Attori, lobby e metodi
In questa nuova serie vogliamo fare un registro sulla memoria dell’aggressione economica e dei suoi effetti dannosi sulla società venezuelana, così come la sua influenza sulla crisi politica che il Paese ha vissuto negli ultimi 25 anni.
In precedenza avevamo presentato un lavoro che ha riassunto i primi attacchi contro l’economia nazionale, dimostrando come la Rivoluzione Bolivariana fin dai suoi inizi abbia sempre navigato in condizioni avverse e sia comunque riuscita a mantenere la premessa di dare protagonismo ai settori popolari che storicamente erano stati ignorati.
Che ‘ élite imprenditoriali si siano unite all’agenda destituente significò l’attivazione di un fronte interno il cui obiettivo, in primo termine, fu paralizzare lo Stato con l’obiettivo di provocare caos.
In questo capitolo, la sua prima parte, sistematizzeremo le aggressioni da parte di agenti esterni, così come i loro metodi per asfissiare economicamente il Venezuela. In questa operazione partecipò un conglomerato di operatori e attori di potere nell’élite corporativa globale, un saccheggio che aveva nel mirino le cospicue ricchezze del Paese.
L’OLIGARCHIA KOCH
Originaria del Kansas, Koch Industries rappresenta la seconda corporazione più grande degli USA ed è una delle più grandi del mondo. Fattura utili annuali superiori a 100 miliardi di $ e, essendo insediata nel settore petrolifero transnazionale, figura come grande concorrente di ExxonMobil, sia all’interno degli USA che nel resto del mondo dove ci sono risorse sfruttabili.
Questa oligarchia si trova intrecciata con Wall Street attraverso un’infrastruttura azionaria e di investimenti borsistici dove JP Morgan Securities, Goldman Sachs e BlackRock hanno il controllo degli investimenti mondiali.
Con questo livello di concentrazione di capitale hanno creato organizzazioni cospirative, gruppi di pressione politica e lobby per proteggere i loro interessi globali. Il Venezuela è un caso emblematico in questo senso perché fu evidente l’intervento di queste strutture del potere finanziario mondiale in un Paese sovrano.
L’oligarchia Koch è proprietaria del Cato Institute, un centro studi che sviluppa piani economici e promuove la formazione di quadri dirigenziali e consulenti di prima linea il cui obiettivo è smantellare progressivamente il settore pubblico, siano esse imprese o sussidi. Di questo istituto faceva parte María Corina Machado, il banchiere Óscar García Mendoza, Thor Harlvorssen Mendoza (cugino di Leopoldo López) e Steve Hanke, un noto sicario finanziario che ha avuto un’agenda corporativa con il Venezuela.
Finanzia anche la Heritage Foundation che, oltre a esercitare pressione politica come il Cato Institute, ha agito come un gruppo di consulenza militare in conflitti di alta intensità come in Iraq e ha formulato il piano politico a Trump nella sua seconda presidenza.
Questi due centri studi hanno guidato la prima linea di attacco contro la statale PDVSA e la Banca Centrale del Venezuela: i due pilastri dell’economia nazionale.
Oltre al Venezuela, l’oligarchia Koch ha applicato la guerra finanziaria contro altri Paesi della regione.
In Brasile i due agitatori fondamentali durante le proteste di massa contro Dilma Rousseff sono stati formati, preparati e finanziati da un altro centro studi della rete Koch chiamato Atlas Economics Research Foundation, un’istituzione che servì da laboratorio per la gestazione di propaganda contro l’appartenenza del Brasile ai BRICS.
In Argentina, l’investitore corporativo USA, Paul Singer, ha attaccato il sistema finanziario durante la gestione di Cristina Fernández. Allo stesso modo, la suddetta oligarchia ha usato il suo potere di influenza nei tribunali di New York (con il giudice Thomas Griesa) per giurisdizionalizzare il Paese e impulsare una strategia di blocco finanziario, che a sua volta servì per progettare le aspettative e le direttive con cui le agenzie di rating e le banche globali di Wall Street proiettarono l’ex presidentessa argentina come responsabile assoluta della “crisi” in quel paese sudamericano.
