Cubainformacion: con la pistola alla tempia

Le imprese lasciano Cuba con la pistola alla tempia

Miami Fake

Cubainformación – Benvenute e benvenuti a un nuovo spazio di Miami Fake, dove analizzeremo come tutta questa stampa che paga il governo USA e che è di supposta tematica cubana stia accompagnando e plaudendo alla guerra assoluta contro l’economia di Cuba, già con nuove vittime.

Tutte le imprese alberghiere, minerarie, bancarie, eccetera, straniere con investimenti a Cuba da moltissimi anni stanno lasciando il Paese. Perché? Perché l’Ordine Esecutivo 14.400 del 1° maggio, approvato da Donald Trump su iniziativa di Marco Rubio, ha messo loro una pistola alla tempia per andarsene. Evidentemente, se non vogliono perdere i loro attivi né vedersi confiscate le loro proprietà negli USA, si stanno ritirando dal Paese.

Così ci dimostrano che il blocco non esiste, che il blocco petrolifero è un’invenzione dei comunisti o che i comunisti non sanno gestire l’economia.

Mi piacerebbe sapere cosa accadrebbe in qualsiasi paese capitalista del Sud Globale se gli applicassero una guerra economica di questo tipo. Cosa accadrebbe? Perché a Cuba succedono cose molto gravi, senza dubbio, e ci sono molte vittime sulle coscienze di tutti coloro che sostengono la politica di Marco Rubio, incluso lo stesso Marco Rubio. Ma, in altre circostanze, se non esistesse uno Stato cubano che distribuisce il pochissimo che ha, probabilmente la situazione sarebbe molto più drammatica di quanto già non sia.

  1. Celebrano la cancellazione di Visa e Mastercard: più colpi degli USA alle divise di Cuba

Una delle ultime conseguenze di questa guerra è la cancellazione di Visa e Mastercard nelle operazioni a Cuba.

“Le carte Visa e Mastercard cessano di essere operative a Cuba in un altro colpo a GAESA” , ci dice Diario de Cuba, uno di questi media che il governo USA paga e sostiene economicamente per la sua propaganda contro Cuba.

Ricordiamo che GAESA è, in realtà, una parte fondamentale dello Stato cubano: un grande conglomerato di imprese che abbraccia dai supermercati agli hotel, passando per entità finanziarie. Con l’Ordine Esecutivo del 1° maggio di Donald Trump si sta punendo e si è messo un ultimatum a tutte le imprese che commerciano o mantengono qualche tipo di affare con una qualsiasi delle numerose entità di GAESA, il che è come dire con una parte importante dello Stato cubano, cioè della proprietà sociale del popolo cubano.

Nonostante ciò, Marco Rubio e i media presentano GAESA come un “polpo militare” i cui dirigenti si arricchiscono con il denaro pubblico. Così questi neoliberali senza scrupoli presentano tutto ciò che è pubblico. Per loro, tutto ciò che è Stato e tutto ciò che è proprietà pubblica corrisponde a una nomenclatura, a una burocrazia o persino a un’oligarchia statale. Un’invenzione assoluta per tentare di convincere qualche ingenuo.

“La misura taglia uno dei principali flussi di valuta estera che arrivano nelle casse dell’Avana”, dice Diario de Cuba.

No. Le valute arrivano al bilancio pubblico di educazione, sanità, cultura e assistenza sociale. Sono risorse che non arriveranno più o arriveranno con molta più difficoltà. Ma, certo, bisogna giustificare questo crimine.

Il servizio intermediario straniero che lavorava con Visa e Mastercard a Cuba ha annunciato la rottura con la finanziaria Fincimex, appartenente al conglomerato imprenditoriale GAESA, sanzionato dagli USA.

E poi devono giustificare ancora di più questa politica.

