Raúl Castro Ruz, nel mirino assassino della CIA

José Luis Méndez Méndez

Dall’inizio dell’applicazione delle misure di controinsurrezione, l’eliminazione fisica degli avversari è stata utilizzata in modo eccezionale per raggiungere scopi specifici, ma con il passare del tempo i servizi speciali, in particolare quelli USA, hanno impiegato questo metodo fino ad ora estremo, con profusione, è diventato abituale nel confronto con i loro nemici.

Nel caso di Cuba, dall’ottobre del 1959, la CIA ha sostenuto la necessità di eliminare i principali dirigenti della Rivoluzione come via per rovesciarla o cambiarne il corso politico. Si registrano più di 640 piani con diversi gradi di sviluppo e pericolosità contro il capo storico cubano Fidel Castro Ruz. Sono anche documentati altri tentativi contro Raúl Castro Ruz, Ernesto Guevara de la Serna e altri dirigenti cubani.

Il 2 dicembre 1956 la CIA convocò i suoi capi di stazione in Centroamerica e nei Caraibi per riunirsi nella capitale cubana al fine di riflettere e prendere decisioni su questioni urgenti nell’area. Partecipò il colonnello J. C. King, capo della Divisione dell’Emisfero Occidentale della Direzione di Piani di quell’agenzia.

Mentre erano celebrati dall’allora ambasciatore USA a Cuba, Arthur Gardner, questi ricevette una chiamata dal dittatore Fulgencio Batista per informarlo sullo sbarco di Fidel Castro Ruz nella provincia di Oriente e la conferma, senza ombra di dubbio, della sua morte durante lo sbarco quello stesso giorno. Tutti brindarono gioiosi per la notizia e le felicitazioni per il successo.

Trascorsero cinque anni, cinque mesi e cinque giorni dal tentativo al Moncada contro la dittatura del tiranno e il colonnello Joseph Caldwell King conobbe un’altra notizia: aveva trionfato la Rivoluzione cubana con il suo leader Fidel Castro Ruz alla testa.

L’11 dicembre 1959, il menzionato funzionario della CIA elaborò un documento il cui testo avvertiva che la Rivoluzione cubana era diretta da leader di tendenze comuniste e che urgeva prendere decisioni prima che la stessa sfuggisse al controllo statunitense. Il giovane Raúl Castro Ruz, era qualificato come un convinto comunista.

Il 9 marzo 1960, ancora una volta, il citato colonnello si riunì con alti funzionari dell’agenzia di spionaggio, per analizzare la situazione a Cuba, osservò tutti i convocati e lapidariamente disse: “A meno che Fidel e Raúl Castro e il Che Guevara possano essere eliminati in un unico pacchetto, cosa altamente impossibile, questa operazione sarà lunga… l’attuale governo può essere rovesciato solo dall’uso della forza”.

In quel documento si indicò: “[…] Si deve dare una attenta considerazione all’eliminazione di Fidel Castro. Nessuno di quelli che sono vicini a Fidel, come per esempio suo fratello Raúl e il suo compagno Che Guevara, esercitano lo stesso magnetismo sulle masse. Molte persone bene informate considerano che la scomparsa di Fidel accelererebbe grandemente la caduta dell’attuale governo…”

Si effettuava una delle riunioni preliminari, che il Ramo n. 4 della Divisione Emisfero Occidentale della CIA (WH/4) aveva convocato per in modo successivo avvicinarsi alle proposte che dovevano essere elevate alla decisione politica in relazione al rovesciamento della Rivoluzione cubana. Questo gruppo di lavoro si era creato il 18 gennaio di quello stesso anno, per dirigere la proposta operazione cubana e che sarebbe stata approvata dal Presidente USA il 17 marzo e sarebbe passata alla storia come: “Un Programma di Azione Occulta contro il regime di Castro”.

Questo ufficiale della CIA stimava che la Rivoluzione contasse allora come massimo con un 70% di appoggio popolare, quindi un obiettivo prioritario era ridurre quella base di supporto, anche che le forze dell’opposizione a Cuba non avevano un capo, era divisa in molti gruppi e le loro possibilità di sopravvivere erano infime. King rivelò, durante la riunione, una diagnosi della CIA: “Castro ha più di 122 agenti nell’area di Miami solamente”.