In Venezuela, attori e strutture terziarizzate influenzate dall’oligarchia Koch, come CEDICE ma anche JP Morgan, Goldman Sachs e Heritage hanno partecipato alla strategia di distruzione dei sistemi di prezzo attraverso l’aumento programmato del dollaro parallelo e il blocco finanziario internazionale. L’attacco fu realizzato simultaneamente su due grandi fronti: da una parte si consolidò il blocco finanziario il cui fine fu generare un caos inflazionario interno mentre impulsavano il declassamento creditizio verso PDVSA e del Paese in generale.
Il Venezuela non si è scontrato solo con l’assedio e la pressione economica esercitata da Fedecámaras e Consecomercio, poiché questi erano semplici operatori interni, ma con un conglomerato corporativo e finanziario con un’enorme capacità di manovra che muove i fili, influenza e proietta scenari catastrofici in materia economica su qualsiasi Paese dove arrivano i suoi tentacoli. Così, la cospicua gestione di risorse dei Koch insieme ad altri agenti corporativi fu chiave per il dispiegamento della guerra economica internazionale.
RICARDO HAUSMANN: sicario economico e lobbista
Ricardo Hausmann è un tradizionale cospiratore finanziario contro la Rivoluzione Bolivariana. Si è formato all’Università di Cornell, USA, dove studiò Ingegneria e Fisica Applicata e successivamente realizzò un Master e un Dottorato in Economia nella stessa casa di studi, formazione che lo avrebbe portato all’Ufficio Presidenziale di Coordinamento e Pianificazione (Cordiplan) durante il governo di Jaime Lusinchi come tirocinante. Successivamente Luis Herrera Campíns gli diede l’incarico di Capo della Pianificazione a breve termine alla vigilia del “Venerdì nero”.
Fu reclutato dal Grupo Roraima (comandato da Marcel Granier), entrò in laboratorio accademico all’Istituto di Studi Superiori di Amministrazione (IESA) dove formò tecnocrati che propagandarono per lungo tempo il caos finanziario a detrimento della stabilità economica del Paese: José Gregorio Pineda, Francisco Rodríguez e Felipe Pérez Martí, ex ministro della Pianificazione di Hugo Chávez tra il 2002 e il 2003, sono della scuola Hausmann.
Negli anni ’80 fece parte della Commissione per la Riforma dello Stato (COPRE), che intendeva privatizzare tutte le istituzioni statali di beni e servizi. Il suo compito fu legare il grande capitale straniero con la borghesia parassitaria locale.
Carlos Andrés Pérez (CAP) lo nominò ministro formale di Cordiplan dopo i fatti del 27 febbraio 1989. Per quell’epoca, Hausmann era un uomo di fiducia del Fondo Monetario Internazionale (FMI) in Venezuela.
Dall’anno 2001 fino al 2007 fece parte del consiglio di amministrazione della Compagnia Anonima Nazionale Telefoni del Venezuela (Cantv), che per allora era privatizzata, insieme a Gustavo Roosen, che fu presidente di PDVSA durante l’ultima presidenza di CAP.
Nell’ultimo decennio si è dedicato a predire il collasso dell’economia venezuelana. Hausmann annunciò un default del Venezuela nel 2016. Un anno prima, il presidente Nicolás Maduro aveva denunciato che era implicato in una cospirazione internazionale contro il Venezuela e aveva “interessi finanziari” nel piano.
L’UNIVERSITÀ DI HARVARD al di là dell’accademia
La prestigiosa università situata nel Massachusetts non può essere vista solo come un’istituzione di educazione superiore, ma come un centro specializzato nella formazione di quadri dirigenti destinati ad occupare posizioni strategiche in governi, agenzie di intelligence e nei consigli di amministrazione delle banche globali.
Da lì le grandi corporazioni storicamente hanno selezionato coloro che saranno incaricati di strumentalizzare i loro piani finanziari e politici nelle loro zone di influenza. Che prima dell’arrivo del chavismo abbiano posizionato Hausmann come Ministro della Pianificazione fu un esempio del modus operandi.
Figure della politica estera ed economica USA, dirigenti di entità come JP Morgan e Goldman Sachs e alcuni capi dell’opposizione venezuelana condividono questo spazio di formazione e legittimazione mutua.
Il Laboratorio di Crescita di questa università, sotto la direzione di Hausmann, ha ricevuto finanziamento diretto da corporazioni bancarie come il Banco Provincial e lo Standard Bank Group, così come da fondazioni come la Open Society di George Soros e agenzie associate al Dipartimento di Stato USA. Questo centro ha consigliato più di 80 governi in regioni come Africa, Europa dell’Est e America Latina e promuove programmi di privatizzazione, deregolamentazione fiscale e riforme macroeconomiche legate ai crediti condizionati del FMI.
