Petro denuncia brogli elettorali in Colombia

“Il software modificato cinque giorni prima del voto”

l’AntiDiplomatico

A pochi giorni dalle elezioni del 31 maggio, il presidente colombiano uscente Gustavo Petro ha lanciato una denuncia pesante: il software di preconteggio gestito dai fratelli Bautista sarebbe stato manipolato. E non in un momento qualsiasi, ma il 26 maggio 2026, cinque giorni prima che i cittadini andassero alle urne, quando il sistema avrebbe dovuto restare sigillato.

Petro ha lanciato la sua denuncia tramite il social network X, come fa ormai abitualmente quando vuole bypassare i canali ufficiali. Ha affermato che il responsabile del registro, Hernán Penagos si è sempre rifiutato di consegnare il codice sorgente del software, nonostante una sentenza del Consiglio di Stato del 2018 avesse dichiarato quel programma vulnerabile sia da dentro che da fuori. La Registraduría, dal canto suo, ha risposto che un’alterazione è impossibile. Ma per il presidente proprio questa sicurezza dimostra che l’ente non ha affatto il controllo sul sistema.

I numeri che Petro ha messo sul tavolo non sono vaghi. Secondo la sua ricostruzione, il corpo elettorale ufficiale di 41421973 elettori sarebbe stato modificato nel sistema DIVIPOL fino a raggiungere i 42307373 votanti. Una differenza di 885409 schede che, sostiene il presidente, non si sarebbero iscritte nei termini di legge. Poi ci sarebbero stati anche aumenti nei seggi, passati da 13742 a 14438, e nei tavoli di voto, da 120527 a 122020. In totale 1493 tavoli in più che probabilmente non sono mai stati scrutinati.

Ma il punto più esplosivo della denuncia riguarda 5300 tavoli dove sarebbero comparsi più di 300 voti ciascuno, alcuni addirittura fino a 700. Una cifra che, per Petro, supera ampiamente il massimo teoricamente raggiungibile nelle ore di apertura dei seggi. Ed è proprio in quei tavoli, ha detto il presidente, che si concentrerebbe il vantaggio di 635000 voti con cui Abelardo de la Espriella starebbe superando Iván Cepeda.

Il presidente ha usato parole che riportano la tensione di un passaggio cruciale per la Colombia. Ha detto che il suo amore per il paese e il suo impegno verso il popolo lo costringono a rischiare tutto trasmettendo queste informazioni. Ha ribadito che non ha riconosciuto i dati del preconteggio perché ha i suoi dati in mano. E ha annunciato che aspetterà i risultati dello scrutinio ufficiale che stanno svolgendo i giudici, quello che il Consiglio Nazionale Elettorale conta di rendere noto entro la settimana.

Mentre il governo uscente alza i toni, Iván Cepeda, il candidato del Pacto Histórico che ha ottenuto 9688361 voti, il 40,90% dei voti validi, ha scelto una strada diversa. Ha fatto un appello alla calma, chiedendo ai suoi sostenitori di non ricorrere alla violenza contro chi professa altre idee politiche. Ha ricordato le ferite che il paese si è già portato dietro per colpa di chi semina odio, paura e voglia di distruzione. In democrazia, ha detto Cepeda, si possono avere differenze intense con gli avversari, si può discutere con fermezza, confrontare idee, difendere con convinzione le proprie posizioni. Ma non si deve mai ricorrere alla violenza. Né quella simbolica che semina paura e risentimento, né quella fisica che pretende di distruggere gli altri.

Il candidato di sinistra ha esortato i suoi sostenitori a non lasciarsi trascinare dall’odio o dalla provocazione. La sua ricetta è semplice: rispondere all’aggressione con gli argomenti, alla menzogna con la verità, alla violenza con la serenità. Questa è la forza della democrazia, ha detto. Per accompagnare il messaggio ha mostrato un’immagine che non è passata inosservata: De la Espriella che sorride mentre preme la schiena di Cepeda con un ginocchio, una tecnica simile a quelle usate dai corpi repressivi per immobilizzare i manifestanti, la stessa che l’ex poliziotto Derek Chauvin usò per uccidere George Floyd.

Ma l’appello alla moderazione non ha impedito a Cepeda di tracciare un ritratto spietato del suo avversario. Ha definito De la Espriella un avvocato dei signori paramilitari a San José de Ralito. Ha ricordato che il padre del candidato di destra è stato un notaio che legalizzò i beni del paramilitare Salvatore Mancuso. Lo ha definito avvocato di narcotrafficanti, e anche “truffatore di truffatori”, “truffatore di narcotrafficanti”. Ha detto che rappresenta il fascismo mafioso, il progetto di quell’estrema destra fascista che in Colombia e nel mondo vuole distruggere tutto ciò che è stato conquistato sul piano sociale. Secondo Cepeda, se De la Espriella vincesse, il salario vitale verrebbe spazzato via, così come il sostegno all’istruzione pubblica e alla tassa zero, la riforma agraria, gli aiuti ai giovani. Al loro posto, ha detto, ci sarebbero solo i circoli più corrotti e potenti della società colombiana: plutocrazia e corruzione.

Non solo, ha aggiunto Cepeda, non ci si può aspettare nessuna misura favorevole all’ambiente, alla protezione dell’acqua o alla conservazione delle ricchezze naturali e dei santuari ecologici del paese. Sarebbe la distruzione totale della natura e della vita in Colombia. E poi ancora: De la Espriella è un omofobo e un misogino. Rappresenta il ritorno al passato parapolitico, narcotrafficante, mafioso, plutocratico e corrotto che il paese ha vissuto sotto i due mandati di Álvaro Uribe, adesso rafforzato dall’estrema destra internazionale.