Dice Diario de Cuba: *”Il regime cubano vende prodotti in valuta estera a prezzi esorbitanti nella sua rete di negozi con pagamenti mediante carte Visa e Mastercard, nonostante gli abitanti dell’Isola riscuotano il loro stipendio in pesos”.

Ancora una volta, bisogna spiegare che tutte le valute che si ottengono in questi negozi, o attraverso altri meccanismi, vanno al bilancio pubblico e alla distribuzione sociale a Cuba.

Cosa intendono e cosa riesce a distruggere Marco Rubio con il blocco e le sanzioni economiche contro Cuba? Bisogna essere veramente senza cuore, un vero criminale e un vero psicopatico per sostenere tutto questo.

Sono tre colpi in uno con la scomparsa o l’impossibilità di operare con carte Visa e Mastercard a Cuba.

Primo, un colpo al turismo.

“Cuba cesserà di ricevere pagamenti con carte Visa e Mastercard”, ci dice Asere Noticias.

Evidentemente, è molto più scomodo dover pagare in contanti che farlo con una carta bancaria, specialmente per il turismo europeo, che è già stato precedentemente sanzionato e dissuaso dal viaggiare a Cuba. I pochi turisti che continuano a viaggiare ora lo hanno ancora più difficile. È quindi un colpo al turismo.

“Nuovo colpo finanziario al regime castrista: sospendono operazioni di Visa e Mastercard”, affermano.

Perché la decisione colpisce anche uno dei meccanismi utilizzati da migliaia di cubani per ricevere fondi dall’estero. Cioè, si tratta anche di un colpo contro le rimesse che ricevono molte famiglie cubane.

E 14ymedio ci descrive un terzo impatto della misura: può aggiungere pressione sul prezzo del dollaro nel mercato informale di Cuba. Cioè, un colpo ancora più duro alle già deteriorate tasche della popolazione cubana.

Bisogna applaudire, vero? Bisogna applaudire questa politica assolutamente criminale e giustificarla.

  1. Media che plaudono alla pistola alla teMPIa degli albergatori stranieri a Cuba

E, naturalmente, bisogna anche applaudire che sia stata messa una pistola alla tempia dei dirigenti di tutte le imprese investitrici straniere a Cuba.

Ricordiamo che compagnie aeree come Iberia, World2Fly, Plus Ultra, Air Canada, WestJet, Sunwing, Air Transat, LATAM o Air France hanno sospeso i voli.

Compagnie di navigazione europee come la francese CMA CGM o la tedesca Hapag-Lloyd hanno sospeso gli invii di container a causa della minaccia di sanzioni, poiché lavorano con qualche entità legata a GAESA, come può essere il porto di Mariel.

Non si espongono più a portare merci, medicinali o prodotti a Cuba. E, naturalmente, tutto ciò rende più care le importazioni per il Paese.

Ma poi dicono che è il comunismo che non funziona.

Ci sono anche gli investimenti minerari. Il caso di Sherritt è particolare e un giorno ne parleremo.

E, soprattutto, ci sono le imprese alberghiere.

Ci sono più di cento strutture turistiche cubane colpite da questa misura. Archipiélago International (Aston), l’impresa spagnola Meliá, che ha già rescisso la gestione di 15 dei suoi 34 hotel; Iberostar, con 12 hotel; Blue Diamond, del Canada, e molte altre.

È una decapitalizzazione assoluta dell’economia cubana legata al turismo. E tutto perché hanno messo loro una pistola alla tempia e hanno detto: “Hai tempo fino al 5 giugno per ritirarti da Cuba”.

Martí Noticias, un media non solo sovvenzionato ma direttamente sostenuto con il bilancio nazionale USA, afferma che quasi un centinaio di hotel sono stati abbandonati a Cuba da compagnie straniere di fronte all’ultimatum di Trump.

Lo raccontano tra gli applausi.

“L’Avana perde un alleato storico: Meliá conferma la chiusura di hotel a Cuba”.

