Grazie per ciò che non accadde

MSc. Roberto Massola Martínez

In questo anniversario del Ministero dell’Interno ricordiamo che, sebbene alcuni dicano che gli Organi della Sicurezza dello Stato nacquero per difendere la Rivoluzione, in realtà furono creati, insieme agli Organi dell’Ordine Interno, per proteggere qualcosa di ancora più grande: la vita di tutti i cubani.

Perché le bombe non chiedono il colore politico delle loro vittime, né i terroristi chiedono la tessera del partito prima di sparare sulla costa da una lancia veloce, e nemmeno le zanzare dell’epidemia di dengue emorragico del 1981 distinsero tra figli di rivoluzionari o controrivoluzionari quando stroncarono la vita di 101 bambini e 57 adulti. Questa verità semplice, dolorosa e luminosa al tempo stesso, è la chiave migliore per comprendere il significato della Sicurezza dello Stato.

Per essa, come nella migliore medicina, la cosa più importante è la prevenzione. Si possono giudicare terroristi e affrontare banditi, si possono mostrare prove e pronunciare condanne; ma la vera grandezza del G-2 – chiamato così con affetto dal popolo e con paura dai suoi nemici – sta in quel territorio invisibile di ciò che non accadde.

Non sapremo mai quanti funerali non si celebrarono, quante famiglie non indossarono il lutto, quante fabbriche non furono ridotte in cenere, quanti bambini continuarono a giocare nei parchi grazie ad un dato arrivato in tempo, ad un’informazione trasmessa a rischio della vita, ad una penetrazione paziente che smontò una bomba prima che apparisse nei titoli.

La storia ufficiale raccoglie le grandi cifre (più di 600 attentati pianificati contro Fidel, innumerevoli piani contro altri dirigenti e contro obiettivi civili), ma non può raccogliere tutte le vite concrete che si salvarono perché il nemico non riuscì a sorprenderci.

Il G-2 non è solo una sigla, è la somma di migliaia di storie minime dove qualcuno allertò, qualcuno si infiltrò, qualcuno rischiò la vita perché il resto di noi potesse continuare a vivere la propria come se nulla fosse. Ciò che non accadde grazie a loro pesa più di qualsiasi elenco di atti compiuti.

“Amado”

La storia di Francisco Castillo López, con lo pseudonimo “Amado”, sembra uscita da un romanzo. Accadde nei giorni più duri della lotta contro il terrorismo mercenario. Cominciò a collaborare con gli Organi della Sicurezza dello Stato a 18 anni, nel 1961, e penetrò con risultati rilevanti diverse organizzazioni, tanto controrivoluzionarie quanto aggressive, tra cui il Movimento 30 Novembre, l’Esercito di Liberazione Nazionale, il Direttorio Rivoluzionario Studentesco, l’Unione Nazionale di Integrazione Rivoluzionaria e il cosiddetto Governo Interno di Liberazione Anticomunista.

Nel 1962, i suoi capi in quest’ultima organizzazione (conosciuta anche come GILA) prepararono un piano che rivelava la statura morale del loro odio: piazzare una bomba nei palchi del carnevale di Tunas de Zaza, Sancti Spíritus.

Quei festeggiamenti non erano una questione di ideologia, tanto meno un obiettivo militare: si trattava di famiglie che si divertivano, di giovani che ballavano al suono di un’orchestra, di un popolo che celebrava. “Amado” riuscì a convincere i capi che lui era il designato per eseguire quel crudele atto, ma, naturalmente, non piazzò alcun esplosivo.

Forse non sapremo mai quante vite esatte salvò con quella decisione, ma sappiamo l’essenziale: se la bomba fosse arrivata a esplodere, oggi parleremmo di morti, di mutilati, di una comunità segnata per sempre dal sangue, di una triste ricorrenza. Invece, grazie a un agente giovane, silenzioso e coraggioso, ciò che rimase nella memoria di Tunas de Zaza fu un carnevale come tanti altri.

“Bala”

Un altro volto: Desidero Castellanos Alcurnia. Pseudonimo: “Bala” (Proiettile). Era un contadino capace di muoversi con naturalezza nell’ambiente in cui operavano la banda di Oliverio “Chano” Ibáñez e quelle dei fratelli Blas e Benjamín “Pangüín” Tardío.

