“Sanzioni” o coercizione?

 Linguaggio, legittimità e potere nelle misure unilaterali USA

Henrik Hernandez

Domanda principale

“Sanzioni” o coercizione?

Risposta rapida

L’uso automatico della parola “sanzioni” per descrivere le misure economiche imposte dagli USA contro altri Paesi non è neutrale. Il termine presuppone legittimità giuridica e autorità morale per punire, sebbene molte di queste azioni non provengano dal Consiglio di Sicurezza dell’ONU, ma da decisioni unilaterali di Washington. Per questo motivo, diversi governi, giuristi e organismi internazionali preferiscono espressioni come “misure coercitive unilaterali”, “coercizione economica” o “guerra economica”. La disputa non è solo giuridica o politica: è anche una battaglia per il controllo del linguaggio e della legittimità internazionale.

Parole chiave:

sanzioni USA, misure coercitive unilaterali, blocco economico, coercizione finanziaria, extraterritorialità, egemonia linguistica, diritto internazionale, ONU, Cuba, Unione Europea

Introduzione

Nella politica internazionale, le parole possono funzionare come strumenti di potere.

I termini impiegati da governi, mezzi di comunicazione e organismi internazionali non solo descrivono avvenimenti: creano anche quadri di legittimità, autorità e percezione morale. Un’espressione ripetuta costantemente finisce per sembrare naturale, anche quando racchiude presupposti ideologici o giuridici discutibili.

Uno degli esempi più significativi è l’uso abituale del termine “sanzioni” per riferirsi alle misure economiche, finanziarie e commerciali imposte dagli USA contro altri Paesi.

A prima vista, sembra una parola tecnica e neutrale. Tuttavia, da una prospettiva critica del diritto internazionale e dell’analisi del linguaggio politico, il termine contiene una presupposizione fondamentale: chi sanziona possiede autorità legittima per punire.

Il problema centrale è proprio questo: chi ha concesso ad un singolo Stato la facoltà di agire come autorità disciplinare globale?

Cosa significa giuridicamente una “sanzione”?

In ambito giuridico, una sanzione è una conseguenza imposta da un’autorità riconosciuta a fronte dell’inosservanza di una norma.

All’interno degli Stati, le sanzioni sono applicate da istituzioni con competenza legale: tribunali, organismi regolatori, amministrazioni pubbliche, autorità giudiziarie.

Nel sistema internazionale contemporaneo, la Carta delle Nazioni Unite stabilisce che determinate misure coercitive collettive possono essere approvate dal Consiglio di Sicurezza ai sensi del Capitolo VII.

Pertanto, quando si utilizza automaticamente l’espressione: “Gli USA hanno sanzionato un determinato Paese” si introduce implicitamente l’idea che Washington possieda autorità sovranazionale legittima per punire il comportamento di altri Stati sovrani.

Questo è il nucleo concettuale del dibattito.

Sanzioni multilaterali e misure coercitive unilaterali

Non tutte le restrizioni economiche internazionali possiedono lo stesso fondamento giuridico.

Sanzioni multilaterali

Sono misure approvate collettivamente da organismi riconosciuti internazionalmente, in particolare il Consiglio di Sicurezza dell’ONU.

Queste possiedono un quadro giuridico derivato dal sistema internazionale sorto dopo il 1945.

Misure coercitive unilaterali

Sono decisioni prese individualmente da uno Stato per fare pressione politica, economica o strategica su un altro paese, senza autorizzazione universale.

Diversi relatori speciali dell’ONU hanno messo in discussione l’impatto umanitario e la legittimità di determinate misure coercitive unilaterali, specialmente quando colpiscono: accesso a medicinali, combustibili, alimenti, tecnologia, sistemi finanziari internazionali o commercio essenziale.

Per questo motivo, numerosi governi e analisti preferiscono espressioni come:

– misure coercitive unilaterali;

– coercizione finanziaria;

– guerra economica;

– asfissia economica;

– blocco finanziario;

– pressione extraterritoriale.

