La fabbricazione digitale di Marco Rubio come “soluzione” per Cuba

Osservatorio dei Media di Cubadebate

È stato frequente, durante gli ultimi mesi, trovare sulle reti sociali una presenza crescente del Segretario di Stato Marco Rubio associato a Cuba, Venezuela, sanzioni, aiuti umanitari, negoziazione, collasso o cambio politico. Non si tratta solo di menzioni isolate ad un funzionario USA. Osservando con più dettaglio il comportamento di determinati media e operatori digitali, appare un’architettura comunicativa organizzata: temi che si ripetono, inquadrature che si rafforzano, piattaforme che svolgono funzioni diverse e audience che vengono mobilitate mediante emozioni molto precise.

La presente analisi esamina la conversazione digitale associata a Marco Rubio in funzione di CiberCuba, Mario Pentón, Cubanet ed El Toque, su Facebook, Instagram e YouTube, durante il periodo compreso tra il 1° gennaio 2025 e il 15 maggio 2026. Questi quattro operatori politico-comunicativi della destra anticubana ricevono direttamente e indirettamente finanziamenti da agenzie governative USA e da un’economia pubblicitaria radicata nel sud della Florida, articolata attorno al mercato politico, mediatico e commerciale del cosiddetto “anticastrismo”.

Per questo studio sono state analizzate, mediante strumenti di ascolto sociale, 3204 pubblicazioni che hanno menzionato l’attuale Segretario di Stato USA, con più di 6,7 milioni di azioni accumulate tra reazioni, commenti, condivisioni e altre forme di interazione.

Questi siti funzionano, nella pratica, come casse di risonanza per audience nazionali sulle reti sociali delle linee politiche promosse dal Dipartimento di Stato verso Cuba: traducono decisioni, dichiarazioni e segnali di Washington in contenuti emotivi, titoli di alto impatto, video brevi e narrative di crisi, pressione o cambio politico.

Il risultato principale è che la conversazione su Marco Rubio non funziona come un dibattito spontaneo, disperso o puramente informativo. Opera come un sistema concentrato di produzione di senso, dove la figura del politico USA appare legata a narrative di pressione contro Cuba, aspettativa di cambio politico, legittimazione di sanzioni, intervento regionale e presunto “aiuto” da Washington.

CiberCuba come principale installatore di agenda

 

Uno dei risultati più rilevanti è la forte concentrazione di agenda. CiberCuba appare come il principale nodo di installazione narrativa di Marco Rubio all’interno dell’ecosistema studiato. Degli eventi iniziati identificati, CiberCuba concentra 1939, molto al di sopra di Mario Pentón, con 261; Cubanet, con 92; ed El Toque, con 89.

CiberCuba Noticias concentra in modo schiacciante la maggiore quantità di eventi iniziati all’interno dell’ecosistema analizzato, con 1939 registrazioni tra gennaio 2025 e maggio 2026. A grande distanza appaiono Mario Pentón, con 261 eventi; Cubanet Noticias, con 92; ed El Toque, con 89. Il grafico evidenzia una struttura diseguale di installazione narrativa, dove CiberCuba agisce come principale nodo di attivazione tematica e il resto degli operatori svolge funzioni di amplificazione, rafforzamento o adattamento di contenuti. Fonte: Osservatorio dei Media di Cubadebate

Questo dato mostra una struttura diseguale. Non tutti gli attori svolgono la stessa funzione. CiberCuba opera come grande innescatore di temi: pubblica di più, raggiunge audience più ampie e attiva argomenti che poi possono essere ripresi da altri operatori in formati diversi. Nel periodo analizzato, CiberCuba ha pubblicato una media approssimativa di 3,9 contenuti giornalieri su Marco Rubio.

Mario Pentón, invece, appare come un amplificatore emotivo ad alto rendimento. Pubblica meno, ma i suoi contenuti raggiungono livelli molto elevati di interazione, soprattutto quando si collegano con aspettative di cambio politico, indignazione contro il governo cubano o entusiasmo di fronte a dichiarazioni di funzionari USA.

Cubanet ed El Toque svolgono funzioni complementari. Cubanet rafforza e legittima alcuni quadri politici, mentre El Toque adatta i contenuti a formati audiovisivi, esplicativi o di maggiore circolazione tra pubblici specifici.

Questa divisione funzionale rivela un ecosistema più complesso della semplice somma di media digitali. Si osserva un’architettura dove alcuni attori installano, altri amplificano, altri contestualizzano e altri adattano.

Narrative dominanti

 

L’analisi identifica diverse narrative ricorrenti: crisi, sanzioni, intervento, aiuto umanitario/negoziazione, dimensione regionale e altri contenuti politici o simbolici. Tra tutte, le narrative di intervento, coercizione e “Cuba next” mostrano un rendimento particolarmente alto in termini di interazione emotiva.

