Intervento Josefina Vidal Ferreiro

Intervento della Viceministra degli Affari Esteri, Josefina Vidal Ferreiro, all’Udienza Pubblica Parlamentare “Cuba vuole pace”

 

L’aggressione contro Cuba non sta per materializzarsi. Non è il pericolo di un futuro possibile, ma un atto che è già in piena esecuzione.

Lo è stata per molti anni, in un modo o nell’altro.

La sua componente fondamentale è l’aggressione economica, con il sistema coercitivo più ampio e prolungato che l’umanità abbia mai conosciuto, e che è stato applicato dal governo USA contro diverse generazioni di cubanIi/e.

Questa aggressione è cresciuta esponenzialmente durante il presente anno e continua a intensificarsi.

La guerra economica imposta da più di sei decenni si è inasprita in modo senza precedenti negli ultimi mesi, con l’adozione di misure sempre più aggressive e spietate.

Permane intatto il brutale assedio energetico che si estende già da più di cinque mesi, con conseguenze devastanti per il funzionamento del Paese e la vita del nostro popolo.

Vengono annunciate altre rappresaglie, ora con l’imposizione delle cosiddette sanzioni secondarie contro persone ed entità straniere che abbiano avuto o realizzino attualmente operazioni con Cuba, senza che queste ricevano il necessario sostegno o la protezione dai rispettivi governi dinanzi ad una così grande espressione di extraterritorialità.

Queste nuove e illegali misure di coercizione hanno come scopo strangolare l’economia cubana e disconnetterla totalmente da fonti esterne di finanziamento, di investimento straniero e di forniture di beni basici ed essenziali di sussistenza.

Il costo per l’economia e il funzionamento del Paese è immenso e trasversale. Si manifesta in danni alla generazione elettrica, al trasporto pubblico, ai servizi ospedalieri, all’industria, alla produzione di cibo, al trasferimento e distribuzione di approvvigionamenti per il consumo della popolazione, all’approvvigionamento di acqua potabile, ai servizi comunali, cioè praticamente tutte le sfere della vita del Paese.

Si tratta di un piano aggressivo, freddamente calcolato, contro un Paese di scarse risorse naturali e sottoposto per quasi 70 anni a un blocco economico che limita l’accesso a entrate in valuta estera, finanziamento esterno, mercati e tecnologia. È un piano per forzare una crisi umanitaria indotta.

D’altro canto, si fabbricano costantemente nuovi pretesti contro Cuba, progettati per giustificare la punizione collettiva a cui si sta sottoponendo il popolo cubano, e anche un’azione armata e irresponsabile contro il Paese.

La grossolana e fraudolenta incriminazione contro il capo della Rivoluzione Raúl Castro, che manca di qualsiasi fondamento legale o morale e si sostiene in modo sospetto e opportunistico su un fatto di 30 anni fa, accaduto per assoluta responsabilità del governo USA, è il più recente e grossolano pretesto.

Si aggiunge a una lunga lista di falsità deliberatamente costruite per presentare Cuba come una minaccia che non è, come uno Stato fallito che non è mai stato, e con le quali si pretende deviare l’attenzione dalla responsabilità diretta e fondamentale della politica USA e dall’effetto distruttivo della loro aggressione, nel deterioramento e aggravamento sostenuto delle condizioni di vita della popolazione cubana.

Cuba non minaccia né pone minaccia alcuna per gli USA, la loro sicurezza nazionale, il loro sistema di governo o il loro modo di vivere.

Non esistono basi straniere a Cuba, né forze straniere che agiscono contro gli USA dal nostro territorio.

È immorale argomentare che il pericolo di una crisi umanitaria possa trasformarsi in una minaccia che giustifichi l’aggressione militare o la guerra economica, quando si sa che quella crisi è stata provocata proprio dal governo USA. È cinico sostenere che quella crisi derivi dalla presunta incompetenza del governo cubano o da mali intrinseci al nostro modello economico.