Poi, tutti questi media alleati a questa politica assassina di Washington cercano giustificazioni per ciò che qualsiasi persona intende come una pratica mafiosa con conseguenze dirette sulla vita della gente a Cuba.

Per esempio, ADN Cuba dice: “Questo rappresenta un nuovo colpo per un settore strategico del regime cubano, che per anni ha priorizzato la costruzione di hotel sotto il controllo di GAESA, persino in mezzo al deterioramento dei servizi di base e alla profonda crisi economica”.

Bisogna dirlo chiaramente: molti di questi hotel sono stati costruiti mediante investimenti stranieri e hanno generato lavoro per migliaia di lavoratori cubani.

La stessa giustificazione utilizza 14ymedio. Parla dell’hotel Grand Aston dell’Avana, uno dei colpiti, e assicura che fu controverso fin dalla sua origine perché fu costruito in mezzo a una crisi economica.

Ma omettono di dire che molti di questi investimenti sono stati realizzati con capitale straniero.

Non lasciarti confondere. Non lasciarti manipolare. Non mentano, così che la gente, nella disperazione, finisca per credere a questa storia di un grande cattivo chiamato GAESA.

E, inoltre, quando parlano di un presunto emporio militare i cui dirigenti sarebbero ultraricchi, dove sono i conti? Dove sono le proprietà? Dove sono i lussi?

Se dispongono della CIA, di tutte le agenzie di intelligence e del controllo del sistema finanziario internazionale, perché non hanno presentato un solo conto bancario o una sola proprietà che dimostri quelle accuse?

Tutto fa parte di una costruzione propagandistica promossa da Marco Rubio, la CIA e il Dipartimento di Stato.

E se alziamo ancora di più il tono della propaganda, troviamo Cubanos por el Mundo, questo artefatto pseudoinformativo diretto da Álex Otaola da Miami.

Ci parlano della “fuga degli operatori davanti all’asfissia del regime”.

No. L’asfissia la subisce il popolo cubano: i blackout, la mancanza d’acqua, la scarsità di medicinali e le morti evitabili negli ospedali.

“La pressione di Trump sul regime castrista continua a dare risultati”, celebrano.

“Meliá ha deciso di intraprendere una ritirata strategica davanti all’insostenibile scenario che impone il totalitarismo nell’Isola” . Che vergogna.

L’impresa spagnola fece affari a Cuba e una parte importante di quelle entrate andò al bilancio nazionale per educazione, salute, abitazione e infrastrutture. Questo è proprio ciò che stanno cercando di distruggere.

“La dirigenza di Meliá ha già avvertito sull’impossibilità di accedere al combustibile, una risorsa che la dittatura priorizza per altri fini”.

Cioè, la colpa che manchi il combustibile sarebbe dello Stato cubano e non delle sanzioni che ne impediscono l’acquisizione. Bisogna avere una bella faccia tosta.

  1. Ti affogo, ti lascio senza luce affinché protesti… contro il tuo governo!

E, naturalmente, ti affogo, ti taglio la luce, ti taglio l’acqua. Questo sì, poi animo e informo tutto il mondo sulle tue proteste, sulla tua disperazione, sul fatto che non ce la fai più.

Ma le proteste devono dirigersi contro il governo cubano, invece che contro chi ti sta affogando, contro chi ti sta punendo economicamente.

Le proteste sono contro il governo cubano, che non ha benzina né combustibile sufficiente per alimentare le sue centrali termoelettriche. La cosa è molto chiara. Chi non lo vuole vedere è un idiota, così di semplice.

“Casseruolate a Guanabacoa”. “Vicini del Vedado protestano per blackout”. “Proteste dopo blackout fino a 40 ore all’Avana”, sono i loro titoli.

Naturalmente tutto ciò è comprensibile. Ma è stato creato da loro, che sono una macchina dell’orrore, del terrore, della fame, della malattia, dell’oscurità e della disperazione.