Sotto il programma denominato “Possibili soluzioni per il Venezuela” , si è articolato un gruppo di economisti e consulenti di alto livello dedicati a strutturare la diagnosi e le raccomandazioni di politica economica per l’atteso cambio di regime.
A seguire, presentiamo alcune figure prominenti dell’economia globale associate a questo programma:
– Roberto Rigobón: professore universitario con una traiettoria di consulenza di alto livello all’interno del Fondo Monetario Internazionale.
– Lawrence Summers: ex Segretario del Tesoro USA durante l’amministrazione di Bill Clinton, ex presidente della Banca Mondiale e consigliere economico della Casa Bianca.
– Dani Rodrik: economista specializzato in commercio internazionale, è legato alla Fondazione Ford e catalogato tra gli analisti più influenti del pensiero economico contemporaneo.
– Carmen Reinhart: ricercatrice del FMI e consigliera del Congresso USA e della Federal Reserve, specialista in crisi finanziarie e debito sovrano.
– Andrés Velasco: ex Ministro delle Finanze del Cile durante le amministrazioni di Patricio Aylwin e Michelle Bachelet. Fu negoziatore chiave dei Trattati di Libero Commercio con il Nord America.
– Olivier Blanchard: ex economista capo del FMI e consulente senior della Federal Reserve USA.
– Erik Berglof: ex economista capo della Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo e membro direttivo del Brookings Institute.
Questo blocco accademico e tecnico contribuì alla costruzione di una narrativa di vulnerabilità estrema sull’economia venezuelana. Le loro proiezioni e rapporti tecnici sono stati utilizzati come input scientifici dalle agenzie di rating e dalle grandi banche d’investimento, come Deutsche Bank e JP Morgan, per giustificare l’esclusione del Venezuela dai mercati internazionali del credito.
Le opinioni emesse da questo gruppo acquisiscono un carattere vincolante e hanno influenzato la chiusura di canali formali di finanziamento multilaterale in un contesto segnato dalla contrazione delle entrate petrolifere. In definitiva, si tratta di una falange tecnocratica che mise o ha messo il Venezuela nella lista delle pecore nere del grande mercato USA, un passo che è servito da antecedente per l’iscrizione del Paese nella fila dei sanzionati dal Dipartimento del Tesoro.
Actores, lobbies y métodos
Historia crónica de un asedio económico y financiero: el frente internacional (I)
En esta nueva serie queremos hacer un registro sobre la memoria de la agresión económica y sus efectos dañinos en la sociedad venezolana, así como su influencia en la crisis política que ha vivido el país en los últimos 25 años.
Previamente habíamos presentado un trabajo que reseñó los primeros ataques contra la economía nacional, lo que demuestra cómo la Revolución Bolivariana desde sus inicios siempre ha remado en condiciones adversas y aun así logró cumplir con la premisa de darle protagonismo a los sectores populares que históricamente habían sido ignorados.
Que las élites empresariales se sumaran a la agenda destituyente significó la activación de un frente interno cuyo objetivo, en primer término, fue paralizar el Estado con miras a provocar caos.
En esta entrega, su primera parte, sistematizaremos las agresiones por parte de agentes externos, así como sus métodos para asfixiar económicamente a Venezuela. En esta operación participó un conglomerado de operadores y actores de poder en la élite corporativa global, una rapiña que tenía en la mira las cuantiosas riquezas del país.
LA OLIGARQUÍA KOCH
Originaria de Kansas, Koch Industries representa la segunda corporación más grande de Estados Unidos y es una de las más grandes del mundo. Factura ganancias anuales superiores a los 100 mil millones de dólares y, al estar asentada en el negocio petrolero transnacional, figura como gran competidor de ExxonMobil, tanto dentro de Estados Unidos como en el resto del mundo donde recursos explotables.
Esta oligarquía se encuentra imbricada con Wall Street a través de una infraestructura accionaria y de inversiones bursátiles donde JP Morgan Securities, Goldman Sachs y BlackRock tienen el control de las inversiones mundiales.
Con este nivel de concentración de capital han creado organizaciones conspirativas, grupos de presión política y lobbies para proteger sus intereses globales. Venezuela es un caso emblemático en ese sentido porque fue evidente la intervención de estas estructuras del poder financiero mundial en un país soberano.