Queste narrative non sempre appaiono formulate in modo esplicito come appelli a un intervento militare. In molti casi funzionano mediante insinuazioni, aspettative, titoli drammatizzati o associazioni simboliche: Cuba come prossimo scenario dopo il Venezuela, Marco Rubio come architetto di una nuova politica regionale, Washington come attore capace di produrre un epilogo, e il governo cubano come ostacolo a una presunta soluzione.

L’inquadratura è reiterativa: Cuba sarebbe sull’orlo di un collasso; le sanzioni sarebbero uno strumento legittimo di pressione; la crisi economica sarebbe segnale di una transizione imminente; e gli USA apparirebbero non come aggressori, ma come attore razionale, umanitario o liberatore.

La narrativa di “aiuto umanitario” merita attenzione speciale. Non agisce separata dalla coercizione, ma come suo complemento. In molti contenuti, il presunto aiuto diretto al popolo cubano si presenta come prova di buona volontà di Washington, mentre il governo cubano è descritto come incapace, autoritario o interessato a bloccare il sollievo della popolazione. In questo modo, il discorso umanitario addolcisce l’immagine della pressione esterna e trasforma l’intervento politico in gesto morale.

Risulta anche significativo il peso della categoria “Altri”. Sebbene raggruppi contenuti non classificati all’interno dei temi principali, concentra enormi volumi di azioni, specialmente in immagini (170726), reel (144828) e video (160242). Questo indica che la conversazione su Marco Rubio è molto più ampia dei grandi inquadramenti di “crisi” o “intervento” e include:

– attacchi personali contro dirigenti cubani;

– contenuti simbolici;

– propaganda politica;

– copertura elettorale;

– dichiarazioni congiunturali;

– meme;

– umorismo politico;

– e contenuti sulla sua identità ideologica.

I dati mostrano che la *Photo* o “Foto” (immagine statica) continua a essere il formato di maggior volume di interazione. In narrative come aiuto, negoziazione, intervento, sanzioni o crisi, le pubblicazioni basate su immagini concentrano cifre molto superiori ad altri formati. Un’immagine permette di condensare un’idea, attivare un’emozione e circolare con facilità in contesti di bassa connettività o consumo rapido di dati. Per audience esposte a blackout, limitazioni di connessione e navigazione mobile, l’immagine è un formato efficace.

I “Reel” mostrano un rendimento proporzionalmente molto alto nelle narrative più aggressive. La narrativa di intervento raggiunge livelli molto elevati di interazione nei reel, il che suggerisce che i contenuti associati a “Cuba next”, ultimatum, collasso, pressione di Washington o transizione politica funzionano particolarmente bene in video brevi, progettati per catturare attenzione immediata.

Il “Video” lungo svolge un’altra funzione: non cerca unicamente impatto, ma interpretazione. Serve per ordinare politicamente i fatti, stabilire relazioni tra Cuba e Venezuela, spiegare decisioni di Washington o presentare Rubio come figura chiave all’interno di una strategia regionale e futuro candidato alla Presidenza USA.

In termini comunicazionali, l’ecosistema combina tre funzioni: la foto installa sensazione; il reel accelera emozione; il video consolida interpretazione.

Facebook, la piattaforma guida

 

Nonostante la crescita di Instagram, TikTok e i formati di video breve, Facebook continua a essere la piattaforma principale per la mobilitazione politica delle audience cubane, dentro e fuori l’Isola. La maggior parte delle azioni accumulate si concentra lì.

Figura 3. Facebook concentra in modo sostenuto la maggior parte delle azioni digitali associate a pubblicazioni su Marco Rubio, con un salto eccezionale tra gennaio e febbraio 2026, coincidente con il picco di tensione regionale dopo il sequestro del Presidente Maduro e di sua moglie. Instagram accompagna questo incremento come piattaforma secondaria di viralizzazione, mentre YouTube mantiene un comportamento più stabile e di volume minore. Il grafico evidenzia che la conversazione si attiva specialmente in momenti di crisi politica, quando Facebook funziona come principale spazio di amplificazione e mobilitazione emotiva. Fonte: Osservatorio dei Media di Cubadebate. 

Questo ha una spiegazione sociale e tecnologica. Facebook mantiene una base di utenti ampia tra le comunità cubane, permette la circolazione di link, immagini, video, dirette e commenti estesi, e conserva una funzione importante come spazio di dibattito politico, disputa emotiva e amplificazione comunitaria.

Instagram svolge un’altra funzione: accelera la viralizzazione visiva mediante reel, immagini e contenuti di impatto rapido. YouTube, da parte sua, opera come spazio di interpretazione politica più lunga: interviste, programmi di analisi, commenti e spiegazioni che poi possono essere frammentate e ridistribuite su altre piattaforme.

La conversazione digitale, quindi, non si muove in modo uniforme. Ogni piattaforma apporta uno strato diverso: Facebook mobilita, Instagram accelera, YouTube interpreta.