E un giorno dovranno rispondere per questo.

  1. Fare spettacolo della penuria che hanno generato

Naturalmente, si fa inoltre uno spettacolo mediatico della penuria.

“Questa è vita: si rovinano le medicine a una madre a causa dei blackout”, ci dice CiberCuba.

“Libera, prospera e che non mi spinga a emigrare: è la Cuba che chiedono i cubani”, dice Diario de Cuba.

Certo. Se non sostenessero questa politica di distruzione assoluta dell’economia cubana, l’emigrazione si ridurrebbe fino a quasi l’80%.

Infatti, questo è ciò che accadde durante i due anni in cui fu applicata parzialmente la politica di Barack Obama di rilassamento di alcune sanzioni, permettendo determinati viaggi e una certa apertura turistica.

Tutto ciò fece crollare l’emigrazione.

E, naturalmente, non esistevano nemmeno problemi come quelli attuali di blackout costanti, di perdita di medicinali o di alimenti rovinati per mancanza di elettricità.

Immaginiamo per un momento cosa accadrebbe se scomparisse tutto il muro di mattoni che costituisce il blocco contro Cuba.

Sarebbe una Cuba prospera, senza dubbio.

  1. E inoltre sostengo l’attacco militare USA contro il Paese in cui sono nato

E qui abbiamo determinati elementi estremisti che, attraverso media come CiberCuba, non solo aizzano la disperazione, la fame e la sofferenza del popolo cubano, ma persino un intervento militare USA.

Padre Alberto Reyes, per esempio, dichiara: “Preferiamo una fine spaventosa a uno spavento senza fine”.

Juan Juan Almeida afferma: “Purtroppo non vedo altra via d’uscita che non sia l’intervento”.

E José Daniel Ferrer ci dice: “La libertà sa più dolce quando uno la conquista con il proprio sforzo”.

Con il tuo sforzo? No. Con i missili che hai chiesto in numerose occasioni. Con i Tomahawk del governo USA contro il popolo che un giorno fu il tuo popolo.

Se qualcuno crede minimamente nella sovranità, nella libertà dei popoli e nell’autodeterminazione, dovrebbe rifiutare frontalmente questo tipo di impostazioni.

E qui abbiamo anche Rosa María Payá, che chiede all’Unione Europea e alla Spagna di “rettificare e prendere posizione per il popolo cubano”.

Lo fa accompagnata da una serie di personaggi che sostengono l’invasione USA a Cuba e che si sono riuniti a Madrid insieme a dirigenti di Vox come Rocío Monasterio.

Dicono: “Non possiamo continuare a finanziare il regime cubano attraverso l’Accordo di Dialogo Politico e Cooperazione”.

Cioè, quello che vogliono non è solamente che si ritirino le catene alberghiere e le imprese investitrici; non è solamente che si decapitalizzi ancora di più l’economia cubana; non è solamente inasprire il blocco petrolifero affinché non arrivi nemmeno un litro di combustibile a ospedali, ambulanze o servizi essenziali.

Vogliono anche che scompaiano le poche risorse di cooperazione che ancora arrivano dall’Unione Europea, da alcune ONG e organismi internazionali.

E poi presentano tutto questo come un progetto di liberazione.

Infine, la domanda è sempre la stessa: cosa fare?

Cosa deve fare il mondo di fronte a una situazione di ingiustizia così evidente come quella che sta subendo il popolo cubano?

Certamente, bisogna moltiplicare la solidarietà materiale.

Bisogna moltiplicare la denuncia.

E bisogna fare pressione sui governi dell’Unione Europea, sulle Nazioni Unite e su altri organismi internazionali affinché agiscano.

Perché questo è un crimine contro un intero popolo.

E bisogna anche dire che è necessario che gli alleati politici con capacità di influenza agiscano una volta per tutte.

Qui termina *Miami Fake*. Continueremo a informare. Continueremo a denunciare. Fino al prossimo programma.