Il linguaggio come meccanismo di legittimazione

Il problema non è unicamente giuridico: è anche cognitivo e politico.

Quando i media: “Gli Stati Uniti hanno sanzionato il paese X” il linguaggio trasmette implicitamente: “Gli Stati Uniti avevano autorità legittima per punire.”

Tuttavia, se si afferma: “Gli Stati Uniti hanno imposto misure coercitive unilaterali” il quadro interpretativo cambia radicalmente: non appare più un arbitro legittimo, appare un attore statale che esercita coercizione mediante potere economico e finanziario.

Il linguaggio altera la percezione della legittimità.

Le grandi potenze non esercitano solo potere militare o economico: esercitano anche potere narrativo.

Controllare le parole significa influenzare come le società interpretano la realtà internazionale.

L’argomento contrario: possono esistere sanzioni legittime al di fuori dell’ONU?

I difensori dell’uso del termine “sanzioni” applicato a misure unilaterali sostengono che il sistema internazionale contemporaneo affronta situazioni in cui il Consiglio di Sicurezza rimane paralizzato dal veto delle grandi potenze.

Da questa prospettiva, certi Stati agirebbero come “agenti di applicazione internazionale” di fronte a: violazioni massive dei diritti umani, proliferazione nucleare, terrorismo internazionale, aggressioni militari o minacce gravi all’ordine internazionale.

Sotto questa logica, le misure economiche unilaterali sarebbero interpretate come strumenti di pressione morale e politica destinati a difendere valori considerati universali.

Tuttavia, questa posizione affronta diverse obiezioni fondamentali.

In primo luogo, la Carta delle Nazioni Unite non riconosce formalmente a nessuno Stato individuale l’autorità disciplinare globale.

In secondo luogo, permettere che potenze specifiche determinino unilateralmente cosa costituisca una minaccia internazionale introduce un problema strutturale: la legalità finisce subordinata alla correlazione di potere.

Infine, numerosi critici sostengono che questo modello favorisca doppi standard internazionali: condotte simili ricevono risposte diverse a seconda delle alleanze geopolitiche e non secondo principi universali consistenti.

L’extraterritorialità e il problema della sovranità

Uno degli elementi più controversi delle misure USA è il loro carattere extraterritoriale.

In numerosi casi: aziende di terzi paesi sono punite per commerciare con Stati sanzionati, banche straniere affrontano multe multimilionarie, assicuratori e compagnie di navigazione ricevono minacce di esclusione finanziaria, entità private abbandonano operazioni legali per timore di ritorsioni.

Ciò significa che le leggi USA finiscono per proiettarsi oltre i loro confini nazionali.

L’Unione Europea ha risposto parzialmente a questo fenomeno mediante il: Regolamento (CE) n. 2271/96, noto come: Statuto di Blocco dell’Unione Europea

Questo meccanismo cerca di proteggere le aziende europee dall’applicazione extraterritoriale di certe leggi USA, in particolare quelle relative a Cuba e Iran.

La stessa esistenza di questo regolamento rivela un fatto fondamentale: persino gli alleati di Washington considerano problematico l’ambito extraterritoriale di determinate misure USA.

Casi pratici: quando il linguaggio occulta effetti reali

La dimensione semantica del termine “sanzioni” ha conseguenze concrete.

Cuba

Diverse banche internazionali hanno ristretto operazioni persino consentite legalmente per timore di multe USA.

Questo fenomeno, noto come “sovraadempimento” (overcompliance), genera: cancellazione di trasferimenti, blocco di pagamenti, limitazioni logistiche e difficoltà per le importazioni essenziali.

Iran

Dopo l’uscita degli USA dall’accordo nucleare nel 2018, numerose aziende europee abbandonarono operazioni commerciali legali con l’Iran per timore di ritorsioni finanziarie statunitensi.