La vittoria cubana contro la forza invadente sconfitta a Playa Girón e il riconoscimento della paternità dell’aggressione, scatenò un’offensiva aggressiva da parte USA. Immediatamente dopo aprile 1961, si cominciò a concepire e gestire l’Operazione Mangusta e i piani magnicidi si riattivarono non solo contro il capo storico ma anche contro suo fratello Raúl.

Tra i piani e le intenzioni ordite, spiccò la cosiddetta Operazione Patty, organizzata dalla CIA a metà del 1961, che consisteva in un tentativo di assassinio, la quale segnò un’importante tappa nella guerra sporca dichiarata dal governo USA, per cercare di annientare con un solo colpo la dirigenza della Rivoluzione Cubana.

Questa congiura, per eliminare i due principali dirigenti cubani, contò con un elevato grado di organizzazione e assicurazione in cui parteciparono direttamente la CIA e il Servizio di Intelligence Navale (SIN) dell’illegale base navale USA a Guantánamo. La risposta cubana a tale cospirazione fu denominata: Candela.

La CIA prevedeva la realizzazione di azioni terroristiche combinate per scatenare il terrore, in occasione degli atti commemorativi per la festa nazionale del 26 luglio di quell’anno, principalmente nelle città di Santiago di Cuba e L’Avana. Il piano consisteva nell’attentare contro l’allora comandante Raúl Castro Ruz nello stadio di Santiago di Cuba e come seconda opzione, nel caso di fallimento del primo tentativo, l’aggressione si sarebbe ripetuta sulla strada che conduce all’aeroporto di quella città. Nel frattempo, nella capitale, un gruppo terroristico avrebbe eseguito un altro tentativo contro la vita del Comandante in Capo nell’atto di massa in Piazza della Rivoluzione.

Prima, già altri piani erano falliti. L’obiettivo era eliminare la direzione rivoluzionaria prima di eseguire l’invasione, già in sviluppo. Dai primi mesi del 1961, con l’appoggio della mafia e di elementi terroristici all’interno di Cuba, la CIA introdusse pillole avvelenate per eliminare Fidel Castro. Dall’11 dicembre 1959, Allen Dulles, l’allora capo della CIA, aveva approvato: “[…] che si dia una ampia considerazione all’eliminazione di Fidel Castro […]”.

I funzionari della CIA interrogati nel 1975 dal Comitato Senatoriale della Commissione Church, sulla loro partecipazione ad alcuni tentativi magnicidi dichiararono: “[…] consideravano che assassinare fosse un modo di agire permesso, per cui dichiararono che credevano che le loro attività fossero state completamente autorizzate […]”

In particolare Richard Helms —direttore della CIA tra il 1966 e il 1973— dichiarò in ripetute occasioni: “(…) che lui credeva che un’autorizzazione esplicita fosse innecessaria per l’assassinio di Castro all’inizio degli anni 1960 […] Le azioni che stavamo prendendo contro Cuba e contro il governo di Fidel Castro a Cuba, erano ciò che ci era stato chiesto di fare […] In altre parole: ci avevano chiesto di eliminare Castro e non c’erano limitazioni quanto ai mezzi… “

Nel frattempo, William Harvey, capo dell’unità esecutiva della CIA per gli omicidi, ZR-Rifle, testimoniò: “[…] credeva che gli attentati fossero completamente autorizzati in tutti i livelli appropriati dentro e fuori l’agenzia […] Richard Bissell —Vice Direttore di Piani della CIA— disse che l’attività contro Castro fu autorizzata dal più alto livello, e che i complotti furono discussi con Richard Helms, suo superiore immediato […]”.

Uno dei principali imputati nella citata Operazione Patty, l’agente della CIA, Alfredo Izaguirre de la Riva, rivelò al momento dell’arresto tutta la fitta matassa del piano. A metà del mese di maggio del 1961, il suddetto agente viaggiò a Miami, per rinnovare le sue missioni, dopo il fallimento mercenario.