Empresas salen de Cuba a punta de pistola 

Miami Fake  

Cubainformación – Bienvenidas y bienvenidos a un nuevo espacio de Miami Fake, donde vamos a analizar cómo toda esta prensa que paga el Gobierno de Estados Unidos y que es de supuesta temática cubana está acompañando y jaleando la guerra absoluta contra la economía de Cuba, ya con nuevas víctimas. 

Todas las empresas hoteleras, mineras, bancarias, etcétera, extranjeras con inversión en Cuba durante muchísimos años se están yendo del país. ¿Por qué? Pues porque la Orden Ejecutiva 14.400, del 1 de mayo, aprobada por Donald Trump a iniciativa de Marco Rubio, les ha puesto una pistola en la cabeza para que se vayan. Evidentemente, si no quieren perder sus activos ni ver confiscadas sus propiedades en Estados Unidos, se están retirando del país.

 

Así es como nos demuestran que el bloqueo no existe, que el bloqueo petrolero es un invento de los comunistas o que los comunistas no saben manejar la economía.

 

Me gustaría saber qué ocurriría en cualquier país capitalista del Sur Global si le aplicaran una guerra económica de este tipo. ¿Qué es lo que ocurriría? Porque en Cuba suceden cosas muy graves, sin duda, y hay muchas víctimas sobre las conciencias de todos aquellos que apoyan la política de Marco Rubio, incluido el propio Marco Rubio. Pero, en otras circunstancias, si no existiera un Estado cubano que reparte lo poquísimo que tiene, posiblemente la situación sería muchísimo más dramática de lo que ya es.

 

  1. Celebran cancelación de Visa y Mastercard: más golpes de EE.UU. a las divisas de Cuba

Una de las últimas consecuencias de esta guerra es la cancelación de Visa y Mastercard en las operaciones en Cuba.

 

“Las tarjetas Visa y Mastercard dejan de estar operativas en Cuba en otro golpe a GAESA”, nos dice Diario de Cuba, uno de estos medios que paga y sostiene económicamente el Gobierno de Estados Unidos en su propaganda contra Cuba.

 

Recordemos que GAESA es, en realidad, una parte fundamental del Estado cubano: un gran conglomerado de empresas que abarca desde supermercados hasta hoteles, pasando por entidades financieras. Con la Orden Ejecutiva del 1 de mayo de Donald Trump se está castigando y se ha puesto un ultimátum a todas las empresas que comercian o mantienen algún tipo de negocio con cualquiera de las numerosas entidades de GAESA, que es como decir con una parte importante del Estado cubano, es decir, de la propiedad social del pueblo cubano.

 

A pesar de ello, Marco Rubio y los medios de comunicación presentan a GAESA como un “pulpo militar” cuyos dirigentes se enriquecen con el dinero público. Así es como estos neoliberales sin escrúpulos presentan todo lo público. Para ellos, todo lo que es Estado y todo lo que es propiedad pública corresponde a una nomenclatura, a una burocracia o incluso a una oligarquía estatal. Un invento absoluto para intentar convencer a algunos incautos.

 

“La medida corta uno de los principales flujos de divisas que llegan a las arcas de La Habana”, dice Diario de Cuba.

 

No. Las divisas llegan al presupuesto público de educación, de sanidad, de cultura y de asistencia social. Son recursos que ya no llegarán o llegarán con mucha más dificultad. Pero, claro, hay que justificar este crimen.

 

El servicio intermediario extranjero que trabajaba con Visa y Mastercard en Cuba ha anunciado la ruptura con la financiera Fincimex, perteneciente al conglomerado empresarial GAESA, sancionado por Estados Unidos.

 

Y luego tienen que justificar aún más esta política.

 

Dice Diario de Cuba: “El régimen cubano vende productos en divisas extranjeras a precios exorbitantes en su red de tiendas con pagos mediante tarjetas Visa y Mastercard, pese a que los habitantes de la Isla cobran su salario en pesos”.