Sincronizzazione narrativa

 

Uno dei risultati centrali di questa ricerca è la coincidenza stimata di agenda: approssimativamente il 46,8% delle pubblicazioni analizzate fa parte di eventi replicati, ripresi o amplificati da vari account o piattaforme.

Questo non significa che tutti pubblichino esattamente lo stesso testo. La sincronizzazione si manifesta in un altro modo: diversi attori parlano dello stesso avvenimento in finestre temporali molto brevi, con titoli, toni, immagini o formati distinti.

Quando si verifica una dichiarazione di Donald Trump, un annuncio di sanzioni, una crisi energetica a Cuba, un episodio legato al Venezuela o una minaccia dell’apparato politico-militare USA, gli operatori analizzati attivano contenuti sullo stesso nucleo narrativo. Il tempo medio di reazione rilevato tra operatori è di appena 23 minuti.

L’effetto comunicativo di questa sincronizzazione è importante. Per l’utente comune, può prodursi una sensazione di onnipresenza: “tutti stanno parlando della stessa cosa”. Ma, in realtà, si tratta di un numero limitato di attori che riproducono e adattano temi convergenti.

Il fatto concreto può cambiare, ma il quadro interpretativo rimane.

L’emozionalità come motore di viralizzazione

 

La ricerca conferma che queste piattaforme non operano solo come canali informativi. Sono spazi di attivazione affettiva. Su Facebook, dove è possibile misurare reazioni disaggregate, il “Mi piace” concentra l’82,2% di tutte le reazioni, il che indica un alto grado di validazione emotiva all’interno di un’audienza già predisposta favorevolmente a quei quadri narrativi.

Il “Mi diverto” appare come una reazione particolarmente rilevante. Non esprime semplice umorismo, ma scherno politico. In determinati momenti, le risposte del governo cubano o le sue dichiarazioni sono ricevute da queste audience con ironia massiva, il che contribuisce a erodere simbolicamente l’autorità dell’avversario.

Le reazioni di rabbia o tristezza, invece, si concentrano in contenuti che presentano crisi sociali, blackout, scarsità, repressione o rifiuto governativo a iniziative promosse dagli USA. L’indignazione non si dirige verso Washington né verso le sanzioni, ma verso L’Avana.

Questo permette di capire la logica emotiva dell’ecosistema: sostegno a Rubio o alla pressione USA; scherno verso il governo cubano; indignazione di fronte a scene di crisi; ansia di fronte a un epilogo atteso; e aspettativa di fronte alla possibilità di cambio politico. Non si tratta solo di persuadere razionalmente, ma di produrre clima emotivo.

Lo studio mostra che la conversazione su Marco Rubio ha cessato di funzionare come copertura ordinaria su un politico straniero. La sua figura opera come asse simbolico per articolare diversi sensi: autorità USA, pressione regionale, sanzioni, aiuto umanitario, intervento, negoziazione e transizione.

In questa architettura, Rubio non appare unicamente come Segretario di Stato. È presentato come attore decisivo, stratega, esecutore, minaccia o speranza, a seconda del pubblico e del formato. La sua immagine serve per organizzare una narrativa dove il futuro di Cuba si sposterebbe dalla sovranità nazionale verso i centri di decisione di Washington.

Quello spostamento simbolico è centrale. La conversazione non solo informa su ciò che Rubio dice o fa. Aiuta a costruire l’idea che le decisioni fondamentali su Cuba si starebbero prendendo fuori da Cuba.

Conclusioni

 

L’ecosistema digitale analizzato non funziona come una somma dispersa di media, ma come un dispositivo di amplificazione politica con ruoli differenziati: CiberCuba installa agenda, Mario Pentón (Martí Noticias) intensifica il carico emotivo, Cubanet rafforza i quadri politico-ideologici ed El Toque adatta quei contenuti a formati audiovisivi ed esplicativi. Insieme, questi operatori agiscono come portavoce amplificatore di Marco Rubio di fronte alle audience cubane e della diaspora, riproducendo con bias (pregiudizi) politici molto evidenti gli assi della politica del Dipartimento di Stato verso Cuba.

La ricerca mostra un’alta concentrazione tematica e temporale. La coincidenza stimata di agenda, vicina al 46,8%, indica che quasi la metà delle pubblicazioni non circola come contenuto isolato, ma come parte di cicli di ripetizione e amplificazione degli stessi avvenimenti, inquadrature e aspettative politiche. Il tempo medio di reazione tra operatori — appena 23 minuti — rivela una struttura comunicazionale agile, capace di convertire segnali di Washington, dichiarazioni di Rubio o episodi di tensione regionale in narrative digitali di rapida circolazione.

Facebook appare come il principale spazio di mobilitazione politica ed emotiva, mentre Instagram accelera la viralizzazione mediante reel e video brevi, e YouTube consolida interpretazioni più estese. Le narrative di crisi, sanzioni, intervento, “Cuba next”, aiuto umanitario e transizione politica sono quelle che ottengono maggior rendimento emotivo, specialmente quando si presentano mediante immagini impattanti, titoli drammatizzati e formati audiovisivi progettati per attivare ansia, aspettativa, scherno o indignazione.