Con sempre maggiore frequenza, dal governo USA si brandiscono minacce, che riflettono l’intenzione chiara di imporre ancora una volta il proprio controllo sui destini di Cuba, come fece per 60 anni nel secolo scorso, quando esercitò totale dominio neocoloniale sul nostro Paese.

Tutto ciò si combina con un’intensa guerra comunicativa e cognitiva, per cercare di screditare il governo cubano e renderlo responsabile della situazione critica che vive il Paese, che è stata fomentata da successivi governi USA.

Da circoli politici, piattaforme digitali e la stampa tradizionale, si emettono dichiarazioni, analisi e apprezzamenti che riflettono la concertazione e complicità crescente con gli sforzi del governo USA per cercare di naturalizzare l’idea dell’aggressione e che questa sia accettata dall’opinione pubblica USA ed internazionale.

Ogni giorno cresce il pericolo di un’aggressione militare contro Cuba.

Non c’è scusa alcuna che possa giustificare un’aggressione militare contro il nostro Paese, che definitivamente provocherebbe distruzione e la morte di cubani e statunitensi.

Cuba non vuole un conflitto. Siamo e siamo sempre stati un Paese di pace, di solidarietà, che ha favorito relazioni di rispetto e amicizia con altri Paesi e i popoli del mondo, incluso il popolo USA.

Come espresso recentemente dal primo segretario del Comitato Centrale del Partito e presidente della Repubblica, Miguel Díaz-Canel Bermúdez: “Noi siamo un paese di pace. Noi non promuoviamo la guerra, non ci piace la guerra, favoriamo la solidarietà, la cooperazione tra i popoli, ma siamo disposti a difendere quella pace che vogliamo”.

Vogliamo la pace, ma non una pace senza sovranità, senza indipendenza, in cui i cubani non siano padroni della ricchezza nazionale, in cui il Paese rimanga sottoposto alla tutela del governo USA e l’economia torni a una relazione di dipendenza dall’economia USA.

Quella pace non la accettiamo.

Se fossimo aggrediti, se ci fosse imposta la guerra che non vogliamo, la affronteremo con determinazione e preparazione, risolutamente decisi a difendere la nostra sovranità e indipendenza a qualsiasi prezzo.

Siamo stati e siamo disposti a dialogare con il governo USA, per trovare intendimento e soluzione ai problemi bilaterali. Non perché si interferisca nei nostri affari interni; non perché gli USA pretendano di definire come deve essere l’ordine costituzionale cubano, né chi può e chi non può governare; non perché gli USA vogliano determinare come deve essere il modello economico del paese; non perché gli USA cerchino di imporre una relazione di dipendenza; non perché gli USA tentino di dominare il destino di Cuba attraverso la pressione, la coercizione e la minaccia di aggressione militare.

Speriamo che prevalga la via del dialogo in questo momento, in cui le azioni aggressive che il governo USA intraprende contro Cuba fanno dubitare della serietà e responsabilità con cui assume questo processo.

Riteniamo che la comunità internazionale non possa contemplare passivamente che si privi un intero popolo delle sue forme di sostentamento, che si continui a punire un’intera popolazione per motivazioni di dominazione e che si minacci militarmente un Paese senza giustificazione alcuna.

Sappiamo che Cuba non è sola in questa battaglia. Siamo testimoni delle innumerevoli espressioni di solidarietà e appoggio, molte in forma di valido aiuto materiale, che ha ricevuto il nostro Paese da governi, parlamenti, forze politiche, personalità, organizzazioni non governative dei più diversi settori sociali, cubani residenti all’estero, gruppi solidali, persone a titolo individuale e organismi internazionali, ai quali ribadiamo la più profonda gratitudine del popolo cubano.

Di fronte all’offensiva USA contro Cuba, al totale irrispetto del loro governo per il Diritto Internazionale e le più elementari norme di convivenza tra le nazioni, si richiede che la comunità internazionale riaffermi la solidarietà con Cuba, nell’ora attuale in cui grandi pericoli si addensano sulla nazione cubana.

Come sentenziò il nostro Eroe Nazionale José Martí, quando avvertiva sui pericoli dell’espansionismo del nascente imperialismo USA sulla Nostra America: “chi si solleva oggi con Cuba, si solleva per tutti i tempi”.