 

Una vez más, hay que explicar que todas las divisas que se obtienen en estas tiendas, o por otros mecanismos, van al presupuesto público y al reparto social en Cuba.

 

¿Qué es lo que pretenden y qué es lo que consigue destruir Marco Rubio con el bloqueo y las sanciones económicas contra Cuba? Hay que ser un verdadero desalmado, un verdadero criminal y un verdadero psicópata para apoyar todo esto.

 

Son tres golpes en uno con la desaparición o la imposibilidad de operar con tarjetas Visa y Mastercard en Cuba.

 

Primero, un golpe al turismo.

 

“Cuba dejará de recibir pagos con tarjetas Visa y Mastercard”, nos dice Asere Noticias.

 

Evidentemente, es mucho más incómodo tener que pagar en efectivo que hacerlo con una tarjeta bancaria, especialmente para el turismo europeo, que ya ha sido previamente sancionado y disuadido de viajar a Cuba. Los pocos turistas que siguen viajando ahora lo tienen todavía más difícil. Es, por tanto, un golpe al turismo.

 

“Nuevo golpe financiero al régimen castrista: suspenden operaciones de Visa y Mastercard”, afirman.

 

Porque la decisión afecta también a uno de los mecanismos utilizados por miles de cubanos para recibir fondos desde el exterior. Es decir, se trata también de un golpe contra las remesas que reciben muchas familias cubanas.

 

Y 14ymedio nos describe un tercer impacto de la medida: puede añadir presión sobre el precio del dólar en el mercado informal de Cuba. Es decir, un golpe todavía más duro a los ya deteriorados bolsillos de la población cubana.

 

Hay que aplaudir, ¿verdad? Hay que aplaudir esta política absolutamente criminal y justificarla.

 

  1. Medios que jalean la pistola en la cabeza a hoteleras extranjeras en Cuba

Y, por supuesto, hay que aplaudir también que se haya puesto una pistola en la cabeza de los directivos de todas las empresas inversoras extranjeras en Cuba.

 

Recordemos que compañías aéreas como Iberia, World2Fly, Plus Ultra, Air Canada, WestJet, Sunwing, Air Transat, LATAM o Air France han suspendido vuelos.

 

Navieras europeas como la francesa CMA CGM o la alemana Hapag-Lloyd han suspendido envíos de contenedores debido a la amenaza de sanciones, ya que trabajan con alguna de las entidades vinculadas a GAESA, como puede ser el puerto de Mariel.

 

Ya no se exponen a llevar mercancías, medicamentos ni productos a Cuba. Y, por supuesto, todo ello encarece las importaciones para el país.

 

Pero luego dicen que es el comunismo el que no funciona.

 

También están las inversiones mineras. El caso de Sherritt es particular y algún día hablaremos de él.

 

Y, sobre todo, están las empresas hoteleras.

 

Hay más de cien instalaciones turísticas cubanas afectadas por esta medida. Archipiélago International (Aston), la empresa española Meliá, que ya ha rescindido la gestión de 15 de sus 34 hoteles; Iberostar, con 12 hoteles; Blue Diamond, de Canadá, y muchas otras.

 

Es una descapitalización absoluta de la economía cubana vinculada al turismo. Y todo porque les han puesto una pistola en la cabeza y les han dicho: “Tienes hasta el 5 de junio para retirarte de Cuba”.

 

Martí Noticias, un medio no solo subvencionado sino directamente sostenido con el presupuesto nacional de Estados Unidos, afirma que cerca de un centenar de hoteles han sido abandonados en Cuba por compañías extranjeras ante el ultimátum de Trump.

 

Lo cuentan entre aplausos.

 

“La Habana pierde un aliado histórico: Meliá confirma el cierre de hoteles en Cuba”.