In sintesi, la conversazione digitale associata a Marco Rubio opera come un’architettura di influenza e guerra cognitiva. Non si limita a informare su Cuba o sulla politica estera USA. Cerca di produrre percezioni. Presenta Cuba come crisi terminale, Washington come centro legittimo di decisione, le sanzioni come pressione necessaria, l’aiuto umanitario come scappatoia morale e la transizione politica come epilogo inevitabile. Non siamo di fronte a giornalismo, ma a una macchina di intossicazione politica, organizzata per ripetere inquadrature, attivare emozioni, erodere la legittimità della Rivoluzione Cubana e fabbricare consenso attorno alla pressione USA.

Il caso Marco Rubio permette di osservare come questi media finanziati negli USA convertano avvenimenti politici in spettacoli digitali di pressione, emozionalità algoritmica e aggressione simbolica contro la sovranità cubana.

ANNESSO: operatori politico-comunicativi nell’intorno di Marco Rubio

 

Non sono attori spontanei né voci indipendenti della conversazione pubblica: sono attori professionali, finanziati direttamente o indirettamente, la cui funzione è sostenere e amplificare un sistema tossico di comunicazione politica contro Cuba:

**CiberCuba: con uffici in Spagna e Florida, ottiene il suo finanziamento fondamentalmente attraverso la pubblicità di aziende di Miami come CompreMarket, CasaLinda Shop, Envíos23, OGBESA Multiservices, RG Insurance Services, Miami Bling Jewelry e altre che fanno parte organica di negozi commerciali orientati all’emigrazione cubana, agli invii a Cuba, ai servizi migratori, fiscali, sanitari o di consumo in Florida. La stessa struttura pubblicitaria rivela una zona di contatto tra mercato, emigrazione e politica anticubana: accanto a negozi commerciali, il media ha anche ospitato contenuti promozionali di attori politico-elettorali repubblicani, come Marco Insua, e progetti simbolici di orientamento anticomunista, come il monumento a Donald Trump a Hialeah. Sebbene utilizzi “Cuba” come marchio identitario e si presenti come voce informativa cubana, opera con una strategia di “falsa bandiera”: usurpa la denominazione di Paese (Cuba), si trova fuori dal territorio nazionale e non ha struttura editoriale radicata nel Paese. È stata creata per intervenire dall’esterno nella percezione pubblica su Cuba, sostenuta mediante un modello di finanziamento indiretto basato su pubblicità proveniente, in buona misura, da negozi orientati politicamente verso i settori più ultradestrorsi e articolati con l’ecosistema comunicativo anticubano della Florida. Questa economia pubblicitaria contribuisce a sostenere una linea editoriale apertamente diretta contro il governo cubano e funzionale alle narrative di pressione promosse da Washington.

**Mario J. Pentón: combina una forte presenza personale sulle reti sociali con la sua condizione di giornalista di Martí Noticias. La stessa Martí Noticias lo identifica come “giornalista multimediale” di quella piattaforma. Questo legame lo connette direttamente con l’Office of Cuba Broadcasting — entità della U.S. Agency for Global Media — che supervisiona Radio Martí, Televisión Martí e Martinoticias.com. La USAGM descrive l’OCB come un apparato multimediale con sede a Miami orientato specificamente alle audience cubane, e registra per quell’ufficio un budget annuale di 25 milioni di $ nell’anno fiscale 2024. In questo caso, quindi, non si tratta di un legame indiretto, ma di un inserimento professionale in un media finanziato dal governo federale USA e concepito storicamente come strumento comunicativo della politica statunitense verso Cuba.

**Cubanet: appare come uno dei casi dove la relazione con finanziamento USA può essere documentata in modo diretto. Reuters informò che nel 2024 USAID destinò fondi a programmi di media su Cuba e citò specificamente Cubanet; il rapporto menziona un sussidio di 500000 $ per coinvolgere giovani cubani mediante giornalismo multimediale “obiettivo e senza censura”. Il suo caso illustra la connessione tra programmi federali di “promozione della democrazia” e media digitali orientati a costruire una narrativa internazionale contro il governo cubano.

**El Toque: Presenta un legame riconosciuto con finanziamento USA. Il suo caporedattore, José Jasán Nieves, dichiarò al Reuters Institute che El Toque non riceveva supporto da USAID, ma sì denaro da altri rami del governo USA, tra cui l’Ambasciata USA all’Avana, il Dipartimento di Stato e la National Endowment for Democracy. Secondo quella stessa fonte, nel 2024 il budget di El Toque fu di 970000 $, l’80% proveniente da sussidi, e la metà di quei sussidi proveniva da fonti USA. Reuters riportò anche che El Toque riconobbe di ricevere sussidi dal Dipartimento di Stato per promuovere l’accesso all’informazione a Cuba e sostenere programmi di “diplomazia pubblica” dell’Ambasciata USA all’Avana.