Nel luglio del 1961, grazie alle informazioni fornite da “Bala”, si venne a conoscenza del piano di Blas Tardío di tendere un’imboscata e attaccare i camioni che avrebbero trasportato più di seimila borsisti della Scuola di Formazione Insegnanti di Topes de Collantes quando fossero usciti in gita. Seimila adolescenti, ragazzi e ragazze che tornavano a casa carichi di sogni, potevano essere diventati il bersaglio di una strage indiscriminata.

Il piano fu fatto fallire: i camioni furono scortati da un battaglione di miliziani e l’imboscata non riuscì a concretizzarsi. Il coraggio dei banditi non fu sufficiente per tanto.

I giovani arrivarono alle loro case, condivisero aneddoti, forse si lamentarono del ritardo dovuto all’attesa che arrivasse la scorta militare; senza sapere che, grazie a un agente contadino e ad alcuni miliziani in allerta, quel giorno accadde solo questo: un viaggio di ritorno con ritardo.

“El Arrepentido” (Il Pentito)

Anche tra i monti dell’Escambray, un altro agente, conosciuto con il suo pseudonimo “El Arrepentido”, si infiltrò nelle reti del capo dei banditi Jesús del Real Hernández, “Realito”. In un determinato momento, l’agente venne a conoscenza di un piano dai funesti propositi: l’assassinio del contadino Rafael Díaz e di sua moglie Coralia Hernández, residenti nella zona di Cuatro Vientos.

“El Arrepentido” informò dell’imminente invio di cinque banditi a casa di questa coppia di rivoluzionari da parte di Realito, il che permise di organizzare un’imboscata e evitare il delitto; non solo si salvarono le loro vite, ma vennero catturati gli assassini.

“Ernesto”

Il G-2 non si limita a impedire assassini o attentati terroristici; protegge anche l’economia, che è, alla fine, la fonte del nostro pane quotidiano. Harlen Olegario Valdés Pérez, “Ernesto” per la Sicurezza dello Stato, cominciò a 18 anni a penetrare organizzazioni controrivoluzionarie, inclusa la già menzionata GILA.

Nel 1967, il suo lavoro permise di impedire la completa paralisi della Fabbrica di Latte Condensato “Río Zaza”, a Sancti Spíritus. I controrivoluzionari riuscirono solo a bruciare un motore e a causare ritardi nella produzione, ma non a fermare la fornitura di un alimento chiave per migliaia di bambini e famiglie. Come esempio del sacrificio silenzioso che questi uomini e donne assumono su di sé, “Ernesto” fu condannato a prigione per sabotaggio insieme agli altri implicati, mantenendo, persino dal carcere, il suo legame con la difesa di tutti.

La sua storia ricorda un’altra dimensione della Sicurezza dello Stato: quella di coloro che accettano di caricarsi pubblicamente di una colpa che non gli appartiene, per non scoprire un’operazione, per non mettere a rischio altri agenti, per poter continuare a proteggere dalle ombre un popolo che forse, per ignoranza della verità, disprezzerà i loro nomi.

Un omaggio dalla gratitudine

Questo anniversario del Ministero dell’Interno non è solo una data nel calendario istituzionale; è, o dovrebbe essere, un giorno di gratitudine nazionale. Gratitudine per ciò che si è fatto, per ciò che si fa, ma soprattutto per ciò che non si è permesso che ci facessero.

Il popolo battezzò affettuosamente come G-2 un corpo professionale che ha saputo combinare rigore, preparazione, sacrificio e, soprattutto, una profonda identificazione con la gente che protegge. I suoi nemici, dentro e fuori Cuba, lo temono proprio perché sanno della sua efficacia, della sua capacità di smontare piani, smascherare menzogne e dimostrare, ancora una volta, che l’Isola non è sola di fronte all’odio.

In nome dei bambini che non morirono in un carnevale, dei seimila borsisti che arrivarono sani a casa, delle famiglie contadine che non furono assassinate nelle loro case, degli operai che non persero la loro fabbrica, di tutti coloro che per ricordi hanno foto e non cicatrici, questo testo vuole dire qualcosa di semplice e meritato: grazie.