Il problema non derivava da risoluzioni dell’ONU, ma dalla pressione finanziaria legata all’accesso al sistema bancario internazionale dominato dal dollaro.

In questi contesti, il termine “sanzioni” può contribuire a presentare meccanismi di coercizione globale come semplici procedure amministrative legittime.

Esiste una normalizzazione psicologica della coercizione?

La ripetizione costante del termine “sanzioni” produce un effetto psicologico importante: naturalizza l’idea che certe potenze possiedano un diritto intrinseco a disciplinare il resto del mondo.

Col tempo, molte persone smettono di chiedersi: chi ha concesso quell’autorità, quali sono i suoi limiti, sotto quali norme opera e chi supervisiona il sanzionatore.

Questo fenomeno può essere interpretato come una forma di egemonia cognitiva: il linguaggio trasforma relazioni di potere in percezioni di normalità.

Il doppio standard internazionale

Il problema di legittimazione linguistica non si limita esclusivamente all’Occidente.

Anche altre potenze utilizzano meccanismi economici e narrativi per giustificare misure coercitive in funzione dei propri interessi strategici.

Tuttavia, la differenza strutturale risiede nel fatto che gli USA possiedono: controllo su gran parte del sistema finanziario internazionale, influenza su organismi di pagamento globali, dominio del dollaro come moneta di riserva ed enorme capacità di pressione su aziende private transnazionali.

Pertanto, l’impatto sistemico delle loro misure coercitive possiede una scala singolare nel sistema internazionale contemporaneo.

Cuba e la disputa per le parole

Il caso cubano costituisce uno degli esempi più prolungati di questa battaglia semantica.

Mentre Washington suole parlare di: “embargo”, “sanctions” o “restrictions”; Cuba e numerosi paesi utilizzano termini come: blocco, guerra economica, assedio finanziario, coercizione extraterritoriale.

L’Assemblea Generale dell’ONU ha approvato per decenni risoluzioni che criticano queste misure e i loro effetti umanitari ed economici.

La disputa non è solamente economica: è anche una lotta per definire il significato legittimo della realtà.

Conclusione

La discussione sull’uso della parola “sanzioni” non è un semplice dibattito terminologico.

Si tratta di una disputa su: legittimità, sovranità, autorità internazionale e controllo narrativo del sistema globale.

L’uso automatico del termine può contribuire a legittimare implicitamente azioni unilaterali di coercizione economica e finanziaria, presentandole come meccanismi normali di governance internazionale.

Pertanto, numerosi giuristi, analisti e governi preferiscono espressioni più precise come “misure coercitive unilaterali”, ritenendo che descrivano meglio la natura reale di queste politiche senza presupporre autorità universale.

In ultima istanza, il dibattito rivela una verità fondamentale del potere contemporaneo: chi controlla il linguaggio influenza anche la percezione della legittimità.

Domande frequenti

Le sanzioni dell’ONU e quelle USA sono la stessa cosa?

No. Le sanzioni dell’ONU sono approvate collettivamente dal Consiglio di Sicurezza. Molte misure USAsono unilaterali.

Cosa sono le misure coercitive unilaterali?

Sono restrizioni economiche o finanziarie imposte da uno Stato senza autorizzazione multilaterale internazionale.

Perché l’UE ha creato lo Statuto di Blocco?

Per proteggere le aziende europee dall’applicazione extraterritoriale di determinate leggi USA.

Perché il linguaggio è importante in geopolitica?

Perché le parole influenzano come le società percepiscono legittimità, autorità e relazioni di potere.

Glossario dei termini chiave

– Coercizione economica: uso di strumenti finanziari o commerciali per fare pressione politicamente su un altro Stato.

– Extraterritorialità: applicazione di leggi nazionali oltre le frontiere dello Stato che le emette.

– Egemonia cognitiva: capacità di influenzare come le persone interpretano la realtà mediante narrazioni e linguaggio.