La fabricación digital de Marco Rubio como “solución” para Cuba

 Por: Observatorio de Medios de Cubadebate 

Ha sido frecuente, durante los últimos meses, encontrar en redes sociales una presencia creciente del Secretario de Estado Marco Rubio asociado a Cuba, Venezuela, sanciones, ayuda humanitaria, negociación, colapso o cambio político. No se trata solo de menciones aisladas a un funcionario estadounidense. Al observar con más detalle el comportamiento de determinados medios y operadores digitales, aparece una arquitectura comunicacional organizada: temas que se repiten, encuadres que se refuerzan, plataformas que cumplen funciones diferentes y audiencias que son movilizadas mediante emociones muy precisas. 

El presente análisis examina la conversación digital asociada a Marco Rubio en post de CiberCuba, Mario Pentón, Cubanet y El Toque, en Facebook, Instagram y YouTube, durante el período comprendido entre el 1 de enero de 2025 y el 15 de mayo de 2026. Estos cuatro operadores político-comunicacionales de la derecha anticubana reciben directa e indirectamente financiamiento de agencias gubernamentales estadounidenses y de una economía publicitaria radicada en el sur de la Florida, articulada alrededor del mercado político, mediático y comercial del llamada “anticastrismo”. 

Para este estudio se analizaron, mediante herramientas de escucha social, 3.204 publicaciones que mencionaron al actual Secretario de Estado de Estados Unidos, con más de 6,7 millones de acciones acumuladas entre reacciones, comentarios, compartidos y otras formas de interacción. 

Estos sitios funcionan, en la práctica, como cajas de resonancia ante audiencias nacionales en redes sociales de las líneas políticas impulsadas por el Departamento de Estado hacia Cuba: traducen decisiones, declaraciones y señales de Washington en contenidos emocionales, titulares de alto impacto, videos breves y narrativas de crisis, presión o cambio político. 

El resultado principal es que la conversación sobre Marco Rubio no funciona como un debate espontáneo, disperso o puramente informativo. Opera como un sistema concentrado de producción de sentido, donde la figura del político estadounidense aparece vinculada a narrativas de presión contra Cuba, expectativa de cambio político, legitimación de sanciones, intervención regional y supuesta “ayuda” desde Washington. 

CiberCuba como principal instalador de agenda

 

Uno de los hallazgos más relevantes es la fuerte concentración de agenda. CiberCuba aparece como el principal nodo de instalación narrativa de Marco Rubio dentro del ecosistema estudiado. De los eventos iniciados identificados, CiberCuba concentra 1.939, muy por encima de Mario Pentón, con 261; Cubanet, con 92; y El Toque, con 89.  

CiberCuba Noticias concentra de forma abrumadora la mayor cantidad de eventos iniciados dentro del ecosistema analizado, con 1.939 registros entre enero de 2025 y mayo de 2026. A gran distancia aparecen Mario Pentón, con 261 eventos; Cubanet Noticias, con 92; y El Toque, con 89. El gráfico evidencia una estructura desigual de instalación narrativa, donde CiberCuba actúa como principal nodo de activación temática y el resto de operadores cumple funciones de amplificación, refuerzo o adaptación de contenidos. Fuente: Observatorio de Medios de Cubadebate 

Este dato muestra una estructura desigual. No todos los actores cumplen la misma función. CiberCuba opera como gran detonador de temas: publica más, llega a audiencias más amplias y activa asuntos que luego pueden ser retomados por otros operadores en formatos diferentes. En el período analizado, CiberCuba publicó una media aproximada de 3,9 contenidos diarios sobre Marco Rubio. 

Mario Pentón, en cambio, aparece como un amplificador emocional de alto rendimiento. Publica menos, pero sus contenidos logran niveles muy elevados de interacción, sobre todo cuando conectan con expectativas de cambio político, indignación contra el gobierno cubano o entusiasmo ante declaraciones de funcionarios estadounidenses. 

Cubanet y El Toque cumplen funciones complementarias. Cubanet refuerza y legitima ciertos marcos políticos, mientras El Toque adapta contenidos a formatos audiovisuales, explicativos o de mayor circulación entre públicos específicos. 

Esta división funcional revela un ecosistema más complejo que la simple suma de medios digitales. Se observa una arquitectura donde unos actores instalan, otros amplifican, otros contextualizan y otros adaptan. 

Narrativas dominantes

 

El análisis identifica varias narrativas recurrentes: crisis, sanciones, intervención, ayuda humanitaria/negociación, dimensión regional y otros contenidos políticos o simbólicos. Entre todas, las narrativas de intervención, coerción y “Cuba next” muestran un rendimiento especialmente alto en términos de interacción emocional. 