 

Después, todos estos medios aliados a esta política asesina de Washington buscan justificaciones para lo que cualquier persona entiende como una práctica mafiosa con consecuencias directas sobre la vida de la gente en Cuba.

 

Por ejemplo, ADN Cuba dice: “Esto supone un nuevo golpe para un sector estratégico del régimen cubano, que durante años priorizó la construcción de hoteles bajo control de GAESA, incluso en medio del deterioro de los servicios básicos y de la profunda crisis económica”.

 

Hay que decirlo claramente: muchos de estos hoteles fueron construidos mediante inversiones extranjeras y generaron empleo para miles de trabajadores cubanos.

 

La misma justificación utiliza 14ymedio. Habla del hotel Grand Aston de La Habana, uno de los afectados, y asegura que fue polémico desde su origen porque fue construido en medio de una crisis económica.

 

Pero omiten decir que muchas de estas inversiones se realizaron con capital extranjero.

 

Que no te confundan. Que no te manipulen. No mientan para que la gente, en su desesperación, termine creyéndose la historia de un gran villano llamado GAESA.

 

Y, además, cuando hablan de un supuesto emporio militar cuyos dirigentes serían ultrarricos, ¿dónde están las cuentas? ¿Dónde están las propiedades? ¿Dónde están los lujos?

 

Si cuentan con la CIA, con todas las agencias de inteligencia y con el control del sistema financiero internacional, ¿por qué no han presentado una sola cuenta bancaria o una sola propiedad que demuestre esas acusaciones?

 

Todo forma parte de una construcción propagandística impulsada por Marco Rubio, la CIA y el Departamento de Estado.

 

Y si subimos todavía más el tono de la propaganda, nos encontramos con Cubanos por el Mundo, este artefacto pseudoinformativo dirigido por Álex Otaola desde Miami.

 

Nos hablan de la “huida de los operadores ante la asfixia del régimen”.

 

No. La asfixia la sufre el pueblo cubano: los apagones, la falta de agua, la escasez de medicamentos y las muertes evitables en hospitales.

 

“La presión de Trump sobre el régimen castrista sigue dando resultados”, celebran.

 

“Meliá decidió emprender una retirada estratégica ante el insostenible escenario que impone el totalitarismo en la Isla”. Qué vergüenza.

 

La empresa española hizo negocios en Cuba y una parte importante de esos ingresos fue al presupuesto nacional para educación, salud, vivienda e infraestructuras. Eso es precisamente lo que están intentando destruir.

 

“La gerencia de Meliá ya advirtió sobre la imposibilidad de acceder a combustible, un recurso que la dictadura prioriza para otros fines”.

 

Es decir, la culpa de que falte combustible sería del Estado cubano y no de las sanciones que impiden su adquisición. Hay que tener mucha cara dura.

 

  1. Te ahogo, te dejo sin luz para que protestes… ¡contra tu gobierno!

Y, por supuesto, te ahogo, te corto la luz, te corto el agua. Eso sí, luego animo e informo a todo el mundo sobre tus protestas, sobre tu desesperación, sobre que ya no puedes más.

 

Pero las protestas tienen que dirigirse contra el Gobierno cubano, en vez de contra quien te está ahogando, contra quien te está castigando económicamente.

 

Las protestas son contra el Gobierno cubano, que no tiene gasolina ni combustible suficiente para alimentar sus centrales termoeléctricas. La cosa está muy clara. Quien no lo quiera ver es un idiota, así de sencillo.

 

“Cacerolazos en Guanabacoa”. “Vecinos del Vedado protestan por apagón”. “Protestas tras apagones de hasta 40 horas en La Habana”, son sus titulares.

 

Por supuesto que todo eso es comprensible. Pero ha sido creado por ellos, que son una maquinaria del horror, del terror, del hambre, de la enfermedad, de la oscuridad y de la desesperación.

 

Y algún día tendrán que responder por ello.