Grazie ai Cinque e ai molti; grazie ad “Amado”, “Bala”, “El Arrepentido”, “Ernesto”; grazie agli analisti, investigatori, ufficiali, agenti, collaboratori; grazie a tanti altri sconosciuti, uomini e donne, cubani e stranieri, giovani e vecchi, che scelsero e scelgono di vivere in silenzio perché Cuba possa continuare a vivere ad alta voce.

A tutti voi, grazie.


Gracias, por lo que no pasó

Por: MSc. Roberto Massola Martínez 

En este aniversario del Ministerio del Interior recordemos que, aunque algunos dicen que los Órganos de la Seguridad del Estado nacieron para defender a la Revolución, en realidad fueron creados, de conjunto con los Órganos del Orden Interior, para cuidar algo aún más grande: la vida de todos los cubanos. 

Porque las bombas no preguntan por el color político de sus víctimas, ni los terroristas piden el carné del partido antes de tirotear la costa desde una lancha rápida, y tampoco los mosquitos de la epidemia de dengue hemorrágico de 1981 distinguieron entre hijos de revolucionarios o contrarrevolucionarios cuando segaron la vida de 101 niños y 57 adultos. Esa verdad sencilla, dolorosa y luminosa a la vez, es la mejor clave para comprender el significado de la Seguridad del Estado. 

Para ella, como en la mejor medicina, lo más importante es la prevención. Se puede juzgar terroristas y enfrentar bandidos, se pueden mostrar pruebas y pronunciar condenas; pero la verdadera grandeza del G2, llamado así con cariño por el pueblo y con miedo por sus enemigos, está en ese territorio invisible de lo que no llegó a pasar. 

Nunca sabremos cuántos funerales no se celebraron, cuántas familias no vistieron de luto, cuántas fábricas no quedaron reducidas a cenizas, cuántos niños siguieron jugando en los parques gracias a un dato a tiempo, a una información trasladada a riesgo de la vida, a una penetración paciente que desmontó una bomba antes de que apareciera en los titulares. 

La historia oficial recoge las grandes cifras (más de seiscientos atentados planeados contra Fidel, innumerables planes contra otros dirigentes y contra objetivos civiles), pero no puede recoger todas las vidas concretas que se salvaron porque el enemigo no logró sorprendernos. 

El G2 no es solo una sigla, es la suma de miles de historias mínimas donde alguien alertó, alguien se infiltró, alguien arriesgó su vida para que el resto pudiéramos seguir viviendo la nuestra como si nada. Lo que no ocurrió gracias a ellos, pesa más que cualquier listado de actos consumados. 

“Amado” 

La historia de Francisco Castillo López, con el seudónimo “Amado”, parece salida de una novela. Sucedió en los días más duros de la lucha contra el terrorismo mercenario. Comenzó a colaborar con los Órganos de la Seguridad del Estado a los 18 años, en 1961, y penetró con resultados relevantes varias organizaciones, tan contrarrevolucionarias como agresivas, destacándose el Movimiento 30 de Noviembre, el Ejército de Liberación Nacional, el Directorio Revolucionario Estudiantil, la Unión Nacional de Integración Revolucionaria y el llamado Gobierno Interno de Liberación Anticomunista. 

En 1962, sus jefes en esta última organización (conocida también como GILA) prepararon un plan que revelaba la catadura moral de su odio: colocar una bomba en los palcos de los carnavales de Tunas de Zaza, Sancti Spíritus. 

Esos festejos no eran un asunto de ideología, mucho menos un objetivo militar: se trataba de familias divirtiéndose, de jóvenes bailando al son de una orquesta, de un pueblo celebrando. “Amado” logró convencer a los cabecillas de que él era el indicado para ejecutar aquel despiadado acto, pero, por supuesto, no colocó explosivo alguno. 

Quizás nunca sepamos cuántas vidas exactas salvó con esa decisión, pero sí sabemos lo esencial: si la bomba hubiera llegado a estallar, hoy hablaríamos de muertos, de mutilados, de una comunidad marcada para siempre por la sangre, de una efeméride triste. En cambio, gracias a un agente joven, silencioso y valiente, lo que quedó en la memoria de Tunas de Zaza fue un carnaval más. 

“Bala” 

Otro rostro: Desidero Castellanos Alcurnia. Seudónimo: “Bala”. Era un campesino capaz de moverse con naturalidad en el entorno donde operaban la banda de Oliverio “Chano” Ibáñez y las de los hermanos Blas y Benjamín “Pangüín” Tardío. 