La oligarquía Koch es dueña del Instituto Cato, un think tank que desarrolla planes económicos y promueve la formación de cuadros gerenciales y asesores de primera línea cuya meta es desmantelar progresivamente el sector público, sea empresas o subsidios. De este instituto formaba parte María Corina Machado, el banquero Oscar García Mendoza, Thor Harlvorssen Mendoza (primo de Leopoldo López) y Steve Hanke, un conocido sicario financiero que tuvo una agenda coorporativa con Venezuela.
También financia a la Fundación Heritage que, además ejercer presión política como el Instituto Cato, ha actuado como un grupo de asesoría militar en conflictos de alta intensidad como en Irak y le formuló el plan político a Trump en su segunda presidencia.
Estos dos tanques de pensamientos encabezaron la primera línea de ataque en contra de la estatal PDVSA y el Banco Central de Venezuela: los dos pilares de la economía nacional.
Además de Venezuela, la oligarquía Koch aplicó la guerra financiera contra otros países de la región.
En Brasil los dos agitadores fundamentales durante las protestas masivas en contra de Dilma Rousseff fueron formados, preparados y financiados por otro tanque de pensamiento de la red Koch llamado Atlas Economics Research Foundation, una institución que sirvió de laboratorio para la gestación de propaganda en contra de la pertenencia de Brasil en los BRICS.
En Argentina, el inversor corporativo estadounidense Paul Singer atacó el sistema financiero durante la gestión de Cristina Fernández. Asimismo, la referida oligarquía usó su poder de influencia en los tribunales de New York (con el juez Thomas Griesa) para judicializar al país e impulsar una estrategia de bloqueo financiero, que a su vez sirvió para diseñar las expectativas y las directrices con las que las calificadoras de riesgo y bancos globales de Wall Street proyectaron a la expresidenta argentina como responsable absoluta de “la crisis” en ese país suramericano.
En Venezuela, actores y estructuras tercerizadas influidas por la oligarquía Koch, como CEDICE pero asimismo JP Morgan, Goldman Sachs y Heritage participaron en la estrategia de destrucción de los sistemas de precios a través del alza programada del dólar paralelo y el bloqueo financiero internacional. El ataque se realizó simultáneamente en dos grandes frentes: por una parte se consolidó el bloqueo financiero cuyo fin fue generar un caos inflacionario interno toda vez que impulsaban la degradación crediticia hacia PDVSA y del país en general.
Venezuela no solo se enfrentó al asedio y presión económica ejercida por Fedecámaras y Consecomercio, ya que estos eran simples operadores internos, sino a un conglomerado corporativo y financiero con una enorme capacidad de maniobra que mueve los hilos, influye y proyecta escenarios catastróficos en materia económica sobre cualquier país donde sus tentáculos llegue. Así, la cuantiosa gestión de recursos de los Koch junto con otros agentes corporativos fue clave para el despliegue de guerra económica internacional.
RICARDO HAUSMANN: Sicario económico y lobbista
Ricardo Hausmann es un tradicional conspirador financiero contra la Revolución Bolivariana. Se formó en la Universidad de Cornell, Estados Unidos, donde estudió Ingeniería y Física Aplicada y posteriormente realizó Máster y Doctorado en Economía en la misma casa de estudios, formación que lo llevaría al despacho de la Oficina Presidencial de Coordinación y Planificación (Cordiplan) durante el gobierno de Jaime Lusinchi en calidad de pasante. Luego Luis Herrera Campíns le dio el cargo de Jefe de Planificación a corto plazo en la víspera del “Viernes negro”.
Fue reclutado por el Grupo Roraima (comandado por Marcel Granier), entró en labor académica en el Instituto de Estudios Superiores de Administración (IESA) donde formó a tecnócratas que pregonaron durante mucho tiempo el caos financiero en detrimento de la estabilidad económica del país: José Gregorio Pineda, Francisco Rodríguez y Felipe Pérez Martí, exministro de Planificación de Hugo Chávez entre 2002 y 2003, son de la escuela Hausmann.
En la década de 1980 formó parte de la Comisión para la Reforma del Estado (COPRE), que pretendía privatizar todas las instituciones estatales de bienes y servicios. Su tarea fue enlazar el gran capital foráneo con la burguesía parasitaria local.