Di profonde radici borghesi, De la Riva era stato direttore di un organo di stampa nazionale ed erede di altri prosperi affari nell’Isola durante gli anni cinquanta. Nel 1959 inizia i suoi contatti con funzionari dell’agenzia, che infine lo reclutano.

Collaborò in dissimili compiti per i funzionari della CIA all’Avana fino a gennaio 1961, quando si interruppero le relazioni diplomatiche. Dopo realizzò vari viaggi negli USA, dove ricevette addestramento specializzato per le nuove missioni e gli furono inviati equipaggiamenti militari per via aerea, in una fattoria di sua proprietà.

Durante il suo soggiorno a Miami, gli fu chiesto quale sarebbe stata la ripercussione che avrebbe avuto organizzare una provocazione contro la base USA a Guantánamo, la quale fu il preambolo di ciò che si stava ordendo nell’Operazione Patty. Nella citata riunione del 9 marzo 1960, il menzionato colonnello J.C. King, aveva proposto la presentazione di un’analisi dove si “dimostrasse” che i dirigenti cubani “[…] hanno promosso un attacco all’installazione della Marina da Guerra degli Stati Uniti a Guantánamo […]”.

Dopo il suo ritorno a Cuba, Izaguirre si riunì con terroristi all’Avana, per informarli, che: “[…] stanno portando avanti una grande operazione con la quale i nordamericani liquidheranno definitivamente la Rivoluzione e il Primo Ministro Fidel Castro […]”.

Discussero sulla necessità di attentare contro le vite di Fidel e Raúl e scatenare un’ondata di atti terroristici capace di provocare un sollevamento armato. Si accordò che alcuni membri avrebbero pianificato la citata “autoaggressione” alla base come parte di una provocazione che sarebbe servita come “pretesto” per un’invasione armata USA a Cuba. Tutte queste azioni dovevano coincidere con il 26 luglio 1961.

L’operazione in corso, si estese verso tutto il Paese. Nella provincia di Oriente si attivarono i contatti con un gruppo terroristico che manteneva un collegamento diretto con il Servizio di Intelligence Navale della Base. In termini pratici si organizzò di prendere posizioni da una casa adiacente alla tribuna dell’atto nello stadio santiaguero, dove avrebbe preso la parola il comandante Raúl Castro Ruz, e installare nella stessa una mitragliatrice calibro 30, con due uomini a suo carico, mentre altri quattro, armati con granate, avrebbero facilitato la ritirata. Altri sei uomini armati con mitra M-3, si sarebbero appostati sulla strada dell’aeroporto nel caso che il primo attentato non avesse sortito effetto e il dirigente avesse deciso di prendere un aereo per partire verso la capitale.

Il piano doveva eseguirsi a partire dalle 10 del mattino e si sarebbe sincronizzato con un attacco con mortai alla raffineria “Hermanos Díaz” nella stessa città di Santiago di Cuba, che era già stata attaccata nell’aprile di quell’anno. I congiurati avevano studiato attentamente le installazioni dello stadio, le aree adiacenti e la menzionata strada, in particolare, il tratto finale verso l’aeroporto.

Per attaccare la base, si sarebbero posizionati in una fattoria chiamata “El Cuero”, al confine con l’installazione militare, non meno di quattro mortai, che avrebbero sparato sei obici ciascuno. Un altro mortaio avrebbe attaccato un piazzamento di artiglieria che le Forze Armate Rivoluzionarie avevano in un luogo vicino. Lo scopo era che entrambe le installazioni militari si credessero aggredite e rispondessero al fuoco dei mortai, ciò che avrebbe provocato un incidente che potesse servire da pretesto al governo USA per un intervento militare contro l’Isola.

Le armi e gli esplosivi da utilizzare nella provincia di Oriente provenivano in maggioranza dalla Base, le quali erano trasportate clandestinamente al territorio cubano, in combutta con la direzione militare di quell’enclave. Le armi erano inviate per mare a un punto vicino per essere trasportate fino alla spiaggia “El Uvero” e portate in luoghi sicuri vicini alla città di Guantánamo, utilizzando camion carichi di sabbia.

Questi trasferimenti clandestini di armi e esplosivi si realizzavano anche attraverso la recinzione perimetrale della Base, in luoghi inospitali e di limitato transito, mediante collaboratori del Servizio di Intelligence Navale.