En julio de 1961, gracias a la información proporcionada por “Bala”, se conoció el plan de Blas Tardío de emboscar y atacar los camiones que transportarían a más de seis mil becados de la Escuela Formadora de Maestros de Topes de Collantes cuando estos salieran de pase. Seis mil adolescentes, muchachos y muchachas que volvían a casa cargados de sueños, podían haberse convertido en blanco de una masacre indiscriminada. 

El plan fue frustrado: los camiones fueron escoltados por un batallón de milicianos y la emboscada no logró materializarse. La valentía de los bandidos no alcanzó para tanto. 

Los jóvenes llegaron a sus hogares, compartieron anécdotas, tal vez se quejaron de la demora por la espera a que llegara la escolta militar; sin saber que, gracias a un agente campesino y a unos milicianos en alerta, ese día ocurrió solo eso, un viaje demorado de regreso. 

“El Arrepentido” 

También en los montes del Escambray, otro agente, conocido por su seudónimo, “El Arrepentido”, se infiltró en las redes del cabecilla de bandidos Jesús del Real Hernández, “Realito”. En determinado momento, el agente supo de un plan con funestos propósitos: el asesinato del campesino Rafael Díaz y su esposa Coralia Hernández, residentes en la zona de Cuatro Vientos. 

“El Arrepentido” informó del inminente envío de cinco bandidos a la casa de este matrimonio de revolucionarios por parte de Realito, lo que permitió organizar una emboscada y evitar el crimen; no solo se salvaron sus vidas, sino que fueron capturados los asesinos. 

“Ernesto” 

El G-2 no se limita a impedir asesinatos o atentados terroristas; también protege la economía, que es, al final, la fuente de nuestro pan diario. Harlen Olegario Valdés Pérez, “Ernesto” para la Seguridad del Estado, comenzó desde los 18 años a penetrar organizaciones contrarrevolucionarias, incluyendo la anteriormente mencionada GILA. 

En 1967, su trabajo permitió impedir la completa paralización de la Fábrica de Leche Condensada “Río Zaza”, en Sancti Spíritus. Los contrarrevolucionarios solo lograron quemar un motor y causar atrasos en la producción, pero no detener el suministro de un alimento clave para miles de niños y familias. Como ejemplo del sacrificio silencioso que estos hombres y mujeres asumen, “Ernesto” fue condenado a prisión por sabotaje junto a los otros implicados, manteniendo, incluso desde la cárcel, su vínculo con la defensa de todos. 

Su historia recuerda otra dimensión de la Seguridad del Estado: la de quienes aceptan cargar públicamente con una culpa que no les pertenece, para no descubrir una operación, para no poner en riesgo a otros agentes, para poder seguir protegiendo desde las sombras a un pueblo que quizá, por desconocer la verdad, despreciará sus nombres. 

Un homenaje desde la gratitud 

Este aniversario del Ministerio del Interior no es solo una fecha en el calendario institucional; es, o debería ser, un día de gratitud nacional. Gratitud por lo que se hizo, por lo que se hace, pero sobre todo por lo que no se ha permitido que nos hagan. 

El pueblo bautizó cariñosamente como G2 a un cuerpo profesional que ha sabido combinar rigor, preparación, sacrificio y, sobre todo, una profunda identificación con la gente a la que protege. Sus enemigos, dentro y fuera de Cuba, le temen precisamente porque saben de su eficacia, de su capacidad para desmontar planes, desnudar mentiras y demostrar, una y otra vez, que la Isla no está sola frente al odio. 

En nombre de los niños que no murieron en un carnaval, de los seis mil becados que llegaron sanos a su casa, de las familias campesinas que no fueron asesinadas en sus hogares, de los obreros que no perdieron su fábrica, de todos esos que para recuerdos tienen fotos y no cicatrices, este texto quiere decir algo sencillo y merecido: gracias. 

Gracias a los Cinco y a los muchos; gracias a “Amado”, “Bala”, “El Arrepentido”, “Ernesto”; gracias a los analistas, investigadores, oficiales, agentes, colaboradores; gracias a tantos otros desconocidos, hombres y mujeres, cubanos y extranjeros, jóvenes y viejos, que eligieron y eligen vivir en silencio para que Cuba pueda seguir viviendo en voz alta. 

A todos ustedes, gracias.

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