Carlos Andrés Pérez (CAP) lo nombró ministro formal de Cordiplan luego de los sucesos del 27 de febrero de 1989. Para aquella época, Hausmann era un hombre de confianza del Fondo Monetario Internacional (FMI) en Venezuela.
Desde el año 2001 hasta 2007 formó parte de la junta directiva de la Compañía Anónima Nacional Teléfonos de Venezuela (Cantv), que para ese entonces estaba privatizada, junto a Gustavo Roosen, quien fue presidente de PDVSA durante la última presidencia de CAP.
En la última década se ha dedicado predecir el colapso de la economía venezolana. Hausmann anunció un default en Venezuela en 2016. Un año antes, el presidente Nicolás Maduro había denunciado que estaba implicado en una conspiración internacional contra Venezuela y tenía “intereses financieros” en el plan.
La UNIVERSIDAD DE HARVARD más allá de la adademia
La prestigiosa universidad ubicada en Massachusetts no puede verse solo como una institución de educación superior, sino como un centro especializado en la formación de cuadros dirigentes destinados a ocupar posiciones estratégicas en gobiernos, agencias de inteligencia y los directorios de los bancos globales.
Desde ahí las grandes corporaciones históricamente han seleccionado a quiénes serán los encargados de instrumentalizar sus planes financieros y políticos en sus zonas de influencia. Que antes de la llegada del chavismo posicionaran a Hausmann como Ministro de Planificación fue una muestra del modus operandi.
Figuras de la política exterior y económica estadounidense, directivos de entidades como JP Morgan y Goldman Sachs y algunos líderes de la oposición venezolana comparten este espacio de formación y legitimación mutua.
El Laboratorio de Crecimiento de esta universidad, bajo la dirección de Hausmann, ha recibido financiamiento directo de corporaciones bancarias como el Banco Provincial y el Standard Bank Group, así como de fundaciones como la Open Society de George Soros y agencias asociadas al Departamento de Estado de los Estados Unidos. Este centro ha asesorado a más de 80 gobiernos en regiones como África, Europa del Este y América Latina y promueve programas de privatización, desregulación fiscal y reformas macroeconómicas vinculadas a los créditos condicionados del FMI.
Bajo el programa denominado “Posibles soluciones para Venezuela”, se articuló un equipo de economistas y consultores de alto nivel dedicados a estructurar el diagnóstico y las recomendaciones de política económica para el tan esperado cambio de régimen.
A continuación, presentamos algunas figuras prominentes de la economía global asociados a este programa:
Roberto Rigobón: Profesor universitario con una trayectoria de asesoría de alto nivel dentro del Fondo Monetario Internacional.
Lawrence Summers: Exsecretario del Tesoro de los Estados Unidos durante la administración de Bill Clinton, expresidente del Banco Mundial y asesor económico de la Casa Blanca.
Dani Rodrik: Economista especializado en comercio internacional, está vinculado a la Fundación Ford y catalogado entre los analistas más influyentes del pensamiento económico contemporáneo.
Carmen Reinhart: Investigadora del FMI y asesora del Congreso de los Estados Unidos y de la Reserva Federal, especialista en crisis financieras y deuda soberana.
Andrés Velasco: Exministro de Hacienda de Chile durante las administraciones de Patricio Aylwin y Michelle Bachelet. Fue negociador clave de los Tratados de Libre Comercio con América del Norte.
Olivier Blanchard: Execonomista jefe del FMI y consultor senior de la Reserva Federal estadounidense.
Erik Berglof: Execonomista jefe del Banco Europeo de Reconstrucción y Desarrollo y miembro directivo del Instituto Brookings.
Este bloque académico y técnico contribuyó a la construcción de una narrativa de vulnerabilidad extrema sobre la economía venezolana. Sus proyecciones e informes técnicos han sido utilizados como insumos científicos por las agencias calificadoras de riesgo y los grandes bancos de inversión, como Deutsche Bank y JP Morgan, para justificar la exclusión de Venezuela de los mercados internacionales de crédito.
Las opiniones emitidas por este grupo adquieren un carácter vinculante y han influido en el cierre de canales formales de financiamiento multilateral en un contexto signado por la contracción de los ingresos petroleros. En definitiva, se trata de una falange tecnócrata que puso o ha puesto a Venezuela en la lista de ovejas negras del gran mercado estadounidense, un paso que ha servido de antecedente para el registro del país a la fila de sancionados por el Departamento del Tesoro.