Anche Gustavo Petro, dal canto suo, ha preso di mira De la Espriella senza mezzi termini. Dopo essere stato pesantemente attaccato dal candidato dell’estrema destra neoliberista, il presidente ha denunciato che gli viene promessa la prigione solo per la sua posizione politica progressista in favore del popolo. E ha ribadito che il progetto dietro De la Espriella è lo stesso che stava dietro a Uribe: il “fascismo mafioso” che ha già governato in Colombia. Petro ha detto che ogni popolo ha l’obbligo morale di sconfiggere il fascismo, e ha fatto un elenco storico: l’Olocausto in Europa, l’Olocausto in Cina, l’Olocausto in Cile, Uruguay e Argentina. E poi l’Olocausto in Colombia, ha detto, perché è stato il fascismo a governare al tempo di Laureano Gómez e Mariano Ospina, e poi con il governo dei paramilitari che ha lasciato 200000 morti.

Petro ha rivendicato la sua storia personale come prova che il fascismo si può battere senza armi. “Io mi sono alzato con le mie parole pubbliche contro di loro e senza un’arma li ho sconfitti, ecco perché sono presidente”, ha detto. Poi ha lanciato un avvertimento: ora parlano di vendetta perché credono di poter tornare al potere. Vogliono squartare il progressismo e incarcerarlo, che in realtà significa uccidere il suo leader.

Il presidente ha anche fatto un’accusa precisa sulla compravendita di voti. Ha detto di sapere quanti voti sono stati comprati a piene mani, da 150.000 a 200.000 pesos ciascuno. Ha detto che cercano la disfatta e stanno affilando i coltelli. Ma ha anche ammesso le debolezze della campagna progressista. Tuttavia, ha concluso, vinceremo e sconfiggeremo il fascismo.

Per sostenere la sua tesi, Petro ha usato anche un argomento territoriale. Ha detto che De la Espriella è nato a Córdoba come lui, ma a differenza del presidente, che viene da una famiglia umile, il candidato è di famiglia latifondista e difensore del paramilitarismo. Secondo Petro, De la Espriella è stato sonoramente sconfitto nel paese dove è nato, Sahagún, e in tutto il dipartimento di Córdoba. È stato sconfitto in tutti i Caraibi colombiani, ha detto. E perché? Perché nel suo paese lo conoscono e sanno cosa succederebbe se un fascista difensore del paramilitarismo arrivasse al potere.

Petro lancia l’allarme: «Il fascismo mafioso vuole tornare al potere in Colombia»

La Redazione de l’AntiDiplomatico

Il presidente colombiano Gustavo Petro ha lanciato un duro attacco contro il candidato della destra radicale Abelardo de la Espriella, accusandolo di rappresentare la continuità politica delle forze che hanno alimentato violenza, paramilitarismo e repressione nel Paese. In una lunga dichiarazione pubblicata sui propri canali social, Petro ha risposto agli attacchi personali ricevuti da De la Espriella, respingendo ogni accusa di corruzione e denunciando quella che considera una campagna di persecuzione politica contro il movimento progressista. «Non ho rubato un solo peso delle casse pubbliche né commesso alcun reato», ha affermato il presidente colombiano, sostenendo che le minacce di incarcerazione rivolte nei suoi confronti derivino esclusivamente dalle sue posizioni politiche in favore delle classi popolari.

Petro ha collegato il progetto politico del suo avversario all’eredità dell’ex presidente Álvaro Uribe, accusando entrambi di rappresentare quello che ha definito un «fascismo mafioso» che avrebbe già governato la Colombia in passato. Secondo il capo dello Stato, il fascismo avrebbe lasciato ovunque una scia di distruzione e violenza, richiamando esempi storici che spaziano dall’Europa del Novecento all’America Latina. Nel suo messaggio, Petro ha ricordato anche il drammatico bilancio del conflitto interno colombiano, attribuendo alle strutture paramilitari e ai loro sostenitori politici la responsabilità di centinaia di migliaia di vittime.

«Mi sono opposto a loro con la parola pubblica e senza armi li ho sconfitti. Per questo oggi sono presidente», ha dichiarato. Il presidente ha inoltre denunciato presunti episodi di compravendita di voti e ha accusato settori dell’establishment conservatore di preparare una nuova offensiva contro il movimento progressista. Secondo Petro, l’obiettivo sarebbe «smantellare il progressismo» e colpire i suoi dirigenti. Rivolgendosi direttamente agli elettori, il presidente ha lanciato un appello alla costruzione di una grande «Alleanza per la Vita» che unisca tutte le forze democratiche del Paese contro il ritorno della violenza politica. In particolare, ha chiamato alla mobilitazione i giovani, i movimenti popolari e le comunità rurali, sostenendo che sarebbero i primi bersagli di un eventuale ritorno al potere delle forze legate al paramilitarismo.

Petro ha inoltre rivendicato i risultati sociali ottenuti durante il proprio mandato, invitando i cittadini a non «vendere per poche migliaia di pesos» i progressi conquistati negli ultimi anni. «Abbiamo una missione per l’umanità e per la vita», ha affermato, definendo la Colombia «il cuore del mondo» e un possibile punto di riferimento per un modello politico fondato sulla giustizia sociale e sulla pace. Concludendo il suo intervento, il presidente colombiano ha ribadito la volontà di guidare personalmente la battaglia politica che si profila nei prossimi mesi: «Qui nessuno si arrende. Combatteremo e vinceremo».

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