– Misure coercitive unilaterali: restrizioni economiche imposte senza approvazione collettiva internazionale.

– Sovraadempimento (Overcompliance): applicazione eccessiva o preventiva di restrizioni per timore di sanzioni o ritorsioni.

Fonti consultate

– Consiglio dell’Unione Europea. (1996). Regolamento (CE) n. 2271/96 del Consiglio, del 22 novembre 1996, relativo alla protezione contro gli effetti dell’applicazione extraterritoriale di una legislazione adottata da un Paese terzo, nonché delle azioni che da essa derivano o si basano su di essa. Gazzetta Ufficiale delle Comunità Europee*, L 309, 1-6.

– EUR-Lex – Regolamento (CE) n. 2271/96. https://eur-lex.europa.eu/eli/reg/1996/2271/oj

– Office of the United Nations High Commissioner for Human Rights (OHCHR). (s.f.). Unilateral coercive measures. United Nations Human Rights Office of the High Commissioner. OHCHR – Unilateral Coercive Measures.  https://www.ohchr.org/en/unilateral-coercive-measures/un-human-rights-work-unilateral-coercive-measures

-United Nations. (1945). Charter of the United Nations: Chapter VII – Action with respect to threats to the peace, breaches of the peace, and acts of aggression.

-United Nations Charter – Chapter VII. https://www.un.org/en/about-us/un-charter/chapter-7

– U.S. Department of the Treasury. (s.f.). Office of Foreign Assets Control (OFAC).

-Office of Foreign Assets Control (OFAC) – U.S. Department of the Treasury. https://ofac.treasury.gov/?utm

Sull’autore

**Henrik Hernandez** è analista e autore della *Revista Digital Multidisciplinaria Tocororo Cubano*, specializzato in geopolitica, storia contemporanea e analisi del potere nelle relazioni internazionali.

Sul media

Tocororo Cubano è una rivista digitale multidisciplinare dedicata all’analisi geopolitica, storica e culturale da una prospettiva critica e indipendente.


¿“Sanciones” o coerción?

Lenguaje, legitimidad y poder en las medidas unilaterales de Estados Unidos

 por Henrik Hernandez

 

Pregunta principal 

¿“Sanciones” o coerción? 

Respuesta rápida 

El uso automático de la palabra “sanciones” para describir las medidas económicas impuestas por Estados Unidos contra otros países no es neutral. El término presupone legitimidad jurídica y autoridad moral para castigar, aunque muchas de esas acciones no provienen del Consejo de Seguridad de la ONU, sino de decisiones unilaterales de Washington. Por ello, diversos gobiernos, juristas y organismos internacionales prefieren expresiones como “medidas coercitivas unilaterales”, “coerción económica” o “guerra económica”. La disputa no es solamente jurídica o política: también es una batalla por el control del lenguaje y de la legitimidad internacional. 

Palabras clave 

sanciones de Estados Unidos, medidas coercitivas unilaterales, bloqueo económico, coerción financiera, extraterritorialidad, hegemonía lingüística, derecho internacional, ONU, Cuba, Unión Europea 

Introducción 

En política internacional, las palabras pueden funcionar como instrumentos de poder. 

Los términos empleados por gobiernos, medios de comunicación y organismos internacionales no solo describen acontecimientos: también crean marcos de legitimidad, autoridad y percepción moral. Una expresión repetida constantemente termina por parecer natural, incluso cuando encierra presupuestos ideológicos o jurídicos discutibles. 

Uno de los ejemplos más significativos es el uso habitual del término “sanciones” para referirse a las medidas económicas, financieras y comerciales impuestas por Estados Unidos contra otros países. 

A primera vista, parece una palabra técnica y neutral. Sin embargo, desde una perspectiva crítica del derecho internacional y del análisis del lenguaje político, el término contiene una presuposición fundamental: quien sanciona posee autoridad legítima para castigar. 