Nel frattempo, all’Avana intendevano utilizzare un mortaio da 82 millimetri da un’abitazione situata nelle vicinanze di Piazza della Rivoluzione, per sparare contro la tribuna dove si sarebbe trovato Fidel Castro, una volta iniziato l’atto. Quel giorno, altri gruppi terroristici nelle province di Camagüey e Las Villas, avevano pianificato realizzare altri attentati e azioni terroristiche contro installazioni di servizi pubblici e vie di comunicazione.

Mentre i congiurati avanzavano, la risposta di Candela, si chiudeva per disarticolare in modo simultaneo, tutti i diversi piani e neutralizzare Patty fino al fallimento totale, non si poteva lasciare sciolto nessun capo, ogni piano della CIA, aveva un’azione cubana. Il 22 luglio 1961, furono arrestati i principali congiurati in tutto il Paese, furono sequestrate abbondanti armi ed equipaggiamenti bellici dell’operazione. Successivamente, il governo rivoluzionario denunciò pubblicamente questa nuova cospirazione.

Il comandante Ernesto Che Guevara, nel suo memorabile discorso nell’agosto del 1961, lo riassunse così: “[…] Il giorno 26 luglio di quest’anno, gruppi di controrivoluzionari armati nella Base Navale di Guantánamo aspettavano il Comandante Raúl Castro in due luoghi strategici, per assassinarlo […] Il piano era intelligente e macabro […] E poche ore dopo, signori delegati, mortai nordamericani, da territorio cubano, avrebbero cominciato a sparare sulla Base di Guantánamo. Il mondo intero spiegherebbe chiaramente la cosa: i cubani, esasperati, perché nelle loro beghe particolari, uno di quei ‘comunisti’ che esistono lì fu assassinato, cominciavano ad attaccare la Base navale di Guantánamo, e i poveri Stati Uniti non avrebbero avuto altra cosa da fare che difendersi […] Questo era il piano, che le nostre forze di sicurezza, abbastanza più effettive di quanto si potesse supporre, scoprirono alcuni giorni fa”.

Oggi, a 65 anni da quella sconfitta netta, ostinati e offuscati negli USA, fabbricano quotidianamente pretesti per sottomettere l’irredento popolo cubano, convinto nella sua decisione di resistere e vincere, ama la pace, ma se gli impongono la guerra, ci sarà combattimento.


Raúl Castro Ruz, en la mirilla magnicida de la CIA

Por: José Luis Méndez Méndez 

Desde el inicio de la aplicación de las medidas de contrainsurgencia la eliminación física de adversarios ha sido utilizada de manera excepcional para alcanzar propósitos específicos, pero con el paso del tiempo los servicios especiales en particular los estadounidenses han empleado ese método hasta ahora extremo, con profusión, se ha hecho habitual en el enfrentamiento a sus enemigos. 

En el caso de Cuba, desde octubre de 1959, la CIA argumentó la necesidad de eliminar a los principales dirigentes de la Revolución como vía para derrocarla o cambiarle el curso político. Se registran más de 640 planes con diferentes grados de desarrollo y peligrosidad contra el líder histórico cubano Fidel Castro Ruz. También están documentados otros intentos contra Raúl Castro Ruz, Ernesto Guevara de la Serna y otros dirigentes cubanos. 

El 2 de diciembre de 1956 la CIA convocó a sus jefes de estaciones en Centroamérica y el Caribe para reunirse en la capital cubana a fin de reflexionar y tomar decisiones sobre cuestiones apremiantes en el área. Concurrió el coronel J. C. King, jefe de la División del Hemisferio Occidental de la Dirección de Planes de esa agencia. 

Cuando eran agasajados por el entonces embajador estadounidense en Cuba, Arthur Gardner, este recibió una llamada del dictador Fulgencio Batista para informarle sobre el desembarco de Fidel Castro Ruz por la provincia de Oriente y la confirmación, sin lugar a dudas, de su muerte durante el desembarco aquel mismo día. Todos brindaron jubilosos por la noticia y las felicitaciones por éxito. 

