reiteradas, Fidel Castro advirtió públicamente —en declaraciones al periódico Trabajadores— que Cuba estaba autorizada a poner fin a esas violaciones, tras años de contención y denuncias.
Los especialistas explicaron que el 24 de febrero de 1996, pese a existir una nota oficial que informaba sobre una zona restringida debido a operaciones militares, las aeronaves de Hermanos al Rescate penetraron nuevamente el espacio aéreo cubano con pleno conocimiento de las advertencias emitidas.
En respuesta, el Ministerio de las Fuerzas Armadas Revolucionarias (MINFAR) ordenó el despegue de aviones de combate, tras constatarse la violación del espacio soberano. Las aeronaves intrusas fueron advertidas de que ingresaban en una zona de operaciones militares.
“Cuba actuó en defensa de su soberanía”, señaló Ruiz Real.
Durante el espacio televisivo se recordó además que el artículo 11 de la Constitución de la República establece que el Estado cubano ejerce soberanía y jurisdicción sobre todo el territorio nacional, incluidas las islas que componen el archipiélago, el mar territorial, el espacio aéreo y el espacio radioeléctrico.
Se precisó que las aguas territoriales cubanas se extienden hasta las 12 millas náuticas, conforme al Derecho Internacional, y que todos los Estados tienen derecho a ejercer soberanía sobre esos espacios.
Asimismo, Ruiz Real citó el Convenio sobre Aviación Civil Internacional, del cual Cuba es Estado firmante, que reconoce que cada país posee soberanía plena y exclusiva sobre el espacio aéreo situado sobre su territorio.
El panelista subrayó que la Ley 1318, del 27 de noviembre de 1976, continúa vigente y respalda jurídicamente la defensa del espacio aéreo nacional.
“Cuba ha cumplido y seguirá cumpliendo ca defensa de su sobeanía”, señaló.
Violaciones acumuladas y una provocación organizada
Por su parte, el primer coronel Salustiano Ruiz el Real, detalló el patrón de violaciones cometido por la organización terrorista Hermanos al Rescate.
“Se evidencia la acumulación de tantas violaciones, de tantas imperfecciones, irregularidades en el cumplimiento de las operaciones”, afirmó, subrayando que pusieron “en peligro la seguridad operacional, en particular en la región de La Habana, la zona de mayor paso de aviones en nuestro país”.
El análisis recordó la figura de José Basulto, piloto de la aeronave 2506. “El insolente que hablaba así era José Basulto”, recordó el coronel, describiendo cómo Basulto huyó y “dejó abandonados a los cuatro que fueron finalmente alcanzados”. Se insistió en que la operación contó con complicidad oficial: “Se sabía en Estados Unidos que esos aviones volarían hacia Cuba y a pesar de todas las advertencias que Cuba había hecho”.
Un dato revelador fue el origen de los aviones: “Aquellos aviones Cessna fueron adquiridos por Hermanos al rescate a través de las gestiones de la congresista de origen cubano, Ileana Ross Lehtinen, la tristemente célebre Loba Feroz”, quien gestionó ante la Fuerza Aérea de EE.UU. que se los concedieran desde El Salvador.
Derecho Internacional vs. Extraterritorialidad
El análisis jurídico estuvo a cargo de Miguel Ángel Moreno Carpio, funcionario de la Dirección de Derecho Internacional del Minrex. Este explicó que la soberanía sobre el espacio aéreo “es un concepto que es absoluto, es vertical, es total. Cualquier aeronave que penetre al espacio que abarca la soberanía, ese vuelo no es inocente, excepto que esté autorizado”.
Moreno Carpio subrayó la responsabilidad del gobierno estadounidense, no solo por las violaciones, sino por la planificación. Citó documentos desclasificados: “Se estaba revelando en estos días un documento desclasificado que decía precisamente que ellos preveían que iban a ser derribados los aviones por las continuas violaciones del espacio aéreo cubano”, y que la alerta llegó hasta la Casa Blanca.
Sobre el intento de juzgar al General de Ejército Raúl Castro, el funcionario sentenció: “Quien tiene la única atribución de juzgar a Raúl, ya hace rato que lo hizo. A Raúl lo ha juzgado el pueblo de Cuba, y lo ha juzgado la historia (…) por eso es que el ataque de ellos no solo es contra la individualidad de Raúl, se está atacando la soberanía, se está atacando el sí se puede”.
Una escalada con fines militares
El panel concluyó que este revivir judicial del caso forma parte de un plan más amplio. Se recordó que en 1996, el presidente Clinton tuvo sobre la mesa “dos opciones, o un ataque militar contra Cuba, o firmar la ley Helms-Burton”, optando por la segunda.
Hoy, alertaron, “las mismas fuerzas desde la Florida quieren provocar otro nuevo incidente, un plan de asfixia colectiva que lleve a una intervención militar”.
La Mesa Redonda cerró con un contundente respaldo popular a la defensa de la soberanía, en sintonía con la concentración en la Tribuna Antiimperialista José Martí. “La soberanía es irrenunciable para el pueblo cubano”, sentenciaron, recordando que la mejor respuesta la dio el pueblo de La Habana en nombre de toda Cuba.