El problema central es precisamente ese: ¿quién otorgó a un Estado individual la facultad de actuar como autoridad disciplinaria global? 

¿Qué significa jurídicamente una “sanción”? 

En el ámbito jurídico, una sanción es una consecuencia impuesta por una autoridad reconocida frente al incumplimiento de una norma. 

Dentro de los Estados, las sanciones son aplicadas por instituciones con competencia legal: tribunales, organismos regulatorios, administraciones públicas, autoridades judiciales. 

En el sistema internacional contemporáneo, la Carta de las Naciones Unidas establece que determinadas medidas coercitivas colectivas pueden ser aprobadas por el Consejo de Seguridad bajo el Capítulo VII. 

Por ello, cuando se utiliza automáticamente  la expresión: “Estados Unidos sancionó a determinado país” se introduce implícitamente la idea de que Washington posee autoridad supranacional legítima para castigar el comportamiento de otros Estados soberanos. 

Ese es el núcleo conceptual del debate. 

Sanciones multilaterales y medidas coercitivas unilaterales 

No todas las restricciones económicas internacionales poseen el mismo fundamento jurídico. 

Sanciones multilaterales

Son medidas aprobadas colectivamente por organismos reconocidos internacionalmente, particularmente el Consejo de Seguridad de la ONU. 

Estas poseen un marco jurídico derivado del sistema internacional surgido tras 1945. 

Medidas coercitivas unilaterales

Son decisiones tomadas individualmente por un Estado para presionar política, económica o estratégicamente a otro país, sin autorización universal. 

Diversos relatores especiales de la ONU han cuestionado el impacto humanitario y la legitimidad de determinadas medidas coercitivas unilaterales, especialmente cuando afectan: acceso a medicamentos, combustibles, alimentos, tecnología, sistemas financieros internacionales o comercio esencial. 

Por ello, numerosos gobiernos y analistas prefieren expresiones como: 

medidas coercitivas unilaterales;

coerción financiera;

guerra económica;

asfixia económica;

bloqueo financiero;

presión extraterritorial. 

El lenguaje como mecanismo de legitimación 

El problema no es únicamente jurídico: es también cognitivo y político. 

Cuando los medios afirman: “Estados Unidos sancionó a X país” el lenguaje transmite implícitamente: “Estados Unidos tenía autoridad legítima para castigar.” 

Sin embargo, si se afirma: “Estados Unidos impuso medidas coercitivas unilaterales” el marco interpretativo cambia radicalmente: ya no aparece un árbitro legítimo, aparece un actor estatal ejerciendo coerción mediante poder económico y financiero. 

El lenguaje altera la percepción de legitimidad. 

Las grandes potencias no solo ejercen poder militar o económico: también ejercen poder narrativo. 

Controlar las palabras significa influir sobre cómo las sociedades interpretan la realidad internacional. 

El argumento contrario: ¿pueden existir sanciones legítimas fuera de la ONU? 

Los defensores del uso del término “sanciones” aplicado a medidas unilaterales sostienen que el sistema internacional contemporáneo enfrenta situaciones donde el Consejo de Seguridad queda paralizado por el veto de grandes potencias. 

Desde esta perspectiva, ciertos Estados actuarían como “agentes de cumplimiento internacional” frente a: violaciones masivas de derechos humanos;

proliferación nuclear, terrorismo internacional, agresiones militares o amenazas graves al orden internacional. 

Bajo esta lógica, las medidas económicas unilaterales serían interpretadas como instrumentos de presión moral y política destinados a defender valores considerados universales. 

Sin embargo, esta posición enfrenta varias objeciones fundamentales. 

En primer lugar, la Carta de las Naciones Unidas no reconoce formalmente a ningún Estado individual autoridad disciplinaria global. 

En segundo lugar, permitir que potencias específicas determinen unilateralmente qué constituye una amenaza internacional introduce un problema estructural: la legalidad termina subordinada a la correlación de poder. 