 

  1. Hacer espectáculo de la penuria que han generado

Por supuesto, se hace además un espectáculo mediático de la penuria.

 

“Esto es vida: se le echan a perder medicinas a una madre por los apagones”, nos dice CiberCuba.

 

“Libre, próspera y que no me empuje a emigrar: es la Cuba que piden los cubanos”, dice Diario de Cuba.

 

Claro. Si no apoyaran esta política de destrucción absoluta de la economía cubana, la emigración se reduciría hasta casi un 80 %.

 

De hecho, eso fue lo que ocurrió durante los dos años en que se aplicó parcialmente la política de Barack Obama de relajación de algunas sanciones, permitiendo determinados viajes y una cierta apertura turística.

 

Todo ello hizo caer en picado la emigración.

 

Y, por supuesto, tampoco existían problemas como los actuales de apagones constantes, de pérdida de medicamentos o de alimentos estropeados por la falta de electricidad.

 

Imaginemos por un momento qué ocurriría si desapareciera todo el muro de ladrillos que constituye el bloqueo contra Cuba.

 

Sería una Cuba próspera, sin duda.

 

  1. Y además apoyo el ataque militar de EE. UU: contra el país en el que nací

Y ahí tenemos a determinados elementos extremistas que, a través de medios como CiberCuba, no solo azuzan la desesperación, el hambre y el sufrimiento del pueblo cubano, sino incluso una intervención militar de Estados Unidos.

 

El padre Alberto Reyes, por ejemplo, declara: “Preferimos un final espantoso a un espanto sin final”.

 

Juan Juan Almeida afirma: “Desgraciadamente no veo otra salida que no sea la intervención”.

 

Y José Daniel Ferrer nos dice: “La libertad sabe más dulce cuando uno la conquista con su esfuerzo”.

 

¿Con tu esfuerzo? No. Con los misiles que has pedido en numerosas ocasiones. Con los Tomahawk del Gobierno de Estados Unidos contra el pueblo que algún día fue tu pueblo.

 

Si alguien cree mínimamente en la soberanía, en la libertad de los pueblos y en la autodeterminación, tendría que rechazar frontalmente este tipo de planteamientos.

 

Y ahí tenemos también a Rosa María Payá, que pide a la Unión Europea y a España que “rectifiquen y tomen partido por el pueblo cubano”.

 

Lo hace acompañada por una serie de personajes que apoyan la invasión de Estados Unidos a Cuba y que se han reunido en Madrid junto a dirigentes de Vox como Rocío Monasterio.

 

Dicen: “No podemos seguir financiando al régimen cubano a través del Acuerdo de Diálogo Político y Cooperación”.

 

Es decir, lo que quieren no es solamente que se retiren las cadenas hoteleras y las empresas inversoras; no es solamente que se descapitalice aún más la economía cubana; no es solamente endurecer el bloqueo petrolero para que no llegue ni un litro de combustible a hospitales, ambulancias o servicios esenciales.

 

Quieren también que desaparezcan los pocos recursos de cooperación que todavía llegan desde la Unión Europea, algunas ONG y organismos internacionales.

 

Y luego presentan todo esto como un proyecto de liberación.

 

Finalmente, la pregunta es la de siempre: ¿qué hacer?

 

¿Qué debe hacer el mundo ante una situación de injusticia tan evidente como la que está sufriendo el pueblo cubano?

 

Desde luego, hay que multiplicar la solidaridad material.

 

Hay que multiplicar la denuncia.

 

Y hay que presionar a los gobiernos de la Unión Europea, a Naciones Unidas y a otros organismos internacionales para que actúen.

 

Porque esto es un crimen contra todo un pueblo.

 

Y también hay que decir que hace falta que los aliados políticos con capacidad de influencia actúen de una vez.

 

Hasta aquí Miami Fake. Seguiremos informando. Seguiremos denunciando. Hasta el próximo programa.

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