Transcurrieron cinco años, cinco meses y cinco días desde el  intento en el Moncada contra la dictadura del tirano y el coronel Joseph Caldwell King, conoció otra noticia: Había triunfado la Revolución cubana con su líder Fidel Castro Ruz al frente. 

El 11 de diciembre de 1959, el mencionado funcionario de la CIA elaboró un documento cuyo texto alertaba, que la Revolución cubana era dirigida por líderes de tendencias comunistas y que apremiaba tomar decisiones antes que la misma se fuera del control estadounidense. El joven Raúl Castro Ruz, era calificado como un convencido comunista. 

El 9 de marzo de 1960, una vez más, el citado coronel se reunió con altos funcionarios de la agencia de espionaje, para analizar la situación en Cuba, observó a todos los convocados y lapidariamente dijo: “A menos que Fidel y Raúl Castro y el Che Guevara puedan ser eliminados en un solo paquete, lo cual es altamente imposible, esta operación será larga… el presente gobierno sólo puede ser derrocado por el uso de la fuerza”. 

En ese documento se indicó: “[…] Se le debe dar una cuidadosa atención a la eliminación de Fidel Castro. Ninguno de los que se hayan cercanos a Fidel, como por ejemplo su hermano Raúl y su compañero Che Guevara, ejercen el mismo magnetismo sobre las masas. Muchas personas bien informadas consideran que la desaparición de Fidel aceleraría grandemente la caída del actual gobierno…” 

Se efectuaba una de las reuniones previas, que la Rama No. 4 de la División Hemisferio Occidental de la CIA (WH/4) había convocado para de manera sucesiva aproximarse a las propuestas que debían ser elevadas a la decisión política en relación con el derrocamiento de la Revolución cubana. Este grupo de trabajo se había creado el 18 de enero de ese mismo año, para dirigir la propuesta operación cubana y que sería aprobada por el Presidente estadounidense el 17 de marzo y pasaría a la historia como: “Un Programa de Acción Encubierta contra el régimen de Castro”. 

Este oficial de la CIA estimaba que la Revolución contaba entonces como máximo con un 70 % de respaldo popular, por lo tanto un objetivo priorizado era reducir esa base de apoyo, también que las fuerzas de la oposición en Cuba, no tenían un líder, estaba dividida en muchos grupos y sus posibilidades de subsistir era ínfimas. King reveló, durante la reunión, un diagnóstico de la CIA: “Castro tiene más de 122 agentes en el área de Miami solamente”. 

La victoria cubana contra la fuerza invasora derrotada en Playa Girón y el reconocimiento de la paternidad de la agresión, desató una escalada agresiva por parte de Estaos Unidos, inmediatamente después de abril de 1961, se comenzó a concebir y gestar La Operación Mangosta y los planes magnicidas se reactivaron no solo contra el líder histórico sino también contra su hermano Raúl. 

De los planes e intenciones urdidas, destacó la llamada Operación Patty, organizada por la CIA a mediados de 1961, que consistía en un intento de asesinato, la cual marcó un hito en la guerra sucia declarada por el gobierno de Estados Unidos, para tratar de aniquilar de un solo golpe a la jefatura de la Revolución Cubana. 

Esta conjura, para eliminar a los dos principales líderes cubanos, contó con un elevado grado de organización y aseguramiento en el que participaron directamente la CIA y el Servicio de Inteligencia Naval (SIN) de la ilegal base naval estadounidense en Guantánamo. La respuesta cubana a tal conspiración se le denominó: Candela. 

La CIA preveía la realización de acciones terroristas combinadas para desatar el terror, en ocasión actos conmemorativos por la fiesta nacional del 26 de julio ese año, principalmente en las ciudades de Santiago de Cuba y La Habana. El plan consistía en atentar contra el entonces comandante Raúl Castro Ruz en el estadio de Santiago de Cuba y como segunda opción, en el caso de fracasar el primer intento, la agresión se repetiría en la carretera que conduce al aeropuerto de esa ciudad.  Mientras, en la capital, un grupo terrorista ejecutaría otro intento contra la vida del Comandante en Jefe en el acto multitudinario en la Plaza de la Revolución. 