¡Hasta la Victoria Siempre!


Intervención de la Viceministra de Relaciones Exteriores, Josefina Vidal Ferreiro en la Audiencia Pública Parlamentaria “Cuba quiere paz”

 

La agresión contra Cuba no está por materializarse. No es el peligro de un futuro posible, sino un acto que está ya en plena ejecución.

Lo ha estado durante muchos años, de un modo u otro.

Su componente fundamental es la agresión económica, con el sistema coercitivo más abarcador y prolongado que haya conocido la humanidad, y que se ha aplicado por el gobierno de los Estados Unidos contra varias generaciones de cubanas y cubanos.

Esta agresión ha escalado exponencialmente durante el presente año y continúa intensificándose.

La guerra económica impuesta desde hace más de seis décadas se ha endurecido de manera sin precedentes en los últimos meses, con la adopción de medidas cada vez más agresivas y despiadadas.

Permanece intacto el brutal cerco energético que se extiende ya por más de cinco meses, con consecuencias devastadoras para el funcionamiento del país y la vida de nuestro pueblo.

Se anuncian más represalias, ahora con la imposición de las llamadas sanciones secundarias contra personas y entidades extranjeras que hayan tenido o realicen actualmente operaciones con Cuba, sin que estas reciban el necesario respaldo o la protección de sus respectivos gobiernos ante tamaña expresión de extraterritorialidad.

Estas nuevas e ilegales medidas de coerción tienen como propósito estrangular la economía cubana y desconectarla totalmente de fuentes externas de financiamiento, de inversión extranjera y de suministros de bienes básicos y esenciales de subsistencia.

El costo para la economía y el funcionamiento del país es inmenso y transversal. Se manifiesta en daños a la generación eléctrica, el transporte público, los servicios hospitalarios, la industria, la producción de alimentos, el traslado y distribución de abastecimientos para el consumo de la población, el abasto de agua potable, los servicios comunales, es decir, prácticamente todas las esferas de la vida del país.

Se trata de un plan agresivo, fríamente calculado, contra un país de escasos recursos naturales y sometido durante casi 70 años a un bloqueo económico que limita el acceso a ingresos en divisas, financiamiento externo, mercados y tecnología. Es un plan para forzar una crisis humanitaria inducida.

Por otro lado, se fabrican constantemente nuevos pretextos contra Cuba, diseñados para justificar el castigo colectivo al que se está sometiendo al pueblo cubano, y también una acción armada e irresponsable contra el país.

La burda y fraudulenta imputación contra el líder de la Revolución Raúl Castro, que carece de asidero legal o moral alguno y se sustenta sospechosa y oportunistamente en un hecho de hace 30 años, ocurrido por responsabilidad absoluta del gobierno de los EE.UU., es el más reciente y burdo pretexto.

Se suma a una larga lista de falsedades deliberadamente construidas para presentar a Cuba como una amenaza que no es, como un Estado fallido que nunca ha sido, y con las que se pretende desviar la atención de la responsabilidad directa y fundamental de la política de los EE.UU. y el efecto destructivo de su agresión, en el deterioro y agravamiento sostenido de las condiciones de vida de la población cubana.

Cuba no amenaza ni plantea amenaza alguna para los EE.UU., su seguridad nacional, su sistema de gobierno o su modo de vida.

No existen bases foráneas en Cuba, ni fuerzas extranjeras actuando contra EEUU desde nuestro territorio.

Es inmoral argumentar que el peligro de una crisis humanitaria pueda convertirse en una amenaza que justifique la agresión militar o la guerra económica, cuando se sabe que esa crisis está siendo provocada precisamente por el propio gobierno de los EE.UU. Es cínico alegar que esa crisis resulta de la supuesta incompetencia del gobierno cubano o de males intrínsecos a nuestro modelo económico.

Con cada vez mayor frecuencia, desde el gobierno de los EE.UU. se esgrimen amenazas, que reflejan la intención clara de imponer otra vez su control sobre los destinos de Cuba, como hizo durante 60 años en el siglo pasado, cuando ejerció total dominio neocolonial sobre nuestro país.