Estas narrativas no siempre aparecen formuladas de manera explícita como llamados a una intervención militar. En muchos casos funcionan mediante insinuaciones, expectativas, titulares dramatizados o asociaciones simbólicas: Cuba como próximo escenario después de Venezuela, Marco Rubio como arquitecto de una nueva política regional, Washington como actor capaz de producir un desenlace, y el gobierno cubano como obstáculo para una supuesta solución. 

El encuadre es reiterativo: Cuba estaría al borde de un colapso; las sanciones serían una herramienta legítima de presión; la crisis económica sería señal de una transición inminente; y Estados Unidos aparecería no como agresor, sino como actor racional, humanitario o liberador. 

La narrativa de “ayuda humanitaria” merece atención especial. No actúa separada de la coerción, sino como su complemento. En muchos contenidos, la supuesta ayuda directa al pueblo cubano se presenta como prueba de buena voluntad de Washington, mientras el gobierno cubano es descrito como incapaz, autoritario o interesado en bloquear el alivio de la población. De esta manera, el discurso humanitario suaviza la imagen de la presión externa y convierte la intervención política en gesto moral. 

También resulta significativo el peso de la categoría “Otros”. Aunque agrupa contenidos no clasificados dentro de los temas principales, concentra enormes volúmenes de acciones, especialmente en imágenes (170.726), reels (144.828) y videos (160.242). Esto indica que la conversación sobre Marco Rubio es mucho más amplia que los grandes encuadres de “crisis” o “intervención” e incluye: 

ataques personales contra dirigentes cubanos;

contenidos simbólicos;

propaganda política;

cobertura electoral;

declaraciones coyunturales;

memes;

humor político;

y contenidos sobre su identidad ideológica. 

Los datos muestran que la *Photo* o “Foto” (imagen estática) sigue siendo el formato de mayor volumen de interacción. En narrativas como ayuda, negociación, intervención, sanciones o crisis, las publicaciones basadas en imágenes concentran cifras muy superiores a otros formatos.  Una imagen permite condensar una idea, activar una emoción y circular con facilidad en contextos de baja conectividad o consumo rápido de datos. Para audiencias expuestas a apagones, limitaciones de conexión y navegación móvil, la imagen es un formato eficaz. 

En esta investigación se distingue “Photo” o “Foto”, que suele referirse a una publicación nativa de imagen, de “Image”, que agrupa imágenes detectadas como adjuntos visuales, miniaturas, imágenes embebidas, piezas gráficas o contenidos visuales procedentes de otras plataformas o formatos que la herramienta no clasifica estrictamente como “Photo”. 

Los “Reels” muestran un rendimiento proporcionalmente muy alto en las narrativas más agresivas. La narrativa de intervención alcanza niveles muy elevados de interacción en reels, lo que sugiere que los contenidos asociados a “Cuba next”, ultimátums, colapso, presión de Washington o transición política funcionan especialmente bien en videos cortos, diseñados para captar atención inmediata. 

El “Video” largo cumple otra función: no busca únicamente impacto, sino interpretación. Sirve para ordenar políticamente los hechos, establecer relaciones entre Cuba y Venezuela, explicar decisiones de Washington o presentar a Rubio como figura clave dentro de una estrategia regional y futuro candidato a la Presidencia de los Estados Unidos. 

En términos comunicacionales, el ecosistema combina tres funciones: la foto instala sensación; el reel acelera emoción; el video consolida interpretación. 

Facebook, la plataforma líder

 

Pese al crecimiento de Instagram, TikTok y los formatos de video corto, Facebook continúa siendo la plataforma principal para la movilización política de audiencias cubanas, dentro y fuera de la Isla. La mayor parte de las acciones acumuladas se concentra allí. 

Figura 3. Facebook concentra de manera sostenida la mayor parte de las acciones digitales asociadas a publicaciones sobre Marco Rubio, con un salto excepcional entre enero y febrero de 2026, coincidente con el pico de tensión regional tras el secuestro del Presidente Maduro y su esposa. Instagram acompaña ese incremento como plataforma secundaria de viralización, mientras YouTube mantiene un comportamiento más estable y de menor volumen. El gráfico evidencia que la conversación se activa especialmente en momentos de crisis política, cuando Facebook funciona como principal espacio de amplificación y movilización emocional. Fuente: Observatorio de Medios de Cubadebate. 

Esto tiene una explicación social y tecnológica. Facebook mantiene una base de usuarios amplia entre comunidades cubanas, permite la circulación de enlaces, imágenes, videos, directos y comentarios extensos, y conserva una función importante como espacio de debate político, disputa emocional y amplificación comunitaria. 

Instagram cumple otra función: acelera la viralización visual mediante reels, imágenes y contenidos de impacto rápido. YouTube, por su parte, opera como espacio de interpretación política más larga: entrevistas, programas de análisis, comentarios y explicaciones que luego pueden ser fragmentadas y redistribuidas en otras plataformas. 

La conversación digital, por tanto, no se mueve de manera uniforme. Cada plataforma aporta una capa distinta: Facebook moviliza, Instagram acelera, YouTube interpreta. 