Antes, ya otros planes habían fracasado, el objetivo era eliminar al liderazgo revolucionario antes de ejecutar la invasión, ya en desarrollo. Desde los primeros meses de 1961, con el apoyo de la mafia y elementos terroristas dentro de Cuba, la CIA introdujo pastillas envenenadas para eliminar a Fidel Castro. Desde el 11 de diciembre de 1959, Allen Dulles, el entonces jefe de la CIA, había aprobado: “[… ] que se le dé una abarcadora consideración a la eliminación de Fidel Castro [… ]”. 

Los funcionarios de la CIA interrogados en 1975 por el Comité Senatorial de la Comisión Church, sobre su participación en algunos intentos magnicidas  declararon: “[… ] consideraban que asesinar era un modo de actuar permisible, por lo que declararon que creían que sus actividades habían sido completamente autorizadas [… ]” 

En particular Richard Helms —director de la CIA entre 1966-1973— declaró en repetidas ocasiones: “(… ) que él creía que una autorización explícita era innecesaria para el asesinato de Castro a principios de los años 1960 […] Las acciones que estábamos tomando contra Cuba y contra el gobierno de Fidel Castro en Cuba, eran lo que se nos había pedido que hiciéramos […] En otras palabras: nos habían pedido eliminar a Castro y no había limitaciones en cuanto a los medios…” 

Mientras, William Harvey, jefe de la unidad ejecutiva de la CIA para asesinatos, ZR-Rifle, testificó: “[… ] creía que los atentados estaban completamente autorizados en todos los niveles apropiados dentro y fuera de la agencia […] Richard Bissell —Subdirector de Planes de la CIA— dijo que la actividad contra Castro fue autorizada desde el más alto nivel, y que los complots se discutieron con Richard Helms, su superior inmediato […]”. 

Uno de los principales encartados en la citada Operación Patty, el agente de la CIA, Alfredo Izaguirre de la Riva, reveló al ser detenido toda la densa madeja del plan. A mediados del mes de mayo de 1961, el referido agente viajó a Miami, para renovar sus misiones, tras el fracaso mercenario. 

De profundas raíces burguesas, De la Riva había sido director de un órgano de prensa nacional y heredero de otros prósperos negocios en la Isla durante los años cincuenta. En 1959 inicia sus contactos con funcionarios de la agencia, que finalmente lo captan. 

Colaboró en disímiles tareas para los funcionarios de la CIA en La Habana hasta enero de 1961, cuando se interrumpen las relaciones diplomáticas, después realizó varios viajes a Estados Unidos, donde recibió entrenamiento especializado para las nuevas misiones y se le enviaron pertrechos militares por vía aérea, a una finca de su propiedad. 

En su estancia en Miami, se le consultó, la repercusión que tendría organizar una provocación contra la base estadounidense en Guantánamo, lo cual fue el preámbulo de lo que se urdía en la Operación Patty. En la referida reunión del 9 de marzo de 1960, el citado coronel J.C. King, había propuesto la presentación de un análisis donde se “probara” que los dirigentes cubanos “[… ] han estado promoviendo un ataque a la instalación de la Marina de Guerra de los Estados Unidos en Guantánamo [… ]”. 

Después de su regreso a Cuba, Izaguirre se reunió con terroristas en La Habana, para informarles, que: “[… ] están llevando a cabo una gran operación con la que los norteamericanos van a liquidar definitivamente a la Revolución y al Primer Ministro Fidel Castro [… ]”. 

Discutieron sobre la necesidad de atentar contra las vidas de Fidel y Raúl y desatar una ola de actos terroristas capaz de provocar un alzamiento armado. Se acordó que algunos miembros planearían la citada “autoagresión” a la base  como parte de una provocación que serviría como “pretexto” para una invasión armada de Estados Unidos a Cuba. Todas estas acciones debían coincidir con el 26 de julio de 1961. 