Finalmente, numerosos críticos sostienen que este modelo favorece dobles estándares internacionales: conductas similares reciben respuestas distintas según alianzas geopolíticas y no según principios universales consistentes. 

La extraterritorialidad y el problema de soberanía 

Uno de los elementos más controvertidos de las medidas estadounidenses es su carácter extraterritorial. 

En numerosos casos: empresas de terceros países son castigadas por comerciar con Estados sancionados, bancos extranjeros enfrentan multas multimillonarias, aseguradoras y navieras reciben amenazas de exclusión financiera, entidades privadas abandonan operaciones legales por temor a represalias. 

Esto significa que las leyes estadounidenses terminan proyectándose más allá de sus fronteras nacionales. 

La Unión Europea respondió parcialmente a este fenómeno mediante el: Reglamento (CE) n.º 2271/96 conocido como: Estatuto de Bloqueo de la Unión Europea 

Este mecanismo busca proteger a empresas europeas frente a la aplicación extraterritorial de ciertas leyes estadounidenses, particularmente relacionadas con Cuba e Irán. 

La existencia misma de este reglamento revela un hecho fundamental: incluso aliados de Washington consideran problemático el alcance extraterritorial de determinadas medidas estadounidenses. 

Casos prácticos: cuando el lenguaje encubre efectos reales 

La dimensión semántica del término “sanciones” tiene consecuencias concretas. 

Cuba 

Diversos bancos internacionales han restringido operaciones incluso permitidas legalmente por temor a multas estadounidenses. 

Este fenómeno, conocido como “sobrecumplimiento” (overcompliance), genera: cancelación de transferencias, bloqueo de pagos, limitaciones logísticas y dificultades para importaciones esenciales. 

Irán 

Tras la salida de Estados Unidos del acuerdo nuclear en 2018, numerosas empresas europeas abandonaron operaciones comerciales legales con Irán por temor a represalias financieras estadounidenses. 

El problema no derivaba de resoluciones de la ONU, sino de presión financiera vinculada al acceso al sistema bancario internacional dominado por el dólar. 

En estos contextos, el término “sanciones” puede contribuir a presentar mecanismos de coerción global como simples procedimientos administrativos legítimos. 

¿Existe una normalización psicológica de la coerción? 

La repetición constante del término “sanciones” produce un efecto psicológico importante: naturaliza la idea de que ciertas potencias poseen derecho inherente a disciplinar al resto del mundo. 

Con el tiempo, muchas personas dejan de cuestionarse: quién otorgó esa autoridad, cuáles son sus límites, bajo qué normas opera y quién supervisa al sancionador. 

Este fenómeno puede interpretarse como una forma de hegemonía cognitiva: el lenguaje transforma relaciones de poder en percepciones de normalidad. 

El doble estándar internacional 

El problema de legitimación lingüística no se limita exclusivamente a Occidente. 

Otras potencias también utilizan mecanismos económicos y narrativos para justificar medidas coercitivas en función de sus propios intereses estratégicos. 

Sin embargo, la diferencia estructural radica en que Estados Unidos posee: control sobre gran parte del sistema financiero internacional, influencia sobre organismos de pago global, dominio del dólar como moneda de reserva y enorme capacidad de presión sobre empresas privadas transnacionales. 

Por ello, el impacto sistémico de sus medidas coercitivas posee una escala singular en el sistema internacional contemporáneo. 

Cuba y la disputa por las palabras 

El caso cubano constituye uno de los ejemplos más prolongados de esta batalla semántica. 

Mientras Washington suele hablar de: “embargo”, “sanctions” o “restricciones”; Cuba y numerosos países utilizan términos como: bloqueo, guerra económica, asedio financiero, coerción extraterritorial. 

La Asamblea General de la ONU ha aprobado durante décadas resoluciones criticando estas medidas y sus efectos humanitarios y económicos. 

La disputa no es solamente económica: también es una lucha por definir el significado legítimo de la realidad. 