Sincronización narrativa

 

Uno de los hallazgos centrales de esta investigación es la coincidencia estimada de agenda: aproximadamente el 46,8 % de las publicaciones analizadas forma parte de eventos replicados, retomados o amplificados por varias cuentas o plataformas. 

Esto no significa que todos publiquen exactamente el mismo texto. La sincronización se manifiesta de otra manera: varios actores hablan del mismo acontecimiento en ventanas temporales muy breves, con titulares, tonos, imágenes o formatos distintos. 

Cuando ocurre una declaración de Donald Trump, un anuncio de sanciones, una crisis energética en Cuba, un episodio vinculado con Venezuela o una amenaza  del aparato político-militar estadounidense, los operadores analizados activan contenidos sobre el mismo núcleo narrativo. El tiempo promedio de reacción detectado entre operadores es de apenas 23 minutos. 

El efecto comunicacional de esa sincronización es importante. Para el usuario común, puede producirse una sensación de omnipresencia: “todo el mundo está hablando de lo mismo”. Pero, en realidad, se trata de un número limitado de actores reproduciendo y adaptando temas convergentes. 

El hecho concreto puede cambiar, pero el marco interpretativo permanece. 

La emocionalidad como motor de viralización

 

La investigación confirma que estas plataformas no operan solo como canales informativos. Son espacios de activación afectiva. En Facebook, donde es posible medir reacciones desagregadas, el “Me gusta” concentra el 82,2 % de todas las reacciones, lo que indica un alto grado de validación emocional dentro de una audiencia ya predispuesta favorablemente a esos marcos narrativos. 

El “Me divierte” aparece como una reacción especialmente relevante. No expresa simple humor, sino burla política. En determinados momentos, las respuestas del gobierno cubano o sus declaraciones son recibidas por estas audiencias con ironía masiva, lo que contribuye a erosionar simbólicamente la autoridad del adversario. 

Las reacciones de enojo o tristeza, por su parte, se concentran en contenidos que presentan crisis sociales, apagones, escasez, represión o rechazo gubernamental a iniciativas promovidas desde Estados Unidos. La indignación no se dirige hacia Washington ni hacia las sanciones, sino hacia La Habana. 

Esto permite entender la lógica emocional del ecosistema: apoyo hacia Rubio o hacia la presión estadounidense; burla frente al gobierno cubano; indignación ante escenas de crisis; ansiedad ante un desenlace esperado; y expectativa ante la posibilidad de cambio político. No se trata solo de persuadir racionalmente, sino de producir clima emocional. 

El estudio muestra que la conversación sobre Marco Rubio ha dejado de funcionar como cobertura ordinaria sobre un político extranjero. Su figura opera como eje simbólico para articular varios sentidos: autoridad estadounidense, presión regional, sanciones, ayuda humanitaria, intervención, negociación y transición. 

En esa arquitectura, Rubio no aparece únicamente como Secretario de Estado. Es presentado como actor decisivo, estratega, ejecutor, amenaza o esperanza, según el público y el formato. Su imagen sirve para organizar una narrativa donde el futuro de Cuba se desplazaría desde la soberanía nacional hacia los centros de decisión de Washington. 

Ese desplazamiento simbólico es central. La conversación no solo informa sobre lo que Rubio dice o hace. Ayuda a construir la idea de que las decisiones fundamentales sobre Cuba se estarían tomando fuera de Cuba. 

Conclusiones

 

El ecosistema digital analizado no funciona como una suma dispersa de medios, sino como un dispositivo de amplificación política con roles diferenciados: CiberCuba instala agenda, Mario Pentón (Martí Noticias) intensifica la carga emocional, Cubanet refuerza los marcos político-ideológicos y El Toque adapta esos contenidos a formatos audiovisuales y explicativos. En conjunto, estos operadores actúan como vocería amplificadora de Marco Rubio ante audiencias cubanas y de la diáspora, reproduciendo con sesgos políticos muy evidentes los ejes de la política del Departamento de Estado hacia Cuba. 

La investigación muestra una alta concentración temática y temporal. La coincidencia estimada de agenda, cercana al 46,8 %, indica que casi la mitad de las publicaciones no circula como contenido aislado, sino como parte de ciclos de repetición y amplificación de los mismos acontecimientos, encuadres y expectativas políticas. El tiempo promedio de reacción entre operadores —apenas 23 minutos— revela una estructura comunicacional ágil, capaz de convertir señales de Washington, declaraciones de Rubio o episodios de tensión regional en narrativas digitales de rápida circulación. 

Facebook aparece como el principal espacio de movilización política y emocional, mientras Instagram acelera la viralización mediante reels y videos breves, y YouTube consolida interpretaciones más extensas. Las narrativas de crisis, sanciones, intervención, “Cuba next”, ayuda humanitaria y transición política son las que obtienen mayor rendimiento emocional, especialmente cuando se presentan mediante imágenes impactantes, titulares dramatizados y formatos audiovisuales diseñados para activar ansiedad, expectativa, burla o indignación. 