Todo ello se combina con una intensa guerra comunicacional y cognitiva, para tratar de desacreditar al gobierno cubano y responsabilizarlo de la situación crítica que vive el país, que ha sido fomentada por sucesivos gobiernos estadounidenses.

Desde círculos políticos, plataformas digitales y la prensa establecida, se emiten declaraciones, análisis y apreciaciones que reflejan la concertación y complicidad creciente con los esfuerzos del gobierno de los EE.UU. para tratar de naturalizar la idea de la agresión y que esta sea aceptada por la opinión pública estadounidense e internacional.

Cada día crece el peligro de una agresión militar contra Cuba.

No hay excusa alguna que pueda justificar una agresión militar contra nuestro país, que definitivamente provocaría destrucción y la muerte de cubanos y estadounidenses.

Cuba no quiere un conflicto. Somos y hemos sido siempre un país de paz, de solidaridad, que ha fomentado relaciones de respeto y amistad con otros países y los pueblos del mundo, incluyendo el pueblo de los EE.UU..

Como expresara recientemente el primer secretario del Comité Central del Partido y presidente de la República, Miguel Díaz-Canel Bermúdez, “Nosotros somos un país de paz. Nosotros no promovemos la guerra, no nos gusta la guerra, propiciamos la solidaridad, la cooperación entre los pueblos, pero estamos dispuestos a defender esa paz que queremos”.

Queremos la paz, pero no una paz sin soberanía, sin independencia, en la que los cubanos no sean dueños de la riqueza nacional, en la que el país quede sometido al tutelaje del gobierno de los EE.UU. y la economía vuelva a una relación de dependencia de la economía estadounidense.

Esa paz no la aceptamos.

Si fuésemos agredidos, si se nos impone la guerra que no queremos, la enfrentaremos con determinación y preparación, resueltamente decididos a defender nuestra soberanía e independencia a cualquier precio.

Hemos estado y estamos dispuestos a dialogar con el gobierno de los EE.UU., para encontrar entendimiento y solución a los problemas bilaterales. No para que se interfiera en nuestros asuntos internos; no para que EE.UU. pretenda definir cómo debe ser el orden constitucional cubano, ni quién puede y quién no puede gobernar; no para que EE.UU. quiera determinar cómo debe ser el modelo económico del país; no para que EE.UU. trate de imponer una relación de dependencia; no para que EE.UU. intente dominar el destino de Cuba a través de la presión, la coerción y la amenaza de agresión militar.

Esperamos que prevalezca la vía del diálogo en este momento, en que las acciones agresivas que el gobierno de los EE.UU. emprende contra Cuba, hacen dudar de la seriedad y responsabilidad con que asume este proceso.

Asumimos que la comunidad internacional no puede contemplar pasivamente que se prive a todo un pueblo de sus formas de sustento, que se siga castigando a una población entera por motivaciones de dominación y que se amenace militarmente a un país sin justificación alguna.

Sabemos que Cuba no está sola en esta batalla. Somos testigos de las innumerables expresiones de solidaridad y apoyo, muchas en forma de valiosa ayuda material, que ha recibido nuestro país de gobiernos, parlamentos, fuerzas políticas, personalidades, organizaciones no gubernamentales de los más diversos sectores sociales, cubanos residentes en el exterior, grupos solidarios, personas a título individual y organismos internacionales, a los que reiteramos la más profunda gratitud del pueblo cubano.

Frente a arremetida de los EE.UU. contra Cuba, el irrespeto total de su gobierno al Derecho Internacional y las más elementales normas de convivencia entre las naciones, se requiere que la comunidad internacional reafirme la solidaridad con Cuba, en la hora actual cuando grandes peligros se ciernen sobre la nación cubana.

Como sentenciara Nuestro Héroe Nacional José Martí, cuando advertía sobre los peligros del expansionismo del naciente imperialismo estadounidense sobre Nuestra América, “quien se levanta hoy con Cuba, se levanta para todos los tiempos”.

¡Hasta la Victoria Siempre!

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