La operación en curso, se extendió hacia todo el país. En la provincia de Oriente se activó los contactos con un grupo terrorista que mantenía un enlace directo con el Servicio de Inteligencia Naval de la Base. En términos prácticos se organizó tomar posiciones desde una casa adyacente a la tribuna del acto en el estadio santiaguero, donde haría uso de la palabra el comandante Raúl Castro Ruz, e instalar en la misma una ametralladora calibre 30, con dos hombres a su cargo, mientras otros cuatro, armados con granadas, facilitarían la retirada. Otros seis hombres armados con subametralladoras M-3, se emboscarían en la carretera del aeropuerto en el caso que el primer atentado no surtiera efecto y el dirigente decidiera tomar un avión para partir hacia la capital. 

El plan debía ejecutarse a partir de las 10 de la mañana y se sincronizaría con un ataque con morteros a la refinería “Hermanos Díaz” en la propia ciudad de Santiago de Cuba, que ya había sido atacada en abril de ese año. Los complotados habían estudiado cuidadosamente las instalaciones del estadio, las áreas adyacentes y la mencionada carretera, en particular, el tramo final al aeropuerto. 

Para atacar la base, se situarían en una finca llamada “El Cuero”, limítrofe con la instalación militar, no menos de cuatro morteros, que dispararían seis obuses cada uno. Otro mortero atacaría un emplazamiento de artillería que las Fuerzas Armadas Revolucionarias tenían en un lugar cercano. El propósito era que ambas instalaciones militares se creyesen agredidas y respondieran al fuego de los morteros, lo que provocaría un incidente que pudiese servir de pretexto al gobierno de los Estados Unidos para una intervención militar contra la Isla. 

Las armas y explosivos a utilizar en la provincia de Oriente provenían en su mayoría de la Base, las que eran trasladadas clandestinamente al territorio cubano, en contubernio con la jefatura militar de ese enclave. Las armas eran enviadas por mar a un punto cercano para ser transportadas hasta la playa “El Uvero” y llevadas a lugares seguros cercanos a la ciudad de Guantánamo, utilizando camiones cargados de arena. 

Estos trasiegos clandestinos de armas y explosivos se realizaban también a través de la cerca perimetral de la Base, en lugares inhóspitos y limitado tránsito, mediante colaboradores del Servicio de Inteligencia Naval. 

Mientras, en La Habana pretendían utilizar un mortero de 82 milímetros desde una vivienda situada en las inmediaciones de la Plaza de la Revolución, para disparar contra la tribuna donde se encontraría Fidel Castro, una vez iniciado el acto. Ese día, otros grupos terroristas en las provincias de Camagüey y Las Villas, habían planeado realizar otros atentados y acciones terroristas contra instalaciones de servicios públicos y vías de comunicación. 

Mientras los conjurados avanzaban, la respuesta de Canela, se cerraba para desarticular de manera simultánea, todos los diversos planes y neutralizar a Patty hasta el fracaso total, no se podía dejar suelto ningún cabo, cada plan de la CIA, tenía una acción cubana. El 22 de julio de 1961, fueron detenidos los principales complotados en todo el país, se ocuparon abundantes armas y pertrechos bélicos de la operación. Posteriormente, el gobierno revolucionario denunció públicamente esta nueva conspiración. 

El comandante Ernesto Che Guevara, en su memorable discurso en agosto de 1961, lo resumió así: “[… ] El día 26 de julio de este año, grupos de contrarrevolucionarios armados en la Base Naval de Guantánamo esperaban al Comandante Raúl Castro en dos lugares estratégicos, para asesinarlo [… ] El plan era inteligente y macabro [… ] Y pocas horas después, señores delegados, morteros norteamericanos, desde territorio cubano, empezarían a disparar sobre la Base de Guantánamo. El mundo entero, explicaría claramente la cosa, los cubanos, exasperados, porque en sus rencillas particulares, uno de esos ‘comunistas’ que existen allí fue asesinado, empezaban a atacar la Base naval de Guantánamo, y los pobres Estados Unidos no tendrían otra cosa que hacer que defenderse [… ] Ese era el plan, que nuestras fuerzas de seguridad, bastante más efectivas de lo que pudiera suponerse, descubrieron hace unos días”. 

Hoy, a 65 años de esa derrota contundente, empecinados y obcecados en Estados Unidos, fabrican a diario pretextos para someter al irredento pueblo cubano, convencido en su decisión de resistir y vencer, ama la paz, pero si le imponen la guerra, habrá combate

Share Button

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.