En síntesis, la conversación digital asociada a Marco Rubio opera como una arquitectura de influencia y guerra cognitiva. No se limita a informar sobre Cuba o sobre la política exterior estadounidense. Busca producir percepciones. Presenta a Cuba como crisis terminal, a Washington como centro legítimo de decisión, a las sanciones como presión necesaria, a la ayuda humanitaria como coartada moral y a la transición política como desenlace inevitable. No estamos ante periodismo, sino ante una maquinaria de intoxicación política, organizada para repetir encuadres, activar emociones, erosionar la legitimidad de la Revolución Cubana y fabricar consenso alrededor de la presión estadounidense. 

El caso Marco Rubio permite observar cómo estos medios financiados en Estados Unidos convierten acontecimientos políticos en espectáculos digitales de presión, emocionalidad algorítmica y agresión simbólica contra la soberanía cubana. 

ANEXO: operadores político-comunicacionales en el entorno de Marco Rubio

 

No son actores espontáneos ni voces independientes de la conversación pública: son actores profesionales, financiados directa o indirectamente, cuya función es sostener y amplificar un sistema tóxico de comunicación política contra Cuba: 

CiberCuba: Con oficinas en España y Florida, obtiene su financiamiento fundamentalmente a través de la publicidad de empresas de Miami como CompreMarket, CasaLinda Shop, Envíos23, OGBESA Multiservices, RG Insurance Services, Miami Bling Jewelry y otras que forman parte orgánica de negocios comerciales orientados a la emigración cubana, los envíos a Cuba, los servicios migratorios, fiscales, sanitarios o de consumo en Florida. La propia estructura publicitaria revela una zona de contacto entre mercado, emigración y política anticubana: junto a negocios comerciales, el medio también ha alojado contenidos promocionales de actores político-electorales republicanos, como Marco Insua, y proyectos simbólicos de orientación anticomunista, como el monumento a Donald Trump en Hialeah. Aunque utiliza “Cuba” como marca identitaria y se presenta como voz informativa cubana, opera con una estrategia de “falsa bandera”: usurpa la denominación de país (Cuba), se encuentra fuera del territorio nacional y no tiene estructura editorial radicada en el país. Ha sido creada para intervenir desde el exterior en la percepción pública sobre Cuba, sostenida mediante un modelo de financiamiento indirecto basado en publicidad procedente, en buena medida, de negocios orientados políticamente hacia los sectores más ultraderechistas y articulados con el ecosistema comunicacional anticubano de la Florida. Esa economía publicitaria contribuye a sostener una línea editorial abiertamente dirigida contra el gobierno cubano y funcional a las narrativas de presión promovidas desde Washington. 

Mario J. Pentón. Combina una fuerte presencia personal en redes sociales con su condición de periodista de Martí Noticias. La propia Martí Noticias lo identifica como “periodista multimedios” de esa plataforma. Este vínculo lo conecta directamente con la Office of Cuba Broadcasting —entidad de la U.S. Agency for Global Media—, que supervisa Radio Martí, Televisión Martí y Martinoticias.com. La USAGM describe a la OCB como un aparato multimedia con sede en Miami orientado específicamente a audiencias cubanas, y consigna para esa oficina un presupuesto anual de 25 millones de dólares en el año fiscal 2024. En este caso, por tanto, no se trata de una vinculación indirecta, sino de una inserción profesional en un medio financiado por el gobierno federal de Estados Unidos y concebido históricamente como instrumento comunicacional de la política estadounidense hacia Cuba. 

Cubanet. Aparece como uno de los casos donde la relación con financiamiento estadounidense puede documentarse de forma directa. Reuters informó que en 2024 que la USAID destinó fondos a programas de medios sobre Cuba y citó específicamente a Cubanet; el reporte menciona una subvención de 500.000 dólares para involucrar a jóvenes cubanos mediante periodismo multimedia “objetivo y sin censura”. Su caso ilustra la conexión entre programas federales de “promoción de la democracia” y medios digitales orientados a construir una narrativa internacional contra el gobierno cubano. 

El Toque. Presenta una vinculación reconocida con financiamiento estadounidense. Su editor jefe, José Jasán Nieves, declaró al Reuters Institute que El Toque no recibía apoyo de USAID, pero sí dinero de otras ramas del gobierno de Estados Unidos, entre ellas la Embajada estadounidense en La Habana, el Departamento de Estado y la National Endowment for Democracy. Según esa misma fuente, en 2024 el presupuesto de El Toque fue de 970.000 dólares, el 80 % procedente de subvenciones, y la mitad de esas subvenciones provenía de fuentes estadounidenses. Reuters también recogió que El Toque reconoció recibir subvenciones del Departamento de Estado para promover el acceso a la información en Cuba y apoyar programas de “diplomacia pública” de la Embajada estadounidense en La Habana.

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