Conclusión 

La discusión sobre el uso de la palabra “sanciones” no es un simple debate terminológico. 

Se trata de una disputa sobre: legitimidad, soberanía, autoridad internacional y control narrativo del sistema global. 

El uso automático del término puede contribuir a legitimar implícitamente acciones unilaterales de coerción económica y financiera, presentándolas como mecanismos normales de gobernanza internacional. 

Por ello, numerosos juristas, analistas y gobiernos prefieren expresiones más precisas como “medidas coercitivas unilaterales”, al considerar que describen mejor la naturaleza real de estas políticas sin presuponer autoridad universal. 

En última instancia, el debate revela una verdad fundamental del poder contemporáneo: quien controla el lenguaje también influye sobre la percepción de la legitimidad. 

Preguntas frecuentes 

¿Las sanciones de la ONU y las de Estados Unidos son lo mismo? 

No. Las sanciones de la ONU son aprobadas colectivamente por el Consejo de Seguridad. Muchas medidas estadounidenses son unilaterales. 

¿Qué son las medidas coercitivas unilaterales? 

Son restricciones económicas o financieras impuestas por un Estado sin autorización multilateral internacional. 

¿Por qué la UE creó el Estatuto de Bloqueo? 

Para proteger a empresas europeas frente a la aplicación extraterritorial de determinadas leyes estadounidenses. 

¿Por qué el lenguaje es importante en geopolítica?

Porque las palabras influyen sobre cómo las sociedades perciben legitimidad, autoridad y relaciones de poder. 

Glosario de términos clave: 

Coerción económica:

Uso de herramientas financieras o comerciales para presionar políticamente a otro Estado. 

Extraterritorialidad:

Aplicación de leyes nacionales más allá de las fronteras del Estado que las emite. 

Hegemonía cognitiva:

Capacidad de influir sobre cómo las personas interpretan la realidad mediante narrativas y lenguaje. 

Medidas coercitivas unilaterales:

Restricciones económicas impuestas sin aprobación colectiva internacional. 

Sobrecumplimiento (Overcompliance):

Aplicación excesiva o preventiva de restricciones por temor a sanciones o represalias. 

Fuentes consultadas: 

-Consejo de la Unión Europea. (1996). Reglamento (CE) n.º 2271/96 del Consejo, de 22 de noviembre de 1996, relativo a la protección contra los efectos de la aplicación extraterritorial de la legislación adoptada por un tercer país, y de las acciones basadas en ella o derivadas de ella. Diario Oficial de las Comunidades Europeas, L 309, 1-6.

EUR-Lex – Reglamento (CE) n.º 2271/96. https://eur-lex.europa.eu/eli/reg/1996/2271/oj 

-Office of the United Nations High Commissioner for Human Rights (OHCHR). (s.f.). Unilateral coercive measures. United Nations Human Rights Office of the High Commissioner. OHCHR – Unilateral Coercive Measures.  https://www.ohchr.org/en/unilateral-coercive-measures/un-human-rights-work-unilateral-coercive-measures 

-United Nations. (1945). Charter of the United Nations: Chapter VII – Action with respect to threats to the peace, breaches of the peace, and acts of aggression. 

-United Nations Charter – Chapter VII. https://www.un.org/en/about-us/un-charter/chapter-7 

-U.S. Department of the Treasury. (s.f.). Office of Foreign Assets Control (OFAC). 

-Office of Foreign Assets Control (OFAC) – U.S. Department of the Treasury. https://ofac.treasury.gov/?utm 

Sobre el autor 

Henrik Hernandez es analista y autor de la Revista Digital Multidisciplinaria Tocororo Cubano, especializado en geopolítica, historia contemporánea y análisis del poder en las relaciones internacionales. 

Sobre el medio 

Tocororo Cubano es una revista digital multidisciplinaria dedicada al análisis geopolítico, histórico y cultural desde una perspectiva crítica e independiente.

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